Roma, i big tremano rinnovo congelato per Cristante e Mancini

Se non ora, quando? E la domanda che i tifosi romanisti si stanno facendo dal triplice fischio di Inter-Roma. Un interrogativo a cui va trovata una risposta, tanto più dopo la promessa dei Friedkin: «Sarà rivoluzione». Quando arriverà? E, soprattutto, riguarderà anche la vecchia guardia? I tifosi, sempre loro, da 48 ore puntano il dito contro i senatori.

Nel mirino ci sono Lorenzo Pellegrini, Bryan Cristante e Gianluca Mancini. I segnali non mancano. Tanto per fare un esempio, il post con cui, ormai nel lontano 8 giugno 2018, la Roma dava il benvenuto a Trigoria a Bryan Cristante è diventato lo sfogatoio ufficiale dei delusi: «Maledetto quel giorno».

Fin qui gli umori della piazza. Poi ci sono i contratti. Accordi siglati e da onorare. Un discorso che vale per tutti i big che adesso vengono accusati di aver portato la Roma stabilmente fuori dalla zona Champions. Ed è qui che già ora si possono intuire le strategie giallorosse. Il caso di Lorenzo Pellegrini, ormai ex capitano giallorosso, può fare scuola anche per Cristante e Mancini. […]

Non è escluso, allora, che i due senatori in estate possano finire sul mercato. E, in assenza di offerte, che la prossima stagione della coppia possa somigliare a quella appena vissuta da Pellegrini. Altri 12 mesi nella capitale, ma senza nessuna assicurazione sul futuro e con un rinnovo tutto da guadagnare sul campo. Sempre alle condizioni della Roma, visto che i due senatori hanno ingaggi pesanti. E che la fase 2 promessa dai Friedkin passa anche per una forte riduzione del monte ingaggi.

Ragionamenti e strategie che dovranno comunque trovare d’accordo il tecnico. Che, ad oggi, resta Gasperini per le prossime due stagioni. A meno di stravolgimenti di mercato sull’asse Napoli-Nazionale-Roma.

(La Repubblica)

Champions, si può fare. Operazione rimonta

C’è ancora vita oltre al sesto posto; c’è ancora Champions. La Roma deve dimostrare di non essere finita. Spingere ora e fare i conti alla fine, rivoluzione o meno, Massara (e Ranieri) o non Massara (e Ranieri), Gasperini o non Gasperini. La Champions non era un obbligo, ce lo ha spiegato la proprietà, attraverso le sue varie emanazioni, e ce lo ha confermato l’allenatore stesso. Ma non per questo è un obiettivo da mollare quando mancano sette giornate alla fine e 21 punti a disposizione. Gasperini, per sua stessa ammissione, il quarto posto ce lo ha in testa da inizio stagione, evidentemente ha creduto che la sua squadra non fosse da scudetto ma, con uno sforzo (e un po’ di fortuna che ultimamente è mancata) al quarto posto ci si poteva (e può) arrivare. […]

Dalla notte del primo marzo, ovvero dalla sfida con la Juve, la squadra ha perso tre partite su quattro in campionato ed è scivolata dal quarto al sesto posto, in più è stata eliminata dall’Europa League. […]

Insomma, non può sempre piovere e a Trigoria lo sanno. Wesley sta tornando, così come Koné, per il rush finale ci potrebbe essere pure Dybala, che tanto è mancato a Gasperini.

Soulé deve ritrovare la condizione fisica dei giorni migliori e il calendario (come da grafico qui sotto) non è poi così scoraggiante. La Roma ha partite complicate, ma anche le concorrenti: Como, Juventus e Atalanta. Al momento si è aggiunta un’avversaria in più, la Dea e questo può sembrare un ulteriore problema, ma non è così: la squadra di Palladino, avendo come obiettivo il quarto posto, ha tutte le motivazioni per togliere punti alla Juventus, prossima avversaria e in piena volata, come la Roma e il Como. […]

Che dire, è dura, certamente. Ma hai visto mai?

