Pruzzo: “Alla Roma servono giocatori di alto livello. Gasperini e Massara devono rimanere”

IL MESSAGGERO – Roberto Pruzzo, storico attaccante della Roma, ha rilasciato un’intervista all’edizione odierna del quotidiano e tra i vari temi trattati si è soffermato sul momento della squadra giallorossa. Ecco le sue parole.

Serve una rivoluzione?
«La squadra va rinforzata e significa prendere 3/4 giocatori di livello superiore, non delle semplici alternative ma dei titolari. È questo che è mancato negli ultimi anni. Servono dei calciatori che alzino la qualità. Per esempio, nelle ultime stagioni sono arrivati Aouar, Le Fée e El Aynaoui dal campionato francese. Il primo non so neanche dove sia finito, ma sono dei profili che non hanno inciso. C’è bisogno di giocatori pronti. Cristante dovrebbe essere una buona alternativa. Se deve tirare la carretta dall’inizio della stagione è un limite».

Anche Mancini e Pellegrini dovrebbero diventare delle alternative?
«Serve un difensore sopra la media, un centrocampista che prenda in mano la squadra e due attaccanti più forti. Non so che cosa hanno in mente Pellegrini e la società ma il rendimento non è continuo. Per fare un passo in avanti vanno coperti questi ruoli».

Il 3-3 con la Juve ha cambiato tutto?
«Assolutamente no, a meno che la squadra non sia debole a livello mentale. L’episodio andava gestito meglio, ma le partite seguenti sono state diverse. La Roma era partita bene. Si sono aggiunti una serie di infortuni che hanno complicato le cose, e se non hai i cambi… Mancano le alternative davanti quando c’è bisogno di risolvere le partite sporche».

A gennaio serviva qualcosa in più?
«Zaragoza e Vaz non bastano ma nel mercato di riparazione è complicato. Forse in estate si doveva fare meglio. Ne servivano tre di un livello superiore e non sono stati presi».

Massara merita la conferma?
«Certo. I direttori sportivi fanno il lavoro sporco, devono essere collegati con allenatore e società per cercare di trovare le soluzioni migliori. Il confronto, anche forte, col tecnico ci deve essere, ma l’importante è che l’obiettivo comune sia quello di prendere giocatori forti».

E Gasperini?
«Deve rimanere. La squadra nelle prime partite aveva un’identità chiara poi le cose non sono andate nel verso giusto ma la Roma deve ripartire dalla sua voglia di vincere».

IL PUNTO DEL MARTEDÌ – FERRETTI: “Gasp non vorrebbe vedere metà di quelli che sono a Trigoria” – LO MONACO: “Friedkin deve decidere a chi dare fiducia”

La Roma esce sconfitta sonoramente da San Siro. I giallorossi falliscono l’ennesimo big match stagionale, e stavolta ne escono con le ossa rotte. L’Inter ne rifila 5, in una partita che nel secondo tempo ha visto la truppa di Gasperini crollare completamente. Le assenze importanti hanno complicato la missione, ma non giustificano la goleada, come scrive anche Mimmo Ferretti su Il Corriere dello Sport: “Le assenze anche a Milano hanno condizionato il rendimento del gruppo ma a tutto c’è, deve esserci un limite. La colpa non può essere sempre di chi non c’è: le responsabilità, in realtà, sono sempre di chi c’è. Allenatore compreso, perché in certi casi non esistono incolpevoli”. E così la Roma si ritrova nuovamente nel solito limbo. Arrivati ad aprile la Champions League è un miraggio, e questa squadra sembra cadere sempre negli stessi problemi. Serve una svolta decisiva, un cambiamento netto all’interno della rosa, come auspicato da Daniele Lo Monaco su Il Romanista: “Se davvero Dan Friedkin a cuore questo club e vuole portarlo in alto, come sempre informalmente Il club fa sapere, deve decidere adesso a chi dare fiducia: se la scelta è, come la logica vorrebbe, ribadire piena fiducia a Gasperini , la conseguenza è mandar via tutti quelli che non sono disposti a seguirlo fino in fondo e rendere subito operativo il piano del rafforzamento della squadra secondo le sue indicazioni”.


Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.


