R.I.P Roma

LR24.IT (A. CIARDI) – Primo luglio. È passata la mezzanotte da poche ore. Gli avventati e spregiudicati Friedkin non hanno rispettato le regole. All’alba, tramite PEC è arrivato il cartellino rosso che Ranieri, che la sapeva lunga, aveva annunciato a inizio settembre scorso: niente Champions League, Roma squalificata dalle coppe europee. E che cazzo, proprio stavolta che in Champions League era tornata dopo una vita. Incapaci! Bisognava realizzare plusvalenze per un centinaio e passa di milioni, ossia incassare almeno centocinquanta milioni dalle cessioni, ne hanno incassati una manciata vendendo ragazzini. Questo è ciò che prevedeva quel ramo dei media che per mesi ha suonato la marcia funebre e le campane a morto terrorizzando la gente. E ora? Nuova storia, nuovi presagi apocalittici. A novembre l’UEFA presenterà il conto! Farà pesare ai Friedkin la loro sfrontatezza e la loro incompetenza! Riparte la tarantella. Si ricaricano le bugie. Anche perché fra settembre e novembre, tecnicamente l’UEFA scambia informazioni con l’organo di controllo che esamina i conti dei club per conto del massimo organismo continentale calcistico.

Ma gli esiti, ossia l’entità della multa, come sempre, verranno resi noti nel cuore di giugno. Quel mese, giugno, che per tanti romanisti creduloni è diventato un incubo. Due strade. Entrambe senza via d’uscita. O vendi, e quindi depotenzi la rosa. O non vendi, e allora l’UEFA ti devasta. Doveva ancora finire l’estate del 2025, ma le prefiche specializzate già descrivevano l’apocalisse. Un ricordati che devi morire che ha leso la serenità di tanta povera gente, che non ha tempo e modo per approfondire temi finanziari applicati al calcio. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, simposi basati su informazioni sbagliate, veline velenose passate da dentro le mura, ma anche volontà malcelate di rancorosi che hanno in uggia la Roma per ragioni “misteriose”. Baggianate favorite dal silenzio di un club che fa del mutismo la sua ragione di vita. Ma le mignottate non hanno alibi. Tali restano. E intanto è già partito il sequel di una serie mediatica di melma. Vengono accusati i Friedkin che con incoscienza espongono la Roma alle imminenti intemperie di Nyon. Viene accusato Gasperini che avrebbe imposto di non fare partire nessuno. C’è chi già insinua che D’Amico non sia stato capace di vendere, (eh, ci fosse stato ancora Massara…).

Il 30 giugno, il giorno dell’Apocalisse, è risultato il più patetico degli ultimi dieci mesi. Ci siamo svegliati con la Juventus pronta a strappare Svilar alla Roma per due spiccioli. Peccato che a mettere in giro la voce fossero gli agenti del portiere che sono gli stessi di Martinez dell’Aston Villa, obiettivo bianconero, e lo hanno fatto per provare a smuovere gli inglesi poco propensi a cederlo alle cifre che vorrebbe spendere Madama. Svilar alla Juve, Pisilli conteso da Inter e Porto a prezzo di saldo Soulé sulla via dell’Arabia. Tutti in svendita. Non erano bastate le info perentorie fatte circolare nel giugno del 2025, quando sempre gli agenti di Svilar un giorno sì e l’altro pure sussurravano alla stampa che il portiere era in partenza perché la Roma per il rinnovo offriva una busta di fusaie. Si sfrutta la memoria corta della gente. Senza alcuna ammissione di responsabilità, neanche davanti a fatti che dicono l’esatto contrario di quanto diffuso negli ultimi dieci mesi. E allora, forse, la Roma stamattina è stata stangata sul serio dall’UEFA, siamo noi a non essercene accorti. Non ci resta che un messaggio: R.I.P. Roma. È stato bello.

