Giornata speciale per Francesco Totti, il quale esattamente 32 anni fa esordì in Serie A entrando al minuto 87 di Brescia-Roma al posto di Ruggiero Rizzitelli. Il Capitano ha voluto celebrare questo traguardo pubblicando un messaggio nelle storie del suo account Instagram: “32 anni sempre e solo con te”. Inoltre nella Capitale è apparso un murale in zona Testaccio proprio per ricordare quell’indimenticabile giorno.
Mese: Marzo 2025
BALDANZI: “Sto crescendo molto, De Rossi mi ha dato tantissimo. Ranieri ha toccato le corde giuste e ora non ci poniamo limiti” (VIDEO)
LEGA SERIE A – Tommaso Baldanzi, trequartista della Roma, si è raccontato ai canali ufficiali della Lega e si è soffermato sulla sua avventura in giallorosso e sul rapporto con Daniele De Rossi e Claudio Ranieri. Ecco le sue dichiarazioni.
Due gol e due assist in questa stagione: a che punto è il tuo processo di crescita?
“Mi sento molto bene, che sto crescendo, sto migliorando tantissimo le mie prestazioni. Posso fare di più in termini di gol e assist, ma mi piace molto giocare con la squadra. Per ora mi sento contento del percorso e dell’andamento della squadra”.
Roma è una città molto passionale e ci sono molte aspettative: la difficoltà più grande nel passaggio da Empoli a una big?
“Non ho trovato molte difficoltà, col gruppo e gli allenatori mi sono trovato molto bene. I primi mesi sono stati di ambientamento, non è stato facilissimo passare da una realtà totalmente diversa ma è stato veloce”.
Per un giovane come te cosa significa essere allenato da Ranieri?
“Lui è riuscito a toccare le corde giuste in me e in tutti i giocatori, in tutto l’ambiente. Su questo è stato fortissimo, è un grandissimo allenatore con tanta esperienza. Lui è stato bravissimo, ora siamo felici di aver invertito il nostro rendimento e vogliamo continuare così”.
Cosa ti ha lasciato De Rossi?
“Mi ha dato tantissimo. Mi ha voluto qui e mi ha dato l’onore di giocare in una squadra così prestigiosa. Per la mia crescita è stato importantissimo, soprattutto nel ruolo in cui ho giocato di recente, un po’ più mezzala. Gli piacevo molto lì anche quando non ci credevo io”.
Cosa hai assorbito da Dybala?
“Con lui e altri campioni in squadra si impara ogni giorno anche solo guardando. Ho un bellissimo rapporto, è una grande persona e umile. Con loro cresci e impari facilmente”
Con i più giovani com’è il rapporto?
“Bellissimo, stiamo molto insieme e scherziamo. Ma abbiamo un rapporto ottimo con tutta la squadra, anche con i più esperti che sono molto umili. Ci divertiamo tutti insieme”.
In attacco siete quattro mancini: c’è una naturale affinità tra voi?
“Sto lavorando molto sulla fase difensiva, siamo tanti mancini ma possiamo giocare insieme senza problemi. Con tanti giocatori forti in quel ruolo devi adattarti a fare altro, anche se ti piace meno. Ma possiamo giocare insieme”.
Ci racconti dei tuoi inizi da bambino? C’è lo zampino di tuo nonno nell’iniziare a giocare a calcio?
“Ho iniziato a Castelfiorentino nella squadra del mio paese, mio nonno mi ha trasmesso l’amore per questo sport di cui era innamorato perso. Mi accompagnava lui e oggi essere in un club così storico come la Roma è motivo di grande orgoglio anche per lui”.
Il peso e il fisico hanno una grande importanza in questo calcio, spesso vengono scartati giocatori più gracilini. Per te è stata una motivazione ancora più forte?
“Sì, è stata una bella motivazione. Mi è sempre piaciuto scontrarmi con quelli più grossi. Lo è anche per i più piccoli che iniziano a giocare, ma ci sono giocatori di grande talento più piccoli ma che tengono botta. Troveremo spazio anche noi più piccoli”.
Ranieri ha dato certezze: voi giocatori cosa ci avete messo di vostro?
