Riccardo Calafiori: “Roma, un giorno tornerò da te”

Londra chiama e Riccardo Calafiori risponde presente. Ventiquattro anni sulla carta d’identità ma già tante storie da raccontare: Roma, i primi calci al pallone e i primi sogni; poi Genoa, Basilea, Bologna, la maturità e la consapevolezza. E ora l’Arsenal, l’Europa dei grandi. Tante storie da raccontare, dicevamo, e un paio di conti in sospeso: il primo, che ancora brucia, è la delusione Mondiale con la Nazionale. l’altro è legato alla “sua” Roma: “Ho giocato pochissime partite in giallorosso quando ero molto piccolo, un giorno mi piacerebbe tornare. Ma non adesso“. Certo, con una Premier messa di fresco in tasca da protagonista e una finale di Champions League ancora tutta da giocare, sabato contro i campioni in carica del Psg, l’agenda di Calafiori al momento è più che piena.

Partiamo dal titolo vinto nel giomo del suo ventiquattresimo compleanno.
Vincere la Premier era uno dei miei sogni, per com’è andata la stagione è stata una cosa incredibile. Per certi versi è stato meglio vincerla in questo modo“.

Qual è stato il momento più bello?
Il fischio finale di Bournemouth-City: eravamo tutti insieme a gufare (ride) e siamo esplosi di gioia. In tanti si sono come tolti un peso, dopo ventidue anni senza vincere il titolo“.

Tra gli italiani che hanno vinto la Premier, lei è quello che ha collezionato più minuti. Cosa ha significato la fiducia di Arteta?
Tantissimo. A inizio stagione non me lo aspettavo ma poi quando inizi a prenderci la mano viene tutto più facile“.

Sabato giocherà la finale di Champions, pensa mai a quando la sognava da bambino?
Ci sto pensando moltissimo ultimamente. Con il mio migliore amico la giochiamo spesso alla Playstation e stavolta anche lui verrà a Budapest. Si chiama Nicolò Cesaroni, spero sarà un’emozione“.

Come la sta vivendo?
Al momento con molta serenità ma la prova del nove sarà salire sull’aereo. Sono opportunità che possono capitare anche una volta sola nella vita, quindi vanno sfruttate al meglio“.

Come la state preparando?
Per quanto possibile, come le altre partite. Se stiamo provando qualcosa di speciale non posso dirlo…“.

Avete paura del Psg dopo il 5-0 rifilato la scorsa stagione all’Inter?
No. È una partita secca, tutto può succedere. E poi loro l’hanno vinta l’anno scorso, magari adesso hanno meno voglia” (sorride).

Che effetto fa rappresentare l’italia in finale di Champions?
Sono contento e la sento come una responsabilità.
Spero di portare in alto la nostra bandiera e perlomeno di vincere questo trofeo, visto che non ci siamo qualificati al Mondiale
“.

All’epoca del suo trasferimento il suo agente, Alessandro Lucci, fu molto fermo nell’indirizzarla in Premier League, come mai?
Non ci sono molti italiani che hanno fatto
carriera in Inghilterra, io volevo uscire dalla
comfort zone e dimostrare che un italiano potesse qui addirittura vincere. Era un po’ una sfida ma prima o poi tornerò: ho dei conti in sospeso. Ora sto benissimo e non vedo l’ora di continuare a vincere
“.

Adesso si parla tanto di progetto Arsenal, un progetto di attesa. In Italia sarebbe possibile?
Sarebbe abbastanza complicato, se non impensabile, che si possa dare così tanto spazio e tempo a un allenatore. Tutto questo l’ha costruito Arteta. Mi hanno detto che prima di lui il club era completamente diverso. Tanto di cappello alla società che lo ha lasciato operare in modo sereno. Spero che sia solo l’inizio“.

Vede delle similitudini con la fiducia che la Roma ha dato a Gasperini?
Non so se la Roma può diventare il nuovo Arsenal
ma sono molto contento del fatto che abbia dato
tanta fiducia a Gasperini, tifo sempre per loro. Spero che possano tornare ai livelli a cui ero abituato quando ero bambino
“.

Un giudizio sulla stagione della Roma che è tomata in
Champions.

Sono contentissimo per quello che hanno ottenuto.
Ho sentito Mancini, Cristante, Pellegrini. Alcuni poi mi hanno anche scritto per il compleanno, quindi abbiamo collegato un po’il tutto
“.

Cosa proverà nel caso in cui vi trovaste di fronte in
Champions?

Io l’ho già detto ai miei amici: ci vediamo all’Olimpico a settembre. Ci ho già giocato col Bologna ma penso che sentire il boato, l’urlo “The Champions” dopo tanti anni di assenza sarà un’emozione incredibile“.

