Arbitri, voti shock: Massa prende 9!

Il sistema di valutazione degli arbitri deve essere modificato. È già nella bozza del programma della nuova PGMOL all’italiana, ma se pure la rivoluzione voluta da Gravina non dovesse arrivare in porto per la prossima stagione, è un meccanismo perverso che deve essere cambiato. E se vi siete sorpresi per l’8.50 che uno dei vice di Rocchi Gervasoni, ha dato all’arbitro Manganiello, dopo la disfatta di Inter-Atalanta, allora chissà cosa proverete nel sapere che l’Osservatore arbitrale della nefasta CON ha assegnato a Massa, il direttore di gara diComo-Roma, niente popo dimeno che 8.70!. Ovvero, secondo le tabelle a disposizione di chi deve giudicare un arbitro, il massimo possibile. Con tanto di motivazione. Leggendola, provate a rivedere la partita dell’arbitro ligure, soprattutto dal secondo giallo a Wesley in poi. Ebbene, si mette 8.70 perché: “Ha arbitrato in maniera eccellente! Prestazione di alto livello. Ha diretto bene una gara difficile per conteso e/o episodi valutati nel modo giusto e risolti brillantemente. Ha mostrato grande personalità – Conduzione tecnico disciplinare ECCELLENTE… sbavature insignificanti in una direzione di gara di qualità”. Le CON (Commissione Osservatori Nazionale per arbitri) erano nate con la gestione Trentalange/Bagloni, il loro scopo era controllare l’operato dei designatori. Insomma, uno strumento politico che sin da subito mostrò la sua inutilità. Oggi rappresentano uno dei mali di un modo che sta crollando sotto i loro stessi colpi. Il voto a Massa è scandaloso, soprattutto se paragonato a quello che è stato messo a Guida, che domenica sera ha diretto Lazio-Milan. Gia, perché entrambi hanno preso 8.70, peccato che uno abbia completamente cannato un secondo giallo, inciso pesantemente sulla partita, perdendo serenità e lucidità. […]

(corsport)

Roma in riserva

IL TEMPO (L. PES) – Con la spia della riserva accesa nel momento clou. La Roma esce con le ossa rotte dalla trasferta di Como, che però è solo la punta dell’iceberg di un mese di marzo da incubo. Tolto il pareggio di Bologna in Europa che tiene aperta la qualificazione ai quarti, i giallorossi dal primo marzo, nefasta serata dalla
rimonta juventina all’Olimpico, hanno raccolto un solo punto in campionato, subendo sette gol e perdendo due gare consecutive tra Genova e Como. Un calo di rendimento che per la prima volta vede la squadra di Gasperini allontanarsi
sensibilmente dalla zona Champions che ora dista tre punti e, dopo il quinto posto in seguito al ko di Udine, ecco quel maledetto sesto posto che torna come una mannaia mentre si riaffaccia il viaggio di coppa da portare avanti. Una costante terribilmente ricorrente negli ultimi anni che sembrava definitivamente scacciata via fino al 78′ di Roma-Juve, ma che adesso torna più attuale che mai. Un contraccolpo, quello del pari agguantato da Spalletti nel recupero, probabilmente sottovalutato a Trigoria ma che è stato visibile nelle tre trasferte successive. Rialzarsi è difficile, soprattutto quando oltre all’aspetto psicologico c’è un calo evidente della squadra sul piano fisico e dell’intensità. Una costante di questa stagione per i giallorossi è stata la difficoltà nei match con squadre che alzavano la disputa dal punto di vista del ritmo e dei duelli, ma gli ultimi centottanta minuti del campionato non danno certo segnali di fiducia per il futuro. Tra Ferraris e Sinigaglia, infatti, la Roma non ha mai calciato in porta su azione e, comprendendo la gara del Dall’Ara in Europa sono quattro totali le conclusioni. Dato che si incrocia
nelle stesse partite con i 46 tiri concessi di cui ben 16 nello specchio. E sì che Svilar può sbagliare qualcosa, ma, la difesa concede molto di più. Nel match contro la creatura di Fabregas per il portiere belga è stato un vero e proprio tiro al bersaglio.
Quindici punti nelle prime dieci giornate del girone di ritorno sono la testimonianza di un crollo invernale per Cristante e compagni che sembrano nel momento più complicato dell’anno. La mancanza di alternative e di uomini con cambio di passo in attacco rende il percorso decisamente più complicato. Tra le tante assenze, quasi tutte nel reparto offensivo, e la brillantezza fisica che sembra mancare completamente in alcuni protagonisti ora Gasperini cerca la svolta per la fase finale di una stagione dove l’obiettivo Champions non era stato richiesto, ma il tecnico in primis vorrebbe raggiungere. Solitamente le sue squadre nei due mesi finali della stagione volano, basta vedere i percorsi dell’Atalanta degli ultimi anni. E in questo ora la Roma deve sperare, anche se la garanzia di un cambio passo non c’è. Di certo l’allenatore di Grugliasco è l’ultimo a mollare: finché c’è vita c’è speranza.