T. Carmellini – IL TEMPO

Sembra ieri che nella Capitale, sponda giallorossa, si «perculava» l’ex dg Baldini sul fantomatico «progetto». Una parola attorno alla quale si sono schiantati sogni, prese bufale, «lisciato» (di poco) obiettivi e cacciato persone (più o meno capaci). All’insegna del «progetto» a Roma si è fatto in passato di tutto, perché «tutto» era sacrificabile all’insegna del solo e unico PROGETTO. Ora che, molti anni dopo, le stagioni giallorosse sembrano assomigliare tutte maledettamente l’una all’altra, la parola in questione si usa meno, ma la sostanza è più o meno la stessa. Con gli americani in campo cambia il linguaggio ma bisognerebbe rimanere centrati sull’obiettivo finale. Friedkin fa trapelare, dopo l’ennesimo ko con una big, una «rivoluzione» a fine stagione: cosa tra l’altro già annunciata a dicembre 2024, ma poi non se ne fece più nulla. E va pure bene (tanto i tifosi romanisti di annunci simili ne hanno sentiti molti nel corso degli anni), il problema semmai è il fare, dopo il dire. Le parole sono belle ma restano appese nell’aria, adesso invece è il momento di entrare in azione e consentire alla Roma di fare l’ambito salto di qualità. Eppoi, bisognerebbe iniziare ad allinearsi tutti alle stesse posizioni, perché mentre la proprietà indicava i «veterani» come uno dei problemi da risolvere per il futuro, l’allenatore domenica sera (per l’ennesima volta) continua a difenderli a spada tratta palesando una stima tutt’altro che scontata. Insomma, c’è da mettersi intorno al tavolo e decidere prima gli uomini (dirigenza e staff compresi), poi i protagonisti della Roma del futuro e infine porsi degli obiettivi. Tutto questo per evitare che l’anno prossimo, allo stesso punto della stagione, ci si ritrovi come oggi a fare un altro bilancio amaro: l’ennesimo.


P. Condò – IL CORRIERE DELLA SERA

[…] Il pareggio di Udine, scialbo e camminato, ha rallentato l’allungo del Como verso il quarto posto. Nulla di strano, quando un traguardo esagerato diventa palpabile un po’ di braccino è nelle cose. Ma la frenata gli riporta addosso il fiato della Juve, non finisce la Roma e riapre uno spiraglio perfino all’Atalanta. La Juve ha disegnato un primo tempo di gioco e di impeto, una bellezza cui il Genoa non ha fatto nemmeno il solletico, ma in coerenza con l’intera stagione si è fermata a metà strada, e se i rossoblù non avessero sbagliato il solito rigore — quarto su otto -la loro reazione sarebbe stata molto pericolosa. Alla vigilia del match Spalletti s’era seccato per l’insistenza delle domande sul contratto, ma era stato lui a segnalare la pausa come momento più propizio per la firma, previa discussione su cosa manchi a questa Juve. La risposta visto l’andazzo è soprattutto mentale, ma esistono uomini che impersonificano questa dote: uno di loro è Ederson, che sta riportando sotto l’Atalanta e che l’Atletico vorrebbe aggiungere alla sua collezione made in Bergamo. Nelle prossime due settimane, Palladino affronta Juventus e Roma, il che significa che ha ripreso nelle mani buona parte del suo destino. […]


G. D’Ubaldo – CORRIERE DELLO SPORT

La netta sconfitta contro l’Inter, ancora più netta del 5-2 stabilito dal campo,
conferma le difficoltà della Roma contro le grandi. La squadra di Gasperini non ha mai vinto contro i club che la precedono in classifica, con le quali ha collezionato solo tre pareggi e una vittoria (contro il Como). Ma nonostante gli ultimi risultati negativi (solo otto punti nelle ultime sette partite), nulla è ancora perduto. Il quarto posto occupato dal Como dista solo quattro lunghezze, la Juventus ha tre punti in più, ma negli ultimi sette turni la Roma può recuperare posizioni, perché l’Udinese ieri ha fermato la squadra di Fabregas e questo significa che tutto può ancora succedere. Anche la Juventus ha avuto un rendimento altalenante. […] Il rendimento del reparto arretrato è calato paurosamente nella seconda parte della stagione. Quella che è stata che è stata la difesa meno battuta fino a un paio di mesi fa, oggi è solo quinta e nella partita di domenica ha preso tanti gol quanti ne aveva incassati nelle prime undici partite di campionato. C’è qualcosa da rivedere nella retroguardia, troppi errori individuali hanno frenato il cammino di Gasp. Svilar ha avuto qualche incertezza, ma resta uno dei migliori portieri della serie A. NDicka, Hermoso e Ghilardi, ora che mancherà Mancini, sono difensori affidabili. Bisogna ripartire da quello che è stato il punto di forza della squadra fino a pochi mesi fa.
Da dodici anni la Roma partecipa sempre alle competizioni europee, ci sono i presupposti per non restare fuori nella prossima stagione. […] A questo punto della stagione undici sconfitte sono tante, nell’epoca dei tre punti solo con Luis Henrique erano state di più (12), ma questa Roma non dà la sensazione di essere una squadra rassegnata. Nelle ultime partite Pellegrini ha incarnato questo spirito, anche sabato contro l’Inter è stato l’ultimo ad arrendersi. Nelle ultime otto partite ha tre gol e tre assist al suo attivo. In attesa di conoscere il futuro, guiderà la Roma in questo finale di stagione e Gasperini sa che su di lui può sempre contare.


