IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Se il «tuttocampista» fosse un ruolo, Pisilli ne sarebbe il principale interprete. Nato mezzala, adattato come trequartista e, adesso, anche regista. Quella con la Fiorentina è stata una prestazione completa. Si è abbassato spesso per avviare l’azione, non ha fatto respirare i giocatori di Vanoli recuperando più volte il pallone e ha coronato la sua serata con un gol di testa. Una continua evoluzione che ha richiesto tempo e sacrificio, perché fino a gennaio il numero sessantuno giallorosso aveva collezionato appena 63 minuti in campionato. Lo scarso impiego sembrava costituire il preludio di una cessione nel mercato invernale, ma “per fortuna sono riuscito a trattenerlo” ha sottolineato Gasperini, che comunque ha sempre intravisto del valore nel ragazzo. Ha saputo aspettare il suo momento e, a quattro mesi di distanza dal possibile addio, Pisilli è diventato uno dei punti fermi della Roma, per il presente e per il futuro. Il suo rendimento, poi, gli ha permesso di ritrovare la Nazionale un anno e mezzo dopo la prima ed unica presenza. A Trigoria, intanto, i giallorossi si sono allenati ieri pomeriggio. La corsa Champions si è riaccesa e la Roma non può più sbagliare. A cominciare da domenica sul campo del Parma, dove Gasperini ritroverà El Aynaoui dopo la squalifica. Difficile, invece, una convocazione per Pellegrini, che dovrebbe tornare a disposizione per la sfida con la Lazio. Mancini è ancora diffidato e, dunque, dovrà fare attenzione al
cartellino giallo per evitare di saltare il derby.
La prova del 9
IL TEMPO (L. PES) – Fino all’ultimo minuto. La lotta per partecipare alla prossima Champions League è più aperta che mai e, dopo i risultati dell’ultimo turno, i posti a disposizione diventano due in una corsa a quattro più aperta che mai. La Roma, dal canto suo, sa ormai da tempo di non poter sbagliare nulla e che solo con nove punti nelle ultime tre di campionato può sperare, e ora la pressione è tutta su Milan e, soprattutto, Juve. La squadra di Allegri, che fino al derby di ritorno dell’8 marzo era in corsa per il titolo, sembrava essere avviata al podio della Serie A, ma il crollo delle ultime cinque gare ha risucchiato i rossoneri nella bagarre. Il ko di Reggio Emilia col Sassuolo ora vede Leao e compagni terzi con due punti di vantaggio sulla Juve quarta che, a sua volta, ne ha solo uno sulla Roma di Gasp che con il poker alla Fiorentina ha staccato il Como e avvicinato le rivali del Nord. I calcoli sono semplici: al Milan servono sei punti da conquistare nei match contro Atalanta a San Siro, Genoa in trasferta e Cagliari nell’ultima in casa. Alla Juve ne servono nove per la matematica. Spalletti affronterà nell’ordine Lecce in trasferta, con la squadra di Di Francesco a caccia di punti salvezza, Fiorentina in casa con i viola ormai salvi e il derby col Torino in casa granata all’ultima che potrebbe rivelarsi una sfida ad alta tensione. Uno sgambetto alla Signora nella stracittadina darebbe una soddisfazione non da poco al Torino protagonista di una stagione abbastanza opaca. Poi c’è la Roma. I giallorossi, come detto, devono vincerle tutte per sperare, altrimenti i bonus per le altre concorrenti aumenterebbero e a tre gare dalla fine ogni errore può essere fatale. Domenica Malen e compagni saranno di scena a Parma contro gli emiliani di Cuesta già aritmeticamente salvi. Alla penultima il calendario ha servito a Gasperini il derby di ritorno. Sfida dal sapore sempre speciale e che potrebbe essere una festa per la Lazio in caso di Coppa Italia, oppure l’ultima partita per dare un senso a una stagione anonima tra mille difficoltà. Ultimo turno al Bentegodi contro un Verona già retrocesso ma che ha dimostrato a Torino con la Juve di giocarsi comunque ogni partita con onore. Resta la mina vagante del Como. Gli uomini di Fabregas sono al momento sesti a tre punti dalla Juve, ma il calendario sorride con un terzetto che recita Verona, Parma e Cremonese, tutte avversarie abbordabili. Con un massimo di 71 punti la matematica dà chance ai lariani che come la Roma non possono sbagliare se vogliono restare in corsa. I giallorossi sono reduci da due vittorie di fila contro Bologna e Fiorentina e ora a Trigoria si inizia a preparare la trasferta di Parma dove la squadra conoscerà il risultato di Juve e Como mentre il Milan giocherà nel posticipo di San Siro contro un Atalanta ormai fuori dalla lotta. Nelle ultime settimane i ragazzi di Gasp hanno mostrato una brillantezza diversa rispetto alle concorrenti, soprattutto nell’approccio alle gare contro squadre senza più obiettivi, aggredite con una ritrovata ferocia. Uno sforzo che potrebbe non bastare ma che i giallorossi sono costretti a fare, il destino passa per i risultati delle altre, ma ora crederci è d’obbligo.