Ora l’Europa League non è più il Piano B: giovedì è già una finale

Quella coppa che Gasp ha già vinto, può diventare lo scoglio a cui la Roma puó aggrapparsi per salvare la stagione, per renderla addirittura virtuosa. La vittoria dell’Europa League apre, come noto, la porta alla Champions, che il campionato sta pian piano chiudendole in faccia. Non è ancora il momento delle scelte, ci sono ancora nove partite da giocare in Serie A ma le controindicazioni sono maggiori degli elementi a favore: la Roma, dopo il pari con la Juve e le sconfitte con Genoa e Como, deve rincorrere, e le avversarie, in questo momento hanno qualcosa in più: freschezza, un calendario migliore e rose più ampie. Ma il peso dell’ottimismo, diciamo così, pende dalla parte di Fabregas e Spalletti. Detto questo: non si sa mai, ma qui siamo già oltre la razionalità. Ben diversa è la strada Champions che passa dall’Europa League. Non che la Roma abbia già in tasca la finale di Istanbul, ma forse il percorso per arrivarci presenta, sì delle curve, ma non ci sono grosse buche insormontabili. La Roma si trova nella parte più complicata del tabellone, questo è un fatto incontestabile: superato il Bologna, e non è per niente scontato, la squadra di Gasperini troverebbe l’Aston Villa di Emery, che di questa Coppa è il padrone assoluto avendone vinte quattro e poi eventualmente il Porto di Farioli, che al momento è in vantaggio sullo Stoccarda. Dall’altra parte del tabellone, sorprese escluse, la candidata per arrivare in fondo è il Lione di Fonseca. La Roma è destinata a giocare delle finali anticipate, la prima é proprio giovedì, nel derby contro il Bologna. Una partita che all’andata al Dall’Ara ha detto 1-1, e quindi all’Olimpico, che si annuncia strapieno di gente e colori, la squadra di Gasp deve vincere anche di misura. Non ci sono rimontoni da fare, serve solo spingere il pallone in rete almeno una volta, possibilmente senza subire. E il trend di questo periodo ci racconta che la Roma abbia imparato a fare gol, grazie a Malen, ma na cominciato a incassare troppe reti, molto di più di quanto non accadesse a inizio stagione, fino a diventare la migliore difesa d’Europa. Dalla sua, i giallorossi hanno un Gasperini che questo trofeo lo ha vinto appena due anni fa con l’Atalanta, demolendo in finale l’invincibile Leverkusen di Xabi Alonso. Gasp, insomma, sa come si fa, ma poi farlo non è di certo scontato. Scegliere non si può, la Roma ha ancora l’obbligo di portare avanti le due competizioni con lo stesso impegno. Una scelta che fece Mourinho e la sua Roma arrivò a giocarsi la finale, fino a un passo dal vincerla. Servirà una prestazione di alto livello e in questo momento, la Roma non può garantirla. Sono troppi gli assenti e il calcio di Gasp ha subito una brusca frenata. Soulé non è ancora arruolabile, Zaragoza non ha ancora mostrato il suo lato migliore, El Sha ha appena recuperato e Malen si ritrova improvvisamente da solo. L’olandese ha segnato sette reti in nove partite di campionato, è rimasto a secco nell’unica di Europa League, al Dall’Ara, dove è risultato decisivo comunque per l’assist a Pellegrini. Donyell quella Champions la vuole. E per la Roma, con la qualificazione in mano, sarebbe pure più facile riscattarlo.

(Il Messaggero)

Celik col Bologna ci sarà: Olimpico pieno di bandiere

Sospiro di sollievo per Celik. Solamente un affaticamento muscolare al polpaccio destro e nessun problema grave emerso dagli esami strumentali. A Como era stato costretto ad uscire a venti minuti dal termine della partita, giovedì sarà a disposizione per il Bologna in Europa League. L’Olimpico viaggia verso il sold out, la Sud ha preparato una bellissima scenografia e ha invitato tutti i presenti negli altri settori a portare una bandiera per ricreare l’atmosfera del match con l’Athletic
Bilbao
dell’anno scorso. Tutto ok per Pisilli partito dalla panchina a causa di una condizione fisica non ottimale dopo le fatiche di Coppa. Chi rischia di vederla nuovamente dalla tribuna è Matias Soulé che continua a lavorare sul campo ma il rientro in gruppo è rimandato alla prossima settimana. Arrivederci, quindi, al week end di Pasqua nel quale la Roma affronterà l’Inter a San Siro. Ieri solito lavoro di scarico a Trigoria, mentre oggi primo vero allenamento sotto gli occhi di Gasperini che domenica non è tornato nella Capitale per passare qualche ora in compagnia della famiglia a Grugliasco. Novità nell’organigramma giallorosso: Chiara Gentile è la nuova legal e compliance director, prende il posto di Lorenzo Vitali dopo l’addio a giugno.