Al netto delle differenze tecniche, c’è un gap tra la Premiere la Serie A?
Si, la differenza c’è e si vede. Quando sono arrivato sono rimasto scioccato e mi sono detto: “Ma cosa sono venuto a fare qua, non giocherò mai”. La differenza vera che vedo è per come si sviluppa la settimana: con sessanta partite l’anno, l’allenamento è più incentrato sul recupero, per farti arrivare alla partita al meglio possibile. E questa la principale diversità di mentalità“.

Gattuso sta per diventare il nuovo allenatore della Lazio, le fa piacere?
Ride. “Ovviamente mi dispiace un po’ per dove è andato ad allenare“.

L’ha sentito?
Sì, è stata la prima persona che ho chiamato la mattina dopo aver vinto la Premier. Dopo la Bosnia ho preferito aspettare, spero e penso che lui mi abbia capito. E stata la prima persona che ho chiamato perché, come ho sempre detto, con me si è comportato benissimo, sia come persona che come allenatore. Mi è stato molto vicino in un periodo difficile, e lo ringrazio per tutto“.

È vero che non guarderà i Mondiali dopo l’eliminazione dell’Italia?
È stato un momento molto difficile da affrontare.
Giocare tanto con l’Arsenal mi ha aiutato ma sì, non credo di vedere nessuna partita. Sarebbe troppo doloroso
“.

Cosa è mancato all’Italia in Bosnia?
Per come era cominciata tutto faceva ben sperare, poi ci sono gli episodi… Ma c’è poco da dire, è una partita che dovevi vincere e basta. Spero che in qualche modo possa fare bene a tutti e che si possa ricominciare presto in un’altra maniera. Non so fare un’analisi precisa, però: è l’unica partita che non ho mai rivisto“.

(corsport)


Riccardo Calafiori ha rilasciato ulteriori dichiarazioni all’edizione odierna del quotidiano. Ecco le sue parole riguardanti la Roma.

Contento per la qualificazione in Champions della Roma? Ha sentito suoi ex compagni?
«Contentissimo. Ho sentito Mancini, Cristante e Pellegrini e alcuni mi hanno scritto per il compleanno».

La Roma ha scelto di fidarsi del tecnico, proprio come ha fatto l’Arsenal. Pensa che un giorno la Roma percorrere le stesse orme dei Gunners?
«Sono contento del fatto che la Roma abbia dato fiducia a Gasperini. Credo possa fare solo del bene alla piazza e alla società. Ripartire da questa qualificazione in Champions spero possa portare la Roma dove merita, a quella squadra a cui ero abituato quando ero piccolo. Li tifo sempre».

Cosa proverà la prossima stagione se ci si scontrerà?
«Ci vediamo all’Olimpico a settembre, me la sono immaginata così. Ci ho già giocato contro quando ero al Bologna. Sentire il boato “The Champions” sarebbe un’emozione incredibile».

Uno dei conti in sospeso che ha è la Roma? Si immagina di tornare un giorno?
«Sì il riferimento è solo alla Roma. Ho giocato pochissime partite, ero piccolo e mi piacerebbe tornare un giorno perché è la mia squadra del cuore nella mia città. Adesso sto benissimo qui e non vedo l’ora di tornare a vincere».

(Il Messaggero)

Tony e GPG ora vogliono Scamacca

Scamacca resta un nome cerchiato in rosso nei pensieri della Roma. E non da oggi. L’interesse giallorosso
nasce infatti ben prima dell’arrivo di D’Amico alla guida della direzione sportiva. (…) Perché Gasperini avrebbe voluto Gianluca già un anno fa, quando tra i due c’erano stati i primi contatti per provare a vestirlo di giallorosso. Adesso il tecnico è tornato alla carica e il futuro diesse romanista è pronto a lavorare per consegnargli il centravanti fisico, tecnico e dominante. Servono circa 20 milioni più bonus, cifra resa più accessibile da un contratto in scadenza nel 2027 che limita i margini dell’Atalanta. Centravanti ma non solo, Gasp vuole rinforzare anche la trequarti. (…) Greenwood del Marsiglia, Summerville del West Ham, Zirkzee dello United: tutti nomi importanti ed entrati nella lista dei desideri, sarà compito di D’Amico riuscire a capire quale di questi giocatori potrà realmente entrare in orbita giallorossa.

