Dybala va già di fretta. L’obiettivo è tornare all’inizio del ritiro

Una buona notizia per Paulo Dybala: tornerà in campo prima di settembre. L’operazione a Londra ha rimosso il tendine lesionato, riducendo i tempi di recupero: l’argentino ha già abbandonato le stampelle e tornerà a correre tra poche settimane. Dopo le vacanze, sarà a Trigoria già a fine giugno per prepararsi al ritiro. (…) I proprietari della Roma sono stati accanto a Paulo tutti i giorni: hanno chiesto di essere aggiornati costantemente, si sono occupati del viaggio e di tutte le spese dell’operazione e hanno parlato (sia Dan sia Ryan) con il giocatore di continuo. Per la Roma questa è una notizia di fondamentale importanza perché Dybala non era inizialmente così certo di tornare in campo per l’inizio della prossima stagione. Cosa è cambiato? Gli era stato detto che l’intervento sarebbe stato più risolutivo rispetto alla terapia conservativa, ma fino a che il chirurgo non lo ha operato (alla presenza del medico della Roma in sala, Emanuele Gregorace, che ha viaggiato con il giocatore) non c’era certezza. (…) Dybala sarà all’Olimpico per Roma-Juventus, partita che avrebbe voluto giocare. Il suo futuro sembra legato ai giallorossi almeno fino al 2026, allontanando le voci di un ritorno in Argentina, altro motivo per cui ha scelto di operarsi e non optare per la guarigione “fai da te”. (…)

(corsport)

Pjanic: “Roma nel cuore. E quel gol a Buffon…”

IL TEMPO (L. PES) – Quasi dieci anni in Italia tra Roma e Juve disegnando calcio. Miralem Pjanic prova a giocare d’anticipo il match di domenica dell’Olimpico. Ecco le sue parole in esclusiva.

Domenica c’è Roma-Juve. Chi arriva meglio a questa gara?

“In questo momento la Roma ha più stabilità, senza dubbio. La Juve ha cambiato allenatore dato che i risultati erano sotto le aspettative. Negli ultimi anni, quando c’ero io ma anche prima, si lottava sempre per vincere lo Scudetto mentre quest’anno nonostante le tante spese sul mercato che avevano fatto pensare al club di poter competere, qualcosa è andato storto. Alcune scelte sono andate contro il dna Juve ma ora è tornata una persona che conosce bene il mondo juventino e sa bene come funziona il club e come gestire alcune dinamiche. Tudor ha già La Roma per valori pensavo già da inizio stagione che dovesse essere nella posizione attuale, è stata troppo indietro finché non è arrivato Ranieri. Il grande errore è stato quello di mandare via De Rossi, era troppo presto e la squadra ha subito uno choc”.

Come valuta il lavoro di Ranieri?

“È un romanista, conosce molto bene la piazza. Ha grande esperienza ed è molto amato dai tifosi. Ha avuto il merito di iniziare una striscia positiva riportando la squadra a lottare per la Champions proprio come pensavo potesse fare all’inizio”.

A Roma si parla tanto di allenatori, tra questi anche Allegri e Sarri che ha avuto in bianconero. Quale sarebbe il profilo più adatto?

“L’unico a sapere davvero chi sarà il prossimo allenatore è Ranieri, insieme alla proprietà ovviamente. Ce ne sono tanti bravi ma in pochi possono davvero stare in una piazza come Roma. Mourinho, per esempio, ha fatto molto bene ma aveva esperienza e grande carattere. Ha saputo gestire molto bene l’ambiente ed è stato amatissimo dalla gente. Di Roma ti innamori facilmente ma serve esperienza e capacità di gestire i momenti difficili, non penso che le scommesse possano funzionare. Allegri e Sarri sono due profili giusti ma penso che vada fatta una riflessione globale anche in base alle caratteristiche dei calciatori”.