Testa, rosa e arbitri: i problemi sono tanti ma Gasperini ci crede

Sconfitta identitaria. Perché si può perdere ma non smarrire la propria individualità. E invece a Como, oltre al quarto posto, la Roma ha perso la sua unicità, quella tipica delle squadre di Gasperini che la partita non la subiscono ma l’aggrediscono. Domenica non è stato così. In città è iniziato il toto-spiegazioni. Ognuno ha la sua tesi: stanchezza mentale, contraccolpo psicologico al gol di Gatti, flessione atletica, errori arbitrali, le inedite difficoltà difensive, gli infortuni concentrati in attacco, il gruppo storico che “oltre un certo punto non va” (cit.), il mercato di gennaio insufficiente e/o alcuni casi medici gestiti male. Chiunque pensa di conoscere il motivo di un calo evidente che ha portato nelle ultime 10 gare la Roma a vincerne soltanto due. L’allenatore anche domenica ha provato a fare muro, difendendo il gruppo. Basterebbe analizzare quanto accaduto nelle ultime tre gare di campionato contro Juve, Genoa e Como. Gli allenatori avversari sono riusciti sempre a cambiare la partita in corsa grazie alle sostituzioni. Spalletti inserendo Zhegrova, Boga, De Rossi puntando su Malinovskyi, Colombo e Vitinha; Fabregas facendo entrare Diao, Douvikas, Perrone e Rodriguez. Senza contare che domenica a Reggio Emilia il Bologna, rispetto al match del Dall’Ara di Europa League contro i giallorossi, ha schierato otto undicesimi diversi sostituendo tre attaccanti. E Gasp? Al Sinigaglia ha rispolverato dal 1′ il desaparecido El Shaarawy per poi giocarsi la carta dell’acerbo Vaz, lasciando in panchina Zaragoza e il baby Venturino. La differenza è sotto gli occhi di tutti, soprattutto per un allenatore che in avanti è sempre stato abituato a ruotare il tridente a disposizione. Come se ne esce? Innanzitutto limitando i danni. La Roma deve uscire indenne giovedì dal ritorno di Europa League e poi superare il Lecce domenica. La sosta che ne seguirà sarà benedetta. Perché permetterà di recuperare Soulé e aspettare con meno ansia Dybala. Ma soprattutto consentirà di migliorare la condizione approssimativa di alcuni interpreti che hanno il fiato corto e provare a ripartire. Se novembre e marzo sono i mesi peggiori per Gasperini, i finali di stagione sono sempre in crescendo. Nonostante la brusca frenata ci sono ancora 9 partite di campionato e una coppa da giocare. Non poche, a patto di ritrovare al più presto la vera Roma.

(Il Messaggero)

Frenata Roma: da Koné a Mancini, i fedelissimi non rendono più

Mancano i giocatori, ci sono poche rotazioni e tanti infortunati. Ma ci sono poi anche quelli che hanno le ruote sgonfie, che girano a bassi ritmi rispetto a prima forse anche perché la stanchezza di una stagione giocata sempre mille sta iniziando a presentare il conto. Sono alcuni di quelli che Gian Piero Gasperini ha chiamato spesso “gli highlanders”. Ecco, nella crisi attuale della Roma pesa anche il loro scadimento di forma, il fatto che non rendano più così bene come in precedenza. Uno su tutti, Manu Koné, che sembra un giocatore assai diverso da quello fondamentale di inizio stagione. Ma poi anche Mancini, e Cristante, per alcuni versi anche Svilar. E poi Pellegrini, Celik e Hermoso. Insomma, tanti giocatori fondamentali che hanno tirato a lungo la carretta ma che ora sembrano essere in sofferenza. Ecco, la crisi attuale della Roma si può spiegare anche così. Del resto, se è vero che aver rinunciato nel momento chiave della stagione a gran parte del fronte d’attacco e non aver praticamente aver mai potuto schierare un giocatore come Angelino è stato un fardello pesantissimo. D’altronde, però, per Gasperini c’erano poche altre alternative, tra scelte limitate e giocatori non pronti. Basti pensare che dei quattro attaccanti arrivati a gennaio di fatto ne gioca solo uno, mentre gli altri tre sono stati impiegati finora a singhiozzo. […] È evidente come la situazione più eclatante in questo momento sia quella legata a Manu Koné, che anche a Como ha fatto degli errori che non gli appartengono. Il francese è tra quelli che ha giocato più di tutti, complessivamente 2.581 minuti tra campionato e coppe: “Quando ci sono le partite atleticamente tirate lui fa un po’ di fatica a recuperare”, ha detto Gasperini dopo l’andata con il Bologna degli ottavi di Europa League, riferendosi all’affaticamento del francese successivo alla sfida di Genova di quattro giorni prima. Quel che è certo è che giovedì servirà un Koné diverso, quello ammirato fino a un mesetto fa. Solo che le partite iniziano a farsi sentire, esattamente come i duelli. Mancini giovedì tornerà a fare il braccetto a destra, il ruolo dove Gasp lo considera più efficace. Cristante invece dovrebbe tornare a giocare alto, al fianco di Pellegrini, per cercare di dare fisicità a ridosso di Malen, ma anche qualche rifornimento importante per l’olandese. Del resto la partita dell’andata insegna, la sfida di giovedì sarà una battaglia e allora servirà gente fisica, strutturata, che sappia anche andare al contrasto senza cadere in un amen. Ma poi per continuare a sognare e inseguire ancora la possibilità di sbarcare in Champions, Gasp ha bisogno che risalgano di condizione anche altri giocatori che utilizza praticamente sempre. Le ruote sono sgonfie, la testa a volte gira a vuoto. Ecco, la crisi della Roma nasce anche da questi aspetti qui.

