Koné è a rischio, El Aynaoui spera. Pisilli pronto per la prima da titolare

Da Totti a Delvecchio passando per Montella, negli anni sono stati tanti gli uomini derby. Tornando ai giorni d’oggi il simbolo è senza dubbio Pellegrini, quattro i gol alla Lazio di cui due negli ultimi tre precedenti. E romano e romanista, ma non sente la pressione della stracittadina e lo sa anche Gasperini: “Emotivamente ci sono dei giocatori che sentono molto di più queste partite. Questo a volte li porta a non fare delle buone prestazioni, altre volte li porta ad esaltarsi. Sicuramente lui è tra quelli che nei derby è stato determinante spesso. Alcuni giocatori che sono nati e cresciuti in una squadra di appartenenza li sentono in modo particolare a differenza di chi è al primo anno e viene da fuori“. (…) Non gioca da oltre un mese (infortunio col Pisa il 18 aprile), si è allenato duramente in settimana ma è ancora presto per rivederlo dal primo minuto. Ci spera – Sia chiaro – anche perché il problema muscolare accusato da Koné nella rifinitura ha stravolto i piani di Gasperini. (…) Due le possibili soluzioni in caso di forfait: o il tridente composto da Soulé, Dybala e Malen oppure la coppia PisilliEl Aynaoui in mezzo al campo con Cristante trequartista alle spalle di Paulo e Donyell (loro due sono certi di giocare). Tutto è rimandato a questa mattina. (…) Chi ci sarà sicuramente è Pisilli. Un altro che vive questa partita in maniera particolare e che a differenza di Pellegrini potrebbe giocarlo per la prima volta da titolare. Solo due volte è sceso in campo e i minuti totali non arrivano nemmeno a un tempo di gioco. (…) Entrambi vinti dalla Roma, se non altro può dire di essere ancora imbattuto. La stagione di Niccolò si è completamente capovolta. A gennaio ha rischiato di salutare, direzione Genova per riabbracciare De Rossi, l’allenatore che gli aveva regalato la gioia della prima partita dal primo minuto in Serie A. Poi la svolta grazie alla partenza di El Aynaoui per la Coppa d’Africa e nella seconda parte non ha mai saltato una gara, oggi è atteso dall’esame derby. (…) Wesley è pronto per il suo primo derby, all’andata non c’era per un problema gastrointestinale mentre oggi è pronto per sfrecciare sulla fascia sinistra. Dall’altra parte Celik. Davanti a Svilar pronto il terzetto composto da Mancini, Ndicka e Hermoso. (…) Almeno nel reparto arretrato Gasperini ha tutti gli uomini a disposizione.

(Il Messaggero)

Olimpico per 50.000, i laziali non entrano È la prima volta senza il tifo di una curva

Prosegue lo sciopero dei laziali, alle 12 il primo derby della storia senza una delle due tifoserie. Nel 2021 l’Olimpico rimase vuoto, ma l’assenza era imposta dal Covid: a gennaio trionfò la Lazio (3-0), a maggio la Roma (2-0) con gol di Pedro. I biancocelesti avevano già disabitato gli spalti nel settembre 2013, ma solo per i primi 5′ e per mera goliardia dopo il successo in coppa Italia del 26 maggio. “Ah dimenticavo, c’è il “Memorial” derby: finisco la birra e poi entro“, recitava lo striscione. (…) Staccati appena 1100 biglietti tra Curva e Distinti: lasceranno deserti i settori, incitando la squadra da Ponte Milvio prima e durante la partita. Al triplice fischio della finale con l’Inter la Nord aveva comunque chiesto a
Romagnoli e Rovella di onorare l’impegno e “dare tutto per la maglia”. Giovedì il diktat perentorio della Sud – “Non faremo i burattini, se si gioca lunedì resteremo fuori“- veniva cavalcato dal club, che in una nota palesava di “comprendere il legittimo disappunto” del tifo giallorosso, promettendo di “lavorare incessantemente” perché il big match si disputasse oggi. La Lazio è rimasta silente. Vista la diserzione biancoceleste, da tre giorni è aperta ai tifosi di casa anche la Tevere Nord, normalmente destinata a zona cuscinetto. La scenografia di 50mila romanisti coinvolgerà anche la tribuna. Quella laziale non sarà animata come mercoledì. Ma farà comunque rumore.

