Diesel Roma: 22 giorni di calciomercato senza acquisti, non era mai successo. Battuto il record della scorsa stagione

LAROMA24.IT – A Roma, ormai, i diesel fino ad Euro 3 non possono più circolare all’interno della fascia verde. Trigoria, però, è ben al di fuori di quest’area e i motori a gasolio sembrano ancora alimentare il motore del calciomercato romanista. Meno reattivi alla partenza ma in grado di recuperare il margine per continuità e resistenza, almeno è quello che si auspica Gasperini dal ponte di Trigoria.

Un po’ come pare possa accadere a breve, col borbottìo dal terreno di insider ed esperti a vario titolo di calciomercato, che preannuncia la Roma come pronta a calare il carico pesante per tirare a sé Summerville. Al 20 luglio, comunque, 22° giorno di calciomercato considerando l’inizio anticipato rispetto al solito, ancora nessun annuncio in entrata, con il solo rinnovo di Dybala come operazione completata oltre al riscatto di Malen. Qualcosa che non si era mai visto ma che accentua una tendenza già evidenziata la scorsa stagione quando il primo comunicato ufficiale, per El Aynaoui, fu lanciato in rete proprio il 20 luglio ma in quel caso erano passati “solo” 20 giorni dall’inizio ufficiale del periodo di trattative estive. Allora, come questa estate, il primo tentativo per Rios, che quest’anno ha preso nome e volto di Greenwood, per poi girare l’investimento altrove. Un anno fa, come ora, un ds che non aveva fatto in tempo a posare la giacca sulla sedia prima di mettersi al lavoro. Era quello, almeno fino a quest’anno, il record di ritardo nel calciomercato della Roma.

Nel 2024, con ancora un direttore sportivo fresco di nomina, arrivò il 1 luglio l’annuncio di Sangaré e poi, dieci giorni più tardi, quello del fido Le Fée. Nelle ultime due sessioni estive gestite da Tiago Pinto, invece, le ganasce finanziarie costrinsero a giocare d’anticipo, esplorando il mercato degli svincolati. Aouar, nel 2023, e Matic, nel 2022, aprirono le novità di mercato già a giugno. Un altro ritardo “extra large” fu registrato nel 2011, anno di transizione verso la prima proprietà americana della Roma: nell’estate che portò Luis Enrique sulla panchina giallorossa, il primo acquisto venne ufficializzato il 19 luglio, al secolo José Angel. Ecco perché, a volte, magari conviene aspettare ancora un po’.

TUTTI I PRIMI ACQUISTI DELLA ROMA DAL 2000 AD OGGI:

2026: 20 luglio senza nuovi arrivi

2025: El Aynaoui, 20 luglio 1° acquisto

2024: Sangaré (1 luglio), Le Fee (10 luglio)

2023: Aouar (11 giugno)

2022: Matic (14 giugno)

2021: Rui Patricio (13 luglio)

2020: Pedro (25 agosto), date calciomercato posticipate a settembre per Covid

2019: Spinazzola (30 giugno)

2018: Coric (28 maggio)

2017: Karsdorp (28 giugno)

2016: Alisson (6 luglio)

2015: Iago Falque (1 luglio)

2014: Ashley Cole (7 luglio)

2013: Benatia (13 luglio)

2012: Dodò (2 luglio)

2011: José Angel (19 luglio)

2010: Adriano (8 giugno)

2009: Guberti (1 luglio)

2008: Riise (18 giugno)

2007: Juan (27 giugno)

2006: Cassetti (21 giugno)

2005: Taddei (1 luglio)

2004: Mexes (16 giugno)

2003: Chivu (9 luglio)

2002: Guardiola (27 giugno)

2001: Pellizzoli (9 luglio)

2000: Batistuta (4 giugno)

Un altro Mondiale senza gol romanisti: nessuna rete come nel 2022, l’ultimo timbro giallorosso rimane quello di Kolarov nel 2018

LAROMA24.IT – Arriverà almeno a 12 anni l’attesa per un altro gol romanista ad un Mondiale. Nella notte, infatti, Manu Koné, l’ultimo sopravvissuto, ha chiuso la propria partecipazione alla massima competizione per Nazionali, senza tra l’altro trovare spazio nella malinconica finale per il 3° e 4° posto. Oltre al centrocampista francese, in fila come lui per l’ingresso negli Usa c’erano Malen, El Aynaoui, Ndicka, Celik (…) e il romanista di fatto Salah-Eddine. Il più presente, alla fine, risulterà il centrocampista del Marocco, con 634 minuti, davanti al collega francese, a 426 minuti nella Nazionale di Deschamps, 240 invece i minuti di Salah-Eddine, 197 per Malen, nulla per Ndicka. Se El Aynaoui e Koné torneranno con una valutazione ritoccata dall’effetto Mondiale, per gli altri i ricordi saranno pressoché rimovibili. Nessuna rete di giocatori della Roma, come nel 2022 quando l’unico sussulto giallorosso fu per il rigore segnato da Dybala che però non intacca, statisticamente, un’astinenza che dura dal 17 giugno del 2018, quando l’allora romanista Kolarov nell’1-0 della Serbia sulla Costa Rica. Da lì un silenzio che durerà almeno 12 anni, fino ai Mondiali del 2030 che spazieranno tra Europa, Africa e Sud America.

La consolazione, in parte, arriverà da un gruzzoletto economico che la Fifa garantisce ai club per la partecipazione dei propri giocatori al Mondiale. Il FIFA Club Benefits Programme, infatti, prevede almeno 5mila euro per ogni giorno di permanenza nella massima competizione iridata, con il premio che estende il conteggio fino al giorno successivo dell’ultimo impegno ufficiale. Con un calcolo che comprende soltanto la fase finale, è previsto un bonifico di circa un milione di euro per la Roma da parte della Fifa. Koné ed El Ayanoui sono quelli che incidono di più sul totale, naturalmente, per aver esteso la loro partecipazione rispettivamente in semifinale, in realtà fino alla finalina di ieri sera, e ai quarti di finale. Il conteggio, comunque, difficilmente può essere calcolato al dettaglio, poiché oltre ai vari parametri, una parte della quota, un terzo, andrà al club con cui il calciatore era tesserato l’anno precedente al Mondiale, quindi nel caso di Malen o di El Aynaoui il risultato non sarà interamente a favore della Roma.