(gasport)

Malen adesso va gestito: l’unica alternativa è Vaz

Nella corsa Champions servirebbero “undici” Donyell Malen a Gian Piero Gasperini, il “mister dei 9” specialista nel tirare fuori il meglio dai suoi centravanti: da Milito ai tempi del Genoa fino a Hojlund, Scamacca e Retegui all’Atalanta. Ma l’olandese, puntuale con i gol (7 in 10 gare in giallorosso) e valore aggiunto della Roma per incisività in area, non potrà di certo giocarle tutte fino a maggio e fino al novantesimo. E il tecnico dovrà sempre più gestirlo per evitargli sovraccarichi e potenziali infortuni. A Como, pur con il risultato in bilico, Gasp ha sostituito il suo bomber con Robinio Vaz perché temeva potesse farsi male in una partita così accesa.
Il giovane francese è al momento l’unica alternativa nel ruolo di cui il tecnico dispone, a parte il baby Antonio Arena: per quanto scattante e volenteroso, deve però ancora maturare a certi livelli. Con Dovbyk e Ferguson ormai fuori gioco per i rispettivi infortuni, l’allenatore non avrà così altra scelta. E concluderà la stagione con lo stesso schema annunciato: Malen in campo sempre e comunque, nella speranza che la sua ora e passa di gioco possa risultare sufficiente per indirizzare il match e ipotecare il risultato.

(gasport)

Crisi Roma: Gasp, battere il Bologna per scacciare le difficoltà

LEGGO (F. BALZANI) – Un punto in tre partite e il posto in Champions che ora diventa un miraggio. Le idi di marzo tornano a scuotere la capitale, un’abitudine fastidiosa nelle ultime stagioni in cui la rosa corta ha influito spesso sui sogni di gloria dei tanti allenatori che si sono alternati in panchina. Al di là di qualche torto arbitrale, la crisi della Roma di Gasp è ormai conclamata e può essere attutita solo con un successo giovedì contro il Bologna in Europa League. In campionato, invece, i dati sono allarmanti. Nell’anno solare 2026 la Roma sarebbe addirittura ottava con 18 punti (in testa l’Inter con 32, davanti anche il Genoa di De Rossi con 19) e questo nonostante l’arrivo di Malen che ha segnato 7 gol in 10 partite. Un crollo totale dopo che i giallorossi avevano “vinto” il primato nella classifica solare del 2025. Per studiarne le cause a Roma è tornato anche Ryan Friedkin. Il clima a Trigoria, infatti, si è scaldato di nuovo. E ai tifosi non è piaciuto nemmeno il silenzio di Ranieri dopo il rosso ingiusto a Wesley contro il Como. Ma quali sono le cause? In primis gli infortuni e le scarse rotazioni in attacco. La Roma ha il record assoluto di avere 4 giocatori con la stagione praticamente finita (Dovbyk e Ferguson di sicuro, Dybala e Angelino quasi) a cui aggiungere la pubalgia infinita di Soulé. Gasp è costretto a far giocare sempre gli stessi e spesso ha dovuto snaturare il modulo. Poi ci sono alcuni big che sembrano aver mollato la presa: su tutti Koné e Mancini. Infine la difesa che ha perso solidità: la Roma nel 2026 ha subito il triplo dei gol del girone d’andata: 9 gol nelle ultime 5 partite, alla media di 1,8 a gara, mentre nelle precedenti 24 ne aveva presi in tutto 14, alla media di 0,58.

IL PUNTO DEL LUNEDÌ – CONDÒ: “La Roma è arrivata a pezzi a primavera” – SORRENTINO: “Diao degno esponente di questa Serie A di ingannatori”

La Roma perde 2-1 contro il Como e scivola al sesto posto in classifica in seguito alla pesante sconfitta nello scontro diretto per la Champions. La quarta posizione, occupata proprio dai lariani, dista ora tre punti. Una squadra con limiti evidenti, ma anche con molte assenze, come scrive anche Paolo Condò su Il Corriere della Sera: “Ieri il Como ha battuto la Roma perché dopo averle regalato un rigore l’ha dominata con tecnica, palleggio verticale e, nella ripresa, uno contro uno sfinente in parità numerica e irresistibile dopo l’espulsione (sbagliata) di Wesley. Uno show che avrebbe meritato l’opposizione di un Dybala o almeno di un Soulé, ma la Roma è arrivata a pezzi a primavera, e deve riorganizzarsi al più presto perché si è messa a correre pure la Juve“. Ha fatto parlare anche l’errore arbitrale evidente di Massa, non ci va leggero Andrea Sorrentino, che su Il Messaggero scrive: “A complicare i piani c’è pure l’espulsione di Wesley inventata dal pessimo Massa, e complimenti a quel cascatore di Diao, degno esponente di questa serie A di ingannatori“.


Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.


M. FERRETTI – IL CORRIERE DELLO SPORT
L’obiettivo della Roma era chiaro: dimostrare di non essersi fermata al gol di Gatti. (…) Come è andata in riva al lago? Malissimo. (…) Roma non sufficiente, nel complesso. Le assenze vanno segnalate e soppesate, così come il rosso ingiusto a Wesley (pochi giorni dopo la parata di Malinovskyi a Genova…). La sfida tra le difese top del torneo si chiude con la felicità di Cesc Fabregas, salito al quarto posto. La Roma crolla al sesto ma a tre punti dal quarto. Prima del gol di Gatti era tutta un’altra storia però, si sa, chi sbaglia paga. Oppure fa pagare… Altro giro, altra Roma. Uno sguardo all’attacco, ad esempio: Malen al centro, alle sue spalle Pellegrini e El Shaarawy, che non giocava titolare da una vita. Ventitreesima scelta in 29 partite. Soluzioni obbligate, di fatto. (…) Dopo il vantaggio di Malen, la Roma ha sofferto soprattutto per colpe sue, leggi un’impressionante serie di palloni regalati in uscita. Questo non le ha permesso di pensare alla fase offensiva e di limitarsi essenzialmente a difendersi. Il Como ha fatto la partita, ha sfiorato più volte la rete del pareggio e la Roma è stata costretta a guardare.
Como nuovo, in avvio di ripresa, con due punte a modificare lo sviluppo del gioco di Fabregas. Pareggio del nuovo entrato Douvikas con regalissimo della difesa della Roma e palla tra le gambe di Svilar: Fuori Wesley per doppio giallo (il secondo inesistente) e gara compromessa. Falsata. Malen (egoista con Pellegrini solo soletto in area) sotto la doccia in vista del Bologna: dentro Vaz. Infortunio per Celik, spazio a Ziolkowski con Tsimikas per Hermoso. Segnali di Roma? Macchè, impossibile o quasi vista la qualità dei nuovi entrati. (…)
Fermiamoci un minuto a riflettere. Una squadra che ha dovuto fare i conti con tre attaccanti operati (Dovbyk, Dybala e Ferguson), uno alle prese con la pubalgia (Soulé), un (quasi) desaparecido (Angeliño), errori e flop di mercato (Bailey, su tutti), numeri 9 più fasulli che falsi/finti (Baldanzi) e gente non da Roma che invece sta a Trigoria. (…) Prima di sparare sentenze di ogni genere è necessario fare un’attenta, cruda analisi della realtà. Il dibattito è aperto, mentre la Roma, per colpa di questo o quello, sta perdendo posizioni su posizioni in classifica. L’Europa League, ora, diventa fondamentale.


G. D’UBALDO – IL CORRIERE DELLO SPORT
Per la seconda volta in questa stagione la Roma esce dalla zona Champions. Era accaduto al 23° turno, dopo la sconfitta di Udine. Ieri a Como è arrivato il decimo ko in campionato (…): 22-3 i tiri totali, 7-1 quelli nello specchio. L’unico tiro in porta quello su rigore di Malen, che aveva illuso la Roma dopo sette minuti. (…) La Roma non sta bene fisicamente, paga le tante assenze in attacco, episodi arbitrali ancora discutibili (clamorosa l’espulsione di Wesley), ma anche un organico che non è competitivo per certi livelli. Nella fase più importante della stagione Gasperini si è affidato alla vecchia guardia, El Shaarawy, al rientro dopo due mesi, si è aggiunto a Mancini, Cristante e Pellegrini, i giocatori più esperti del gruppo. (…) il Faraone si era procurato il rigore in apertura, ha dimostrato di essere recuperato, nella penuria di attaccanti può ancora essere utile con la sua esperienza. Ma è stato l’unico a lasciare il segno. (…) La Roma ha pagato la mancanza di pressione, la stanchezza già evidenziata a Bologna ha fatto perdere lucidità. Poi Fabregas è riuscito a mettere in difficoltà
Gasperini. (…) Ma soprattutto lo spagnolo ha potuto cambiare la partita con gli inserimenti di Douvikas e Diao, mentre il tecnico della Roma ha messo dentro prima Rensch, poi Pisilli e Robinio Vaz, infine Tsimikas e Ziolkowski, anche pensando al Bologna.
Nessuno è riuscito a dare un contributo per evitare la sconfitta. Gasperini ha accennato a questo limite nel dopo partita. (…)