(Il Messaggero)

Il derby degli opposti

Solo la pura essenza di un derby, e la sua immortale magia, può aiutare la Lazio. (…) Non ci sono obiettivi, non c’è supremazia cittadina. Due percorsi diversi, con finale opposto: la Lazio la sua stagione l’ha terminata, la Roma se la gioca proprio oggi. La squadra di Gasp ha dimostrato di essere più forte, lo dice la classifica e di stracittadine recenti è avanti, ne ha vinte tre delle ultime quattro, mentre la Lazio non supera la Roma in campionato da tre anni, erano i tempi di Sarri contro Mou. Il divario è netto, dimostrato fin dal principio della stagione, fatta di alti e bassi per la Roma, piatta e monocorde per la Lazio, che ha trovato ossigeno nel percorso in Coppa Italia. Vincere il derby è utile per dirla alla Gasperini, “rovinare la frittata alla Roma“, che invece ha il peso di non poter sbagliare. La Lazio oggi si gioca nulla o quasi, tranne l’eventuale ottavo posto e la possibilità di non disputare i turni preliminari di Coppa Italia. (…) E il derby diventa paradosso: la Lazio gioca per due risultati, la Roma per uno, solo quello, la vittoria, tre punti per la speranza. Una partita tecnicamente sbilanciata, come raramente si è vista da queste parti. Ma non è mai stato un derby tra poveri e non lo sarà nemmeno questo, nonostante si giochi in un orario insolito; nonostante la Lazio abbia molte assenze e la Roma rischia di perdere Koné all’ultimo; nonostante sugli spalti ci sia uno spettacolo a metà, con i pochi laziali dentro l’Olimpico e tanti fuori, con i romanisti legittimi invasori della propria casa. (…) Nonostante da una parte ci sia un allenatore, Gasp, padrone della situazione e del futuro, e un altro, Sarri,
sulla via dell’uscita. (…) Pensare di aver già vinto è l’errore che non può commettere la Roma, che contro squadre inferiori ha vissuto giornate non proprio all’altezza, su tutte Cagliari e Udinese. La Lazio ha imparato a essere diversa, ha seguito altre strade non propriamente sarriane: ha rinunciato subito alla bellezza del gioco, non era possibile proporre il calcio che ha fatto diventare Sarri un punto di riferimento per tanti suoi colleghi. Addio palleggio, blocco più basso e fiondate offensive. Questo è il credo attuale, particolarmente buono per mettere in difficoltà la Roma di oggi, che può contare su calciatori di spessore, su un centravanti come Malen, capace di portarsi appresso due o tre uomini, sulle giocate di Dybala e Soulé o di Pellegrini, ma che non è capace di snaturarsi, di adottare un piano B. E soprattutto in questa fase in cui è tornata ad essere maggiormente pericolosa in zona offensiva, concede chance agli avversari, come nell’ultima sfida di Parma. Le assenze di Romagnoli, di Zaccagni, di Patric e del prodigio Motta sulla carta, pesano di più della mancanza di Koné, l’unico uomo di qualità nel centrocampo di Gasperini. Dalla sua, la Lazio ha il non aver nulla da perdere, mentre la
Roma vuole costruire il futuro anche attraverso un successo nel derby. Che diventa una trappola per Gasperini, che forse poteva non arrivare a questo punto, avendo un solo risultato da giocarsi e per di più in una partita dai significati extracalcistici. (…) Molti i punti buttati nei finali di gara, con Milan, Juve e Napoli soprattutto. E, come scrive nella pagine seguente Paolo Liguori, sono loro le vere avversarie della Roma. La Lazio è l’intrusa, la guastafeste, il cliente scomodo. Ed è il peggior nemico con cui fare i conti, nonostante lo sbilanciamento evidente. Che paradossalmente può diventare un macigno.

