Vigili all’Olimpico. Accordo con la Roma

IL TEMPO (M. ZANCHI) – Undicimila euro a partita, tutto compreso. Questa è la cifra che la Roma dovrà sborsare per pagare i servizi di viabilità della polizia locale intorno allo stadio Olimpico nel giorni delle partite, in base allo schema di convenzione tra Roma Capitale e il club giallorosso approvato dalla giunta Gualtieri giovedì scorso. Una delibera che di fatto chiude, almeno con la Roma, una querelle durata anni e finita decine di volte nelle aule giudiziarie, con esiti spesso contrastanti, dopo che nel 2019 è stato approvato il regolamento comunale che prevede a carico degli organizzatori di eventi, anche sportivi, il pagamento delle prestazioni dei vigili urbani.

A un certo punto, secondo quanto si legge nella delibera, di fronte alle «richieste di pagamento inoltrate da Roma Capitale» sarebbe stata la società a chiedere al Comune «di avvalersi della facoltà di stipulare apposita convenzione per la regolamentazione delle spese per le prestazioni del personale della polizia locale». Così, dopo alcuni incontri con i giallorossi, il Campidoglio «ha ridefinito, riducendolo, il perimetro territoriale sul quale svolgere le attività di fluidificazione del traffico veicolare» in occasione delle partite all’Olimpico, «riducendo altresì il numero delle unità di personale necessarie, giungendo così a stabilire un corrispettivo forfettizzato a carico dell’As Roma Spa per ogni singolo incontro» sia di Serie A e Coppa ltalia che di competizioni internazionali.

Meno vigili, quindi, e dislocati su un’area più ristretta rispetto a quanto avviene oggi. Questo potrebbe spiegare il motivo per cui il corrispettivo pattuito è “solo” di 11 mila euro, considerato che, ad esempio, per Roma-Udinese del 26 novembre 2023 il Comune risulta aver chiesto alla società 26.584,03 euro. Tornando alla convenzione, che per il Campidoglio verrà firmata dal comandante della polizia locale, Mario De Sclavis, la durata è di dieci anni (entro i quali dovrebbe essere pronto anche il nuovo stadio di Pietralata, non citato nella convenzione) e prevede il pagamento in dieci giorni dal ricevimento del documento contabile. Facendo un rapido calcolo, in base al numero di partite disputate in casa dalla Roma (tra 19 e 25-30, a seconda dell’andamento della stagione) il «tesoretto» finale potrebbe aggirarsi tra i 200 mila e i 330 mila euro l’anno, senza più il rischio di contenziosi. Archiviata la pratica giallorossa, chissà se in vista c’è una soluzione simile anche per i biancocelesti.

Gasperini-Ranieri, la ferita è aperta. «Le sue parole? Inattese e aggressive»

IL TEMPO (F. BIAFORA) – Un cocktail di emozioni contrastanti al culmine della settimana più complicata da quando lo scorso giugno ha deciso di accettare il corteggiamento della Roma e dei Friedkin. Con delle lacrime a chiudere il sipario. Gian Piero Gasperini si è presentato nella sala stampa di Trigoria dopo giorni di riunioni e di tensioni, scegliendo di affrontare subito l’argomento Ranieri, senza nascondere la testa sotto la sabbia: «C’è stata questa intervista che ha creato tutta questa situazione. È stata veramente una sorpresa incredibile perché non c’è stato mai, dico mai, un tono diverso tra me e Ranieri. È stata veramente inaspettata, in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione o questi toni aggressivi da parte sua. Non ho voluto rispondere, creare danni o difficoltà alla squadra e rispettando il pubblico».

Lo scontro fratricida con il senior advisor non ha però intaccato il lavoro settimanale fatto con il gruppo in vista della partita con l’Atalanta, una ancora e sfida che deciderà se la Roma potrà ancora credere nel dicosrso Champions League, sfruttando pure il ko del Como per agganciare momentaneamente la Juventus al quarto posto: «Zero alibi per tutti, è una partita importantissima, abbiamo cercato di spostare la concentrazione esclusivamente sul piano tecnico».