T. CARMELLINI – IL TEMPO
Аl netto di un arbitro inguardabile che lascia la Roma in dieci sul più bello, a Como per i giallorossi arriva una sconfitta giusta, che fa malissimo e taglia Gasperini
& Co. fuori dalla corsa Champions. La squadra di Fabregas ha surclassato la Roma dall’inizio alla fine. Parte a mille, gioca di prima, sembra una squadra di calcetto che va a memoria e a tratti fa paura: arrivano da tutte le parti e i giallorossi vanno in affanno più volte. Non a caso sono la squadra con il maggior possesso palla della serie A. Ma il problema, più della forza, del gioco e della voglia dei lombardi è la flessione giallorossa: tre tiri in porta in due partite con Genoa e Como appunto. E se vuoi arrivare in alto queste sfide non le puoi perdere. Stanno mancando i punti cardine: alle assenze di N’Dicka (sostituito al centro da Mancini), di Dybala e Soulé infortunati, c’è da aggiungere il passo indietro di uomini del calibro di Koné. Il centrocampista francese che aveva preso in mano la Roma è l’ombra di se stesso, lontano anni luce da quello che aveva fatto innamorare i tifosi romanisti. E proprio da un suo “buco” a centrocampo parte l’azione dalla quale si arriverà all’espulsione (assurda) di Wesley.
Ma dopo i tre fischi sono dettagli resta l’amarezza per un’altra stagione che rischia di concludersi con un nulla di fatto. La Roma in due settimane è passata dall’ipotesi di agganciare il Napoli al terzo posto a ritrovarsi al sesto a due punti dalla Juve quinta e a tre dal Como che dopo il successo casalingo di ieri sera viaggia meritatamente al quarto. Ora Gasperini dovrà essere bravo a far smaltire ai suoi le tossine del secondo ko consecutivo in campionato e farli concentrare sulla sfida di Europa League dell’Olimpico giovedì con il Bologna. Perché quella, arrivato a questo punto, rischia di diventare la partita della vita.


T. DAMASCELLI – IL GIORNALE
La Lazio sistema le faccende dell’Inter, la vittoria sul Milan spegne euforie di rimonta e colpi di scena in classifica, Chivu stia sereno, Allegri badi piuttosto al Napoli di Conte, patetica la scenetta del livornese con Leao, Milan a -8. Nell’Olimpico tornato una cosa seria, la squadra di Sarri ha trovato ritmo e gioco anestetizzando i rossoneri con evidenti limiti difensivi. (…) Buone notizie dal lago, il Como è quarto, da champions. Ha vinto una partita non bellissima ma lo ha fatto sulla Roma cacciandola dall’area della grande coppa. Merito di Fabregas, merito di una proprietà che sta investendo. (…) In due settimane Gasperini è riuscito a passare da un virtuale +7 sulla Juventus a un effettivo -2 dagli stessi bianconeri, dieci sconfitte sono una macchia che non si può cancellare con le chiacchiere o gli strilli dell’allenatore, le assenze romaniste non sono esclusive, basta controllare tutte le altre in corsa, giovedì nel ritorno di Europa League, contro il Bologna, si capiranno altre cose sul lavoro dell’erede di Claudio Ranieri, per il momento la piazza giallorossa si è resa conto che i volantini della propaganda sono bagnati. (…) Chivu si allinea ai lamenti dei suoi colleghi ma infuriarsi e scrivere di arbitri e di Var è diventato noioso e inutile come i dibattiti su Garlasco e il referendum. Nel caso degli arbitri, però, non si può cambiare canale.


P. CONDÒ – IL CORRIERE DELLA SERA
Il Milan ha mancato il colpo. Il pari dell’Inter gli aveva aperto una finestra per risalire a -5 ma la Lazio, in versione deluxe per il ritorno dei tifosi allo stadio, T’ha richiusa sbattendola: gol di Isaksen seguito da un’efficace resistenza alla disordinata pressione rossonera. (…) Ma scendiamo in zona quarto posto. Cesc Fabregas non ha un buon rapporto con gli allenatori italiani, che gli rimproverano un comportamento in panchina distante da quello richiesto a un quasi rookie. Un’alterigia di fondo implicita nel palmares (da giocatore) che nessuno degli altri tecnici avvicina, perché un titolo mondiale e due europei sono lauree honoris causa di cui Coverciano può solo prendere atto. Ieri c’è stato un vivace scambio di idee a fine gara con gli assistenti di Gasperini (che se l’era filata negli spogliatoi, furioso con l’arbitro: pleonastico fargli la morale, ma Fabregas non ha resistito). (…) Il Como è una squadra spagnola trapiantata in serie A. (…) Ieri il Como ha battuto la Roma perché dopo averle regalato un rigore l’ha dominata con tecnica, palleggio verticale e, nella ripresa, uno contro uno sfinente in parità numerica e irresistibile dopo l’espulsione (sbagliata) di Wesley. Uno show che avrebbe meritato l’opposizione di un Dybala o almeno di un Soulé, ma la Roma è arrivata a pezzi a primavera, e deve riorganizzarsi al più presto perché si è messa a correre pure la Juve. Fra i pochi a dichiarare simpatia per Fabregas, Spalletti ha ormai passato la nottata ed è pronto al lungo sprint col catalano. Sperava di scavalcarlo già ieri. Ci riproverà.


