Caccia all’oro: dai rinnovi al mercato estivo, il futuro preoccupa meno. Ma almeno un big è a rischio

Forse ha ragione Gasperini. Che non essendo un ragazzino di primo pelo, ricorda bene una delle massime di Trapattoni: “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco“. Così ieri, quando il tifoso romanista Dario – incrociato in un Bar dei Parioli – gli ha riferito come per il prossimo anno, alludendo chiaramente alla Champions, si sia preso liberi sia i martedì che i mercoledì, il tecnico ha replicato in modo divertito e scaramantico. Fatta questa premessa, la Roma – tornata padrona del proprio destino – da tempo però ragiona sugli scenari che possono aprirsi arrivando tra le prime quattro. (…) Secondo una stima del quotidiano economico Milano e Finanza, i Friedkin di partenza incasserebbero 43,5 milioni. Questi sono i soldi garantiti, soltanto per essersi qualificati, ai quali poi vanno aggiunti quelli del percorso europeo. Ogni vittoria nella fase a gironi garantisce infatti ulteriori premi Uefa (2,1 milioni a vittoria, 700mila euro per il pareggio nel 2026), così come il passaggio del turno (Atalanta e Juve, oltre al milione per essersi piazzate nella fascia dal 9° al 16° posto ne hanno incassati altri 11) e l’accesso alle fasi finali. A questi vanno poi sommati gli incassi da stadio: con quattro partite casalinghe garantite nella League Phase, la stima (tra abbonamenti, biglietti messi in vendita più le inevitabili strategie commerciali del club) è di altri 3,5-4 milioni a partita per un totale che oscilla tra i 14 e i 16 milioni. Ma arrivare quarti, potrebbe anche abbassare leggermente la soglia delle plusvalenze, grazie alla quota legata alla posizione finale in campionato (la differenza con il sesto posto ad esempio è di 2,5 milioni) più 5 milioni circa garantiti di bonus sponsor. (…) La Roma dovrà comunque affrontare il discorso delle plusvalenze da attuare entro il 30 giugno e qui – al di là della soglia leggermente più bassa da raggiungere – lo scenario non cambia. Almeno uno, presumibilmente due, saranno i pezzi da 90 che il club dovrà sacrificare sull’altare del Settlement Agreement. Ora, però, il futuro incute meno timore. Perché oltre ai soldi che la società aveva già garantito (…) ci sono questi 43,5 milioni di base che potenzialmente arrivano quantomeno a 60 (per poi lievitare ulteriormente a seconda dei risultati sul campo) che fanno tutta la differenza del mondo. Capitolo rinnovi: per Dybala se ne parlerà la prossima settimana, Pellegrini aspetta di essere chiamato, con Celik si sta parlando da tempo. Ma chi dovrà occuparsi della ricostruzione del club sotto l’input tecnico dell’allenatore? Il favorito, considerando il muro resta D’Amico. Occhio però a Paratici: la sua permanenza a Firenze non è più così scontata. Entrambi hanno il gradimento di Gasp. Ma non basta. Perché c’è anche un settore giovanile da affidare (Michele Sbravati, ora alla guida della Juve, è il nome individuato ma per problemi personali ha preso tempo) e una sezione scouting da implementare e dirigere. Gli ultimi incontri conoscitivi vedono in pole Michele Fratini che il 26 di questo mese riceverà l’ennesimo premio come Talent Scout in Umbria. La nuova Roma sta nascendo. Ora, però, domenica a Verona niente scherzi.

(Il Messaggero)

Cristante, Pellegrini e Mancini: il riscatto della vecchia guardia (che però per vincere non basta)

