Resa dei conti

IL TEMPO (L. PES) – È l’ora delle scelte. I Friedkin all’ennesimo bivio della lo-ro gestione romanista: Ranieri o Gasperini, non c’è altra stra-da. Il rapporto tra allenatore e senior advisor dopo le parole di Sir Claudio di venerdì non è più recuperabile e ora la proprietà dovrà decidere tempi e modalità di prosecuzione di un progetto naufragato sul nascere, nonostante la squadra si stia giocando ancora le pro-prie chance di qualificazione Champions. Da oggi a Trigoria ogni momento è buono per un confronto, che Gasp stesso auspicava nel post match di Roma-Pisa, trai due ma la vera direzione la tracceranno, come sempre, Dan e Ryan. Le posizioni sono chiare, cristallizzate, e la spe-ranza che fino a qualche giorno fa albergava nella testa dei proprietari di proseguire oltre le difficoltà con questo assetto, ormai è venuta meno. Da una parte c’è spnieri L’uomo che ha letteralmente risollevato le sorti dei giallorossi durante la scorsa stagione, quando a un certo punto il futuro si faceva sempre più buio e avvolto dalle paure. A lui la presidenza ha affidato, oltre all’incarico di guidare la squadra fino a fine stagione (con un’offerta per proseguire ancora in panchina gentilmente rifiutata da Claudio), anche la ricostruzio-ne futura con un parere determinante nella scelta del tecnico del futuro che, appunto, è ricaduta su Gasperini. Un uomo forte del quale, probabilmente, alcune sfaccettature sono state sottovalutate, tant’è che il rapporto inizialmente solido trai due ha iniziato a vacillare da subito, fino alla rottura pubblica. Quella di Ranieri è sembrata a tutti gli effetti una prova di forza. I concetti espressi con così tanta rabbia sul prato dell’Olimpico, sono gli stessi che in questi mesi hanno rappresentato materia di discussione a Trigoria. Anche perché il piemontese ben conosceva difficoltà e limiti della Roma, per questo il suo pressing conti-nuo non è stato mai particolarmente apprezzato a Houston, soprattutto dopo qualche bru-sca alzata di toni. Ma, come è evidente sin dal loro arrivo, ai Friedkin non piace mettere su piazza i problemi e non amano i toni esasperati. Per questo la scelta del senior advisor di portare alla luce del sole i dissidi interni con Gasperini non poteva trovare il placet della proprietà, pur partendo da contenuti condivisi in gran parte. Un vero e proprio all-in di Sir Claudio che ora vuole capire che tipo di reazione arriverà dal club, con la disponibilità eventuale anche a fare un passo indietro qualora il suo parere non sia più così determinante per il futuro giallorosso. Un fastidio, quello provato da Ranieri che negli ultimi giorni è aumentato dopo che i contatti tra Gasperini e la presidenza sono aumentati e che l’ex atalantino resta centrale per l’avvenire del club. La misura, già colma, è letteralmente esplosa dopo la conferenza stampa dell’allenatore di Grugliasco che, di fatto, ha sconfessato strategie e scelte di un progetto che era stato condiviso nemmeno un anno fa. Il tecnico, dal canto suo, ha scelto la via del silenzio dopo le dure parole di Ranieri, e ora attende anche lui di capire le prossime mosse con una posizione che, aldilà di alcuni momenti poco apprezzati, non è mai stata in bilico agli occhi di Dan e Ryan. La palla, quindi, passa ancora unavolta a loro. Difficile immaginare quale sia stavolta l’esito di una riflessione durata diverse ore dopo un weekend di silenzio. Quel che è certo è che il piano di salvare capra e cavoli è fallito. E se Ranieri sembrava intoccabile ora, anche per stanchezza, torna in gioco anche lui. Visto che anche Gasp tra un contratto blindato e la voglia di evitare l’ennesimo ribaltone in panchina, è difficile immaginarlo lontano da Trigoria. La partita è più aperta che mai.

