L’anno di Gasperini: 365 giorni fa l’ufficialità, oggi è già il 3° tecnico più longevo in Serie A

LAROMA24.IT – “Tattiche innovative, cultura del lavoro e una straordinaria capacità di valorizzare i giocatori”, questo il testo che accompagnava l’ufficialità di Gasperini il 6 giugno del 2025. Un anno esatto dopo, a riprendere quel comunicato, si tocca con mano la volubilità del calcio. Non tanto nel testo, dove si sottolineava come “la Proprietà (e fin qui…ndr) e Claudio Ranieri sono convinti che Gasperini sia l’uomo giusto per questo incarico”, quanto nell’accompagnamento fotografico. Alla sua destra, infatti, Florent Ghisolfi, all’epoca dei fatti ancora nominalmente responsabile dell’area tecnica della Roma, almeno per altri dodici giorni. Poi, il 18 giugno il comunicato di addio per nominare, il giorno seguente, Massara come nuovo direttore sportivo, a sua volta salutato appena una settimana fa. Alla sinistra di Gasperini, invece, Claudio Ranieri. E qui è stato già detto abbastanza, se non tutto.

365 giorni dopo c’è ancora (solo) Gasperini, in attesa che la società venga arredata in maniera più consona ai gusti e alle necessità dell’allenatore della Roma che, per quella volubilità di cui sopra, in un anno ha già scalato 17 posizioni di durata in Serie A. Ad oggi, infatti, soltanto due allenatori del campionato italiano sono in carica da più tempo di Gasperini. E questo racconta a sufficienza usi e costumi del calcio peninsulare.

Gli addii di Conte al Napoli e Italiano al Bologna, infatti, hanno fatto fare un ulteriore scatto verso l’alto al tecnico giallorosso, ora dietro soltanto a Runjaic e Fabregas. Due campionati per gli allenatori di Udinese e Como gli valgono già il premio “resistenza” della Serie A: Runjaic è all’Udinese da 1 anno, 11 mesi e 6 giorni, Fabregas in laguna è allenatore da 1 anno, 10 mesi e 18 giorni che in realtà sarebbero di più ma non rientrano nel conteggio “ufficiale” perché era ancora sprovvisto di patentino. Tutti gli altri sono già finiti alle spalle di Gasperini. Alcuni per questione di giorni, di tempistiche sull’ufficialità, come Chivu, Pisacane, Di Francesco e Cuesta, tutti nominati dai loro club la scorsa estate.

Gli altri, invece, hanno beneficiato della precarietà del ruolo: tanto che l’8° allenatore più longevo dell’attuale Serie A è Luciano Spalletti, reduce da 7 mesi e spicci alla Juventus dopo l’avvio di stagione con Tudor. Poi De Rossi, Palladino, destinato a riazzerare il conto, i retrocessi Sammarco e Hiljemark, fino a D’Aversa, in una situazione simile a quella di Palladino, e Giampaolo.

Tedesco, nominato di recente dal Bologna, chiude una graduatoria in cui, naturalmente, non compaiono Lazio, Milan, Fiorentina, Napoli e Sassuolo che hanno già liberato la propria panchina e sono in attesa di ufficializzarne il nuovo titolare.

Non oltrepassare la linea bianca: 18 clean sheet per Svilar, superato anche Alisson. Miglior dato da 12 anni

LAROMA24.IT – Sul campionato della Roma c’è impresso a fuoco il nome di Mile Svilar. Premiato come miglior portiere della stagione di Serie A, capace di chiudere la porta per 18 volte in campionato, meno soltanto di Butez e David Raya tra i 5 principali campionati europei. Come a Verona in quel faccia a faccia con Bowie, così più volte durante la stagione Svilar ha chiuso la porta e reso impermeabile la struttura romanista dalle infiltrazioni avversarie.

Con il derby e l’ultima vittoria di Verona sono diventate 18 le gare chiuse senza subire gol, superando così anche il 16 che aveva totalizzato nella passata stagione, la prima vissuta interamente da protagonista con i guanti da titolare. Meglio, naturalmente, anche del periodo Rui Patricio che, nelle tre stagioni, ha toccato i 15 clean sheet (2021/22) come miglior risultato. Prima di lui, tra Mirante e Pau Lopez, il contatore non era mai salito oltre le 6 partite di imbattibilità stagionali del portiere italiano.