Ebbene sì, adesso il traguardo è Ii, lo si può toccare con mano. Basta una vittoria domenica a Verona e la Roma potrà tornare a viaggiare in Champions, tra le grandi, con le grandi. Ma grande, lei, ancora non lo è. E chiariamolo subito, questa rosa non basta, serve di più, manca qualità, spessore, ricambi di livello più alto. Ci penserà Gasperini a suggerire situazioni e uomini per fare un salto in avanti, per non sfigurare in Champions e per lottare per traguardi diversi in campionato, come ha suggerito Gasp in quel “mi sono dato tre anni per vincere“. (…) Tutte vengono da un mercato pirotecnico, ma pericoloso. Vedi la Juve, che ha sbagliato tutti gli attaccanti, poi il Milan che non aveva un centravanti e si è retta su un calciatore, sì eccezionale, ma di 40 anni, vedi pure l’Atalanta che ha perso Retegui e soprattutto Gasperini, che non è roba di poco conto. (…) E infine, la Lazio. Che senza mercato ha guidato con la benda negli occhi. A Roma c’era solo tanta stanchezza, una mal sopportazione di chi c’era e c’è ancora, ritenuto responsabile dei risultati modesti di questi anni, dimenticando chi non c’è più e non facciamo i nomi per decenza. Sono passati allenatori grandi (Mourinho), di belle speranze (De Rossi), esperti (Ranieri), sbagliati (Juric), eppure il risultato non è cambiato: Conference, massimo Europa League, lo scudetto un’utopia. L’obiettivo è stato puntato su chi c’è dal 2018, i vari Cristante, Mancini, Smalling, che via via si aggiungevano ai vari El Shaarawy, Zaniolo, Pellegrini, Kolarov, Dzeko. Quei tre ci sono ancora oggi e non hanno giocato da soli in questi anni, ma pure con illustri colleghi come Spinazzola e Dybala, come Lukaku e Pedro (proprio lui), come Mikhaitaryan, Abraham e Matic, giusto per fare qualche nome che in teoria avrebbe dovuto alzare la qualità. Come sarebbe dovuto accadere dopo con Soulé, Dovbyk, Paredes, Ndicka e, in teoria, Renato Sanches. Solo Mancini, ElSha, Cristante e Pellegrini oggi possono prendersi la rivincita, perché loro qui stanno dalla prima ora. E in parte, con loro, anche Dybala che è arrivato nell’estate del 2022. La stessa rivincita se la presero personaggi – sicuramente più forti dei calciatori attuali – come Candela, Cafu, Tommasi, Delvecchio, Aldair e Zago che, da tutti erano considerati a fine ciclo dopo gli anni non eccezionali vissuti con Mazzone, Carlos Bianchi e Zeman, quando la Roma non era mai da corsa. E va considerata pure la prima stagione di Capello, finita con lo scudetto della Lazio e con la Roma malinconicamente al sesto posto. (…) Capello, insieme con il presidente Sensi, decisero di investire sui pezzi pesanti, non lasciando partire nessuno o quasi dei contestati (molti di loro avevano già le valigie piene, pronti a partire), e sono state dure anche certe “consultazioni” nel ritiro di Kapfenberg. Morale della favola, che tutti conoscono: arrivarono Batistuta, Emerson e Samuel. E la Roma vinse lo scudetto. Tutti idoli, allora. In un attimo. A volte il mondo è in base a come lo guardi.

(Il Messaggero)

