Roma, regalo per la Champions. Rinnovano Dybala e Pellegrini

La Roma è tornata a riveder le stelle. Lo ha scritto, lo ha cantato, lo ha stampato addosso ai giocatori con le magliette celebrative: “Back where the stars shine”. E lo ha detto anche alla Champions, sui social, come si saluta una vecchia conoscenza ritrovata dopo sette anni: «Bello rivederi». Il riassunto perfetto di una notte lunga, cominciata a Verona e finita a Trigoria. L’ultima immagine della stagione è la mattinata di ieri al Fulvio Bernardini, con la squadra ancora euforica per la qualificazione. Prima la colazione, poi il saluto ai dipendenti del centro sportivo, gli applausi, i sorrisi, gli abbracci. E le foto. Poi il rompete le righe. Prima, però, il discorso di Gasperini. Poche parole, molto chiare, per chiudere la stagione e aprire già la prossima. «Siete stati strepitosi». (…) Un applauso collettivo, prima della separazione. Koné raggiungerà la Francia, Ndicka la Costa d’Avorio, Wesley il Brasile: tre romanisti al Mondiale, tre pezzi importanti del gruppo che Gasperini ha riportato in Champions. Gli altri inizieranno le ferie, in attesa del raduno estivo. Dybala è partito ieri sera verso l’Argentina, a Roma è rimasto il suo agente Carlos Novel, atteso dal confronto con i Friedkin per chiudere la trattativa sul rinnovo dell’argentino. Stesso discorso per Lorenzo Pellegrini che ha vissuto mesi complicati, tra rendimento, critiche e un futuro rimasto (volutamente) congelato fino alla fine del campionato. A dirigere que-sta orchestra c’è Gasperini. (…)

(La Repubblica)

È l’impresa di Gasperini (e Ranieri)

Champions League. Dopo sette anni trascorsi tra un cambio di proprietà, dirigenti che andavano e venivano, allenatori che saltavano con cadenze autolesionistiche, giocatori che si erano trasformati nella banda del sesto posto, delusioni e amarezze. Tutto azzerato dalla vittoria a Verona, ventitreesimo successo in campionato, che ha consentito a Gasperini e ai suoi discepoli di superare quell’asticella che il tecnico aveva alzato dal primo giorno che era sbarcato a Trigoria, arrivando a quota settantatre punti, per un terzo posto finale che basta e avanza per tornare a sentire quella musichetta che ci piace tanto. È la Champions di una tifoseria che mai sola mai, anche a fronte di un divieto che negli ultimi mesi ha impedito alla gente romanista di seguire come avrebbe voluto la sua squadra. (…) È la Champions di un gruppo che non ha mai mollato, che ha seguito il suo guru con un’ubbidienza tattica fondamentale per poter ora fare festa. È la Champions di Malen, arrivato a gennaio per curare il mal di gol con cui la Roma aveva fatto i conti per tutto il girone d’andata. Ne ha fatti 14 in 18 partite, è stato devastante in quel ruolo di centravanti che da altre parti gli era sempre stato negato. È la Champions di Dybala, un fuoriclasse d’altri tempi, capace con i suoi piedi di regalare poesia calcistica e chissenefrega se gioca una partita sì e una no, un campione che adesso firmerà un prolungamento per continuare a sognare in grande. È la Champions, consentiteci di scriverlo, di Claudio Ranieri che sarà pure stato licenziato, ma che ha voluto il Gasp a Trigoria così come il ds Ricky Massara al quale bisogna dire perlomeno grazie per la dedizione e l’onestà nel suo lavoro, portando giocatori come Wesley, Malen, El Aynaoui. (…)

(La Repubblica)