L’ultimo scoglio, per Svilar, era rappresentato da una storia sovrapponibile alla sua: quella di Alisson, arrivato a Roma come portiere di prospettiva, per un anno secondo alle spalle di Szczesny prima di guadagnarsi la titolarità e una stagione da assoluto protagonista nel 2017/18 che poi lo porterà al Liverpool. Furono 17, in quell’anno, i clean sheet accumulati dal portiere brasiliano, scavalcato dunque proprio all’ultima giornata da Svilar. Szczesny, invece, nel suo biennio era arrivato al massimo a 14.

È De Sanctis, infatti, il riferimento ancora inarrivabile: nel 2013/14, con Rudi Garcia, il portiere arrivato dal Napoli tenne la porta sigillata per 21 volte in campionato, il dato più alto registrato in questo millennio. Quello di Svilar, dunque, rimane il punteggio più alto degli ultimi 12 anni. Nella prima parte degli anni 2000, invece, Doni e Antonioli hanno raggiunto al massimo 16 e 15 giornate di imbattibilità mentre Pelizzoli, nel 2003/04, arrivò fino a 20.

I RECORD DI CLEAN SHEET NELLA ROMA DAL 2000 AD OGGI:

2025/26 – Svilar (18)

2024/25 – Svilar (16)

2023/24 – Rui Patricio (6), Svilar (5)

2022/23 – Rui Patricio (13)

2021/22 – Rui Patricio (15)

2020/21 – Mirante (5), Pau Lopez (4)

2019/20 – Pau Lopez (5)

2018/19 – Mirante (6)

2017/18 – Alisson (17)

2016/17 – Szczesny (14)

2015/16 – Szczesny (8)

2014/15 – De Sanctis (16)

2013/14 – De Sanctis (21)

2012/13 – Lobont (3), Goicoechea (3)

2011/12 – Stekelenburg (9)

2010/11 – Doni (7)

2009/10 – Julio Sergio (10)

2008/09 – Doni (10)

2007/08 – Doni (16)

2006/07 – Doni (13)

2005/06 – Doni (11)

2004/05 – Curci (3)

2003/04 – Pelizzoli (20)

2002/03 – Pelizzoli (5)

2001/02 – Antonioli (15)

2000/01 – Antonioli (7)

Post Match – Giocare con le emozioni

LR24 (MIRKO BUSSI) – La crescita e la conseguente diffusione di analisi più approfondite nel racconto del calcio ha permesso di spostare gli elementi di discussione da una botola di luoghi comuni. Il discorso, andando nel profondo, a volte però rischia di perdere la natura primitiva del calcio. L’essenza più pura, quella umana, trattandosi di un gioco condotto, diretto ed espresso da uomini. Con tutto ciò che ne consegue, immersi nelle loro emozioni, percezioni e relazioni che inevitabilmente contaminano la partita. Il rischio dell’analisi, queste comprese, è di rendere il campo da calcio un ambiente asettico. Al contrario, come si è visto domenica sera in Verona-Roma, le emozioni sono ancora una sfera determinante, in grado di influenzare i comportamenti, anche tattici, di una squadra.

Tant’è che domenica sera la Roma ha chiuso il primo tempo con il 74% di possesso e 8,2 come indice di PPDA, entrambi i dati nettamente superiori alla media stagionale, riassumendo così una partita che vedeva una disparità di valore estrema per le squadre in campo. Per la Roma l’ultima giornata di campionato, al di là degli effetti economici, significava raggiungere un obiettivo ripetutamente mancato negli ultimi anni. Per il Verona serviva a salutare degnamente Serie A e tifosi in casa. Il verso della partita lo rispecchiava nel suo sviluppo, seppur fosse di Bowie il maggior rimpianto dei primi 45′.

Poi, un doppio snodo cruciale: Verona che rimane in 10 al 50′, Roma che passa in vantaggio al 56′. La logica farebbe pensare ad una pendenza definitiva della partita. Se il calcio, appunto, fosse un ambiente asettico, un calcolo matematico. In realtà, dal vantaggio in poi la Roma perderà progressivamente sempre più possesso, e così controllo sugli eventi, e non riuscirà a mostrarsi aggressiva nelle riconquiste del pallone come le era venuto facile per un tempo. 43% a 57% il calcolo percentuale del possesso del pallone nell’ultimo quarto d’ora, 13.5 il valore di PPDA (passaggi concessi all’avversario prima di un’azione difensiva) registrato nella ripresa dalla Roma, 5 punti sopra quello del primo tempo. La Roma, in sostanza, col passare del tempo e col peso crescente del risultato aveva perso controllo del pallone e aderenza sull’avversario.