(Il Messaggero)

Roma, l’unica rivoluzione è seguire Gasp

Rivoluzione o meno, siamo vicini al redde rationem. Perché se è vero che la storia insegna come i cambiamenti sia meglio effettuarli che annunciarli, far volutamente sapere urbi et orbi qualcosa che i risultati paradossalmente potrebbero stravolgere nel giro di un mese, è alquanto rischioso. Somiglia più che a un reale proposito, un modo per tenere calma la piazza in un momento di difficoltà. E in questi casi cosa c’è di meglio che annunciare, o meglio, far trapelare il proposito di un repulisti della cosiddetta banda del sesto posto? Perché poi sarebbe interessante capire come si porrebbe il club di fronte a un gruppo che tra mille difficoltà riuscisse clamorosamente a tagliare il proprio traguardo stagionale, andando anche oltre quello che pensano l’allenatore («Gruppo da quinto e sesto posto») e la dirigenza («Non si può dire a un allenatore “dobbiamo andare in Champions League” e basta. Stiamo costruendo, stiamo crescendo, e questa è la cosa più importante»). Ma nella cronaca quotidiana, l’obbligo è attenersi all’attualità. Rivoluzione, quindi. […]

Il problema, quindi, lo ha paradossalmente centrato Gasperini che ha nel traguardo Champions un punto di partenza e non di arrivo. Perché se per rivoluzione intendiamo il numero dei calciatori che ogni stagione arriva a Trigoria, dalle parti di via Laurentina è in atto una rivoluzione perenne: 8 elementi più Baldanzi nel 2022-23, 9 più Rensch, Nelsson, Salah-Eddine, Gollini e Gourna-Douath nel 2023-24, 9 più Malen, Vaz, Venturino e Zaragoza quest’anno. Totale nell’ultimo triennio? Trentasei.

La domanda è quindi un’altra: quanti di questi che sono arrivati hanno messo in panchina Mancini, Cristante, Pellegrini, Celik e Dybala? Cosi quando il tecnico asserisce sabato di far attenzione a volersi liberare troppo facilmente di alcuni calciatori («Occhio, se vanno via loro si fa presto ad arrivare dodicesimi») per poi rincarare la dose nel post-gara di Milano («Questa rosa va rinforzata non ricostruita, pensare di buttare tutto all’aria e ricominciare da zero è una follia») è perché ha in mente che il titolare di oggi, possa diventare il primo rincalzo di domani. Bene o male quanto accaduto con Malen a gennaio o Wesley in estate. […]

Ma la Roma può permettersi di avere 3/4 calciatori che guadagnano tre milioni in panchina? Quesiti che nascondono quello più importante, relativo all’allenatore. Se merita fiducia, va assecondato in tutto e per tutto. Se invece lo si ritiene troppo ingombrante, poco compatibile con le logiche di Trigoria, lo si ringrazia (a spasso difficilmente rimarrà: attenzione al Napoli, con Conte che strizza l’occhio alla Nazionale) e si riparte. In quel caso sì, con l’ennesima rivoluzione tecnica.

(Il Messaggero)

I tormenti di Gasp

IL TEMPO (L. PES) – Tormenti e dissidi. A poco meno di due mesi dalla fine del campionato il futuro di Gasperini sembra ancora tutto da scrivere. Dai primi sorrisi iniziali si è passati in fretta ai malumori di fine estate fino ad arrivare ai veri e propri scontri di gennaio che si continuano a trascinare fino ad oggi, quando le parti in causa nel famoso «progetto triennale» sembrano più distanti che mai. Nel frattempo la Roma in campo è crollata e insegue con le poche speranze rimaste un posto in Champions che con la proprietà Friedkin non è mai arrivato.

Già, proprio quella proprietà che si trova davanti all’ennesimo bivio che ha caratterizzato praticamente quasi tutta la loro gestione. Continuare o cambiare, ricominciare o cercare di correggere al meglio in corsa. Stavolta, però, nel mirino sembrano essere finiti i calciatori più che l’allenatore o i dirigenti, come dimostra lo sfogo post Inter direttamente da Houston. Rivoluzione promessa, soprattutto nel nucleo storico dei veterani della squadra, ma difficilmente attuabile mentre Gasperini nella pancia di San Siro ribadiva il concetto espresso alla vigilia: «Squadra da rinforzare, non da smantellare».

Una differenza di vedute che finora aveva caratterizzato soprattutto il rapporto tra il tecnico e il ds Massara, che al momento gode della fiducia dei Friedkin e di Ranieri ma che con l’allenatore di Grugliasco non ha mai vissuto l’idillio. Come emerso anche dal confronto del venerdì post eliminazione europea, da parte dei Friedkin resta la volontà di proseguire con tutti i protagonisti che oggi sono dentro il club, nonostante qualche errore commesso qua e là nella gestione tecnica e dirigenziale.

