Nell’esordio di stanotte dell’Argentina contro l’Algeria, a prendersi la scena è stato l’uomo più atteso, ovvero Leo Messi, autore di una tripletta che ha steso i nordafricani. A celebrare “la pulce” anche Matias Soulè, che lo ha esaltato così su Instagram: “Che animale”. Il futuro di Soulè in maglia giallorossa resta in dubbio.
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Instagram, Totti ricorda il 17 giugno: “Da 25 anni e per sempre” (FOTO)
Oggi, 17 giugno, ci celebrano i 25 anni dall’ultimo scudetto della Roma. E Francesco Totti, capitano di quella cavalcata, non poteva non celebrare questa data. L’ex capitano ha infatto pubblicato una storia con i migliori momenti di quell’annata con scritto: “Da 25 anni e per sempre”.

Di Francesco ricorda la Roma campione d’Italia: “Con Totti bastava uno sguardo. Batistuta? Aveva una fame incredibile”
Nel giorno del 25° anniversario dello Scudetto del 2001, Eusebio Di Francesco è intervenuto ai microfoni di Radio Romanista, tornando a parlare di quella stagione indimenticabile vissuta con la maglia giallorossa. L’ex centrocampista ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi di quell’annata, soffermandosi sul ruolo di Francesco Totti, Gabriel Batistuta e Fabio Capello. Di seguito le sue dichiarazioni.
Cosa ti viene in mente di quel giorno di 25 anni fa?
“Quel giorno è stato unico e storico per tutti noi, anche per me che non sono stato così tanto protagonista in campo per via dell’infortunio. È stata una giornata fantastica, anche se con la paura finale dell’invasione di campo dei tifosi. Al di là del giorno specifico, è stato un po’ il percorso di un anno, non partito al meglio, ma dove c’è stata la costruzione di un gruppo che ha lavorato bene da subito. Mister Capello ha dato una grande mano, che serviva in una squadra come la Roma. L’ho risentito poco tempo fa e ogni volta che lo vedo mi dice ‘Io parlo sempre di te, di quanto eri importante all’interno dello spogliatoio’ “.
Nel momento in cui siete entrati un po’ in crisi, qual è stato il discorso, una frase, un pensiero, che vi siete portati dietro per raggiungere questa compattezza?
“Innanzitutto noi avevamo costruito qualcosa già nel ritiro pre campionato in America, dove si sono create situazioni che ti fanno conoscere bene ogni componente della squadra. Nella difficoltà ci siamo detti che ognuno di noi avrebbe dovuto dare qualcosa in più per raggiungere questo risultato. Poi soprattutto Batistuta ci ha dato una grande cattiveria, così capisci l’importanza della determinazione, e lui è stato uno dei trascinatori. Noi eravamo uniti e ci rispettavamo. Non c’erano gelosie, c’erano ‘gerarchie riconosciute’, io le chiamo così, all’interno della squadra. Ad esempio se io se ero in difficoltà con la palla, andavo da Totti. Per di più c’era la voglia e la rivalsa perché l’anno prima aveva vinto lo scudetto la Lazio. Poi a capo ovviamente c’è sempre l’allenatore che ha dato sicuramente una direzione“.
Noi quest’anno abbiamo proposto le migliori dieci partite in Champions League qui su Radio Romanista, e una di queste è sicuramente Roma-Barcellona…
“Anche quello è un percorso, perché poi ci dimentichiamo il 3-0 al Chelsea. Io rimpiango solo il secondo anno, dove meritavamo di andare avanti e quello è stato un po’ la mia discesa, un po’ è colpa mia che in quei momenti non avevo chi mi dava una forza per andare avanti“.
De Rossi mi disse: ‘se non avessimo avuto Eusebio in panchina non saremmo mai passati’
“Eh mi fa piacere perché quella è stata una settimana in cui sono arrivate tante critiche per la partita con la Fiorentina. Chi vive questo mondo è consapevole che succede questo, non faccio una colpa a nessuno. Quella volta la strategia di gara e la strategia comunicativa hanno portato a una sfida eccellente, non ci credeva nessuno ma io ci credevo e dovevo trasmetterlo ai giocatori“.
A distanza di tempo, con quel gruppo vi sentite ancora?
“Come no, c’è la chat attiva dove ci facciamo gli auguri ecc… I brasiliani fanno ridere, dicono di rivederci per fare una partita ma chi ce la fa (ride, ndr)? Una buona mangiata sì, il resto facciamo fatica. Poi sono diventati tutti giocatori di padel, che è uno sport di testa, per quello i calciatori sono avvantaggiati“.