Nella ripresa, più volte, verrà inquadrato Gasperini mentre chiedeva ai suoi, con toni più o meno accesi, di sfruttare quella superiorità numerica per uscire con costruzioni più pazienti. La tensione, però, faceva tendere la Roma sempre di più verso giocate dirette, nell’illusorio tentativo di allontanare il pericolo. In realtà, come da assioma, più velocemente tenti di avanzare col pallone e più velocemente questo potrà tornarti indietro come contrattacco avversario.

L’episodio scelto all’89’ ne fornisce un esempio pratico: su una punizione a ridosso della propria area di rigore, Svilar sceglie il rinvio lungo. 5 secondi dopo, sul duello aereo vinto dal Verona, la squadra di Sammarco riesce a verticalizzare su Bowie che guadagna una punizione all’altezza della metà campo e consentirà al Verona di riversarsi tutto nell’area romanista. Dopo 30 secondi, in pratica, considerando il tempo lordo della preparazione, Svilar si ritroverà l’area invasa da 5 avversari pronti a contendere una punizione lunga.

Allo stesso modo l’aggressività della Roma senza palla diminuirà per un ritardo nella riorganizzazione dei riferimenti dopo l’espulsione di Valentini e la scelta del Verona di riconvertirsi in un 4-3-1. Nel post sopra, al 67′, si nota come Hermoso si rivolga in direzione di Gasperini per capire come scalare sui riferimenti visto che la Roma, nonostante la superiorità numerica, ora rischiava di approcciarsi in inferiorità sulla costruzione del Verona. Soulé, infatti, finiva per prendere in consegna Akpa Akpro, mezzala di parte, costringendo così Rensch ad uscire sul terzino avversario. Gasperini, più volte, chiedeva invece una gestione differente: Soulé si sarebbe dovuto occupare del riferimento in ampiezza, Nelsson, con Hermoso che avrebbe a quel punto rotto in avanti per assorbire la mezzala. Servirà del tempo, e un paio di sostituzioni, per riequilibrare il tutto. In un ambiente emotivo che intanto continuava a surriscaldarsi.

Uno dei grafici più chiari per misurare la pressione emotiva di una squadra lo si vede, poi, sull’altezza della linea su punizioni distanti, dove solitamente, nei minuti finali, gli avversari finiscono in mucchio a ridosso dell’area avversaria. Su due punizioni, tra l’87’ e l’88’, si vede come la Roma collassi facilmente verso o all’interno della propria area di rigore quasi in un istinto di protezione. Due fotogrammi presi a caso da finali di altre partite, contro l’Udinese all’Olimpico e col Milan a San Siro, spiegano invece i comportamenti più razionali in situazioni simili. D’altronde vale la pena di ricordare che i giocatori, mediamente, prendono le loro decisioni all’85% della frequenza cardiaca massima.

Gasperini per la Roma e per la storia: vincendo può raggiungere Liedholm al 5° posto tra gli allenatori con più punti in A

LAROMA24.IT – Tre per la Roma, tre anche per Gasperini. L’importanza della posta in palio accentra tutti i pensieri sul collettivo, su un obiettivo che la Roma non ha mai visto così da vicino, negli ultimi 8 anni, a 90 minuti dalla fine del campionato. In più, domani sera a Verona, Gasperini può prendersi un posto nella storia della Serie A. Ad oggi, infatti, l’allenatore giallorosso ha totalizzato 1034 punti nel massimo campionato italiano, al 6° posto nella classifica di tutti i tempi. Con altri tre punti, poi, può entrare tra i primi 5 posti, raggiungendo un monumento della categoria e anche della Roma. A 1037, infatti, si è fermato Nils Liedholm, che in questa stagione ha dovuto già cedere il posto a due allenatori ancora in attività. Ad inizio anno il podio degli allenatori con più punti conquistati in Serie A era così composto: 3° posto per Liedholm, 2° per Nereo Rocco (1159 punti) e primato, ancora intoccabile per un po’, per Giovanni Trapattoni e i suoi 1266 punti guadagnati in carriera in Italia.

