DYBALA: “Dai tifosi sento un amore pazzesco, alla presentazione mi tremavano le gambe. Ranieri capisce i giocatori, ha portato tranquillità” (VIDEO)

CBS SPORTS GOLAZO – L’attaccante della Roma Paulo Dybala ha rilasciato una lunga intervista per il canale sportivo, in cui ha parlato a 360° della sua attuale esperienza in giallorosso. Queste le sue parole.

Sei in Italia da dodici anni ma sembra che non invecchi mai, qual è il segreto?
“Sì in tanti me lo dicono ma questa è una fortuna che ho, sono molto grato a mamma e papà che mi hanno fatto con questo viso giovane, spero di poter continuare così qualche anno in più. Vediamo se a fine stagione se continuo a stare così”.

Sei molto legato alla Serie A, qual è la cosa speciale dell’Italia?
“Sono molti anni che sono qua in Italia, ho avuto la possibilità di stare in tre squadre che si assomigliano ma sono anche molto diverse. Sono felice del mio percorso in Serie A e in Serie B che mi ha aiutato a crescere come giocatore e come uomo. E’ un paese che assomiglia tantissimo all’Argentina, da bambino vedevo tanti film italiani soprattutto a Roma e adesso trovarmi qui è il sogno di quel bambino che mi ha fatto crescere e che oggi mi godo in prima persona”.

Quello che mi impressiona di più è il tuo impatto fuori campo, con i giovani che fanno la tua Dybala Mask. Quante emozioni ti vengono?
“Tantissime, sono emozioni bellissime, quando vedi i bambini che ti seguono che cercano di imitare la tua esultanza. Essere d’esempio per loro è qualcosa di speciale, uno lavora dentro il campo per fare le cose bene per la squadra e i tifosi ma al tempo stesso cerca sempre di avere la disciplina e portare i valori che hanno trasmesso a casa mia sia in campo che fuori. Far vedere ai bambini che loro possano vedere in me qualcosa che loro vorrebbero essere”.

La tua presentazione a Roma. Cosa hai pensato quando hai visto tutta quella gente?
“Lo dico sempre, è stato uno di quei pochi momenti in cui mi sono tremate un po’ le gambe prima di vedere la gente, dietro le mura vedevo tutto quello che stava succedendo fuori ed era difficile per me crederlo in una situazione così. Arrivavo da una squadra con cui c’è tanta rivalità, che un giocatore della Juventus venisse accolto in un club tanto importante come la Roma non me l’aspettavo. La gente così mi ha fatto sentire fin dal primo giorno un amore pazzesco, unico, da quel giorno sapevo che dovevo dare qualcosa in più di quello che pensavo di dare, dovevo dare indietro sul campo quello che i tifosi mi avevano dato fuori”.

Ti viene un sorriso quando parli della Roma. Perché è così speciale?
“E’ difficile da spiegare, Roma ha un nome molto pesante come città, come storia e anche come calcio. Quando ti metti questa maglia che hanno messo giocatori come Totti, De Rossi o anche tanti argentini come Batistuta, senti il peso e il dovere di dare qualcosa per la gente e per la maglia”.

Quest’estate non è stata facilissima per te. Cosa è successo e come è andata?
“E’ stata un’estate calda e particolare per me, sono stato vicino all’addio ma poi parlando con mia moglie e la mia famiglia eravamo tutti d’accordo che non era il momento di lasciare la Roma, questa città e il calcio europeo, di poter continuare qua a scrivere ancora un po’ di pagine. Sapevo che dovevo fare di più e alla fine sono rimasto”.

