La festa allo stadio e il delirio a Fiumicino. Friedkin chiama Gasp

«E quindi uscimmo a riveder le stelle». Stavolta non è soltanto una citazione buona per le grandi notti: è il manifesto della rinascita giallorossa. La Roma è tornata in Champions dopo sette anni di attese, rimpianti e incompiutezze. Ci è tornata con il petto gonfio e la faccia sporca di felicità, chiudendo una stagione con un’impresa firmata Gasperini. Terzo posto. Un traguardo enorme, quasi irreale se si ripensa alla classifica di qualche settimana fa. Una cavalcata furiosa e rabbiosa, che ha ribaltato umori e prospettive. La Roma non soltanto è entrata tra le prime quattro: è salita sul podio, cosa che non accadeva da otto anni. (…) Dietro questo capolavoro c’è la mano pesante di Gasp, ma anche la scelta della società di restare compatta nei momenti più delicati della stagione. Il tecnico fiducia totale, Dan e Ryan Friedkin gliel’hanno concessa senza esitazioni. E il risultato oggi è davanti agli occhi di tutti: la Roma torna tra i grandi d’Europa e può finalmente programmare il futuro con ambizione vera. Non è stata una telefonata di circostanza quella fatta da Dan Friedkin al tecnico dopo la qualificazione. È stato un gesto sentito, liberatorio. Un grazie autentico per il lavoro svolto in questa prima stagione, per aver trasformato una squadra sfiduciata in un gruppo feroce, compatto, convinto di poter arrivare ovunque. Gasp ha incassato l’abbraccio della proprietà e ora guarda avanti: il domani della Roma comincia adesso. Ryan in queste ultime settimane ha guidato i lavori dal Fulvio Bernardini, il tenutario del club sta gestendo gli affari più spinosi dell’agenda romanista e in questi giorni prenderà le decisioni importanti sui rinnovi, il mercato, la scelta del nuovo ds e la programmazione estiva. (…)

(corsport)

Per Dybala è l’inizio di una nuova vita

Gli sono bastati 90 minuti per riprendersi tutto. Con gli interessi. Tipico dei campioni, dei fuoriclasse, di chi non soffre le pressioni perché da quando è ragazzino è abituato a dare del tu al pallone. Vox populi: «Eh, ma Dybala costa troppo, sta sempre male, ormai fa la differenza in una decina di partite all’anno». Menomale, ci permettiamo di aggiungere. Perché senza Paulo chissà come sarebbe andata a finire a Verona. Squadra paralizzata, impaurita, incapace di fare due passaggi di fila per 50 minuti. Poi arriva il genio, quello con la G maiuscola e decide di uscire dalla lampada. In poco meno di un tempo colleziona l’espulsione di Valentini, due assist, un salvataggio nell’area piccola e soprattutto regala quella caratteristica che la squadra, per una partita, se-brava aver smarrito: la personalità. Qualità e personalità, la stella polare che Gasp vuole seguire nella costruzione della nuova Roma. (…) Sono 15 giorni che le parti si confrontano: ora quando l’agente sarà convocato a Trigoria si arriverà alla fumata bianca. Poi, però, si aprirà un altro capitolo, paradossalmente più spinoso. Perché Dybala è come le ciliegie: più lo vedi giocare e più non ne puoi fare a meno. Tuttavia essendo un classe ’93 bisognerà imparare a gestirlo. E anche a resistere alle tentazioni. Discorso che coinvolge sia Gasp che il calciatore. Era ottobre quando Paulo aveva trovato finalmente un minimo di continuità (5 gare giocate quasi per intero: Inter, Plzen, Sassuolo, Parma e Milan) e a chi chiedeva al tecnico – conoscendo i trascorsi dell’argentino – se non fosse il caso di centellinarne l’impiego, la risposta fu: «Se sta bene, gioca. E può farlo tranquillamente per 90 minuti». Purtroppo non è più così o perlomeno non può esserlo per una stagione intera. Serve dunque uno step successivo. (…) Ora si riparte. Paulo riposerà, tornerà tirato a lucido dopo le vacanze e aver guardato in modo malinconico i mondiali americani. La Selección sembra ormai un capitolo chiuso. La Roma no. Resta – anche grazie al lavoro ai fianchi portato avanti in queste settimane da Gasperini – un libro che avrà quantomeno un altro capitolo da scrivere. Sembrava finita dopo Budapest. Poi è sembrato arrivare il tempo dei saluti ai tempi di De Rossi, con l’offerta araba. Per non parlare di un paio di settimane fa, dopo Parma, quando le sue pa-role somigliavano ad un commiato. E invece, Dybala è sem-pre qui. Una Joya per lui. Una gioia per tutti.