Nonostante la richiesta di parlare soltanto della gara fatta nell’incipit iniziale, è pure lo stesso allenatore a spostare il piano del discorso sulle difficoltà vissute quest’anno, con un parallelo tra quanto accaduto in questi mesi nella Capitale e quanto invece vissuto nei suoi lunghi anni a Bergamo: «Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e sono contento di questa scelta. Se riesci a fare bene a Roma hai una gratificazione importantissima. In nerazzurro è stata una storia lunga, sono stato otto anni al Genoa, nove all’Atalanta vuol dire che forse non sono proprio una persona così brutta e che forse si può lavorare con me tanti anni. Ho – ha proseguito sull’obiettivo Champions – sempre pensato che era un qualcosa di possibile. Lo penso ancora oggi. Con un po’ di idee in più – la stoccata sul mercato – avremmo avuto ancora più chance. È una partita decisiva se la perdi, ma se la vinci ti permette di alzare veramente le chance di Champions».

E ancora: «A Roma c’è tutto, soprattutto nella squadra e anche nell’ambiente esterno, per poter far bene». Nessuna parola sulla società giallorossa, mentre al contrario per quella bergamasca arrivano parole al miele: «A Bergamo ho potuto fare bene perché il contesto intorno a me era molto compatto. Il lavoro della società è stato straordinario, ha creato un clima ideale, soprattutto ha avuto la capacità di costruire una squadra forte nel tempo. C’è stato sempre un nucleo fortissimo, non solo di ragazzini e di giovani. Non è stato solo merito mio, molto lo ha avuto una società capacissima a operare in sintonia con l’allenatore».

Poi il colpo di scena finale, che sorprende tutti: «Ad un certo punto questa sintonia è venuta meno, un po’ perché è cambiata la proprietà, un po’ perché non c’era più Antonio Percassi al quale ero sicuramente più legato..». La voce si rompe, l’emozione prende il sopravvento e Gasperini lascia la sala stampa, sbattendo anche la porta in lacrime. Il momento è stato certamente complicato, la tensione e il ricordo dell’Atalanta e di Percassi hanno avuto il sopravvento all’improvviso. Ma nessuna resa agli eventi: Gasp vuole andare avanti con convinzione, portando in alto il progetto Roma.

Ranieri, il retroscena dietro le dichiarazioni di Roma-Pisa

Emergono retroscena significativi in casa Roma sul ruolo di Claudio Ranieri e sulle dinamiche interne al club. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del quotidiano, le recenti dichiarazioni del tecnico nel match Roma-Pisa, non sarebbero casuali, ma, al contrario, una mossa ben pensata per ridurre la sempre maggiore centralità di Gasperini nell’ambiente Roma. Da qui la scelta di esporsi pubblicamente, con l’obiettivo di spingere la proprietà a prendere una posizione chiara. In questo scenario, Dan Friedkin verrebbe così chiamato a una decisione definitiva che potrebbe ridefinire gli equilibri del club nel breve periodo. Una vera e propria partita a poker, dove ogni mossa può risultare decisiva per il futuro della Roma.

(Il Tempo)

Fuori da tutto, i club come l’Italia: l’Europa è un flop, niente semifinali

Mai come in questa Champions le semifinali sono le specchio della realtà, del nuovo ordine europeo.
Psg-Bayern e Atletico-Arsenal. Una francese, una tedesca, una spagnola e un’inglese. Le prime di Ligue 1, Bundesliga e Premier: manca soltanto chi comanda in
Liga perché il Barcellona ha perso il derby con Simeone. I quattro campionati top, tra i quali non c’è più l’Italia. Poi è vero che la Premier è combattuta, in Spagna è una lotta a due, e in Germania e Francia esistono dittature di ferro, mentre da noi nessuno riesce più a vincere due scudetti di fila, ma i padroni dell’Europa sono ormai altri, il nostro è un equilibrio dei poveri. (…) Se la Champions è la misura del potere, dal 2010, dall’Inter del triplete di Mou, siamo fuori dalla stanza del comando. Sedici anni:
era successo soltanto tra il 1969 (Milan) e il 1985 (Juve), ma la Serie A era ormai diventata la più bella del mondo. In questi ultimi sedici anni, invece, soltanto quattro finali – due Juve poi due Inter – tutte perse. In Europa League, ex Coppa Uefa, un successo tra il 1999 (Parma) e il 2026, quello dell’Atalanta due anni fa, più altre due finali ko con Inter e Roma. Un bilancio deprimente al quale aggiungere una Conference, quella della Roma nel 2022, e due finali perse dalla Fiorentina. (…) Bayern-Real, polemiche comprese, restituisce la bellezza un po’ primordiale e bestiale del calcio, la ricerca ossessiva della verticalizzazione e del gol, le difese “indifese” e prese d’infilata. Calcio imperfetto, forse, lontano dai modelli di troppe lavagne tattiche stipate di “attacchi agli spazi” e di “braccetti”, dallo 0-0 risultato perfetto, ma voi per quale partita comprereste un (già carissimo) biglietto? (…) Non ne possiamo più di questa palla che circola in orizzontale tra i difensori. Ma siamo sicuri che il campionato italiano abbia la percentuale più alta di passaggi riusciti: nessuno è rischioso. (…) E non è più il caso di stupirsi. In quattro delle ultime sei Champions ci siamo fermati agli ottavi. Nei dieci anni precedenti, escluse le due finali della Juve, soltanto la semifinale della Roma nel 2018. Peggio ancora se analizziamo gli ultimi trent’anni: dalla Champions della Juve nel ‘96, il Milan ne ha vinte due (2003 e 2007) e l’Inter una (2010). Tre Champions in trent’anni, più tre Europa League, una Coppa Coppe e una Conference. A pensarci bene, niente. Forse è stata una lenta discesa nell’inferno e ce ne siamo accorti solo ora che siamo all’ultimo girone dantesco. O quasi…