Verso l’Atalanta: Wesley ci prova, Koné e Dybala puntano Bologna

La Roma riprende gli allenamenti verso l’Atalanta: out Pellegrini, possibile recupero per Mancini e Wesley, più indietro Koné e Dybala. Il weekend di riposo concesso da Gasperini è già alle spalle e da oggi pomeriggio la Roma torna ad allenarsi per preparare la sfida contro l’Atalanta, in programma sabato alle 20.45. Il tecnico dovrà rinunciare a Pellegrini per circa un mese, ma questa settimana spera di recuperare Mancini e Wesley. Difficile immaginarseli in gruppo tra oggi e domani, ma nei prossimi giorni torneranno a completa a disposizione. Il brasiliano ha già iniziato a correre sul campo, ma ha preferito non accelerare i tempi per evitare ricadute. Meno ottimismo per Koné, che proverà in extremis a strappare la convocazione, nonostante il suo rientro sia più probabile col Bologna, così come Dybala.

(Il Messaggero)

Roma, confronto Ranieri-Gasp A Trigoria si deciderà il futuro

LEGGO (F. BALZANI) – La resa dei conti che sa tanto di dentro o fuori. Dopo il clima non proprio idilliaco creato in questi giorni oggi a Trigoria si confronteranno Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini (nella foto con il ds Massara) che per prestigio ed età possono somigliare tranquillamente a Charles Bronson e Henry Fonda in C’era una volta il West. Sul tavolo tanti argomenti bollenti emersi prima e durante la sfida col Pisa. Posizione diverse di un rapporto in realtà mai sbocciato nonostante fu proprio Ranieri a scegliere Gasp per il nuovo progetto dei Friedkin. A tal proposito proprio Dan dovrebbe partecipare alla discussione in video conferenza. Il presidente non ha gradito affatto le ultime esternazioni del tecnico che somigliano tanto a quelle di Mourinho di qualche anno fa. All’epoca il responso fu: esonero dello Special One. Una mossa non proprio lungimirante e proprio questo vorrebbe evitare Friedkin. Ma Gasperini deve fare un passo indietro e di questo parlerà proprio oggi con Ranieri nella settimana che precede lo scontro diretto con l’Atalanta. Il primo punto riguarda il mercato di ieri e di domani. Serve unione di intenti, quindi basta polemiche su acquisti sbagliati o trattative sfumate. Si vince insieme, si sbaglia insieme. E se da un lato Ranieri (che gode della stima immutata della proprietà) farà presente a Gasperini come alcune impuntature (vedi Sancho) siano state dannose dall’altra parte il tecnico ribadirà di non avere una rosa adatta per due competizioni, soprattutto in attacco. Poi la questione rinnovi. Gasp vorrebbe tenere almeno Pellegrini. La proprietà, invece, spinge per il rinnovamento. Infine gli infortuni. Gasperini in questi mesi ha lamentato i recuperi lunghi imposti dallo staff medico, ma anche in questo caso per Ranieri sono stati accelerati troppi rientri. E questo riguarda anche il presente con i rientri di Wesley e Konè che potrebbero slittare. Intanto la tifoseria è sotto choc per l’ennesimo dualismo e il clima da guerra civile che si vive a Trigoria. Per la prima volta anche Ranieri è stato messo sotto accusa e la maggioranza vota per la permanenza di Gasperini.

Friedkin vuole Ranieri più operativo e vicino al club: proprietà disposta a parlare di un nuovo contratto

A Trigoria regna il caos e il clamoroso attacco di Claudio Ranieri a Gian Piero Gasperini nel prepartita di Roma-Pisa ha creato una profonda frattura tra le parti. L’allenatore non ha un buon rapporto nemmeno con il direttore sportivo Frederic Massara, il quale – come rivelato dall’edizione odierna del quotidiano – in diverse occasioni è tornato da solo da una trasferta e non con il pullman della squadra. Domani ci sarà l’incontro tra il Senior Advisor e il tecnico, con il primo che ha già fatto capire di essere pronto a farsi da parte. La famiglia Friedkin però punta molto su di lui, tanto da volerlo più operativo e vicino al club: la proprietà è disposta a parlare anche di un nuovo contratto, ma sarà Ranieri a decidere il suo futuro.