In the box – @augustociardi75

Conosci il tuo nemico

LR24 (AUGUSTO CIARDI) – Inter e Napoli davanti, Como, Milan, Juventus, Atalanta, Bologna e Lazio alle spalle. La Roma che torna sul podio dopo una vita, per ordine di classifica finale della stagione precedente, in teoria partirà ad agosto in seconda fila, dietro le squadre che si sono equamente spartite gli ultimi quattro scudetti. Ma come stanno le altre quando stiamo per entrare nel mese di luglio, periodo di ritiri e di calciomercato che entra a regime? Finora, non è una novità, c’è poco da registrare. Molti movimenti sulle panchine, perché soltanto Inter, Roma, Como e Juventus hanno mantenuto gli allenatori con cui hanno concluso il campionato. I campioni d’Italia ripartiranno con la base migliore, anche se giugno è stato un mese di pali centrati. Convinti, con tanto di stampa a fungere da valletta sorridente e accondiscendente, di avere acquistato il Golden boy del decadente calcio italiano, Palestra, fino a quando, a inizio settimana, Marotta e soci hanno fatto i conti con la crudeltà del mercato e dei ricconi del Chelsea che ha ricoperto d’oro il calciatore e l’Atalanta. Passano ventiquattro ore e il tam tam mediatico si fa incessante ma anche patetico. Inter, ecco Nico Paz. Che saluta il Como, torna al Real che lo vende ai nerazzurri. Niente. Altro buco nero. Il Como, che fa sul serio nonostante ci sia chi ancora non lo prende sul serio, sgancia quasi sessanta milioni e lo fa suo. E ora? l’Inter va rinnovata, Chivu ha fatto un eccellente lavoro ridando stimoli a un gruppo che sembrava a fine ciclo. Soldi evidentemente ce ne sono, perché pronti stavano mettendo cinquanta milioni sul piatto per Palestra. Poi ci sarà da vendere, e come al solito si parla di Frattesi da piazzare a peso d’oro sulla stampa amica. Insomma, nonostante la falsa partenza di un giugno carico di delusioni sul fronte entrate, la sensazione è che l’Inter sarà per l’ennesima volta in pole position. Cose da fare: urge il sostituto di Dumfries, l’erede di Mkhitaryan (per questo sognavano Palestra e Paz), e possibilmente un mediano al posto di Frattesi e un altro difensore centrale.

Il Napoli riparte da Allegri che innanzitutto prova a dare nuova linfa ai senatori, a cominciare da chi sembrava in partenza come Lobotka e Anguissa, quest’ultimo ancora non convinto di restare. C’è necessità di trovare un attaccante che affianchi o dia respiro a Hojilund perché Lukaku è ai saluti e Lucca è stato bocciato senza appello. Non ci sarà una rivoluzione perché sulle fasce d’attacco a gennaio è arrivato Alisson, che si è inserito molto bene. Un mediano e un laterale di difesa potrebbero bastare. Mercato di attesa per il Napoli, senza scossoni in uscita.

Il Milan ha fatto rabbrividire i suoi tifosi e spiazzato gli osservatori neutrali. Un tempo esempio perfetto di organizzazione societaria, dopo avere fatto piazza pulita il giorno dopo l’ultima di campionato, Cardinale ha provato a inserire in organigramma una miriade di stranieri, a cui si è aggiunta la caccia all’allenatore poi conclusa con Amorim, di sicuro non la prima scelta. Tecnico valido, che sta provando a convincere gli scontenti a restare. Il primo è Pulisic, poi c’è Rabiot, gente che prima della fine dei mondiali non prenderà alcuna decisione. C’è Leao sul mercato, ma non ha più l’appeal di qualche anno fa. Gonzalo Ramos è il nuovo arrivato che non può fallire. Dopo avere speso 40 milioni per Gimenez e 40 per Nkunku (che comunque non è una prima punta classica), i circa 70 investiti sul giocatore del PSG sono un peso di responsabilità per il portoghese e per chi lo sta ingaggiando. Al Milan serve tanto. Un laterale destro, un centrocampista centrale, e almeno un esterno d’attacco soprattutto se partisse Leao. Il Milan portoghese più che al rimpasto dirigenziale interno, si affida a Jorge Mendes. E infatti sta arrivando anche Antonio Silva dal Benfica.

La Juventus a metà giugno ha fatto l’ennesima rivoluzione nell’organigramma. Via Comolli, ecco Carnevali, che si è meritato una chance importante dopo tanti anni al Sassuolo. C’è il nodo centravanti. È appena iniziata una nuova telenovela con Vlahovic protagonista. Il fattore Spalletti potrebbe incidere sulla sua permanenza, ma a cifre nettamente inferiori a quelle del contratto praticamente scaduto. L’alternativa Sorloth convince. Poi bisognerà fare cassa, perché mancheranno gli introiti della Champions League. Cambiaso due estati fa era un oggetto dei desideri per molti. Il suo rendimento è nettamente scaduto, la Juventus dovrà essere molto brava per piazzarlo all’estero, o all’Inter. Ai saluti anche Miretti, poi bisognerà trovare un amatore per Openda, e capire, in caso di offerte elevate per Bremer, se valga la pena privarsi del miglior difensore della rosa, forte, ma non fortissimo come lo descrive l’opinione pubblica italiana.

