IL PUNTO DEL LUNEDÌ – SORRENTINO: “La Roma prende il quarto posto in un finale in cui nessuno è andato veloce come lei” – D’UBALDO: “Malen ha dato tanto, ma i difensori hanno fatto il resto”

La Roma vince il derby 2-0 e aggancia il quarto posto, grazie ad un Gasperini che ci ha sempre creduto, seguito dalla sua squadra, che ormai ha sempre più le sue sembianze, come sottolinea anche Andrea Sorrentino su Il Messaggero: “In questo finale di campionato in cui nessuno è andato veloce come la Roma, mentre Allegri e Spalletti perdevano le briglie di Milan e Juventus. I giallorossi hanno vinto il derby con la personalità più che col gioco, con i nervi più che con la qualità, in una partita strana, dai bioritmi ingarbugliati per via del fischio d’inizio a mezzodì, con un Malen improvvisamente normalizzato e contro una Lazio più debole ma che non ammetteva di esserlo”. E allora fiducia a Gasperini, che da quando ha preso in mano la Roma l’ha trascinata in uno sprint più che positivo (cinque vittorie ed un pareggio nelle ultime sei). Complimenti anche alla difesa e, soprattutto a Mancini che, più di tutti, incarna questo credo, e, in assenza di Pellegrini, incarna il vero romanismo. Guido D’Ubaldo, infatti, sulle colonne de Il Corriere dello Sport scrive: “Ieri la Roma ha superato la Lazio, vincendo il secondo derby stagionale grazie alla doppietta di Gianluca Mancini, che adesso è secondo solo a Panucci tra i difensori più prolifici della storia della Roma. Due gol di testa, la sua specialità, è salito così a quota cinque in stagione. (…) Se è vero che Malen da gennaio ha dato un grandissimo contributo con tredici reti che portano la sua firma, i difensori soprattutto nelle ultime gare hanno fatto il resto. Nelle ultime sei giornate la Roma ha realizzato quindici gol con solo tre al passivo. Del bottino all’attivo quasi la metà è arrivato dai difensori, sette, se consideriamo anche Wesley”.


Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.


A. VOCALELLI – LA GAZZETTA DELLO SPORT
Non è ancora fatta – e sarebbe imperdonabile pensare a una passeggiata a Verona – ma la vittoria nel derby ha lanciato la Roma verso la Champions. (…) Tagliare il traguardo sarebbe una soddisfazione immensa per loro, una gioia per un pubblico fantastico, una dimensione quasi sconosciuta per molti giocatori e un’altra perla nella carriera di Gasperini. Con un dato, oggettivo, che sta lì a dimostrare la bontà del suo lavoro: se riuscisse a chiudere il cerchio, sarebbe l’unico allenatore insieme a Conte – nel vorticoso giro delle panchine – ad aver centrato la Champions negli ultimi due anni. (…) Di sicuro il suo lavoro alla Roma, è racchiuso nella regolarità che ha avuto in campionato, tra assenze prolungate e momenti ad alta tensione: 36 punti nel girone d’andata, 34 nel ritorno. Con undici sconfitte, di cui si è tanto parlato, bilanciate da 22 vittorie nelle altre 26 partite: perché il suo è un calcio aggressivo, a volte rischioso ma che parte da un presupposto: meglio provarci, sempre, che accontentarsi. (…) Non è fatta, come dicevamo, ma la zona Champions non è più un sogno, ma una realtà mai così vicina negli ultimi sette anni. Il pensiero fisso, la bellissima ossessione, di un allenatore che nel 2018-2019 portò il giovanissimo Gianluca Mancini a stabilire il suo record personale di gol in serie A. La sua doppietta di ieri, la prima in carriera, era forse scritta nel destino.


G. D’UBALDO – IL CORRIERE DELLO SPORT
Da otto anni la Roma non era padrona del suo destino per entrare in Champions. L’ultima volta che si qualificò fu nel 2018, con Di Francesco in panchina. (…) Nel finale di questo incertissimo campionato la Roma ha dato un’accelerazione determinante: cinque vittorie e un pareggio nelle ultime sei partite. Una rincorsa coronata con la vittoria nel derby: da sei gare i giallorossi non perdono la stracittadina, Gasperini ha centrato la doppietta tra andata e ritorno, l’ultimo a riuscirci era stato
Ranieri. La Roma ha fatto sedici punti che le hanno permesso di scavalcare la Juventus, di restare appaiata al Milan al terzo posto e tenere a distanza il Como. Un rendimento impressionante, una cavalcata cominciata la sera dello strappo di Ranieri con Gasperini, poco prima del calcio d’inizio della partita contro il Pisa. Fondamentale è stato il contributo dei difensori goleador.
Ieri la Roma ha superato la Lazio, vincendo il secondo derby stagionale grazie alla doppietta di Gianluca Mancini, che adesso è secondo solo a Panucci tra i difensori più prolifici della storia della Roma. Due gol di testa, la sua specialità, è salito così a quota cinque in stagione. (…) Se è vero che Malen da gennaio ha dato un grandissimo contributo con tredici reti che portano la sua firma, i difensori soprattutto nelle ultime gare hanno fatto il resto. Nelle ultime sei giornate la Roma ha realizzato quindici gol con solo tre al passivo. Del bottino all’attivo quasi la metà è arrivato dai difensori, sette, se consideriamo anche Wesley. Dei cinquantasei gol realizzati ben diciassette sono del reparto arretrato. (…) Per Svilar è stata la cinquantesima partita conclusa con la porta inviolata, la diciassettesima in questo campionato. La Roma ha subito gli stessi gol di Inter e Juventus, solo il Como ha fatto meglio. Adesso basta l’ultimo sforzo a Verona per tornare in Champions.