(Il Messaggero)

La serata magica che ha rimesso le cose a posto

“Ariecchime”, parola romana che mette insieme l’ari che sta per “di nuovo” (il ritorno, la ripetizione), “l’ecco” che fa la presentazione e il “me”, che poi, alla fine, “civis romanus sum”, che il marchese del Grillo tradusse nell’iconico “io so’ io…”. E’ anche un vecchio gioco di strada, la cavallina Questo della riconquistata Champions è un altro gioco. Dice che la Champions mancava alla Roma da sette anni, ma forse è vero il contrario: Roma è mancata alla Champions per tutto questo tempo, nel quale i merengues del Real, i citizens di Guardiola, i birrai del Bayern o gli “allons enfants” del Psg (citati uno per ciascuno dei campionati altrui), i famosi “Five Majors”, serie A esclusa, giacché stenta a rientrarci), si sono dovuti accontentare di quel poco o tanto che altre città, altra gente, possono offrire in confronto al tutto che è di Roma. (…) Il veleno di Verona: anche Romeo ne fu vittima, figurarsi un rugantino giallorossoi. Ma l’attimo, si sa, è fuggente e quindi fuggì. Le cose e la Champions furono rimesse a posto, come al loro posto, tornarono in un amen la Roma e Roma, la squadra e la città che le dà il nome, che hanno nel destino dell’eterno sia lo ieri, che l’oggi, che il domani, dall’aratro di Romolo al drone del più scafato dronista (con la “d” in tempi grami di tronisti in bella vista e corsa all’auditel). Così, se il calcio è, come dicono tutti a partire dai sociologi che vanno allo stadio per guardare il pubblico e non la partita (disse Bufalino), uno specchio della vita, questo “Roma fra i grandi” o “i grandi a Roma” è forse il segnale di un sentiero ripreso che s’allargherà, magari, fino a divenire un “buen camino”. (…)

(Il Messaggero)

Roma su, Atalanta giù: Gasp come un ascensore fa salire e scendere

La Roma dall’Europa League alla Champions; l’Atalanta dalla Champions alla Conference. Domanda facile: qual è il filo conduttore o meglio chi lega questi due esiti del campionato appena concluso? Gian Piero Gasperini. L’allenatore ha lasciato l’Atalanta in Champions e oggi se la ritrova in Conference; ha preso la Roma In Europa League e l’ha riportata in Champions, competizione in cui mancava dal 2019. Gasperini fa salire gli ascensori in cui entra e fa scendere quelli da cui esce. Nelle nove stagioni a Bergamo, aveva centrato cinque qualificazioni Champions e vinto un’Europa League. Non bisogna essere diplomati a Coverciano per capire le ragioni di tanto europeismo: il gioco gasperiniano ha un battito e un respiro internazionale. (…) A Roma è stato bravo due volte, perché è riuscito a sintonizzarsi sulle frequenze di un ambiente complicato. Non era scontato che Il suo calvinismo piemontese resistesse alle malie di una città bella e tentatrice. Ha attraversato dei momenti difficili non legati al contesto, ai tifosi, che l’hanno sempre sostenuto. A un certo punto sembrava a un passo dal rigetto e poi si è capito il motivo: le tensioni con Claudio Ranieri, l’uomo che /o aveva chiamato alla Roma e con cui è entrato in collisione. È uscito vincitore dallo scontro con un monumento della storia giallorossa, il suo capolavoro extra-campo. (…) La cartina di tornasole è proprio l’Atalanta. Un anno fa, ultimo campionato dell’era gasperiniana a Bergamo, Mateo Retegui vinse la classifica cannonieri con 25 gol davanti a Kean (Fiorentina) con 19 e a Lookman (Atalanta) e Orsoliní (Bologna) con 15. Il duo Retegui- Lookman mise assieme 40 reti. Nell’Atalanta 2025-26, allenata da Ivan Juric nelle prime 11 giornate, poi da Raffaele Palladino, i migliori marcatori sono stati Gianluca Scamacca e Nikola Krstovic con 10 gol ciascuno. Venti in due, la metà esatta rispetto ai 40 di Retegui-Lookman nell’Atalanta 2024-25, targata Gasperini. Una differenza statistica che spiega molto, quasi tutto. (…)

(gasport)

Gasp e Fabregas pronti per l’Europa: ecco i piani rinforzi di Roma e Como

Quando ha finito le interviste, l’altra sera a Verona, Gian Piero Gasperini galleggiava sull’onda dell’entusiasmo, quasi in senso letterale. Perché l’allenatore della Roma doveva scenderei gradini per arrivare a un tunnel che lo conduceva al pullman, ma il codazzo di addetti ai lavori, imbucati e tifosi vip lo sollevava per affetto e i bodyguard hanno dovuto agire da frangiflutti. Gasp è uscito dal Bentegodi senza necessità di nascondere i sentimenti, il traguardo rincorso dalla Roma per 7 anni era stato raggiunto e quando è sceso a Fiumicino per un altro abbraccio collettivo, la faccia beata era identica. Gasp è mister Champions. (…) Nei nove anni all’Atalanta, soltanto una volta è rimasto fuori dalla zona coppe; ma quando la Roma lo ha preso, sfidando o almeno provocando la piazza che non lo aveva in simpatia, l’obbiettivo era quello della grande Europa, stanca com’era di quinti o sesti posti, anche se le posizioni di rincalzo hanno condotto alla Conference che è stata festeggiata come se fosse davvero una Champions. (…)

(gasport)