A. SORRENTINO- IL MESSAGGERO
AIlarme giallorosso: la Roma si è spenta, Gasperini non si raccapezza e gli arbitri infieriscono. Troppe negatività tutte insieme conducono al sesto posto, peggior piazzamento stagionale. A Como, un po’ obbligata dall’avversario e molto dalle sue forze declinanti, la Roma opta per la difesa a oltranza. (…) A complicare i piani c’è pure l’espulsione di Wesley inventata dal pessimo Massa, e complimenti a quel cascatore di Diao, degno esponente di questa serie A di ingannatori. La decima sconfitta in campionato, un’enormità, chiude un filotto di dieci partite in 50 giorni in cui Gasperini ha battuto solo Cagliari e Cremonese, ovvero le meno in forma della serie A, pareggiato cinque volte, perso tre. (…) Intanto la Roma, tra infortuni seriali e cali di forma, è appassita pian piano, come un fiore a cui cadono i petali o uno zazzeruto che perde i capelli. (…) Ora tutti protesi verso l’accorata di Roma-Bologna, giovedì sera, poi la sosta arriverà propizia. Da evitare il capzioso dibattito su cosa scegliere, se l’Europa League o il campionato: entrambe le cose, ovviamente, perché tutto è ancora possibile. Giovedì ci vorrà ancora la spinta dell’Olimpico, tante volte carezzevole. (…) Infine, gli arbitri: all’improvviso hanno cambiato metro in corsa, perché adesso non puniscono più i contatti lievi, e così falsano ancora il torneo (ma poi Wesley a Como prende il secondo giallo per uno sfioramento). Un disastro. Come i giocatori che continuano a simulare vergognosamente, impuniti. Anche per queste cose la serie A è ormai parente lontana del calcio internazionale. (…) Lo ha sancito il malinconico
Atalanta-Bayern 1-6: ormai l’homo sapiens del calcio si evolve lontano dall’Italia.


G. MARCHINI – IL QUOTIDIANO SPORTIVO
Non c’era modo migliore di avvicinarsi alla
Partita di Roma, se non battendo il Sassuolo. A qualunque prezzo. Purtroppo, anche al prezzo di perdere il portiere titolare. (…) Vincenzo Italiano ha valutato che i due guardiani del faro rossoblù non potessero mancare, soprattutto dovendo preservare Freuler e avendo Ferguson squalificato. Perché, in fondo, contro la difesa del Sassuolo, Castro, dopo otto gare, puoi anche farlo rifiatare, che magari Dallinga un gol te lo fa (e lo ha fatto). Perché Bernardeschi e Rowe in questo momento costituiscono la tua artiglieria pesante e non puoi rischiarla per nulla al mondo, soprattutto se hai gente come Cambiaghi e Orsolini che non brilleranno d’azzurro come tre mesi fa, ma restano comunque Cambiaghi e Orsolini. E allora tutti a riposo, tranne Skorupski e Lucumi. Troppo importante la loro presenza perché troppo strategica era questa partita che, da una parte, ti dava la carica per arrivare al derby di ritorno di Europa League con il morale alto e dall’altra ti permetteva di rimanere vivo nella molto virtuale corso al settimo posto. (…) Oltretutto le risposte che le momentanee ‘seconde linee’ hanno dato – chi più (Moro, Cambiaghi, Sohm, Dallinga), chi leggermente meno (Odgaard, Orso) – restituiscono il quadro di un gruppo forte, unito, affiatato. Il tutto, in una domenica, dove a Como la Roma di Gasperini ha perso lo spareggio Champions. (…) Tradotto: non possono permettersi di uscire. La partita d’andata, invece, ha dimostrato che questa Roma può uscire eccome contro il vero Bologna.

Como-Roma: la moviola dei quotidiani. Massa disastroso, sbaglia sulla seconda ammonizione di Wesley e il VAR poteva intervenire per “scambio di persona”

La Roma cade anche a Como e perde 2-1 uno scontro diretto importantissimo per la Champions League. I giallorossi scivolano al sesto posto in classifica e la quarta posizione, occupata proprio dai lariani, dista tre punti. Prestazione gravemente insufficiente per l’arbitro Davide Massa (4.6), il quale commette un chiaro errore in occasione della seconda ammonizione di Wesley: Assane Diao viene fermato da Devyne Rensch, ma per il direttore di gara l’irregolarità è commessa dall’esterno brasiliano (che si trovava accanto) ed estrae il cartellino giallo numero 2 che vale l’espulsione. Netto, invece, il rigore assegnato alla Roma per un fallo di Diego Carlos su Stephan El Shaarawy.


LA GAZZETTA DELLO SPORT – VOTO 5

Al 6′ è netto il rigore per la Roma: Diego Carlos aggancia col piede sinistro il destro di El Shaarawy che si era fiondato sul retropassaggio errato di Sergi Roberto, anticipandolo. […] Molto dubbio il secondo giallo per Wesley al 64′: Diao sembra cadere per il contatto alto con Rensch.