I. Zazzaroni – CORRIERE DELLO SPORT

[…] Il giorno di Pasqua si è notata una volta di più la distanza tra Inter e Roma sul piano della qualità e della completezza dell’organico. La Roma dei Friedkin continua a commettere gli errori del primo giorno, non avendo ancora chiari l’indirizzo e i valori del calcio nel quale opera: assumere campioni della panchina quali Mourinho e Gasperini senza dotarli di una struttura tecnica di livello produce solo gli effetti indesiderati. In estate la proprietà si ritroverà nella condizione di dover rifare la squadra partendo da pochissime certezze e risorse limitate dal FPF. Non è il caso di cambiare strategia? Il Como ha un senso, è indiscutibile, così come l’Atalanta che ha messo a frutto le esperienze degli ultimi nove anni: Luca Percassi sa fare calcio. A modo suo, ma lo sa fare bene. La Juve è ancora alla ricerca di una superiorità tecnica che rispetti la sua storia, lo status: deve salire in fretta di livello e Spalletti può aiutarla nella crescita. […]


D. Lo Monaco – IL ROMANISTA

[…] Di scelte strategiche sbagliate che hanno portato a nuovi suggestivi e complicatissimi aggiustamenti ne sono state fatte tante ormai che si è perso il conto […] Se davvero Dan Friedkin ha a cuore questo club e vuole portarlo in alto, come sempre informalmente il club fa sapere, deve decidere adesso a chi dare fiducia: se la scelta è, come la logica vorrebbe, ribadire piena fiducia a Gasperini, la conseguenza è mandar via tutti quelli che non sono disposti a seguirlo fino in fondo e rendere subito operativo il piano del rafforzamento della squadra secondo le sue indicazioni (e del Ffp, ovviamente). Altrimenti va mandato via lui e si parta con l’ennesima ricostruzione da zero: e che vi accompagni chi ancora è disposto a farlo.


M. Ferretti – CORRIERE DELLO SPORT

[…] La risposta di Milano è stata inequivocabile: la Roma è scoppiata. Esplosa. Anzi, implosa. Una sorta di record, il suo, di cui non vale la pena vantarsi. Oggi il gruppo a disposizione di Gian Piero Gasperini è qualcosa di indefinito, tradito (soprattutto) da se stesso e non soltanto da fattori esterni. Il muro difensivo, per dirne una, si è sgretolato, non esiste più. È stato abbattuto e mai più ricostruito, e far gol alla Roma oggi è più facile che ordinare un caffè al bar. La fragilità difensiva, sia chiaro, è figlia di un guasto che chiama in causa la squadra intera. Che gioca un calcio talmente strano (brutto…) che addirittura è impossibile etichettarlo. E pensare che gli uomini sono gli stessi della difesa più forte d’Italia, anzi d’Europa. Ricordate? Roba di pochi mesi fa, non di una vita fa. Cosa è accaduto? Perché la difesa della Roma è diventata un colabrodo? Di chi è la responsabilità? Dare una risposta immediata a queste domande: ecco l’Imperativo in casa Roma perché il quarto posto è lì a (soli) 4 punti. Al di là della pochezza tecnica (e tattica), ciò che colpisce della squadra attuale è l’assoluta mancanza di comprensione, di lettura della partita. E, quindi, di un adeguato comportamento. [..] Le assenze anche a Milano hanno condizionato il rendimento del gruppo ma a tutto c’è, deve esserci un limite. La colpa non può essere sempre di chi non c’è: le responsabilità, in realtà, sono sempre di chi c’è. Allenatore compreso, perché in certi casi non esistono incolpevoli. Però l’analisi, seppur spietata, deve essere logica. Gasp quanto c’entra nel crollo post Roma-Juventus della sua squadra? Fare un confronto tra le “riserve” dell’Inter e quelle della Roma significa farsi del male. Però aiuta a capire. Dei quattro acquisti di gennaio, solo Malen ha giocato. Gli altri sono rimasti in panchina. Inutilizzati. Inutili, a ben vedere. E mentre cominciano ad affiorare le tipiche riflessioni ad alta voce di tempi come questi (“Ah, se fosse rimasto Ranieri…”, la più gettonata) la società continua a pensare al futuro mantenendo il punto di inizio stagione: anno di transizione.
Con l’obiettivo di confezionare un cambiamento radicale nei prossimi mesi. Esattamente ciò che chiede, misurando le parole, Gasp. Che parla di aggiustamenti mirati, e non di rifondazione, quando in realtà non ne vorrebbe più vedere almeno la metà di quelli che oggi frequentano i campi di Trigoria. […]