Fattore Gasperini

IL TEMPO (L. PES) – Crederci fino alla fine. È sempre stato questo il motto di Gasperini, anche nei momenti più difficili. E la sua Roma l’ha seguito con fiducia e determinazione fino a guadagnarsi la possibilità di tornare in Champions senza dipendere dai risultati di nessuno. «Sua» perché in una stagione è riuscito con merito a portare tutti dalla sua parte: squadra, tifosi e proprietà. Una dimostrazione di fiducia arrivata dopo l’addio di Ranieri che ha certificato la centralità dell’allenatore di Grugliasco nel presente e nel futuro del club. Da quel momento la Roma ha vinto tutte la partite tornando, dopo i risultati del weekend, al quarto posto e con la possibilità vincendo a Verona di tornare nell’Europa dei grandi. Un bivio che sicuramente ha influito per la serenità all’interno di Trigoria, ma che sicuramente non può essere l’unico motivo della rincorsa Champions a tinte giallorosse. Oltre a recuperare calciatori importanti come Soulé, Wesley, Koné e Dybala, Gasperini si è dimostrato uomo da rush finale del campionato. Spesso gli era riuscito anche a Bergamo dove aveva strappato un posto tra le prime quattro sempre negli ultimi turni, e ora potrebbe accadere la stessa cosa. Dopo la sosta di marzo, infatti, il rendimento giallorosso è stato ai limiti della perfezione: una sconfitta (alla prima contro l’Inter), un pareggio e cinque vittorie di cui quattro consecutive da Bologna in poi con quindici gol fatti e tre subiti. Ruolino di marcia che ha permesso di recuperare, dalla 32ª giornata in poi, nove punti al Milan, sei al Como e cinque alla Juve. Proprio dopo gli scontri diretti contro Spalletti e Fabregas in molti avevano ormai quasi escluso la Roma dalla rincorsa alla Champions, ma Gasperini non ha mai smesso di crederci. Anzi. Per qualche settimana, probabilmente, è stato l’unico. Il merito più grande resta quello di essere riuscito a portarsi dietro anche la squadra che gara dopo gara ha cominciato a credere davvero nel sogno recuperando anche pezzi importanti sul campo. Non solo a Trigoria, però, perché Gasp ha sempre tenuto alta la tensione anche a livello comunicativo. “I posti Champions si assegnano all’ultima giornata” spesso ha ripetuto nelle varie conferenze stampa, probabilmente con l’esperienza di chi dal 2019 in poi l’ha centrata ben cinque volte con l’Atalanta. Voleva accelerare sin dal primo anno, anche se la società non gli aveva chiesto esplicitamente il piazzamento nelle prime quattro. E così potrà essere se domenica sera a Verona arriveranno tre punti (ne potrebbero bastare meno ma in questi casi pensare alle combinazioni non conviene mai), in una stagione che sarebbe speciale e dove il tecnico, al primo anno nella Capitale, riuscirebbe ad andare oltre le aspettative per cercare di attaccare le prime già dal prossimo anno.
Per questo accanto al futuro immediato che dice Verona, c’è un futuro più ampio da programmare e in questi giorni con la presenza di Ryan Friedkin a Trigoria il tutto sta prendendo una forma. Dai rinnovi di contratto al mercato fino al direttore sportivo. Con la testa a Verona ma cercando di gettare le prime basi per il domani. Per quanto riguarda il ds, al momento, restano caldi i nomi di D’Amico, Sogliano, Tognozzi e Giaretta. Con i prossimi giorni che potrebbero dare risposte importanti.

La cultura della vittoria

Eppure è cosi semplice… Domenica 17 maggio, Torino, ore 11 e 59 Spalletti ha rinnovato da poco ma è ugualmente preoccupato perché sa che se la squadra va sotto ci resta. Comolli è tranquillo, sua moglie pure, John Elkann ha un problema in meno, il tifoso della Juve è comunque soddisfatto: qualche milione arriverà dalla Champions e Bernardo Silva potrebbe aggiungersi presto. (…) Domenica 17 maggio, Genova, ore 11 e 59. Allegri è pronto ad andarsene: il quinto posto gli garantisce l’Europa League e l’esonero. Tare vorrebbe menare qualcuno, Max lo trattiene. (…) Domenica 17 maggio, Roma, ore 11 e 59. Gasperini si aspetta le parate di Furlanetto che non gioca da due anni. l’eventuale sesto posto gli ridurrebbe i crediti nei confronti di Ryan Eriedkin, nuovo tenutario della Roma. Dybala senza Champions si vede più lontano. Lotito sogna di vincere alla faccia dei protestanti. Domenica 17 maggio, intorno alle 14 a Torino, Genova, Parma e Roma. Il ciclone Mandrandour s’è appena abbattuto sull’Allianz Stadium, mentre a Genova i Tare Boys hanno cambiato il corso della storia. Spalletti adesso è in discussione e vuole parlare con John perché Comolli è più traballante di lui, qualcuno ha addirittura il coraggio di criticare Yildiz. (…) Allegri è di nuovo terzo e può decidere se riammettere, o meno, Ibra nello spogliatoio oppure salutare. Allegramente. (…) Giuntoli è fermo all’autogrill tra Milano e Bergamo. (…) Gasperini balla il reggaeton con Mancini, Ryan incredibilmente sorride e Dybala chiama Oriana per dirle che forse la figlia compirà un anno a Roma. (…)

(corsport)