“Dovevamo ritrovare noi stessi, capire le nostre qualità e dimostrarle. Con l’aiuto del mister ci siamo riusciti, ma la cosa più bella è stata il gruppo, che è sempre stato unito e ha provato a trovare una soluzione. Magari all’inizio non riuscivamo e siamo peggiorati, ma piano piano ne siamo usciti”.
Giusto non dare limiti ai vostri obiettivi?
“Giusto non porre limiti, non abbiamo un obiettivo ben chiaro vista la nostra partenza, ma vista anche la posizione dobbiamo vincere più partite possibili. E pensando una partita alla volta possiamo toglierci belle soddisfazioni”.
Conferenza stampa, Giampaolo: “Ranieri fuoriclasse della panchina e della comunicazione. La Roma è migliorata rispetto alla partita di andata”
Marco Giampaolo, allenatore del Lecce, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della partita contro la Roma, valida per la trentesima giornata di Serie A e in programma domani alle ore 20:45 allo Stadio Via del Mare. Ecco le sue dichiarazioni.
La pausa per le nazionali?
“L’aspetto più importante è che quando tornano i giocatori dalle Nazionali ritrovino il mood del campionato. Nella sosta ci sono modi diversi di vivere le cose, bisogna catapultarsi mentalmente nella partita da giocare. Io devo entrare subito nel merito della gara da giocare, spostando l’attenzione tutta su di essa. I ragazzi devono resettare quanto fatto fino a ieri”.
Gli esterni?
“A Genova ho detto di aver sostituito Pierotti e Morente con altri elementi non abilissimi nel gioco aereo per dare un messaggio, per non giocare più palla alta ma a terra. Ho cinque esterni, quattro su cinque giocheranno. Chi parte dall’inizio dovrà fare il meglio e chi subentrerà ancor di più. L’importante è che chi gioca faccia la prestazione”.
I giocatori rimasti ad allenarsi a Lecce durante la sosta?
“Devo dire che quelli che sono rimasti si sono allenati bene. Hanno fatto una buona settimana e più di uno mi ha dato segnali positivi. Qualcuno, per partecipazione ed impegno, ha fatto meglio di quanto stava facendo. I volumi di lavoro vengono quotidianamente scaricati. Oggi è difficili possa sfuggire qualcosa con i mezzi che ci sono, poi c’è l’aspetto mentale traducibile nella partecipazione”.
Il periodo negativo?
“Una squadra che non fa prestazione è palesemente morta. Quando fai la prestazione ma non porti a casa il risultato ci sono tanti fattori, tra cui l’avversario, magari si lotta ma si lotta male, facendo fasi ma facendole male. Quando sei al 100% molto probabilmente vinci, è difficile esserlo. Quindi quando non lo sei e perdi non è questione di non aver lottato. A Genova siamo stati disattenti, abbiamo messo l’avversario nelle condizioni di fare quelle cose. Se la squadra non ha gli attributi sarò il primo a dirlo”.
La Roma?
“Ranieri oltre ad essere un fuoriclasse della panchina è un fuoriclasse della comunicazione. E’ un grande allenatore, di esperienza e abilità. La Roma ha fatto dieci vittorie e tre sconfitte nelle ultime tredici, quindi sa benissimo che, per di più nella settimana post sosta, l’attenzione deve essere mantenuta alta, quindi è giusto lanciare dei segnali”.
Il match di andata?
“Nell’occasione sbagliai io tatticamente, per alcune scelte. Me l’assumo io lì la responsabilità di quella sconfitta. Da lì la Roma è migliorata, ha alzato il livello, Ranieri ha fatto giocare giocatori di qualità il più possibile. Noi abbiamo in questi mesi cercato di migliorare il più possibile. Abbiamo fatto un percorso migliorabile, recuperando giocatori, ma è pur sempre una valutazione parziale. Possiamo perdere, ma siamo più squadra di prima. Lo ribadisco. Poi si può e si deve far meglio”.
Su cosa avete lavorato in queste due settimane?
“In queste due settimane abbiamo fatto lavoro tecnico, fisico e di principi di gioco. Anche questi giorni in cui si sono aggregati gli altri”.
Lo stato del terreno di gioco?
“Nella mia esperienza si diceva che quando il campo è pesante devono giocare quelli altri e forti. In passato però ho fatto il contrario. Nel 2005, Ascoli-Milan, venne giù il diluvio ed io giocai con una squadra leggera perché quella avevo. Pareggiammo, quindi non ci credo. Il calcio è cambiato, non si gioca sulla terra”.