(corsport)

Lorenzo e Veronica Pellegrini: “Roma, ama questa banda”

IL CORRIERE DELLO SPORT (C. ZUCCHELLI) – Se nasci e cresci a Cinecittà e studi alla scuola Federico Fellini forse un po’ di cinema nella tua vita ci sta. Lorenzo
Pellegrini
, però, non è attore, non sa recitare. Non finge. E un po’ l’ha pagata. E, come lui, sua moglie Veronica Martinelli. (…) Veronica compie 30 anni dopodomani, Lorenzo il 19 giugno. Sono insieme da quasi 14 anni, sposati da 8, nel 2019 la nascita della primogenita. Che, pare, sia la cocca di papà: “Ma non è vero dài…“, scherza il capitano della Roma. Già, capitano. Non è una fascia al braccio, che pure lui ha portato con continuità dal 2021, a stabilire l’importanza di un giocatore. Gasperini, da sempre, ha una sua gerarchia: la dà al giocatore con più presenze in formazione. Quest’anno si sono alternati El Shaarawy, Cristante, Mancini e, appunto, Pellegrini.
Praticamente quelli della banda del sesto posto: “È vero. Però adesso possiamo definirci quelli della banda del terzo, un po’ meglio no?“. l’atmosfera è serena: la qualificazione in Champions, la prima dopo sette anni, ha spazzato scorie e ruggini. C’è un contratto che scade il 30 giugno, la voglia è quella di proseguire insieme. Pellegrini e la Roma si parlano, si sono parlati, si parleranno. (…)

Un po’come il percorso che avete fatto per arrivare in Champions. Cosa è cambiato rispetto agli anni scorsi?
Lorenzo: “Intanto ce l’abbiamo fatta. La volontà c’è sempre stata, poi con Ranieri l’abbiamo sfiorata per un punto mentre nelle stagioni precedenti il distacco era un po’ più ampio, ma mai enorme. E, come negli anni di Tirana e Budapest, a un certo punto avevamo la corsa europea. Gasperini ci ha sempre creduto, ci ha trasmesso la sua grinta, e l’arrivo di Malen ci ha aiutato tanto. Ha davvero una qualità incredibile, è uno che fa la differenza. La felicita è immensa, per noi e per i tifosi, era frustrante dare tutto e non riuscire ad arrivare. E stata una liberazione. Siamo contenti anche per la proprietà che ha sempre investito tantissimo“.

Che stagione è stata?
Un momento che ha cambiato tutto per me: il gol al derby. Lo metto tra i più belli con la maglia della Roma, forse uno dei primi due“.

Perché?
Io al destino ci credo, se ti impegni le cose belle tornano indietro. Da quando mi sono operato, credetemi, non c’è stato giorno in cui io non mi sia allenato, a volte anche tre volte al giorno. E che succede? Succede che gioco la mia prima partita dopo quattro mesi e mezzo di infortunio, al derby, titolare, perché il mister mi da questa opportunità e faccio gol. Ero emozionato, felice, appagato.
Ho pianto. Non ho preparato quella parita in una settimana, ma in rutti i mesi precedenti. E non perché era il derby, per quanto è sempre bello segnare contro di loro, ma per tutto quello che c’era dietro
“.

L’altro immaginiamo sia Tirana.
Alzare un trofeo da capitano della Roma è un sogno“.

E per lei, Veronica?
Io sono molto contenta perché vedo e ho sempre visto tutto l’amore e i sacrifici che ci sono dietro questi traguardi“.

Budapest, Taylor, il momento peggiore.
Veronica: “Mamma mia, ancora adesso se ci ripenso fa malissimo. Lui non ha parlato per 10 giorni“.
Lorenzo: “Con te ho ripreso, con gli altri anche di più. Ancora adesso se su Instagram mi compare qualche video di quella sera chiudo subito“.

Mai rivista quella partita?
Lorenzo: “Impossibile. E mai la vedrò“.

Ha citato Instagram: c’è stata tanta ferocia nei vostri confronti.
Veronica: «Noi siamo questi, mostriamo in piccole dosi la nostra quotidianità, ma perché fingere di essere diversi? Per far contenti chi? Ci sono state delle cattiverie che mi hanno ferito molto, non posso negarlo. Ma ero anche più giovane, meno esperta. Ho imparato a lasciarmi scivolare tutto: l’offesa qualifica chi la , fa, non chi la riceve“.
Lorenzo: “Sono timido? Parlo poco? Chiuso? E pazienza. Io sono così. Ma perché devo far finta? lo dimostro quello che sono con la mia famiglia, con i miei figli e nel mio lavoro. L’amore per la Roma lo mostro in campo, a Trigoria, non certo con un post in più o in meno. Mi pesa a volte essere giudicato male? Sì. Ma sarebbe più pesante
fingere di essere chi non sono
“.

Quando nacque Thomas si scatenò una bufera social perché lei non andò a Genova per giocare contro la Samp per restare accanto a Veronica. Ci furono talmente tante polemiche che fu costretta ad intervenire la società.
Lorenzo: “Ma vi pare una cosa normale? Faccio chiarezza. Io avevo un volo privato a Ciampino pronto dalla mattina, mio figlio è nato dopo le 19, la partita era alle 20.45. Il travaglio è stato lungo, il parto diciamo intenso e non aggiungo altro. Come avrei potuto lasciare mia moglie da sola? Lo rifarei ancora oggi“.


