Como, Suwarso: “Ho preso il Como per farne un set televisivo. Vivo le vittorie con indifferenza, una vale l’altra”

RIVISTA 11 – Mirwan Suwarso, presidente del Como, ha rilasciato una lunga intervista al portale sportivo. Tanti i temi trattati: dall’acquisizione del club lariano fino agli obiettivi futuri. questo uno stralcio delle sue parole:

C’è grande entusiasmo intorno al Como: la squadra gioca bene e sta collezionando risultati pesanti in Serie A. Lei come vive le grandi vittorie?
“Con totale indifferenza. Per me, una partita vale quanto un’altra.”

La proprietà indonesiana è arrivata nel 2019, con la squadra in Serie D. Oggi è una forza del campionato. Immagino fosse questo il vostro piano fin dall’inizio…
“In realtà no. Prima del Covid avevamo comprato la società solo per usarla come un set televisivo: volevamo girare dei documentari sul calcio italiano per la nostra TV indonesiana. Nient’altro.”

E poi cos’è cambiato?
“In Serie B ci siamo resi conto che il progetto era diventato troppo grande e costoso per rimanere un semplice show televisivo. Fino a quel momento seguivo “dall’Indonesia, ma non potevamo più andare avanti così. Per questo, nel 2023, mi sono trasferito a Londra, dove abbiamo una sede, per prendere in mano il club di persona. Oggi faccio la spola tra Como e il Regno Unito per trasformare definitivamente la squadra in un business redditizio.

Di solito, nel calcio si ragiona per cicli di tre anni. Voi, invece, avete bruciato le tappe. Come ci siete riusciti?
“Sinceramente non saprei. Noi lavoriamo con un business plan quinquennale e cerchiamo semplicemente di seguirlo passo dopo passo. Como è una città piccola, dove abbiamo sviluppato tutto da zero. Paradossalmente, questo ci ha aiutati. Ma il vero punto di svolta è stato l’arrivo di Cesc: seppur a fine carriera, ci ha proiettati su un livello superiore e ha accelerato l’intero processo.”

E cosa vi ha convinto ad affidargli la panchina?
“Non lo avevamo preso con quell’idea. Anzi, è arrivato quasi per caso: io non l’ho nemmeno incontrato di persona, è bastata una semplice telefonata. Poi, però, abbiamo scoperto come ragiona. Ci parlava di come costruire la squadra e creare una struttura sportiva con un metodo rigoroso. Pensava alla squadra proprio come noi facevamo a livello aziendale: il suo approccio al campo rifletteva perfettamente il DNA societario che stavamo creando. Unire le due cose è stato naturale, e i risultati ci stanno dando ragione.”

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Uomini soli

LR24.IT (A. CIARDI) – La storia ciclica. Passa il tempo, cambia la gente, ma non la sostanza. Abbiamo già descritto il palio della capitale, quel triste torneo in cui, per simpatie, amicizie, convinzione o interessi, si sposa una causa e pur di vincerla si ripone persino il bene comune pur di alzare la Coppa Idee Personali. La realtà racconta sempre la stessa storia. Allenatori lasciati soli a fungere da parafulmine. Dirigenti, paradirigenti, amministrativi, consiglieri del club e consiglieri dei presidenti, imbucati e garanti che spesso giocano a nascondino, magari tessendo tele dietro le quinte o facendo da ventriloqui per chi si presta in pubblico a esportarne il pensiero. È così da più di quindici anni.