(La Repubblica)

Se decide Gasp

[…] Pensare che Ranieri e Gasperini possano lavorare ancora insieme è semplicemente utopico. Inutili, in questo senso, i tentativi dei mediatori più o meno improvvisati che ci hanno provato ieri.

Troppo diversi i caratteri, le attitudini, le mentalità, le modalità di lavoro, le filosofie tecniche. L’invito che Dan Friedkin aveva rivolto loro in una delle ultime riunioni, di trovare una sintesi per collaborare nella maniera più produttiva possibile, è andato disatteso. Ma forse non è neanche una questione di volontà: le crepe tra i due non sono rimarginabili e hanno un’origine neanche troppo recente, se è vero che già in agosto esplosero dei conflitti. […]

Nell’attesa decida Friedkin con quale assetto la Roma dovrà affrontare gli ultimi impegni della stagione e i primi della prossima: c’è da fare una squadra per vincere. Ma decida. Altrimenti il rischio è che a decidere sia Gasperini…

(Il Romanista – D. Lo Monaco)

La rinascita di Campo Testaccio: “Speriamo sia la volta buona…”

Prima il doppio ok di Municipio e Commissione, poi, giovedì, la delibera che fissa il pubblico interesse aprendo la strada alla Conferenza dei servizi, passaggio formale che, di fatto, è avviato da tempo nella sostanza tramite le numerose interlocuzioni con la Soprintendenza: per Campo Testaccio «finalmente ci siamo: dopo il via libera in Consiglio aspettiamo il progetto», dice Yuri Trombetti, oggi presidente della commissione Patrimonio. […]

Se tutto va come deve, ci saranno una piazza, un bar-ristorante, un parcheggio «leggero» sotto il campo, una palestra, un’area padel e, probabilmente, anche un museo con i cimeli giallorossi. […]

La priorità, per la Roma testaccina, è l’indissolubile legame con la squadra giallorossa. «Campo Testaccio rappresenta Roma e la romanità – precisa
Manuel Mariani, presidente del Roma Club -. Niente padel, né fitness, vogliamo che si renda omaggio all’As Roma».

(corsera)

I punti di rottura

Per la prima volta in oltre mezzo secolo di carriera Claudio Ranieri, 74 anni e non gliela racconti, ha deciso – sì, era consapevole della situazione di svantaggio – di giocare da perdente, sconfitto in partenza dalla classifica, dalla popolarità dell’“avversario” e dal momento. […]

Non ne può più di Gasperini, nonostante non ci siano stati screzi tra i due? Ranieri ha cominciato presto a capire Gasperini, allenatore fantastico, carattere che qualcuno definisce «impossibile», e sapeva bene che dopo un’uscita così forte e mirata la rottura sarebbe risultata inevitabile. Gli americani, che erano all’oscuro di tutto, non hanno certamente gradito, la frattura è insanabile. […]

Siamo a un passo dall’«o noi o lui», o dall’«o io o loro», anche se Claudio, persona e professionista degnissimo, sarebbe verosimilmente disposto a proseguire pur se con accenti diversi. 

Dove ha sbagliato Gasperini, secondo Ranieri? Nell’attaccare apertamente il mercato e la linea dei giovani; nel contestare l’operato dello staff medico; nel portare l’opinione pubblica sempre dalla sua parte: c’è riuscito anche dopo il 2-5 di San Siro; nel dare sistematicamente la colpa agli altri; nel farsi consigliare da Pietro Leonardi, amico personale del tecnico da undici anni fuori dal calcio dopo la radiazione ma in attesa delle motivazioni della Cassazione che lo ha assolto da tutti i reati contestatigli: Leonardi è stato l’ispiratore degli arrivi di Malen e Wesley, il cui agente Siqueira è un suo ex giocatore. […]

La proprietà è poco presente e allora perché non si dota di un alto dirigente serio e credibile in grado di evitare la collisione perfino tra due stelle con identici obiettivi?