Del Como abbiamo già scritto. Tengono i migliori a cominciare da Paz. Nessuno si azzarda neanche a chiedergli i vari Da Cunha e Perrone. Stanno rivoluzionando il settore giovanile rastrellando talenti. Chi non capisce che il Como è una realtà consolidata, è ottuso.

L’Atalanta riparte da Sarri e Giuntoli. Cambiano allenatori e direttori sportivi ma non la filosofia societaria. Che continua a scandagliare il mercato nord europeo per sfruttare, valorizzare e poi vendere i nuovi talenti. Carnesecchi rimarrà un altro anno. Uno fra Zappacosta e Bellanova può partire, Ederson era impossibile trattenerlo, è l’ennesima plusvalenza milionaria di un club esemplare per virtù.

Il Bologna con Tedesco prova a innaffiare un nuovo progetto. Il colpo dell’estate sarà trattenere Rowe, mentre Castro in cambio di trentacinque milioni può andare via, ma si aspetta una proposta dall’estero. In entrata, viene monitorato Robinio Vaz della Roma. Bologna da classifica medio alta ma sembra un’utopia che possa rivivere i fasti dell’ultima stagione di Thiago Motta e della prima di Italiano.

La Lazio rischia di vivere una stagione copia e incolla dell’ultima. Il mercato stavolta non è bloccato ma limitato. Perché c’è l’obbligo di vendere e di dismettere. Hanno già salutato Romagnoli e Provedel. In attesa di un’offerta da venticinque-trenta milioni per Gila.

In the box – @augustociardi

Il fascino del potere

LR24 (AUGUSTO CIARDI) – I dirigenti italiani, un tempo fiore all’occhiello del nostro calcio, sono stati molto bravi nell’opera di rastrellamento di fidati paracollaboratori. Sapendo bene che più ossi lancerai, più avrai dalla tua parte gente disposta a gettarsi ai tuoi piedi per idolatrarti. Da un lato c’è il fascino del potere, credendo che per farne parte si debba entrare nell’orbita dei potenti, prestandosi e prostrandosi in cambio di briciole. Assecondandoli, difendendoli, diffondendo i messaggi ricevuti, non mettendoli mai in discussione. Insomma, diventando parte di una propaganda che esiste da quando esiste il mondo. In politica come nel calcio. Si accetta di andare contro gli avvenimenti credendo che l’unica interpretazione che conta sia quella del proprio signorotto, che non va mai discusso ma appoggiato senza condizioni e senza spirito critico. Se un dirigente mi dirà, perché ha interesse nel farlo, che è obbligatorio vendere due o tre calciatori, ci crederò senza sentirmi in obbligo di cercare verifiche. Me lo ha detto lui, ci credo, lo urlo, cerco di fare proseliti in ogni modo affinché attraverso la comunicazione il signorotto possa avere sempre meno gente disposta a criticarlo. Oppure, sempre a suo favore, combatterò con ogni mezzo il suo antagonista, anche usando l’arma della diffamazione. Tentativo quasi patetico di creare assuefazione. Sentirsi potenti facendo da megafono ai potenti. Senza rendersi conto che i potenti stessi si sganasciano dalle risate al pensiero di avere fidi paracollaboratori che si convincono di essere loro amici e di sedere alla stessa tavola. In queste ore si parla di Inter beffata perché il Chelsea ha messo le mani su Palestra alzando vertiginosamente le cifre per cartellino e ingaggio. Al netto di chi ha fatto l’affare, bisognerebbe spiegare come sia stato possibile per due settimane, dare per conclusa, a favore dell’Inter, un’operazione che conclusa non era affatto. Per dovere di informazione, e per rispetto di chi all’informazione arriva, o crede di arrivare, pagando soldi per comprare giornali e abbonamenti.

In the box – @augustociardi

La vita degli altri

LR24 (AUGUSTO CIARDI) – Che la Roma possa vendere un big, non c’è bisogno di ricordarlo. Lo fanno dalla mattina alla sera, da dieci mesi, molte testate e molti organi di informazione e/o intrattenimento, usando toni apocalittici, annunciando diaspore, svendite, strali infuocati dell’UEFA nel caso contrario. Una litania ripetuta come un mantra che non solo è inflazionata, ma pateticamente basata su supposizioni, o forse anche desideri, se non addirittura di tentativi di autocelebrazioni future. Non sui fatti. Concentriamoci sui nomi secondari, come se fosse una piccola distrazione dai tormentoni banali e poco strutturati. Non parliamo, quindi, di Svilar, Ndicka, Kone, Pisilli e Soulé.