Addio Celik, via col 27% di cross riusciti: 48 tra terzini o esterni hanno fatto meglio nell’ultima Serie A

LAROMA24.IT – Zeki Celik, alla fine, ha trovato il modo di mettere d’accordo tutti. Già la popolarità del turco, arrivato a Roma nell’estate del 2022, raramente era stata al di sopra della soglia di sopportazione nella considerazione della tifoseria. Il colpo di scena che l’ha visto fare scalo a Torino per firmare l’accordo con la Juventus lasciando a Trigoria, come da indiscrezioni di mercato, una pila di fogli ormai da buttare, ha fatto crollare definitivamente l’indice di gradimento dell’ormai ex esterno romanista. Che in realtà, posando per un attimo la lente romanista, era stato il 4° per minutaggio raccolto nella scorsa stagione, dietro soltanto a Svilar, Mancini e Cristante. Abbastanza per pesare il desiderio di Gasperini di averlo ancora a disposizione.

Celik porta via da Roma, oltre a un post di saluti mal calibrato via social, 151 presenze, 2 gol e 10 assist in 4 stagioni. Arrivato come diligente terzino destro, gli venne chiesto, a più riprese e con risultati dubbi, di trasformarsi in un quinto creativo. L’ultimo anno, probabilmente il migliore della sua esperienza, l’ha visto chiudere con il 27% di cross riusciti, in sostanza uno su quattro. Ed è questo uno dei temi più ricorrenti anche tra le risposte di rimando ai saluti del turco. Sono 48 i terzini o esterni che, nell’ultima Serie A, hanno totalizzato percentuali migliori rispetto al turco.

Il suo score di realizzazione al cross, ad esempio, è lo stesso di Kamara dell’Udinese, Pedersen del Torino o Martin Frese del Verona per contestualizzare meglio. Anche tra i romanisti la sua percentuale finisce sotto a Wesley (31%) o Rensch (38%), peggio di lui soltanto Tsimikas (24%), con Angelino che non rientra nel conteggio che prevede soltanto giocatori che abbiano disputato almeno 600 minuti nell’ultimo campionato. Il miglior rapporto percentuale, un po’ a sorpresa, lo detiene Walukiewicz, esternalizzato sulla destra quest’anno a Sassuolo. Il basso numero di tentativi, unito ad una buona precisione, gli ha permesso di scalare la classifica col 56% di cross riusciti, davanti ad Estupinan (50%) e Aaron Martin (45%).

Scorrendo tra i 48 pari ruolo che precedono Celik arrivano tutti gli altri, compresi i nomi più illustri, come Dumfries (38%), Saelemaekers, Alex Valle, Spinazzola, Dimarco o Cambiaso (tutti col 36%), Dodò e Zalewski col 33%, Palestra e Tavares al 29%, fino a Di Lorenzo che si ferma appena una tacca sopra al dato di riferimento, col 28%. Si fa prima a riassumere cosa c’è sotto la soglia del 27% di Celik: Gosens e Bellanova, oltre a McKennie riadattato a volte nel ruolo (26 e 25%) tra gli unici nomi con curriculum. In mezzo a vari nomi che vanno da Zerbin (26%), Floriani Mussolini (22%), Ehizibue (21%), Marusic (15%) fino al picco negativo di Idrissi, che chiude la fila col 7%. Abbastanza per farsene una ragione in fretta.

Qui non si vende: Roma al 9° posto in Italia per incassi da cessioni dall’arrivo dei Friedkin. Il confronto con le altre e con l’éra Pallotta

LAROMA24.IT – “La Roma non ha un cartello con scritto ‘se vende’, ha un cartello con scritto ‘se gana’”. A bucare lo schermo con questa frase, con un completo blu e una presenza scenica ammaliante, era stato, ormai 9 anni fa, Monchi. Furono venduti, di lì a poco, Salah e Rudiger, Nainggolan e Strootman, rovesciando di fatto i resti della popolarità di James Pallotta e della sua presidenza. Quando i Friedkin hanno acquistato la Roma, nell’estate del 2020, hanno messo quel cartello tra gli scatoloni da buttare, per evitare problemi. E oggi, nelle ore in cui scade il termine per il conteggio dell’Uefa, la proprietà della Roma viene raccontata pronta a spolverarsi di nuovo la giacca per un’altra, possibile, multa.

In qualche modo, però, quel metodo di gestione, poi rivalutato anche lessicalmente con “player trading”, verrà messo a sistema da sempre più società, man mano che le proprietà straniere cominciavano ad invadere la Serie A. Al contrario, i Friedkin dal loro arrivo si sono seduti dalla parte opposta. Non per forza a ragione. In una classifica degli incassi da cessione dei giocatori, dal 2020 ad oggi, la Roma è sprofondata al 9° posto, lasciando strada a tutte le principali competitors, dall’Inter alla Juventus, passando per Napoli, Milan e Atalanta. Ma anche Udinese, Sassuolo e Fiorentina hanno scavalcato i giallorossi per gli introiti da cessioni che, dal 2020/21, hanno portato 323,98 milioni nelle casse romaniste. Meno della metà di quanto ha incassato l’Atalanta nello stesso periodo (700,16 milioni, per un primato indiscutibile), oltre 200 milioni in meno rispetto a Juventus (562 il totale) e Napoli (541), che superano anche l’Inter, arrivata a 510. Fiorentina, Milan, Udinese e Sassuolo prima di arrivare alla Roma che resta davanti al Bologna (10° con 290 milioni di incassi dalle cessioni) e alla Lazio (14a posizione con 222 milioni).

Nell’epoca Friedkin, infatti, la Roma è l’unica squadra a non aver realizzato (mai/ancora?) una cessione importante. Il massimo del ricavato in un’unica operazione uscita rimangono i 28,5 milioni per Ibanez all’Al-Ahli. Nello stesso periodo, tutte le concorrenti hanno almeno fatto un sacrificio, o un affare a seconda dei punti di vista, superiore ai 60 milioni. L’Atalanta, tra i vari, ha toccato il punto più alto con i 79,8 milioni per Hojlund dal Manchester United, l’Inter ha venduto Lukaku al Chelsea, nel 2021, per 113 milioni, la Juventus accettò la proposta da 67 milioni del Bayern Monaco per De Ligt e il Napoli, più recentemente, ha intascato 80 milioni dal Psg per Kvaratskhelia. A cifre simili la Fiorentina ha firmato l’accordo con la Juventus per Vlahovic nella stagione 2021/22 mentre l’incasso principale del Milan è stato quello per Tonali al Newcastle (oltre 60 milioni). Tutte, Lazio compresa con la cessione di Milinkovic da 40 milioni o il Bologna per Calafiori e Zirkzee, ad un certo punto hanno mollato la presa sui propri tesori.

Ad eccezione dei Friedkin, che ereditavano una gestione capace, tra il 2012 e il 2019, di raccogliere quasi 800 milioni (795 milioni) dalle cessioni di calciatori, seconda soltanto alla Juventus nel periodo con 840 milioni di incasso. Praticamente i Friedkin hanno più che dimezzato, riducendoli allo stretto necessario, i guadagni da cessioni dei calciatori, scegliendo una strada opposta. Al passato e a molto di ciò che li circonda.

