Pellegrini e Dybala, missione risparmio: “Rinnovi al ribasso”

Rompere il silenzio. Depennata la questione mercato, sull’agenda dei promemoria il direttore sportivo Frederic Massara. ha cerchiato un’altra parola: rinnovi. Quelli di Lorenzo Pellegrini e Paulo Dybala, entrambi sospesi nell’attesa di risposte che —finora — non sono arrivate. I loro contratti scadranno a giugno, ma la pazienza sta resistendo. Per ora. Entrambi vogliono restare a Trigoria; sono disposti a trattare, a ridurre l’ingaggio previsto dai vecchi accordi, non più sostenibile dalla Roma. (…) Pellegrini e Dybala hanno scelto di aspettare la Roma fino a quando sarà possibile. I prossimi giorni saranno decisivi, per il futuro loro e della stagione di Gasperini, alle prese con un bis di big match — il 15 febbraio il Napoli, poi la Juventus il primo marzo — in quattro partite. Il tecnico non vuole che risultino indigesti, come spesso accaduto nel corso di una stagione che ha fruttato solo un punto dalle partite con le grandi. Il rendimento di Pellegrini e Dybala in questi confronti sarà cruciale per determinare una svolta nelle trattative. La parola chiave, per entrambi, resta la stessa da inizio stagione: giocare. Lo stanno facendo e hanno incassato spesso i complimenti dell’allenatore, che non vuole privarsi facilmente dei giocatori più esperti. (…)

(La Repubblica)

Festa 300 presenze, Cristante e Mancini: «Un orgoglio»

IL TEMPO (GAB. TUR) – C’è chi li ama e chi li vorrebbe lontani da Trigoria. C’è chi ricorda il contributo offerto per la vittoria della Conference e la finale di Europa League e chi imputa loro una serie di mancate qualificazioni alla Champions. La cosiddetta «vecchia guardia» composta da Mancini, Cristante, Pellegrini ed El Shaarawy, che rappresenta la costante degli ultimi dieci anni della Roma. Quattro giocatori accomunati dal traguardo delle trecento presenze con la maglia giallorossa. Il club ha voluto celebrare i suoi «senatori» con un video speciale. A cominciare dal romano e romanista Pellegrini (338 presenze): «Fin da bambino desideri di raggiungere questo traguardo. Il primo gol al derby è stato un momento speciale, ma il mio vero sogno era alzare una coppa con la mia maglietta del cuore». Il maggior numero di presenze (347), che con Gasperini gli sono valse la fascia da capitano, ce l’ha Cristante: «E un orgoglio rappresentare questa città. Ricordo con piacere il gol a Udine nel finale. La vittoria della Conference è stata l’emozione più forte e vedere i nostri tifosi contenti è stato incredibile». Dieci anni nella Capitale – in mezzo all’avventura in Cina – per El Shaarawy (340 presenze): «Sono fiero e orgoglioso di questo traguardo importante, ho sempre dato il massimo per questi colori. Tirana è stata speciale. L’immagine più bella è il pullman che passa in mezzo ai tifosi in festa al Colosseo, un momento da brividi». L’ultimo ad iscriversi al club delle trecento presenze è stato Mancini (304) in occasione della vittoria sul campo del Torino dello scorso 18 gennaio: «Indossare questa maglia è un privilegio. Vincere il primo trofeo (la Conference, ndr) va oltre tutto. Abbiamo reso felici tutti»