La festa allo stadio e il delirio a Fiumicino. Friedkin chiama Gasp

«E quindi uscimmo a riveder le stelle». Stavolta non è soltanto una citazione buona per le grandi notti: è il manifesto della rinascita giallorossa. La Roma è tornata in Champions dopo sette anni di attese, rimpianti e incompiutezze. Ci è tornata con il petto gonfio e la faccia sporca di felicità, chiudendo una stagione con un’impresa firmata Gasperini. Terzo posto. Un traguardo enorme, quasi irreale se si ripensa alla classifica di qualche settimana fa. Una cavalcata furiosa e rabbiosa, che ha ribaltato umori e prospettive. La Roma non soltanto è entrata tra le prime quattro: è salita sul podio, cosa che non accadeva da otto anni. (…) Dietro questo capolavoro c’è la mano pesante di Gasp, ma anche la scelta della società di restare compatta nei momenti più delicati della stagione. Il tecnico fiducia totale, Dan e Ryan Friedkin gliel’hanno concessa senza esitazioni. E il risultato oggi è davanti agli occhi di tutti: la Roma torna tra i grandi d’Europa e può finalmente programmare il futuro con ambizione vera. Non è stata una telefonata di circostanza quella fatta da Dan Friedkin al tecnico dopo la qualificazione. È stato un gesto sentito, liberatorio. Un grazie autentico per il lavoro svolto in questa prima stagione, per aver trasformato una squadra sfiduciata in un gruppo feroce, compatto, convinto di poter arrivare ovunque. Gasp ha incassato l’abbraccio della proprietà e ora guarda avanti: il domani della Roma comincia adesso. Ryan in queste ultime settimane ha guidato i lavori dal Fulvio Bernardini, il tenutario del club sta gestendo gli affari più spinosi dell’agenda romanista e in questi giorni prenderà le decisioni importanti sui rinnovi, il mercato, la scelta del nuovo ds e la programmazione estiva. (…)

(corsport)

D’Amico sostituirà Massara. Poi almeno quattro rinforzi

È già l’alba di una nuova stagione, la prima in Champions League dell’era Friedkin. Ora c’è il futuro da programmare per provare nuovamente ad alzare l’asticella. Ryan ieri non ha partecipato alla festa a Trigoria ma nelle prossime ore è atteso nel quartier generale. La prima pietra da mettere è il nuovo direttore sportivo. Massara è pronto all’addio e in pole per sostituirlo c’è D’Amico. Spazzata via la concorrenza del Milan (il suo arrivo era legato alla permanenza di Furlani) è pronto per riabbracciare Gasperini dopo l’esperienza a Bergamo. I primi colloqui con la proprietà americana sono stati positivi, ma per la fumata bianca servirà l’ultimo ok di Dan che dall’altra parte del mondo ha fatto i complimenti per il terzo posto raggiunto. (…) La Champions League fa ricca la Roma. La sola partecipazione ga-rantirà circa 60 milioni di euro ai quali vanno aggiunti anche gli 11,4 del terzo posto. Un tesoretto da reinvestire sul mercato. Gaspe- oltre ai rinnovi di Celik, Pellegrini e Dybala – si aspetta anche quattro rinforzi: due in attacco, un esterno di centrocampo e un centrocampista. Diversi i nomi suggeriti per rinforzare il pacchetto offensivo, da Pepe (Porto) a Tzolis (Bruges) fino ai sogni Nusa e Greenwood. Ma il più avvicinabile è Summerville, la retroces-sione del West Ham fornisce un assist e nei prossimi giorni ci saranno i primi contatti con l’entou-rage. Per il ruolo di vice Wesley a sinistra il nome nuovo è Obrador in caso di mancato riscatto del Torino. (…)

(Il Messaggero)