LA TOP 10 DELLE SQUADRE DI A CHE HANNO INCASSATO DI PIU’ DALLE CESSIONI DEI CALCIATORI DAL 2020 AD OGGI:

Atalanta 700,16 milioni
Juventus 562,31
Napoli 541,77
Inter 510,71
Fiorentina 401,63
Milan 371,86
Udinese 333,70
Sassuolo 333,26
Roma 323,98
Bologna 290,09

Su misura per Gasperini: 6 nomi (di fantasia) per il mercato della Roma (VIDEO)

LAROMA24.IT – Il 29 giugno, mentre a Roma è tutto fermo, o quasi, da calendario, quest’anno scatta la fiera dei sogni. 64 giorni da vivere come un rafting, nel miglior spin-off autoprodotto del calcio, con un migliaio di ore, sulle 1156 disponibili nel lasso di tempo, che ci vedranno scrollare, aggiornare, domandare, millantare, per rispondere alla domanda catartica: chi pijamo?

Il consiglio è quello di tenersi costantemente idratati, così da rendere più facile la deglutizione del periodo che toccherà, inevitabilmente, tutti i tasti conosciuti dell’umore umano. Qui di seguito, invece, nessuna notizia di calciomercato, neanche un indizio o un “fanno sapere”, soltanto uno sforzo di immaginazione che ha portato a 6 nomi, alcuni alternativi tra loro, che potrebbero incastrarsi adeguatamente alle necessità di Gasperini. Utili ad inquadrare i filtri di ricerca impostati sul mercato della Roma, magari a conoscere o approfondire nuovi giocatori o ancora, al peggio, far scorrere 11 minuti di quel countdown verso il 1 settembre.

Regole, autoimposte, del gioco: giocatori non accostati alla Roma, almeno non recentemente o in maniera assidua, 10 milioni la valutazione massima (per reclami: info@transfermarkt.it) per la ricerca di un difensore, 15 per un esterno sinistro, entrambi con un tetto salariale di 1,5 milioni di ingaggio netto. Poi 20 milioni per un mediano e 25 per l’esterno/trequartista offensivo, qui con 3 milioni di stipendio netto annui, per rendere la ricerca più adeguata ad una squadra che, dopo 7 anni, tornerà a giocare la Champions League. Sudamerica, in Brasile, oltre all’Europa, dal nord fino a scendere per Inghilterra, Germania e Francia: le tappe della ricerca non prevedono soste in Italia un po’ per non parlare di giocatori che, più o meno, già si conosce, un po’ per i costi che rendono spesso meno convenienti i movimenti all’interno della Serie A. Un ultimo aspetto, come non bastasse: nessuno di questi deve essere impegnato ai Mondiali, così da essere impermeabile all’inevitabile inflazione.

DIFESA – Con la porta a Svilar a cui, per meriti acquisiti, si potrebbe anche demandare la scelta sul completamento dell’organico di ruolo, la ricerca parte da un difensore centrale. Il pacchetto romanista, confermato interamente, ad oggi non sembra prossimo ad interventi particolari. Mancini, Ndicka ed Hermoso paiono destinati a restare al loro posto e consentire a Gasperini di ripartire da un sistema di sorveglianza già rodato. Qualcosa potrebbe cambiare nelle caselle alternative, con Ghilardi che ha raccolto qualche soddisfazione in più rispetto a Ziolkowski durante il percorso stagionale.

Il profilo ricercato, dunque, è quello tra i più ambiti a livello internazionale: under 23, dagli ampi margini di sviluppo, con struttura e predisposizione naturale adatte al duello anche su distanze generose. Per complicarla ulteriormente, di piede sinistro visto che l’unico del genere a disposizione, Hermoso, è anche quello più avanti con l’età. Risultato: Robert Renan (nella foto di gruppo, al centro della colonna di destra) centrale brasiliano classe 2003 attualmente al Vasco da Gama, in prestito dallo Zenit. Valore dichiarato su Transfermarkt: 10 milioni di euro, in realtà l’opzione di riscatto, che i brasiliani non sembrano in grado di saldare, è di 8 milioni di euro. Un mese fa, circa, il prestito, inizialmente accordato al 30 giugno, è stato allungato fino a fine 2026 ma i russi vengono descritti in cerca di una soluzione definitiva. Il ritorno in Brasile, se non altro, è servito a ridar vigore a quel talento che giusto un paio d’anni fa risultava accecante e che, invece, ha preso percorsi contorti. Solo questo, infatti, lo rende ancora accessibile a prezzi ragionevoli, con uno stipendio intorno al milione di euro. Lo Zenit lo prende dopo una manciata di partite nel calcio dei grandi al Corinthians, passa poi dai prestiti all’Internacional, dove un rigore sbagliato, in scavetto, gli aveva creato intorno un clima insostenibile, spingendolo a traslocare di corsa in Arabia Saudita, all’Al-Shabab. Dallo scorso anno, poi, di nuovo in Brasile, ancora in prestito, al Vasco da Gama che nel frattempo è diventata la squadra dove ha totalizzato il maggior numero di presenze.

GUARDA UN VIDEO DI ROBERT RENAN

186 centimetri di struttura che resiste facilmente ai venti dei duelli in campo aperto, ben equipaggiato da elementi di forza che lo rendono particolarmente efficace anche in contese aeree. Completano il quadro, da ideale centro sinistra in una difesa a 3, la predisposizione a difendere in avanti, il gusto nella ricerca dell’anticipo e una naturalezza col pallone tra i piedi che gli predicono, in prospettiva, un tasso elevato di rivendibilità. Sa scartare pressioni, scovare passaggi chiave e, soprattutto, giocare sul lungo con cambi di gioco diagonali che possono trovare facile applicazione in un contesto come quello della Roma di Gasperini. Oltre ad una verifica in campo europeo, Robert Renan per appropriarsi completamente del futuro che gli veniva prospettato dovrebbe ispessirsi in alcuni duelli, soprattutto immaginandolo contro avversari più spigolosi fisicamente come si trovano da quest’altra parte dell’Oceano. Non è, oggi, un brutale marcatore come i più canonici della tradizione di Gasperini. Ma l’attuale affidabilità del reparto gli consentirebbe tempi di adattamento più dilatati, abbastanza per riprendere in mano il tempo perduto.