Cambio modulo?
“Lo abbiamo già fatto un cambio modulo. A Venezia, a Roma, quando uso una mezzala o un mediano tattico lo facciamo. Voi lo leggete 4-3-3, questa squadra non ha mai giocato con il 4-3-3”.
Gaspar?
“Ha giocato due volte 90 minuti, ha fatto un warm-up. Domani vediamo chi giocherà. Intanto è importante che abbia giocato così tanto, abbia dato delle risposte, si sia mostrato pronto per la sua crescita”.
Rebic?
“In queste due settimane si è allenato molto bene. Nel periodo precedente non posso dire si sia allenato male, ma non si è allenato con la cattiveria in cui lo ha fatto in questi ultimi 15 giorni”.
La lotta salvezza?
“Non faccio nessun tipo di calcolo, bisogna giocare ogni partita come fosse l’ultima. Ai giocatori dico che non bisogna pensare che non bisogna perdere, che bisogna pareggiare. Bisogna scendere in campo per dare il massimo, senza nessun tipo di masturbazione mentale. Non devi avere rimpianti. Poi non sono il profeta del giorno dopo, dopo è facile”.
Che atteggiamento si aspetta dalla squadra?
“La squadra deve mettercela tutta, dare il massimo sempre. Ai tifosi chiedo di sostenerci sempre, fino all’ultimo minuto, poi al 95esimo se ci saremo meritati i fischi è giusto la gente ci fischi. Bisogna essere consapevoli che questa squadra dovrà soffrire fino all’ultimo, se io o la squadra non siamo consapevoli di ciò vuol dire che non siamo qui”.
GHISOLFI: “Koné e Angelino acquisti perfetti, Pisilli incarna ciò che vogliamo in squadra. Fantastico lavorare con Ranieri, sogna di rendere grande la Roma”
SKY SPORT INSIDER – Florent Ghisolfi, direttore sportivo della Roma, ha rilasciato un’intervista al sito dell’emittente televisiva e tra i vari temi trattati ha ripercorso la sua carriera , soffermandosi su alcuni acquisti della sua esperienza in giallorosso e sul rapporto con Claudio Ranieri. Ecco le sue dichiarazioni.
Direttore, lei è nato a Aubagne, vicino Marsiglia, ma ha origini piemontesi, se non sbaglio. Partiamo da qui, dal suo dal DNA italiano e dalle sue origini…
“Sì, tre su quattro dei miei nonni erano di origine italiana e questa è una cosa importante per me. La prima cosa che mi hanno raccontato è che erano immigrati italiani in Francia e che erano stati rifiutati dai francesi perché erano i ‘mangiapasta’. Questo mi ha insegnato a non fermarmi alle differenze con l’altro, non fermarmi alle differenze di cultura, di lingua, di accento. Mai accettare il razzismo. È una cosa che mi è rimasta impressa perché sono venuti in Francia per avere una vita migliore. Loro sono emigrati dall’Italia durante la seconda guerra mondiale e oggi io sono un immigrato in Italia, fa sorridere ma anche riflettere”.
Da bambino sognava di diventare un calciatore, una passione condivisa con suo padre e suo fratello, ci racconta?
“Sì, come molti bambini avevo il sogno di diventare un calciatore professionista. Avevo intorno a me una famiglia appassionata di calcio: mio fratello, mio padre e io avevamo sempre un pallone tra i piedi. Sono felice di aver realizzato questo sogno, anche se non ho avuto una carriera calcistica modesta. Ma sono grato di aver realizzato questo sogno perché penso che la vita sia più bella quando si inseguono i propri sogni e quando si dà loro un significato. Volevo diventare un giocatore professionista e successivamente un direttore sportivo. Sto ancora realizzando i miei sogni e sono molto felice per questo. So di essere fortunato”.
Appesi gli scarpini al chiodo a 30 anni, lei ha fatto una gavetta ‘particolare’ per diventare direttore sportivo: è stato allenatore di una squadra femminile, assistente allenatore di una squadra maschile, coordinatore sportivo al Lens e infine dirigente. Questo le ha permesso di sviluppare conoscenze e sensibilità diverse, fondamentali per il ruolo di direttore sportivo. Ci spiega un po’ questo suo percorso e qual è, secondo lei, oggi la funzione del direttore sportivo nel calcio moderno?