Una squadra a sua immagine e somiglianza

IL TEMPO (T. CARMELLINI) – Trovata la strada, ma soprattutto l’uomo giusto per percorrerla, ora non resta che proseguire dritto per dritto cercando di sbagliare il meno possibile. Che detta così sembra facile ma non lo è affatto, perché una volta raggiunta l’ambita meta, ossia una qualificazione Champions che nella Capitale giallorossa mancava da sette anni, c’è da lavorare per onorarla e far diventare questo traguardo — che oggi sembra miracoloso — la normalità di una stagione giocata da una squadra di livello. Ecco, con Gasperini la Roma sta ritrovando la sua «taglia», è rientrata nel giro delle grandi e dovrà lavorare al top per restarci. Evidente che la prima cosa da fare è dare carta bianca al tecnico piemontese, consentirgli di modellare la squadra a sua immagine e somiglianza, ma soprattutto all’intero gruppo fatto di staff tecnici e dirigenti tali da poter muoversi come meglio crede. Un po’ come fecero a Bergamo con l‘Atalanta, dove ha lasciato un segno indelebile: una strada che difficilmente la squadra lombarda riuscirà a ripercorrere a breve giro. Già, perché per arrivare a quei livelli c’è bisogno di un lavoro lungo, di fondamenta solide e di una proprietà capace di ascoltare e poi di intervenire quando serve per soddisfare le esigenze e prendere le decisioni che contano al momento giusto e sempre in sintonia con la guida tecnica. Anche qui sembra facile, ma ultimamente — tanto più a Roma — non lo è stato affatto. C’era sempre qualcosa di traverso, qualche spiffero sbagliato, qualche vendetta trasversale o spesso qualcuno che, pur di mettersi in mostra, avrebbe fatto carte false a prescindere dal bene comune che era e resta la Roma. Ora i Friedkin hanno messo una nuova pietra angolare e questa tendenza sembra essere stata invertita. Risolta anche la diaspora tra il vecchio e il nuovo allenatore, tutto sembra poter collimare per iniziare un nuovo ciclo e un’avventura che riporti la Roma ai fasti di un tempo. Per vincere serve tempo e probabilmente non è nemmeno questo l’obiettivo immediato, ma iniziare a farsene un’idea non è per niente sbagliato e con Gasperini la cosa appare nuovamente possibile. Il nucleo attorno al quale costruire la Roma del futuro c’è, e ora è arrivato il momento di fare gli investimenti giusti per il definitivo salto di qualità. Un passaggio fondamentale sarà la possibilità di costruire il nuovo stadio, perché senza quello la Roma rischia di rimanere di nuovo un’opera incompiuta.

Bagno di folla a Fiumicino, poi squadra a Trigoria

IL TEMPO – Una mattinata in famiglia per festeggiare la Champions. La Roma è rientrata a notte fonda nella Capitale dopo il successo a Verona, accolta da centinaia di tifosi a Fiumicino. Scatenato Mile Svilar, che ha gridato «Forza Roma, siamo in Champions» prima di tuffarsi in mezzo ai tifosi giallorossi. I festeggiamenti sono proseguiti ieri mattina a Trigoria, dove la squadra si è riunita per fare colazione insieme e celebrare la conquista dell’obiettivo. Prima del rompete le righe, Gasperini ha tenuto una sorta di discorso di fine anno, ricco di apprezzamenti e ringraziamenti. «Sono molto contento, avete dimostrato di essere un grande gruppo» ha sottolineato l’allenatore piemontese, il quale ha sempre elogiato i suoi ragazzi nel corso della stagione per l’impegno ed il lavoro svolto. Non sono mancati i complimenti per tutti coloro che operano dietro le quinte, il cui lavoro «è importante tanto quanto quello di chi va in campo la domenica». Adesso, per chi non sarà impegnato ai Mondiali, sarà il momento di ricaricare le pile. Gasp, però, ha chiesto ai suoi ragazzi di non lasciarsi andare. Perché è in arrivo una nuova stagione in cui la Roma sarà protagonista sui migliori palcoscenici d’Europa.