L’ora delle scelte

IL TEMPO (L. PES) – Il coraggio di saper decidere. Un lento e inesorabile addio o un compro-messo d’amore. Le strade di Lorenzo Pellegrini e della Roma continuano a inseguirsi tra curve strette e lunghi rettilinei. Un addio che sembrava scritto durante la scorsa estate, allontanato dalla necessità di Gaspérini di poter contare sull’ex capitano, ma che ora torna prepotente nel dibattito. C’è sempre meno tempo per sentimenti e speranze, il bivio si avvicina e il club è chiamato a prendere decisioni sul futuro di Pellegrini così come di tutti i calciatori in scadenza. Ma il rinnovo del sette è diverso dagli altri, più difficile da trattare e pieno di equivoci, tecnici e non solo. L’attuale stipendio lo ha portato a guadagnare oltre ai 4.5 milioni di base, altri 2 di premio fedeltà a cui vanno aggiunti altri bonus ancora. L’allenatore era stato chiaro a settembre: dobbiamo recuperarlo tutti insieme. La missione, però, è riuscita a metà e dopo un mercato di gennaio. Già ora il centrocampista potrebbe firmare con altre squadre. Ma la speranza di continuare a giocare per la squadra della sua vita è sempre accesa. Quasi un anno fa la Roma gli aveva comunicato l’intenzione di non rinnovare il contratto ma la stima di Gasp per lui c’è, e a livello tattico può essere una pedina sempre utile anche per la squadra che verrà. Per questo la palla passa alla dirigenza e alla proprietà che dovranno decidere se chiudere definitivamente la porta al futuro o provarci ancora sperando che qualcosa possa cambiare. Anche perché le prestazioni dal rientro dopo il lungo infortunio di maggio 2025 non sono state particolarmente illuminate. Il solito gol nel derby e un paio di rigori pesanti non possono bastare a giustificare né lo status contrattuale attuale né l’ambizione di continuare a essere un titolare. Potrebbe essere necessario un ridimensionamento deciso su tutti i fronti, dal campo all’aspetto economico che lo stesso Pellegrini dovrebbe essere disposto ad accettare. Lui, per la Roma, di rinunce ne ha già fatte (come quando saltò gli Europei poi vinti dall’Italia) e con Gasperini il rapporto è solido e di fiducia reciproca. Ma per lui come per altri vale la legge del campo e una svolta da qui a fine stagione appare complicata. Con l’arrivo di Zaragoza, peraltro, sulla sinistra le gerarchie potrebbero essere stravolte in un repentino offensivo che ora può davvero cambiare faccia. Poi ci sono gli altri. Da Dybala a Celik passando per El Shaarawy. L’argentino è in una posizione simile a quella di Pellegrini, ma il fattore economico pesa parecchio e può rendere l’accordo ancora più difficile. El Shaarawy, invece, si appresta a salutare così come Celik: le alte richieste del turco, almeno al momento, impediscono qualsiasi tipo di negoziazione. Il tempo stringe, è l’ora di scegliere.

Gasp ridisegna la Roma sullo sprint di Zaragoza

LEGGO (F. BALZANI) – Un poker di attaccanti per cambiare un giro di tavolo che sta portando decisamente pochi gol. Oggi, alla ripresa, degli allenamenti della Roma dopo la sconfitta di Udine, Gasperini mischierà le carte di un reparto che nelle ultime tre partite ha segnato una sola rete su azione. Il tecnico, che adesso ha dieci giocatori offensivi, potrà contare su Bryan Zaragoza, per caratteristiche l’unica ala sinistra forte nel dribbling e che sappia calciare di destro. Gasperini ha scelto lo spagnolo arrivato dal Bayern perché nessuno nella rosa della Roma ha lo stesso dna calcistico. Nemmeno chi è più quotato sul mercato, nello spogliatoio e dall’opinione pubblica. Non va accostato al Papu, se non per l’altezza. Gomez non aveva la stessa velocità. Magari segnava di più e aveva più inventiva, dalla sinistra, quando non giocava da trequartista, entrava dentro il campo. Bryan somiglia più allo juventino Coinceao. Rapido nell’uno contro uno, nel dribbling e nello scatto, bravo a puntare l’avversario e saltarlo. L’interprete per ribaltare l’azione. I sottopunta giallorossi sono statici: Dybala per primo, ma anche Pellegrini che è più centrocampista e lo stesso Soulé che il pallone se lo tiene a lungo tra i piedi. Lo spagnolo dovrebbe partire titolare sin da subito contro il Cagliari lunedì prossimo per aumentare il peso offensivo della Roma e aiutare Malen ad aver maggiori palloni. Ma Gasp potrà contare anche sul ritorno di Dybala. La Joya sta smaltendo la lieve infiammazione al ginocchio e nei prossimi giorni tornerà in gruppo. La sua assenza è pesata non poco nella trasferta in casa dell’Udinese.