ESTERNO – Qualunque sia la collocazione di Wesley nei campetti appesi negli uffici di Trigoria, a destra com’era nelle previsioni iniziali o a sinistra come si è poi facilmente riadattato, al conteggio degli esterni manca principalmente un mancino. Celik e Rensch, infatti, ridondano le disponibilità sul lato destro mentre l’ultima stagione di Angelino e il prestito fallimentare di Tsimikas rendono più urgente la ricerca di un rintocco sul lato sinistro.

Le ipotesi, qui, si dividono in due a seconda del profilo ricercato: un simil-Wesley come può essere catalogato Pedro Henrique, terzino sinistro che fa parte della gioielleria sudamericana dello Shakhtar. Un anno più grande del connazionale romanista, conformazione fisica paragonabile, 1,77 d’altezza, con meno ecletticità offensiva e più linearità “da terzino” ma un sinistro capace di ricamare su misura che nella frequenza con cui la Roma guadagna zone di rifinitura esterne può trovare facile esaltazione. Come Wesley, poi, non difende per stazza ma risulta fastidioso per l’aggressività con cui sa scagliarsi in pressione sugli avversari. Impressionante la capacità di accelerazione che, combinata all’utilizzo di finte di corpo, gli fanno guadagnare spesso vantaggi negli uno contro uno. 8 milioni di euro la valutazione che ne dà Transfermarkt, meno di quanto costò alla Roma Salah Eddine dal Twente.

GUARDA UN VIDEO DI PEDRO HENRIQUE

L’altra strada, invece, porta ad alzare i connotati di peso e altezza medi della squadra. Un profilo su misura per i canoni di Gasperini come quello del tedesco Tom Rothe (in basso a sinistra nella foto), passato per il Dortmund e due anni fa acquistato dall’Union Berlino per 5 milioni di euro. Il suo valore, a dar retta a Transfermarkt, si è ora raddoppiato. Classe 2004, i 193 centimetri lo hanno fatto alternare, inizialmente, tra ruoli più centrali e quello di terzino, fino a installarsi definitivamente da quinto nell’ultima stagione da 21 presenze e 2 gol. Qui nessun ricamo o volteggio con sottofondi carioca, tutta la rinomata efficienza tedesca che avanza e calpesta ciò che incontra senza preoccuparsi troppo di evitarlo. Un piede ampio e una forza fisica che viene facile immaginare a chiudere i cross provenienti dal lato opposto, come si è visto già quest’anno. Rispetto a Pedro Henrique, com’è facile intuire, si muove meno a proprio agio negli spazi stretti ma sa piegare il campo in transizione. Un anno fa soltanto Hato, tra gli Under 21, aveva più duelli aerei vinti rispetto a Rothe che quest’anno è stato secondo nella classifica degli Under 21 con più intercetti in Europa, 2,2 a partita, dietro a Chema Andrés dello Stoccarda. Stipendio attorno al milione di euro che lo rende un investimento particolarmente appetibile.

GUARDA UN VIDEO DI TOM ROTHE

CENTROCAMPISTA – La doppia via è necessaria anche a dipanare i dubbi sulla mediana. Un conto, infatti, è voler rinfoltire il reparto con un giocatore che completi la rosa e magari offra future possibilità di plusvalenza, un altro è dover trovare una pedina cardine dello scacchiere come potrebbe essere necessario in caso di cessione di Manu Koné.

Alla prima necessità risponde a sufficienza Jens Hjerto-Dahl, interminabile centrocampista norvegese del Tromsoe. Di quei numeri 6 che oggi vanno a ruba nel panorama europeo, capaci di allungare il proprio operato un po’ su tutti i metri quadrati del campo: 194 centimetri che gli fanno dominare il gioco aereo ma che non causano perturbazioni nella gestione del pallone. I primi passi, inevitabilmente, necessitano di tempi e spazi per la messa in moto, nonostante sappia comunque districarsi sotto pressione anche grazie ad un utilizzo, non ancora pieno, degli alettoni di dotazione. I principi del Tromsoe sono perlopiù posizionali, così Hjerto-Dahl finisce spesso per abbassarsi in costruzione, gestire comodamente il possesso prima di pescare tra il suo set di giocate verticali, dove spicca la precisione sul lungo. Prodotto ormai tipico del mobilificio calcistico nordico, la valutazione di Hjerto-Dahl si tiene ancora all’interno dei 10 milioni di euro nonostante le prime voci di interessamenti, più insistenti, da Southampton e Rangers. Il grafico pare destinato a crescere rapidamente, anche perché il classe 2005 ha aumentato il fatturato realizzativo: 4 gol e 7 assist in 30 presenze nel campionato passato, già 5 reti e 2 passaggi decisivi in 12 gare dell’attuale Eliteserien. Quel passo lungo e inesorabile, ormai, ha varcato anche le porte dell’area avversaria.

GUARDA UN VIDEO DI HJERTO-DAHL

Seppur Hjerto-Dahl lasci un aroma che stimola a sufficienza i ricettori sensoriali, l’eventuale partenza di uno dei più utilizzati nella passata stagione richiederebbe un calciatore dall’innesco immediato. Come sarebbe Lesley Ugochukwu, colosso francese di 190 centimetri del 2004 ma già rodato tra Ligue 1 e Premier League con quasi 150 presenze da professionista. Un anno fa il Burnley lo ha prelevato dal Chelsea per 28 milioni e nonostante una stagione densa di significati, con 3 reti in 35 presenze, la retrocessione della squadra del Lancashire lo rovescia inevitabilmente sul mercato. Cresciuto nella straordinaria filiera del Rennes, presto ingaggiato dal Chelsea che l’ha prestato al Southampton prima di cederlo definitivamente un anno fa, oggi Ugochukwu avrebbe costi decisamente più impegnativi rispetto a quanto elencato finora: 22 milioni la valutazione di Transfermarkt, per un ingaggio attuale da 2,7 milioni. Con quel prezzo, però, la Roma acquisterebbe un centrocampista mastodontico, in grado di fagocitare qualunque elemento nei paraggi e riconvertirlo in materia utile all’organismo, senza particolari vezzi artistici.