Capello ricorda la Roma campione d’Italia: “Totti, la nostra bandiera. Presidente Sensi, grazie”
Fabio Capello ha raccontato al sito ufficiale del club tutti i protagonisti dello Scudetto di 25 anni. Il tecnico li ha nominati tutti, uno per uno, dedicando un pensiero anche al presidente Franco Sensi. Ecco i pensieri dell’allenatore campione d’Italia:
Su Sensi: “Qualche sostituzione la azzeccai in quella stagione. E poi, dopo la partita persa 3-2 a San Siro contro il Milan, entrai nello spogliatoio e dissi ai ragazzi che avremmo vinto il campionato. Non mi sono sbagliato. Ma ora occupiamoci dei ragazzi e del presidente…”.
Aldair Nascimento Santos: “Giocatore immenso. Grande personalità, sei un allenatore fortunato quando alleni un difensore così forte, campione del mondo“.
Antonioli Francesco: “Buon portiere, che segnalai io da portare dal Bologna alla Roma. Lo conoscevo dai tempi del Milan, quell’anno fu importante in alcuni momenti chiave“.
Assuncao Marcos: “Brasiliano, un centrocampista con doti non banali, tra queste quella di saper calciare molto bene le punizioni. E in alcune partite della stagione segnò dei gol fondamentali“.
Balbo Abel Eduardo: “Non giocò tanto, ma era una presenza nello spogliatoio, un punto di riferimento per tanti calciatori più giovani. E poi ebbe un merito, quello insieme ad altri di convincere Batistuta a venire a Roma“.
Batistuta Gabriel Omar: “L’uomo che ci mancava per il definitivo salto di qualità. Un goleador, un uomo d’area di rigore. Segnò 20 reti in campionato, sbloccando partite che sembravano segnate“.
Cafu Marcos: “Un giocatore di fascia destra unico nel suo genere, che correva per tutto il campo. Aveva grandissime qualità tecniche, si rivelò tra i protagonisti con tanti assist e qualche gol“.
Candela Vincent: “Vedi Cafu. Aveva questa capacità di essere determinante dal centrocampo in su. E io ebbi l’intuizione di sfruttare le caratteristiche offensive di questi due esterni“.
D’Agostino Gaetano: “Era uno dei giovani rampanti della nostra Primavera insieme a De Rossi e Aquilani. Lo feci esordire nella stagione dello scudetto in uno spezzone di gara a Brescia“.
Delvecchio Marco: “Una delle chiavi tattiche della nostra squadra. Con la sua capacità di sacrificio sulla sinistra, diede equilibrio, ma anche imprevedibilità quando si affacciava in area avversaria“.
Di Francesco Eusebio: “Anche lui era uno dei leader silenziosi del gruppo, uno dei veterani che stava alla Roma da tempo. Si fece male a inizio stagione, ma poi ci diede una mano nel finale di campionato“.
Emerson Ferreira da Rosa: “Si infortunò al crociato nel mese di agosto. Tornò a nostra disposizione a gennaio e divenne rapidamente tra i calciatori determinanti. Portò forza e tattica al nostro centrocampo“.
Guigou Gianni: “Centrocampista uruguayano di buona tecnica, rientrò nelle rotazioni a metà campo. E, in alcuni momenti, fornì anche degli assist determinanti per alcuni gol“.
Lupatelli Cristiano: “Troppo simpatico. Un buon portiere, al quale mi affidai in alcuni match fondamentali della stagione, tra cui il derby di andata. Era il secondo ideale“.
Mangone Amedeo: “Centrale di difesa di esperienza, che prendemmo un anno prima dal Bologna insieme ad Antonioli e Rinaldi. Dava il cambio ai nostri difensori, garantendo sempre solidità“.
Montella Vincenzo: “Non era un centravanti di fisico, ma di assoluta qualità tecnica. In area di rigore sbagliava molto poco. E non a caso segnò 13 gol determinanti in campionato“.
Nakata Hidetoshi: “Quando lo feci entrare a Torino, contro la Juventus, al posto di Totti mi prendevano per matto. E invece fu la chiave di volta di quella gara. Segnò il primo gol e propiziò il pareggio di Montella“.
Rinaldi Alessandro: “Era un ragazzo che sapeva fare bene il centrale e anche il terzino destro. Non giocò tantissimo, ma sono sicuro che con i cinque cambi di oggi tanti di quella rosa avrebbero trovato più spazio“.