Sollievo Gasp: 5 partite in 34 giorni

Quel pareggio in terra greca, conquistato eroicamente sotto di un uomo e pure di un gol, potrebbe assumere con il senno del poi le sembianze di un risultato benedetto. Basta osservare l’infermeria ancora piena, e abbinarla all’esigenza di riassemblare la Roma dato l’arrivo di qualche volto nuovo, per rendersi conto che giocare due partite in meno a febbraio potrebbe aiutare e non poco il percorso della squadra. (…) Ottenuto il passaggio del turno grazie al gol di Ziolkowski, comunque, alla Roma resta soltanto da percorrere la prima via. Quella della gestione. Febbraio, infatti, si rivelerà un mese particolarmente leggero. Dopo il ko di Udine, i giallorossi torneranno in campo lunedì prossimo all’Olimpico contro il Cagliari (ore 20.45), poi avranno altri sei giorni per prepararsi allo scontro diretto del 15 al Maradona contro il Napoli di Conte (sempre 20.45) e ulteriori sette prima di affrontare la Cremonese, ancora in serale, domenica 22 in casa. Il match seguente, Roma-Juve, si disputerà addirittura a marzo, il primo del mese. E in seguito all’appuntamento coi bianconeri, la visita al Genoa dell’ex De Rossi avverrà il 7 oppure l’8 marzo (lo stabilirà la Lega). Quella stessa squadra che in meno di un mese, dal 3 gennaio a Bergamo al 2 febbraio a Udine, aveva disputato il dato record di nove partite tra campionato, Coppa Italia ed Europa League, si troverà ad affrontare, in un arco temporale simile, cioè 34 giorni, appena 5 partite, con la media di una ogni 6,8 giorni. (…) Ci saranno meno rotazioni, ovviamente, ma anche meno ansie nel fare a meno di qualche titolare come Koné o Dybala. Va da sé che i recuperi saranno gestiti senza forzare i tempi. In questo periodo la Roma potrà rimettersi in cammino e tentare di sfruttare anche i due scontri diretti (Napoli e Juve) per ristabilire le gerarchie di inizio stagione con le altre big. (…)

(corsport)

Roma, le visioni dell’opposto

Nulla di inedito, verrebbe da chiosare. Perché Gian Piero Gasperini non si è mai nascosto dietro le parole. A modo suo, ha sistematicamente esternato senza dar troppo peso a eventuali conseguenze: è andato dritto per la strada della sua ragione anche a costo di sembrare incontentabile e neppure troppo velatamente rompiscatole. Ecco perché quanto detto nel post Udinese (post fine mercato, in realtà) non deve stupire più di tanto. Anche se, ovviamente, ha fatto e continuerà a far rumore. Riassunto: Gasp, in sostanza, ha bocciato metà del mercato invernale della Roma. Quattro acquisti per l’attacco, ma – a suo dire – soltanto due sono pronti per giocare a determinati livelli e aiutare (traduzione: migliorare) la squadra. Inoltre, ampie sottolineature sulla filosofia che ha portato a certi acquisti e pure alla tempistica delle operazioni. (…) Non avrebbe voluto alcuni giocatori e invece se li è ritrovati (e se li ritrova) a Trigoria; avrebbe voluto volti nuovi di un certo spessore tecnico invece ha dovuto aspettare mesi per non essere – a suo dire – accontentato fino in fondo. Quando afferma che Malen e Zaragoza aiuteranno La Roma, vuole che venga messo agli atti che lui con Robinio Vaz e/o Venturino oggi ci fa poco. In più, analizzando gli elementi che adesso stanno fuori e che sono in odore di rientro, non ha mai, mai, nominato Dovbyk e Ferguson. Che, lo sanno anche i sampietrini, lui non avrebbe voluto e che continua a non volere. (…) Che Gasp non abbia un buon rapporto con il ds Massara. e che in qualche modo si senta “tradito” (sportivamente, ovvio) da Claudio Ranieri nel ruolo di “uomo dei Friedkin” è chiaro anche a chi fa finta di non capire la realtà. Era convinto, GPG, che alla Roma avrebbe lavorato per stare tra le migliori del campionato, non di ritrovarsi con un’Under 23 da portare in Champions. Uno può essere più o meno d’accordo con le sue riflessioni, ma la cronaca questo riporta. E a chi gli ricorda che lui era al corrente che la Roma non poteva permettersi, sia in estate che in inverno, un mercato aggressivo, Gasp (8 sconfitte in campionato) risponde che una soluzione ottimale nonostante tutto è sempre alla portata di un club come quello giallorosso. (…)