Ma Gasperini, da questo punto di vista, attende ancora di chiarire obiettivi e margine di manovra al termine di questa prima stagione romanista. La sfiducia nei confonti della direzione sportiva è apparsa in maniera evidente in questi mesi, ma anche nei grandi club, si sa, i dissidi si superano affinché il bene della squadra sia davanti a tutto. All’allenatore piemontese non erano stati dati obiettivi stagionali, soprattutto legati alla Champions, ma la sua ambizione e una prima parte di stagione da protagonista aveva forse alzato il tiro di una squadra che presenta ancora dei limiti. Limiti che Gasp vorrebbe superare in maniera decisa affidandosi comunque al nucleo di calciatori che da anni rappresentano lo zoccolo duro giallorosso mentre i Friedkin ora meditano se cambiare con decisione, pur consapevoli delle difficoltà che tutto questo posssa provocare.

Tanto da decidere e da giocare, ancora, da qui a fine maggio. Periodo nel quale inevitabilmente ci saranno altri confronti tra le parti, anche se la sensazione è che serva un grande lavoro di mediazione per portare avanti il progetto con questi presupposti. A meno di sorprese, comunque, la scelta dell’addio sarebbe del tecnico che si aspettava, evidentemente, qualcosa di molto diverso.

Quarto posto per tre: Spalletti l’equilibrista, Gasperini ora è più solo

In tre per il quarto posto, l’ultimo utile per la Champions: Como 58, Juventus 57, Roma 54. Oggi la situazione è questa, tra una settimana chissà. La Roma sembra in “recessione”, ma se, nel prossimo weekend, Como-Inter finisse pari e se l’Atalanta battesse la Juventus, la squadra di Gian Piero Gasperini – impegnata all’Olimpico contro il Pisa quasi retrocesso – riprenderebbe colore.

Non c’è un pretendente forte e chiaro al quarto posto, la stessa Atalanta potrebbe rientrare in pista, questo ha detto l’ultima giornata di campionato. Como, Juve e Roma restano in fila indiana, nessuna ha ancora “strappato”. Tutto rimane aperto.

Il Como si è quasi fermato a Udine, contro un avversario che fa della struttura fisica la sua arma migliore. Cesc Fabregas gode di un vantaggio psicologico: nessuno criticherà il Como per la mancata qualificazione alla Champions. […]

Spalletti si barcamena tra le esigenze del presente e la costruzione del futuro. La società Juve ha investito decine di milioni per allestire una formazione che pedalasse con comodità nel quartetto di testa. La squadra Juve al momento è quinta e soffre di alti e bassi, in classifica e all’interno di ogni singola partita. Si intravvede qualcosa del calcio di Spalletti, ma più del gioco oggi conta la classifica. […]

Sbriciolatasi a San Siro contro l’Inter, la Roma attraversa il momento più difficile. Sono già stati istruiti i processi più o meno sommari a Gasperini. Il calcio sorprende sempre. Ci aspettavamo che Gasp faticasse all’inizio e che venisse fuori alla distanza. È successo il contrario, partenza forte e crisi tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Il Pisa alle viste sembra un gigantesco cerotto pronto all’uso. Una vittoria facile, nella speranza che le due davanti rallentino. E poi? Poi resteranno sei giornate, con l’Atalanta e il derby contro la Lazio come ostacoli alti. All’improvviso, Gasperini pare un uomo solo dentro una megalopoli cinica come Roma. Non vorremmo che finisse come il Marziano di Ennio Flaiano: «A Marzia’, te scansi, che me rovini a foto?», disse un paparazzo all’extraterrestre che tempo prima, dopo l’atterraggio con l’astronave vicino a Villa Borghese, aveva catturato le attenzioni di tutti.

(gasport)

Il lavoro di Gasp

Plusvalenze, identità tattica, pressing, costante ricerca del gol, la squadra ancora in corsa per il quarto posto nonostante un numero incredibile di infortuni. Nel momento più critico, tra tensioni, catastrofismi, narrazioni contro e una parte di tifoseria eternamente malata di ricordi, la Roma si è risvegliata dopo lo shock di San Siro con il volto deciso di Gian Piero Gasperini di fronte agli occhi e una certezza grande così: il tecnico non arretrerà di un millimetro e difenderà fino all’ultimo la sua “rivoluzione” a Trigoria. Perché in questa volata per la Champions, dopo aver ricostruito una mentalità in giallorosso, l’allenatore vuole andare fino in fondo a costo di sfidare venti contrari e nuovi strafalcioni in campo.