Ha parlato di De Rossi, siete rimasti in buoni rapporti?

“Mi sento spesso con Daniele, c’è sempre stato un rapporto di fiducia e rispetto sia in campo che quando ha smesso. Siamo rimasti amici e ci sentivamo anche mentre era allenatore della Roma. Sono rimasto molto sorpreso quando è stato cacciato dopo sole quattro partite”.

Oggi a quale delle due squadre servirebbe di più Pjanic?

“Alla Juve. Penso che il centrocampo sia un reparto fondamentale nelle grandi squadre, un centrocampista è sia il motore che l’architetto: quando hai un centrocampo forte la squadra gira bene”.

Il Roma-Juve che porta nel cuore

“Quello dove ho segnato a Gigi su punizione. Vincemmo 2-1 con gol mio e di Dzeko. Fu all’inizio della stagione ed era un momento importante per noi. Quando ho segnato lo stadio è esploso, un momento indimenticabile. Ho passato circa dieci anni in Italia ed è stato il percorso più lungo della mia carriera ma soprattutto la scelta più importante, la migliore che potessi fare. A Roma sono stati cinque anni meravigliosi. Ho pianto andando via perché mi ero innamorato della piazza ma purtroppo non ho potuto vincere qualcosa come sognavo. Farlo a Roma sarebbe stato straordinario e fu un peccato incontrare una Juve troppo forte”.

Perotti: “La Roma è da Champions e lì merita di stare. Totti faceva un altro sport”

GASPORT – Diego Perotti ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano sportivo in cui l’argentino ha ripercorso il suo periodo in giallorosso, dal 2016 al 2020, segnato profondamente dai vari subiti subiti. Le sue parole:

Partiamo proprio da qui, dalla Roma. La segue ancora?
“È praticamente l’unica squadra che guardo giocare, sono innamorato di Roma e della Roma. Vedo tutte le partite. Ha una squadra da Champions e lì merita di stare. Credo che per raddrizzare la stagione non servisse niente di speciale, se non avere rispetto dei ruoli e della piazza. Esattamente quello che ha fatto Ranieri”.

E della ‘sua’ Roma che ricordi ha?
“A Roma posso dire di aver vissuto senza dubbio gli anni più belli della mia carriera. Eravamo una squadra pazzesca, soprattutto i primi anni. C’erano giocatori fantastici: penso a Salah e Dzeko, a Nainggolan, De Rossi, Rudiger e tantissimi altri. Oggi una rosa del genere lotterebbe per il primo posto. In più, eravamo allenati da un genio come Spalletti. E non ho nominato Totti… lui faceva un altro sport”.

È stato quello che in carriera più di tutti l’ha impressionata?
“Si, Francesco era veramente incredibile. A volte lo guardavi e pensavi ‘ma veramente io gioco con questo qui?’. Io sono cresciuto al Boca con il mito di Riquelme e Francesco lo metto con lui nel mio Olimpo personale. Tirava in porta come nessuno al mondo. E poi i lanci, i tocchi di prima nello spazio, i colpi di tacco. Era magia pura”.

Tra l’altro lei segnò il giorno dell’addio. Un momento magico e allo stesso tempo molto triste per la città intera. Sicuramente storico.
“Credo sia stato un qualcosa di unico. Era un giorno particolare, ricordo sensazioni stranissime prima dell’ingresso in campo. Noi ci giocavamo l’accesso diretto alla Champions ed era l’ultima partita di Francesco. Si avvertiva una tensione diversa, soprattutto tra i tifosi. Vincemmo all’ultimo minuto, grazie a un mio gol, tra l’altro proprio contro il Genoa. Invece, su quello che è successo al fischio finale, non credo ci siano parole adatte per descrivere l’amore di 80mila tifosi in lacrime. Non ho mai visto così tanta gente piangere in uno stadio”.