GUARDA UN VIDEO DI UGOCHUKWU

ATTACCANTE – Si arriva dunque al punto chiave, l’elemento ricercato ossessivamente da ormai un anno: l’esterno offensivo, o trequartista che dir si voglia, che converga da sinistra, dunque di piede destro, in grado di alzare il tasso di pericolosità offensiva. La ricerca, in questo caso, è stata inevitabilmente influenzata dagli iniziali sviluppi di mercato che raccontano della passione romanista per Greenwood. Quindi se la parte grossa dell’investimento verrà destinata al contraltare di destra, sulla sinistra l’idea è di cercare un giocatore con caratteristiche differenti e costi più contenuti come da premessa iniziale. Quasi più un centrocampista offensivo che un’ala, un rifinitore più che un dribblomane incallito, un creativo più che un generatore di caos. Un po’ come quest’anno è stato usato Pellegrini o in passato la versione ultratrentenne di Gomez, Malinovskyi e Pasalic, non più dunque un Lookman, in quel sistema di pesi e contropesi che si rende necessario nella ricerca dell’equilibrio. Messe a sistema queste elucubrazioni, la scelta è ricaduta su Hákon Arnar Haraldsson, islandese targato 2003 e arma contundente del Lille con cui nell’ultima stagione ha fatturato 8 gol e 3 assist in 32 presenze. Piede destro, utilizzato maggiormente in ampiezza nelle due stagioni precedenti al Lille e accentrato nell’ultima dietro un attaccante come Fernandez Pardo, altra vecchia conoscenza dei rotocalchi di calciomercato romanista, più che Giroud.

Haraldsson è un coltellino svizzero che sa muoversi tra le pieghe della struttura avversaria, sa ricevere in posizioni dolorose per l’avversario, resistere alla pressione nonostante una struttura nella norma (1,78 d’altezza) e poi sfoggiare una strumentistica decisamente ampia tra conduzioni, rifiniture e scarti, più che dribbling, per aprirsi varchi decisivi per assist o conclusioni. Ha un dominio del pallone nordico, senza orpelli, che gli forniscono una tecnica estremamente applicata: tutto ciò che fa è finalizzato all’efficienza, al risultato. La sua natura da centrocampista dinamico lo rende partecipativo anche in non possesso, un aspetto che in un tridente immaginario con Malen e Greenwood dovrebbe avere un peso nella scelta per rendere sostenibili le teorie di Gasperini. È rapido ed elettrico nei primi controlli, pur facendo fin troppo poco affidamento sul piede debole, arriva spesso in area per la sua mobilità anche senza palla. Difficilmente si rimarrà folgorati da conclusioni dalla distanza o gesti da hit-parade. Ma è tutto, tremendamente, utile. Ad un prezzo, ancora oggi, accessibile: 25 milioni di euro secondo Transfermarkt, 10 in più di quanti ne pagò il Lille al Copenhagen 3 anni fa.

GUARDA UN VIDEO DI HARALDSSON

Il tesoro Romano e dei romanisti: dalle cessioni dei giocatori usciti dal vivaio oltre 150 milioni dal 2012 ad oggi

LAROMA24.IT – Un anno fa, come ora, la corsa al 30 giugno veniva accompagnata dagli interessamenti per Alessandro Romano, tra i principali oggetti di valori custoditi nel settore giovanile romanista. Romano di nome, svizzero di Winterthur in realtà, da dove la Roma lo preleva nell’estate del 2022 dopo che “mi erano venuti a vedere al Winterthur in una partita in cui non avevo giocato granché bene“, come ha raccontato il centrocampista classe 2006. Che ora finirà davvero al Cagliari, già interessato un anno fa, quando anche il Torino si era mosso concretamente. Le indiscrezioni giornalistiche parlano di 5 milioni di euro oltre a un massimo di 1,5 milioni legati a bonus, nella formula del prestito con obbligo di riscatto.

Se ne trova almeno una all’anno di cessione della Roma di prodotti del settore giovanile, che conferma la sua prolificità non soltanto per produrre giocatori utili alla prima squadra ma anche come strumenti di rendiconto particolarmente fruttiferi.

Un anno fa fu Zalewski a salutare dopo 123 presenze in prima squadra. Finì all’Inter per un profitto complessivo di oltre 7 milioni di euro tra prestito oneroso e riscatto all’alba della passata sessione estiva quando poi fu rigirato all’Atalanta quasi al triplo. All’Atalanta, per l’Under 23, andò anche un altro ex del vivaio giallorosso, Matteo Plaia, la scorsa estate. È registrato nel 2024, invece, l’incasso maggiore degli ultimi anni: 9 milioni di euro il valore che l’Al-Ettifaq accordò per Joao Costa, superando i 7,5 incassati l’anno precedente da Sassuolo e Ajax rispettivamente per Volpato e Tahirovic. Fin qui, ad oggi, nessun graffiante rimpianto. Diverso da quanto accadde nel 2022, quando il 31 agosto la Roma cede Riccardo Calafiori al Basilea per 2,5 milioni oltre al 40% della futura rivendita che, a 4 anni di distanza, continua ad essere ancora argomento di discussione tra i club dopo la cessione da oltre 45 milioni di euro che il Bologna realizzò all’Arsenal.

Quello stesso giorno fu ceduto in extremis al Latina anche Alessio Riccardi, ex enfant prodige del settore giovanile che, dopo esser stato al centro di interessi anche prestigiosi, non produrrà nessuna plusvalenza significativa alla Roma. Un valore particolarmente alto fu quello invece che raggiungerà Luca Pellegrini, ceduto alla Juventus nel 2019 per 22 milioni di euro, all’interno dell’affare che portò Spinazzola a Trigoria. 14,6 milioni, un anno prima, furono necessari al Sassuolo per portar via dalla capitale Frattesi che rappresenta la principale plusvalenza raccolta dal settore giovanile negli ultimi 10 anni. Perché il 2026 ha fatto scivolare fuori dal decennio di riferimento il doppio affare Romagnoli- Bertolacci col Milan: 25 milioni per il difensore e 20 per il centrocampista che era stato appena contro-riscattato dalla Roma dopo le stagioni al Genoa.

Calcolatrice alla mano, il conteggio termina con oltre 157 milioni di guadagni generati dalla vendita di calciatori del settore giovanile dal 2012 ad oggi. Un totale che, si noti bene, non comprende ancora l’incasso per la cessione di Romano, i 6 milioni che la Roma conta di ricevere dal Basilea come indennizzo per quel diritto del 40% e i 22 milioni di valutazione che furono attribuiti a Luca Pellegrini nell’affare multiplo del 2019. Un incasso che, altrimenti, arriverebbe intorno ai 190 milioni di euro nelle 15 sessioni analizzate. Il nuovo stadio della Roma, per dare un’idea, si presuppone possa garantire ricavi per 154 milioni di euro nel suo primo anno di attività, previsto per il 2031.