“La prima cosa da sapere, che è un po’ sorprendente, è che ho sempre voluto fare il direttore sportivo. Anche quando ero un calciatore il mio obiettivo era quello di diventare direttore sportivo. Sono sempre stato coinvolto sia nel calcio come giocatore che nel mondo degli affari e penso che il lavoro di direttore sportivo sia un buon mix tra questi due ambiti. Poi ho avuto la fortuna di fare diversi lavori prima di diventare direttore sportivo, come assistente dell’allenatore e allenatore, e credo che questo sia stato importante nella mia crescita per avere una visione un po’ più ampia, per costruire lo staff e capire le sue esigenze, per accompagnare un allenatore, per capire le sue esigenze e i suoi problemi. Tutto questo mi permette ora di avere una visione più ampia, una qualità che credo sia davvero importante in questo lavoro. Dopodiché, credo che il lavoro di ds oggi implichi pianificazione e coordinamento: sei un ingranaggio al centro di tutto, giocatori, staff, allenatore, dirigenti, ambiente e media, e devi riuscire a coordinare tutto questo, avere una visione abbastanza chiara. Penso che se si parla poco di noi è perché le cose stanno andando bene, perché stiamo facendo un buon lavoro. Il mio obiettivo è soprattutto quello di mettere tutti i miei dirigenti nelle migliori condizioni possibili, che si tratti della squadra professionistica, delle giovanili, della squadra femminile e soprattutto del mio allenatore e dei miei giocatori, in modo che siano tranquilli, concentrati e che si trovino in un ambiente molto performante. Stiamo lavorando per costruirlo. È un lavoro che non dà subito i suoi frutti, anche se può avere un impatto abbastanza rapido, ma è un lavoro che in genere dà i suoi frutti un po’ più tardi. Il mio più grande successo oggi è il mio passato di direttore sportivo. Ero al Lens, abbiamo lavorato, costruito, me ne sono andato e il club è andato a giocare la Champions League. Sono stato al Nizza, abbiamo lavorato, costruito, siamo saliti in classifica come con il Lens e oggi il club è in procinto di qualificarsi per la Champions League. Questo è il mio miglior biglietto da visita”.
Come sceglie i giocatori su cui puntare? Qual è il suo metodo e qual è la filosofia che segue per scegliere i giocatori?
“Siamo qui per costruire carattere e ambizione, quindi credo che la mentalità sia molto importante quando si sceglie un giocatore. La mentalità di un nuovo giocatore deve corrispondere a quella che vogliamo nella squadra. La Roma ha valori diversi rispetto a Juve, Milan e Paris-Saint-Germain, quindi stiamo prestando molta attenzione a questo aspetto. Naturalmente, oltre alla personalità del giocatore, guardiamo anche a quello che vuole l’allenatore e alle tipologie di giocatori che chiede. La scorsa estate volevamo ringiovanire la rosa e dargli un po’ più di fisicità. Per fare un buon lavoro bisogna avere una buona struttura e noi l’abbiamo appena costruita. Sono arrivato a giugno e l’intero reparto scouting era a fine contratto, non c’era nessuno. Oggi abbiamo una struttura efficace. Credo molto nel potere dell’organizzazione e del gruppo, non nel potere di una persona singola. L’obiettivo è fare scelte giuste, coerenti e positive in modo che alla fine il club diventi sempre più forte. Quando si parla di selezione dei giocatori, è sempre una scelta collettiva condivisa con le persone che lavorano con noi, soprattutto con l’allenatore”.
Prendiamo il caso di Koné, perché lei era così sicuro che sarebbe diventato un giocatore importante per questa Roma?
“Come ho detto prima, è stata una scelta collettiva. Io ero convinto ma anche l’allenatore, che al tempo era De Rossi, e tutti eravamo certi che avesse le qualità giuste a livello di fisicità, tecnica e anche di mentalità. Sappiamo quanto sia difficile per un nuovo giocatore inserirsi nella Roma, ma Manu ha il carattere per imporsi velocemente. E noi dobbiamo ispirarci a questo tipo di acquisto, perché è il profilo perfetto per aiutare la squadra a progredire in tutte le caratteristiche che cerchiamo oggi per diventare più forti. Il merito è di Manu: si è integrato molto rapidamente e ha giocato da subito molto bene. Sono molto orgoglioso, molto soddisfatto per lui e per il club”.