(Il Messaggero)

Quasi amici

IL TEMPO (L. PES) – Gasperini e un derby e a colpi di battute. Il tecnico giallorosso carica la sfida che vale la Champions contro i rivali cittadini mentre dall’altra sponda del Tevere l’atmosfera non è tra le migliori. La Nord sarà vuota e i tifosi saranno lontani, come da mesi a questa parte salvo la notte amara della finale di Coppa Italia persa con l’Inter che consegna alla stracittadina una Lazio con l’unico obiettivo di complicare i piani Champions della Roma. Sarri, convinto dai suoi calciatori, alla fine sarà regolarmente in panchina nonostante le minacce dei giorni scorsi, e Gasp ha colto la palla al balzo con un’ironia molto più romana che piemontese. “Ah ci sarà? Aveva detto che non sarebbe venuto” scherza il collega giallorosso che a margine della conferenza aggiunge: “Forse perché si gioca a mezzogiorno, se fosse stata alle 12.30 non veniva“. Battute anche per Lotito che secondo Gasp potrebbe “ritirare la squadra” come aveva paventato proprio Sarri dopo la finale di mercoledì scorso.
Vorranno rovinarci la frittata” ammette Gasp in riferimento all’unico obiettivo rimasto alla
Lazio in questo finale di campionato: evitare che la Roma vada in Champions. Ma l’allenatore di Grugliasco è determinato a lottare fino all’ultimo minuto del campionato, come ha ribadito costantemente nel corso della stagione. “È chiaro che loro in questo momento hanno finito la stagione, l’unica motivazione forte è quella di cercare di impedire alla Roma di raggiungere il massimo del tra-guardo. Noi abbiamo motivazioni molto più vere, molto più forti, molto più legate al risulta-to, però questo non toglie la difficoltà della gara perché un derby è sempre difficile da giocare ela Lazio è un’ottima squadra“.
Partita determinante per il futuro come è determinante la presenza della proprietà a Trigoria per pianificare il futuro. “La presenza è fondamentale perché quando c’è la proprietà, tutto funziona meglio“, spiega Gasp, che poi lancia la frecciata a chi dentro la Roma non c’è più, ovvero Ranieri: “C’è meno gente che riporta le cose, c’è molta più possibilità di avere dei rapporti diretti senza intermediari che anche involontariamente o volontariamente cambiano un po’ le opinioni. Poi quello che ritengo fondamentale è che con la proprietà le decisioni sono veramente veloci. Mi auguro veramente che Ryan in questi giorni, come è già successo, riesca ad avere anche, oltre che la velocità magari con gli agenti dei giocatori, magari per quelle che possono essere le trattative“. Un riferimento, neanche troppo celato, anche al possibile rientro di Totti: “Quello che rappresentano anche certi giocatori del passato è un qualcosa che le società si portano dietro e che trasmettono“. È stata una settimana di avvicinamento costellata di polemiche per data e orario del match Sarri, in questo, ha sempre manifestato il suo disappunto più totale per giocare a mezzogiorno, seppure abbastanza casualmente le temperature non sono così elevate. Gasp la chiude così. “Avremmo giocato in qualunque giorno. Soprattutto dispiace per i tifosi, dispiace per anche quelli delle altre città. Giocare di domenica a mezzogiorno di certo non è il massimo“. Bando alle ciance, però. Tra poche ore si va in campo e per un paio d’ore conterà solo vincere. Per la Champions o per l’onore, è sempre il derby di Roma.

Derby ad alta tensione: Roma sprint, non può fallire. La Lazio risponde con l’orgoglio