Lorenzo non si arrende: cresce in campo e sogna il rinnovo

[…] Al di là della debacle di San Siro, la stagione di Pellegrini resta tutto sommato positiva. I 7 gol e 4 assist complessivi non sono pochi per un centrocampista, considerando le difficoltà della Roma. I numeri testimoniano impegno, qualità e leadership. Anche se non indossa più la fascia da capitano, Lorenzo è apprezzato da chi conta, cioè dai compagni di squadra e in primis da Gasperini, che lo vive tutti i giorni dentro Trigoria. […]

Il numero 7 ha dimostrato di essere utile alla causa giallorossa con il nuovo allenatore. […] Nelle tre circostanze in cui Gasp ha deciso di schierarlo in corsa, lui ha fatto centro tre volte contro Milan e Bologna (andata e ritorno di Europa League). Segnali importanti. […]

Tra meno di tre mesi Lorenzo sarà svincolato. La trattativa non è stata neanche abbozzata: la linea si capirà, probabilmente, quando l’annata sarà entrata nell’almanacco. Alla fine tutto dipenderà dalle intenzioni di Gasperini (che lo stima), dal progetto di reset che la Roma ha in mente per il futuro e dalla disponibilità di Pellegrini a scendere a patti sul piano economico, dato che dovrebbe accettare una riduzione consistente del suo ingaggio attuale, che si aggira intorno ai 6 milioni di euro netti a stagione. L’eventuale taglio? Almeno la metà.

(corsport)

Rivoluzione romanista: proprietà irritata, anche i pilastri sono a rischio

Il rumore non è stato quello di una semplice caduta. È stato uno schianto. Fragoroso, assordante, impossibile da ignorare. Il 5-2 incassato dalla Roma contro l’Inter non è soltanto una sconfitta pesante: è un verdetto che non lascia spazio a interpretazioni. […] Negli uffici di Dan Friedkin e Ryan Friedkin non si è fatto finta di niente. Delusione, sì. Irritazione, inevitabile. Ma soprattutto una consapevolezza che adesso pesa come un macigno: questa Roma non basta. […]

La reazione della proprietà è stata immediata. Contatti, confronti, parole chiare. Il messaggio è uno solo: la squadra non è competitiva, serve una rivoluzione. Non un ritocco, non un’aggiustatina. Una rifondazione vera, profonda, che tocchi il cuore della squadra. Perché il lavoro iniziato la scorsa estate da Massara ha posto le basi, ma si è trascinato dietro scorie del passato: giocatori fuori ciclo, errori ereditati, limiti mai davvero superati. […] I Friedkin sono stati chiari: il nucleo sarà toccato, modificato, forse stravolto. Anche i pilastri vacillano. La parola chiave è competitività, e per raggiungerla serviranno scelte forti, anche dolorose. […]

La squadra dopo San Siro ha dormito a Trigoria, poi si è confrontata, delusa e perplessa, da un rendimento nel 2026 clamorosamente negativo. Vuole reagire, vuole ancora lottare per non mollare ora quanto di buono fatto fino un paio di mesi fa. Sette partite, sette tappe per chiudere una stagione sospesa tra ambizione e realtà. Poi verrà il tempo delle decisioni. Massara e Gasp si siederanno al tavolo con la proprietà. Lì nascerà la nuova Roma. […]

(corsport)