E allora stop agli alibi, alle sentenze di aprile e ai disfattismi: Gasp, è trapelato ieri da Trigoria, è più che mai convinto che la Roma potrà chiudere in crescendo la stagione, come del resto è successo con l’Atalanta negli ultimi anni. Il tecnico ha arringato la squadra facendo quadrato con essa e spiegando ai più “sensibili” del gruppo che il campionato non è mica finito con il 5-2 con l’inter. […]

A 48 ore dalla sfida a questo punto fondamentale col Pisa, Gasp è così entrato di nuovo nella testa dei suoi giocatori risvegliando reparti come la difesa che nelle ultime giornate hanno palesato una preoccupante inversione di tendenza. Nonostante le difficoltà e una sfilza di infortunati (da Dovbyk a Ferguson passando appunto per Koné, Wesley e Dybala), per il tecnico però nulla cambia: l’obiettivo Champions è ancora alla portata. […]

Il Profumo dei Campioni: 5 Profumi per 5 Calciatori Storici della Roma

Le Fragranze che Incarnano lo Stile di Alcuni dei Calciatori più Iconici della Roma

Nel calcio, ogni giocatore ha uno stile unico: c’è chi domina con il carisma, chi con la tecnica, chi con una determinazione incrollabile. In fondo, non è molto diverso da quello che succede nel mondo dei profumi: ogni fragranza ha una personalità precisa, un carattere riconoscibile, una scia che lascia il segno. E allora viene spontaneo chiedersi: se questi grandi calciatori della Roma fossero un profumo, quale fragranza racconterebbe meglio il loro stile?

Francesco Totti: Aventus di Creed, il carisma del capitano eterno

Francesco Totti non è stato solo il capitano della Roma: è stato l’anima stessa del club per oltre vent’anni. Carisma naturale, talento cristallino e una leadership che nasceva dalla fiducia totale dei compagni. A lui si abbina perfettamente Aventus di Creed, un profumo uomo diventato simbolo di sicurezza e successo. Le note di bergamotto, ananas e ribes nero aprono con energia e freschezza, mentre il cuore di betulla e patchouli dona carattere e profondità. Nel fondo, muschio e ambra grigia creano una scia potente e riconoscibile, proprio come quella lasciata dal numero 10 giallorosso nella storia del calcio italiano.

Antonio Cassano: Megamare di Orto Parisi, talento imprevedibile e spirito mediterraneo

Antonio Cassano è stato uno dei talenti più imprevedibili passati da Trigoria. Genio puro, istinto e fantasia: capace di inventare giocate fuori dagli schemi proprio quando meno te lo aspetti. Per lui immaginiamo Megamare di Orto Parisi, un profumo unisex intenso, sorprendente e quasi travolgente. Il suo carattere marino richiama immediatamente il profumo del mare e l’energia delle coste mediterranee, un richiamo perfetto anche per le origini pugliesi di Cassano. Le note saline, profonde e leggermente selvagge creano una scia potente e memorabile: proprio come le sue giocate improvvise che accendevano lo stadio.

Christian Panucci: Tom Ford Ombre Leather Eau de Parfum, eleganza e personalità

Christian Panucci è stato uno di quei giocatori che portavano in campo personalità ed esperienza. Difensore solido, elegante nei movimenti e sempre sicuro di sé, rappresentava una presenza autorevole nello spogliatoio. Ombre Leather di Tom Ford riflette bene questo equilibrio tra carattere e raffinatezza. La fragranza ruota attorno a una nota di cuoio intensa e avvolgente, arricchita da accenti floreali e speziati che donano profondità alla composizione. Il risultato è un profumo deciso ma elegante, proprio come il suo stile in campo: concreto, sicuro e sempre riconoscibile.

Daniele De Rossi: Annone Supremo di Pantheon Roma, lo spirito del gladiatore

Daniele De Rossi è stato il simbolo della romanità in campo: grinta, passione e senso di appartenenza. Un leader naturale, capace di trascinare la squadra con l’esempio e con un carattere da vero gladiatore. Per questo lo immaginiamo accostato ad Annone Supremo di Pantheon Roma, una fragranza intensa e maestosa che richiama la grandezza e il fascino della storia romana. La composizione è ricca e potente, con una scia che non passa inosservata: proprio come la presenza di De Rossi sul terreno di gioco.