Da quando per spianare la stessa agli americani si picconava Roma dall’interno spacciando per incapaci tutti quelli che dovevano abbandonare Trigoria. Un professionista come Pradè veniva deriso e accusato di incapacità. Un manager di personalità e riconosciuto come Montali fu defenestrato perché c’era da fare spazio a un manipoli di dirigenti alle prime armi nel calcio. E poi le divisioni su Sabatini fra i suoi groupie e i suoi hater, la guerra da dentro Trigoria al fumantino Petrachi, reo di stridere con il fallimentare bontonismo manierato in voga all’epoca fra Trigoria e via Tolstoj, frequentate da gente che sentiva l’obbligo di spiegare il calcio e la vira alla folla considerata stolta. Passando poi per Pinto nemico giurato di cui appoggiava Mourinho, e idolo di chi lo detestava, per disastri della Souloukou, per il Ghisolfi Paperino che in quanto anello debole di una catena di bigiotteria da mercatino asiatico manco aveva messo piede a Roma che era già cotto e cucinato. Quindi il passaggio dal campo alla scrivania di Ranieri, e il ritorno di Massara, meno chiuso mediaticamente del predecessore. Alle viste c’è Francesco Totti. E pure lui dividerà, statene certi. Di Monchi e Fienga è inutile parlare. In mezzo, gli allenatori. Diversissimi tra loro. Che avrebbero meritato stipendi tripli perché chiamati a cimentarsi in più ruoli, compreso quello del frontman spesso osteggiato da dentro le mura, da Richelieu moderni o semplici maestranze con mire espansionistiche. È andata male a Luis Enrique che veniva sventolato come una bandiera salvo poi essere lasciato fuori al balcone sotto le intemperie. A Zeman, usato per raccattare penosamente consensi e che pagò non i risultati ma avere detto, una settimana prima dell’esonero, che dentro Trigoria i dirigenti non erano in grado di fare seguire le regole, peccando di lesa maestà. Garcia pagò in pochi mesi prima la sua natura che lo induceva a lamentarsi degli arbitri e poi la critica a fine stagione alle strategie di mercato del club. Spalletti, al netto di tutti i suoi errori gestionali, quando si voltava vedeva dirigenti e consiglieri giocare a nascondino invece che assumersi responsabilità per gestire il fine carriera di Totti. Fonseca, al netto di tutti i suoi limiti, andò muso a muso con Dzeko capitano, subendo attacchi da ogni angolo, senza che nessuno fra Trigoria ed Eur spendesse mezza parola sulla questione bollente. A Mourinho si ritorse contro l’indole debordante, perché all’inizio faceva comodo che rappresentasse la Roma, poi la Roma stessa lo abbandonò rinnegando la scelta, con gioia massima di chi pur di dargli contro, a esonero compiuto, riabilitò fino a esaltare quei calciatori senatori che erano entrati in rotta di collisione con il portoghese.

Proprio loro, quelli oggi accusati di appartenere alla gang del sesto posto. Era appena iniziata l’era De Rossi, e stendiamo un velo pietoso su quei mesi di oscurantismo. Post Ranieri, ecco Gasperini. Ennesimo uomo solo. Considerato in cerca di alibi quando si lamenta degli obbrobri arbitrali. Considerato maleducato ed eccessivo quando sbatte a tutti in faccia la realtà di due sessioni di mercato inadeguate. Siamo alle solite. Niente di più sbagliato. Allenatori costretti a cantare e a portare la croce. Non si può contare sulla presenza dei proprietari, perché se non batti i pugni sul tavolo dopo lo scempio di Budapest è inutile parlarne. Dirigenti e consiglieri e garanti sono perennemente non pervenuti, come le temperature da Bressanone all’epoca delle previsioni del tempo del Colonnello Bernacca. Oggi ci sono Massara e Ranieri. Il primo ha passato cinque mesi a parlare di Fair play finanziario. Il secondo genera equivoci ingiustificati dai fatti. Perché nelle questioni importanti è sempre entrato, parlando della scelta dell’allenatore, facendo precisazioni sui conti finanziari e rivendicando le ambizioni del club.

Quindi è sbagliato dire che essendo consigliere esterno non possa parlare di arbitri. L’ultima volta che lo fece, un anno fa, era allenatore. Da consigliere non li ha mai menzionati. Andrebbe fatto. Non deve farlo per ruolo Massara. Lui per ruolo avrebbe dovuto ingaggiare ali d’attacco necessarie per sviluppare il gioco di Gasperini. Sarebbe bastato questo. La questione dirigenziale a Roma viene sempre messa in secondo piano, perché fanno più audience gli allenatori. Errore colossale. Madornale. O più semplicemente voluto.

In the box – @augustociardi75

MANGIANTE: “Como-Roma indirizzerà il campionato dei giallorossi” – ORSI: “La stagione è cambiata dagli ultimi 15 minuti contro la Juve”

All’interno delle trasmissioni delle emittenti radiofoniche della Capitale l’argomento principale è il big match tra Como e Roma, valido per la ventinovesima giornata di Serie A e in programma domani alle ore 18 allo Stadio Sinigaglia. “Partita che indirizzerà l’annata dei giallorossi”, afferma Angelo Mangiante. Fernando Orsi, invece, torna a parlare dello scontro diretto con la Juventus: “La stagione degli uomini di Gasperini è cambiata dagli ultimi 15 minuti contro i bianconeri”.