Roma, da Pellegrini a Celik: sui rinnovi comanda Gasperini
Nel momento più difficile della stagione, dopo quell’unico punto raccolto nelle sfide contro Juventus, Genoa e Como, i Friedkin avevano promesso il repulisti. Addio ai big incapaci di arrivare oltre il sesto posto. I tifosi, in preda alla rabbia, avevano accolto la nota della proprietà statunitense e replicato con l’hashtag #noairinnovi.
Sembra passata una vita: a Trigoria c’era ancora il senior advisor Claudio Ranieri e Gasp non aveva ancora preso le redini del club. Ora la musica è improvvisamente cambiata: con la Champions a portata di mano, Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini, fino a poche settimane fa degli indesiderati, sono più vicini al rinnovo che alla partenza. Perché così ha deciso Gasperini, impegnandosi con i big: la base non va smantellata, ma rinforzata. Allora via alle trattative. Lo stesso vale per uno dei casi più spinosi. È quello di Zeki Celik, che oggi guadagna 2 milioni di euro a stagione e per restare ne vorrebbe esattamente il doppio. La Roma fin qui ne aveva offerti 2,6. Ma ora che a passare è stata la linea di Gasperini, pur di arrivare alla firma sul rinnovo, la somma potrebbe lievitare. Lo sa bene il terzino turco. Sentito il tecnico, il giocatore ha dato mandato al proprio agente di sondare il club giallorosso. Venuto meno l’interesse della Juventus, il calciatore ha comunicato di aver ricevuto una proposta da una delle big del paese natale. Un’offerta importante per partire a zero, lasciando così a bocca asciutta la Roma che per il suo cartellino aveva versato sette milioni di euro al Lille. Ma c’è un dettaglio. La proposta turca sarebbe soltanto un escamotage. Un’esca per convincere i Friedkin. Perché Celik, come Dybala, ha la possibilità di tornare in patria. Ma vuole continuarsi a misurare con la Serie A. Magari senza il bisogno di traslocare da Roma. Altro che #noairinnovi.
(La Repubblica)
L’indirizzo di Gasp: sì a tutti i rinnovi. E ora anche El Shaarawy può restare
Panta rei, tutto scorre. Dopo la Fiorentina Gasperini ha difeso la squadra: “Mi dà fastidio che alcuni pensino che questo sia un gruppo da 5°-6° posto e oltre non possa andare. Se avessero avuto dei rinforzi in più magari avrebbero raggiunto traguardi più alti”. A protezione dei giocatori, forse pure di un obiettivo, il quarto posto, che “nessuno ci aveva chiesto”. Non passaggi banali, come quando Gasp ha detto “O si va avanti con le mie idee o è meglio che cerchi un altro posto”. Il discorso riguarda il mercato: proprio ieri il ds in carica, Massara, era segnalato all’estero per lavorare sulle cessioni. Ma il tema caldo è soprattutto quello dei rinnovi, intorno al quale la proprietà aveva fatto filtrare idee opposte solo un mese fa. Gasperini oggi chiede i rinnovi di tutti i giocatori in scadenza. Sì, tutti. Anche quello di El Shaarawy, con il quale avrebbe avuto in tal senso un colloquio la scorsa settimana. Tra il tecnico e l’attaccante non sono sempre state rose e fiori, pure in tempi recenti qualche frizione è stata registrata. Ma tutto scorre. Anche Stephan puó sperare, allora. Resta da capire che cosa ne pensa la proprietà. E non solo su di lui.