Crisi Roma: scossa Friedkin

IL TEMPO (L. PES) – Di problemi a Houston ce ne sono, eccome se ce ne sono. La brutta sconfitta pasquale a San Siro contro l’Inter ha scosso i Friedkin, indispettiti per l’ennesima stagione che con l’arrivo della Primavera ha preso le solite sembianze di un naufragio. Di allenatori e dirigenti, dall’agosto 2020 in poi, ne hanno cambiati tanti, per questo ora l’attenzione della proprietà è tutta rivolta ai calciatori, soprattutto ai veterani. Uomini che vestono la maglia giallorossa da ormai parecchi anni e che in maniera inversamente proporzionale accompagnano i tristi epiloghi delle stagioni giallorosse tra momenti esaltanti e finali in caduta libera. La presidenza è pronta ad attuare una rivoluzione estiva per far fronte alla totale assenza di competitività della squadra, agendo soprattutto sul nucleo storico con un cambiamento drastico e netto. A partire dai quattro calciatori in scadenza di contratto con i quali vere e proprie trattative, Celik a parte con cui le negoziazioni non ci sono state. Soltanto Pellegrini nelle ultime settimane è sembrato avvicinarsi a un prolungamento ma adesso le cose potrebbero cambiare. Difficie pensare anche che da questo ragionamento siano esclusi Mancini e Cristante i quali rinnovi sembravano ormai cosa fatta, come il loro agente Riso ha confermato recentemente.
Eppure, rispetto alla forte volontà lasciata trapelare dai Friedkin nelle ore successive alla disfatta di Milano, appare in controtendenza con le idee di Gasperini espresse sia alla vigilia che dopo il fischio finale del match. Una contraddizione che segue ai numerosi malumori del tecnico soprattutto legati ai mancati arrivi dal mercato e che rende sempre più tortuosa la strada per il futuro. Il tecnico piemontese in questa sua prima stagione nella Capitale ha dimostrato come praticamente tutti i suoi predecessori, di affidarsi totalmente ai cosiddetti senatori giallorossi che però adesso sono nel mirino della proprietà. La stessa proprietà con la quale Gasp ha affermato di avere un ottimo rapporto. Proprio per questo viene da chiedersi se ci sia realmente un orizzonte condiviso all’alba del primo dei tre anni, sulla carta, da fare insieme. Nel frattempo la Roma è crollata, e il casuale successo col Lecce non è bastato per svoltare. Troppo fragile mentalmente e, ora, anche difensivamente. Nel girone di ritorno sono arrivati solo 18 punti in 21 partite con 16 gol subiti di cui dodici solo nelle ultime cinque. Un calo evidente che hà allontanato ogni speranza Champions che pure matematicamente sarebbe possibile. Ma intanto bisogna definire la strada del domani, sempre se rivoluzione sarà.

Roma, si apre la crisi. I Friedkin tuonano: “Ora la rivoluzione”

Certe parole, a Trigoria, invecchiano male. Perché tornano. E quando tornano uguali a sé stesse, iniziano ad assomigliare a un riflesso condizionato. Dopo il 5-2 rimediato a San Siro contro l’Inter, la famiglia Friedkin torna a farsi sentire. I principali responsabili dell’ennesima stagione mediocre sono quindi i giocatori. Dito puntato contro i senatori, quel blocco che da anni accompagna la Roma lungo annate tutte troppo simili per picchi, cadute, limiti e piazzamenti finali. Tutto già sentito. E non in senso figurato. Basta tornare a dicembre 2024, alla sconfitta di Como con il gol di Gabrielloni, per riascoltare la stessa musica. Allora la situazione era inaccettabile e i Friedkin chiedevano maggiore costanza, promettendo di agire subito e con scelte forti anche a costo di sacrificare qualche pezzo importante per cambiare la mentalità del gruppo. Al centro delle discussioni, ora come allora, ci sono i soliti noti: Mancini, Cristante, Pellegrini, El Shaaarawy e Celik. E allora quelle frasi filtrate da Trigoria più che a una scossa, assomigliano sempre di più al ripetersi della stessa liturgia. L’idea è quella di schierarsi con la piazza e assecondarne gli umori, indicare colpevoli riconoscibili. Magari da punire con l’allontanamento, se linea dura dovrà essere. Nel 2024 la rosa alla fine non venne rivoluzionata grazie alla mano di Claudio Ranieri, che all’ultimo sforzo in panchina nascose i difetti di una squadra claudicante. Stavolta è tutto diverso. Perché giugno offrirà la possibilità di cambiare sul serio volto alla squadra. Dybala, Pellegrini, El Shaarawy e Celik andranno in scadenza. E, a meno di ripensamenti dell’ultim’ora, a nessuno dei quattro verrà rinnovato il contratto. I prestiti verranno rispediti al mittente: Ferguson, Zaragoza, Venturino e Tsimikas. Si proverà a trovare una sistemazione in estate a Dovbyk, con la speranza di rivederlo in campo a fine stagione per metterlo in vetrina. In uscita anche Angelino, Rensch e Gollini. Discorso simile per Mancini, Cristante e Hermoso. I loro contratti scadono a giugno 2027 e, nonostante gli accordi verbali, le firme ancora non ci sono. A Trigoria ogni discorso è stato messo in pausa dopo il diktat arrivato da Houston. Pensare a un loro addio, considerati pure gli sfoghi social dei tifosi, a fine stagione non e cosi impossibile. Fin qui le uscite. Poi, come ha detto pure Gasp, servono le certezze. Gli intoccabili dei Friedkin e dello stesso tecnico sono Wesley, Koné, Malen, Svilar, Soulé, Pisilli, Ndicka, El Aynaoui, Vaz, Ghilardi e Ziolkowski. La Roma proverà a ripartire da questo gruppo. Almeno sulla carta, perché la scure del settlement agreement pende sulla testa del club ed entro il 30 giugno 2026 almeno una grande cessione andrà fatta. I nomi selezionati dal club sono quattro: Ndicka, Koné, Pisilli e Wesley. In ordine di sacrificabilità.