Capolavoro Gasp

IL TEMPO (L. PES) – Cercata, voluta, conquistata. La Champions League è realtà per la Roma e per Gasperini, che è stato tra gli unici a crederci dall’inizio e durante il percorso, spingendosi oltre le richieste del club. Non era tra gli obiettivi richiesti quello di terminare nelle prime quattro, ma l’allenatore di Grugliasco, e con lui la squadra, l’ha fortemente desiderato fino a toccarlo con mano nella notte magica di Verona. Terzo a settantatré punti, bottino che dalle parti della Capitale non si vedeva dal 2018, anno in cui i giallorossi chiusero proprio al terzo posto. In pochi pensavano che la filinia potesse scalzare una tra Inter, Napoli, Juve e Milan, e invece, passo dopo passo, a Trigoria si è costruito un campionato fatto di cadute ma, soprattutto, di un’ambizione presente e trainante sin dall’inizio. La partenza inaspettata ha permesso a Gasperini di conquistare la vetta dopo dodici giornate tra vittorie sofferte e i primi vagiti di un calcio totale che la sua squadra svilupperà in modo crescente. Poi le fatiche d’inverno tra alcuni scivoloni pesanti e un marzo da dimenticare tra Europa e Serie A. Dalla rimonta subita con la Juve all’eliminazione in coppa col Bologna. Poi il finale da specialisti, firmato proprio dal tecnico piemontese che in questi anni tra aprile e maggio spesso e volentieri è arrivato all’obiettivo. Sei vittorie nelle ultime sette partite, di cui cinque di fila nelle ultime giornate. Ruolino da altissima classifica che ha permesso ai giallorossi di scalare la classifica dal sesto al terzo posto, superando Juve, Como e Milan quando tutto sembrava perduto. La difesa, che comunque è stata battuta soltanto più volte di quella del Como, come arma per i primi mesi del campionato. Svilar paratutto e la capacità di vincere tante partite uno a zero. Poi è arrivato Malen e la squadra ha preso forma e sembianze del suo allenatore. Più gol e più uomini coinvolti nella fase offensiva. L’olandese è stato l’uomo della svolta dopo mesi difficili alle prese con i continui problemi fisici di Dovbyk, Ferguson, Bailey e Dybala. Quest’ultimo vittima, suo malgrado, di una gestione grottesca dell’infortunio al ginocchio che, oltre al mese abbondante di stop, gliene ha fatti perdere quasi altri due a causa di valutazioni sbagliate. L’argentino ha vissuto la sua stagione più negativa a livello di numeri con la maglia della Roma. Ma Gasperini ha sempre creduto in lui e nel finale si sono rivisti sprazzi di «Joya» pura. Un monito per il futuro per uno dei diamanti più luminosi di un gruppo che proprio l’allenatore ha difeso e condotto per la prima volta nell’Europa dei grandi.

Roma, pranzo a Trigoria. Gasp ringrazia la squadra

LEGGO (F. BALZANI) – Fuochi d’artificio, occhi lucidi e un’accoglienza da re a Fiumicino quando era quasi mattina. Il giorno dopo la conquista del terzo posto a Roma c’è aria di festa e di pacche sulle spalle. Gasperini, l’artefice massimo del ritorno in Champions, ha organizzato un brunch a Trigoria e tenuto un discorso alla squadra prima del rompete le righe. Il tecnico ha ringraziato Dybala e compagni per l’unione e la fedeltà dimostrata in un’annata che può rappresentare tanto per il club. E’ partito il lungo applauso mentre nelle auto e nelle case dei tifosi si sentiva a chiare note l’inno della Champions. Che porterà anche linfa vitale per il mercato. Perché Gasperini ha rinviato le ferie in attesa della nomina del nuovo direttore sportivo. A ore si potrebbe chiudere con D’Amico così come è attesa la fumata bianca per i rinnovi di Dybala, Pellegrini e Celik. Poi si darà il via alla campagna acquisti con due nomi cerchiati in rosso dal tecnico diventato ormai idolo della piazza: Greenwood e Nusa, leggermente dietro Summerville e Zirkzee. Niente rivoluzioni ma un piano di rafforzamento da 100 milioni, favorito ovviamente dalla Champions, che punterà soprattutto a completare l’attacco. A sinistra avanza Dodò della Fiorentina mentre a centrocampo tutto dipende dalla situazione legata a Koné. Il francese potrebbe essere il sacrificato in vista del 30 giugno, quando si concluderà finalmente l’accordo con l’Uefa mentre Svilar si toglie dal mercato. «Raggiungere la Champions così è un traguardo da brividi. Questa è una coppa dove la Roma dovrebbe giocare sempre e sono felice di farlo ora. Perché è certo, io resterò a Roma, non vado via. Il nostro segreto è stato Gasperini», ha detto ieri il portiere a Teladoiotokyo. A luglio i Friedkin avvieranno il piano centenario che punta a riportare la Roma in lotta per lo scudetto. Ovviamente con Gasperini al comando. Chi altrimenti?

IL PUNTO DEL LUNEDÌ – ZAZZARONI: “La Roma ha trovato la forza grazie al rientro di Dybala” – CONDÒ: “Il terzo posto è un grande risultato firmato Gasperini”

La Roma torna in Champions League a distanza di 7 anni. Gian Piero Gasperini mette la firma su un traguardo incredibile, dopo una lunga cavalcata che negli ultimi mesi ha visto i giallorossi rincorrere le concorrenti. ” La Roma ha evidenziato i propri limiti anche nelle ultime due uscite, quelle decisive, ma ha trovato la forza per prendersi ciò che voleva anche grazie al rientro di Dybala” scrive Ivan Zazzaroni su le colonne de Il Corriere dello Sport. Paolo Condò su Il Corriere della Sera evidenzia il lavoro di Gasperini: “La Roma chiude al terzo posto, che è un grande risultato firmato Gasperini, perché a Verona esegue il suo compito: vince con una fatica visibilmente figlia della tensione di avere il traguardo a un passo”.


Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.