(corsera)
Summerville e Tzolis le idee del tecnico: ma prima le cessioni. E manca il suo ds
La forza delle idee, quelle con le quali Gasperini vuole portare la Roma il più in alto possibile. Lo aveva detto a Bologna e lo ha ribadito anche due giorni fa. Il problema, però, è che a Trigoria Ryan Friedkin ancora non si è visto, per non parlare di Dan che non si materializza da ottobre. C’è l’altro figlio, Corbin, ma non basta. Gasp ha voglia di gettare le basi per il futuro, anzi una base per lui già c’è che è quella del nucleo storico che non vuole rivoluzionare ma migliorare. Un’idea che va in contrapposizione con quella della società che dopo il ko con l’Inter aveva annunciato l’ennesima rivoluzione, già naufragata. I giocatori in scadenza sono quattro: Pellegrini, Dybala, Celik ed El Shaarawy. Lorenzo è quello che può sperare di più nel rinnovo a patto che accetti una riduzione dell’ingaggio. Secondo Gasperini presentarsi al centenario senza giocatori rappresentativi non è il massimo, per questo potrebbero riaprirsi gli scenari anche per Paulo. Il corteggiamento del Boca prosegue ma non ha ancora detto di sì. Contatti con agente e entourage non ce ne sono stati ed è tutto rimandato a fine anno così come per El Shaarawy che nutre ancora una piccola speranza di poter rimanere. Capitolo Celik: nei giorni scorsi il procuratore è stato a Trigoria e si sono riaperte le trattative per il prolungamento. La richiesta da 4 milioni è considerata troppo ta e la Roma non intende andare oltre i 2,5. Se da una parte Gian Piero non vorrebbe privarsi di gran parte del gruppo dall’altra il club è al lavoro per sistemare i conti. Il 30 giugno si avvicina e almeno un big dovrà partire per provare quantomeno ad avvicinarsi ai 60 milioni di plusvalenze, cifra che può essere abbassata con l’eventuale qualificazione in Champions e altri ricavi. I top player a rischio sono Svilar, Koné, Ndicka e Soulé. L’argentino è corteggiato dall’Aston Villa mentre su Evan si stanno muovendo alcuni club di Premier. Tante le carte sul tavolo, ma per evitare altri disguidi bisognerà trovare in fretta un nuovo ds. Massara è ancora al suo posto ma ipotizzare un futuro insieme sembra utopia. In pole c’è D’Amico subito dopo Manna, due ds ancora sotto contratto con le rispettive squadre quindi per il momento difficilmente trattabili. Il quadro delle uscite sembra apparentemente chiaro, ma a preoccupare il tecnico ci sono le entrate. Perché se è vero che lui vorrebbe ripartire con questo blocco è altrettanto vero che ha intenzione di battere i pugni per avere dei rinforzi. I fari sono come sempre puntati sull’attacco. Malen è la certezza e proprio dall’agenzia che ne cura gli interessi potrebbero arrivare altri colpi. Oltre a Summerville del West Ham è stato offerto Tzolis, ala sinistra del Brugge valutato circa 30 milioni. Un sondaggio era stato già effettuato la scorsa estate ed è un nome che può tornare di moda. Fari puntati anche su Alajbegovic, stellina del Bayer Leverkusen seguita anche da Inter e Napoli che è davanti in questa corsa.