Il rinnovo di Pisilli, che è un talento cresciuto nel settore giovanile della Roma e che faceva gola a tanti club, è la dimostrazione che gioventù e identità sono le basi del futuro della Roma?
“Sì, esattamente. Come ho detto, volevamo ringiovanire la squadra, abbiamo parlato di Manu e ora di Pisilli. Anche lui è un giocatore con una grande mentalità. Vuole sempre dare tutto per il club, per la squadra e per i tifosi. Ha qualità tecniche e anche fisicità. È un ragazzo che corre molto, ha intensità ed è aggressivo. E poi se si parla di identità… lui è proprio quello che vogliamo nella nostra squadra. Pisilli è un ragazzo fantastico, mi congratulo con i suoi genitori per l’educazione che gli hanno dato. In campo si vede che ha carattere, ma un buon carattere. Vuole aiutare la squadra a vincere, si prende le sue responsabilità quando la partita lo richiede. Tutto questo mi piace molto”.
Ci parla del suo rapporto con Claudio Ranieri? Dopo i primi mesi molto difficili con i due cambi in panchina, non avrebbe potuto scegliere uomo migliore per raddrizzare la stagione della Roma. Come ha deciso di puntare su di lui e cosa la colpisce di più di Ranieri?
“Eravamo in una situazione difficile e la scelta di Ranieri è stata molto importante per il club. Eravamo in una tempesta e avevamo bisogno di qualcuno che ci guidasse e ci aiutasse. Abbiamo parlato molto con la proprietà di Claudio. E’ una persona che porta molta calma, molta serenità, ma allo stesso tempo anche molta forza. La sua è una ‘forza tranquilla’. E poi ha tantissima esperienza. Ha una grande conoscenza della Roma e di Roma, la città, cosa che è molto importante. Per me è un’esperienza fantastica lavorare con lui, ancor più dal punto di vista umano che professionale, perché è un gentiluomo. Anche nelle situazioni di alta pressione ha sempre il sorriso sulle labbra. E’ un’esperienza semplicemente magica. È la sua ultima sfida, credo, alla Roma e ha dentro di sé il sogno di portare il club a qualcosa di grande. Fa sempre le cose con il cuore, ancora di più qui, perché è il suo club e la sua città. Quello che io devo fare è dare tutto perché sia nelle migliori condizioni possibili per realizzare il suo sogno e perché il club possa andare avanti e migliorare”.
Angelino non è un giocatore scelto da lei, è arrivato l’anno scorso ed era stato accolto anche con un po’ di scetticismo. Oggi è il simbolo di una squadra che ha ritrovato il piacere di giocare, di divertirsi e di farlo sempre in maniera offensiva. Cosa vede nella nell’ascesa di Angelino e nel suo essere un simbolo di questa squadra?
“In un certo senso è anche una mia scelta, visto che il suo riscatto è stato uno dei primi argomenti affrontati quando ho firmato per il club. Abbiamo parlato con la proprietà e con De Rossi per decidere se esercitare o meno l’opzione di acquisto. È stata una decisione collettiva per dire ‘sì, vogliamo continuare con questo tipo di giocatore’. È un calciatore affidabile, raramente infortunato, con un grande atteggiamento e grandi qualità. Non dobbiamo dimenticare che Angelino ha giocato a un livello molto alto a Lipsia, forse dopo ha avuto qualche difficoltà in più, ma oggi sta tornando a quel livello. Nel calcio lo stesso giocatore può darti 8 o 9 su 10 ma anche 3 o 4, dipende tutto dal suo stato di salute, da come sta fisicamente e mentalmente, dalla sua mentalità e dall’ambiente lo circonda. Angelino ha tante qualità, con e senza la palla, credo sia il giocatore perfetto per la Roma e per il nostro sistema di gioco. Sono molto contento che stia facendo così bene”.
La Roma nel 2025 è la squadra che ha fatto meglio di tutti, viene da 12 risultati utili consecutivi in campionato ed è risalita fino al settimo posto. È giusto non porre limiti alla vostra rincorsa verso l’alto fino anche alla lotta per il quarto posto?