F. CAPELLO – LA GAZZETTA DELLO SPORT La notizia dell’ultima giornata è sicuramente l’esclusione dalla prossima Champions League di Milan e Juventus. Entrambe vittime di un doppio suicidio. I bianconeri avevano fatto il patatrac contro la Fiorentina in casa una settimana fa, i rossoneri li hanno «copiati» ieri sera a San Siro contro il Cagliari. Ho visto una squadra, quella di Allegri, senza forza, senza volontà, senza idee. Come, del resto, è stato per gran parte del girone di ritorno. E va aggiunto che, contro il Cagliari, sono pure stati fortunati che sia finita soltanto 1-2. I milanisti guardavano gli avversari giocare: è mai possibile una cosa simile a certi livelli e, per giunta, in una partita che è una finale?
Fisicamente la squadra è spenta, ma almeno ci potevano mettere l’anima, potevano combattere: Invece nessuna azione di pressing, nessuna aggressione, niente di niente. Alla fine, mi viene da usare un solo aggettivo per descrivere la serata rossonera: triste. Ne aggiungo un altro: umiliante. Sì, perché deve essere stato umiliante per i tifosi, che hanno seguito la squadra con passione per una stagione intera, assistere a uno spettacolo del genere. Non è possibile vedere un Milan in queste condizioni: tutta la squadra mi è sembrata passiva. Ripeto: il risultato e la prestazione sono stati scioccanti. Che fare, adesso? Una bella riunione per capire che cosa vuole fare e dove vuole andare. Tutto il girone di ritorno dei rossoneri non è stato bello e questo è un aspetto che va analizzato. Rivoluzione? Sì, ma a patto che alla base ci siano delle idee, perché altrimenti è inutile fare le rivoluzioni. Si deve innanzitutto capire dove mettere le mani, e non sarà un lavoro semplice.
Aggiungo una sola cosa: da quando sono andati via dalla società Maldini e Massara si è visto poco Milan. E credo di essermi spiegato. La mancata qualificazione della Juve è figlia dell’imperdonabile sconfitta contro la Fiorentina, su questo non c’è alcun dubbio. Ma anche in questo caso si dovrà riflettere e fare chiarezza per costruire il futuro. Direi che pure a Torino serve una bella riunione, perché i soldi sono stati spesi e i risultati non si sono visti. Applaudo Gasperini, perché so quanto è complicato avere successo in un ambiente come quello della Roma: meraviglioso sotto certi aspetti, ma sicuramente snervante. Si è guadagnato la Champions League e lo ha fatto anche (se non soprattutto) grazie a un centravanti come Malen, che mi piace tantissimo. Lui ha segnato gol fondamentali, è un attaccante rapido che non sta mai fermo e si muove molto bene senza palla. Con lui là davanti tutta la squadra ha cominciato a giocare in un certo modo e i risultati si sono visti. E poi c’è Il Como, che non definirei una sorpresa. Per me è la conferma di quello che ha fatto vedere nell’arco del campionato. Quando ha battuto la Juventus io avevo detto che, secondo me, chiunque avesse ambizioni di entrare in zona Champions, avrebbe dovuto fare i conti con la squadra di Fabregas. […]


I. ZAZZARONI – CORRIERE DELLO SPORT Il Milan è fuori. Incredibilmente fuori. La Juve è fuori. Inevitabilmente fuori. La Roma è dentro. Miracolosamente dentro. Ma soprattutto è in Champions per la prima volta nella storia il Como che da due anni sta mostrando come si fa calcio a chi non sembra avere intenzione di prendere appunti. In sintesi: servono una proprietà con le risorse abbondanti ma nessuna intenzione di scialare; un presidente con le idee chiare e una comunicazione originale e diretta; un allenatore sempre centrale; un direttore sportivo che ne condivida le idee e porti i giocatori con le caratteristiche adatte al calcio della guida tecnica. Il prodotto finale? Nessun contrasto interno, qualche eccesso di Fabregas ma solo in partita e gioco e gol e punti, tanti punti.
Con il Como in Champions non ci siamo fatti mancare proprio nullm All’ultima giornata abbiamo ritrovato anche gli scontri prima del derby di Torino, un ferito in codice rosso e i tifosi della Juve che hanno chiesto di non giocare, la partita ritardata di un’ora, la contemporaneità saltata e insomma abbiamo fatto bingo. Senza ritirare la vincita però: non era prevista, siamo abbonati alle sconfitte orai.
Ricorderemo la stagione 2025/26 come quella della nostra esclusione da tutto –
Mondiale, la terza di fila, coppe europee, delle polemiche col tennis, dell’inchiesta sugli arbitri, dell’AIA decapitata, del commissariamento invocato da più parti.
Ottimi ricordi conserverà l’Inter che sè vista riconoscere tutti i meriti possibili anche da Antonio Conte. E ricorderà l’impresa di Gasperini il tifoso romanista: con una squadra decisamente imperfetta, costruita male e corretta con T’arrivo a gennaio di Malen, è riuscito a garantire otto partite nobili e milioni a un club che sotto la gestione Friedkin non le aveva mai frequentate. La Roma ha evidenziato i propri limiti anche nelle ultime due uscite, quelle decisive, ma ha trovato la forza per prendersi ciò che voleva anche grazie al rientro di Dybala, decisivo in entrambe le occasioni e prossimo al rinnovo. […]