Roma per la Champions, quindi almeno 50 milioni per il prossimo mercato; Lazio per l’orgoglio, chissà se basta. Eppure entrambi i club avevano iniziato un progetto nuovo, l’estate scorsa, cambiando gli allenatori. Ma il ritorno di Maurizio Sarri, pesantemente zavorrato dal blocco del mercato, per cause diverse non si è trasformato in un rapporto felice e probabilmente si esaurirà a fine stagione. Gian Piero Gasperini invece rincorre ancora l’obiettivo della grande Europa, dipinto come uno scudetto visto che i romanisti ne sentono la nostalgia da sette anni, ma in ogni caso chiuderà la sua prima corsa nella capitale con la società in pugno. Si è lamentato di tutti, secondo carattere: dirigenti, giocatori, medici, giornalisti e chissà cosa pensa del magazziniere o del centralinista. Ha vinto il derby d’andata, però ha perso 11 volte in campionato, più di tutte le rivali nel gruppo Europa; eppure quando sembrava che crollasse, tra ko in serie e turbolenze interne, ha rimesso in rotta la Roma e alla penultima giornata può ancora parlare di Champions. (…) La Roma un anno fa chiuse a un punto dal quarto posto, a quota 69; adesso con due giornate di disputare, Gasp è quarto a 67 insieme al Milan, ma sotto per gli scontri diretti. Oggi fa il tifo anche per un figlio del club, Daniele De Rossi, che con il suo Genoa riceve i rossoneri. La Roma è a tre lunghezze dalla seconda piazza, ma potrebbe non bastare: tuttavia non deve fallire oggi, poi nell’ultimo turno sarà a Verona. (…) Se si parla di motivazioni, condizione e morale, la Roma dei tre successi consecutivi, fra cui l’ultimo con l’entusiasmante rimonta a Parma, è senz’altro più carica di una Lazio fuori da tutto, delusa dopo la finale di Coppa Italia e anche incerottata, con il terzo portiere Furlanetto annunciato titolare e debuttante per gli infortuni di Motta e ancor prima di Provedel. Gasperini, al solito, proverà a strangolare la Lazio uomo su uomo, (…) la costringerà anche ai lanci a lunga gittata, sperando che i suoi difensori non si facciano sorprendere dalla velocità di Noslin, o che non perdano l’orientamento sui dribbling di Isaksen. Paulo Dybala domenica scorsa aveva annunciato l’addio all’Olimpico per questo match, ora invece il rinnovo è molto vicino. (…) La coppia con Malen a Parma ha funzionato. (…) Su Malen, la Roma ha costruito il suo girone di ritorno, l’olandese arrivato a gennaio ha mascherato con 13 gol la flessione giallorossa e adesso che il gruppo è tonico, si diverte ancor più. Senza Romagnoli, squalificato, dovrà essere Gila a curarlo con più attenzione e a dimostrare che la sua fama di difensore fra i migliori del campionato non è una menzogna. La Lazio vorrà impedire all’olandese lo scatto in profondità e il tiro secco che sono parte fondamentale del suo bagaglio. Ma se resta bassa come nel primo tempo contro l’Inter, rinuncia ad altre proposte ed è sempre a rischio errore.
Gasp e Sarri sono anche accomunati dal fatto di essere gli unici due allenatori italiani ad aver vinto l’Europa League nel nuovo secolo. (…) Hanno offerto spettacolo e innovazioni, i loro duelli sono stati spesso equilibrati (sette vittorie a testa) e appaganti. (…) E’ stata una settimana farsesca, con polemiche, accuse, divieti
trasformati in libertà. A due passi dallo stadio ci saranno i gruppi ultrà in assetto da battaglia e i tennisti che si prepareranno alla finale. I mali antichi e il nuovo piacere. Roma e Lazio dovranno provare ad essere superiori, a non farsi divorare dall’esterno.

(gasport)