“Noi non ci poniamo questa domanda, perché sappiamo da dove veniamo. Abbiamo attraversato la tempesta e ora siamo concentrati, non vogliamo mollare, questo è certo. Vogliamo dare il massimo per vedere dove arriveremo. Visto il punto di partenza, non possiamo porci limiti. Non possiamo nemmeno avere paura. Abbiamo la bava alla bocca, il coltello tra i denti e siamo pronti a continuare così e a dare il massimo. Oggi siamo riusciti a creare una famiglia. Abbiamo un gruppo unito in cui tutti danno il massimo per la squadra”.
Fuori dal calcio cosa ha imparato ad amare di Roma e del nostro Paese?
“Sono felice di scoprire questa nuova cultura e la grande storia di Roma. A Roma c’è uno stato d’animo particolare, un temperamento, dei valori, un sacco di calore e sono molto felice di essere qui. Sto imparando molto anche sul calcio, che è diverso da quello francese. Qui ci sono molti club forti e tante persone competitive. È un’esperienza di crescita incredibile. C’è una grande differenza tra Italia e Francia. In passato mi sono chiesto perché i club italiani avessero prestazioni migliori in Europa rispetto a quelli francesi e oggi lo capisco. È una questione di mentalità, di determinazione e tante altre cose che sto imparando oggi. Sto anche cercando di portare la mia cultura e le mie caratteristiche. Questo è un ambiente in cui mi sento bene e in cui voglio dare il massimo”.
Ancelotti: “Brasile? Apprezzo ma nessun contatto negli ultimi giorni”
Tra le voci più frequenti per il futuro di Ancelotti c’è quella che lo vedrebbe come ct del Brasile una volta chiusa l’avventura al Real Madrid. In conferenza stampa, però, l’allenatore italiano ha smentito contatti recenti con la federazione verdeoro: “Apprezzo il Brasile ma non c’è stato alcun contatto tra la Federazione e me negli ultimi giorni. La mia attenzione è tutta sul Real Madrid”.
“Sono sotto contratto con il Real Madrid e il mio obiettivo è vincere titoli – ha proseguito Ancelotti –. Ora abbiamo obiettivi importanti”.
🚨🇧🇷 Carlo Ancelotti: “I appreciate Brazil but there was NO contact at all between the Federation and myself in the recent days. My full focus is on Real Madrid”.
“I’m under contract at Real Madrid and my focus is on winning titles. We have important targets now”. pic.twitter.com/L4R0Gn5SCX
— Fabrizio Romano (@FabrizioRomano) March 28, 2025
Fabregas: “Con Roma e Milan avremmo dovuto vincere”
Fabregas, alla vigilia della ripresa del campionato, ha rilasciato alcune dichiarazioni facendo il punto sul Como, atteso dall’Empoli: “L’obiettivo salvezza ci ha portato fin qua. Adesso mancano nove partite, vediamo dove possiamo arrivare. Io so che questa è importante, sia per la salvezza sia per la crescita della squadra”. Sulle ultime gare: “Poi riguardo alcune partite, tipo Roma e Milan, e mi dico che sono partite che avremo dovuto vincere”.
(LarioSport.it)
Ancelotti, dalla Spagna: chiesti 4 anni e 9 mesi di carcere per frode all’erario
Chiesti 4 anni e 9 mesi di carcere per Carlo Ancelotti, accusato di frode all’erario per oltre un milione di euro. Questa la richiesta dell’accusa, con l’allenatore italiano che mercoledì prossimo sarà a processo al Tribunale provinciale di Madrid.
Come scrivono in Spagna, nello specifico, l’accusa ad Ancelotti è di aver frodato l’erario pubblico per 1.062.079 euro negli anni fiscali 2014 (386.361 euro) e 2015 (675.718 euro), fa sapere la Procura. L’Agenzia delle Entrate gli ha già sequestrato beni per un debito fiscale pari a 1.217.958,24 euro, cifra che comprende sovrattassa e interessi.