Per Dybala è l’inizio di una nuova vita

Gli sono bastati 90 minuti per riprendersi tutto. Con gli interessi. Tipico dei campioni, dei fuoriclasse, di chi non soffre le pressioni perché da quando è ragazzino è abituato a dare del tu al pallone. Vox populi: «Eh, ma Dybala costa troppo, sta sempre male, ormai fa la differenza in una decina di partite all’anno». Menomale, ci permettiamo di aggiungere. Perché senza Paulo chissà come sarebbe andata a finire a Verona. Squadra paralizzata, impaurita, incapace di fare due passaggi di fila per 50 minuti. Poi arriva il genio, quello con la G maiuscola e decide di uscire dalla lampada. In poco meno di un tempo colleziona l’espulsione di Valentini, due assist, un salvataggio nell’area piccola e soprattutto regala quella caratteristica che la squadra, per una partita, se-brava aver smarrito: la personalità. Qualità e personalità, la stella polare che Gasp vuole seguire nella costruzione della nuova Roma. (…) Sono 15 giorni che le parti si confrontano: ora quando l’agente sarà convocato a Trigoria si arriverà alla fumata bianca. Poi, però, si aprirà un altro capitolo, paradossalmente più spinoso. Perché Dybala è come le ciliegie: più lo vedi giocare e più non ne puoi fare a meno. Tuttavia essendo un classe ’93 bisognerà imparare a gestirlo. E anche a resistere alle tentazioni. Discorso che coinvolge sia Gasp che il calciatore. Era ottobre quando Paulo aveva trovato finalmente un minimo di continuità (5 gare giocate quasi per intero: Inter, Plzen, Sassuolo, Parma e Milan) e a chi chiedeva al tecnico – conoscendo i trascorsi dell’argentino – se non fosse il caso di centellinarne l’impiego, la risposta fu: «Se sta bene, gioca. E può farlo tranquillamente per 90 minuti». Purtroppo non è più così o perlomeno non può esserlo per una stagione intera. Serve dunque uno step successivo. (…) Ora si riparte. Paulo riposerà, tornerà tirato a lucido dopo le vacanze e aver guardato in modo malinconico i mondiali americani. La Selección sembra ormai un capitolo chiuso. La Roma no. Resta – anche grazie al lavoro ai fianchi portato avanti in queste settimane da Gasperini – un libro che avrà quantomeno un altro capitolo da scrivere. Sembrava finita dopo Budapest. Poi è sembrato arrivare il tempo dei saluti ai tempi di De Rossi, con l’offerta araba. Per non parlare di un paio di settimane fa, dopo Parma, quando le sue pa-role somigliavano ad un commiato. E invece, Dybala è sem-pre qui. Una Joya per lui. Una gioia per tutti.

(Il Messaggero)

La serata magica che ha rimesso le cose a posto

“Ariecchime”, parola romana che mette insieme l’ari che sta per “di nuovo” (il ritorno, la ripetizione), “l’ecco” che fa la presentazione e il “me”, che poi, alla fine, “civis romanus sum”, che il marchese del Grillo tradusse nell’iconico “io so’ io…”. E’ anche un vecchio gioco di strada, la cavallina Questo della riconquistata Champions è un altro gioco. Dice che la Champions mancava alla Roma da sette anni, ma forse è vero il contrario: Roma è mancata alla Champions per tutto questo tempo, nel quale i merengues del Real, i citizens di Guardiola, i birrai del Bayern o gli “allons enfants” del Psg (citati uno per ciascuno dei campionati altrui), i famosi “Five Majors”, serie A esclusa, giacché stenta a rientrarci), si sono dovuti accontentare di quel poco o tanto che altre città, altra gente, possono offrire in confronto al tutto che è di Roma. (…) Il veleno di Verona: anche Romeo ne fu vittima, figurarsi un rugantino giallorossoi. Ma l’attimo, si sa, è fuggente e quindi fuggì. Le cose e la Champions furono rimesse a posto, come al loro posto, tornarono in un amen la Roma e Roma, la squadra e la città che le dà il nome, che hanno nel destino dell’eterno sia lo ieri, che l’oggi, che il domani, dall’aratro di Romolo al drone del più scafato dronista (con la “d” in tempi grami di tronisti in bella vista e corsa all’auditel). Così, se il calcio è, come dicono tutti a partire dai sociologi che vanno allo stadio per guardare il pubblico e non la partita (disse Bufalino), uno specchio della vita, questo “Roma fra i grandi” o “i grandi a Roma” è forse il segnale di un sentiero ripreso che s’allargherà, magari, fino a divenire un “buen camino”. (…)