M. FERRETTI – CORRIERE DELLO SPORT
Mancano novanta minuti e spiccioli alla fine del campionato, è la Roma, vincendo il derby, è tornata ad essere padrona del proprio destino nella corsa per arrivare tra le prime quattro della Serie A. (…) Se tutto fosse finito ieri, Gian Piero Gasperini, quarto, avrebbe già centrato un obiettivo ignorato sistematicamente dalla società ma presente fin dalla scorsa estate nella testa sua e in quelle dei suoi calciatori. E di questo gli va dato atto in maniera chiara e indiscutibile. Perché GPG non si è mai nascosto, ha sempre messo in piazza la propria ambizione (convinzione?) facendo talvolta la figura del mestierante poco sincero. (…) Invece non bluffava, ci credeva davvero e lo ricordava ai suoi giocatori, che non l’hanno mai preso per pazzo. Ma che, al contrario, gli hanno creduto e lo hanno seguito. (…) C’è stato un (lungo) momento in cui nella Roma regnava il caos più totale eppure Gasp non ha mai perso la bussola. Ha continuato a lavorare come se intorno a lui fossero tutte rose e fiori (e dirigenti amici). (…) Sarà anche vero (lo è, ovviamente) che il campionato dal punto di vista tecnico non è stato il massimo, e che la Roma ha perso 11 partite, ma non si può dimenticare che (finora…) ne ha vinte il doppio, 22. E meglio della Roma hanno fatto soltanto le prime due della classe, Inter e Napoli. (…) La proprietà della Roma deve fidarsi di lui.
Che non significa dare in mano all’uomo di Grugliasco tutto e tutti: no, significa semplicemente ascoltarlo e dar corpo ai suoi suggerimenti. La squadra è migliorabile in ogni ruolo: per un salto di qualità importante, sarà necessario non sbagliare le mosse sul mercato. E non soltanto in tema di acquisti. Il gruppo oggi a disposizione di GPG non sarà (non lo è…) il migliore del campionato ma non è neppure tutto da buttare via. (…) Dan & Ryan, la palla passa alla vostra famiglia…


P. CONDÒ – IL CORRIERE DELLA SERA
Ha sentenziato Scott McTominay, colpendo di giustezza a Pisa e liberando presto il Napoli dall’ansia. Ha urlato
Gianluca Mancini, autore di due gol brutali nel derby. Ha risposto Christopher Nkunku, guadagnando e trasformando il rigore del sollievo milanista. Ha esultato Alberto Moreno, decisivo per tenere in quota il Como. Ma nel mezzo di questo concerto, amplificato dalla contemporaneità delle partite, il suono più rumoroso è stato il silenzio tombale della Juventus. (…) La Juve, che era entrata in campo da terza in classifica, si ritrova addirittura sesta, dipendente non da uno ma da almeno due colpi di scena nell’ultima pagina del libro, perché il Como in stagione l’ha battuta due volte e il primo dei non eletti è diventato lui. (…) Si parla di pressione che il Napoli non ha subito, di occasioni da cogliere come ha fatto un Milan col fiatone, del calore con cui la Roma ha reagito al buon avvio della Lazio, della resistenza opposta dal Como nel finale al gran ritorno del Parma. Quell’arte di arrangiarsi anche con poco che la Juve proprio non possiede… (…)