Poi è arrivato Ranieri. Quanto è stato l’impatto di questo allenatore? Come si può spiegare?
“Una spiegazione facile per capire la sua dimensione è che lui è tanto allenatore ma anche psicologo, è fortissimo in quell’aspetto lì. Capisce tutte le situazioni, capisce i giocatori, sa gestire molto bene lo spogliatoio e questa cosa fa molto la differenza. Credo che da quando è arrivato  ha portato tranquillità e adesso siamo in una situazione completamente diversa rispetto a come avevamo iniziato, c’è molta tranquillità e serenità ma siamo consapevoli che arriva la parte più calda dell’anno. Tutto quello che abbiamo fatto non servirà a niente se non continueremo a giocare e ottenere risultati”.

C’era un video di Timothée Chalamet che ha detto: “Devo andare, devo vedere Roma e segnare Paulo Dybala”. Come è nato questo?
“E’ stato bellissimo perché lui era a un evento qua a Roma, ci siamo salutati, abbiamo scattato qualche foto e ricordo che quel giorno si è portato via le mie scarpe con cui avevo giocato. Siamo rimasti in amicizia e ci siamo scambiati qualche messaggio, gli ho detto che la prossima volta ci vedremo a Los Angeles”.

A lui piace il calcio?
“Gli piace tantissimo, ma non so come mai è un grande tifoso della Roma, gli ho detto che la prossima volta andremo a cena e gli farò qualche domanda sul calcio per vedere quanto ne capisce”.

Tu sei tra quei giocatori che è sempre un piacere vedere in TV. Spero che resterai a Roma per tanti anni e che alla fine di quest’anno ci possa essere un trofeo.
“Speriamo, vi mando un forte abbraccio”.

Lione, Fonseca espulso dopo un testa a testa con l’arbitro: rischia 7 mesi di stop. Il direttore di gara: “Inimmaginabile e intollerabile”

Clamoroso quello che è successo nel finale di Lione-Brest, con protagonista l’ex tecnico di Roma e Milan Paulo Fonseca. Nei minuti di recupero della sfida, sul risultato di 2-1 per i padroni di casa, il Var ha richiamato l’arbitro Millot per un possibile fallo di mano in area di rigore. Il portoghese, già ammonito, ha protestato con veemenza prendendosi un secondo cartellino giallo e ha reagito con rabbia andando testa a testa con il direttore di gara. Il rigore poi non è stato comunque concesso ma il tecnico ora rischia ben 7 mesi di squalifica.


Questo è stato il commento dell’arbitro dopo questo spiacevole episodio: “Ha l’atteggiamento di chi provava a tirarmi una testata. Inimmaginabile da un allenatore professionista. E’ intollerabile”.

Roma-Como, fattore Saelemaekers: da inizio 2025 è il centrocampista che ha segnato più gol in A

Fattore Alexis Saelemaekers. Allo Stadio Olimpico la Roma riceve il Como di Fabregas nella 27esima giornata di campionato: inizialmente in panchina, al 61′ il belga pareggia l’iniziale vantaggio di Da Cunha dopo qualche minuto dall’ingresso in campo. Come fa sapere il portale di statistiche, Saelemaekers è il centrocampista che ha segnato più gol in Serie A da inizio 2025: quattro (derby, Bologna, Monza e Como).

Ancelotti: “Roma? Ho bellissimi ricordi, non so quale sarà il mio futuro. Ranieri? Un grande tecnico, non sono sorpreso da ciò che sta facendo”

RAI 2 – Carlo Ancelotti è uno dei tecnici più vincenti della storia del calcio. L’allenatore italiano, con molta probabilità a fine stagione lascerà il Real Madrid e sul suo futuro c’è ancora molta incertezza. L’ex Milan alla trasmissione “Dribbling” ha parlato della Serie A, delle squadre italiane in Europa e soprattutto della Roma e di Claudio Ranieri. Ancelotti, infatti, potrebbe essere uno dei candidati per la panchina giallorossa. Ecco le sue parole.