Anche perché lei per giocare un derby non di altissima classifica, sempre nel 2021, ebbe poi una ricaduta e saltò l’Europeo vinto dall’Italia.
Lorenzo: “Però qui devo correggere una cosa: per me le partite della Roma sono tutte importanti, non esiste alta o bassa classifica. Doveva andare così, non ho rimpianti“.

Camilla ha quasi sette anni, Veronica ha seguito Lorenzo al Sassuolo che ne aveva 19, una bimba.
Veronica: “Mio padre mi mise in guardia: sappi che potrebbe anche andare male. Per il resto, se siete convinti e sicuri andate. E noi lo eravamo. La convivenza è stata fondamentale, quei due anni li, da soli, senza figli, sono stati la base per la famiglia che abbiamo costruito oggi“.

Se Camilla tra 12 anni andasse via per seguire il fidanzato calciatore papà Lorenzo che direbbe?
Lorenzo: “No, ma ‘ndo vai. Stai a casa…“.
Veronica: “Interverrei io però…“.
Lorenzo: “Sto scherzando, spero che trovi un uomo che la ami e la rispetti, solo questo. E io la appoggerò in tutte le sue scelte, così come con gli altri due“.

Thomas, cinque anni, ama il calcio?
Veronica: “Da qualche mese sì, impazzisce ogni volta che lo vado a prendere all’asilo mi chiede se il pomeriggio ha gli allenamenti“.
Lorenzo: “lo quando posso lo accompagno. Mi chiedono foto? Non è un problema. Ormai mi conoscono, nessuno ci fa più caso. Ma anche fosse non rinuncerei mai a stare con i miei figli per una foto o un video. È un po’ il discorso di prima. La vita reale è questa (indica il figlio Nicolò che ha appena terminato il riposino, ndr) non Instagram“.

A 16 anni avete temuto che un’aritmia fermasse la carriera di Lorenzo.
Mi avevano tolto l’idoneità per sei o otto mesi. Ma io avevo capito che stavo guarendo e obbligai i miei a fare una visita per l’idoneità sportiva prima di quella della Roma. Avevo ragione, tornai in campo, Veronica sempre accanto a me. Non vedevo l’ora di rientrare. Perfctto. Prima partita, mi rompo il dito del piede“.
Veronica: “Periodo duro per due ragazzini, ma non abbiamo mai perso la fiducia“.


Torniamo alla famosa banda del sesto posto.
Ammetto una cosa: il nome mi fa pure ridere. Ma in realtà siamo un gruppo che ha sempre dato tutto. Abbiamo vinto un trofeo, fatto una finale, due semifinali e ora siamo tornati in Champions. Abbiamo disputato ottime partite, altre invece molto brutte, come tutti. Ma non abbiamo cacciato allenatori o deciso tutto dentro Trigoria. Mai“.

Cosa è Roma per voi?
Casa, naturale“.
Che estate vi aspetta?
Veronica: “Di riposo. Ma tanto lui più di tanto fermo non sa stare…“.
Lorenzo: “Purtroppo“.

Si riferisce al Mondiale?
Si. Non so se sarei stato convocato, Gattuso è stato onesto con me quando abbiamo parlato, ho capito perché poi ai playoff non mi ha portato, ha puntato sul gruppo che era arrivato fin li. Io avrei continuato con lui anche dopo l’eliminazione con la Bosnia“.

La Serie A è davvero così scarsa?
Non credo, quest’anno siamo andati tutti male nelle coppe ma pochi anni fa abbiamo portato tre italiane in finale in tutte le competizioni, l’Inter l’ha fatta lo scorso anno. Il divario c’è con la Premier? Sì, ma per il resto penso che il nostro sia un campionato competitivo“.

Un anno fa lei si era appena operato al tendine, poi dopo le vacanze anche al naso e saltò i primi giorni con Gasperini. Molti tifosi la criticarono perché era andato alle Maldive: chiariamo?
Lorenzo: “Certamente. Magari mi fossi potuto operare a poca distanza. Invece i medici mi dissero che doveva passare del tempo tra un intervento e l’altro. Per quello andai in vacanza“.
Veronica: “Dove si allenava due volte al giorno con un preparatore, tra l’altro. A lui non piace sbandierare queste cose, ma credo sia giusto dirlo“.
Lorenzo: “La verità è quella che si vive, non quella che viene raccontata“.

Tra dodici mesi sarete felici se…
Ci basta stare bene con le persone della nostra vita“.

Suo padre è ancora nel calcio? Fa sempre l’osservatore?
Lorenzo: “Sì, del giardino de casa sua…“.

E ride, il capitano della Roma. E con lui sua moglie. Niente cinema, niente maschere: la famiglia Pellegrini è così.