Durante l’anno, poi, prima Allegri e poi Spalletti hanno spinto indietro l’allenatore svedese protagonista del secondo scudetto della Roma. I 70 punti conquistati dal Milan hanno portato Allegri al 3° posto della graduatoria, con 1082 totali e una media di 1,99 a partita che lo rendono il 4° di sempre per media punti, dietro a Conte, Chivu e Leonardo. Subentrando alla Juventus, anche Spalletti ha potuto aumentare il proprio score arrivando agli attuali 1049 punti, 12 in più di Liedholm e 15 di vantaggio su Gasperini. A completare la classifica dei primi 10 allenatori per punti guadagnati in Serie A ci sono Mazzone, al 7° posto con 980 punti, Carlo Ancelotti, 8° con 950 punti, Fabio Capello, 9° a 899, e chiude Fulvio Bernardini con 819 punti.  

LA TOP 10 DEGLI ALLENATORI CON PIU’ PUNTI IN SERIE A:

1 – Trapattoni 1266 punti

2 – Rocco 1159

3 – Allegri 1082

4 – Spalletti 1049

5 – Liedholm 1037

6 – Gasperini 1034

7 – Mazzone 980

8 – Ancelotti 950

9 – Capello 899

10 – Bernardini 819

Post Match – Cambiare per rimanere se stessi

LR24 (MIRKO BUSSI) – Molto spesso Gasperini ha subìto la necessità, o la pigrizia, di sintesi nel raccontare il calcio. “Uomocontrouomo“, “Uomoatuttocampo“, sono alcune delle locuzioni scelte per striminzire il modo tipico di difendere dell’allenatore che, negli anni, ha spostato dalla sua parte la tendenza della Serie A e di parte dell’Europa. Certo, i riferimenti sull’uomo e la ricerca di parità numeriche sono presenti. Ma hanno tratti cangianti, oltre che nel modo di gestire o agganciare quelle marcature, anche nell’assegnazione di quei riferimenti. Lo si è visto nel derby, dove gli accoppiamenti iniziali si modificavano, in realtà, col passare del tempo, per esigenze strategiche, o in base all’altezza del campo. Il principio rimane universale, la sua attuazione deve adeguarsi al contesto.

Inizialmente, la Roma si ancorava al 4-3-3 di Sarri nel modo più “prevedibile”: i quinti, Celik da un lato e Wesley dall’altro, arrivavano sui rispettivi terzini, Dybala, anche per limitarne il chilometraggio, si accoppiava con Malen sui centrali laziali, Pisilli pareggiava l’inferiorità numerica che Cristante ed El Aynaoui riscontravano con i 3 centrocampisti della Lazio. Questo portava Mancini ed Hermoso, i terzi di difesi, a dover scivolare fino all’ampiezza massima che occupavano gli esterni della Lazio, isolando anche il duello tra Ndicka e Dia. Proprio questo veniva utilizzato, più spesso, dalla squadra di Sarri per risalire il campo, con il numero 5 romanista che perdeva facilmente aderenza dal proprio riferimento.

Dopo qualche corsa indietro registrata dai giallorossi nel primo quarto di gara, già a metà primo tempo ecco la modifica: adesso è più spesso El Aynaoui a cambiare il proprio percorso, sganciando Taylor e finendo su Tavares, allo stesso modo Pisilli mollava Basic per arrivare su Marusic dall’altra parte. Con questo meccanismo, erano i quinti a prendere in cura gli esterni offensivi di Sarri e, di conseguenza, Mancini prima, poi Celik dopo l’uscita di Ndicka, ed Hermoso rompevano per accorciare sulle mezzali laziali, Taylor e Basic. Una struttura che permetteva alla Roma di essere più impermeabile, soprattutto sulle verticalizzazioni.

Cambiano le soluzioni, cambiano anche le problematiche. A quel punto, infatti, la Roma proteggeva meglio gli accessi centrali ma, “uscendo” dal centro con le mezzali, lasciava più giocabile un’eventuale giocata in catena, dal terzino all’esterno di riferimento. Ed infatti i rari pruriti, praticamente mai scaturiti in pericoli, arrivavano da sovrapposizioni interne di Tavares. Qui la tendenza della Roma a seguire il proprio riferimento provocava qualche difficoltà nel gestire una situazione in cui, secondo la letteratura di Coverciano, si consiglia il cambio della marcatura. In sostanza, El Aynaoui che accorciava su Tavares, invece di seguire la corsa lunga del terzino, avrebbe dovuto contrastare Noslin, lasciando a Celik o Rensch il duello con il portoghese ormai lanciato. Un modo di gestire la “superiorità dinamica” che la sovrapposizione genera. Spesso, invece, la Roma tende a mantenere il duello finché possibile o, quando l’ha fatto come qui sotto, il cambio di marcatura non era adeguatamente reattivo così da lasciare modo, spazio e tempo alla combinazione avversaria.