G. D’UBALDO – CORRIERE DELLO SPORT Grazie Stephan El Shaarawy. Grazie per il gol che riporta la Roma in Champions dopo sette anni, grazie per dieci anni in giallorosso da grande professionista. Quella di Verona è stata la sua ultima partita in giallorosso, ventitrè minuti, compreso il recupero, durante il quale ha realizzato il gol che ha messo al sicuro la vittoria della Roma. Ha scritto l’ultima pagina di un romanzo ricco di emozioni, ha messo la firma con un finale da grande protagonista.
Aveva già salutato la Roma nei giorni scorsi, adesso resterà per sempre nei cuori dei tifosi. Non è stata una partita facile, la Roma ha sofferto per battere Il Verona già retrocesso, come aveva previsto Gasperini. Fino all’ultimo atto ci ha messo la sua impronta, con i cambi decisivi nel secondo tempo, compreso quello di El Shaarawy. Dybala è stato immenso con i due assist decisivi, ha trasmesso ai compagni la forza di crederci, anche quando le certezze cominciavano a sfumare. C’è voluta anche una prodezza di Svilar nel primo tempo, quando il risultato era ancora sullo 0-0. Dopo il gol di Malen, nei minuti di recupero è arrivata la prodezza liberatoria del Faraone. Il suo unico gol in campionato, dopo quello al Midttiylland in Europa League, nel lontano 27 novembre scorso. Stephan si è sempre fatto trovare pronto, con 28 partite all’attivo, solo 9 partendo dall’inizio. Era arrivato con Spalletti nel gennaio 2016 e dopo una breve parentesi in Cina il richiamo è stato forte, si è allenato da solo, aspettando il ritorno alla Roma con entusiasmo. Ha dato sempre qualcosa agli allenatori che ha avuto, ha dato soprattutto la sua professionalità, senza mai lamentarsi pur perdendo gradualmente il posto da titolare. A.33 anni può dire di aver fatto una grande carriera, forse meno importante rispetto agli inizi folgoranti nel Milan. La Roma lo ha ringraziato, lo ha salutato con commozione, lo stesso è stato per i tifosi, che ieri gli hanno fatto trovare uno striscione al Bentegodi al suo passo d’addio. Ha fatto bene Gasperini a crederci, anche quando vacillavano anche i tifosi più ottimisti. Hanno sempre riempito l’Olimpico, hanno sostenuto la squadra fino alla fine, hanno creduto in Gasperini. […]

A. SORRENTINO – IL MESSAGGERO La traversata nel deserto è finita, date da bere agli assetati, nunc est bi-bendum, fate festa. Dopo sette anni che sono sembrati una piaga biblica, la Roma torna in Champions League. Un lungo sospiro di sollievo e di orgoglio ritrovato percorre e percuote la Capitale, al termine di una serata da emozioni feroci, il cuore in gola e in altalena, coi gravi fatti di Torino a fare da cornice al tutto. Ma è andata. Nella notte storica in cui vanno in Paradiso la Roma, terza assoluta, e il Como, mentre rotolano in Europa Leaguei maggiorenti di Juve e Milan, decide al solito un gol di Malen, uomo del destino se ce n’è mai stato uno, poi chiude la rete altamente simbolica di El
Shaarawy: perché andrà via, e perché è l’unico superstite della rosa che nel 2017-2018 ottenne l’ultima qualificazione in Champions. Era ora. La Roma di Friedkin, di Gasperini e dei suoi ragazzi rientra nell’aristocrazia d’Europa: con i giallorossi torna in alto tutta la città ed è giusto così, è il suo ruolo naturale, è dove dovrebbe essere sempre Roma, cioè al top, del resto ormai la rinascita economica, culturale e civile dell’Urbe è palpabile, era logico che prima o poi anche il calcio desse il suo contributo. La Roma ribadisce la centralità della Capitale e dirlo sembra una tautologia, un sottolineare l’evidenza, ma in questi anni, almeno nel pallone, non lo era stato. E come nella tradizione millenaria di Roma, grande madre che accoglie tutte le culture e le civiltà traendone forza, anche il calcio torna in Champions grazie a formidabili spinte da tutto il mondo, storie umane e professionali diversissime e di grandi contaminazioni. Dalla proprietà americana, un po’ texana un po’ californiana, che raggiunge finalmente l’obiettivo dopo aver canto errato e sbagliato; dal tecnico, un piemontese d’ingegno e di carattere irsuto che aveva vissuto la maggior parte delle sue esperienze al Nord ma risciacquando i panni sul Tevere ha trovato una nuova giovinezza, e anche nuovi nemici; dall’uomo della Provvidenza Malen, giramondo come tanti olandesi e anche per questo uomo per tutte le stagioni; dal portiere Svilar, decisivo con le sue parate anche ieri, un po’ belga e un po’ serbo ma cresciuto calcisticamente in Portogallo; a Gianluca Mancini, un toscano che fu adottato da Bergamo ma ormai romanissimo ed emblema del romanismo. E tutti gli altri, gli argentini Dybala (risorto come Lazzaro) e Soulé, il francese
Koné, il brasiliano Wesley e il nocciolo italiano. […]