Dybala, il rinnovo dopo il Verona

La notte del derby gli ha restituito il sorriso, ma non ancora la serenità. Perché Paulo Dybala si è preso l’Olimpico, si è preso gli applausi, i cori e l’amore di un popolo intero, ma il suo futuro resta ancora sospeso tra desideri, strategie e una trattativa che continua a vivere di pause, silenzi e attese. La Roma si gode la sua Joya. (…) Paulo la Roma l’ha aspettata, eccome se lo ha fatto.
Aspettata per mesi. Un contatto avviato circa un mese fa con Massara per iniziare a discutere il prolungamento, poi più nulla. Silenzio assoluto. Fino al ritorno in campo contro il Parma, quando Dybala si è ripreso la scena in campo e poi a fine partita, togliendosi qualche sassolino dallo scarpino e raccontando la situazione senza nascondersi. (…) Il peso della qualificazione in Champions cambierà inevitabilmente gli equilibri economici, progettuali, persino commerciali. Dybala il rinnovo lo avrebbe firmato già da tempo: ha manifestato fin da subito una disponibilità totale alla revisione al ribasso dell’ingaggio, diminuendo sensibilmente la parte fissa e aprendo così a un contratto strutturato con bonus legati a rendimento e presenze. Una scelta forte, quasi una dichiarazione d’amore. (…) Anche perché all’orizzonte c’è il centenario romanista, un appuntamento che nell’immaginario collettivo non può prescindere dalla presenza della Joya, dentro e fuori dal campo. (…) Il filo resta teso, ma nessuno sembra avere intenzione di strapparlo. Anche perché il derby ha ricordato a tutti quanto Dybala sia ancora il centro emotivo e tecnico della Roma, sotto gli occhi di Ryan Friedkin, tra l’entusiasmo di una tifoseria che chiede a gran voce un nuovo matrimonio.

(corsport)

Ryan, il tenutario della Roma

La nuova Roma ha un volto sempre più riconoscibile Giovane, presente e operativo come forse mai prima d’ora. Dietro le riunioni di mercato, le strategie per il futuro, i summit a Trigoria e le decisioni che stanno ridisegnando il club, oggi c’è soprattutto Ryan Friedkin. (…) Dan Friedkin continua a mantenere il controllo generale del club, ma il passaggio di responsabilità verso il figlio maggiore è ormai evidente. Non è stato casuale l’arrivo anticipato di Ryan nella Capitale, la scorsa settimana, per dare una volta alla ristrutturazione della Roma post Ranieri e Massara. Ha voluto prendere in mano il progetto personalmente, entrando nel cuore delle operazioni e confrontandosi direttamente con l’allenatore. Dalla questione direttore sportivo ai rinnovi, passando per il mercato e le linee guida della nuova squadra, ogni dossier pesante passa ormai dalla sua scrivania. Dan, invece, continua a muoversi lontano dai riflettori. (…) Una scelta precisa, quasi strategica: lasciare campo operativo al figlio che più gli assomiglia per mentalità, visione imprendiroriale e approccio manageriale. E Ryan, quello spazio, se lo sta prendendo sempre di più. A gennaio era tornato nella Capitale per seguire personalmente le operazioni di mercato e proprio il suo intervento nella trattativa Malen risultò decisivo per chiudere uno degli affari più vantaggiosi degli ultimi anni. Domenica ha viaggiato con la squadra da Trigoria all’Olimpico ed è persino entrato nello spogliatoio – non era mai accaduto prima – per fare un discorso alla squadra e caricarla a pochi minuti dal derby. Ha detto loro di essere orgoglioso dello spirito con cui stanno affrontando la stagione, facendo i complimenti a Gasperini per come ha gestito una stagione delicata e che può riservare un traguardo storico per la proprietà. (…) Friedkin Jr, che in settimana dovrebbe scegliere il nome del nuovo ds dopo vari
colloqui, sta approfondendo anche un altro dossier delicatissimo: quello legato al ritorno di Totti a Trigoria. Il contratto da ambasciatore è pronto, manca soltanto il via libera definitivo. Dopo il 22 maggio, data dell’udienza finale del divorzio con Ilary Blasi, e con l’attenzione mediatica destinata ad allontanarsi dalle questioni private dell’ex capitano, la situazione potrebbe finalmente sbloccarsi. l’allenatore apprezza presenza e tempestività decisionale del vicepresidente: “Abbiamo la fortuna di avere la proprietà presente – ha detto prima e dopo il derby -. Quando ci sono loro, diventa tutto più facile“. La Roma del futuro porterà inevitabilmente la firma di Ryan Friedkin. (…) Sempre più Ryan-centrico.