(corsport – I. Zazzaroni)

Gravina: “La Nazionale non interessa a nessuno”

CORSERA – Un’ora per attraversare sette anni e mezzo. Gabriele Gravina, presidente dimissionario, non si fa sconti e non ne fa, raccontando per la prima volta dopo la maledetta notte di Zenica come e perché il calcio italiano è precipitato all’inferno. C’è spazio per rimpianti, proposte, analisi e un momento intenso di commozione: il calcio per Gravina è parte fondamentale della sua vita. «Ho assaporato la polvere dei campi di terza categoria e vissuto nel salotto buono, ho conosciuto persone meravigliose e ricevuto grandi delusioni. Una lezione di vita che custodirò gelosamente».

Presidente cosa l’ha più ferita dal momento in cui la Bosnia ci ha estromesso dal Mondiale?

«Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio».

[…]

I risultati della Nazionale determinano le crisi politiche: è giusto?

«No e l’ho detto in più di un’occasione. La Federazione promuove il gioco del calcio con un grande impatto sulla società civile. Pensiamo agli oltre 800 mila minorenni impegnati, ai progetti con le scuole, ai programmi sull’inclusione e sulla sostenibilità sociale e ambientale. Per non parlare dei risultati positivi delle Nazionali giovanili e di quelli delle azzurre. Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più..».

Perché si è dimesso?

«Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Ma non è tutto qui…».

Si spieghi meglio…

«Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione».

Ma in che Paese siamo se un presidente è costretto a stare rintanato nella sua abitazione o girare scortato?

«Un Paese in cui il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Il calcio è la cartina di tornasole della nostra società e in certi momenti diventa un luogo di frustrazione feroce e giudizi ciechi. Speravo che uscissimo meglio dal Covid e invece certi istinti sono addirittura peggiorati».

[…]

Ci sono state tante soddisfazioni in questi sette anni e mezzo di presidenza.

«La grande battaglia vinta quasi da solo per la sopravvivenza del calcio durante il Covid, l’Europeo a Wembley nel 2021, i numerosi successi delle Nazionali giovanili, la co-assegnazione di Euro 2032. Ma soprattutto l’aver creato la divisione paralimpica. Sapete quale è stato il momento più bello?». E qui Gravina si com-muove, lasciandosi andare… «Le mail e le testimonianze di tanti genitori — confida – che mi hanno offerto stima e supporto».

Presidente, questa è anche l’occasione per chiarire il concetto di dilettanti riferito agli altri sport e usato nel dopo partita della Bosnia…

«Mi spiace per come le mie parole siano state interpretate in Italia. Sicuramente andavano argomentate meglio: volevo sottolineare che il professionismo deve sottostare a regolamentazioni nazionali e internazionali. Di certo non era mia intenzione mettere in dubbio, né svilire, l’impegno e la professionalità degli atleti di altre discipline».

Perché non andiamo al Mondiale dal 2014 mentre gli altri sport stanno crescendo vertiginosamente?

«Adesso abbiamo avviato un progetto con i bambini per rimettere al centro la tecnica. La verità è che si fa fatica a perseguire l’interesse comune. La filiera del talento italiano non si sviluppa a pieno perché i club, che sono aziende private, perseguono i propri interessi e non ritengono funzionali il tempo e la fatica che servono per far sbocciare un giovane selezionabile per la Nazionale».

[…]

Spalletti, suo ex allenatore, caldeggia un Under 19 per ogni squadra, ma è vietato dalle leggi europee. Non si può fare proprio niente se non appellarsi al buonsenso dei club?

«Purtroppo no. Si può tentare solo con un sistema di incentivi per i vivai italiani. Uno su tutti potrebbe essere il credito d’imposta, ma il governo non ha mai voluto riconoscerlo».

Gattuso che ct è stato?

«Un allenatore preparato e una persona meravigliosa. Nonostante i pochi allenamenti a disposizione, è riuscito a dare un’anima alla squadra. Non è bastato e il primo a essere dispiaciuto è stato proprio lui».