(corsport)

Bryan ha scelto con la famiglia la numero 97

Una riunione di famiglia per decidere il nuovo numero da indossare. Per qualcuno potrebbe essere esagerato, per altri invece è una questione da non sbagliare assolutamente. Come per Zaragoza che è molto attento alla scaramanzia e non ha voluto certo cominciare col piede sbagliato la sua nuova avventura in giallorosso. Così, dopo averne parlato in famiglia, Bryan ha deciso di scegliere la maglia numero 97. (…) Zaragoza è al settimo cielo, non vede l’ora di esordire e di farlo festeggiando immediatamente per una vittoria. «Ho tantissima voglia di giocare al’Olimpico e, ovviamente, quello che desidero di più è farlo con una vittoria. E se poi dovesse arrivare anche un gol, allora sarebbe tutto perfetto».

(corsport)

Gasp ora disegna la Roma con Zaragoza

La sua scheda, il pedigree calcistico e anche la costituzione fisica non giocano a suo favore, almeno fino a quando non debutterà in giallorosso. Ma Gasperini, infastidito dal altre operazioni fatte o mancate, si tiene invece stretto l’acquisto impacchettato al fotofinish. Scocca l’ora di Zaragoza, la freccetta spagnola per centrare il bersaglio. Gian Piero ha valutato il 24enne di Malaga al video. E ha subito promosso Bryan. Gasperini è fin troppo diretto quando deve dare un giudizio sui giocatori che gli vengono proposti. Massara ricorda i tre bocciati di agosto. Da Echeverry a George e per finire a Dominguez. Tre di piede destro rifiutati dall’allenatore che — con motivazioni differenti — ha detto stop all’investimento. Pollice su, invece, per Zaragoza.(…). Gasperini lo ha scelto perché nessuno nella rosa della Roma ha lo stesso dna calcistico. Nemmeno chi è più quotato sul mercato, nello spogliatoio e dall’opinione pubblica. Non va accostato al Papu, se non per l’altezza. Gomez non aveva la stessa velocità. Magari segnava di più e aveva più inventiva, dalla sinistra, quando non giocava da trequartista, entrava dentro il campo. Bryan somiglia più allo juventino Coinceao. Rapido nell’uno contro uno, nel dribbling e nello scatto, bravo a puntare l’avversario e saltarlo. (…) L’interprete per ribaltare l’azione. Unicum, appunto. I sottopunta giallorossi sono statici: Dybala per primo, ma anche Pellegrini che è più centrocampista e lo stesso Soulé che il pallone se lo tiene a lungo tra i piedi. Zaragoza, invece, va. (…)

(corsera)