Agenda Gasp

IL TEMPO (L. PES) – Voglia di non fermarsi. La qualificazione alla Champions League è un traguardo speciale per Gasperini alla sua prima stagione alla guida della Roma. Ma il tecnico, già dalle prime ore dopo la vittoria di Verona, ha iniziato a guardare al futuro cercando di capire dove e come rinforzare la squadra per puntare al vertice. Il piano è chiaro: pochi ritocchi ma mirati. L’idea dell’allenatore di Grugliasco è quella di mantenere l’ossatura della rosa che ha chiuso al terzo posto il campionato appena terminato, andando a rinforzare i ruoli più carenti. In particolare tre: gli esterni d’attacco, sia a destra che a sinistra, e l’esterno a tutta fascia che possa coesistere con Wesley sulla corsia opposta. Oltre, ovviamente, a un centrocampista o un difensore titolare dipendentemente dalle eventuali cessioni. Poi ci sarà da sistemare qualche reparto con i giusti ricambi, ma Gasp non vuole rivoluzioni, soltanto ritocchi. Per mettere in pratica tutte le sue idee, però, il tecnico aveva bisogno di un nuovo direttore sportivo che arriverà nelle prossime ore. Proprio ieri, infatti, l’Atalanta ha ufficializzato la risoluzione con Tony D’Amico (con tanto di nota ufficiale) che nelle prossime ore firmerà con i giallorossi. Il ds abruzzese ha rinunciato anche a parte dello stipendio pur di liberarsi e raggiungere l’ex allenatore nella Capitale. I due, intatti, hanno lavorato per tre stagioni insieme a Bergamo arrivando a vincere l’Europa League nel 2024. L’accordo con D’Amico sarà di tre o quattro anni con un ingaggio da circa 1.5 milioni di euro a stagione. L’ex Verona era stato uno dei nomi indicati dal tecnico dopo la scelta di separarsi con Ranieri e Massara (la sua uscita sarà ufficializzata nelle prossime ore), insieme a Paratici, Giuntoli e Manna. I primi due sono stati scartati dai Friedkin mentre per il terzo non ci sono state chance di trattativa col Napoli. Tanto lavoro da fare e in fretta per il direttore sportivo in arrivo. A partire dalle decisioni sul settlement agreement fino alle scelte sul settore giovanile, reparto per il quale la proprietà si affida al ds. Entro il 30 giugno bisognerà presentare alla Uefa i risultati del quadriennio, con la possibilità di prolungare di un altro anno le restrizioni inserendo nel prossimo bilancio i ricavi della Champions. Una possibilità ancora oggi in piedi e che il club discuterà con D’Amico. Di conseguenza saranno fatte le scelte sul mercato in uscita con tre calciatori più di altri, detto che di incedibili non ne esisto-no, designati come possibili sacrificabili: N’Dicka, Koné e Soulé. Nell’agenda di Gasperini, e di conseguenza della proprietà, ai primi posti nella lista delle priorità c’è quella dei rinnovi di contratto. Dybala attende dall’Argentina gli sviluppi della trattativa tra il suo entourage e Ryan Friedkin, ancora lontano dalla Capitale. Il ritorno del vicepresidente porterà all’accelerazione decisiva per un accordo che dovrebbe chiudersi intorno ai 2.5 milioni di euro più bonus legati al rendimento, anche se le cifre restano ancora da limare. Ma la priorità della Joya è sempre stata la Roma e tutte le strade portano al nuovo matrimonio. Accordo che dovrebbe presto arrivare anche con Pellegrini che in queste ultime settimane però non ha più discusso il prolungamento del proprio contratto. Più indietro la situazione legata a Celik. Gasperini ne vorrebbe la conferma ma la trattativa, di fatto, è tutta da reimpostare dopo il tentativo a vuoto dei mesi scorsi. L’attesa è tutta per D’Amico, un altro tassello per la Roma che verrà.

Il futuro assicurato con Seck, Lulli e Arena

C’è aria di rivoluzione, come nella canzone di Franco
Battiato. Perché se Gian Piero Gasperini ha riposto massima fiducia nella squadra, non si può dire lo stesso degli altri comparti di Trigoria. Cosi oltre al cambio della direzione sportiva i Friedkin preparano il restyling di settore giovanile e reparto medico. (…) La candidatura di Margiotta del Verona (dove ha lavorato con D’Amico) è stata superata da quelle di Alessandro Frara e Valentino Angeloni. Il primo è a capo della cantera del Frosinone e conosce bene Gasperini essendo stato un suo giocatore ai tempi delle giovanili della Juve. Angeloni, invece, gestisce le giovanili della Fiorentina. Ha anche esperienze con Inter e Sunderland mentre all’Atalanta ricopriva il ruolo di capo scout. Ed è li che ha conosciuto Gasperini. Resta in bilico Bruno Conti, il cui contratto scade il 5 giugno, ma che Gasp vorrebbe a Trigoria. L’obiettivo è quello di trovare e valorizzare profili utili, (…) un po’ come avveniva a Bergamo con i vari Ruggeri, Palestra o Carnesecchi. Nell’attuale Primavera sono tre i nomi che possono compiere il salto: il difensore centrale Seck, il terzino destro Lulli e Arena già protagonista con Gasp. Oltre a Cherubini che farà di ritorno dal prestito alla Samp. Per il settore medico prende piede Riccardo Del Vescovo, già alla Roma sotto la gestione Pallotta