Samuel Walter Adrian: “Uno di quelli che contribuì alle nostre fortune. Difensore centrale argentino solidissimo e sempre concentrato, arrivò da noi che aveva solo 22 anni, ma per maturità ne dimostrava di più“.
Tommasi Damiano: “In quell’anno dello scudetto fece forse la sua migliore stagione da calciatore. Centrocampista generoso, presente in ogni zona del campo. E un leader del gruppo“.
Totti Francesco: “Che dire? Una bandiera, la nostra. La Roma. L’uomo che faceva passaggi a centrocampo che nessuno vedeva. E poi segnava come un attaccante. Di gol in quel campionato ne segnò 13 come Montella“.
Zago Antonio Carlos: “Uno di quegli elementi che non può mancarti quando devi vincere un campionato. Un centrale di difesa esperto, forte, completo. Un altro grande giocatore“.
Zanetti Cristiano: “Uno di quelli che chiesi per rinforzare la rosa l’estate precedente al nostro Scudetto. Aveva fatto molto bene a Cagliari, lo prendemmo dall’Inter in cambio di Di Biagio“.
Zebina Jonathan: “Anche lui, come Zanetti, mi era piaciuto nel Cagliari. E alla Roma si confermò come una sorpresa positiva. Giocò le sue partite e diede il proprio contributo, da difensore fisico“.
Sensi Franco: “Il presidente e tutta la sua famiglia sono stati molto importanti per la mia carriera da tecnico. Mi ha dato la possibilità di allenare a Roma e di vincere un campionato grazie ai suoi investimenti sul mercato. Gli dico grazie per sempre“.
El Shaarawy, addio al celibato a Ibiza: ci sono anche Pellegrini e Mancini (FOTO)
Dopo il rito civile, Stephan El Shaarawy è pronto a convolare a nozze con la sua Ludovica Pagani. In una storia pubblicata sul proprio profilo Instagram, il Faraone scrive “The Last Dance” insieme ad un gruppo di amici. Si trova a Ibiza. E ci sono anche due compagni della Roma.
Insieme all’esterno, che ha salutato con un gol al Verona che ha blindato il posto nella prossima Champions League, ci sono anche Pellegrini e Mancini, amici inseparabili. Giorni di festa e di spensieratezza prima del sì più bello della vita.
Capello: “Mi sono proposto io a Sensi: ci vedemmo il giorno dopo e bloccammo alcune cessioni” (VIDEO)
Fabio Capello ha ripercorso le tappe del suo storico approdo alla Roma e il primo incontro con il presidente Franco Sensi in un’intervista con il direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni. L’ex tecnico, artefice dello scudetto del 2001, ha svelato un curioso retroscena legato alla nascita della trattativa. “La storia di Sensi è una storia molto bella. Incontrai all’aeroporto il presidente Gaucci del Perugia che mi disse: ‘Perché non vai alla Roma?'” ha raccontato Capello. “Risposi che non conoscevo il presidente e non avevo nemmeno il numero di telefono. Me lo diede lui, chiamai Sensi e ci trovammo nel suo ufficio il giorno dopo. Io non ho mai avuto un procuratore. Mi sono proposto, l’ho chiamato e abbiamo discusso in base a delle scelte che l’allenatore che mi precedeva voleva fare”.
Il tecnico convinse subito il patron giallorosso a bloccare alcune cessioni eccellenti: “Gli dissi che certi giocatori non potevano essere ceduti perché meglio di questi ce n’erano pochi. Si convinse e mi disse: ‘Va bene, mi mandi il suo avvocato che ci mettiamo d’accordo'”.
Ranieri al Circolo Aniene per la presentazione del libro di Zazzaroni: “C’è differenza tra allenare i professionisti e formare i giovani. Qui siamo malati di tattica” (FOTO e VIDEO)
Alle 18:30 di oggi, presso il Salone del Circolo Aniene, verrà presentato il libro di Ivan Zazzaroni, «Per vincere domani». Tema del volume – e del dibattuto che ha avuto luogo con professionisti del settore, tra cui Fabio Paratici – il calcio che è chiamato a una svolta. Il sottotitolo di questo libro chiarisce il momento: come il calcio italiano può uscire dalla sua crisi più nera. Presente anche l’ex senior advisor della Roma Claudio Ranieri, che non ha rilasciato però dichiarazioni ai cronisti.