Parliamo degli altri. Partiamo da Ziolkowski, per il quale qualcuno che non lavora più a Trigoria era stato bravo in inverno a fare circolare voci su club inglesi pronti a ingaggiarlo anche per venti milioni. Anche a gennaio. Informazioni gonfiate, perché il difensore è valido, perché potrebbe essere sacrificato, ma non ci sono a oggi offerte scritte, soprattutto non è mai ancora arrivata a Trigoria una proposta da venti milioni di euro, che la Roma attende. È vero che qualora dovesse partire, per lui la destinazione più probabile sarebbe la Premier League. A centrocampo, è durata una manciata di ore l’attenzione mediatica sullo scambio El Aynaoui-Dodo. Niente di realizzabile, neanche usando la fantasia più sfrenata. Il marocchino ha tanti estimatori, in Coppa d’Africa furono stese relazioni più che positive su di lui da scout di club spagnoli, ma le possibilità che lasci la Roma sono ridotte, perché se parte un centrocampista, quasi sicuramente sarà Kone.

Angelino cerca squadra. Ha capito che a Roma per lui non c’è spazio. La Roma gli dà praticamente carta bianca. Il terzino dal gennaio 2024 ha tenuto un comportamento esemplare. Dopo anni in Inghilterra, Germania e Turchia, credeva di avere radici a Roma. L’ultima stagione, piena di inconvenienti, ha azzerato le sue convinzioni sotto tanti profili. La sua rinascita calcistica la vede in Spagna, dove tutto ebbe inizio. L’unica soluzione praticabile è il prestito con riscatto a condizioni da realizzare. Due anni fa, in questi giorni si iniziava a parlare di Dovbyk, a luglio sarebbe arrivato, era il pichichi della Liga. C’erano speranze e aspettative. Ridotte all’osso dopo due stagioni che lo portano oggi a essere considerato per una semplice cessione in prestito, sperando che fra un anno, forse al Villarreal, possa essersi riabilitato così da permettere alla Roma di recuperare parte dell’investimento fatto quando lo acquistò dal Girona.

Chiusura di Vaz, ragazzino col talento da dimostrare che nei primi mesi ha girato per Roma con il peso di un frigorifero caricato dalle responsabilità, non sue, di un prezzo elevato pagato dalla Roma a gennaio. C’è da preservarlo: prestito o mantenimento in rosa? Risposte non semplici perché se va in pensiero serve una squadra che gli garantisca alto minutaggio? Possono farlo Bologna e Cagliari, a lui interessate? Se resta rischia di vedere poco il campo ma di imparare tanto in allenamento da Gasperini. Il tempo per sciogliere il nodo non manca. Diffidare da possibili news su club pronti a spendere venti milioni per prenderlo subito. Per fortuna non c’è nulla da dire sui prestiti rispediti al mittente dopo una stagione da dimenticare per il loro rendimento. Tsimikas, Zaragoza e Ferguson, più Bailey. Una collezione di flop che ha portato all’addio pure chi aveva deciso di puntare erroneamente su di loro.

In the box – @augustociardi

No scambisti

LR24 (AUGUSTO CIARDI) – C’era una volta lo scambio di cartellini. Uno degli ultimi, a suon di plusvalenze, portò Spinazzola alla Roma e Luca Pellegrini alla Juventus. A inizio anni duemila, Inter e Milan erano molto collaborativa fra loro. Gli scambi riguardavano sovente giovani del vivaio ipervalutati che non hanno lasciato tracce nel calcio, oppure negoziavano affari che poi risultavano tali solo per i rossoneri. Pirlo al Milan in cambio di soldi più il cartellino di Brncic. Scambio alla pari fra Coco e Seedorf, entrambi valutati 22,5 milioni di euro, coi nerazzurri convinti di avere tirato la fregatura a Galliani e Berlusconi.

Altri tempi. Oggi improponibili. In passato, a mercato aperto, la definizione “contropartita tecnica” apriva un mondo. Anche al plurale. Pure in versione estera. Nel 2009 Ibrahimovic costò al Barcellona 69 milioni, cartellino di Eto’o compreso. Anni dopo il Napoli prenderà Osimhen dal Lille per 60 milioni più i cartellini di quattro ragazzini delle giovanili, dei quali diventa superfluo persino ricordare i cognomi. Oggi di quel calciomercato antico rimangono soltanto le contropartite tecniche sottoforma di giovani, con un futuro da calciatori e non utili solo per il bilancio, da girare nelle operazioni. Perché scambiare cartellini di calciatori con la carriera già “definita” è assai complicato, considerando le troppe parti che vanno messe d’accordo: due club, due calciatori, due entourage, più intermediari, più la diversità dei contratti sempre più articolati anche alla voce diritti di immagine. Se proprio c’è interesse reciproco per i tesserati da parte di due società, le operazioni vengono condotte in modo distinto, senza includerle in accordi quadro complessivi.