C. CONDÒ – CORRIERE DELLA SERA Dopo l’estenuante braccio di ferro su data e orario del derby di Roma della scorsa settimana, il campionato si è concluso ieri in modo ancor più livido e faticoso con un altro derby, quello di Torino, posticipato di un’ora su pressione dei tifosi preoccupati per le condizioni di un uomo ferito negli incidenti del prepartita. Era tutta la settimana che le minacce di scontri fra ultrà montavano, e al di là della deplorevole assurdità della cosa se negli anni passati i derby non venivano programmati nei turni finali del campionato un motivo evidentemente c’era. Detto che il primo augurio è che l’uomo colpito si rimetta al più presto, il famoso precedente di Lazio-Roma 2004 — sospesa e rimandata per una serie di voci rivelatesi poi infondate — aveva almeno avuto l’effetto di riconsegnare in esclusiva all’autorità di pubblica sicurezza il potere di fermare o meno le partite. Ieri questo potere è andato smarrito in un’ora di trattative che l’assenza di notizie amte ha reso surreali. Quando paragoniamo il mostro calcio zoppicante alla bellezza della Premier League, la prima obiezione è che quelli sono ricchissimi mentre i bilanci dei nostri club fanno acqua da tutte le parti. Beh, non è soltanto questo. […] La Roma chiude al terzo posto, che è un grande risultato firmato Gasperini, perché a Verona esegue il suo compito: vince con una fatica visibilmente figlia della tensione di avere il traguardo a un passo, e deve aspettare il recupero perché El Shaarawy saluti la compagnia giallorossa con il gol della tranquillità. Ma ieri contavano solo i tre punti, e dunque cha seau. Il quarto posto del Como è in assoluto l’impresa dell’anno a livello europeo, certamente favorita dal suicidio di Juventus e Milan ma più che meritata per la qualità del gioco di Fabregas. Stiamo parlando della squadra che ha chiuso con il secondo attacco e la migliore difesa. Non ci sono obiezioni, non ci sono discussioni. Molte, invece, quelle che da oggi esploderanno nella sala comandi del Milan, un club allo sbando e una squadra che nell’ultimo e decisivo quarto di stagione è stata un sacco vuoto. Di idee di gioco, di energie fisiche e mentali, di prospettive tecniche. La colpa di Allegri è di essersi illuso di poter gestire come da sua regola, mentre questa era una stagione in cui si doveva costruire.


A. DI CARO – CORRIERE DELLA SERA Questa qualificazione, con un clamoroso terzo posto, è stata fortemente inseguita e alla fine meritata. Quando fu ingaggiato il tecnico dello straordinario ciclo dell’Atalanta la scorsa estate veniva considerata un miraggio o un miracolo. In fin dei conti era stato preso uno dei migliori allenatori in circolazione proprio per avviare un ciclo vincente. Ma per come si è sviluppata la stagione deve senz’altro essere definita una grandissima impresa. E non solo per l’insperata rimonta finale ma peri tanti problemi, dissidi, scontri, equivoci vissuti tutta la stagione. Dal mercato di giugno lento, farraginoso e alla fine inadeguato per le esigenze – soprattutto offensive – dell’allenatore. Poi i tanti infortuni con diagnosi a volte sbagliate e lunghissimi tempi di recupero che hanno fatto nascere dubbi sullo staff medico.
Quindi il mercato di gennaio che ha visto sfumare più di un obiettivo e poi è stato salvato, grazie al tecnico, dall’intuizione Malen, l’altro uomo copertina della qualificazione in Champions. Infine la clamorosa uscita di Ranieri prima di Roma-Pisa che ha chiarito a tutti come a Trigoria ci fossero da tempo fazioni, idee e strategie diverse da quelle dell’allenatore. La lontananza della proprietà – non una novità dell’era Friedkin – ha reso ancora più complessa la gestione. Proprio l’uscita inaspettata e inaccettabile di Ranieri ha portato però a fare chiarezza sposare un progetto tecnico, modificare future strategie. Cosi è ripartita la Roma e ha cominciato a volare. Al tecnico va dato il merito di aver resistito, di averci sempre creduto, di essersi preso la Roma sulle spalle e aver lavorato, lavorato, Lavorato. Sin dal primo giorno è venuto a Roma con l’obiettivo feroce di vincere, senza mai cercare alibi, rinunciando all’idea di un anno a disposizione «per prendere le misure».
Spesso durante la stagione ha temuto che si potesse rivelare un anno perso nella costruzione di un gruppo vincente a causa di scelte di mercato e contratti in scadenza. Oggi sappiamo che non è stato così: il solco è stato tracciato e su quello ora bisogna gettare i semi che producano prossimi successi. Da oggi la Roma può guardare a un futuro calcisticamente affascinante, anche in chiave scudetto: ma non bisogna perdere altro tempo. Ora che è certa la partecipazione nell’anno del centenario alla Champions League va capita quale cifra (parliamo di plusvalenze) il club dovrà realizzare dalle cessioni per rientrare nei paletti Uefa. E quale budget si avrà a disposizione per il prossimo mercato. […]