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Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto”, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.

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La Roma non dovrebbe avere problemi sul piano fisico contro il Como, ma mi aspetto comunque una partita equilibrata (ROBERTO PRUZZO, Radio Radio, 104.5, Mattino – Sport e News)

Como-Roma è la partita della svolta, i giallorossi non possono più sbagliare. La stagione degli uomini di Gasperini è cambiata dagli ultimi 15 minuti contro la Juventus (FERNANDO ORSI, Radio Radio, 104.5, Mattino – Sport e News)

All’andata il Como pagò gli eccessi di fenomenite di Fabregas, che schierò tutti centrocampisti. Fu una delle poche partite in cui i lariani soffrirono sul piano del gioco, quindi non credo che commetteranno lo stesso errore (FEDERICO NISII, Manà Manà Sport, 90.9)

Il problema fisico di Koné? Perdere anche lui sarebbe un grosso problema per la Roma. Le sue condizioni sono buone, dato che non ha subito lesioni, ma bisognerà fare un test (MARCO JURIC, Manà Manà Sport, 90.9)

Como-Roma? Sarà importante arrivare primi sulle seconde palle (GABRIELE TURCHETTI, Manà Manà Sport, 90.9)

Questa giornata di campionato non è decisiva ma sposta tanto in chiave Champions League (MARCO VALERIO ROSSOMANDO, Manà Manà Sport, 90.9)

Como-Roma sarà una partita che indirizzerà la stagione dei giallorossi. Gli uomini di Gasperini sono un po’ stanchi fisicamente (ANGELO MANGIANTE, Manà Manà Sport, 90.9)

Bologna-Roma: gli ultras giallorossi rubano uno stendardo dalla curva rossoblù (FOTO)

Giovedì è andata in scena la partita tra Bologna e Roma, valida per l’andata degli ottavi di finale di Europa League, e allo Stadio Dall’Ara è terminata con il risultato di 1-1. Nonostante non si siano registrati disordini tra le due tifoserie all’interno dell’impianto (la trasferta era vietata ai residenti nella provincia di Roma), alla fine del match un gruppo di ultras giallorossi è riuscito a rubare uno degli stendardi presenti nella curva bolognese e – come rivelato dalla pagina hooliganscz official – lo ha esposto al contrario per celebrare la conquista.

La solidità e il calcio rugby

C’era una volta la miglior difesa d’Italia, anzi d’Europa. Gol al passivo con il contagocce, dean sheet a volontà, solidità a prova di crash test. Un reparto che per mesi è stato fondamentale, trainante, per il rendimento della Roma. La squadra di Gian Piero Gasperini segna poco? No problem, basta un galletto per vincere la partita. (…) Poi, però, qualcosa è cambiato: il muro non è più stato impenetrabile; qualche crepa ha cominciato a vedersi. Colpa del valore degli avversari, ha ripetutamente spiegato GPG. Sì, certo. Ma non solo quello, forse (anche) perché era umanamente impossibile continuare sui ritmi di avvio della stagione. La Roma, ad esempio, ha beccato 6 reti nelle ultime tre partite, ma al di là dei numeri c’è da verificare, e commentare, la qualità dei gol subiti. Ciò che colpisce, insomma, è l’eccessiva facilità attraverso la quale gli avversari riescono a far male al gruppo di Gasp. (..) A Como, domani, una sfida dai mille significati di classifica. la squadra di Cese Fabregas ha subito le stesse reti della Roma. (…) Butez, che apparentemente gioca (bene) più con i piedi che con le mani, ma questo non gli impedisce di essere una garanzia per la squadra. Che, di fatto, lo sfrutta due volte: portiere e primo costruttore di gioco. Un’interpretazione ipermoderna del ruolo, ovviamente se si sceglie di giocare in quel modo. Ultimamente, molte squadre, contro la Roma, l’hanno messa sul piano fisico, palla lunga e verticale, rinunciando a manovrare il pallone. Calcio rugby, è stato definito. E la Roma ha sofferto questo tipo di calcio. Il Como gioca in tutt’altro modo, talvolta in maniera addirittura tecnicamente esagerata: teoricamente, questo dovrebbe consentire alla Roma di difendere in maniera meno affannata, più ragionata, esagerando “improvvisata”. (…)

(M. Ferretti – corsport)

Dovbyk: stagione finita per l’ucraino

Non arrivano buone notizie del recupero di Artem Dovbyk. Come scrive il quotidiano, fino a qualche giorno fa si sperava flebilmente di avere a disposizione l’ucraino per le ultime 3-4 gare di campionato, ma non sarà così, la sua stagione è di fatto finita. Oltre a quella di Dovbyk si aggiungono le lunghe assenze di Ferguson, Dybala e i problemi di Soulè.