Mercato e otto sconfitte. Così la Roma si è spaccata in due

«Mettetevi d’accordo: volete una Roma da Champions o una Roma under 23?». La domanda che Gian Piero Gasperini ha posto ai giornalisti in quel di Udine una risposta ce l’ha. Tutte e due, l’una e l’altra: così la pensano i Friedkin. Perché non può essere altrimenti, per un club che deve uscire dal pressing del fair play finanziario della Uefa. E che dunque deve allo stesso tempo creare valore e inseguire i risultati del campo. E per risultati s’intende sì, la qualificazione Champions. Il gioco dell’obiettivo fissato è abbastanza comune nel mondo del calcio, un po’ tutti tendono a sfilarsi dal dichiarare il traguardo ambito così da evitare eventuali processi di fallimento a fine stagione. O da attribuirsi i meriti in caso di successo. Ma la verità è che la Roma oggi è una realtà spaccata in due, con un allenatore che viaggia ai suoi ritmi — anche nella comunicazione — ed è sintonizzato sulle sue frequenze, mentre c’è una società che su quelle frequenze ogni tanto si posiziona ma poi è costretta ad avere una visione più ampia.(…) Certo, all’allenatore è stato chiesto anche altro. Di lottare per il quarto posto ma pure di valorizzare i giovani, cosa che gli è riuscita alla perfezione all’Atalanta. E il messaggio era chiarissimo allo stesso Gasp, che durante il ritiro estivo così raccontò: «Lavorare con i giovani? Quando ho parlato la prima volta con la società, il progetto che mi fu esposto era proprio questo. A me ha dato tanto entusiasmo. È una dimensione diversa anche per la Roma. L’ho fatto da tante parti, se riuscissi a farlo bene anche qui sarebbe davvero straordinario». E allora suonano strane le sottolineature ripetute sui giovani acquistati. Nello specifico Venturino e Robinio Vaz, il primo arrivato in prestito gratuito dal Genoa, il secondo un investimento da 25 milioni di euro (il cui peso a bilancio tra ammortamento e
costo dell’ingaggio è decisamente inferiore a quello che sarebbe stato anche solo il prestito di Nkunku), investimento di fronte a cui lo stesso Gasperini ha detto sì. Tra il tecnico e il direttore sportivo Massara le frizioni non mancano. Il primo rimprovera al dirigente la lentezza nell’esecuzione delle trattative e il fatto di aver impiegato due sessioni intere per prendere il famoso esterno sinistro che cercava dall’estate. Ora è arrivato Zaragoza, profilo — come Malen — gradito all’allenatore, che li ha promossi anche pubblicamente. Con grande sospiro di sollievo dentro Trigoria. (…) Nel frattempo, la proprietà ha impegnato oltre 50 milioni in questo mercato di gennaio, tra cui i 27 per Malen. Un giocatore per l’oggi, non per il domani. E se i Friedkin l’hanno fatto, è perché sono convinti di poter lottare fino in fondo per la Champions, non certo per il sesto posto. (…)

(corsera)

La difesa è di ferro. Ma per stare lassù bisogna fare più gol

La Roma del tutto o niente si ritrova quinta. Senza drammi, i valori sono quelli: Inter, Milan, Napoli e Juve -sulla carta – sono più forti. E forse lo è anche l’Atalanta, che però la Roma è stata brava a staccare di 7 punti. Bravissimo, ma, invece, nell’essere avanti rispetto alle concorrenti della passata stagione, Lazio (-10) e Bologna ormai staccatissimo e non più in corsa. La questione Champions è in stand-by, ad oggi sembra complicato, la Roma è avvolta nel catastrofismo, ma il sipario non può essere chiuso ai primi di febbraio. Il pessimismo, forse, nasce da alcuni difetti che la squadra ha e che ha bisogno di colmare. La Roma vince parecchio, in campionato i successi sono quattordici, con un solo pari. Il problema sono, semmai, le sconfitte, otto, troppe e se aggiungiamo quelle di Europa League, due, e quella in Coppa Italia, arriviamo a undici, un terzo delle partite giocate. (…) E le sconfitte arrivano soprattutto quando si affrontano squadre forti fisicamente, vedi Torino (due volte), Cagliari, Juventus, Atalanta e l’ultima con l’Udinese. Spesso in quelle sfide, tendono a sparire i calciatori di maggiore qualità – in particolar modo Soulé o Dybala se non è nelle condizioni migliori – e gli avversari prendono il sopravvento nei duelli, nei corpo a corpo, anche se sono inferiori da un punto di vista tecnico. E’ tornata la difficoltà ad arrivare sotto porta, a concludere. Anche con la presenza di Malen, bravissimo, e supportato dalla squadra, nelle sfide contro Torino e Milan. Il paradosso è che alla miglior difesa del campionato (e il top dei portieri) con appena 14 gol incassati, basta subire una rete per lasciare i tre punti all’avversario. Sono pochi i gol segnati, questo è un dato preoccupante, poco gasperiniano, per essere nei piani alti della classifica. La Roma ha il pregio di mandare in rete tanti calciatori -diciannove, comprese le coppe -ma segna pochissimo: 27 reti sono le stesse del Genoa e del Sassuolo, una in meno del Cagliari. Solo due in più della Fiorentina, che è terz’ultima in classifica. (…)

(Il Messaggero)