(Il Messaggero)
Champions e tensioni: da Malen a Wesley. Numeri e uomini d’oro per un sogno possibile
Altri due così, come Malen e Wesley e la Roma volerà. E’ la vox di Gasperini e quella del popolo, che sogna di rivedere la squadra costantemente nei piani alti. In Champions, senza doverla rincorrere e sperare in un passo falso altrui, come dovrà accadere ora. Sono due calciatori inseguiti e voluti da Gasp, sono loro che hanno alzato il livello. E quando non ci sono stati, la Roma non è stata la stessa di oggi. Senza il brasiliano, i giallorossi non hanno vinto tre partite su sette. E’ stato utile a destra, a inizio stagione per poi consolidarsi a sinistra. E questo inciderà pure sulle decisioni di mercato: la Roma può andare a comprare anche un titolare sulla corsia di Celik. Un altro Wesley, appunto. Grazie a uno come lui, la Roma è tornata a sperare nel quarto posto, non a caso Gasp si è messo contro tutti quelli che volevano calmarlo quando l’esterno smaniava per tornare in campo. Sa difendere, sa calciare, ha nella testa il calcio offensivo che propone Gasp. E’ utile anche a Malen, che ha una sponda con cui parlare la stessa lingua. Si dirà: senza Donyell nella prima parte della stagione era comunque nei primi posti della stagione. Vero. Ma è vero pure che quella squadra faceva fatica a segnare, spesso vinceva di misura e altrettanto spesso, la differenza era in Svilar, che mascherava alcune magagne difensive. La Roma di Malen ha imparato a fare gol, lui ne ha segnati undici in quindici partite di campionato. E nelle ultime due si è travestito da uomo assist, con due perle, una per El Aynaoui a Bologna e una per Pisilli l’altro ieri: due passaggi con l’esterno destro, di trivela. Con Donyell è cambiato il trend: 24 le reti nelle 20 partite disputate senza il suo contributo, 28 nelle 15 con l’olandese in campo. Il dato oggettivo è che, nel nostro campionato, una riserva della Premier, sposta, eccome. L’altra sera abbiamo capito pure che la Roma può permettersi di non mandare in gol il suo uomo migliore: a segno sono andati i difensori, Mancini, Wesley ed Hermoso, più Pisilli, che sta pian piano ritagliandosi un posto nell’élite della rosa gasperiniana. Ed è giusto ricordare come questo ragazzo per la prima parte della stagione era ai margini. fino a decidere di prendere altre strade. L’emergenza lo ha trattenuto. E ora se lo gode la Roma. Che è tornata a proteggere la porta come a inizio stagione: dall’imbarcata di San Siro, nelle quattro partite successive, Svilar ha incassato solo la rete di Krstovic, nell’uno a uno contro l’Atalanta. Personaggi e numeri che riportano la Roma a ridosso del quarto posto, dopo il periodo di burrasca vissuto a Trigoria, con le liti interne e l’allontanamento di Claudio Ranieri e la sfiducia a Massara. I numeri dicono che questa Roma, che non gioca una partita di Champions dal 2018, ma negli ultimi due anni si è sempre avvicinata, è stata in corsa, quest’anno dall’inizio e nella passata stagione con una seconda parte irresistibile. Juve, Milan e Como sono le concorrenti, due di queste hanno rispetto alla Boma solo qualche punto in più. Dietro c’è la squadra di Fabregas che ha speso ma è l’unica che non è in vantaggio negli scontri diretti con i giallorossi. Stavolta, Napoli e Inter a parte, le concorrenti sono più o meno dello stesso livello, con problemi sparsi qua e là. Ha ragione Gasp quando ammette di essersi stancato nel sentir dire che la rosa giallorossa sia da sesto posto. La Roma deve crescere tanto, ha bisogno di migliorarsi in varie zone del campo, ma almeno in questa stagione. Il quarto posto è una possibilità concreta. Lo dicono i numeri, i personaggi.
