LR24 (MIRKO BUSSI) – La necessità che diventa opportunità. Le assenze ripetute nel settore offensivo hanno liberato il campo al primo 2007 in grado di segnare in Serie A. Robinio Vaz ha riempito la casella mancante domenica scorsa contro il Lecce, quando ha avuto a disposizione 39 minuti, più recupero. Una fiducia nata dalla necessità e spinta da quanto aveva già combinato tre giorni prima in Europa League, quando grazie ai supplementari era rimasto in campo 63 minuti, riempiti da un assist e un rigore guadagnato.
Tre gli atti determinanti messi in scena nei primi 240 minuti con la maglia della Roma, aggiungendo la rete decisiva di domenica, che lo portano a una media di uno ogni 80′, praticamente in linea con l’impatto che aveva avuto a Marsiglia quando tra gol, assist e rigori guadagnati passavano, mediamente, 72 minuti.
Utilizzato fin qui da subentrato, Robinio Vaz ha funzionato finora da generatore di caos, grazie a quella vorticosa tendenza alla profondità che finiva per far impazzire la partita e stressare il proprio marcatore di riferimento. In questo modo, poi, la Roma trovava una scorciatoia per l’area di rigore avversaria, risolvendo parte dei problemi di costruzione, acuiti dall’assenza dei maggiori elementi di pericolo offensivi in rosa. 38,2, alla fine, saranno i metri di distanza progressiva, dunque quelli che avvicinano alla porta avversaria, guadagnati da Robinio Vaz domenica contro il Lecce: il dato più alto tra i romanisti.
Quei continui tagli, quasi ossessivi e spesso più in direzione della bandierina che della porta, trascinavano indietro il Lecce. Così nascerà anche il fallo laterale sul cui svolgimento, poi, nascerà la situazione risolutiva della partita. Se i movimenti di Robinio Vaz potevano essere considerati ripetitivi, questi non risultavano meno urticanti per via di quella forza che sa trasformare in accelerazioni fulminanti (“Brucia l’erba”, diceva di lui De Zerbi) fino a raggiungere il maggior picco di velocità registrato da un romanista domenica: 28,2 chilometri orari, davanti a Malen (27,9), Venturino (27,4), Arena (27,3) e Ghilardi (27,2).
La generosità e la veemenza che sprigiona in ogni sua azione è risultata utile, oltre che per le pressioni offensive, per contendere quei palloni vacanti che si accentuano ancor di più nei finali di partita. Come quello che all’89’ trasformerà una respinta difensiva di Ghilardi in una punizione offensiva, andando a disturbare le operazioni di Danilo Veiga. Per età e inclinazioni naturali, inevitabilmente, l’impeto domina le giocate di Robinio Vaz, che sia nella scelta dei movimenti, ancora ridotta ad un set basico soprattutto nella preparazione, che nelle successive esecuzioni tecniche. Tutto ciò che fa lo fa con una vigoria, a volte, sproporzionata, tanto da risultare grottesca come quel tiro al volo, da distanza ravvicinata, scagliato a ridosso della curva su una situazione da calcio d’angolo proprio contro il Lecce domenica.
La sua traiettoria evolutiva pare poter andare a finire in quella categoria che oggi viene etichettata come “mobile finisher”, un finalizzatore di movimento, nonostante l’età e la sua tracotanza fisica oggi lo facciano collocare anche più esternamente. In realtà, anche in Francia, Robinio Vaz ha dato cenni di poter avere orizzonti interessanti all’interno dell’area di rigore avversaria. Per raggiungere quella forma compiuta, ad oggi, pare dover fare i principali passi nella capacità di anticipazione, quella che permette di immaginare e predire lo sviluppo successivo in anticipo per poter organizzare e preparare un movimento, o una gestualità tecnica, efficace. Anche nell’occasione del gol, infatti, il suo passo cambia soltanto quando è ormai evidente che Hermoso stia per scoccare il cross che poi trasformerà nell’1-0.
Con movimenti in profondità che tenderanno più verso la porta, grazie a preparazioni più elaborate, un utilizzo del corpo ancora più robusto nella protezione del pallone e anche nella preparazione al tiro, magari con inganni e accelerazioni improvvise come in quel gol all’Angers che è ancora il suo miglior biglietto da visita per il calcio, allora potrà avere un tono e un ruolo ancor più decisivo all’interno dell’area di rigore. Dove ad oggi, comunque, vanta già 5 reti in poco più di 500 minuti tra Ligue1 e Serie A. A 19 anni appena compiuti, c’è di peggio.