(Il Messaggero=

I sogni di Viola, Sensi e Pallotta. Tutti quei piani naufragati

Il primo a sognare un nuovo stadio per la Roma fu il compianto Dino Viola, il presidente del secondo scudetto giallorosso, addirittura nel 1987. L’area individuata all’epoca era nella zona di Magliana, dove sarebbe dovuto crescere un Impianto polifunzionale da oltre 80mila posti, con centri commerciali e ristoranti. (…) L’idea di fare uno stadio di proprietà venne poi ripresa anche da Franco Sensi, che però non fece in tempo a lavorarci su. Ed allora lo fece la figlia Rosella,che proprio nel 2009 presentò il progetto «Franco Sensi», (…) Quindi nel 2012 l’Idea di Tor di Valle di James Pallotta, con lo stadio (60mila posti) che sarebbe dovuto sorgere al posto del vecchio ippodromo del trotto. Tra inchieste giudiziarie e cambi di colore nella consiliatura capitolino, nel 2021 si arrivò però alla revoca del pubblico interesse. Adesso tocca al progetto del Friedkin.

(gasport)

Veloccia: “Verifiche tutte fatte. Un lavoro complesso portato a termine il prima possibile”

IL MESSAGGERO – “L’amministrazione si era autoimposta questo ulteriore passaggio e lo ha superato in modo molto rapido”. L’assessore all’Urbanistica, Maurizio Veloccia, commenta senza nascondere la soddisfazione per il voto il via libera al progetto stadio della Roma.

Assessore, parafrasando un vecchio film natalizio, «anche `sto stadio…». Finita qui?

«La nostra parte sì. Abbiamo finito. Alla vigilia di Natale sono arrivati 550 elaborati. L’amministrazione ha dimostrato che le cose si possono fare, che l’impegno delle strutture tecniche è volto a modernizzare la città. Quindi sono molto soddisfatto».

Ora partirà la conferenza di servizi decisoria.

«Sì, esatto. È la fase prettamente tecnica durante la quale saranno effettuate scrupolosamente tutte le verifiche ambientali in modo tale che ogni aspetto venga approfondito. Poi la prima pietra».

Veramente, fra la conferenza decisoria e la prima pietra c’è ancora un bel pezzo di strada da fare. Ci spiega l’iter?

«Dopo la conferenza dei servizi decisori, ci sarà la fase della gara. Questo significa che verrà pubblicato un avviso perché ci potrebbero essere delle possibili proposte concorrenziali. Si tratta di un passaggio dovuto alle disposizioni normative».

(…)

Si aspetta qualche possibile problema dalla conferenza di servizi decisoria?

«No. Però, come tutte le conferenze di servizi, reputo possibile che qualcuno degli enti che devono guardare tecnicamente l’intero progetto, possa richiedere qualche integrazione. Quindi, molto dei tempi dipenderà anche dalla capacità dei progettisti della Roma di lavorare contestualmente ai lavori della conferenza per integrare il più possibile eventuali richieste aggiuntive».

(…)