E alla fine arriva Gasp: negli ultimi 10 campionati, per 8 volte ha scalato la classifica nel rush finale 

LAROMA24.IT – Due mesi fa, il 15 marzo, la Roma perdeva 2-1 a Como. Era la 29a  giornata: la Juventus, vincendo ad Udine, passava davanti alla Roma che nel frattempo era stata staccata in classifica proprio dalla squadra di Fabregas. Iniziava l’ultimo tratto della stagione con la cantilena nefasta che già riecheggiava in sala: 6° posto a quel punto, con 51 punti che, in proiezione, davano proprio quei 66 punti, anatema ricorrente dell’ultimo ciclo romanista. Dopo arriverà la vittoria lenitiva col Lecce prima del tracollo in casa dell’Inter. Neanche le abitudini di Gasperini, spesso capace di scalare posizioni nell’ultimo tratto di corsa, davano più spiragli d’ottimismo.

La situazione si è splendidamente rovesciata in 5 turni: il Milan è precipitato, la Juventus si è arenata e il Como ha pagato i pedaggi del peggior calendario tra le pretendenti. Nel frattempo, la Roma si è rimessa in piedi e, alla 37a giornata, si è regalata questo punto di vista: parimerito col Milan, comunque avanti per gli scontri diretti, a 70 punti al 3° e 4° posto, Como e Juventus dietro a 68. Quando diceva che la corsa alla Champions si sarebbe decisa all’ultimo, oltre a basarsi sullo storico, Gasperini probabilmente affondava il discorso nella speranza. Sapendo che, alla lunga, sarebbe arrivato anche lui a sedersi di nuovo al tavolo della zona Champions League.  

Prende la scia e poi stacca il gruppo agli ultimi giri. Sta succedendo ora (prego: abbandonarsi al rito scaramantico preferito), l’ha fatto ripetutamente in passato. Un anno fa non gli servì perché 3° era dopo 30 partite e 3° rimase sia alla penultima che nella fotografia finale. Stagione 2023/24: alla 30a giornata l’Atalanta è 6a in classifica con 50 punti, alla penultima era già quinta, diventerà quarta all’ultima curva con 69 punti complessivi. L’anno prima era 6°, sempre con 50 punti, alla 30a giornata, presa come punto intermedio per stabilire l’inizio della volata finale. Alla 37a aveva già scalato due posizioni, piazzandosi 5°.

Doppio sorpasso nel finale anche nel 2020/21: 4° alla 30a, Gasperini passerà la penultima giornata da 2° per poi chiudere al 3° posto con 78 punti. Lo stesso punteggio dell’anno precedente, quando alla 30a giornata era 4° e nel rush finale guadagnerà un’altra posizione.

È quasi una prassi: dal 2016/17, anno in cui arriva all’Atalanta, all’attuale, sono 10 campionati: per 8 volte Gasperini ha migliorato la posizione che aveva alla 30a giornata, una volta l’ha mantenuta uguale e solo in un caso è stato superato. Capitò nella stagione 2021/22, quando il 5° posto della 30a giornata fu stropicciato nel finale, diventando 8° alla fine del campionato. La tendenza che è diventata abitudine all’Atalanta, era comunque visibile anche al Genoa. Inizi stentati, riprese confortanti in corso d’opera e decollo nella parte finale: questo il più comune tracciato delle stagioni di Gasperini. Nell’ultima stagione al Genoa, nel 2015/16, passa dal 12° posto della 30a giornata al 10° della 37a, poi confermato all’ultima giornata. L’anno prima, invece, da 7° divenne 6°. Adesso anche la Roma sogna il lieto fine.  

LA SITUAZIONE IN CLASSIFICA ALLA 30a E ALLA 37a DELLE ULTIME 10 STAGIONI:

2025/26

30a: 6° a 54 punti

37a: 4° a 70 punti

2024/25

30a: 3° a 58 punti

37a: 3° a 74 punti. Finirà 3°

2023/24

30a: 6° a 50 punti

37a: 5° a 66 punti. Finirà 4°

2022/23

30a: 7° a 49 punti

37a: 5° a 61 punti. Finirà 5°

2021/22

30a: 5° a 52 punti

37a: 8° a 59 punti. Finirà 8°

2020/21

30a: 4° a  61 punti

37a: 2° a 78 punti. Finirà 3°

2019/20

30a: 4° a 63 punti

37a: 3° a 78 punti. Chiuderà 3°

2018/19

30a: 5° a 51 punti.