T. CARMELLINI – IL TEMPO
La Roma ride, la Lazio piange. E non tanto per il secondo successo stagionale in una stracittadina, quanto per un bilancio che tra novanta minuti sarà definitivo e non lascerà spazio ad alibi di nessun tipo. E cosi il cielo della capitale si tinge a tinte forti tra sorrisi goderecci, polemiche e pianti con l’aggiunta dei soliti sfottò da post derby. Una stracittadina che alla faccia dei soliti noti che hanno provato di tutto per boicottarla, posticiparla, sminuirla, è filata liscia come l’olio senza problemi né incidenti tra le tifoserie: solo qualche scaramuccia tipica da derby in campo con Maresca costretto a tirar tuori due rossi per calmare gli animi. Da una parte il tifoso della Roma che gode come un matto perché le chance, al momento veramente concrete, di vedere la propria squadra in Champions il prossimo anno sono diventate reali proprio grazie alla Lazio. I «cugini» prima hanno azzoppato la Juventus diretta concorrente per il quarto posto e ieri sorpassata dai giallorossi, togliendole quattro dei sei punti in palio negli scontri diretti. E poi hanno ceduto il passo all Olimpico bissando la sconfitta della gara d’andata. Ora novanta minuti per continuare a sognare, ma stavolta con il coltello dalla parte del manico. La Roma è padrona del suo destino. A Gasperini serve un successo domenica prossima a Verona per portare i giallorossi in Champions dopo sette anni: ultimo match giocato il 6 marzo del 2019. Un sogno che si può avverare ma per il quale serve massima attenzione: domenica sarà vietato sbagliare… Juventus docet. Dall’altra parte del Tevere il tifoso biancoceleste che di questa stagione non ne può davvero più. Al netto delle due finali (una giocata e persa, l’altra da disputare in Supercoppa sempre contro (Inter), resta l’amarezza per esser rimasti fuori dall’Europa e non aver mai potuto credere in qualcosa. Ma soprattutto pesa uno strappo con la proprietà che ha «costretto» la tifoseria a disertare l’Olimpico per tutta la stagione. Una polemica prima innescata dalla tifoseria organızzata, ma poi presa in carico da tutti gli amanti della Lazio che di vedere un club gestito in questo modo non ne volevano sapere. E qualcosa vorrà pur dire…
Il problema è una trattativa inesistente tra un presidente-padrone che non vuole aprire ai tifosi e un popolo ormai stufo di sentirsi trattare da «cliente». Cosi il diktat lotitiano «la Lazio è mia e la gestisco io» sta continuando a far danni a una squadra che ha bisogno invece del suo pubblico e di un progetto credibile alle spalle. Per una volta il patron biancoceleste dovrebbe provare a fare un passo indietro e, se non a vendere il club, almeno trovare una direzione o un presidente di facciata che gestisca la società e i rapporti con una piazza mai così scontenta. E un escamotage che in più di una realtà è stato adottato e, al momento, sembra l’unica via di uscita tra un proprietà che non vuole lasciare e una tifoseria ormai disamorata. Anche ieri, ennesima polemica perché dopo una sconfitta in quel modo il popolo biancoceleste non ha gradito il Lotito sorridente inquadrato in tu nella tribuna autorità del Foro Italico alla finale degli Internazionali stravinta da Sinner. Un appuntamento da non mancare per chi fa dei rapporti istituzionali uno dei suoi punti al forza: fosse lo stesso con i tifosi avrebbe molti meno problemi a gestire la «sua» Lazio su tutti i fronti. Non è casuale infine l’ennesimo strappo con Sarri: il tecnico toscano ha chiesto un incontro chiarificatore a fine stagione, perché non ha nessuna intenzione di andare avanti così. E il «non mi stanno a sentire» sparato ieri davanti ai microfoni dopo la partita non fa che confermare quando appena detto su Lotito.


A. SORRENTINO – IL MESSSAGGERO 

Alla fine del derby l’Olimpico giallorosso, che ieri era tutto l’Olimpico, gorgheggiava “Tanto pe’ cantà”, il brano della spensieratezza e del trovare la felicità nelle piccole cose, magari solo con un velo di malinconia. (…) E in mezzo a questo tripudio di romanità, a saltare sotto la Sud sperando che ner petto me ce naschi ‘n fiore chiamato
Champions, c’era Gian Piero Gasperini da Grugliasco, l’uomo del nord che ieri sembrava romano e trasteverino; del resto come affermava Bibì-Claudio Gora
nel Sorpasso «a Roma dopo tre giorni si diventa tutti romani» (ma lo diceva col dispetto del milanese imbruttito). Anche Gasp è diventato ben presto un romano ma rimanendo se stesso, e infatti siamo qui a elevare un epinicio anticipato al tecnico che ha portato la Roma dove nessuno negli ultimi anni, nemmeno Mourinho: a 90 dalla fine è padrona del suo destino e se vincerà a Verona (ma potrebbe non essere nemmeno necessario) tornerà in Champions dopo 7 anni. (…) In questo finale di campionato in cui nessuno è andato veloce come la Roma, mentre Allegri e Spalletti perdevano le briglie di Milan e Juventus. I giallorossi hanno vinto il derby con la personalità più che col gioco, con i nervi più che con la qualità, in una partita strana, dai bioritmi
ingarbugliati per via del fischio d’inizio a mezzodì, con un Malen improvvisamente normalizzato e contro una
Lazio più debole ma che non ammetteva di esserlo. (…) La Lazio, che ieri ha giocato la partita zero del suo anno zero e con la curva deserta, una cosa turpe in un derby, alla fine di una stagione di totale espiazione, beccando due gol uguali per colpa della famigerata difesa a zona sui calci piazzati. Sta per finire un’annata orrida, inutile almeno quanto gli appunti che Sarri verga febbrilmente in panchina da mesi, da anni, e più scrive più la squadra affonda. Dove va questa Lazio? Mistero. Qualcuno lo spieghi, perché l’unica cosa chiarissima è che la gente non ne può davvero più.