Rodrigo Taddei: Amazzonico di Granado, energia brasiliana e spirito combattivo

Rodrigo Taddei è stato uno dei giocatori più generosi e versatili della Roma degli anni Duemila. Sempre pronto a sacrificarsi per la squadra, capace di giocare in più ruoli con grande energia e spirito di gruppo. A lui si abbina Amazonico di Granado, una fragranza che racchiude tutta la vitalità e il carattere della natura brasiliana. Le sue note verdi e aromatiche evocano la forza della foresta amazzonica e un’energia naturale, vibrante e dinamica: proprio come il gioco instancabile di Taddei.

Nel calcio, come nella vita, la leadership ha molte forme: c’è chi guida con la voce, chi con l’esempio e chi con il talento. Anche il profumo può diventare un’estensione di questa personalità, un modo per raccontare il proprio stile senza dire una parola. Che si tratti di una fragranza intensa e carismatica o di un profumo più elegante e discreto, la scelta giusta è sempre quella che rispecchia davvero chi siamo.

Addio a Mircea Lucescu: si è spento a 80 anni il leggendario allenatore rumeno

Il mondo del calcio piange la scomparsa di Mircea Lucescu. Il leggendario tecnico rumeno si è spento all’età di 80 anni presso l’ospedale di Bucarest a seguito di un infarto. Con 38 trofei vinti in carriera, Lucescu è stato uno degli allenatori più vincenti della storia, legando il suo nome soprattutto ai successi internazionali con lo Shakhtar Donetsk e alla militanza in Italia sulle panchine di Pisa, Brescia, Reggiana e Inter.

Il suo percorso ha incrociato più volte la Roma. Il ricordo più celebre risale agli ottavi di Champions League 2011, quando il suo Shakhtar eliminò i giallorossi vincendo sia all’Olimpico che in Ucraina. Lucescu è stato inoltre decisivo nella carriera di Henrikh Mkhitaryan: fu proprio lui a scoprirlo e lanciarlo a grandi livelli a Donetsk, plasmandone il talento prima che l’armeno diventasse un pilastro della Roma anni dopo.

Giuntoli resta un’opzione per il futuro

Come riportato da Matteo Moretto sul canale YouTube di Fabrizio Romano il nome di Cristiano Giuntoli continua a circolare in orbita Roma. Il dirigente, attualmente senza squadra, resta tra i profili valutati per un possibile ruolo di direttore sportivo nel futuro assetto societario giallorosso. Al momento non ci sono sviluppi concreti, ma la sua candidatura non è stata accantonata. La dirigenza della Roma sta infatti riflettendo su diverse soluzioni e il nome dell’ex dirigente della Juventus rimane sul tavolo, alla fine della stagione ci sarà un faccia a faccia con le varie componenti dirigenziali e si capirà il da farsi.

Lahm critica Gasperini: “Da quando l’Atalanta ha vinto l’EL vedo un utilizzo eccessivo della marcatura a uomo”

Philipp Lahm, in un articolo sul The Guardian, ha espresso alcune perplessità sullo stile di gioco dell’Atalanta di Gian Piero Gasperini, soffermandosi sull’utilizzo, sempre più frequente dopo il successo della dea in Europa League, della marcatura a uomo . L’ex capitano della Germania ha analizzato il percorso recente del club bergamasco, evidenziando alcuni aspetti che, a suo giudizio, sono cambiati. Ecco le sue parole:

In Germania, gli allenatori dicevano: ‘Segui il tuo avversario fino in bagno!’. Era l’indicazione per la marcatura a uomo. In quel caso, i difensori non dovevano pensare troppo. Questo approccio tattico rétro sta tornando in auge in modo inaspettato da quando l’Atalanta ha vinto l’Europa League nel 2024 proprio con questo metodo

L’ex giocatore ha anche manifestato la paura che questo modo di giocare possa portare ad una crisi del calcio tedesco, analizzando anche i limiti di questo approccio aggiungendo:

Contro una squadra con una qualità individuale nettamente superiore, è naturale non avere alcuna possibilità con la marcatura a uomo. L’Atalanta lo ha imparato a sue spese negli ottavi di finale di Champions League: i tedeschi hanno goduto di spazi incredibilmente ampi e hanno segnato 10 gol. Raramente una partita a eliminazione diretta è stata così a senso unico. Spero che in Germania si traggano le giuste conclusioni da questa vicenda, perché ultimamente vedo di nuovo la marcatura a uomo con maggiore frequenza in Bundesliga, ma così faremmo la fine dell’Italia

(theguardian.com)