Sulla sua carriera
“Tutti pensavano che la mia carriera era in calo e poi è riapparso il Real Madrid. Il giudice più imparziale è il campo in tutte le situazioni, sia in allenamento che in gara. Se perdi è colpa tua, puoi avere tutte le scuse del mondo. Uno che fa questo mestiere si deve mettere questo in testa, ma non sempre devi credere a tutto. A volte sbagliamo e facciamo degli errori, ma non sempre. Adesso guardiamo molti più video, a livello tattico lavoriamo pochissimo. Dando troppe indicazioni togli un po’ la creatività . Noi come squadra passiamo molto tempo insieme, non c’è giorno libero, una partita dietro l’altra. E’ impossibile essere sempre al 100% su quello che devi fare, ci devono essere dei momenti di svago che ci prendiamo perché è giusto”.

Il suo futuro e la Roma
“Ho ricordi bellissimi, quello che sarà il futuro non lo so. Per adesso sto bene qua, ho un contratto e non posso fare l’allenatore tutta la vita. Ranieri è una grande tecnico, uno stratega e legge bene l’ambiente. Non è una sorpresa il bene che sta facendo. Io ho dei dubbi che lui smetta”.

Fenerbahce, Mourinho squalificato: il giudice che lo ha punito è un tifoso del Galatasaray (FOTO)

Altro scandalo nel calcio turco. Nell’ultima settimana si parla soltanto della squalifica di quattro giornate (ridotta a due dopo il ricorso) inflitta a José Mourinho in seguito alle accuse nei confronti della panchina del Galatasaray e degli arbitri e ora spunta un nuovo retroscena. Sui social infatti si stanno diffondendo alcune foto di Celil Nuri Demiturk, il presidente della Commissione Disciplinare della Federcalcio Turca, con la maglia del Gala. Il giudice che ha punito lo Special One sarebbe infatti un grande tifoso del club giallorosso.

Atletico Madrid-Athletic Club, i convocati di Valverde: out Sancet, c’è Nico Williams (FOTO)

Oggi alle ore 21 l’Athletic Club, prossimo avversario della Roma in Europa League, affronterà l’Atletico Madrid nel match valido per la ventiseiesima giornata di Liga. Ernesto Valverde, allenatore del club basco, ha diramato la lista dei convocati e nell’elenco non figura Oihan Sancet: il centrocampista è alle prese con un problema muscolare ed è a forte rischio anche per la sfida di giovedì contro la Roma. Recuperato, invece, Nico Williams, il quale aveva saltato un allenamento per sintomi influenzali.

Ag. Bove: “Roma è casa sua e ama i tifosi. Addio? Ci siamo trovati con le spalle al muro, ma il Nottingham non ci convinceva”

Edoardo Bove, centrocampista di proprietà della Roma che ha fatto trattenere il fiato a tutta Italia dopo il malore accusato il 1° dicembre durante Fiorentina-Inter, continua il suo percorso di recupero. Dopo l’impianto di un defibrillatore cardiaco sottocutaneo segue la Viola dalla panchina con la speranza di poter tornare presto in campo. Per fare il punto sulla sua situazione Diego Tavano, agente del giocatore e rappresentante della BSM Sports Management, ha rilasciato un’intervista in cui ha fatto anche chiarezza anche sulla sua cessione in prestito dalla Roma alla Fiorentina, rivelando alcuni retroscena sul suo addio ai giallorossi.

Come sta Edoardo Bove?
Edoardo è molto più di un semplice assistito per me. È un ragazzo di 22 anni con la maturità di un uomo: intelligente, sensibile e speciale. Dopo un periodo difficile, ora sta bene e continua a sottoporsi a esami di controllo, ma siamo ottimisti. Il suo caso ha unito tantissime persone, come ha raccontato lui stesso al Festival di Sanremo. Il sostegno ricevuto è andato oltre le rivalità calcistiche, dimostrando quanto sia una persona speciale. Voglio anche ringraziare Firenze e la Fiorentina: la città si è stretta intorno a lui con affetto, i tifosi lo hanno coccolato e la società è sempre stata al suo fianco. Firenze è un posto meraviglioso con un grande cuore.