(gasport)

Roma, prime mosse: obiettivo Greenwood, pronto l’assalto. Soulé aria di addio

Tra le stelle d’Europa, quella di Mason Greenwood brilla più di tutte. Quarantotto gol in due stagioni e una valutazione di 55 milioni di euro. E quando il suo nome altisonante è entrato di forza al primo posto della lista delle preferenze di Gian Piero Gasperini, sotto forma di “regalo” per la Champions. (…) Perché con il bomber dell’Olympique Marsiglia il popolo giallorosso è pronto già a rivivere quelle emozioni vissute con gli eroi del passato, a partire da Gabriel Batistuta, l’ultimo re del gol costato al club 72 miliardi delle vecchie lire, e a rinunciare se necessario anche ad un talento come Matias Soulé. (…) Il club sta studiando la fattibilità di un’operazione che di certo non è di poco conto. Il nodo Greenwood è ovviamente legato al cartellino dell’inglese, perché l’OM ha speso 25 milioni per il cartellino dell’inglese (contratto fino al 2029). con il Manchester United che ha diritto al 40% sulla futura rivendita del giocatore. Un’operazione da 50 milioni, anche se la Roma conta di abbassare la cifra, in considerazione del fatto che il Marsiglia ha necessità di vendere e far cassa per esigenze di bilancio. E i rapporti con il club francese sono d’altra parte ottimi dopo l’affare Robinio Vaz concluso a gennaio e in passato quello del francese Jordan Veretout.
L’affare potrebbe registrare un’impennata in coincidenza con l’incarico al ds Tony D’Amico. Il papà-agente di Greenwood, del resto, ha già aperto alla Roma e attendeva solo la qualificazione in Champions per sedersi attorno ad un tavolo con la Roma. Lo stesso Gian Piero Gasperini è pronto a sentire il giocatore per spiegargli come intende utilizzarlo e raccontargli cos’è l’universo giallorosso. (…) L’offerta dell’Aston Villa sembra al momento la più concreta, anche se la Roma da parte sua chiederà per il cartellino del trequartista argentino non
meno di 35-40 milioni. Una cessione che aiuterebbe il
club anche in vista del 30 giugno e del fine accordo con l’Uefa per il Settlement agreement. Il desiderio di Gasp, unito a quello dei tifosi, prevede un progetto tattico centrato su Malen (l’uomo del svolta dell’ultima stagione) e proprio su Greenwood: con loro due si formerebbe una coppia da Champions di assoluto livello che dal centrocampo e dalle fasce troverebbe i rifornimenti giusti per esprimersi al meglio. Il paragone con Ousmane Dembélé, vincitore dell’ultimo Pallone d’Oro, è pesante ma deriva principalmente da una caratteristica che ha contraddistinto Greenwood fin dalle giovanili del Man Utd: Mason, cioè, è completamente ambidestro. (…)
In stagione Greenwood ha calciato 57 volte con il piede sinistro e 56 volte con il piede destro giocando principalmente da esterno. Per fare un paragone: quest’anno Soulé ha calciato 45 volte con il sinistro e solo 4 volte con il piede destro. Un profilo unico, sottolineato anche da Gunnar Solskjaer – l’allenatore che lo fece esordire allo United a soli 17 anni: “Non ha un piede debole, ne ha due forti“. Il che gli permetterebbe di giocare su entrambe le fasce alle spalle di Malen. (…) Le accuse di violenza domestica contro l’attaccante sono state formalmente ritirate nel febbraio 2023. In seguito, dopo essere passato al Getafe e poi all’Olympique Marsiglia, il giocatore è tornato a competere ad alti livelli attirando l’interesse anche di Atletico Madrid e Borussia
Dortmund
. È lui il primo obiettivo, l’alternativa resta Crysencio Summerville del West Ham, fresco di convocazione al Mondiale con l’Olanda in cui giocherà proprio al fianco di Malen.