Nei giorni scorsi si è scritto che Roma e Fiorentina stavano pensando a uno scambio fra El Aynaoui e Dodò più soldi a favore del club giallorosso. Al netto dei pareri su questa possibilità, per i motivi citati, un’operazione così articolata non ha ragione neanche di essere immaginata. I calciatori aziende fanno gruppo, più o meno, nello spogliatoio, ma davanti ai moduli federali ogni azienda è fine a se stessa. Gli scambi, spesso fantasiosi, del passato, che troppo spesso servivano per fare un po’ di maquillage alle casse societarie, sono lontani ricordi. Non più proponibili.

In the box – @augustociardi

Una bella mediana

LR24.IT (A. CIARDI) – Se a fine mercato la Roma avesse ancora in rosa Kone, El Aynaoui, Pisilli e Cristante, avrebbe un centrocampo all’altezza delle ambizioni. Gasperini in mezzo gioca a due, quindi conterebbe a tempo pieno su due alternative ai due titolari, da ruotare. La Roma nel 26-27 giocherà un minimo di 47 partite, come lo scorso anno, ma più dello scorso anno le almeno otto gare europee saranno più dispendiose anche mentalmente, di conseguenza potere alternare chi va in campo avendo elementi di spessore gioverà.

Pisilli è cresciuto dando ascolto a Gasperini, perché a dicembre chi gli sta attorno faceva pressione affinché se ne andasse, mentre l’allenatore, anche in conferenza stampa, auspicava che il ragazzo decidesse di restare, perché avrebbe trovato spazio e sarebbe diventato una pedina importante. Così è stato. El Aynaoui avrà un anno di esperienza in più nel calcio italiano, e non dovrà saltare più di un mese per la Coppa d’Africa. Il marocchino piace a Gasperini, nonostante le vedove di Massara abbiano insinuato dubbi sul fatto che nella scorsa stagione giocasse poco perché il tecnico non dava spazio ai calciatori acquistati per volere espresso dell’ex direttore sportivo. La realtà è che quando El Aynaoui non giocava, non meritava di giocare. Semplice. Quest’anno sarà diverso. Kone sembra quello più a rischio, ma se alla fine il sacrificato fosse Soulé, il francese potrebbe restare, nonostante la classica dichiarazione da straniero che sta in Nazionale, perché quando gli hanno chiesto lumi sul futuro e dell’interessamento dell’Inter, ha risposto dal ritiro della Francia “vedremo, ora sono concentrato soltanto sui Mondiali”. Un grande classico. Niente di sconvolgente. Cristante sta addirittura prolungando il contratto. Avrà più concorrenza, giocherà qualche partita in meno, ma guai a sottovalutare la stima degli allenatori nei suoi confronti. Non a caso quest’anno è stato titolare inamovibile nella squadra terza in classifica.

In definitiva, la Roma che deve rivoluzionare le fasce d’attacco, deve reperire un vice Malen, deve ingaggiare almeno un esterno da aggiungere a Wesley, Rensch e Celik, e deve monitorare le offerte per Ndicka e Ziolkowski perché in caso di partenza di uno dei due avrebbe bisogno di un altro difensore, se riuscisse a mantenere una mediana con Kone, El Aynaoui, Pisilli e Cristante, darebbe una bella mano al tecnico. Che ha dimostrato di volere e di puntare su tutti e quattro.

In the box – @augustociardi75

Luglio col bene che ti voglio…

LR24.IT (A. CIARDI) – Non se ne esce. Non si impara dagli errori, si ripetono all’infinito. Ogni volta che arriva il mese di giugno parte la cantilena. La Roma vende, la Roma svende, la Roma viene descritta come se fosse in mano a degli strozzini che le succhiano l’anima. Giugno, un incubo e non un sogno. La rincorsa parte da lontano, come quando Roberto Carlos si apprestava a battere i suoi proverbiali calci di punizione. Quest’anno poi c’è stata la complicità grave di due ex dirigenti e paradirigenti purtroppo disastrosi nella gestione del comparto tecnico romanista. Spiace mettere nel calderone Ranieri, che ha fatto coppia infelice con Massara a livello dialettico già dallo scorso settembre, quando come prefiche piangevano per un funerale tecnico che neanche stavolta verrà officiato. I quotidiani nazionali del nord ci sguazzano, la Roma terza in classifica, col migliore allenatore italiano della prossima Serie A e con uno dei migliori direttori sportivi su piazza in arrivo, viene raccontata come un negozio che liquida tutto perché prossimo al fallimento.