Il ministro dello Sport Abodi ha espresso il desiderio di rivederlo in Serie A. Ne avete parlato?
Ho un ottimo rapporto con Abodi, ci ha invitati al Ministero e andremo a trovarlo appena possibile. Le sue parole sono state apprezzate, perché l’Italia sta cercando di allinearsi ad altri paesi su questo tema. Naturalmente, sarà necessario approfondire la questione nelle sedi opportune per capire se ci siano i margini per un suo ritorno in campo.

Bove ha dichiarato che gli piacerebbe giocare in Premier League. È un’ipotesi concreta?
Lui e la fidanzata Martina sono molto legati a Londra, una città che amano. La Premier League potrebbe essere un’opzione per il futuro, ma al momento non stiamo pensando a nulla di definitivo. Vedremo più avanti.

Si è parlato di una sua cessione forzata al Nottingham Forest. È vero che ha lasciato la Roma per Lina Souloukou?
Il 30 agosto è stato un giorno che né io né Edoardo dimenticheremo mai. Ci siamo trovati con le spalle al muro di fronte alla possibilità di trasferirsi al Nottingham Forest, con un eventuale prestito all’Olympiacos, visto che il proprietario è lo stesso. Non era un’opzione che ci convinceva, mentre la Fiorentina era la destinazione giusta, tanto che da settimane ero in contatto con il direttore generale Pradè. Abbiamo spinto in quella direzione, e si sono create delle frizioni: non capivamo perché Edoardo dovesse essere ceduto a una cifra così bassa. Lui considera Roma casa sua e ama i suoi tifosi, ma quando ha capito l’intenzione del club, ha scelto con determinazione la Fiorentina. E col senno di poi, abbiamo avuto ragione.

(chiamarsibomber.com)

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Diego Tavano, oltre a essere l’agente di Edoardo Bove, è anche lo storico manager di Fabio Di Giannantonio, pilota di MotoGP. Nel corso dell’intervista rilasciata al portale MOW, Tavano ha parlato anche del rapporto speciale che lo lega al calciatore.

Prima hai parlato delle persone che si innamorano della MotoGP. Al Mugello hai portato Edoardo Bove, uno dei giocatori che gestisci. Più che di quel momento però, vorrei chiederti come hai vissuto quel momento così spaventoso e difficile, quando Edo ha avuto quel malore in campo.
Edo è un altro dei miei ragazzi. E sì, quando ha visto la MotoGP non ci poteva credere. Cosa dire, dopo quello che è successo a Edo ho capito ancora meglio che i miei atleti sono parte di me. Quel giorno, quando è caduto… anche io sono caduto con lui. E voglio risollevarmi insieme a lui, vorrei che la mia energia per lui fosse importante a prescindere da quello che ci riserverà il futuro. Glielo devo per la fiducia che mi ha dato e per il sentimento che mi ha dedicato, lui è davvero speciale. Ed è raro, ma quando incontri un essere umano così devi farne tesoro a tutti i costi. Mi ha reso migliore, facendomi capire che la ricchezza non è il denaro. Andiamo avanti, poi non vedo l’ora di riportarlo nel paddock anche perché ha un rapporto molto forte con Fabio. Questa sarà una grande stagione, non vedo l’ora che inizi.

(mowmag.com)

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IFAB, nuove regole per la stagione 2025/26: calcio d’angolo per gli avversari in caso di palla trattenuta in mano dal portiere per più di 8 secondi (COMUNICATO)