CORRIERE DELLO SPORT – VOTO 4.5

Due partite in una per Massa: bravo fino al 64’, poi assoluto protagonista in negativo della sfida Champions. […] Sull’1-1, Wesley insegue Diao, affiancato da Rensch: il brasiliano (già ammonito, corretto il primo provvedimento disciplinare) fa di tutto per non toccare l’avversario e a parte (forse) un leggero contatto (fra l’altro provocato da Diao, che allarga la gamba destra), praticamente fallo inesistente. Anzi, è più decisa la trattenuta di Rensch, se vogliamo fare un paragone (e un VAR sveglio si sarebbe attaccato a questo per far fare una revisione all’arbitro per “scambio di persona” sull’ammonizione). […] Non ci sono infrazioni sul gol segnato da Douvikas: al momento del passaggio di Alex Valle, ci sono Hermoso e Rensch a tenerlo in gioco. Netto il rigore fischiato in campo, in ritardo l’entrata di Diego Carlos su El Shaarawy. […]


IL TEMPO – VOTO 5

Como-Roma comincia subito con un episodio per Massa: il calcio di rigore assegnato dopo pochi minuti per il fallo di Diego Carlos su El Shaarawy. Netto il penalty: nessun dubbio sull’intervento del difensore, che stende il suo avversario in area dopo essere stato superato, e senza toccare il pallone. L’episodio clou, e anche il più incriminato, è però il secondo giallo a Wesley per un fallo su Diao. Il brasiliano, già ammonito, fa di tutto per evitare il contatto con l’avversario: dalla telecamera retroporta sembra effettivamente che non ci sia alcun impatto basso falloso né con il destro, né col sini-stro. Troppo lieve invece il contatto col braccio sinistro. Anche il tocco di Rensch sembra troppo poco per fischiare fallo, ma tra i due è quello dell’olandese il contatto “più punibile”. Ricordiamo che il VAR può intervenire per un caso evidente di mistaken identity, cioè di scambio di persona; ma in questo caso Fabbri, che rientrava in questo ruolo dopo 26 giornate (l’ultima volta aveva sbagliato in Milan-Bologna), ritiene evidentemente che il fallo sia proprio di Wesley. Non è da rigore il tocco di braccio di Mancini nel primo tempo: il pallone gli carambola sul gomito dopo un rimpallo; non vuole opporsi a un tiro e la distanza è ravvicinata. La gara è molto tesa: lo confermano le schermaglie accese che coinvolgono Sergi Roberto prima con Mancini e dopo con Malen. L’arbitro sceglie, in entrambi i casi, di gestire senza ammonizioni. Così come non è da giallo l’impatto tra il gomito di Hermoso e il viso di Caqueret: lo spagnolo cerca di farsi largo ma non allarga troppo e non carica il gesto. Allo stesso modo Massa gestisce anche su Wesley, che in elevazione allarga il gomito su Ramon. Al netto del secondo giallo, sono giusti gli altri cartellini a Caqueret, Diego Carlos e Ghilardi.


IL MESSAGGERO – VOTO 4.5

Fischia troppo e a volte, molto male, vedi per il fallo inesistente di Wesley
(semmai è di Rensch) su Baturina. Non contento, mostra il secondo giallo al brasiliano, quindi espulso.


IL ROMANISTA – VOTO 4

Il rosso a Wesley è un episodio che cambia una partita e, forse, una stagione. Il protagonista è ancora una volta l’arbitro Davide Massa di Imperia, numeri alla mano una sentenza per la squadra giallorossa. Dal 1° ottobre 2022, infatti, la Roma non vince quando a dirigere la gara è l’arbitro ligure che si conferma dunque la bestia nera per la squadra della Capitale: nelle ultime 10 partite, 7 sconfitte e 3 pareggi. E tante polemiche. […] Si parte con il rigore concesso alla Roma, inevitabile. El Shaarawy legge bene la pressione e mette in difficoltà Diego Carlos che lo stende in area. Massa non può far altro che concedere la massima punizione ma non c’è giallo: la promettente azione d’attacco è depenalizzata sul rigore. Difficile invocare il Dogso. […] L’episodio che cambia tutto è il secondo giallo del brasiliano della Roma: stessa situazione e stessi automatismi, il problema è che il fallo non esiste. Pellegrini su Baturina è da giallo, ma c’è il vantaggio. Con Diao lanciato a rete inseguito insieme a Rensch, Wesley fa di tutto per non intervenire e non tocca il giocatore del Como. Non c’è contatto basso né di Wesley né di Rensch. […] Il Var potrebbe intervenire per scambio di persona per ammonizione: poteva esserci revisione per valutare chi doveva essere ammonito. Ma Fabbri lascia sbagliare Massa, forse perché valuta che il fallo fischiato potesse essere la mano di Wesley sulla schiena di Diao. […]