De Rossi carica: “Partita vera”. La sua Roma aspetta il favore

Una partita da maneggiare con cura. Di questo, Daniele De Rossi è assolutamente convinto, (…) ben sapendo però che il passato non si cancella e la sua Roma, l’amore di una vita, sogna un aiutino genoano per fermare la corsa Champions del Milan, a tutto vantaggio dei giallorossi.
Fra l’altro, evocare oggi il nome del Milan alla piazza rossoblù vuol dire risvegliare l’incubo della gara di andata a San Siro, la partita delle beffe, con i rossoneri capaci di acciuffare il pari con Leao solo nel recupero della ripresa, prima del contestatissimo episodio del rigore calciato alle stelle da Stanciu. Non solo per colpa del rumeno, visto che il furbo Pavlovic (poi ammonito) rovinò la zolla del dischetto prima del penalty. (….) Eppure… “Non dobbiamo riscattare la partita di San Siro“, dice De Rossi e si intuisce che non sia un atteggiamento da pompiere, bensì da chi è fermamente convinto che le “piccole motivazioni extra” per fare quella “gara vera” che il tecnico auspica vadano ricercate nell’orgoglio personale, e non altrove. Discorso chiuso. E poi chissà, “magari un giorno affronterò la Roma all’ultima giornata, sempre con la volontà di vincere la partita“. Perché il suo passato non lontano di calciatore fa dire ancora oggi a De Rossi: “Vengo da un calcio in cui, quando ho iniziato a giocare ed ero giovane, sapevi già come sarebbero finite le ultime gare di campionato. Mi faceva schifo già allora… Noi dobbiamo fare una partita seria perché é giusto così“. (…) Insomma, la gara con il Milan deve rappresentare per il Genoa l’occasione per mettere l’ultimo mattoncino di una stagione iniziata malissimo e raddrizzata in corsa grazie a
De Rossi. Ma c’è il rischio della fregatura e De Rossi ammette come “non mi piaccia affatto sfidare le squadre forti quando attraversano un momento di difficoltà, perché lì esce l’orgoglio dei campioni“. (…) Oggi De Rossi porterà in panchina cinque giovani della Primavera: mai erano stati così tanti quest’anno. Come si dice: fare di necessità virtù. Il Genoa del futuro (ancora quello di DDR) dovrà essere un giusto mix di esperienza e gioventù, di saggezza e follia, le stesse caratteristiche che serviranno oggi per fare quella partita vera che l’allenatore rossoblù invoca. E che i tifosi si aspettano, senza troppe dietrologie, ma perché il pari di San Siro brucia ancora, e pure parecchio.

(gasport)

Roma-Lazio, Sarri sarà in panchina: convinto dalla squadra. Il tecnico non parlerà in conferenza stampa come forma di protesta

Recalcitrante, incavolato, ma ci sarà. Soltanto la squadra poteva convincere Sarri a esserci nel derby. Al cuore non si comanda, vale anche per il Comandante. In estate era rimasto per i tifosi. Al derby andrà per i giocatori. Gli hanno chiesto di esserci e sono stati accontentati. […]

Il giorno dopo la finale era ancora rigido sulla sua posizione, i giocatori sono riusciti ad ammorbidirlo. Mau darà dei segnali di protesta, non parlerà oggi in conferenza mentre Gasperini parlerà alle 13.30. Cosa farà domani si vedrà. Ci sono interviste prepartita a Dazn, c’è la conferenza stampa finale. Non è da escludere che rimanga zitto senza curarsi di reazioni e contraccolpi di ogni tipo. […]

(corsport)

Zaniolo: “Se potessi tornare indietro mi lascerei in maniera meno brusca con la Roma”

SPORTWEEK – Nicolò Zaniolo ha rilasciato una lunga intervista all’inserto de La Gazzetta dello Sport, tornando anche sul suo periodo giallorosso. Le sue parole: “Se tornassi indietro mi lascerei in maniera meno brusca, meno violenta, con Roma. Intesa come società. ambiente, tifosi. Roma e la Roma mi hanno accolto quando non ero nessu-no e mi hanno cresciuto. Roma mi ha fatto esordire in Champions. Roma città mi ha dato mia moglie Sara e il primo figlio. insieme ci siamo divertiti. Abbiamo esultato per la vittoria in Conference League, conquistata con un mio gol. Mi dispiace per come è finita. Se tornassi indietro. sarebbe la scelta che non rifarei”.

(…)

A Roma hai avuto Di Francesco, Ranieri e Mourinho: una parola sola per definire dascuno dei tre.

«Di Francesco: visionario, perché mi ha fatto esordire giovanissimo in Champlons contro il Real. Visionario fu anche Roberto Mancini, che mi portò in Nazionale quando ancora non avevoesordito in A. Ranieri: leggenda. Mourinho è il maestro. Con lui m i sento ancora adesso. Sembra sapere ancor prima della partita quello che potrebbe succedere e tante volte le sue previsioni si rivelano esatte. E poi è umile, incredibile se si pensa alla sua fama».

Altra parola: paura.

«É uno stato d’animo, un sentimento a me sconosciuto. Sono sincero. Peggio dei due crociati rotti, nel calcio non può succedermi nulla».

Neanche in quei momenti hai avuto paura?