37a: 3° a 66 punti. Finirà 3°

2017/18

30a: 8° a 47 punti

37a: 7° a 60 punti. Finirà 7°

2016/17

30a: 5° a 58 punti

37a: 5° a 69 punti. Finirà 4°

Post Match – Alta risoluzione

LR24 (MIRKO BUSSI) – Non serviva Parma, 368ª presenza in Serie A, a spiegare perché Dybala fosse riconosciuto tra i talenti residuali del calcio italiano. Ha aiutato, però, la partita di Parma a ricordare perché Gasperini fatichi così a farne a meno. Anche immaginandosi un domani. Fin dal principio, in estate, nella continua richiesta di giocatori offensivi da aggiungere in rosa, alle domande su quale caratteristiche dovessero avere per soddisfare i requisiti, l’allenatore della Roma era estremamente prosaico: “Deve creare pericolo”. Quello che Dybala ha tenuto acceso per lunghi tratti della gara di domenica. Pur senza tirare in porta, l’argentino, reduce dalla lunga assenza per infortunio, ha toccato più palloni tutti i romanisti, è quello ad averne giocati di più in avanti nell’ultimo terzo di campo, ha prodotto 6 passaggi chiave e generato 3 “big chances” come vengono categorizzate ormai nei principali database statistici.

Questa “autonomia” nel generare pericoli è essenziale in una struttura di squadra come quella di Gasperini. Le squadre dell’allenatore 68enne, compresa la Roma attuale, portano caterve di palloni nell’area avversaria o in generale nell’ultimo terzo di campo. A volte anche in maniera caotica, con giocate dirette o transizioni vorticose, per questo necessitano di giocatori che sappiano tradurre, anche autonomamente, questa mole di palloni. Quindi calciatori di iniziativa, tendenti all’uno contro uno, altamente imprevedibili e non necessariamente legati a tessuti associativi.

L’arrivo di Malen, e il suo incastro deflagrante, ne è stata ulteriore conferma. Non un attaccante da servire in determinate zone o contesti ma un dinamitardo che guarda sempre alla porta avversaria, che sia con attacchi alla profondità o conduzioni vertiginose.

Per questo Dybala, allo stato attuale, gli risulta ancora necessario. Perché con un paio di palloni ricevuti nel mezzo spazio di sinistra, approfittando della libertà di ricezione che gli garantivano i riferimenti zonali del blocco difensivo del Parma, ha potuto mettere i piedi sull’uscio dell’area di rigore. Da lì, al 26′, ha trovato lo scorcio per sottolineare uno dei tipici pattern offensivi di Gasperini, con l’inserimento del terzo di difesa, qui Hermoso, arrivato in una zona-assist particolarmente prelibata. Sempre dalle stesse zolle, due minuti più tardi, in completa autonomia ha raggiunto la stessa zona di rifinitura precedentemente affidata ad Hermoso per scavare il pallone fino alla testa di Soulé, che lo spedirà sul palo. Una volta poggiandosi su concetti collettivi, un’altra affidandosi alla sua iniziativa personale, quella su cui Gasperini, come molti altri allenatori, conta particolarmente per risolvere le situazioni nei metri più caldi del campo.

Se nelle due situazioni precedenti, Dybala doveva dimostrare le sue abilità “nell’angusto”, prendendo spunto dalla definizione di Spalletti sulla dichiarata mancanza di un giocatore con quelle specifiche qualità, vista la densità difensiva avversaria, in altri momenti l’argentino ha saputo assecondare le richieste più frequenti nei momenti di transizione, un aspetto ricorrente nelle partite romaniste. Sulla riconquista che poi porterà al gol di Malen, l’assist di Dybala arriva con un solo tocco, mantenendo così adeguata velocità allo sviluppo offensivo. E ancora più tardi, al 73′, Dybala metteva in pratica uno dei concetti principali per scatenare transizioni efficaci: uscire il più velocemente possibile dalla “zona di conflitto”, dove si è riconquistato. Nell’occasione generata, infatti, quasi più del cut-back finale con cui apparecchierà il tiro di Malen, appare risolutivo l’unico tocco con cui abbina, in un colpo solo, riconquista del pallone e uscita dalla possibile contro-pressione avversaria. Da lì, poi, tutto il resto.

Ecco perché Gasperini continua ad aver bisogno di Dybala. O se non sarà Dybala, di un altro che possa avere un’alta risoluzione simile.