(Il Messaggero)
Le inquietudini di Gasp e il messaggio a Friedkin: “Chiarezza immediata”
All’attacco. Anche quando la partita è finita. Anche nel momento in cui è uscito
vincitore dal gioco della torre con Ranieri. Gasp non arretra, anzi rilancia. E chi pensa che le sue parole nel post Roma-Fiorentina siano rivolte a Massara ha capito poco. Il ds, sfiduciato in pubblico alla vigilia del match contro il Bologna, è il bersaglio più semplice per lasciar intendere a chi di dovere la propria inquietudine. Ma la sorpresa sa essere anche una medaglia a due facce, perché allo stesso tempo, ascoltando le sue considerazioni su Pisilli, non sono stati in pochi a stupirsi, dentro e fuori Trigoria. Gasp ha fretta. Vuole capire, confrontarsi, magari anche discutere, ma non può farlo da solo, allo specchio. Perché se è vero che Massara continua paradossalmente a lavorare per il club, il ds aspetta soltanto che gli venga comunicato di farsi da parte. E le indicazioni che arrivano da Trigoria nel borsino quotidiano dei ds, non fanno altro che confermare indirettamente come i Friedkin stiano guardandosi intorno. Il problema è che i due ds preferiti, Manna e D’Amico, sono sotto contratto. Tradotto: devono essere lasciati liberi dai rispettivi club che ad oggi non ci pensano minimamente. La possibilità che si ritorni quindi su opzioni lasciate prematuramente cadere è molto alta, a meno che non si opti per Sogliano. Gasp freme. E allora è meglio tracciare una linea chiara, a partire dai rinnovi. Se a sperare ora c è anche El Shaarawy, la vera rivoluzione è questa. Perché dopo Inter-Roma si parlava di piazza pulita. E a farlo trapelare era il club, non altri. Il braccio di ferro parte da qui. E si sviluppa sul mercato che verrà. Al netto delle partenze, gli servono tre titolari: un terzino sinistro, un’ala a destra e una sinistra. Chiede tre Malen ma non è semplice. Soprattutto senza i soldi della Champions. E qui si torna al punto di partenza: cosa vogliono fare i Friedkin? Perché rileggendo il comunicato del licenziamento di Ranieri, non ci dovrebbero essere dubbi, ma il condizionale invece è quantomai d’obbligo. Altrimenti Gasperini non sarebbe uscito così allo scoperto lunedì sera. Parliamo di un uomo scaltro, intelligente, che sa cosa vuole e come ottenerlo. L’unico dubbio in tutta questa vicenda è l’interlocutore con il quale si rapporta. Perché per una vita Gian Piero si è sempre relazionato con presidenti in loco, veraci, presenti, come Preziosi e Percassi. Discussioni sì, anche numerose, che poi però si concludevano con una pacca sulle spalle, guardandosi negli occhi. E non è un caso che quando l’Atalanta ha cambiato modo di essere con l’ingresso nel 55% del capitale degli imprenditori americani, è durato appena due anni. Qui il rapporto è ancora più in salita. Perché spesso si sviluppa attraverso call o intermediari che nemmeno figurano nell’organigramma societario. La palla quindi passa ai Friedkin. Tocca a loro capire come accontentare Gasp. Perché investirlo di un ruolo centrale pubblicamente e allontanare le persone a lui poco gradite non basta. Serve lo step successivo: affidargli il ruolo di allenatore-manager. Rischioso? Certamente. Ma necessario. Perché cambiare gli interpreti e continuare a pensare a Gasp come quello che “lanciava i giovani all’Atalanta” vuol dire non aver capito di avere a che fare con un allenatore di 68 anni che nel giro di un paio di anni vuole vincere. Qui o altrove.