«Ho temuto di non tornare quello di prima, magli infortuni vanno messi in preventivo. Se in 15-20 anni di carriera non ti capita niente, vuoi dire che sei baciato dal Signore. All’inizio, però, è stata dura accettarli. il primo l’ho preso come una sfida: ritornerò più forte di prima, mi dicevo. Il secondo, invece, me l’ha fatta venire, la paura di non riprendermi completamente. Sono stato bravo a lavorare tantissimo aspettando il momento giusto per rientrare in campo».

Derby, Serra (ex prefetto Roma): “La Lega ha sbagliato in maniera clamorosa a non prevedere la convergenza dei due eventi”

TRS – Il dottor Achille Serra, ex prefetto di Roma, è intervenuto questa mattina ai microfoni di Tele Radio Stereo 92.7 per commentare il caos derby dei giorni scorsi. Di seguito le sue dichiarazioni:

Che idea si è fatto di questa situazione?

“Mi sono fatto diverse idee. Innanzitutto la Lega ha sbagliato in maniera clamorosa a non prevedere la convergenza dei due eventi. Che la finale degli Internazionali si sarebbe giocata il 17 maggio lo si sapeva da mesi e mesi, forse da un anno. Ha indovinato la scelta il prefetto Giannini, e lo avrei fatto anche io, perché l’ordine pubblico deve essere avanti a tutti. Quando puoi succedono fatti, di chi è la colpa? Del prefetto e del questore, tutti si lavano le mani. Quando la Roma vinse lo Scudetto ero prefetto di Firenze e dalla Capitale arrivarono 15mila persone. Parlai con i responsabili delle curve fiorentini e mi dissero che più di 2 mila posti non avrebbero concesso, quindi ci sarebbero state 13 mila persone in giro per Firenze. Rinviai la partita all’indomani, ebbi le critiche del grande presidente Sensi che ho sempre amato ma si gioco di lunedì. Non so questo tornare indietro quanto convenga, francamente: ci sarà una grande confusione e se ci dovessero essere incidenti ognuno dovrà prendersi le proprie responsabilità. Quello che mi dispiace è che le televisioni hanno grande influenza sul calcio, questo condiziona un po’ tutti dalla Lega alle Istituzioni. Bisogna tener presente anche questo aspetto”.

Ha parlato di ordine pubblico, lodando la scelta del prefetto Giannini: ma è davvero così difficile gestire l’ordine pubblico durante il derby di Roma? Non crede che la litania sulla pericolosità stia diventando qualcosa di romanzato che va a influire sui comportamenti delle tifoserie?

“Sono d’accordo, anche perché sono convinto che gli incidenti se vogliono farli li fanno la sera come anche il pomeriggio. Gli incidenti si prevedono prima, le tifoserie si mettono d’accordo. Mattina, pomeriggio o sera diventa la stessa cosa. All’interno dello stadio ormai quasi mai succedono incidenti, fuori sì. Non è una condizione indispensabile. Credo che adesso i tifosi abbiano capito e sono convinto che questi incidenti si possano prevenire. Ma quando si mettono in un cerchio di un chilometro 100 mila persone, chi deve andare da una parte e chi dall’altra, diventa difficile. Mi auguro che tutto vada bene con queste scelte”.

Il rinvio della stracittadina a lunedì alle 20:45, nonostante la prefettura abbia più volte ribadito che il derby non si possa giocare la sera perché pericoloso, è una perdita di coerenza che conviene allo Stato nel raccontare una certa verità?

“Capisco perfettamente, ma su questo posso rispondere solamente dopo. Non so quali notizie siano arrivate alla questura, se sono arrivate notizie di probabili incidenti è giusto spostarla al giorno dopo. Se queste notizie si sono rasserenate è giusto tornare a marcia indietro per accontentare Lega e televisioni. Nella speranza che non succeda niente, altrimenti prefetto e questore diventano gli obiettivi di tutti. E questo non sarebbe neanche giusto”.

Un pronostico sull’orario: prima o poi si potrà tornare a giocare il derby la sera?

“Sono decisioni che prendono il prefetto e il questore, non sono nelle loro teste. Io le facevo giocare di sera e me ne assumevo le responsabilità. Credo che adesso il tutto si sia rasserenato. La mia speranza, parlando della partita, è vedere la Roma andare in Coppa dei Campioni: sarebbe una gioia immensa”.