Rotta verso la posa della prima pietra: conferenza dei servizi e gara europea

La fase uno è finita ieri in Consiglio comunale. Amen. Inizia la fase due. Poi, ci sarà la fase tre che sarà l’ultima e si concluderà con l’avvio dei cantieri, obiettivo fissato entro marzo 2027. Andiamo per ordine. Con ieri si è concluso l’iter che possiamo chiamare “politico”: quello del pubblico interesse, delle discussioni in consiglio comunale, degli interventi politici (non sempre precisi). Era l’iter del Comune, quello che parte dall’idea, ovvero il progetto preliminare, e si conclude con la conferma del pubblico interesse: quella data ieri’ in Aula da 39 consiglieri. (…) E, come detto, si apre la fase due. È la fase in cui i tecnici esamineranno in conferenza di servizi tutte le diverse tavole, carte, progetti depositati dal club giallorosso. La conferenza di servizi raccoglie attorno al tavolo tutti i diversi uffici di diversi soggetti che hanno competenza ad esaminare il progetto. Per capirci: ci stanno il Comune con una
mezza dozzina buona di uffici; la Città Metropolitana e la Regione, anch’esse con una mezza dozzina di uffici coinvolti; i vigili del fuoco, la prefettura, la questura, la soprintendenza di Stato, il ministero dei Trasporti, quello dell’Interno. Poi ci sono le società dei servizi pubblici: Acea, Areti, Italgas, Terna, Atac, Ama, Telecom e così via. Insomma, alla fine ci sono almeno una trentina di diversi soggetti che devono esprimere il loro parere. La conferenza di servizi può durare 90 giorni con la possibilità di una sola proroga di 30, quindi il totale massimo è 120 giorni.(…) Nei mesi scorci, è intervenuta la decisione del governo di nominare un commissario straordinario – Massimo Sessa, ingegnere e presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici – che dovrà occuparsi degli stadi che l’Italia proporrà all’UEFA come impianti sede delle gare dei campionati europei del 2032 (quelli assegnati all’Italia e alla Turchia). Lo stadio della Roma è nella lista preliminare di questi impianti. (…) Declinando questi tempi su Pietralata, siamo al limite. Conteggiando i 120 giorni massimi della conferenza di servizi decisoria, siamo davvero con la clessidra agli sgoccioli: fine luglio. E qui entra in gioco Sessa, il commissario di governo. Il suo ruolo sarà sicuramente fondamentale per tenere in linea i cantieri quando partiranno. Ma che può essere utile anche in questa fase, per sbrogliare eventuali problemi. (…)

(Il Messaggero)

Stadio a Pietralata, via libera dal Comune: «Momento storico»

Prolusioni retoriche a gogo: «giornata storica», «svolta per il futuro», «sogno», «momento storico». Ieri, in Campidoglio, Aula Giulio Cesare, è andato in scena l’atto conclusivo della parte comunale dell’iter sul progetto stadio della Roma di Pietralata. All’ora di pranzo, 39 voti favorevoli, nessun contrario e 5 astenuti (i consiglieri di FdI) hanno confermato il pubblico interesse al progetto giallorosso dando il via libera alla delibera che certifica come Trigoria abbia rispettato tutte le prescrizioni che erano state emanate, nel 2023, al progetto preliminare della “terra promessa” romanista. Seduta che si apre con l’abituale quarantina (minima) di minuti di ritardo e che va avanti fino all’una passata con l’alternarsi di dichiarazioni dei consiglieri di maggioranza e opposizione. Sinteticamente: i 5 Stelle decidono di non partecipare al voto e escono dall’aula. Fratelli d’Italia conferma l’astensione annunciata nelle ultime ore. Dall’opposizione, arrivano i voti favorevoli di Forza Italia, Noi Moderati e Lega. Per cui, sommandoli a quelli della maggioranza, si arriva ai 37 voti a favore che diventano 39 includendo quelli di due consiglieri, Nando Bonessio e Nel-la Converti, collegati da remoto. (…) Nel corso del dibattito in Aula prende la parola anche Ubaldo Righetti, consigliere Pd ed ex difensore giallorosso, che mostra una sua foto di quando militava nella Roma (vinse lo scudetto dell’83) e ricorda che del nuovo stadio si parla dai tempi «del grande presidente Di-no Viola». Anche il sindaco Gual-tieri cita gli ex presidenti Viola e Sensi – oltre al patron attuale, Dan Friedkin, che per il nuovo impianto ha investito oltre un miliardo -ma ci tiene a ribadire che quello del nuovo stadio è un progetto «per tutta la città, fruibile non solo per i giorni delle partite». il primo cittadino ricorda le caratteristiche dell’impianto: più di 60mila posti, con una curva che potrà ospitare 23mila tifosi. Accanto allo stadio, aggiunge Gualtieri, «sorgerà un parco pubblico più grande di Villa Celimontana, realizzato e poi interamente manutenuto dall’As Roma, ma aperto a tutti». Praticamente una nuova villa di Roma a costo zero per i cittadini. Siamo molto soddisfatti». (…)

(Il Messaggero)