64 punti in 35 giornate: miglior punteggio degli ultimi 8 campionati. Ma un anno fa la Champions era più vicina

LAROMA24.IT – Il 4-0 alla Fiorentina è servito a rigonfiare le speranze di un piazzamento in zona Champions a 3 giornate dalla fine. Non solo, con la vittoria di ieri la Roma è salita a 64 punti in 35 giornate che rappresentano il punto più alto toccato negli ultimi 8 campionati: dal 2017/18, infatti, i giallorossi non avevano un punteggio più alto dell’attuale arrivati a questo punto. Erano 70 in quell’anno, saranno 77 a fine corsa, l’ultima che regalò una classifica valida per la partecipazione alla Champions League successiva.

63 i punti che aveva registrato Ranieri allo stesso punto della scorsa stagione, uno in meno dell’attuale campionato, nonostante una classifica a quel punto migliore: la Roma, infatti, a 3 giornate dal termine era 4ª insieme a Juventus e Lazio. Fu il turno seguente a far finire fuori strada i giallorossi, sconfitti a Bergamo dall’Atalanta (di Gasperini…), con il pareggio nello scontro diretto tra Lazio e Juventus.

In tutte le altre stagioni recenti il 4° posto non era mai stato così vicino a questo punto: 6 punti dal Bologna nel 2023/24, 2 dal Milan nel 2022/23, addirittura 10, 12 e 11 da Juventus, Napoli e Lazio nei 3 anni precedenti. Solo il quinquennio vissuto tra Garcia, Spalletti e Di Francesco, condito da altrettanti qualificazioni almeno ai preliminari, rompe una sequenza di piazzamenti tra il 5° e il 7° posto che si protrae dal 2010/11. Il punteggio più alto raggiunto dalla Roma alla 35a giornata, negli ultimi tre lustri, sono gli 85 punti del 2013/14. Saranno appena uno in più, però, a fine stagione per via di un finale negativo ma che portò la prima stagione di Garcia a chiudersi al 2° posto.

LA SITUAZIONE DI CLASSIFICA ALLA 35ª GIORNATA DAL 2010/11 A OGGI:

2025/26 64 punti – 5ª a -1 dal 4° posto

2024/25 63 punti – 5ª parimerito con Juve 4ª e Lazio

2023/24 60 punti – 6ª a -4 dal Bologna 4°

2022/23 59 punti – 5ª a -2 dal Milan

2021/22 59 punti – 5ª a -10 dalla Juventus 4ª

2020/21 58 punti – 7ª a -12 dal Napoli 4°

2019/20 61 punti – 5ª a -11 dalla Lazio 4ª

2018/19 59 punti – 6ª a -3 dall’Atalanta 4ª

+ 2017/18 70 punti – 3ª a parimerito con la Lazio 4ª

+ 2016/17 78 punti – 2ª

+ 2015/16 71 punti – 3ª

+ 2014/15 64 punti – 2ª

+ 2013/14 85 punti – 2ª

2012/13 58 punti – 5ª

2011/12 51 punti – 7ª

2010/11 59 punti – 5ª

Area protetta: la Roma è la squadra che subisce meno gol in area di rigore. Napoli, Lecce e Milan con le percentuali più alte

LAROMA24.IT – La Roma è riuscita a chiudere di nuovo la porta in trasferta come non le accadeva da oltre 3 mesi, dalla vittoria a Torino, contro i granata, del 18 gennaio. Da lì 7 gare giocate lontano dall’Olimpico, tra campionato ed Europa League, tutte con almeno un gol subito. Più volte, Gasperini, nel racconto della stagione ha rimarcato quell’impermeabilità decisamente sopra la media, generale e ancor più per le abitudini dell’ex allenatore dell’Atalanta, che aveva sospinto la Roma nella prima parte di stagione.

12 i gol subiti alla fine del girone d’andata dai giallorossi, 17 quelli già incassati dalla 20a alla 34a giornata di ritorno: un cambio di rotta che, probabilmente, ha svelato come fossero “irripetibili” i numeri iniziali, legati anche, se non soprattutto, a un rendimento di Svilar sovrannaturale. La Roma ha comunque mantenuto la propria zona più calda, quella dell’area di rigore, al riparo: soltanto Inter e Napoli concedono, infatti, meno tocchi all’interno degli ultimi 16,5 di campo agli avversari.