(La Repubblica)

Scossa Friedkin

Il day after è inequivocabile. Con l’input della proprietà che, infuriata per il crollo preoccupante contro l’Inter a San Siro, invia il messaggio più chiaro che ci sia. Dentro e fuori Trigoria. D’ora in avanti, la Roma si discute. In bilico l’intera rosa, a cominciare dai suoi big stop al rinnovo per i senatori, cioè al prolungamento dei contratti di Mancini e Cristante, in scadenza il 30 giugno 2027. Massara ha trovato l’accordo con l’agente dei due azzurri fino al 2030. L’annuncio è però congelato. Così hanno deciso i Friedkin, contattando a caldo il management giallorosso, Ranieri e Massara presenti a Milano, per imporre la nuova linea. Durissima con gran parte dei titolari. La notte della vergogna lascia, dunque, scorie inimmaginabili fino a un mese fa. Al primo marzo quando la Roma, in vantaggio di due reti contro la Juve all’Olimpico, avrebbe potuto staccare i bianconeri di sette punti, blindando il quarto posto e la zona Champions. Gasperini, dopo il pari contro Spalletti, ha dovuto invece prendere atto dell’involuzione della squadra: 2 punti su 12 disponibili nelle successive 4 partite del torneo, più l’eliminazione nel derby di Europa League, agli ottavi contro il Bologna. Oggi la Roma è sesta a 4 punti dal Como e 3 dalla Juve, l’Atalanta insegue a -1. Ma la proprietà, irritata per la figuraccia di Pasqua contro l’Inter, ha scelto di dare la spallata definitiva. A giugno sarà rivoluzione. A meno di ripensamenti dovrebbero essere 12 i partenti: i quattro fine prestito, i quattro in scadenza Celik, Pellegrini, El Shaarawy e Dybala, più, novità del weekend di Pasqua, Mancini e Cristante, diventati cedibili come Rensch e Dovbyk. Sono i 12 che i Friedkin vorrebbero accompagnare all’uscita di Trigoria. E, in caso di offerte invitanti, potrebbero finire sul mercato pure quei giocatori in grado di generare plusvalenze robuste: Svilar e Ndicka, Pisilli e Koné. La proprietà, dunque, ha concesso il bis. Stessa reazione dopo Como-Roma del 15 dicembre 2024, mettendo in discussione il roster al completo. Dopo quella trasferta, con Ranieri in panchina, 19 risultati utili di fila, fino al ko con l’Atalanta. Con il quinto posto i Friedkin furono meno drastici. Adesso, sposando l’insofferenza della piazza che chiede il repulisti, non guardano in faccia nessuno. Sotto esame tutti, pure la triade Ranieri-Massara-Gasperini dalla quale però si vorrebbe ripartire. Mancano 7 giornate e con questi giocatori vuole provare a risalire al 4° posto.