(Il Messaggero)

Roma su, Atalanta giù: Gasp come un ascensore fa salire e scendere

La Roma dall’Europa League alla Champions; l’Atalanta dalla Champions alla Conference. Domanda facile: qual è il filo conduttore o meglio chi lega questi due esiti del campionato appena concluso? Gian Piero Gasperini. L’allenatore ha lasciato l’Atalanta in Champions e oggi se la ritrova in Conference; ha preso la Roma In Europa League e l’ha riportata in Champions, competizione in cui mancava dal 2019. Gasperini fa salire gli ascensori in cui entra e fa scendere quelli da cui esce. Nelle nove stagioni a Bergamo, aveva centrato cinque qualificazioni Champions e vinto un’Europa League. Non bisogna essere diplomati a Coverciano per capire le ragioni di tanto europeismo: il gioco gasperiniano ha un battito e un respiro internazionale. (…) A Roma è stato bravo due volte, perché è riuscito a sintonizzarsi sulle frequenze di un ambiente complicato. Non era scontato che Il suo calvinismo piemontese resistesse alle malie di una città bella e tentatrice. Ha attraversato dei momenti difficili non legati al contesto, ai tifosi, che l’hanno sempre sostenuto. A un certo punto sembrava a un passo dal rigetto e poi si è capito il motivo: le tensioni con Claudio Ranieri, l’uomo che /o aveva chiamato alla Roma e con cui è entrato in collisione. È uscito vincitore dallo scontro con un monumento della storia giallorossa, il suo capolavoro extra-campo. (…) La cartina di tornasole è proprio l’Atalanta. Un anno fa, ultimo campionato dell’era gasperiniana a Bergamo, Mateo Retegui vinse la classifica cannonieri con 25 gol davanti a Kean (Fiorentina) con 19 e a Lookman (Atalanta) e Orsoliní (Bologna) con 15. Il duo Retegui- Lookman mise assieme 40 reti. Nell’Atalanta 2025-26, allenata da Ivan Juric nelle prime 11 giornate, poi da Raffaele Palladino, i migliori marcatori sono stati Gianluca Scamacca e Nikola Krstovic con 10 gol ciascuno. Venti in due, la metà esatta rispetto ai 40 di Retegui-Lookman nell’Atalanta 2024-25, targata Gasperini. Una differenza statistica che spiega molto, quasi tutto. (…)

(gasport)

Gasp e Fabregas pronti per l’Europa: ecco i piani rinforzi di Roma e Como

Quando ha finito le interviste, l’altra sera a Verona, Gian Piero Gasperini galleggiava sull’onda dell’entusiasmo, quasi in senso letterale. Perché l’allenatore della Roma doveva scenderei gradini per arrivare a un tunnel che lo conduceva al pullman, ma il codazzo di addetti ai lavori, imbucati e tifosi vip lo sollevava per affetto e i bodyguard hanno dovuto agire da frangiflutti. Gasp è uscito dal Bentegodi senza necessità di nascondere i sentimenti, il traguardo rincorso dalla Roma per 7 anni era stato raggiunto e quando è sceso a Fiumicino per un altro abbraccio collettivo, la faccia beata era identica. Gasp è mister Champions. (…) Nei nove anni all’Atalanta, soltanto una volta è rimasto fuori dalla zona coppe; ma quando la Roma lo ha preso, sfidando o almeno provocando la piazza che non lo aveva in simpatia, l’obbiettivo era quello della grande Europa, stanca com’era di quinti o sesti posti, anche se le posizioni di rincalzo hanno condotto alla Conference che è stata festeggiata come se fosse davvero una Champions. (…)

(gasport)