La Roma, in più, è la squadra che che concede meno gol dall’interno dell’area di rigore: soltanto il 72,41% delle reti subite arriva dalla parte più intima del campo romanista. Dietro la squadra di Gasperini, in questa classifica, ci sono Juventus e Fiorentina. La peggiore, paradossalmente, è il Napoli con addirittura il 93,94% dei gol subiti dall’interno dell’area di rigore, nonostante sia la squadra che offre meno tiri (solo il 56,45%, la Roma è terza qui) dagli ultimi metri. Stupisce meno, invece, che tra le prime 4 ci siano altre squadre di media o alta classifica come Lazio e Milan. La tendenza delle formazioni di Sarri e Allegri ad abbassarsi e difendere a ridosso dell’area, inevitabilmente, porta più facilmente gli avversari ad accedervi. Al contrario, invece, seppur Gasperini conceda mediamente occasioni ad alto rischio (0,11xG medi per tiro avversario, dietro solo a Bologna e Lecce), la continua pressione romanista permette di limitare gli accessi avversari all’area di rigore di Svilar.

LA CLASSIFICA, IN PERCENTUALE, DI GOL SUBITI ALL’INTERNO DELL’AREA DI RIGORE:

Napoli 93,94% dei gol subiti all’interno dell’area di rigore

Lecce 93,48%

Milan 92,59%

Lazio 90,91%

Genoa 89,58%

Inter 87,10%

Cagliari 85,71%

Pisa 85,25%

Udinese 84,78%

Sassuolo 84,09%

Cremonese 82,35%

Torino 82,14%

Atalanta 81,25%

Bologna 80,49%

Verona 80,36%

Parma 80%

Como 78,57%

Fiorentina 77,78%

Juventus 75,86%

ROMA 72,41%

Malen forza nove: 0,88 gol a partita, nessuno in Italia come lui. In Europa meglio solo Kane e Mbappé

LAROMA24.IT – Un’altra tacca a Bologna, l’undicesima in Serie A, la dodicesima con la maglia della Roma contando anche quella in Europa League, sempre al Bologna. Così Donyell Malen sta rovesciando, giornata dopo giornata, i numeri della Serie A. Basti pensare che con poco più di 3 mesi ha scalato la classifica dei marcatori del campionato italiano arrivando ad avere, oggi, soltanto 4 giocatori davanti. Tutti partiti con metà stagione di vantaggio: da Nico Paz e Douvikas del Como, con 12 reti, a Thuram e Lautaro dell’Inter, rispettivamente a 12 e 16. E da sabato è entrato anche nella “top 20” dei giocatori in lizza per la Scarpa d’Oro. Un acquisto deflagrante, in grado di realizzare 11 gol come Maxi Lopez riuscì a fare arrivando a gennaio al Catania nel 2009/10. Davanti a lui, in questa classifica, resta ora soltanto Balotelli che ne segnò 12 quando arrivò al Milan dal Manchester City nell’inverno del 2012.

Nel rapporto tra minuti giocati e gol realizzati, inevitabilmente, nessun tiene il passo in Italia del numero 14 della Roma. Paragonabile soltanto all’élite del calcio europeo. La media attuale vede Malen a 0,88 gol segnati a partita, al 3° posto tra tutti i principali campionati europei. Meglio di lui soltanto Harry Kane, arrivato a 33 timbri in Bundesliga seppur con 10 rigori, con una media impressionante di 1,38 reti ogni 90’. Dietro il capocannoniere del Bayern Monaco c’è Mbappé, a 0,90 gol a partita, di un soffio (per ora…) davanti al colpo di mercato della Roma di gennaio.

In grado di mettersi alle spalle artiglieria del nome di Lewandowski o Haaland, con l’attaccante del City che condivide la media (0,81 a partita) con Undav dello Stoccarda, autore di 18 reti. Sotto di loro Bamba Dieng del Lorient, con un dato di 0,78 esultanze ogni 90 minuti giocati, poi Raphinha, Lautaro, l’altro rappresentante della Serie A nei primi 20 posti, fino a Jonathan Burkardt che chiude la top10 con 0,73 gol segnati a partita.

LA CLASSIFICA PER MEDIA GOL DEI TOP 5 CAMPIONATI EUROPEI:

1 – Kane 1,38 gol a partita

2 – Mbappé 0,90

3 – Malen 0,88

4 – Lewandowski 0,83

5- Haaland 0,81

6 – Undav 0,81

7 – Dieng 0,78

8 – Raphinha 0,77

9 – Lautaro 0,74

10 – Burkardt 0,73