Servirebbero schiene troppo dritte per parlare dei problemi di Milan e Juventus. Inoltre c’è ancora qualche cariatide che pensa di vendere copie illudendo i lettori coi titoloni accattivanti. Gente fuori dal tempo presente. In più il malvezzo di alcuni locals smaniosi di scoop regolarmente mancati, che si spacciano per esperti di finanza, di plusvalenze, forse anche di numismatica. E in questo caso non sono servite a nulla le ultime due estati, quando la Roma non ha svenduto un cazzo di niente e, anzi, ha speso, a volte sperperando, tanto. La giostrina triste è ripartita. Giugno è un cazzotto sul grugno. Via Kone, va Ndicka, ciao ciao Ziolkowski, occhio a Svilar. Che poi qualcuno di questi saluterà, sta nella natura del mercato. Non esistono incedibili, in nessun club. Spoiler: arriverà luglio, e i “malesseri” smascherati, si maschereranno di nuovo, da professori appatentati, che col senno del poi e col senso del ridicolo del mai proveranno ad ammaliare i più sempliciotti raccontando con dovizia di particolari il perché la Roma non abbia fatto plusvalenza per cento, duecento, trecento milioni, come se non fossero inesattezze messe in circolo da loro stessi. Libri aperti. Storielle noiose e ripetitive. Luglio, col bene che ti voglio, fai in fretta ad arrivar…iaiaiaiaaaa.

In the box – @augustociardi75

Campionato di calcio di seriet’à

LR24.IT (A. CIARDI) – Il calcio nasce come gioco, si sviluppa come sport, cresce come passione, e siccome è il più amato e praticato al mondo, deflagra come business. Da qualsiasi lato lo si osservi, che sia considerato un gioco, uno sport, una passione o venga visto e praticato come business, richiede serietà. La seconda Roma americana, quella taciturna eretta nel 2020 dopo anni di sparate da fanfaroni della prima era che morì sotto COVID, ha finora prodotto una vittoria in Conference League, una finale di Europa League rubata nel silenzio che fu più doloroso degli scempi di Taylor, quindi, dopo una vita, una qualificazione alla Champions League. Accolta con gioia, ma non festeggiata coi caroselli, e tanti saluti ai presunti romasnobisti che hanno vanamente tentato negli anni di convincere i tifosi che il piazzamento valesse più di un trofeo. La Roma ha chiuso al terzo posto il campionato. Occhio! Le ultime due giornate potevano ribaltare la classifica, un po’ come fa Alessandro Borghese nel format sui quattro ristoranti.

La Roma meritatamente terza poteva addirittura finire sesta. Invece la classifica finale le ha dato ciò che meritava. Con buona pace dei polentoni caduti in depressione per i flop di Milan e Juventus, e dei gufi locali (alcuni con la sciarpa giallorossa al collo), convinti che la squadra di Gasperini sia finita sul podio grazie ai suicidi delle big crollate nel finale. Memoria da pesci (lessi) rossi: se non ci fosse stato il blackout nell’ultimo quarto d’ora contro la Juventus, la Roma avrebbe chiuso i conti fra marzo e inizio aprile. Però il calcio è strano, direbbe Caressa a Bergomi, e un folle finale ha riconsegnato la Roma all’Europa che conta di più.

Ecco perché ora bisogna preparare al meglio il campionato di Serie A, facendolo diventare il campionato di Seriet’À. Perché non ci si deve sedere. Non bisogna dare per scontato che dal terzo posto si può soltanto crescere. Serve giocare d’anticipo, serve avere finalmente una struttura che viaggi sulla stessa lunghezza dell’allenatore. Senior advisor e Direttore sportivo, fa male scriverlo (soprattutto per ciò che Ranieri ha rappresentato per la Roma), hanno fatto la fine dei Lemmings. È rimasto in piedi Gasperini ma non c’erano dubbi, perché assieme a Conte è il miglior allenatore italiano (Ancelotti a parte), ma non è giusto che debba vivere un’altra stagione da uomo solo al comando. Per quanto la sua truppa abbia dato l’anima per dieci mesi. Dopo anni di fanfaronate presuntuose e poco avvezze al contraddittorio di dirigenti o sopravvalutati o improvvisati, tenuti in spalla da paggetti che hanno provato in ogni modo a mostrarli al popolino manco fossero madonne pellegrine, finalmente c’è una base, ci sono le fondamenta.