(Il Messaggero)
È un caos Capitale, allarme sicurezza: Roma-Lazio e tennis insieme preoccupano
Il pranzo della domenica allo stadio per il derby della Capitale rischia di saltare. E la protesta di Maurizio Sarri non c’entra niente. Tutto è infatti legato a questioni di ordine pubblico che stanno creando più di qualche perplessità a Questura e Prefettura di Roma. Cerchiamo di ricostruire i fatti. Nella penultima giornata di campionato è in programma la sfida tra Roma e Lazio, con i giallorossi di Gasperini ancora in corsa per la Champions. La domenica di quello stesso weekend, il 17 maggio, è fissata anche la finale degli Internazionali d’Italia, a pochi metri dall’Olimpico. Una coincidenza che era balzata subito all’occhio nel momento della stesura dei calendari, a giugno scorso, sollevando non poche polemiche, ma che adesso sta creando una serie di problemi di non facile risoluzione. Perché contemporaneamente alla Roma devono giocare tutte le squadre che concorrono per un posto in Champions League. Il Viminale, dopo gli scontri del passato, proibisce che il derby si giochi la sera, ecco allora che poco meno di una settimana fa il presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli, serve pubblicamente quello che sembra l’unico scenario possibile: “Non mi pare ci siano troppe opzioni. Alle 20.45 non si può giocare per motivi di ordine pubblico. Di pomeriggio ci sarebbe la contemporaneità con la finale degli Internazionali di tennis e non è consigliabile. Resta solo la possibilità delle 12:30”. In attesa di ufficializzazione, si delinea dunque un altro derby domenica ad ora di pranzo, insieme alle gare di Milan, Juventus, Como e forse anche quelle di Napoli e Atalanta. Una soluzione obbligata per la Lega Serie A, perché l’unica alternativa sarebbe lo slittamento a lunedì alle 18, quindi nel pomeriggio di un giorno feriale, con un impatto non indifferente sui tifosi e anche sui diritti tv. La novità delle scorse ore è però legata ai dubbi di chi gestisce l’ordine pubblico. Se è vero che già mercoledì 13 maggio il Foro Italico sarà sotto stress per la coincidenza tra un’intensa giornata di gare agli Internazionali e la finale serale di
Coppa Italia tra Lazio e Inter, è vero pure che il derby di Roma, proprio per i trascorsi che lo hanno reso da anni una partita a rischio tanto da non poterla più disputare in notturna, crea un allarme sicurezza di altro livello. Con la finale del tennis alle 17, anche se sono attese poco più di 10 mila persone, si renderà necessario un aumento delle forze dell’ordine per gestire in particolare il deflusso dall’Olimpico pericolosamente vicino all’arrivo degli appassionati diretti al Centrale per l’ultimo atto del torneo di Roma. Questura e Prefettura devono mettere in conto i rischi che ruotano intorno a una partita cosi, in cui oltretutto una delle due squadre potrebbe giocarsi una bella fetta della stagione, e non si possono escludere potenziali scontri nel dopo gara. Come sempre intorno all’Olimpico l’area sarà pedonale, senza dimenticare che, contrariamente a quanto avviene di solito, l’afflusso non potrà avvenire da via dei Gladiatori chiusa per gli Internazionali: tutti dovranno dunque passare dalla zona dell’obelisco e della cosiddetta “Palla”. Insomma, la situazione non è facile e a quanto risulta chi gestisce l’ordine pubblico preferirebbe si giocasse un altro giorno, ovvero lunedì. Perché la sicurezza viene prima di tutto, diritti tv compresi. Al momento non c’è nulla di definitivo, il discorso sarà ripreso nei prossimi giorni e in particolare lunedì, a risultati di campionato acquisiti e alla vigilia dell’ufficializzazione degli orari di questa discussa 37ª giornata da parte della Lega Serie A. Intanto occorre risolvere in fretta il nodo della penultima di questo campionato, per la prossima stagione c’è tempo. Promemoria: la finale degli Internazionali del 2027 si giocherà il 16 maggio.