(gasport)

Oltre ogni querelle, romanisti presenti

Sostenere la Roma, prima di tutto e al di là di ogni querelle o risultato. (…) Siamo in un momento chiave per la stagione della Roma, șia per quanto riguarda le situazioni societarie sia per il rush finale di campionato che potrebbe regalare una straordinaria qualificazione in Champions ma anche un risultato del tutto più deludente e al di sotto dello standard degli ultimi anni. Sul campo, la gara contro l’Atalanta può essere un primo sparti acque quanto meno per allontanare il rischio niente Europa, mentre a livello di società persiste quel “caos calmo” scatenato dalle parole di Ranieri nel pre Roma-Pisa è destinato, in un modo o nell’altro, a dare una definizione diversa al progetto tecnico. Al netto di tutto questo o anzi, forse anche per tutto questo, i romanisti sono pronti a rispondere “presente” per l’ennesima volta in questa stagione, con oltre 60.000 tagliandi staccati per la sfida contro i bergamaschi. Con una Roma che dovrà trovare delle risorse fisiche in una rosa fortemente limitata dagli infortuni e quelle mentali. (…) Proprio col Pisa si è passato largamente il milione di presenti stagionali nelle sfide casalinghe, con una media di 62.574 a gara. I numeri cantano. (…) Sarà interessante vedere la reazione del pubblico alla diatriba Ranieri-Gasperini, ma durante la partita non ci sarà da sorprendersi di fronte all’ennesima serata di spinta. Quella oltre la retorica, quella romanista.

(Il Romanista)

Tentativo in extremis per Pisilli

IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Sarà una rifinitura con diversi nodi da sciogliere. Dopo aver tenuto la conferenza stampa, Gian Piero Gasperini dirigerà l’allenamento alla vigilia della partita con l’Atalanta. Per la quale Pisilli cercherà in tutti i modi di essere a disposizione. Il centrocampista romano si è fermato lunedì dopo un colpo alla caviglia subito in allenamento e nei giorni successivi ha effettuato soltanto terapie. La sua presenza domani all’Olimpico è altamente a rischio, ma il numero sessantuno giallorosso tenterà il recupero in extremis. Anche le speranze di Wesley – infortunatosi a fine marzo con il Brasile – di essere convocato sono residue. Il tecnico vorrebbe forzare il rientro del brasiliano, ma è frenato dallo staff medico che non ritiene l’ex Flamengo pronto e preferisce aspettare lunedì per riprendere il lavoro in gruppo. Da valutare, poi, le condizioni di Hermoso, che per il terzo giorno consecutivo non si è allenato con i compagni. Qualora lo spagnolo non dovesse farcela, Ghilardi andrebbe a completare la difesa con N’Dicka ed il rientrante Mancini. Le notizie positive, invece, giungono da Dybala, che all’inizio della scorsa settimana aveva effettuato una visita di controllo a Villa Stuart, dove si era operato al menisco il 6 marzo. Il recupero della Joya sta procedendo senza intoppi e nei prossimi giorni è previsto il ritorno in gruppo, con l’obiettivo di tornare a disposizione per Bologna-Roma.