(…)

Veniamo a lei. In Italia la ricordano ancora in tantissimi per il suo modo di calciare i rigori. Si può dire che sia stato il migliore in Italia nel tirarli?
“Dai questa medaglia me la prendo. Nei rigori ero il migliore in italia. E non ne trovo uno più bravo di me nemmeno oggi in Serie A. Li tiravo in un modo speciale. Ho imparato grazie ai portieri del Siviglia che si fermavano con me a provare a fine allenamento. Camminavo, quasi fino a fermarmi e poi calciavo. Poi ci vuole una certa personalità a camminare al derby sullo 0-0 con 70mila persone che fischiano”.

Poi un tasto dolente, ma inevitabile: gli infortuni. Quanto l’hanno segnata?
“Gli infortuni sono stati un tormento. In carriera ne ho subiti 39, tra strappi, fastidi muscolari e chi più ne ha più ne metta. Non ho mai avuto infortuni gravi, ma erano continui. Giuro, non so cosa avrei pagato per passare un anno intero senza mai farmi male. Chissà che carriera sarebbe stata…”

È vero che addirittura ha pensato più volte di mollare tutto e dire basta, tanto era il dolore?
“Prima del Genoa volevo smettere: non dormivo, avevo paura di camminare e farmi male. Se a 23, 24 anni stai così, non ce la fai più. Avevo perso la serenità nell’andare al campo e volevo dire basta. Mi sono dato un’ultima chance e ho trovato Gasperini. Ma poi nel corso della carriera ci sono stati altri momenti in cui ho pensato di mollare. Quando ti fai male e non capisci perché, diventa frustrante”.

(…)

Alla Roma con Ranieri è diventato grande. E avvisa la Juve

Il passato è passato. Ma in cuor suo domenica una piccola grande rivincita vorrà prendersela lo stesso. A portarlo in Italia, nel 2020, proprio la Juventus. In bianconero Matias era un bambino. In giallorosso sta provando a diventare adulto dal punto di vista delle responsabilità. Ranieri crede ciecamente in lui. (…) Soulé alla Juve ha avuto Max Allegri che lo ha coccolato, lanciato e accarezzato. Adesso c’è Ranieri che sta provando a sgrezzarlo ed a renderlo un diamante scintillante, di quelli da guardare e ammirare a lungo. Domenica Matias vuole la sua rivincita. Sul passato, anche se poi è già via, nel cassetto dei ricordi. Ma aprirlo e riscrivere il finale non sarebbe poi così male…

(gasport)

L’impossibile ribaltone di Gasperini

Le condizioni dettate da Gasperini per allenare la Roma profilavano una rivoluzione che sarebbe ben accetta dalla tifoseria ma che appare di difficile realizzazione. Il nuovo tecnico che sostituirà Ranieri dovrà adeguarsi al fatto che la rivoluzione possa essere monca. (…) Dato per assodato che i Friedkin possano accontentare Gasp, ieri la Roma giallorossa si è svegliata piena di dubbi: “Bello Gasp, bella la rivoluzione, ma il club potrebbe assecondarlo?”. La risposta, per la maggior parte della tifoseria, è negativa. Gasperini è un sogno che rimarrà tale. Serve quindi un allenatore che abbia il buon senso di entrare a Trigoria con la consapevolezza che la rivoluzione che hanno in mente i Friedkin sarà lenta e diluita in più sessioni di mercato. (…)  Quindi la rosa andrà valorizzata negli investimenti già effettuati. La sensazione è che serva un normalizzatore, un Ranieri più giovane. Così il nome che comincia a farsi largo è quello di Pioli. Ma anche altre figure, da Sarri a Allegri, che giura e spergiura di non aver avuto nessun contatto con la Roma.