Le due facce della Capitale

IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Orgoglio, passione, senso di appartenenza. Senza rinunciare alla classica dosc di sano sfottò da derby. È stata una domenica all’insegna dei festeggiamenti per la sponda giallorossa della Capitale, che nel giorno della stracittadina ha messo in scena il solito spettacolo di colori. Approfittando dell’assenza dei tifosi laziali, il popolo giallorosso ha dato vita ad una scenografia che ha coinvolto quasi tutto l’Olimpico. In Tribuna Tevere, a pochi istanti dal fischio d’inizio, è comparsa a caratteri cubitali la scritta «Romani sumus filii lupae capitolinae», ovvero «Siamo romani, figli della lupa capitolina».
Nel momento in cui è stata sventolata la bandiera dedicata ad Antonio De Falchi, invece, la Curva Sud si è riempita di lupi, accompagnati dalla scritta SPQR, mentre nei Distinti sono comparse due figure riferibili a Roma antica (uno è un bucinator, un trombettiere dell’esercito romano). Sullo sfondo un incessante sventolio di bandiere gialle, rosse e bianche. Immancabili, poi, i messaggi di scherno rivolti ai rivali di sempre.

Già fuori dallo stadio, quando è stato esposto lo striscione «Colpi de testa da fa ‘ncanta…Marusic, la porta è quella de la’!» legato all’autogol dell’esterno montenegrino nella finale di Coppa Italia persa contro l’Inter mercoledì scorso. Ma anche durante la fase di riscaldamento per ricordare a Nuno Tavares l’errore nel derby d’andata, con la palla recuperata da Rensch che ha avviato l’azione del gol di Pellegri-ni, e quello in finale di Coppa Italia, quando a rubare palla fu Dumfries: «Nuno su mille…non ce la fa!». Non è stato risparmiato neanche il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri, che aveva promesso di non presentarsi allo stadio qualora la partita si fosse giocata domenica all’ora di pranzo: «Sarri uomo vero: alle 12:30 vengono loro, tu alle 12». In una Curva Nord vuota, ha campeggiato per novanta minuti la scritta «Dignità e rispetto valgono più di un derby». Immediata la risposta della Curva Sud: «Ma vale meno di una finale».
Il riferimento è alla presenza del popolo laziale all’Olimpico in occasione dell’ultimo atto della Coppa Italia. Erano poco più di mille i tifosi biancocelesti sugli spalti in occasione del derby. Un numero esiguo che il cuore pulsante del tifo giallorosso ha voluto sottolineare: «Complimenti! Oggi siete più numerosi del solito!», «Oggi sì che tutta Roma è qui per te!». Un messaggio, poi, anche per il presidente della Lazio: «Lotito liberali dal Malen». Novanta minuti intensi, in cui i 50.000 ti si giallorossi non hanno fatto mancare il loro sostegno alla squadra. Cori, ovazioni e, ovviamente, boati in occasione delle due reti realizzate da Mancini. Il triplice fischio ha sancito l’inizio della testa. La squadra si è riunita al centro del campo, prima del giro per ringraziare tutto l’Olimpico. Tra i più celebrati Mancini, eroe di giornata, Dybala ed El Shaarawy, alla sua ultima partita davanti al popolo giallorosso. L’ultima immagine della giornata sono i saltelli di Gasperini sotto la Curva Sud.

I VOTI DEGLI ALTRI – Mancini “incanta l’Olimpico”, Wesley “non in giornata”. Dybala “joya che diventa estasi”, Gasperini “futuro nelle proprie mani”

La Roma, in un Olimpico tutto giallorosso, dopo un primo tempo più equilibrato, in cui, probabilmente, ha sentito le pressioni del derby e del quarto posto (agganciato grazie alla sconfitta della Juventus contro la Fiorentina), vince 2-0 contro la Lazio, creando anche i presupposti per aumentare ulteriormente il vantaggio, senza però riuscirci. Decisiva la doppietta di uno straordinario Mancini (8.35), insuperabile in difesa e glaciale di testa, da romanista vero, in assenza di Pellegrini, si carica la Roma sulle spalle e la porta in Champions: “Due colpi di testa che incantano lo Stadio Olimpico: i difensori della Lazio sembrano dei lillipuziani al suo cospetto. Si prende la copertina con una doppietta da urlo, ma la sua prestazione è ottima anche dal punto di vista difensivo: annulla Dia quando si sposta al centro e salva su Cancellieri” (Il Tempo). Chi invece ha un po’ deluso è Wesley (5.21), confuso e ingenuo nel rimediare un rosso inutile nella rissa con Rovella, salterà il Verona: “Trascorre la prima mezz’ora tra errori, stop sbagliati e corse a vuoto. Che non sia giornata lo conferma nella ripresa: sul 2-0 e partita in assoluto controllo, si fa coinvolgere in una rissa inutile con Rovella che gli costa il rosso e gli farà saltare l’ultima gara a Verona“. (Il Messaggero). Dopo un primo tempo in sordina ha illuminato l’Olimpico con le sue giocate, Dybala (7.14) ha dimostrato perché Gasp lo vuole rinnovare, alle giuste condizioni, per il prossimo anno: “Interpretazione magistrale: con la sfida arcigna, dà battaglia; se ha palla fra i piedi, li fa ricorrere alle cattive; quando calcia da corner pennella l’assist del visibilio. Che si acuisce quando passa accanto a quegli altri esultando: Joya che diventa estasi. Tutto il resto è noia” (Il Romanista). Chi ci ha sempre creduto e alla fine ha portato la sua squadra in zona Champions ad una giornata dalla fine, mister Gasperini (7.57), bravo anche a riequilibrare la sua squadra dopo l’espulsione: “È il secondo allenatore della Roma negli ultimi 50 anni a vincere di fila i suoi primi due derby. È il primo a vincerlo portando la Roma in zona Champions a una giornata dalla fine. È la Roma di Gasp, è una squadra che pende dalle labbra del proprio tecnico che tra le tante difficoltà ha portato i suoi ragazzi ad avere destino e futuro nelle proprie mani”. (Il Corriere dello Sport)