(gasport)

Via dall’Atalanta. D’Amico in arrivo, Gasp lo aspetta: è l’asse magico

Una Roma più che mai in stile Gasp. Gia, con il tecnico alla cloche di comando, con le sue idee di calcio, una nuova struttura interna cucita addosso, la mano libera sul mercato in entrata e uscita e soprattutto, strette attorno, le figure dirigenziali di riferimento per un’unione d’intenti totale. Da una parte, Ryan Friedkin, il vicepresidente sempre più al centro dell’universo giallorosso, decisivo (per dire) per l’affare Malen concluso a gennaio, e adesso anche Tony D’Amico, nuovo ds in pectore, con cui l’allenatore ha condiviso tre stagioni esaltanti all’Atalanta, dal 2022 al 2025 e che è pronto a firmare un triennale da 1,5 milioni a stagione. (…) E così Gasp avrà da subito un rapporto diretto, senza intermediari, con la dirigenza proprio in questi giorni in cui si deve costruire la nuova Roma dai molteplici obiettivi: campionato, Champions, Coppa Italia, plusvalenze e valorizzazione dei talenti del vivaio. Proprio oggi il club annuncerà con ogni probabilità D’Amico dopo che ieri l’Atalanta ha dato il via libera al dirigente, ringraziandolo “sentitamente”, per avviare il prima possibile il nuovo progetto nel segno di Giuntoli e Sarri. (…) Una figura complementare al tecnico, quella di D’Amico, nell’ottica della piena sintonia e delle scelte rapide su più fronti lungo una stagione che sarà a dir poco intensa. A Bergamo, insieme, i due hanno lanciato per esempio Ederson ad alti livelli, riuscendo a valorizzare in modo eclatante in particolare Hojlund, venduto dopo un anno al Manchester United per 74 milioni. Ma insieme Gasperini e D’Amico hanno lavorato anche sugli arrivi di Bellanova a Retegui (comprato a 20 milioni e rivenduto a 68,5) e valorizzato e ceduto Koopmeinsers alla Juve per oltre 60 milioni (tra parte fissa e bonus). Mentre al Verona sono celebri le plusvalenze ottenute da D’Amico con Zaccagni, Rrahmani o Amrabat. Una coppia, il tecnico e il dirigen-te, insomma, che non solo parlano la stessa lingua del calcio e vanno d’accordo (aspetto fondamentale per una Roma che ha bisogno di serenità per il futuro dopo le tensioni dell’ultima stagione), ma che hanno costruito valore. (…) E il cronoprogramma, non appena verrà ufficializzato l’incarico a D’Amico, impone già scadenze importanti e un’accelerazione a partire dai rinnovi di Dybala, Pellegrini e Celik, per i quali sono in corso da giorni trattative con gli agenti dei tre giocatori. Ma è ovvio che le sfide più importanti riguarderanno il mercato in entrata: con Greenwood primo nome di rango per l’attacco, Summerville (West Ham) sempre sul taccuino e con un alter ego di Wesley da scegliere tra l’esterno della Fiorentina Dodo e quello del Palmeiras Giay, entrambi valutati 15 milioni. In mezzo, tutte quelle decisioni di carattere organizzativo che riguardano in particolare luogo e date del ritiro precampionato in Germania. Il tutto con preziosi giorni di anticipo rispetto a chi come Milan, Napoli, Fiorentina o Atalanta deve ancora cambiare allenatore. Gasp è attento anche ai minimi dettagli. E con D’Amico, fedele alleato, s’intenderà al volo: il gruppo vincente alla Dea vuole replicare nella Capitale.
Adesso è solo questione di ore.

(gasport)

Genoa, Diego Lopez: “Su Baldanzi abbiamo le idee chiare. Con la sua qualità cambia la squadra”

Tommaso Baldanzi, trasferitosi in prestito al Genoa nell’ultima sessione invernale di calciomercato, con molta probabilità continuerà la sua esperienza in Liguria. Il classe 2003 ha lasciato la Capitale con la formula del prestito con diritto di riscatto fissato a 10 milioni. L’allenatore del Grifone, Daniele De Rossi, ha voluto fortemente il suo acquisto dopo averlo avuto anche nella sua esperienza alla Roma. Baldanzi in questi mesi è stato fermato da qualche problema fisico, ma quando è sceso in campo ha certamente convinto il club. In un’intervista rilasciata al quotidiano, lo chief of football del club, Diego Lopez, ha parlato anche della situazione legata al trequartista.

[…] Baldanzi sarà riscattato? «Abbiamo le idee molto chiare su Baldanzi, è uno che cambia la squadra con la sua qualità, la sua visione. E in più ha dimostrato dna da Genoa, dote imprescindibile per i giocatori che vogliamo: lotta sulle seconde palle, pressa, ha tecnica, è già entrato nel cuore dei tifosi allo stadio e nel nostro». […]

(Il Secolo XIX)

Tommasi: “Gasperini ha avuto coraggio. Dybala? Con la Champions serve una rosa lunga e di qualità”

Domenica è stata una giornata speciale per Damiano Tommasi, che ha visto confrontarsi il Verona, squadra della città di cui è sindaco, e la Roma, club con cui ha vissuto le migliori stagioni della carriera da calciatore. In un’intervista al quotidiano, Tommasi ha parlato della stagione giallorossa facendo un bilancio anche sul primo anno di Gasperini. Ecco alcune sue dichiarazioni.