(gasport)
Il sorpasso in difesa: una Roma di ferro non prende più gol e i centrali segnano
All’attacco, ma con la difesa. Sembra un paradosso ma non lo è. Nel senso che nella rincorsa attuale della Roma al quarto posto ed alla Champions League della prossima stagione uno dei punti di forza dei giallorossi è tornato ad essere proprio il reparto arretrato. Perché ha finalmente smesso di prendere gol in serie e, anzi, adesso sembra di nuovo ermetico come lo era ad inizio stagione. E perché garantisce anche un apporto fondamentale alla fase offensiva, come dimostrano anche i marcatori di Roma-Fiorentina di lunedì sera. Eccetto infatti il 4-0 finale di Pisilli, le altre reti sono state segnate tutte da difensori: prima Mancini, poi Wesley e infine Hermoso. Ed allora quella che a lungo è stata anche la miglior difesa d’Europa, adesso sembra essere davvero tornata ad essere ermetica come nei primi mesi di questa stagione. Dopo le 5 reti incassate a San Siro contro l’Inter nel giorno di Pasqua, i giallorossi hanno intatti subito una sola rete nelle successive 4 partite di campionato: vittoria per 3-0 con il Pisa, 1-1 con l’Atalanta, e nuovi successi per 2-0 a Bologna e per 4-0 con la Fiorentina in casa. Una compattezza fondamentale per dare l’assalto alla Juventus e provare a mettere la freccia sui bianconeri. Del resto la Roma è anche la squadra che in Serie A ha subito meno gol di tutti in casa, appena dieci in 18 partite giocate finora allo stadio Olimpico. Un trend che, ovviamente, fa anche ben sperare per il prossimo derby, anche se poi quella è una sfida a sé dove può succedere sempre di tutto. Ma quello che sorprende è anche l’apporto che i difensori stanno dando nella fase offensiva della squadra giallorossa. E questo in virtù del gioco di Gasperini, che prevede che uno dei due braccetti si alzi e accompagni la manovra, diventando così di fatto un centrocampista aggiunto e concludendo spesso la corsa con un inserimento nell’area di rigore avversaria. Mario Hermoso, ad esempio, contro la Fiorentina si è trovato così prima nella condizione di poter servire l’assist per il 2-0 a Wesley e poi di andare a chiudere personalmente l’iniziativa di Koné, per il 3-0. Hermoso, tra l’altro, è anche il primo difensore della Roma a segnare e servire un assist in una gara di Serie A dal 2019 ad oggi: l’ultimo a riuscirci fu Chris Smalling contro il Brescia. […] E tanto per parlare di record, bisogna pensare anche alle 5 reti segnate finora da Wesley. Un bottino importante, considerando anche la giovane età del brasiliano. Ed infatti tra i difensori dei 5 campionati top europei ad aver segnato almeno 5 reti c’è il solo Luka Vuskovic ad essere più giovane di Wesley. Insomma, se è vero che la difesa giallorossa è tornata ad essere quasi impenetrabile, è anche vero che i suoi protagonisti sono pericolosi anche dall’altra parte. Ed allora nella rincorsa alla Champions Gasperini ha un’arma in più.
(gasport)
Roma, nel mirino c’è anche Summerville: e adesso Celik può rinnovare
Non smantellare la base, ma anche rinforzare il reparto offensivo. Tra le idee per il futuro della Roma di Gian Piero Gasperini spiccano due richieste che saranno ribadite nell’imminente incontro con i Friedkin. La prima preoccupazione dell’allenatore giallorosso resta intatti quella di trovare elementi in grado di incidere di più in zona gol sulla falsariga di quanto ottenuto da Malen e Wesley. In attesa della scelta del nuovo direttore sportivo, il tecnico ha annotato due nomi in cima alla lista: Nusa del Lipsia e Summerville del West Ham. Gli Hammers sono vicini alla retrocessione e potrebbero ritrovarsi a dover cedere l’olandese assistito peraltro dalla stessa agenzia di Malen. Occhi anche in Italia dove è monitorato da tempo Doumbia del Venezia, il centrocampista piace pure al Benfica di Mourinho. L’altro punto, ribadito dopo il successo con la Fiorentina, porta ai rinnovi. Oltre a Pellegrini salgono le quotazioni di Celik che gode ancora del Decreto Crescita e sembra ora disposto ad abbassare le richieste.
(gasport)