(Il Messaggero)

La Juve e un altro derby: ultime chiamate per capitan Pellegrini

Per Lorenzo Pellegrini è l’ultima chiamata. Il capitano della Roma vive una stagione complicata, tra esclusioni, incertezze sul futuro e un ruolo sempre più marginale. I numeri parlano chiaro: 39 presenze totali, ma solo 22 da titolare, con 3 gol e 3 assist. (…) Domenica contro la Juventus potrebbe partire dall’inizio al posto dell’infortunato Dybala, ma il ballottaggio con Baldanzi e Shomurodov resta aperto. Intanto le voci di mercato tornano insistenti: l’Inter segue Pellegrini, mentre la Roma guarda sempre a Frattesi. (…) Il futuro del capitano dipenderà anche dal prossimo allenatore, che dovrà decidere se puntare su di lui o spingere per una cessione. Il nome del tecnico giallorosso per la prossima stagione resta un’incognita, con Allegri, Pioli e Mancini tra le opzioni sul tavolo.

(La Repubblica)

Ranieri riscrive le regole del giocare bene

Voci popolo raccolte nei bar, negli uffici, nelle chat con amici/colleghi, nelle plane social: “SI, va bene tutto ma la Roma gioca male…». Che è diverse dal sostenere: “La Roma non gioca bene». Ancora non si a capito quale del due giudizi sia più negativo. Complicato stabilire, dopo 11 vittorie (e 3 pareggi) nelle ultime 14 partite, cosa significhi realmente giocare male. o non bene. Per riuscirsi, forse, basta stabilire un punto comune. Magari ricordando che c’e una netta differenza tra il giocare bene e bel gioco. Domanda: una squadra che nelle ultime 7 partite ha subito una sola rete, non gioca bene? Non v’e dubbio die se avesse giocato male (o non bene) le reti al passive sarebbero state di più?. E, allora, vien da se die la Roma sta difendendo bene. Se poi nelle ultime 7 gare a riuscita a fare sempre (almeno) un gol più dell’awersario, vincendo quindi 7 vole, vuol dire pure the sta attaccando bene. (…)  In realta, le partite si riescono a vincere anche giocando male, dopo esser stall inferiori all’avversario, sbagliando tutto e di più prima e durante il gioco magari solo una valanga di fischi della propria gente. (…)

(corsera)

Roma, per la Champions serve un cambio di rotta

Per conquistare la Champions, la Roma dovrà cambiare marcia negli scontri diretti. Finora, contro le big, ha raccolto solo 7 punti in 10 partite (media di 0,70), mentre contro le squadre dalla decima posizione in giù la media è da scudetto (2,25). Decisivi i prossimi scontri con Juventus, Lazio, Inter, Atalanta, Fiorentina e Milan. (…)  Con Ranieri la squadra ha migliorato i risultati rispetto alla gestione Juric, ma soffre ancora contro le grandi. Dopo le sconfitte con Napoli (1-0) e Atalanta (2-0), sono arrivati i pareggi con Milan (1-1), Bologna (2-2) e Napoli (1-1), oltre alla vittoria nel derby (2-0). Ranieri dovrà trovare la chiave per il definitivo salto di qualità e regalare alla società una qualificazione che porterebbe ossigeno alle casse giallorosse. Per la sfida con la Juventus recuperato Celik, mentre Rensch resta out. (…)

(corsera)

El Shaarawy si candida. Out Rensch

IL TEMPO – La Roma vuole proseguire la rincorsa in campionato con un successo in uno scontro diretto. L’occasione giusta si palesa domenica all’Olimpico contro la Juventus di Igor Tudor. Una sfida in cui Ranieri tornerà ad avere disponibile Celik. Con le assenze di SaelemaekersSaud e Rensch, il turco potrebbe tornare esterno a destra nel 3-4-2-1 o nel 3-5-2. Uno dei dubbi riguarda Hummels. Se l’ex Dortmund dovesse sedersi in panchina, Celik verrebbe impiegato nei tre di difesa e sulla fascia destra toccherebbe a El Shaarawy. Da non scartare l’ipotesi 4-3-3.