LR24 (AUGUSTO CIARDI) – Uno dei mali del terzo millennio. La noia. Non bastavano le tarantelle tutte mediatiche su D’Amico, il cui arrivo, mai in discussione, è stato certificato dal comunicato della Roma. Ora riparte la noiosa tarantella, sempre tutta mediatica, suPaulo Dybala. Basterebbe fare semplici ragionamenti per non sentire più caldo di quello che fa. Fateci caso. Passa il tempo non cambia la gente che gioca a pallone. Ogni volta che uno straniero torna in patria, manda in tilt il Paese che lo ospita, o quantomeno i tifosi della società che lo paga. Con dichiarazioni da figliol prodigo che non chiude la porta al ritorno a casa. Ci sono poi gli accolli di professione. Fra questi, spiccano i comunicatori argentini, specialmente quelli legati al Boca (leggi Voca). Che hanno una passione smodata per i connazionali ultratrentenni che giocano in Europa da almeno dieci anni. E che ogni volta che tornano in Sudamerica vengono accerchiati da cronisti, insider e streamer che gli infilano il microfono anche nel naso pur di fargli dichiarare che prima o poi torneranno in patria e magari lo faranno per giocare nel Voca. È una tradizione. A cui non si sottrae Dybala. Con un particolare. Che non si può sottovalutare. Fra il Ventuno e la Roma c’è una trattativa avviatissima, con reciproca volontà, benedetta da Gasperini, per rinnovare il matrimonio di almeno un altro anno. Non siamo all’ABC della negoziazione. Siamo alla R, alla S, probabilmente alla U. Dybala, che non resterà alla Roma alle condizioni finanziarie di Tommasi quando si ruppe i legamenti, guadagnerà, ovvio, meno rispetto all’ultima stagione, e potra tornare dopo una vita in Champions League. Avendo anche un ruolo mediatico legato al centenario. Cifre superiori le guadagnerebbe in Arabia, ma il suo treno per quel Paese ha deciso di non prenderlo due anni fa, perché non voleva sparire dal calcio che conta. Non siamo all’annuncio del rinnovo, ma manco alla rottura. O meglio. C’è una rottura, ma di genitali. Una noia nella quale soprattutto a Roma si sguazza. Si sguazza in una bacinella di acqua torbida, anche un po’ puzzolente. Stagnante. Una noia. I calciatori stranieri che tornano in patria per le vacanze o per giocare in Nazionale e si fanno rapire da cronisti locali che cercano il titolone sul possibile ritorno. Soprattutto in Argentina. Soprattutto se c’è di mezzo El Voca. ‘na noia. Se poi decidesse, rompendo una trattativa in stato avanzato, di tornare in Argentina, la Roma perderebbe un patrimonio tecnico. Ma in termini di visibilità, di soldi e di competitività, ci rimetterebbe soltanto lui.
In the box – @augustociardi