(corsport)

Ndicka: lesione alla coscia. Wesley out, Koné in dubbio

Vincere nonostante la nuova emergenza. La Roma domenica a Verona può conquistare i tre punti definitivi per entrare in Champions League, ma Gasperini dovrà di nuovo fare i conti con le assenze. Oltre allo squalificato Wesley, infatti, il tecnico deve rinunciare a Ndicka che nel derby ha rimediato una lesione di secondo grado al bicipite femorale destro. (…) Al suo posto, al Bentegodi, sarà ballottaggio tra Ghilardi e Ziolkowski anche perché Rensch dovrà sostituire proprio Wesley sulla fascia sinistra. Difficile possa recuperare anche Lorenzo Pellegrini che, poche ore prima della sfida alla Lazio, ha accusato una sofferenza sulla cicatrice del bicipite femorale destro. (…) Da valutare giorno per giorno, infine, le condizioni di Koné anche lui rimasto in tribuna domenica scorsa per un sovraccarico funzionale alla coscia. In caso di assenza toccherà di nuovo ad El Aynaoui.

(gasport)

Bandiere e inchini: Mancini il guerriero, per sempre a Roma

Da piccolo tifava Inter, “un po’ come tutta la mia famiglia“. Poi è diventato grande e con il passare degli anni la passione è scemata ed è stata sostituita dalle stimmate del professionista. Solo che l’indole di Gianluca Mancini è rimasta la stessa, quella di un giocatore che è anche un po’ tifoso. Ed ai colori nerazzurri strada facendo ha sostituito quelli giallorossi, della Roma, il posto dove ha deciso di mettere le radici. (…) C’è una data che segna l’avventura di Gianluca Mancini a Roma, dove è sbarcato nell’estate del 2019. E quella data è il 6 aprile del 2024, quando alla fine del derby vinto per 1-0 grazie ad un suo gol il difensore toscano festeggiò sotto la Curva Sud, sventolando il bandierone biancoceleste con al centro il topo. Ecco da quel giorno (che creò anche più di una polemica, con Mancini che poi fu costretto a scusarsi così: “Non volevo offendere nessuno, ho preso la prima bandiera che mi è stata data“) Gianluca è entrato di diritto nel cuore della sua gente. E ne è diventato l’immagine proiettata sul campo di gioco. Un leader-tifoso, il giocatore in cui si impersonificano i tifosi, soprattutto quelli della Curva Sud. Di Mancini piace soprattutto l’atteggiamento, la dedizione e l’attaccamente alla maglia, oltre ovviamente alla mentalità da vincente. (…) Ed anche domenica scorsa,
dopo aver deciso il derby con una doppietta, lo si è visto festeggiare proprio li, tra quella che è oramai diventata la sua gente, primo con l’inchino e poi aggrappato alla balaustra della Sud. Un’immagine che a molti ha ricordato anche quella storica di Daniele De Rossi del 7 novembre 2010, quando DDR sembrò quasi entrare in curva direttamente dalla pista d’atletica dell’Olimpico. Del resto l’impeto tra i due è simile, con Mancini che a tutti gli effetti oggi è il giocatore più “coccolato” dalla tifoseria romanista. E allora questa vicinanza tra Mancini e la tifoseria non è passata inosservata agli occhi di Ryan Friedkin, che ha visto di persona quanto la gente si identifichi in lui. Cosa, ad esempio, che ha finito con chiudere definitivamente quel discorso che la proprietà aveva lanciato subito dopo Inter-Roma, con la voglia di fare una rivoluzione iniziando proprio dal cambio del nucleo storico. Ora ha preso la strada completamente opposta. E, cioè, quella del rinnovo del contratto fino al 2029. Del resto, lui è un leader-tifoso e farne a meno sarebbe davvero dura…

(gasport)

Dalla diffidenza all’amore della città: ora è Giampie’