L’IFAB (International Football Association Board) ha ufficialmente approvato alcune modifiche al regolamento in vista della stagione 2025/26 e la principale riguarda i portieri: qualora un estremo difensore tenesse il pallone tra le mani per più di 8 secondi, l’arbitro assegnerebbe un calcio d’angolo per la squadra avversaria. Ecco la nota sulle regole che entreranno in vigore a partire dal primo luglio 2025: “L’International Football Association Board (IFAB) ha approvato una serie di modifiche alle Regole del Gioco per la stagione 2025/26. Dopo che le sperimentazioni hanno mostrato un impatto positivo nei casi in cui i portieri trattenevano il pallone troppo a lungo, l’IFAB ha deciso all’unanimità di modificare la Regola 12.2 (Calcio di punizione indiretto). La modifica prevede che se un portiere trattiene il pallone per più di otto secondi (con l’arbitro che utilizza un conto alla rovescia visivo di cinque secondi), l’arbitro assegnerà un calcio d’angolo alla squadra avversaria (anziché l’attuale calcio di punizione indiretto per più di sei secondi). Le seguenti decisioni sono state prese anche in occasione della 139a Assemblea Generale Annuale (AGM) dell’IFAB, ospitata dalla Irish Football Association (IFA) a Belfast, Irlanda del Nord.

In relazione alla Regola 3.10 (Capitano della squadra), sono state introdotte nelle Regole le linee guida per tutte le competizioni che desiderano applicare il principio secondo cui solo il capitano deve rivolgersi all’arbitro in situazioni specifiche. L’IFAB ha convenuto che una maggiore cooperazione e comunicazione tra capitani e arbitri, che spesso si trovano ad affrontare dissensi verbali e/o fisici quando prendono decisioni, può contribuire a instillare livelli più elevati di correttezza e rispetto reciproco, entrambi valori fondamentali del gioco. I partecipanti all’AGM hanno sottolineato che gli organizzatori delle competizioni, i giocatori e gli ufficiali di gara dovrebbero collaborare per aderire a queste linee guida.

Il nuovo regolamento entrerà in vigore il 1° luglio 2025 e presenterà anche le seguenti modifiche:

Regola 8.2 (Palla scodellata): Se il pallone si trova fuori dall’area di rigore quando il gioco viene interrotto, viene lasciato alla squadra che ne aveva o ne avrebbe avuto il possesso se ciò è chiaro all’arbitro; altrimenti, viene lasciato alla squadra che lo ha toccato per ultima. Il pallone viene lasciato nella posizione in cui si trovava quando il gioco è stato interrotto.

Regola 9.2 (Palla in gioco): Un calcio di punizione indiretto senza sanzioni disciplinari sarà assegnato se un membro della squadra che è temporaneamente fuori dal campo tocca il pallone mentre sta uscendo. Inoltre non deve esserci l’intenzione di interferire in modo sleale”. […]

(theifab.com)

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Castan: “Dopo il primo anno avrei voluto lasciare la Roma, Garcia mi convinse a restare. Non c’è spiegazione logica all’esonero di De Rossi”

RADIO ROMANISTA – Leandro Castan, difensore brasiliano protagonista con la maglia giallorossa, è intervenuto ai microfoni dell’emittente radiofonica dedicata ai colori giallorossi. Ecco alcune delle dichiarazioni rilasciate dal difensore:

Effettivamente l’impatto fu un po’ negativo. Io pensavo che in Italia avrei lavorato con un tecnico molto attento alla fase difensiva ma trovai Zeman a cui non piaceva molto difendere bensì quasi esclusivamente attaccare e fare gol. Diciamo che non teneva molto in considerazione quelli del mio reparto

Qual è stato invece il suo rapporto con Totti?
Ricordo ancora il nostro primo incontro nello spogliatoio: a presentarci fu il direttore generale Franco Baldini. Quando gli strinsi la mano mi vennero i brividi perché non ero soltanto davanti ad un calciatore ma ad una sorta di personaggio storico. Poi però con il tempo, Totti per me è diventato “Checco”, un uomo fantastico che mi ha aiutato moltissimo ad inserirmi nel gruppo ed è stato un piacere conoscerlo