Urge costruire il palazzo. Con serietà, senza più ritardi, senza possibilità alcuna di alibi per dirigenti che devono diventare operativi e lavorare gomito a gomito con l’allenatore il prima possibile. Perché dopo le grandi mosse per grandi innesti come Mourinho, Dybala e Lukaku, la mossa più spiazzante in positivo è stato avere accordato a Gasperini piena fiducia, addirittura buttando giù dalla torre un monumento al romanismo come Ranieri. Ora, con serietà, serve proseguire, edificare, fortificare. Perché in un calcio italiano livellato, e non importa se verso l’alto o verso il basso, in centottanta minuti puoi ritrovarti dal terzo al sesto posto. Perché il calcio è strano, Beppe.

In the box – @augustociardi75

Scegli dalla lista il prestito che preferisci

LR24.IT (A. CIARDI) – Pronti, partenza, via!
Frattesi, Diouf, Luis Henrique, Asllani, Pavard. Meret, Mazzocchi, Anguissa, Gilmour, Neres, Giovane, Lucca, Marin, Marianucci, Lindstrom, Lang. Diao. Athekame, De Winter, Estupinian, Fofana, Loftus-Cheek, Gimenez, Leao, Musa, Bennacer, Chukwueze. Di Gregorio, Cabal, Gatti, Miretti, Koopmeiners, David, Openda, Arthur, Douglas Luiz, Joao Mario, Nico Gonzalez. Samardzic. Dominguez, Dallinga.
Abbiamo evidenziato gli esuberi (di varia natura) delle squadre che hanno finito il campionato davanti e alle spalle della Roma: indesiderati, esodati, chi non servirà ai nuovi allenatori, richiedenti del foglio di via prestiti che tornano senza disfare la valigia. Insomma, gente da scambio di prestiti, perché pure la rosa della Roma ha le sue spine (perdonate la metafora banale). Chi può fare al caso della Roma? Giochiamo? Che poi, spesso, semplici associazioni di idee diventano trattative vere e proprie. Gli scambi di cartellino a titolo definitivo sono sempre più rari perché entrano in scena troppi soggetti, fra club, calciatori, agenti e intermediari, ma gli scambi di prestiti sono sempre più in auge, perché è un po’ come pescare nei mercatini dell’usato, e perché magari è la volta buona che gli esuberi si rivalutano e i bilanci possono sorridere in prospettiva.

Dici Frattesi e si pensa alla Roma, da anni. Da troppi anni. Un passato a Trigoria da ragazzino, una felice esperienza al Sassuolo, in tre anni di Inter è stato il dodicesimo per eccellenza nella squadra campione d’Italia allenata da Inzaghi, poi via via si è spento, al punto che nell’ultima stagione è diventato un caso da Sciarelli. Il vento della stampa soffia forte alle sue spalle, perché meno gioca è più continuano a scrivere che costi trenta milioni di euro. Avere ottimi agenti aiuta assai. Serve a Gasperini che gioca a due in mediana? Lui che è una mezzala da centrocampo a tre sarebbe utile come esterno d’attacco che si accentra? Tanti dubbi spazzati via da richieste oscene per un desaparecido. Nel Napoli c’è una vecchia colonna degli azzurri, Anguissa, che dopo avere avuto una media gol nei primi mesi del campionato da fare invidia a un attaccante, si è bloccato a causa di guai fisici per un ultratrentenne ultrausurato che potrebbe cambiare nazione. In avanti, Neres continua a essere bianco e nero, se è in giornata spacca, se non è in giornata spacca qualcosa di intimo degli allenatori. Velo pietoso su Lang, che si è confermato un mezzo giocatore a certi livelli, bocciato pure nell’ultimo semestre turco.

Il Como, che ha meno problemi di tutti alla voce esuberi a testimonianza di quanto sappiano lavorare bene in riva al lago, deve decidere cosa fare per Diao, talento cristallino che ha passato tanti mesi in infermeria, il Como per lui sfoglia la margherita, per la Roma potrebbe essere una buona pedina alternativa in prima linea. Il Milan e la Juventus sono quelle messe peggio alla voce esuberi. Non a caso sono le due squadre fra le big che sono andate peggio nell’ultimo anno. Del Milan potrebbe essere interessante valutare Fofana, se partisse uno fra Kone ed El Aynaoui, anche se bisognerebbe strutturare un piano di restauro per lui, che quest’anno ha avuto un’involuzione impressionante. Un anno fa si parlava di Musa. Flop il prestito all’Atalanta, fuori dalla lista dei convocati per i Mondiali, meglio non maneggiare questa possibilità.