LE CESSIONI DEI GIOCATORI PROVENIENTI DAL SETTORE GIOVANILE DELLA ROMA:

2025 – Zalewski, 7,1 milioni all’Inter tra prestito oneroso (600mila) e riscatto a 6,5

2025 – Plaia, 500mila euro all’Atalanta Under 23

2024 – Joao Costa, 9 milioni all’Al-Ettifaq

2023 – Volpato, 7,5 milioni al Sassuolo

2023 – Tahirovic, 7,5 milioni all’Ajax

2023 – Missori, 2,5 milioni al Sassuolo

2023 – Providence, 0,5 milioni all’Hartberg (Austria)

2022 – Calafiori, 2,5 milioni più il 40% della rivendita al Basilea

2022 – Felix, 6 milioni alla Cremonese

2022 – Ciervo, 2 milioni al Sassuolo

2022 – Milanese, 0,75 milioni alla Cremonese

2021 – Diaby, 2,5 milioni al Verona

2021 – Celar, 0,475 al Lugano

2020 – Andrea Romagnoli, 3 milioni allo Spartak 2

2020 – Sadiq, 2 milioni al Partizan

2020 – Verde, 0,7 milioni all’AEK Atene

2020 – D’Urso, 0,5 milioni al Cittadella

2020 – Capradossi, 0,1 milioni allo Spezia

2019 – Luca Pellegrini, valutazione di 22 milioni alla Juventus nell’affare Spinazzola

2019 – Tumminello, 5 milioni all’Atalanta

2019 – Machin, 1,8 milioni al Pescara

2019 – Calabresi, 0,2 milioni al Bologna

2018 – Frattesi, 14,6 milioni al Sassuolo

2018 – Marchizza, 6 milioni al Sassuolo

2018 – Federico Ricci, 3 milioni al Sassuolo

2017 – Crescenzi, 0,3 milioni al Pescara

2017 – Di Mariano, 0,232 milioni al Novara

2017 – Vestenicky, 0,1 milioni al Cracovia

2016 – Politano, 8,1 milioni al Sassuolo

2016 – Pettinari, 0,4 milioni al Pescara

2015 – Romagnoli, 25 milioni al Milan

2015 – Bertolacci, riscattato per 8,5 milioni dal Genoa e rivenduto a 20 milioni al Milan

2015 – Viviani, 4 milioni al Verona

2015 – Mazzitelli, 3,5 milioni al Sassuolo

2015 – Somma, 1,8 milioni al Brescia

2014 – D’Alessandro, 2,5 milioni all’Atalanta

2013 – Verre, 2,5 milioni all’Udinese più 900mila l’anno successivo per il restante 50%

2013 – Caprari, 1,75 milioni al Pescara

2013 – Piscitella, 1,5 milioni al Pescara

2013 – Barba, 1,15 milioni all’Empoli

2013 – Sabelli, 0,9 milioni al Bari

2012 – Piscitella, 1,5 milioni al Genoa

2012 – Verre, 1,5 milioni al Genoa

2012 – Bertolacci, 1,2 milioni al Genoa

2012 – Caprari, 1,2 milioni al Pescara

2012 – Stoian, prestiti a Chievo e Bari per 0,8 milioni complessivi

2012 – Montini, 0,260 al Benevento

Totale incassi (escludendo l’incasso per Romano, la valutazione di Pellegrini alla Juventus e il 40% della futura rivendita di Calafiori): 157 milioni di euro.

Il teorema di Malen: da centravanti un gol in meno di due partite. In altri ruoli segna ogni 3,3 gare

LAROMA24.IT – Uno degli argomenti più convincenti messi sul tavolo dalla Roma, e da Gasperini, per vestire Malen di giallorosso fu la possibilità di utilizzarlo come centravanti. Il desiderio dell’attaccante, come ha confessato il tecnico romanista, era quello di riappropriarsi del proprio habitat naturale. Perché a vederlo così mobile, fluttuante, senza accessori da corazziere per stazza e centimetri tipici del centravanti, molti sono caduti nella tentazione di spostarlo un po’ più in là. A destra, a sinistra, un po’ più indietro o al fianco di un altro attaccante più “tipico”.

Il tema è tornato attuale ai Mondiali in corso, per la sostituzione all’intervallo di Koeman che ha scelto Summerville come esterno destro dopo aver passato il primo tempo con Malen al lato di Brobbey, a proposito di chi mostra i tratti più diffusi del centravanti. L’esterno del West Ham, ora finito nel mirino di squadre di prima fascia, ha avuto un impatto deflagrante sulla partita, dopo aver già segnato al debutto nella competizione, al punto da accendere il dibattito sull’efficacia di Malen. Nella prima gara, quella pareggiata 2-2 col Giappone, l’attaccante della Roma aveva iniziato al centro dell’attacco ma la scelta è stata poi rivisitata 6 giorni dopo contro la Svezia.

Eppure l’utilizzo consigliato di Malen è scritto in maniera estremamente chiara sul rapporto statistico che lo accompagna. Da punta centrale, in carriera, ha segnato 90 gol, oltre a 28 assist, in 178 partite giocate come principale terminale offensivo. Il conteggio viene abbastanza intuitivo: servono meno di due partite per vederlo esultare. Il grafico cambia decisamente aspetto se allontanato dalla zona più calda: 94 le gare giocate da esterno a destra, 90 quelle sulla sinistra, più 8 tra trequarti e ruoli di seconda punta vicino a un centravanti più canonico. In totale sono 192 partite, fuori dal suo habitat preferito, in cui ha segnato 58 gol (32 in meno rispetto a quelli da centravanti), con praticamente lo stesso fatturato di assist, 30. La media cambia drasticamente tono: 1 ogni 3,3 partite, abbastanza per sintetizzare come da punta centrale produca il 60% in più in termini realizzativi. Un centravanti, così è. Anche se non pare.

I NUMERI DI MALEN PER RUOLO:

Malen centravanti
90 gol e 28 assist in 178 partite (media: un gol ogni 1,98 partite)

Malen in altri ruoli
58 gol e 30 assist in 192 partite (media: un gol ogni 3,3 partite)

Il ruolino ruolo per ruolo:

Esterno a destra: 38 gol e 13 assist in 94 partite (1 ogni 2,47 partite)
Esterno a sinistra: 19 gol e 15 assist in 90 partite (1 ogni 4,7 partite)
Trequartista o seconda punta: 1 gol e 2 assist in 8 partite

Dribbling cercasi: la Roma è la squadra che ne ha completati meno in Serie A. Greenwood 2° in Ligue1, anche Pulisic superiore a tutti i romanisti

LAROMA24.IT – Il nome che compare in maniera più ricorrente sui rotocalchi di calciomercato della Roma è quello di Mason Greenwood. Esterno classe 2001, con 16 gol nell’ultima stagione, una preferenza di piede praticamente impercettibile ad occhio nudo ed una debordante tendenza al dribbling. 56 quelli completati nell’ultima stagione in Francia, dietro soltanto a Yann Gboho del Tolosa che ha staccato tutti con 70 dribbling riusciti. L’esterno del Marsiglia a cui si è appassionata la Roma ha messo dietro di sé oltre a Enciso e Abline, anche stelle luccicanti del Psg come Kvaratskhelia, Doué o Barcolà.