MEDIA VOTI DELLE PAGELLE DEI QUOTIDIANI (La Gazzetta dello Sport, Il Messaggero, Il Corriere dello Sport, Il Tempo, Il Romanista, Corriere della Sera, Repubblica)

Svilar 6.21
Mancini 8.35
Ndicka 5.92
Hermoso 6.71
Celik 6.35
Pisilli 6.28
El Aynaoui 6.85
Wesley 5.21
Cristante 6.85
Dybala 7.14
Malen 6.42

Rensch 6.35
El Shaarawy 6.14
Ziolkowski 6.25
Soulé 6.50
Dovbyk 6.50

Gasperini 7.57


LA GAZZETTA DELLO SPORT

Svilar 6
Mancini 8
Ndicka 6
Hermoso 6.5
Celik 6
Pisilli 6
El Aynaoui 6.5
Wesley 5
Cristante 7
Dybala 7
Malen 6

Rensch 6
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé S.V.
Dovbyk S.V.

Gasperini 7.5


IL MESSAGGERO

Svilar 6
Mancini 8
Ndicka 6.5
Hermoso 6.5
Celik 6
Pisilli 6
El Aynaoui 6.5
Wesley 5
Cristante 7
Dybala 7
Malen 6

Rensch 6
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé S.V.
Dovbyk S.V.

Gasperini 8


CORRIERE DELLO SPORT

Svilar 6
Mancini 8
Ndicka 5.5
Hermoso 6.5
Celik 6.5
Pisilli 6
El Aynaoui 7
Wesley 4.5
Cristante 7
Dybala 7
Malen 6.5

Rensch 6.5
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé 6
Dovbyk S.V.

Gasperini 7


IL TEMPO

Svilar 6.5
Mancini 9
Ndicka 5.5
Hermoso 7
Celik 6.5
Pisilli 6
El Aynaoui 7
Wesley 5.5
Cristante 6.5
Dybala 7
Malen 6.5

Rensch 6.5
El Shaarawy 6
Ziolkowski 6
Soulé S.V.
Dovbyk S.V.

Gasperini 7


IL ROMANISTA

Svilar 7
Mancini 9
Ndicka 6.5
Hermoso 8
Celik 7.5
Pisilli 7
El Aynaoui 7.5
Wesley 6.5
Cristante 7.5
Dybala 8
Malen 7.5

Rensch 7
El Shaarawy 7
Ziolkowski 6.5
Soulé 7
Dovbyk 6.5

Gasperini 9


LA REPUBBLICA

Svilar 6
Mancini 8
Ndicka 5.5
Hermoso 6
Celik 6
Pisilli 7
El Aynaoui 6.5
Wesley 5
Cristante 6.5
Dybala 7
Malen 6.5

Rensch 6
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé S.V.
Dovbyk S.V

Gasperini 7


CORRIERE DELLA SERA

Svilar 6
Mancini 8.5
Ndicka 6
Hermoso 6.5
Celik 6
Pisilli 6
El Aynaoui 7
Wesley 5
Cristante 6.5
Dybala 7
Malen 6

Rensch 6.5
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé S.V.
Dovbyk S.V.

Gasperini 7.5

Doppietta e rinnovo per Mancini. 90 minuti da eroe

Baciamano alla Roma, inchino alla Curva Sud. Che romanticone, Mancini, gentleman spietato quando vede biancoceleste. Il suo derby è la promessa di un matrimonio eterno: a Trigoria fino al 2030; manca solo la ratifica del contratto già confezionato. Lo si legge pure in quel sorriso strappato a Ryan Friedkin, vicepresidente che prima della partita s’è inventato uomo spogliatoio. Discorso motivazionale alla squadra dopo le richieste del tecnico Gasperini: «Ryan, fatti conoscere meglio dal gruppo».
Detto fatto, neanche avesse la bacchetta magica: «Non mi sarei mai aspettato di fare doppietta», confessa Gianluca mentre consola l’El Shaarawy piangente («Stephan, sei un ragazzo d’oro, questa resterà sempre casa tua») e tiene in braccio la figlioletta Bianca.