Buffon può essere anche in futuro il dt della Nazionale?

«L’ho voluto io al Club Italia perché ritengo abbia una grande carriera da dirigente davanti a sé. In questi anni si è formato ed è cresciuto molto. Ora però tocca a lui fare le scelte migliori per il suo futuro».

Sia sincero: i giocatori hanno dato tutto? L’impressione è che abbiano già superato il trauma…

«Noi sulla carta siamo più forti dell’Irlanda del Nord e della Bosnia. Ho vissuto quei giorni con la squadra e i ragazzi mi hanno promesso che avrebbero dato il massimo: e così è stato. Qualcuno era acciaccato, qualche altro era arrivato al top della forma, ma non ha reso secondo le aspettative».

[…]

Cosa invidia alle altre Federazioni dei Paesi top, Inghilterra, Spagna, Francia e Germania.

«Lo sapete che adoro il modello tedesco. Loro sono ripartiti da zero nel vero senso della parola, tutti uniti e con lo stesso obiettivo. E adesso stanno cominciando a vederne i frutti. È una visione lungimirante che da noi non esiste. Diciamolo chiaramente: in Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali».

Con i ritardi nella costruzione e nell’ammodernamento degli impianti rischiamo di perdere Euro 2032?

«Sapevamo di partire con forti criticità, ma l’Europeo insieme alla Turchia, che rivendico come un grande successo della mia presidenza, serviva proprio da stimolo per riportarci a livello internazionale. I ritardi nella nomina del commissario e il mancato sostegno economico da parte del Governo non hanno generato l’accelerazione auspicata. Però non mi arrendo: nel mio ruolo di vicepresidente Uefa continuerò a lavorare affinché si concretizzi questa grande opportunità per l’Italia».

La riforma dei campionati sarebbe un primo passo per far ripartire il motore del calcio. Sono troppe 97 società nell’area professionistica.

«Assolutamente sì. Negli ultimi anni ho presentato alle componenti diverse proposte di riforma, ma fino a quando esisterà il cosiddetto “diritto d’intesa”, che è un vero e proprio “diritto di veto”, non ci potrà essere una riduzione con una conseguente riorganizzazione dei campionati. Quando parlo dell’aiuto che la politica può offrire al calcio, mi riferisco anche a questo: dare indicazioni al Coni affinché venga eliminato questo blocco nel nostro sistema di regole».

Adesso quale sarà il futuro di Gravina?

«Continuerò in Uefa dove sono stato votato dalle altre federazioni. La mia esperienza resta a disposizione, ma non sarò mai un ex presidente ingombrante».

Fabregas, Pioli, Valverde, Emery e De Zerbi oltre a Gasperini: ecco i nomi presentati da Ranieri ai Friedkin

Cesc Fabregas, Stefano Pioli, Ernesto Valverde, Unai Emery e Roberto De Zerbi: sono questi gli altri nomi, secondo il Corriere della Sera, presenti nella lista presentata dal senior advisor Claudio Ranieri alla famiglia Friedkin. Gasperini è stata la quarta scelta, il tecnico che ha detto “sì” dopo i primi tre no, ma sono stati sei i nomi interpellati. Il passaggio, secondo Ugo Trani, avrebbe offeso più la proprietà che l’attuale tecnico giallorosso.

Gasperini ha posto la permanenza di Pellegrini tra le condizioni per restare in giallorosso

Gasperini ha posto la permanenza di Lorenzo Pellegrini tra le condizioni per restare in giallorosso. Secondo quanto riferito da Niccolò Maurelli sulle colonne di la Repubblica, infatti, nonostante il rapporto tra l’allenatore giallorosso e il numero 7 sia partito in salita, Gasperini ha inserito il rinnovo di Pellegrini tra le condizioni per continuare alla guida del club giallorosso, schermandolo anche dalle minacce di rivoluzione della proprietà. Il numero 7, però, dovrà dimezzarsi lo stipendio, passando da 6 a 3 milioni, queste le condizioni del club.