È questa probabilmente la maggior domanda a cui la Roma deve rispondere nel prossimo calciomercato: la ricerca di calciatori in grado di attivare i sensori della pericolosità offensiva anche in forma autonoma, come solo un dribblatore seriale può fare. Dall’ultima stagione, infatti, esce un dato eloquente: la Roma ha completato il 38,95% dei dribbling tentati, il dato più basso dell’intera Serie A. Il Lecce, penultimo, è quasi 3 punti percentuali sopra (41,74%), il Pisa ha un tasso del 42,63% e il Genoa, quartultimo, con 42,2% segna ulteriore distanza dai giocatori offensivi di Gasperini. A guidare la classifica c’è la Fiorentina (49,72%, praticamente uno su due), davanti a Bologna, Juventus e Atalanta, dove l’allenatore romanista ha lasciato una batteria di giocatori offensivi creata su misura negli anni.

L’altro nome che è circolato con più insistenza nei giorni passati è quello di Pulisic, modello simile a Greenwood, con tre anni di più e meno potenza nel motore. Anche l’americano del Milan, protagonista nel girone d’andata e in netto calo, come il resto della squadra, nel ritorno, vanta comunque numeri migliori di tutti i romanisti sull’argomento. 42,7% la sua percentuale di dribbling riusciti, ben sopra il primo romanista presente in lista, Soulé, che non va oltre il 33,1% di tasso di riuscita.

“Sognavo di essere Sabatini”. Il calciatore “da immaginare”, “uno che litigava con tutti”, la gestione degli umori: Tony D’Amico in parole sue

LAROMA24.IT – Tony D’Amico arriverà alla Roma, dal 1 luglio, senza aver saltato neanche un gradino del calcio professionistico. Al punto, fin qui, più alto della sua storia calcistica ci arriva dopo un primo tempo, da calciatore, vissuto prevalentemente in C. “Mezzala di grande corsa, però non facevo gol neanche solo davanti alla porta. E poi rompic…: litigavo con tutti, anche con i compagni”, questa l’autovalutazione in un’intervista alla Gazzetta dello Sport all’inizio della scorsa stagione. Quando gli chiedono un paragone con un giocatore attuale, D’Amico citerà “Guendouzi”, azzardando come specificherà, per poi abbandonarsi ai ricordi dell’adolescenza: “L’idolo era Leo Junior e mi piaceva un sacco Paulo Sousa”. In quel Pescara di Junior, allenato da Galeone, giocava anche Gian Piero Gasperini, quell’anno in B capace di segnare anche 9 reti. “Spesso nei ritiri con Gasperini vediamo le immagini del Pescara” faceva sapere il direttore nato a Popoli a una premiazione del 2024 per la LND Abruzzo.

Chiuderà poco dopo aver toccato la Serie B, all’Empoli, dove, nell’intervista (VIDEO) appena arrivato nel febbraio 2010, gli chiederanno cosa provi a trovarsi così…al nord (?!).“Infatti sono 4 giorni che mi trovo un po’ a disagio…” la risposta, quando non poteva immaginare che il futuro, da scout e da direttore, l’avrebbe trapiantato sul serio al nord. Chieti, Cavese e Foggia, fino a quel momento, le tappe del percorso da giocatore. A Empoli l’aveva voluto Campilongo, quest’anno in Serie D tra Nocerina e Sarnese, al quale D’Amico non manca mai di mostrare gratitudine: “Da mediano divento mezzala con Campilongo – racconta in un’intervista –: un precursore, 4-3-3 quasi a uomo in fase difensiva“. Quella passione per i riferimenti sull’uomo in non possesso gli resterà impressa anche da dirigente, quando sceglie Juric, due volte, Tudor e conosce l’originale, Gasperini, che ora ritroverà a Trigoria. Nel suo percorso da calciatore anche schegge di vita che lasciano il segno, come la scomparsa del compagno di squadra Catello Mari, morto a 26 anni in un incidente stradale dopo i festeggiamenti per la promozione della Cavese in C1. “Il mio miglior amico di quella squadra. Quel giorno è morto anche il ragazzo spensierato che ero”, racconta D’Amico scurendosi.

Il dirigente nato sotto il segno dei Pesci inizia poi il secondo tempo della carriera: prima scout al Bologna, poi segue Fusco al Verona, nel frattempo si diploma a Coverciano con la tesi “Diario dello scout”, un elaborato di 48 pagine in cui spiega la necessità di “immaginazione” nella valutazione di un giocatore. Un concetto che tornerà in un’intervista più recente, nel 2023, quando dice: “Mi piace immaginare il giocatore, i suoi difetti e quanto possano essere migliorabili”. A Verona la sua storia cambia, passando in prima linea: qui compie quello che giudica il miglior acquisto (Amrabat, preso in prestito e rivenduto a 20 milioni”) e si causa il principale rimpianto, poi sanato all’Atalanta. Scamacca, non spinsi abbastanza per prenderlo dal Sassuolo”, dirà quando ormai era finito in prescrizione, nel 2025. Dalla plancia di comando del Verona vende anche Kumbulla alla Roma, in un’operazione multipla, nella quale la valutazione del difensore risulta di 28,5 milioni. Lo ritroverà nel file dei giocatori di proprietà, dopo l’ultimo prestito al Maiorca.

Da ds del Verona, nel 2019 in B, è celebre lo sfogo in una conferenza stampa post partita con i giornalisti. Il primo, addirittura, lo elimina alla prima risposta, spingendolo a lasciare la sala (GUARDA IL VIDEO). In quest’occasione, D’Amico rispedirà direttamente ai mittenti le illazioni su presunti rapporti preferenziali con il procuratore Beppe Riso. Da quel momento in poi, in realtà, lo stile comunicativo di D’Amico prenderà tutt’altro registro, decisamente più moderato. “Nel merito probabilmente avevo ragione o quantomeno certi pensieri potevano essere giustificati, ma ho sbagliato la forma e non ho difficoltà ad ammetterlo” chiarirà a fine anno. Al Verona aveva iniziato l’anno con Fabio Grosso, con cui era stato già compagno da calciatore. Una scelta magari sbagliata nei tempi, non nella sostanza a rileggerla 7 anni dopo. Lo ribadirà a fine stagione in un’intervista a ‘Il Centro’: “Sono convinto che Fabio farà l’allenatore a grandi livelli”. Lo spera anche la Fiorentina, ora. Grosso non chiuderà quella stagione in panchina e il Verona raggiungerà la promozione con Aglietti. In Serie A la scelta ricadrà su Juric, presentandolo così: “Chiede tantissimo a livello mentale ed atletico ma per una squadra che deve salvarsi la lotta è l’aspetto principale. E io lo considero un uomo di lotta”. Nel creare la squadra per il salto di categoria, invece, sottolineerà l’importanza di affiancare esperienza, non tanto come età ma come “campionati disputati”, ai giovani in rosa. Le soddisfazioni di Verona non saranno però replicate lo scorso anno, alla seconda chiamata, quando D’Amico affiderà a Juric le chiavi dell’Atalanta stavolta.