Claudio Ranieri ha preso la parola durante la presentazione del volume, rilasciando un’ampia analisi sullo stato del calcio italiano e dei vivai: “Innanzitutto si tratta di due lavori completamente differenti: uno è la formazione di un giovane e uno allenare tra i professionisti. È logico che bisogna porre molta attenzione sugli educatori. Vorrei chiamarli educatori perché non devono soltanto pensare a chi arriverà un domani tra i professionisti, devono pensare che stanno formando dei cittadini. Per cui è molto importante educare questi ragazzi”.
L’ex senior advisor giallorosso ha poi espresso riserve sulla deriva tattica dei settori giovanili nazionali: “In Europa solo noi siamo malati di tattica. In Inghilterra neanche i grossi allenatori fanno tattica. Negli altri paesi si divertono. Non credo che il nostro settore giovanile sia tutto da cambiare, perché negli ultimi tre anni abbiamo vinto due campionati europei Under 17 e l’Under 19 è arrivata vicecampione del mondo. Questo significa che si è lavorato bene. Il grosso problema è arrivare da lì alla prima squadra. Oggi il selezionatore deve fare la conta su chi può selezionare, mentre una volta c’era un’ampia scelta e si discuteva se far giocare Mazzola o Rivera. Fino al settore giovanile siamo competitivi, ma dobbiamo migliorare quel salto di qualità per non rischiare di non arrivarci. Nei professionisti un allenatore deve vincere, a meno che non si parli di pochissime società nate per valorizzare il brand. Cerchiamo di investire sui giovani allenatori in modo che possano migliorare la qualità di ogni singolo ragazzo: magari vinceremo di meno, ma forniremo più giocatori alla nazionale”.
🟡🔴 Ranieri al Circolo Aniene per la presentazione del libro di Zazzaroni: "C'è differenza tra allenare i professionisti e formare i giovani. Qui siamo malati di tattica" (FOTO e VIDEO)
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Malen e la passione per le auto. Poi l’aneddoto sull’incidente: “Fu anche colpa mia”
DOnyel Malen, attaccante della Roma, è stato ospite al canale youtube DAY1, dove ha mostrato il suo parco auto e raccontanto della sua passione per le 4 ruote. Malen ha mostrato la sua collezione tra Porsche, Ferrari e altri modelli di lusso. A proposito di una vecchia BMW, l’attaccante ha raccontato: “Questa ce l’ho già da quattro o cinque anni, ma l’ho guidata solo una volta”. L’olandese ha poi confessato di aver avuto un incidente non molto tempo fa: “Lì dovrebbe esserci un’auto, ma non ce l’ha fatta ad arrivare qui. L’ho avuta per tre settimane”. Dopo una lunga risata, l’intervistatore gli ha chiesto: “E non è colpa tua, vero?”. La risposta dell’attaccante lo ha spiazzato: “Beh, un po’ è colpa mia”.
La conversazione si è poi spostata sulla musica, in particolare sulle canzoni ascoltate nello spogliatoio della nazionale. “Abbiamo una lista in cui ognuno può inserire qualcosa: se vuoi una canzone per la partita, la aggiungi. Ma io non lo faccio“
Ufficiale: Amorim è il nuovo tecnico del Milan
Ora è anche ufficiale. Ruben Amorim è il nuovo tecnico del Milan. Ad annunciarlo la stessa società rossoneri sui propri canali social. Il tecnico portoghese ex Manchester United prende il posto di Massimiliano Allegri, prossimo ad accasarsi sulla panchina del Napoli.