(mundodeportivo.com)
Totti, il murales a 32 anni dal debutto in Serie A: “E poi arrivò un ragazzino…” (FOTO)
32 anni fa faceva il suo debutto in Serie A Francesco Totti, a 17 anni ancora da compiere. Era il 28 marzo del 1993 quando a Brescia, per la prima volta, il futuro capitano e numero 10 della Roma fece il suo ingresso in campo nella ripresa. E per omaggiarlo, l’artista Alessandra Francesca Coppola ha realizzato un murales in zona Testaccio con l’immagine di Totti e la scritta “Eppoi arrivò n’regazzino”. Quel ragazzino che avrebbe cambiato la storia della Roma.
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Lima: “Presi la 5 per Falcao. E quella volta in cui feci credere al dott. Brozzi di aver preso la scossa…”
Ieri, a Trigoria, ha fatto visita Francisco Govinho Lima, ex centrocampista giallorosso che oltre a un viaggio nei ricordi grazie all’archivio storico della Roma, ha rilasciato un’intervista pubblicata dal sito ufficiale: “C’è tutto per far bene, ai miei tempi – parliamo di circa 20 anni fa – era un po’ differente. E ho scoperto la bellezza dell’Archivio Storico del Club dove sono custoditi oggetti e tantissime maglie”.
Da quanto non venivi?
“Da un paio d’anni e rispetto all’ultima volta vedo tantissime migliorie. La struttura è l’ideale per qualsiasi calciatore, anche la zona dei campi e degli spogliatoi è un’altra rispetto a quando giocavamo noi”.
È un caso che tu sia tornato a Trigoria prima di una partita con il Lecce?
“Ero qui a Roma e mi faceva piacere tornare. Lecce-Roma è ovviamente una partita particolare per me, arrivo in Italia proprio al Lecce. Poi vado a Bologna un anno e nel 2001 passo alla Roma dopo la vittoria dello scudetto. E questa è stata la tappa più bella della mia carriera, in una città splendida, facevo parte di un gruppo di campioni come Totti, Batistuta, Emerson, Cafu, Candela. Ricordi bellissimi”.
Vedrai Lecce-Roma?
“Ovviamente, sabato sera sarò allo stadio Via del Mare per seguire la partita dal vivo”.
La Roma fu il primo avversario italiano che ti trovasti di fronte in carriera. In Coppa UEFA, tu giocavi con lo Zurigo.
“Vero, la Roma di Zeman passò il turno e al ritorno fu decisiva una gran punizione di Totti. Già dopo quella gara si paventò la possibilità giallorossa attraverso Cafu, con cui avevo giocato al San Paolo, ma poi la storia andò diversamente e in Serie A ci arrivai con il Lecce. L’importante è stato aver vestito questa maglia, la Roma è stato il club europeo con cui ho giocato di più”.
Nel 2001 la Roma acquistò il tuo cartellino dal Bologna. Tra le cartoline della tua prima stagione romanista, l’assist a Totti per il gol di testa nel derby.
“Un cross perfetto dalla sinistra, lo stacco di testa di Francesco che non era abituato a fare gol del genere. Ma quello fu proprio bello. Vincevamo 1-0, ci portò in vantaggio Delvecchio, il secondo gol chiuse la partita e andammo a festeggiare tutti sotto la Sud”.
Se dovessi raccontare un aneddoto di quel periodo?
“Vedendo le stanze del centro sportivo, me ne viene in mente uno. A me piaceva molto scherzare. Eravamo in sala massaggi, steso per terra feci finta di aver preso una scossa elettrica accanto ad una presa e il dottor Brozzi si preoccupò non poco (ride, ndr)…”.
Il primo anno scegliesti il numero 5. Come mai?
“Per Falcao, che è stato uno dei miei idoli nel calcio. Nell’Archivio Storico del Club ho visto diverse maglie di Paulo sia della Roma, sia dell’Inter di Porto Alegre. Ho fatto delle foto, gliele manderò a lui tramite WhatsApp”.
Nei due campionati successivi, invece, tornasti alla 8, la maglia che ti aveva accompagnato per gran parte della tua carriera.
“Sì, l’avevo avuta a Zurigo, a Bologna, a Lecce portavo la 10, ma a Roma sappiamo tutti di chi è e ci mancherebbe altro…”.
Dove vivi attualmente?
“A Boston, dove ho una scuola calcio con tanti ragazzi giovani interessanti. Mi piace come lavoro, in una città tranquilla degli Stati Uniti. Mi trovo bene”.
Grazie della visita, Francisco.
“Ma grazie a voi. E sempre forza Roma, ragazzi. Sempre”.