La dedica per la promozione in A è estremamente intima: “Per Federica, mia moglie, Linda e Tommaso (di cui ha tatuato il nome all’interno del braccio, ndr), i miei figli, e mio fratello e i miei genitori che mi hanno sostenuto in questi mesi che non sono stati facili”. Dopo il Verona, nel 2022, ecco il salto all’Atalanta. Qui si crea il connubio con Gasperini, oltre a compiere sessioni di calciomercato che, per sua confessione, gli provocano “la febbre a 40 ogni settembre”. Tra i vari colpi, c’è quello di Hojlund che D’Amico racconta così: “C’è un lavoro di scouting, di segnalazioni per cui poi il giocatore arriva a me e alla proprietà, in questo caso i Percassi. C’è sempre una qualità che colpisce, nel caso di Hojlund era la velocità nonostante fosse alto 1,88”. Lo ha raccontato in un’intervista al podcast ‘Caffè ristretto’, condotto da Valerio Scatolini e…Santiago Sabatini (GUARDA IL VIDEO). Al figlio dell’ex ds della Roma, D’Amico confesserà: “Da bambino sognavo di essere Maradona, a 35 anni ho cominciato a sognare di essere Walter Sabatini. La mia visione di direttore sportivo è quella”.

Qui D’Amico allarga il campo, parlando così di un mestiere, quello di ds, che ora pare quasi a rischio, almeno nell’accezione sabatiniana. “Un ds deve assumersi responsabilità, ora si fa più fatica a farlo, c’è una visione nuova anche per le proprietà che entrano nel calcio italiano e si cerca di adattarsi – spiegava D’Amico nel 2023 – . Se adattarsi è non dare peso al direttore sportivo è un problema, se adattarsi è aprirsi a un nuovo modo di interagire con i diversi ruoli nella società allora ci si prova”. Cosa fa un direttore sportivo per D’Amico, al di là della gestione del calciomercato? Risposta: “Per me è la figura che riesce ad essere il gestore degli umori dell’allenatore, dei giocatori, della società. Ogni giorno c’è uno stato d’animo dato dalla vittoria, dalla sconfitta: noi siamo gli equilibratori di questi umori.

Ci sono passaggi sul come la tecnologia abbia influito nei processi di selezione o scelta dei giocatori, “i dati – dice il ds – possono aiutare a ridurre il margine d’errore”. D’Amico, però, protegge quel senso ancestrale del ruolo, parlando così del talento: “Il talento non è solo tecnico. Può essere fisico, psicologico…il talento è vario. Bisogna avere fiuto per riconoscere il talento che, appunto, può essere di vario genere”. Quel fiuto, proprio come il suo riferimento, lo nutre anche di nicotina. “Il difetto peggiore è che fuma 50 sigarette al giorno… come Sabatini”, ha detto di recente Setti, ex presidente del Verona. “Fumo troppe sigarette, durante il mercato troppissime: fino a due pacchetti”, ha confermato D’Amico, arrotondando per difetto il conteggio proprio come vuole il manuale. Tra 15 giorni sarà ufficialmente in sella, qualcuno ha da accendere?

L’anno di Gasperini: 365 giorni fa l’ufficialità, oggi è già il 3° tecnico più longevo in Serie A

LAROMA24.IT – “Tattiche innovative, cultura del lavoro e una straordinaria capacità di valorizzare i giocatori”, questo il testo che accompagnava l’ufficialità di Gasperini il 6 giugno del 2025. Un anno esatto dopo, a riprendere quel comunicato, si tocca con mano la volubilità del calcio. Non tanto nel testo, dove si sottolineava come “la Proprietà (e fin qui…ndr) e Claudio Ranieri sono convinti che Gasperini sia l’uomo giusto per questo incarico”, quanto nell’accompagnamento fotografico. Alla sua destra, infatti, Florent Ghisolfi, all’epoca dei fatti ancora nominalmente responsabile dell’area tecnica della Roma, almeno per altri dodici giorni. Poi, il 18 giugno il comunicato di addio per nominare, il giorno seguente, Massara come nuovo direttore sportivo, a sua volta salutato appena una settimana fa. Alla sinistra di Gasperini, invece, Claudio Ranieri. E qui è stato già detto abbastanza, se non tutto.

365 giorni dopo c’è ancora (solo) Gasperini, in attesa che la società venga arredata in maniera più consona ai gusti e alle necessità dell’allenatore della Roma che, per quella volubilità di cui sopra, in un anno ha già scalato 17 posizioni di durata in Serie A. Ad oggi, infatti, soltanto due allenatori del campionato italiano sono in carica da più tempo di Gasperini. E questo racconta a sufficienza usi e costumi del calcio peninsulare.

Gli addii di Conte al Napoli e Italiano al Bologna, infatti, hanno fatto fare un ulteriore scatto verso l’alto al tecnico giallorosso, ora dietro soltanto a Runjaic e Fabregas. Due campionati per gli allenatori di Udinese e Como gli valgono già il premio “resistenza” della Serie A: Runjaic è all’Udinese da 1 anno, 11 mesi e 6 giorni, Fabregas in laguna è allenatore da 1 anno, 10 mesi e 18 giorni che in realtà sarebbero di più ma non rientrano nel conteggio “ufficiale” perché era ancora sprovvisto di patentino. Tutti gli altri sono già finiti alle spalle di Gasperini. Alcuni per questione di giorni, di tempistiche sull’ufficialità, come Chivu, Pisacane, Di Francesco e Cuesta, tutti nominati dai loro club la scorsa estate.

Gli altri, invece, hanno beneficiato della precarietà del ruolo: tanto che l’8° allenatore più longevo dell’attuale Serie A è Luciano Spalletti, reduce da 7 mesi e spicci alla Juventus dopo l’avvio di stagione con Tudor. Poi De Rossi, Palladino, destinato a riazzerare il conto, i retrocessi Sammarco e Hiljemark, fino a D’Aversa, in una situazione simile a quella di Palladino, e Giampaolo.

Tedesco, nominato di recente dal Bologna, chiude una graduatoria in cui, naturalmente, non compaiono Lazio, Milan, Fiorentina, Napoli e Sassuolo che hanno già liberato la propria panchina e sono in attesa di ufficializzarne il nuovo titolare.