Welcoming our new head coach, Rúben Amorim ✍️ pic.twitter.com/N6JizMF9Fq
— AC Milan (@acmilan) June 16, 2026
Younes El Aynaoui (papà di Neil): “Vive per il calcio. La qualità migliore di Neil è l’umiltà. Ogni volta che si allena è come se giocasse il Mondiale”
FIFA.COM – Younes El Aynauoi, papà del numero 8 giallorosso Neil ed ex tennista, ha rilasciato una lunga intervista in cui ripercorre la carriera e gli step di suo figlio, dagli inizi fino ad oggi, ovvero all’esordio al Mondiale con la maglia del Marocco. Con il papà tennista, inevitabilmente per El Ayanoui l’interesse in tenera età non era esclusivamente per il calcio: “All’inizio, Neil era più interessato ai campi da tennis, perché passavamo più tempo lì piuttosto che sui campi da calcio. Ma vivevamo a Barcellona e conoscevamo la passione per il Barça. Dalla nascita fino ai 10 o 11 anni, ne era immerso. È lì che è nata la passione per il calcio e da quel momento in poi è diventata l’unica cosa che gli interessava. È stato incoraggiato da sua madre, che è molto vicina all’AS Nancy. Ha fatto la sua scelta e noi lo abbiamo sostenuto”
Quando vi siete resi conto che avrebbe potuto avere un futuro da professionista? “Credo che, in fondo, da ex atleta, era chiaro che le cose sarebbero andate bene se si fosse dedicato interamente e avesse seguito le chance di successo. Oltre alla passione, aveva già doti fisiche superiori alla media fin da piccolo. Vinceva facilmente le gare di corsa campestre interscolastiche. Era veloce, ha iniziato a dedicarsi a questo sport quando suo fratello maggiore gli stava sempre dietro (ride, ndr). Ci siamo resi conto che era la sua passione quando si è iscritto al CREPS (Centro Regionale per lo Sport e l’Educazione Fisica) di Nancy. Giocava a football americano tutti i giorni e non è mai venuto da noi dicendo: ‘Basta, non voglio più andarci’. Se fosse stato così, avremmo smesso subito. Ma lui voleva sempre di più”
Il tuo contributo al suo percorso “Vedo tanti genitori che sognano per i propri figli… Noi ci siamo assicurati che fosse un suo progetto personale. Io sono sempre stato molto attento a ciò che mangio e lui ha subito acquisito buone abitudini alimentari. È anche puntualissimo con il sonno, fa di tutto per evitare infortuni. Sa davvero cosa vuole. Sembra timido e docile, ma ha un carattere forte, e lo si nota quando lo si conosce bene. La sua conoscenza del calcio è incredibile. Vive per il calcio”
Come è cambiato il piccolo Neil di Barcellona fino ad oggi? “Per me rimarrà sempre il piccolo Neil. Non è cambiato molto. Fin da bambino, pensava di poter giocare a un livello superiore. È maturato tardi, era ancora piuttosto gracile, ma giocare contro gli adulti a 15 o 16 anni non lo spaventava. Oggi ha ancora la stessa mentalità. Per lui conta solo il pallone e sa come isolarsi da tutto il resto”
Quando gli è stato chiesto della prestazione di suo figlio dopo la vittoria in semifinale di Coppa d’Africa 2026 contro la Nigeria, l’ex allenatore del Marocco Walid Regragui ha detto: ‘Tale padre, tale figlio’. Cosa le dice questo? “Walid ha contribuito alla crescita di Neil. Lo ha notato quando era molto giovane e voleva che entrasse in nazionale prima. Abbiamo avuto lunghe discussioni. È motivo di orgoglio sentire cose del genere, leggere che Neil è un bravo professionista. Avere l’atteggiamento giusto è il minimo che si possa fare. Facciamo il possibile con la palla, ma dobbiamo dare il massimo anche senza. Neil cerca davvero di fare tutto nel modo giusto”
Quali sono i valori che ti piacciono di più di Neil “Credo sia l’umiltà, con la U maiuscola! Nello sport vieni giudicato in base alla tua ultima prestazione. Non devi montarti la testa quando giochi bene, né essere completamente devastato quando giochi male. Devi accettare la sconfitta, essere leale e congratularti con l’avversario. La competizione rappresenta solo il 10% della vita di un atleta. Il resto è recupero, allenamento e anche un po’ di vita sociale”
Cosa significa vederlo indossare la maglia del Marocco? “È motivo di grande orgoglio. Ripeto, è stata una sua scelta perché io sono marocchino e sua madre è francese. Ma credo che gli fosse chiaro fin da subito. Il fatto che Regragui si sia interessato a lui così presto è stato molto importante”
Come ci si prepara per giocare una competizione come il Mondiale? “Logicamente, non si dovrebbe cambiare nulla della propria routine quotidiana. Non bisogna illudersi di poter fare qualcosa di sensazionale, perché cercare di fare tutto alla perfezione può generare tensione. Per Neil, la Coppa del Mondo c’è ogni giorno, ogni volta che si allena. Non bisogna sovraccaricarlo di lavoro nella settimana precedente. Certo, è difficile isolarsi completamente, proprio come quando si è sul campo centrale del Roland-Garros…”
Dove può arrivare il Marocco? “La squadra è molto giovane, con molti nuovi giocatori. Anche l’allenatore è arrivato da poco. Sulla carta, abbiamo motivo di essere ottimisti, ma in fin dei conti è sport. Per fare meglio di quattro anni fa, dovrebbero raggiungere la finale. Questo è tutto ciò che auguro loro. Il girone è difficile, però… Qualificarsi per la fase a eliminazione diretta sarebbe fantastico. Dopo di che, tutto è possibile”