(asroma.com)
HUMMELS: “La Roma è quello che volevo. Ranieri? Ha un’autorità naturale”
DAZN – Torna a parlare Mats Hummels. Il difensore, infatti, ha rilasciato una lunga intervista all’emittente tedesca di Dazn. Queste le sue parole:
Il trasferimento a Roma?
“Volevo davvero partire per un’avventura, qualcosa che non avevo ancora fatto, e uscire dalla mia zona di comfort. Ed è successo esattamente quello che volevo. Ci sono stati momenti difficili, ci sono stati momenti molto belli. Anche nei momenti difficili, devi solo stare con te stesso. Penso che ora noi, come squadra, e io personalmente, saremo ricompensati in un certo senso. È davvero bello qui a Roma”.
Conoscenze pregresse di Roma?
“Ero già stato a Roma un paio di volte, sia privatamente che con la nazionale, quindi conoscevo la città e sapevo quanto fosse bella, una città che mi piace. Naturalmente, ho dovuto anche sperimentare alcune cose culturali in un modo nuovo, il che penso sia anche bello. Amo scoprire culture diverse. Mi sono adattato bene. L’unico problema è stato il traffico. Era pazzo, ma mi sono abituato anche a quello. Mi sento molto, molto a mio agio
Il suo legame con i fumetti di Asterix…
“Roma e l’Italia sono apparse molto spesso nei fumetti. Non mi aspettavo che avrei giocato qui all’improvviso”
L’esordio con l’AS Roma…
“Il periodo è stato brutto personalmente, certo, ma anche come squadra perché non abbiamo vinto molte partite e non abbiamo giocato un buon calcio. Prendo sempre queste cose con umorismo. La vedevo quasi ironicamente, perché ero sicuro che se avessi continuato ad allenarmi e a lavorare, il mio momento sarebbe inevitabilmente arrivato a un certo punto. In quel momento ero contento che almeno l’autogol non avesse avuto alcuna influenza reale sul risultato, perché la partita era già persa. Ma ovviamente l’inizio è stato il peggio che si possa immaginare. È un cliché, ma dopo la pioggia arriva il sole e mi era chiaro che sarebbe tornato a migliorare”.
Il caos degli allenatori…
“È stato molto difficile. Sono venuto qui e ho parlato con Daniele De Rossi, dello stile di gioco e del mio ruolo. Poi è rimasto per meno di due settimane dopo il mio arrivo. Era uno stile di gioco completamente diverso, molto contro la palla e che distruggeva il gioco dell’avversario. Ora ci stiamo concentrando di più sui nostri punti di forza e sui buoni calciatori che abbiamo. Il tutto unito ad un’idea difensiva che mi si addice molto bene. Alcuni dei miei punti di forza sono chiaramente nel gioco con la palla. Mi piace esser in grado di avere un’influenza sul gioco della squadra, è più nella mia natura”
Claudio Ranieri?
“Porta con sé un’autorità naturale. È accomodante, simpatico, ma agisce quando conta. È coerente negli aspetti che vuole vedere dai suoi giocatori e nelle sue decisioni su chi gioca. È rispettato perché so che fa tutto il possibile per garantire che la squadra abbia successo. Si aspetta molto dalla squadra, è molto professionale e lavora molto bene. La combinazione di allenatore e squadra si adatta molto bene”.
Lo stile difensivo?
“Come calciatore, impari sempre qualcosa di nuovo se vuoi. Non importa per quanto tempo giochi. Ci sono alcune peculiarità in Italia. Il calcio è diverso dalla Bundesliga. C’è molta difesa uomo a uomo in tutto il campo, non lo sapevo prima. Ecco perché è stato qualcosa di nuovo per me. Ci si abitua anche a questo. Tuttavia, ci sono volute alcune settimane per conoscere questo stile di gioco. Inoltre, ci sono alcuni passaggi e fraseggi, il che mi ha sorpreso un po’ all’inizio”
I tifosi?
“Vedo i tifosi tutti i giorni, al campo di allenamento e allo stadio. La gente è molto emozionata per l’AS Roma e questo è davvero spettacolare e speciale. Posso paragonarlo a Dortmund, dove anche le persone sono così emotive ed entusiaste del calcio. Adoro questo legame dei tifosi con il club”.