Claudio Ranieri non è stato, per la Roma, solo una bandiera e un punto di riferimento. Ma anche un buon profeta. Una sua frase, dello scorso anno, è stata una sentenza. “Il prossimo allenatore della Roma? All’inizio forse non vi piacerà, ma sarà un grande dispiacere quando deciderà di andarsene“. Si riferiva, senza svelare le piste e le intenzioni, proprio a lui, al suo erede designato: Gian Piero Gasperini. Non poteva certo sapere come sarebbe invece finita la loro storia personale. (…) Tra battute taglienti del pilota bergamasco e per nulla gradite al popolo giallorosso. L’ultima, la più difficile da digerire, a proposito del malore di Ndicka a Udine, che aveva portato alla sospensione della gara. “A noi è successo per motivi seri, non per un codice giallo“. Tutto questo senza immaginare che proprio il difensore sarebbe un giorno diventato una sua colonna e perché – allora – la “sua” Atalanta e la Roma erano concorrenti dirette per la Champions. Già, la Champions, la sua lucida ossessione,
inseguita e raggiunta per cinque volte su nove in nerazzurro. (…) Tra il presidente giallorosso e il nuovo allenatore è stato invece un colpo di fulmine. Con una stretta di mano capace di sancire un patto indissolubile, ribadito in questi ultimi due mesi, e con il Gasp pronto addirittura – nell’estate più calda per le panchine – a dire no alla Juventus, capace di tentarlo in corsa. (…) Dall’avversione alla diffidenza, dal gelo al calore, dalla stima all’innamoramento, il processo si è consumato così rapidamente che nessuno – neppure lui, probabilmente – poteva immaginarlo. Dieci mesi dopo Gasperini non solo è riuscito a farsi accettare, ma lui – di Grugliasco, meno di tremila anime a pochi chilometri da Torino – si è scoperto molto più romano di quanto potesse sospettare. (…) È davanti una carbonara, che si è consolidato anche il suo rapporto con Francesco Totti. Ci sarà spazio per il capitano nella “nuova” Roma? Sarebbe l’asso nella manica per il centenario? Di sicuro per Gasp sarebbe un alleato. Un peccato che non sia andata altrettanto bene con Ranieri. (…) Non è solo per questo, però, che i tifosi della Roma, lo hanno eletto a proprio beniamino, riconoscendo in lui un professionista serio, scrupoloso, preciso fino a essere pignolo. Apprezzando soprattutto e giustamente un ambizioso come loro, un Mourinho all’italiana per le continue richieste di mercato, la postura a bordo campo, una corsa sotto la Sud e la voglia irrefrenabile – come lui stesso ha detto dopo il derby – di puntare a vincere. È per questo che ha chiesto, e ottenu-
to, calciatori come Wesley e Malen, è per questo che
metterà tutti sotto pressione, in vista di una gara tutt’altro che già scritta col Verona. Ma i suoi lo sanno e hanno imparato ad accettarlo, anzi ad amarlo, anche se ogni allenamento è impegnativo – addirittura – più di una partita. (…) Giampie‘ o Gian Piero, d’altra parte, su questo non farà mai sconti.

(gasport)

Roma-Lazio: la moviola dei quotidiani. Maresca sufficiente, controlla la partita ma si perde il rosso su Maldini

Buona la prestazione di Maresca nel derby, l’unico errore evidente è quello del mancato cartellino di Maldini su Hermoso (più rosso che giallo) ma lì, forse la colpa è più del VAR Di Bello. Per il resto una gara ben controllata, lascia correre all’inizio, poi interviene di più man mano che si svolge la partita


LA GAZZETTA DELLO SPORT – VOTO 6.5 Giusto annullare il gol di Dia al 29′ p.t. È in fuorigioco la punta della Lazio già in partenza sul cross di Taylor. Qualche dubbio per un tocco di mani in area di Cristante su girata di Noslin. Il Var fa proseguire. Tutto regolare nelle azioni dei gol. Nel finale, espulsi Rovella e Wesley che si spintonano.
Rischia Maldini: intervento duro su Hermoso.