Una squadra a sua immagine e somiglianza

IL TEMPO (T. CARMELLINI) – Trovata la strada, ma soprattutto l’uomo giusto per percorrerla, ora non resta che proseguire dritto per dritto cercando di sbagliare il meno possibile. Che detta così sembra facile ma non lo è affatto, perché una volta raggiunta l’ambita meta, ossia una qualificazione Champions che nella Capitale giallorossa mancava da sette anni, c’è da lavorare per onorarla e far diventare questo traguardo — che oggi sembra miracoloso — la normalità di una stagione giocata da una squadra di livello. Ecco, con Gasperini la Roma sta ritrovando la sua «taglia», è rientrata nel giro delle grandi e dovrà lavorare al top per restarci. Evidente che la prima cosa da fare è dare carta bianca al tecnico piemontese, consentirgli di modellare la squadra a sua immagine e somiglianza, ma soprattutto all’intero gruppo fatto di staff tecnici e dirigenti tali da poter muoversi come meglio crede. Un po’ come fecero a Bergamo con l‘Atalanta, dove ha lasciato un segno indelebile: una strada che difficilmente la squadra lombarda riuscirà a ripercorrere a breve giro. Già, perché per arrivare a quei livelli c’è bisogno di un lavoro lungo, di fondamenta solide e di una proprietà capace di ascoltare e poi di intervenire quando serve per soddisfare le esigenze e prendere le decisioni che contano al momento giusto e sempre in sintonia con la guida tecnica. Anche qui sembra facile, ma ultimamente — tanto più a Roma — non lo è stato affatto. C’era sempre qualcosa di traverso, qualche spiffero sbagliato, qualche vendetta trasversale o spesso qualcuno che, pur di mettersi in mostra, avrebbe fatto carte false a prescindere dal bene comune che era e resta la Roma. Ora i Friedkin hanno messo una nuova pietra angolare e questa tendenza sembra essere stata invertita. Risolta anche la diaspora tra il vecchio e il nuovo allenatore, tutto sembra poter collimare per iniziare un nuovo ciclo e un’avventura che riporti la Roma ai fasti di un tempo. Per vincere serve tempo e probabilmente non è nemmeno questo l’obiettivo immediato, ma iniziare a farsene un’idea non è per niente sbagliato e con Gasperini la cosa appare nuovamente possibile. Il nucleo attorno al quale costruire la Roma del futuro c’è, e ora è arrivato il momento di fare gli investimenti giusti per il definitivo salto di qualità. Un passaggio fondamentale sarà la possibilità di costruire il nuovo stadio, perché senza quello la Roma rischia di rimanere di nuovo un’opera incompiuta.

Bagno di folla a Fiumicino, poi squadra a Trigoria

IL TEMPO – Una mattinata in famiglia per festeggiare la Champions. La Roma è rientrata a notte fonda nella Capitale dopo il successo a Verona, accolta da centinaia di tifosi a Fiumicino. Scatenato Mile Svilar, che ha gridato «Forza Roma, siamo in Champions» prima di tuffarsi in mezzo ai tifosi giallorossi. I festeggiamenti sono proseguiti ieri mattina a Trigoria, dove la squadra si è riunita per fare colazione insieme e celebrare la conquista dell’obiettivo. Prima del rompete le righe, Gasperini ha tenuto una sorta di discorso di fine anno, ricco di apprezzamenti e ringraziamenti. «Sono molto contento, avete dimostrato di essere un grande gruppo» ha sottolineato l’allenatore piemontese, il quale ha sempre elogiato i suoi ragazzi nel corso della stagione per l’impegno ed il lavoro svolto. Non sono mancati i complimenti per tutti coloro che operano dietro le quinte, il cui lavoro «è importante tanto quanto quello di chi va in campo la domenica». Adesso, per chi non sarà impegnato ai Mondiali, sarà il momento di ricaricare le pile. Gasp, però, ha chiesto ai suoi ragazzi di non lasciarsi andare. Perché è in arrivo una nuova stagione in cui la Roma sarà protagonista sui migliori palcoscenici d’Europa.