Quella stagione finì con la sconfitta in finale di Coppa Italia contro la Lazio. Si è dato una spiegazione sui motivi di quella brutta prestazione? È vero che lei gettò la medaglia del secondo posto?
Sì è vero. Mi sono anche un po’ pentito perché una medaglia non si dovrebbe mai buttare nel cestino solo che in quel momento ero veramente molto incazzato, proprio perché non riuscimmo a giocare come avremmo dovuto. Ripensandoci questa è la cosa che mi dà più fastidio, ovvero non essere riusciti a fare quello che era nelle nostre corde. L’unica spiegazione è che forse avevamo affrontato una stagione molto usurante, non solo dal punto di vista fisico, e quando arrivammo a quella gara eravamo già cotti. Loro, a differenza nostra, hanno giocato con il coltello tra i denti, segnando poi un gol bruttissimo proprio come è stato quel derby. Mi dispiace perché sono consapevole che sia stata una sconfitta pesante per i tifosi inoltre sono convinto che se avessimo giocato almeno al 10% delle nostre capacità avremmo vinto

Quale fu la sua reazione a quella delusione così grande?
Volevo andar via. Non mi ero trovato bene con Zeman, verso cui non ho nessun risentimento ma semplicemente avevamo delle idee calcistiche diverse. Poi è vero che lui fu esonerato ed era arrivato Andreazzoli, ma era stata comunque un’annata molto brutta terminata poi con una sconfitta pesantissima. Avrei preferito tornare in Brasile, anche perché mancavano pochi mesi all’inizio del mondiale che si sarebbe disputato proprio nel mio Paese. Questo era quello che pensavo prima dell’arrivo di Rudi Garcia. Rudi cambiò la mia percezione e anche quella di molti del gruppo, è stato il principale artefice del nostro riscatto

Quali furono i meriti del tecnico francese?
Innanzitutto il suo modo di rapportarsi. Per fare un esempio, Zeman in 6 mesi mi avrà rivolto la parola due volte, lui invece cercò subito di spronarmi anche facendomi arrabbiare. Si era accorto che avevo la testa altrove e allora si rivolse a me anche con durezza. Il senso delle sue parole era che forse aveva ragione chi diceva che fossi scarso. Mi incazzai molto, perché mi punse nell’orgoglio ma poi capii che era un modo per togliermi dalla mia “comfort zone” su cui mi ero inconsciamente appiattito

Si diceva che lei e Benatia avreste formato una coppia troppo lenta
Esattamente. Una volta ci convocò ad entrambi nel suo ufficio e ci disse che lui pensava esattamente il contrario ma la risposta definitiva l’avremmo dovuta dare noi in partita. Dopo queste parole, io e Benatia ci guardammo negli occhi e stipulammo una sorta di patto che ci avrebbe portato ad aiutarci l’un l’altro. Il risultato? Prendemmo un gol nelle prime dieci partite. Ma il merito fu di Rudi che è stato uno dei migliori allenatori mai incontrati nella mia carriera

14 settembre 2014, nella trasferta di Empoli lei viene sostituito al primo tempo e dopo qualche settimana le diagnosticano un cavernoma cerebrale, ovvero una forma di tumore benigno al cervello. Cosa ricorda di quel periodo?
Quello è stato il giorno in cui finirono tutti i miei sogni. Come tutti i calciatori ambiziosi avevo tanti progetti: andare in nazionale, disputare un mondiale e vincere dei trofei con la mia squadra ma quel pomeriggio finì tutto. Il medico mi disse che non avrei più potuto fare il calciatore e allora pensai soltanto a rimanere vivo.  Dopo la guarigione, avrei voluto riprendere la mia professione ma nonostante gli sforzi, non sono mai riuscito a tornare quello di prima. Solo a pensarci mi vengono i brividi perché avevo ventisette anni ed ero nel momento più importante della mia carriera. Oltre alla mia famiglia devo ringraziare il mister Garcia, il mio procuratore Gabriele Giuffrida e il direttore Walter Sabatini che per me è stato come un papà