Cicinho: “Distrutto dall’alcol: in un giorno 70 birre e 15 caipirinhe. Oggi sono un pastore”

GASPORT – Per lui il calcio è stato un mezzo per un fine molto chiaro: bere. A 13 anni Cicinho si è avvicinato alle birre durante un festino con gli amici e da lì non si è più fermato fino ai 32. “Più crescevo e guadagnavo, più bevevo. A Roma ho fatto il record in un giorno: 70 birre, 15 caipirinha e due pacchetti di sigarette”. Oggi lo racconta con il sorriso di chi non ha più conti in sospeso col passato. (…) A Casal Palocco la sua villa diventa presto teatro di festini fino alle quattro di mattina: “Alle otto mi alzavo e andavo ad allenarmi”. Anni dopo scoprirà anche una forma di depressione, curata grazie all’aiuto della moglie. Oggi Cicinho vive a San Paolo, fa l’opinionista tv, non beve da 14 anni e da dieci mesi ha intrapreso anche un percorso come pastore evangelico.

Partiamo da qui. Come si è avvicinato alla religione? 

L’ex giocatore del Real e della Roma si racconta senza filtri: “Iniziai a bere a 13 anni a una festa, me ne sono innamorato. Vivevo il calcio così: guadagnare soldi per divertirmi. Ho 33 tatuaggi, ma soltanto otto li ho fatti da sobrio”

Come si è avvicinato alla religione?

“Grazie a mia moglie Marry. A Roma mi portò per la prima volta in chiesa. Oggi faccio i culti, parlo della storia di Gesù e l’anno prossimo celebrerò anche il matrimonio di due amici brasiliani in Italia. Credo molto in Dio: ti aiuta a purificarti dal male”.

(…)

Quand’è che ha perso il controllo? 

“Quando andai al Botafogo, nel 2001. Lì bevevo venti birre e dieci caipirinha al giorno. A 17 anni iniziai anche a fumare sigarette. Ma io il calcio lo vivevo così: volevo arrivare in alto, guadagnare tanti soldi e divertirmi. Quando sono arrivato al San Paolo e poi in nazionale pensavo di aver già ottenuto tutto”. 

(…)

Nessuno si accorse di questa sua dipendenza? 

“Stavo sempre a casa. Andavo a letto alle quattro del mattino e alle otto ero all’allenamento ubriaco. Prima di uscire bevevo tre o quattro caffè e mangiavo un pacchetto di cicche per coprire l’odore dell’alcol. E in campo andavo pure forte. Nemmeno Capello sospettava qualcosa”. 

(…)

Come nasce invece il trasferimento alla Roma nel 2007? 

“Grazie a Doni. Fece una videochiamata Skype con Totti che mi disse: “Guarda che i Galacticos siamo noi”. Mi convinse subito. E poi Roma aveva già avuto tanti brasiliani importanti come Cafu, Aldair e Zago”. 

Nella Capitale si è dato una regolata? 

“All’inizio sì. Con Spalletti mi trovavo benissimo e giocavo tanto. Poi nel 2009 mi ruppi di nuovo il ginocchio e ricominciai a esagerare. Lì ho capito che soffrivo di depressione, anche se all’epoca non volevo ammetterllo”

(…)

Però qualcuno cercò di darle una mano. 

“Bruno Conti soprattutto. Mi parlava sempre con affetto: ‘Cicinho, meno feste e più allenamento’. Anche Pradè mi stava addosso. A Roma sono legatissimo. Spero che un giorno mio figlio Emanuel ci possa giocare. Ha 5 anni e vuole diventare professionista”. 

Un segreto da rivelare negli anni di Roma? 

“Una volta Rosella Sensi entrò furiosa nello spogliatoio dopo una sconfitta e disse che non avevamo carattere. Heinze voleva che Totti reagisse, ma Francesco gli disse: ‘Aò, stai sereno, lo stipendio arriva lo stesso’. Heinze rispose: ‘Tu non puoi fare il capitano’. Da quel momento l’argentino non vide più il campo”.