La Roma, invece, torna in Champions dopo 7 anni «Troppi, anche perché negli ultimi anni ha lavorato bene, costruendo un progetto sportivo. È stato il risultato di un tecnico come Gasp che per ahsre efficacia ha bisogno di entrare nella testa dei giocatori, di avere empatia con la piazza. L’obiettivo poi si può centrare o mancare per un punto, ma il fatto di essere in corsa fino alla fine è sintomo della bontà di quanto fatto». […]

A inizio stagione pensava che Gasp potesse far così bene? «Ero convinto che potesse far bene, ma il fatto era un altro: capire se il suo modo di lavorare avrebbe fatto breccia nella piazza. Se l’operazione non fosse riuscita si poteva fallire. È stato bravo».

Qual è stato il suo valore aggiunto in questa cavalcata?
«È riuscito a motivare i senatori o gente in scadenza come Pellegrini e Dybala. E poi ha avuto coraggio a non snaturare la sua idea di gioco, tenendo la barra dritta anche quando i risultati non erano buoni. Tante volte quest’anno si è detto: “Questa è la Roma di Gasp” o “È una squadra che deve ancora formarsi”. È normale, il primo anno si va a sprazzi, ma lui non ha mai cambiato». […]

Gasp negli ultimi tempi ha chiesto spesso una maggiore presenza dei Friedkin. Per lei che a Roma aveva un presidente-padrone come Franco Sensi quanto conta davvero la presenza della proprietà?
«Rispetto a quei tempi è cambiato il mondo, ora c’è un altro modello gestionale, i club sono asset di aziende, di holding internazionali. Tutto diverso rispetto al passato, quando i presidenti erano presenti anche in maniera invadente sulle scelte degli allenatori. Mi viene in mente Berlusconi che commentava le scelte degli allenatori, anche perché sportivamente competente. Se Gasp ha chiesto così ci sarà un motivo, ma so che a Roma quella dei Friedkin è una presenza considerata».

Punterebbe ancora su Dybala?
«Se sta bene, Dybala è Dybala, su questo non ci sono dubbi. Il problema è capire però se può stare sempre bene. Ma ha dimostrato di tenerci, mi sembra che si vada verso il rinnovo. Con la Champions la rosa deve avere numeri e una lunghezza diversa, gente di qualità e che abbia il mood giusto. E Dybala ce l’ha, esattamente come El Shaarawy e Pellegrini. Prima di rinunciare a giocatori così c’è da pensarci su».

Qualcuno paragona Malen a Batistuta, non come giocatore ma per l’impatto che ha avuto sulla squadra. Lei che l’argentino l’ha vissuto è d’accordo?
«Malen ha colto un’occasione di carriera unica, è stato molto bravo. Il gol di Verona, dopo aver sbagliato un rigore pesantissimo, la dice lunga sulla sua fame, che hanno pochi attaccanti al mondo. Quello spirito ce l’aveva pure Batistuta, ma il suo effetto è stato diverso: Gabriel in quel momento era uno dei migliori del mondo e non doveva riscattarsi. E ci ha regalato il Sogno». […]

(gasport)

L’audience della Serie A sale del 13%

Idati smentiscono le impressioni. Nella stagione appena conclusa gli ascolti della Serie A sono cresciuti del 13% rispetto al 2024-25, raggiungendo una media di 7,2 milioni di utenti a giornata. Il dato è emerso durante la Serie A Season Review tenutasi a Milano. «Sono risultati figli del lavoro svolto da tutta la Serie A, che ha saputo trovare i giusti posizionamento e programmazione delle partite nell’arco temporale, consentendo di massimizza-re le audience e quindi il valore», ha dichiarato Luigi De Siervo, ad della Lega Calcio Serie A. Il risultato «può aiutare a mantenere le attese del valore del calcio italiano», ha aggiunto, ricordando il lavoro svolto nella battaglia alla piratena, «che raccoglie sempre più adesioni e fa sistema». (…) In sostanza, ha riassunto Michele Ciccarese, commercial & marketing director della Serie A, «ogni euro speso in un contenuto live come il calcio è più efficace dello stesso euro speso per spot o campagna pubblicitaria classici». Inoltre, ha spiegato Roberto Leonelli, ceo di Publicis Groupe, «il mercato italiano della pubblicità sportiva è cresciuto arrivando a 424 milioni, con il calcio che rappresenta il 61%». (…)

(MIlano Finanza)