CORRIERE DELLO SPORT – VOTO 6 Si perde un rosso chiaro, Maresca, che pure non aveva demeritato fino a quel momento: nell’occasione, colpevole anche Di Bello (forse più colpevole). Per il resto ha tenuto una partita difficile, con due rossi (corretti) e 5 gialli con 32 falli fischiati. Entrata con la gamba [destra] tesa, piede a martello e punto di impatto alto (sulla tibia sotto il ginocchio] di Maldini su Hermoso: sicuramente non nulla (come ha fatto Maresca), rosso più che giallo, Di Bello muto. Male. Wesley e Rovella fuori controllo: mani addosso alte, rossore entrambi, corretta e doverosa la doppia espulsione. Celik cade in area, contatto con Rovella che allarga la gamba destra, poco per dare rigore. Isaksen già in area, è lui che aggancia, con la sinistra, la sinistra di Mancini. Nuno Tavares-Wesley, spalla contro spalla, mentre su Dybala il fallo è fuori area. E’ buono il gol di Mancini, nonostante qualche protesta da parte della Lazio: Mancini salta pulito su Cancellieri che finisce a terra, così come è di gioco il contatto che subisce lo stesso Mancini da parte di Gila che gli salta dietro. Annullato un gol a Dia, che però era partito in fuorigioco netto al momento del cross di Taylor: fra lui e Hermoso [che il SAOT ha individuato come penultimo difendente) si sono almeno due metri, l’assistente numero uno aspetta la fine dell’azione prima di alzare.
VAR: Di Bello 5
Eppure la finale di Sinner era prevista per le 17, cos’altro c’era da guardare invece del fallo di Maldini su Hermoso?


IL TEMPO Prestazione molto buona per Fabio Maresca, preciso nelle decisioni e in costante controllo, anche e soprattutto quando sale la tensione. Inizialmente l’arbitro campano opta per una soglia prudente, fischiando molto. In maniera intelligente prova a gestire dal punto di vista disciplinare alcuni falli, tenendo i cartellini nel taschino: grazia Taylor che trattiene El Aynaoui, richiama Rovella e lo stesso El Aynaoui. Giusto poi il giallo per l’ex Ajax, che fa fallo su Dybala e, dopo averla scampata in precedenza, non protesta. La Lazio sul finale di tempo chiede un mani di Cristante su una rovesciata di Noslin, ma prima c’è un tocco col fianco e il braccio è attaccato: giusto lasciar correre. Subito dopo l’1-0 sale la tensione, si accende un parapiglia di cui fanno le spese Cancellieri ed Hermoso, ammoniti. Nella ripresa, giusto il fallo a favore della Roma per l’impatto Noslin-Rensch, ma è corretto anche non ammonire. Non c’è nulla in area sul contatto Rovella-Celik: un leggero sbilanciamento aereo, ma il turco non subisce alcun fallo. Regolare lo spalla a spalla in area tra Tavares e Wesley; il portoghese poi sarà correttamente
ammonito per un fallo al limite dell’area su Dybala. Al 70′
scatta una rissa; Maresca è reattivo e prova a separare Wesley e Rovella, che comunque vanno sopra le righe e quindi giustamente vengono espulsi. Non è punibile il contatto Mancini-Isaksen nell’area giallorossa. Il danese si conquisterà poi un giallo, giusto, a carico di El Shaarawy


IL ROMANISTA – VOTO 5 Non benissimo Maresca nel derby. Parte bene e tiene la gara ma non la regge fino alla fine, perdendosi in alcune interpretazioni disciplinari. All’8′ Taylor trattiene vistosamente El Aynaoui a centrocampo, ma Maresca lo grazia dal cartellino. Che arriva al 22′ per olandese all’ennesimo fallo su Dybala (il direttore di gara permette parecchio ai difensori laziali sull’argentino). Al 29′ Dia segna dopo un batti e ribatti ma partendo in fuorigioco di un centinaio di metri. L’illusione è per pochi. Verso la fine del primo tempo, al 42, iniziano le scaramucce. E bagarre dopo un’incursione in area di Rovella parata da svilar in uscita per ur bisticcio Dia-Mancini al limite dell’area. Maresca sceglie un’ammonizione per parte: Cancellieri e Hermoso rimediano il giallo. Nella ripresa sale ancora un po’ la pressione. Al 19′ Nuno Tavares stende Dybala sul vertice destro dell’area e rimedia il giallo. Cinque minuti dopo altro capannello al limite dell’area della Roma: Rovella e Wesley si beccano, Svilar finisce addirittura a terra, con il laziale che esagera. Maresca plateale: espulsione per tutte e due, ma quella del brasiliano è inspiegabile.
A 5′ dal 90′ El Shaarawy viene ammonito per un (presunto) fallo su un Isaksen, del resto sempre pronto a crollare come morto al minimo tocco. Poi l’altro episodio su cui Maresca non si dimostra all’altezza (e nemmeno il Var Di Bello, che andrà al Mondiale…): Maldini entra con i tacchetti e lascia i segni a Hermoso: sarebbe da arancione tendente al rosso, ma viene graziato.