Parla con il cuore, l’eroe dei due derby. E con la testa, suo marchio registrato che già il 6 aprile del 2024 aveva condannato la Lazio. Stesso timbro, anche stavolta, ma doppio: nessun difensore, nella storia del derby di Roma, c’era mai riuscito. è spinto due volte oltre le colonne d’Ercole della sua area di rigore, Mancini senza confini: centrale, terzino, centravanti perché no? Il destino preso a testate, riscritto come vuole lui. «Ragazzo del sesto posto» a chi? Quell’etichetta se l’è strappata di dosso, con tutta la forza possibile, come quando afferra tra le mani lo stemma della maglia sbrillentata, quasi accartocciata per tempestarla di baci. E come pure aveva chiesto Gasperini: «I miei giocatori non sono mica la banda del sesto posto. Non chiamateli così, per favore. Mi dà fastidio», la preghiera dell’allenatore qualche settimana fa. Non ce ne sarà più bisogno, se la Roma ora quarta e padrona del suo destino a una giornata dal termine – centrerà la qualificazione alla prossima Champions League.
Profumo d’Europa, quella che conta. La stessa che Mancini e compagni avevano sognato e accarezzato, per 120 minuti e oltre, durante la maledetta finale di Budapest del 2023. […]

Numeri pazzi, i suoi e quelli dei colleghi di reparto che indossano la maschera degli attaccanti: cinque stagionali anche per Ndicka; tre per Hermoso; uno per Ziolkowski. Senza contare quelli dei terzini, difensori solo in teoria: la cinquina di Wesley e i gol – uno a testa – di Celik e Rensch. Le statistiche di una Roma che non è solo Malen. […]

(La Repubblica)

Gasp, la Roma e il match ball del lavoro

Non è fatta – e sarebbe imperdonabile pensare a una passeggiata a Verona – ma la vittoria nel derby ha lanciato la Roma verso la Champions. Un obiettivo che i giallorossi non riescono a centrare da sette anni e rappresenterebbe il “battesimo” per i Friedkin, che hanno finora inutilmente investito oltre un miliardo di euro. Tagliare il traguardo sarebbe una soddisfazione immensa per loro, una gioia per un pubblico fantastico, una dimensione quasi sconosciuta per molti giocatori e un’altra perla nella carriera di Gasperini. Con un dato, oggettivo, che sta li a dimostrare la bontà del suo lavoro: se riuscisse a chiudere il cerchio, sarebbe l’unico allenatore insieme a Conte – nel vorticoso giro delle panchine – ad aver centrato la Champions negli ultimi due anni. […]

Impossibile non considerarlo uno specialista: con cinque partecipazioni in sette anni nerazzurri. Di sicuro il suo lavoro alla Roma, è racchiuso nella regolarità che ha avuto in campionato, tra assenze prolungate e momenti ad alta tensione: 36 punti nel girone d’andata, 34 nel ritorno. Con undici sconfitte, di cui si è tanto parlato, bilanciate da 22 vittorie nelle altre 26 partite: perché il suo è un calcio aggressivo, a volte rischioso ma che parte da un presupposto: meglio provarci, sempre, che accontentarsi. Il secondo derby portato a casa gli ha dunque regalato il classico match ball. […]

(gasport)

Mancini e Gasp, inchini e balli: “Prendiamoci la Champions”

La mente e il braccio della Roma tornata quarta a una giornata dal traguardo: Gasperini e Mancini per il derby della svolta. La disponibilità e l’affidabilità di Gianluca che dà l’esempio nello spogliatoio proprio come chiede Gian Piero. Che lo incorona: «Questa doppietta sarà indelebile nella sua carriera». Ancora uomo derby. E superandosi. È il primo difensore a segnare due reti nel derby della Capitale. Decisivo già il 6 aprile del 2024, sempre di testa e ancora Dybala a ispirarlo da calcio d’angolo come nella ripresa. Con la Roma 23 gol, a digiuno solo nell’annata 2021-22. Quest’anno a quota a 5 (4 in campionato) e il suo record è di 7, due anni fa (4 in A e 3 in Europa League). Ma questi stordiscono. Anche lui: «Fare due gol non me lo sarei mai aspettato, al secondo gol non sapevo che fare». Il doppio inchino davanti alla curva Sud. «E ho abbracciato Pellegrini perché ci teneva a esserci e a giocare, volevo farlo sentire con noi». A proposito di amici, ha portato in trionfo El Shaaraawy, nel giorno del saluto di Stephan, sotto la curva: «È un ragazzo d’oro e un professionista serio. In campo gli dicevo di fare gol, se lo sarebbe meritato. Ci mancherà, ma quello che ha fatto in questi dieci anni non lo cancella nessuno».

Gasperini, in attesa del viaggio a Verona, conta fino a 70: sono i punti della Roma che la famiglia Eriedkin, da quando si è insediata a Trigoria (6 agosto del 2020), non aveva mai festeggiato. È il miglior raccolto dalla stagione 2017-2018, terzo posto con Di Francesco e 77 punti per l’ultima qualificazione in Champions. Ecco il nuovo corso: Ryan sorride in tribuna già al primo gol, Gian Piero balla sotto la Sud che canta «la società dei magnaccioni». «Fatece largo», appunto. «Avere lo stadio sempre pieno avviene in pochissimi posti. Sapevo che ero piemontese, scuola
Juve, cittadino onorario di Bergamo, con l’Atalanta acerrima rivale di questi anni, ero il candidato meno adatto per entrare in sintonia, ma sono qui per fare calcio e la gente ha apprezzato questo. Qui si viene per importante e stata aver conquistato la credibilità della gente e per me questo è più grande di uno scudetto. Mi sono dato tre anni di tempo per vincere. In queste piazze non se ne possono aspettare dieci…». […]

Un anno fa la Juventus appena scavalcata in classifica ha tentennato e lui ha scelto la Roma. «Non penso agli altri. Io sono felice qui con i miei giocatori e mi godo quanto abbiamo fatto».