Nella Juventus ci sono un paio di elementi interessanti, forse anche tre. Koopmeiners avrebbe un senso, lo avrebbe avuto ancora di più un anno fa, ma la dirigenza della Roma sonnecchiava. Se si pensa a uno scambio di prestiti, tirando in ballo Dovbyk, che intriga Spalletti, per la Roma sarebbe una manna dal cielo. Poi complicato girare l’ucraino per avere David, che guadagna cifre monstre e che la Juventus proverà a cedere in Inghilterra. Douglas Luiz è diventato un pacco postale. Dall’Aston Villa alla Juventus, dalla Juventus al Nottingham per cinque mesi quindi di nuovo a Birmingham. Dove ha fatto soltanto intravedere il talento che fece innamorare mezza Europa nel 2024. Emery non sembra convinto nel dare l’ok al riscatto. Ingolosisce, ma c’è il rischio che abbia imboccato la parabola discendente di carriera. Nico Gonzalez vuole fortissimamente l’Atletico Madrid, dove ha giocato parecchio e dove ha realizzato anche cinque gol. Dipende dagli spagnoli, che non mettono il suo riscatto in cima alla lista delle cose da fare. Brutti grattacapi per Madama, che ancora fa i conti col contratto di Arthur, di rientro dal millesimo prestito.


La Roma più che esuberi ha materiale di vendita. Il vero esubero è Dovbyk, perché per fortuna gli scempi confezionati dalla dirigenza sportiva avevano tutti una scadenza, da Bailey a Ferguson, da Tsimikas a Zaragoza. Uno degli aspetti positivi dei prestiti è che se sbagli dirigente, a fine anno mandi a casa lui così come se ne tornano a casa loro.

In the box – @augustociardi75

Oaktree, (virgola) compra la Roma

LR24.IT (A. CIARDI) – Ci risiamo. Ma la colpa in questo caso è di chi ha scarsa memoria. Giugno 2024: grandi esperti di mercato e grandi sedicenti esperti di Roma annunciarono che il club che avrebbe comprato soltanto in caso di cessioni: la Roma spese 120 milioni al mercato estivo. Giugno 2025: si dava per scontato che la Roma avrebbe perso Svilar, perché per il rinnovo offriva uno stipendio da fame, e che avrebbe venduto Kone e svenduto Ndicka perché “er ferplei finanziario impone mille cessioni”. Svilar firmò un contratto da nababbo e la Roma in quella estate avrebbe beccato una piccola multa, trattenendo i calciatori dati in partenza. Agosto 2025: non contenti, i grandi sedicenti esperti di Roma e di mercato diedero per scontata la cessione di Kone all’Inter, che avrebbe potuto prendere il francese quando e come voleva. Bugie gigantesche sotto ferragosto, sputtanate dagli eventi. L’Inter neanche formulò una proposta ufficiale, perché sarebbe stata irricevibile, in quanto neanche si avvicinava a trenta milioni, che poi fu “costretta” a dirottare su Diouf. Inizio settembre 2025: la collana di bassissima bigiotteria si allunga perché viene servita l’ennesima polpetta avvelenata, si racconta la Roma con l’acqua alla gola che nel il giugno 2026 sarebbe stata costretta a vendere per settanta, novanta, cento, centoventi milioni di euro di plusvalenze. Disegno da disastro apocalittico che trovò facile sponda negli ex dirigenti e paradirigenti che, invece di allontanare voci destabilizzanti per il club, misero il carico da undici facendo intendere che la Roma avrebbe passato l’estate successiva (questa) col piattino in bocca tipo De Sica a Compagni di scuola, per elemosinare soldi atti a evitare la scure di Nyon. Balle. Su balle. A cui si aggiungono balle. Perché secondo i soliti bene informati, la Roma sta per vendere mezza squadra all’Inter. Da Kone a Mancini, e forse pure Ndicka. Scusate, ma il fondo Oaktree non farebbe prima a comprarsi la Roma? Attenzione però, perché il supermercato Roma secondo gli espertoni è aperto a tutti. Ndicka piace pure alla Juventus, che strizza l’occhio pure a Pisilli. Per non parlare di Svilar e Wesley, che fanno gola all’estero. Insomma, la Juve e il Milan reduci da flop epocali e fuori dalla Champions League puntano chiunque, sono pronti a comprare tutti; la Roma, pur tornando in Champions League deve vendere tutti. Fosse soltanto la stampa del nord, non sarebbe una novità. Il problema è che dentro Roma che chi aggiunge balle su balle, spargendo terrore immotivato, con toni funebri e un filino iettatori. Ricordati che devi morire!

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