T. CARMELLINI – IL TEMPO 1 gol di El Sha(che lascerà la Roma a fine stagione) realizzato all’overtime è la ciliegina su una torta preparata con pazienza da Gasperini un cuoco capace di riportare la Roma alla tavola delle grandi: in Champions dopo sette anni di astinenza. E non è un caso forse se l’esperienza dei Friedkin iniziò proprio qui al Bentegodi nell’agosto del 2020: la fatal Verona…
Inizia cosi, ufficialmente oggi, l’era Gasperini. L’uomo sceso dal nord per ridar lustro alla storia giallorossa: primo anno di lavoro e subito in Champions a conferma di quanto di buono si era pronosticato prima del suo arrivo a Roma. Gioco, divertimento e una voglia di andare oltre che in questo gruppo non si vedevano da anni: insomma la tanto attesa svolta. E per come si era messa la stagione a un certo punto, pare un vero e proprio miracolo. La Roma di Gasp era partita bene, poi una volta agganciato il secondo posto in classifica è incappata in un mese di marzo da dimenticare che l’aveva messa, a quattro giornate dalla fine, quasi fuori dalla zona Europa: sicuramente esclusa dalla Champions. Ma le sue squadre non mollano mai e i miracoli in questo sport sono dietro l’angolo: scivolone dei bianconeri e sorpasso decisivo per lo sprint finale e la possibilità di arrivare a Verona potendo decidere il proprio destino. E la Roma stavolta, pur non senza sofferenza nell’ultima della stagione contro una squadra già retrocessa e rimasta poi in dieci uomini e dovendo ringraziare ancora una volta Svilar ma soprattutto la qualità infinita di un Dybala tornato stellare, ha fatto la cosa giusta. Ha vinto la partita che doveva vincere e giocherà la prossima Champions League, oltre all’Inter campione e al Napo-insieme al Como sorpresa (nemmeno tanto) della stagione. C’è un punto di svolta dell’anno giallorosso, preciso: quello dopo lo strappo con Ranieri (al quale il popolo romanista sarà sempre grato per il passato) ma che con l’attuale tecnico proprio non collimava. Chiara da subito la loro incompatibilità, strette di mano e abbracci di facciata, ma poi sempre all’antitesi sulle decisioni che contano: sui giocatori, come su tecnici e dirigenti… a partire proprio dal direttore sportivo. Ma alla fine i nodi sono venuti al pettine e i Friedkin si sono trovati di fronte a una scelta drastica: o l’uno o l’altro e hanno puntato, ovviamente, sull’allenatore in carica. Giusto così e ora palla passa a lui per la costruzione della nuova Roma. Quella del futuro, che giocherà la prossima Champions League. E un enorme passo avanti, ma per la proprietà americana solo un punto di partenza aspettando tutto il resto: vincere qualcosa e lo stadio di proprietà. La sfida è appena iniziata e ora viene il bello.


I. CUCCI – GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO Invocato l’aiuto di Eupalla anche questo campionato é finito. Non senza emozioni, come insegna l’antica regola di giocare tutti insieme. E adesso, tutta d’un fiato, la no-
tizia: la Roma con Malen e Dybala insieme e con un gol di El Shaarawy conquista l’adorato posto in Champions insieme allo spettacoloso Como di Fabregas che annienta la Cremonese con un poker. Il Milan e la Juve finiscono in Europa League. La Juve sfortunata protagonista dell’ultima puntata. Mancavano giusto gli incidenti di Torino per chiudere il campionato più confuso di sempre. Giorni e giorni a discutere come evitare eventuali incidenti per il derby di Roma, ecco improvvisamente una falla nella sicurezza a T-rino. All’inizio pe esce ferita la Juve – soprattutto per quel tifoso portato in ospedale in codice rosso la cui partita ha rischiato di non essere giocata. Spalti vuoti per violenza e paura. Poi al 23′ – mentre gli altri giocavano la fase bollente dei cinquanta – un gol di Vlahovic, come una dolce vendetta del serbo perseguitato da tre allenatori, ha riaperto le braccia alla felicità. E adesso spazio alla giostra delle panchine. Conte e Spalletti su tutti. Cerchiamo di evitare il Conte Azzurro. Finirebbe come Spallettone. Finito? No, personalissimi complimenti al Lecce di Sticchi Damiani, Pantaleo Corvino, Eusebio Di Francesco e Lamek Banda. Ma questa è un’altra (bella) storia. […] Al 56′ la Roma passa a Verona e suonan le campane. Al 56′ batosta per il Milan, segna Rodriguez, 1 a 2 per il Cagliari. A Milano suonan le sirene. «Era un presagio dolce e lusinghiero Il Piave mormorò: “Non passa lo straniero”. Ho l’età per avere nostalgie scolastiche, quando ancora non era sicuro “il Canto degli Italiani” e ogni tanto fra i banchi o in gita ci si esibiva nella “Canzone del Piave.” Naturalmente non immaginavo che un giorno ne avrei usato due versetti per una patriottarda battaglia calcistica ma in queste ore è risuonata una volta di più la richiesta disperata: la grande sfida per due posti nella futura Cham-pions (Inter e Napoli già promossi) visto che nessuna squadra italiana è arrivata fino in fondo nel Continente, Europa League, Conference League e derivate comprese. […]