(corsera)

Massucci (Questore di Roma): “La Roma avrebbe dovuto sostenere le decisioni delle autorità di sicurezza e tutelare tutti i tifosi, non solo gli ultras”

LA REPUBBLICA – Il Questore di Roma, Roberto Massucci, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano in cui si è chiaramente soffermato sul derby della Capitale tra Roma e Lazio e sui giorni precedenti, in cui ha regnato il caos per la scelta del giorno e dell’orario in cui si sarebbe dovuta disputare la partita. Il bilancio è assolutamente positivo, l’evento, andato in sovrapposizione alla finale degli Internazionali di tennis, non ha registrato disagi e scontri. Massucci, però, avrebbe voluto un aiuto consistente da parte della Roma per far giocare il derby lunedì: “La città ha risposto bene come sempre, ma dalle società ci aspettiamo qualcosa in più. La Roma doveva sostenere le decisioni delle autorità di sicurezza e tutelare tutti i tifosi, non solo gli ultras». […]

Perché era così temuta questa partita?
«Il livello di conflittualità era molto elevato. Dal lato Lazio c’era la protesta contro il presidente Lotito e quindi l’esigenza di presidiare un territorio esterno allo stadio, dove non ci sono garanzie come le techologie e i meccanismi di separazione. Dall’altro una tifoseria, guella romanista, che presenta situazioni di criticità come quelle viste in passato e che quest’anno ci hanno visto impegnati in un lavoro serralo, soprattutto sul lato curva Sud».

Secondo lei si poteva evitare a inizio anno la concomitanza tra derby e Internazionali? «È evidente che in fase di pianificazione questi due eventi insieme vadano evitati e che, quando si commettono errori, si possano correggere lavorando insieme. Il buon senso, in questo caso, indicava due possibili strade. La scelta più ovvia era lo spostamento al lunedì della partita di campionato. Questa decisione poi si è portata dietro tutte le polemiche che abbiamo visto, fino a un deterioramento del quadro informativo e del livello di conflittualità tra tifoserie, che ci saremmo ritrovati entrambe in mezzo alla strada, con noi in mezzo. Sarebbe stata una polveriera».

Quindi non c’è stato un dietrofront dettato dalla Lega e dalle esigenze delle tv?
«No, l’ordinanza del prefetto è nata in un contesto in cui quell’ordinanza era necessaria. Poi la valutazione del rischio va monitorata, aggiornata e riformulata ora dopo ora e in base all’evoluzione delle cose. La Lega ha riconosciuto l’err, e che aveva fatto e si è messa a disposizione. I 200 steward nelle vie d’accesso che hanno indirizzato i tifosi sono stati un investimento della Lega». […]

La Roma si è schierata accanto alle frange più estreme del tifo, che avevano dichiarato che non sarebbero entrate allo stadio di lunedi. Se lo aspettava?
«Io dico che nei rapporti tra i club e i propri tifosi c’è qualcosa da rivedere e la Roma non è immune da questo. Ci lavoreremo. La figura del supporter liaison officer, chele autorità sportive hanno inserito ed è prevista dalle regole Uefa e Fifa, non funziona come vorremmo».

A cosa fa riferimento?
«I rapporti tra tifosi e squadre di calcio sono regolati, esiste una struttura organizzativa, un modello che funziona in tanti altri paesi. Esistono i dipartimenti del tifo, attraverso cui il club si occupa dei propri tifosi. Il rapporto con i tifosi non è qualcosa che si gioca tra società e ultras: i tifosi sono tutti».

Numerose inchieste hanno evidenziato rapporti tra membri della curva di Roma e Lazio e la criminalità organizzata. Questo legame è ancora presente?
«Per dare una risposta netta servirebbe una risposta processuale, cioè una sentenza passata in giudicato. Dal punto di vista di un osservatore esperto, però, dico che la situazione non mi lascia tranquillo».

Però la stagione si è chiusa senza incidenti.
«Non è ancora finita, ma siamo a incidenti zero. La nostra strategia, soprattutto sul lato romanista, è di assoluto rigore. Ovviamente riguarda anche gli ultras della Lazio. Continueremo anche il prossimo anno».

A Verona senza Wesley. Stop Ndicka, dubbio Koné

IL ROMANISTA (S. VALDARCHI) – Il momento della festa, giusta, legittima e piena, è già finito. Da oggi, il focus dentro Trigoria è tutto spostato verso Verona. L’ultimo passo, il traguardo da tagliare, col destino (in ottica Champions) che è tornato tra i piedi dei romanisti. Lo sa Gasperini, che ha sottolineato però come non sia finita, anche perché domenica al Bentegodi sarà una gara vera. […]


Di sicuro, Gasperini dovrà fare a meno di Wesley. Il brasiliano è sfato espulso da Maresca nel secondo tempo del derby vinto, sarà squalificato e l’appuntamento con lui è rimandato alla prossima stagione. Con ogni probabilità, non ci sarà neanche Ndicka, che verso la fine del primo tempo ha alzato bandiera bianca per un problema al flessore. Presto per dare una diagnosi, nelle prossime ore si sottoporrà agli esami strumentali del caso.