    La crisi Roma inghiotte anche Gasperini

    “La Roma è un po’ come un gigante addormentato” scrivevano Dan e
    Ryan Friedkin pochi giorni dopo aver rilevato il club. Era il 2020. Non s’è mai svegliato, il gigante. Ha giusto vissuto un paio di sogni con José Mourinho, due finali europee consecutive che nella storia del club valgono più o meno come un oro alle Olimpiadi per la squadra giamaicana di bob. Fine della fiera. La qualificazione Champions? Ogni volta l’obiettivo si trasforma in miraggio, il 5-2 pasquale subito dall’Inter l’ennesima conferma. Nel buco nero di una proprietà che ha speso 1.060 milioni di euro ora sta finendo pure Gian Piero Gasperini. Stritolato, il tecnico, più che dai risultati da quel gioco di tensioni che lui stesso ha alimentato, conferenza dopo conferenza, pensiero dopo pensiero, sassolino dopo sassolino. È fatto così, Gasp. Lo faceva pure a Bergamo. Ma Roma non è Bergamo. Gasperini è arrivato su indicazione di Claudio Ranieri consulente dei Friedkin. Ma tra i due il rapporto si è presto deteriorato: il primo poco ha gradito la scarsa presenza di Ranieri a Trigoria. In mezzo tra i due c’è il ds Ricky Massara. Che oggi si ritrova a fare da cuscinetto. Argomento? II mercato. Giusto per raccontarne una: Gasperini aveva dato l’ok l’estate scorsa alla cessione di Koné per prendere Sancho, operazione poi bloccata dai Friedkin. Ma l’elenco di vedute distanti è lungo: Rios, Rowe, Fabio Silva, Boga, persino Zirkzee. Gasp segue percorsi suoi. Ascolta consigli esterni, persone di sua fiducia che non lavorano a Trigoria. A volte agisce direttamente come per Malen. Altre incassa: Robinio Vaz. Altre ancora sposa un acquisto, Zaragoza: non certo il primo della lista, comunque visionato e approvato, poi sparito dai radar. E allora riecco il giochino su chi l’ha voluto davvero. Gasperini oggi ha in classifica 54 punti dopo 31 giornate. Ranieri un anno fa ne aveva 53 e all’ultima giornata sfiorò il 4º posto. A ritroso: De Rossi post Mourinho 55 punti, lo stesso Mou 56 e 54, Fonseca pure 54. Il salto di qualità, con Gasperini, non s’è visto: 11 sconfitte in Serie A e 15 stagionali. Che spingeranno i Friedkin a un’altra rivoluzione: dopo la figuraccia di San Siro la proprietà ha fatto sapere che rinnoverà profondamente la rosa. Nessun big è sicuro di restare, via gli svincolati Dybala e Pellegrini, stop ai rinnovi di Mancini e Cristante. I Friedkin ora dicono basta. A giugno il redde rationem, tra Gasp e i dirigenti. La proprietà assicura: resteranno tutti e tre, il tecnico, Ranieri e Massara. Bisogna vedere chi si stufa prima.

    (corsera)

    La solita Roma: Gasp al bivio

    A chi ha vissuto Roma-Liverpool o Roma-Lecce dell’86 ma non ha dimenticato nemmeno i più recenti Manchester-Roma, il 26 maggio o la notte di Budapest, i cinque gol targati Lautaro e Chalanoglu dell’altra sera fanno il solletico. Il problema è un altro. Hanno spento la tv perché da qualche anno vedere la Roma è come assistere al Giorno della Marmotta, ovvero dove ti senti intrappolato in un loop temporale che ti fa rivivere all’infinito lo stesso giorno. La Roma è ormai una telenovela, dove cambiano gli allenatori, i dirigenti, i giocatori sono bene o male gli stessi, ma poi, a pensarci bene, la cinquina interista è uguale a quella rimediata da Juric a Firenze un anno e mezzo fa. Oppure somiglia ai tre gol subiti all’Olimpico da De Rossi col Bologna o tornando ancora più indietro ai tre incassati da Mourinho a Bergamo o alla tripletta cagliaritana che ha fatto da prologo al commiato di Fonseca. Un copione che presenta la stessa trama triste anche nei dissidi interni. Così PintoMou è uguale a Souloukou-De Rossi e non ha nulla da invidiare all’attuale RanieriGasperini con Massara. La Roma oggi è sesta e dando un’occhiata al calendario, con il Como a +4 e la Juve a +3 avrebbe ancora un piccolo margine per provare a fare qualcosa. Ma nessuno ci crede più. […] II campo dice il resto: 15 sconfitte stagionali, involuzione nel gioco e difesa che è passata dall’essere la migliore d’Europa ad un colabrodo. Discorso che chiama inevitabilmente in causa il tecnico. Gasp ha mille alibi ma ultimamente appare in confusione. Continuare a insistere sempre sullo stesso modulo e atteggiamento in campo pur con una squadra da tempo sulle gambe e senza avere sostituti all altezza dei titolari ai box, non convince. Ancor di meno questa guerra fredda iniziata con il club con messaggi subliminali alla società inviati attraverso scelte di campo. Contro il Lecce ad esempio ha concluso la partita con un trio di ragazzini in attacco per poi non presentarsi a parlare nel post-gara, a San Siro, lascia Vaz e El Aynaoui in panchina per continuare con la peggiore versione di Cristante e far entrare El Shaarawy dalla panchina, è sembrata l’ennesima stoccata.
    Di materiale per aprire una tavola rotonda e iniziare a confrontarsi oggi per fare meglio domani ce ne sarebbe. E invece da tempo, ogni componente in causa, ha iniziato la rincorsa per uscirne al meglio, agevolati da una proprietà che va ringraziata per il lavoro profuso a livello manageriale e per i soldi investiti ma che lascia alquanto a desiderare nella progettualità calcistica. Se Gasperini, come dovrebbe accadere in un progetto triennale, viene ancora considerato l’uomo giusto, Dan Friedkin lo deve ribadire senza se e senza ma. Oggi, perché domani è già tardi. E lo deve fare ufficialmente. A Trigoria invece, si continua a navigare a vista, provando ad annusare l’umore della piazza per accodarsi. Perché una cosa i Friedkin, pur essendo presenti sporadicamente in loco, l’hanno capita benissimo: l’importante è non mettersi contro la tifoseria. Pallotta docet.