Un ventisettenne che supera una cosa del genere dove trova la forza per tornare a fare sport a livello professionistico?
“Io la forza l’ho trovata in un qualcosa che non posso vedere ma che sento continuamente che è la mia fede in Dio. Questa fede mi ha aiutato a superare momenti terribili. La prima volta che sono rientrato in campo a Trigoria, il preparatore mi passò un pallone e io gli andai incontro per stopparla normalmente. Io pensai al gesto che avrei dovuto fare ma non riuscii a farlo perché quando la palla mi passò vicino il mio piede non si mosse.  Quel giorno andai a casa piangendo perché il corpo non rispondeva agli impulsi del mio cervello. Un giorno, grazie alla fede, saprò perché mi è capitato tutto questo. Ho indossato la maglia del Torino e del Cagliari ma anche quando mi facevano i complimenti ero comunque triste perché non mi sentivo più il Castan di un tempo”

Tanti compagni le sono stati vicino: ad esempio Daniele De Rossi
Gli voglio tanto bene. Lui e Francesco avevano una grande leadership ma mentre Totti era il leader a cui non serviva nemmeno parlare, De Rossi comunicava molto di più. Inoltre con lui c’era molto feeling perché gli piaceva stare insieme ai sudamericani. Io quando penso alla Roma mi vengono in mente sempre loro due e il fatto che non facciano più parte del club mi fa male al cuore

De Rossi era però tornato nel ruolo da allenatore. Che idea si è fatto del suo percorso?
Non c’è una spiegazione logica al suo esonero. Ha fatto un ottimo lavoro, gli era anche stato rinnovato il contratto, quindi non ho capito poi la scelta di mandarlo via dopo appena quattro giornate. Lo scorso anno vedevo le partite insieme ai miei figli ed abbiamo esultato tanto anche perché vedere Daniele su quella panchina mi dava un piacere immenso

I giallorossi possono vincere l’Europa League?
Certo, come no. Ranieri ha aggiustato questa squadra che ha delle buone individualità, alcuni giocatori mi piacciono molto. Secondo me si può fare

 

Contro il Como senza calcoli: dentro i titolari

Claudio Ranieri ha scelto l’esempio perfetto per far capire quale dovrà essere il giusto approccio alla gara di domani contro il Como, ma soprattutto che tipo di formazione dovrà scendere in campo per affrontare Nico Paz e compagni. (…) Niente turnover stavolta per Ranieri, dentro gli uomini più forti, anzi, dentro i giocatori che in questo momento hanno la condizione migliore per esprimersi e cercare l’undicesimo risultato utile consecutivo e la quarta vittoria consecutiva in campionato che manca addirittura da agosto 2020. Detto che naturalmente il titolare tra i pali sarà Mile Svilar, le uniche grandi novità potrebbero arrivare dalla difesa. Hummels, apparso piuttosto arrugginito contro il Monza dopo quattro panchine consecutive, resterà fuori per favorire un reparto più rapido e che possa affrontare al meglio gli avversari. (…) Sarà Mancini a sistemarsi al centro della difesa. Niente turnover significa Manu Koné e Leo Paredes in mezzo al campo. La coppia che Ranieri predilige da quando è tornato per la terza volta al Fulvio Bernardini. Il ventitreenne francese è stato un vero pilastro di Ranieri, sempre in campo dal primo minuto dalla prima di Sir Claudio contro il Napoli fino alla sfida di domani. In realtà ha saltato due gare: una per squalifica e un’altra per un meritato riposo per averlo fresco proprio contro il Como e l’Athletic. Sarà suo compito stringere con il centrale per fermare gli inserimenti di Nico Paz ed evitare i suoi scambi con Diao. Sulle fasce, neanche a dirlo, Saelemaekers a destra, Angeliño a sinistra. Otto gol e dieci assist in due e spine nel fianco per qualsiasi difesa avversaria. Là davanti Dovbyk può al massimo finire in panchina per recuperare del tutto e farsi trovare pronto per il Bilbao. C’è Shomurodov che duetterà e giocherà per Dybala. (…)

(corsport)