Gasp, invece, spera di poter recuperare nel corso della settimana Pellegrini, che dopo una settimana in gruppo avvertiva ancora fastidio alla coscia e ha visto il derby a bordocampo. Oltre a lui, potrebbero tornare anche Koné e Venturino, fermato da una leggera infiammazione al ginocchio. Nessun problema, invece, per Pisilli, sostituito all’intervallo per scelta tecnica. […]

Dall’Olimpico al Foro, sicurezza e viabilità. Ha funzionato tutto

Gli unici momenti caldi della giornata a margine del derby si vivono attorno a Ponte Milvio. E dopo la vittoria della Roma: sui social è virale il video di una coppia di tifosi romanisti, forse turisti fatti scendere da un ncc nel posto evidentemente sbagliato, affrontati da un gruppo di ultrà laziali perché indossano la maglia giallorossa, invitati a togliersela e quindi portati via dai vigili urbani su un’auto di servizio per evitare guai peggiori. Ma ieri pomeriggio ci sono stati anche un altro tifoso della Roma schiaffeggiato sempre nelle vicinanze e quindi una litigio, ancora per il passaggio con la maglia giallorossa davanti ai laziali presenti in via Flaminia e un confronto fatto di slogan e insulti quando altri romanisti sono transitati sul lungotevere, all’altezza di piazzale Cardinale Consalvi, suonando il clacson di auto e scooter dopo la vittoria, e un drappello di sostenitori biancocelesti sul marciapiede.


La presenza di un nutrito contingente della polizia ha evitato anche qui il peggio, al contrario di quanto accaduto dopo il derby d’andata. Tensioni senza grosse conseguenze che hanno seguito ieri la stracittadina già finita nei giorni scorsi al centro delle polemiche fra Prefettura e Lega di serie A sulla data e sull’ orario in cui far disputare Roma-Lazio visto il rischio di sovrapposizioni con le finali degli
Internazionali di tennis al Foro Italico, e in particolare con quella di Jannik Sinner con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in tribuna al Centrale.
Alla fine il servizio d’ordine coordinato dalla Questura con migliaia di poliziotti, carabinieri, finanzieri e vigili urbani ha evitato incidenti. Con un aggiornamento rispetto al piano di sicurezza iniziale: il lungotevere non è stato chiuso come previsto da Prati a Tor di Quinto, ma solo il tratto compreso fra l’obelisco e piazzale di Ponte Milvio a partire dalle 10, come su ponte Duca d’Aosta, mentre invece la circolazione stradale non è stata interrotta altrove. Al clima derby fuori dall’Olimpico hanno contribuito petardi, fumogeni, striscioni dà una parte e dall’altra, con i romanisti entrati all’Olimpico prima di mezzogiorno e i laziali – circa un migliaio – attestati invece a Ponte Milvio con le bandiere e i cori contro il presidente Claudio Lotito. […]

«Il derby si è svolto in un clima sereno grazie al lavoro straordinario di tutte le forze dell’ordine, della Questura e della Prefettura, della polizia locale, degli operatori del trasporto pubblico e di tutte le persone impegnate nel dispositivo di sicurezza e accoglienza», conferma in serata il sindaco Roberto Gualtieri. Per il primo cittadino, che ha esaltato i successi agli Internazionali di Jannik Sinner e della coppia di doppio Simone Bolelli e Andrea Vavassori, «Roma ha dimostrato ancora una volta di essere una grande capitale europea capace di ospitare eventi complessi e molto partecipati, garantendo sicurezza, organizzazione e vivibilità». Proprio fuori dal Foro Italico i carabinieri hanno denunciato quattro bagarini con 136 biglietti d’ingresso falsi e sequestrato 25 pass della Feder-tennis usati in modo improprio.

(corsera)

El Shaarawy, il saluto dell’Olimpico: “Per sempre casa tua”

IL TEMPO (L. PES) – «Roma sarà sempre casa tua. Grazie di tutto Faraone». Con questo striscione al termine del derby vinto contro la Lazio la Curva Sud saluta Stephan El Shaarawy. Quella contro la Lazio, infatti, è stata la sua ultima partita con la maglia della Roma davanti ai propri tifosi dopo l’annuncio social dello scorso venerdì. Il suo contratto terminerà il 30 giugno dopo dieci anni, escluso l’anno e mezzo in Cina, in giallorosso. Gasperini lo ha inserito all’intervallo e il Faraone nel finale ha anche sfiorato la gioia del gol. Dopo il novantesimo il saluto speciale della Sud con i compagni che lo hanno acclamato e lanciato in aria sotto il settore caldo dei tifosi. «Roma mi ha dato tanto. Sono emozioni veramente forti. Ora ci rimane l’ultima partita e non possiamo sbagliare. Meritiamo la Champions», le sue parole al termine del match.