    (Il Messaggero)

    Roma, alta tensione: l’ordine dei Friedkin. Bisogna cambiare e Gasp è sotto esame

    E adesso diventa davvero tutto più difficile. Perché una dopo l’altra non solo stanno saltando i traguardi, ma anche le certezze. Ed allora tornano in mente le parole di Gian Piero Gasperini di sabato scorso, nella conferenza stampa pre-Inter, quando il tecnico giallorosso disse: “Questa è una squadra che ha dei valori, una base molto solida. Ho sentito qualche critica su questo gruppo, che si possa arrivare a massimo quinti o sesti. Occhio però, che senza questi puoi anche diventare dodicesimo o tredicesimo come niente”. Proprio mentre subito dopo la disfatta di Milano i Friedkin hanno invece deciso di cambiare rotta. Soprattutto nei confronti del nucleo storico, quel gruppo di giocatori che rappresenta la base della squadra da anni. Insomma, non sembra esserci intesa tra l’allenatore e la proprietà. Ai piani alti di Trigoria l’ennesima sconfitta stagionale non è stata digerita benissimo. Esattamente come successe lo scorso anno, dopo il ko di Como, quando la proprietà decise per un rinnovamento che poi non venne messo in piedi. O, almeno, non come era stato programmato. Stavolta, invece, la debacle di San Siro ha fatto maturare nei Friedkin una convinzione: la squadra non è competitiva, almeno non per i traguardi che ci si è prefissati. Ed allora per uscire dal pantano si è deciso a fine stagione di andare incontro a un cambiamento netto, modificando soprattutto il nucleo portante del gruppo. I nomi? Facile pensare soprattutto a quei giocatori che costituiscono l’asse portante del gruppo da anni. Ecco anche perché i rinnovi di Mancini e Cristante sono di fatto “congelati”. Esattamente come quelli di Pellegrini, Dybala, Celik ed El Shaarawy che non sono stati ancora affrontati. Ma poi i problemi sostanziali sono anche altri. Ad iniziare dagli investimenti fatti che non hanno reso come previsto. Tra la scorsa estate e il mercato di gennaio i Friedkin hanno tirato fuori 96,5 milioni, che diventeranno sicuramente 121,5 a giugno con il previsto riscatto di Donyell Malen. Ma tranne l’olandese, Wesley e in parte Ghilardi, gli altri acquisti non hanno girato come previsto: El Aynaoui resta un oggetto misterioso, Ziolkowski e Vaz sono dei prospetti che possono fiorire, i prestiti non hanno dato nulla alla causa. Tutto questo ha portato la Roma ad uscire prematuramente prima dalla Coppa Italia e poi dall’Europa League. E ora ad inseguire da lontano la Champions, con il rischio anche di restare fuori dall’Europa. Ecco perché l’atmosfera per venerdì sera, quando all’Olimpico la Roma ospiterà il fanalino di coda Pisa, è annunciata elettrica. Lo stadio è pronto a manifestare il proprio dissenso, sia nei confronti della squadra sia verso l’allenatore. Dal quale la gente si aspettava un impatto differente e una capacità diversa di saper incidere sul gruppo e di saper migliorare i singoli. Insomma, i tifosi speravano di vedere quanto già fatto all’Atalanta. Ed invece devono digerire sconfitte inattese.

    (gasport)