No scambisti

LR24 (AUGUSTO CIARDI) – C’era una volta lo scambio di cartellini. Uno degli ultimi, a suon di plusvalenze, portò Spinazzola alla Roma e Luca Pellegrini alla Juventus. A inizio anni duemila, Inter e Milan erano molto collaborativa fra loro. Gli scambi riguardavano sovente giovani del vivaio ipervalutati che non hanno lasciato tracce nel calcio, oppure negoziavano affari che poi risultavano tali solo per i rossoneri. Pirlo al Milan in cambio di soldi più il cartellino di Brncic. Scambio alla pari fra Coco e Seedorf, entrambi valutati 22,5 milioni di euro, coi nerazzurri convinti di avere tirato la fregatura a Galliani e Berlusconi.

Altri tempi. Oggi improponibili. In passato, a mercato aperto, la definizione “contropartita tecnica” apriva un mondo. Anche al plurale. Pure in versione estera. Nel 2009 Ibrahimovic costò al Barcellona 69 milioni, cartellino di Eto’o compreso. Anni dopo il Napoli prenderà Osimhen dal Lille per 60 milioni più i cartellini di quattro ragazzini delle giovanili, dei quali diventa superfluo persino ricordare i cognomi. Oggi di quel calciomercato antico rimangono soltanto le contropartite tecniche sottoforma di giovani, con un futuro da calciatori e non utili solo per il bilancio, da girare nelle operazioni. Perché scambiare cartellini di calciatori con la carriera già “definita” è assai complicato, considerando le troppe parti che vanno messe d’accordo: due club, due calciatori, due entourage, più intermediari, più la diversità dei contratti sempre più articolati anche alla voce diritti di immagine. Se proprio c’è interesse reciproco per i tesserati da parte di due società, le operazioni vengono condotte in modo distinto, senza includerle in accordi quadro complessivi.

Nei giorni scorsi si è scritto che Roma e Fiorentina stavano pensando a uno scambio fra El Aynaoui e Dodò più soldi a favore del club giallorosso. Al netto dei pareri su questa possibilità, per i motivi citati, un’operazione così articolata non ha ragione neanche di essere immaginata. I calciatori aziende fanno gruppo, più o meno, nello spogliatoio, ma davanti ai moduli federali ogni azienda è fine a se stessa. Gli scambi, spesso fantasiosi, del passato, che troppo spesso servivano per fare un po’ di maquillage alle casse societarie, sono lontani ricordi. Non più proponibili.

In the box – @augustociardi