Nessuno sbarco dei Friedkin, ma c’è attesa

C’erano due slot prenotati a Ciampino, uno per la giornata di mercoledì e uno per quella di ieri. Ed invece i Friedkin alla fine nella Capitale non si sono visti. (…) Ma quando si tratta della famiglia texana proprietaria della Roma, i colpi di scena sono dietro l’angolo. Ed allora non è detto che alla fine Dan e Ryan non possano spuntare (…) per cercare di mettere ordine su tante cose all’interno di Trigoria. Ad iniziare, ovviamente, dai rapporti interni tra Ranieri, Gasperini e Massara. I tre contendenti giallorossi.

Il voto della città, Roma si schiera: l’allenatore batte anche l’amore per Ranieri

La realtà è una sola: non poteva esserci modo peggiore per preparare la sfida con l’Atalanta. Uno spareggio per entrambe: i nerazzurri per avvicinarsi al gruppetto delle prime sei, la Roma per coltivare le ultime speranze di entrare in Champions. Già, la Roma. Alle prese con mille assenze, da Koné a Pisilli, da Dybala a a Pellegrini, per finire a Wesley che – almeno indirettamente – fa parte di un problema ancora più grande. La crisi aperta tra Ranieri e Gasperini, lì a rinfacciarsi pubblicamente le
operazioni di mercato e divisi da questioni tutt’altro che marginali. L’ultima, almeno così sembra, riguarda proprio il brasiliano, che l’allenatore vorrebbe recuperare e su cui lo staff sanitario – con il conforto, si dice, dei dirigenti – è molto più cauto. (…) Chi vota Gasp? chi Ranieri? – che sta attraversando la città giallorossa: con testimonial eccellenti, tifosi schierati, exit poll incerti, a infiammare la campagna elettorale. (…) Stavolta a mettere in piazza la loro rivalità sono stati gli stessi protagonisti. Gasperini mandando messaggi in codice sulla bontà di certe operazioni, Ranieri esagerando nel fallo di reazione. “Faceva parte di una rosa di cinque o sei allenatori, e in tre hanno rifiutato“. Una frase, ripetuta in diretta, che Gasperini ha incassato, con il disappunto – forse – di non aver saputo prima di quei tre no. Perché, magari, avrebbe invece detto sì alla Juventus, che provò inutilmente a convincerlo. Ma lui, correttamente, non pensò neanche per un attimo a rinnegare la parola data ai Friedkin.
(…) Una pioggia di parole anticipò l’esonero di Mourinho, in rottura prolungata con Tiago Pinto. Un temporale di emozioni accompagnò l’uscita di De Rossi, in contrasto con Lina Souloukou. Insomma, al presidente toccherà ancora una volta scegliere da che parte stare: una decisione – a meno che Ranieri non spiazzi tutti e dica addio sbattendo la porta – che arriverà solo a fine stagione. (…) Se tra due mesi si ripartirà con un nuovo allenatore – e qualcuno parla già di Italiano o Iraola – si dovrà impostare con evidente ritardo la stagione del Centenario. Se si ripartirà invece con nuovi dirigenti, e sono insistenti le voci che portano a Giuntoli o Sogliano – bisognerà riannodare in fretta e furia i tanti fili del mercato e sciogliere parecchi nodi. (…) Con una tifoseria che – senza voler rinnegare Ranieri, un grande personaggio e una grandissima persona – è piuttosto compatta nel sostenere Gasperini. (…) Anche per non bruciare un altro allenatore, un altro progetto (dopo quelli di Mourinho e De Rossi) che vorrebbe dire ricominciare da capo. (…) E Gasperini affronterà la
“Sua” Atalanta, da cui è andato via dopo nove anni, lasciando una proposta di rinnovo per altre due stagioni. Come dire: i Percassi, nel pacchetto, hanno messo tutto. Il suo carattere spigoloso, a volte acido, ma anche la sua sfrenata ambizione. Stavolta però saranno i Friedkin a votare: sì o no?

(gasport)

Dietro a Lautaro, il deserto: in A sono evaporati i bomber

La classifica marcatori, abbinata alla mole di gol segnati ridotta al minimo per tutte tranne che per l’Inter, suggerisce che la proposta offensiva del campionato italiano è sterile, se non quasi del tutto assente.
Alla 32esima giornata, Lautaro Martinez guida la classifica con appena 16 centri. Visto l’infortunio, è sempre più difficile che arrivi a quota 20. Se non ci arriverà nessuno, sarà una prima volta nell’era dei tre punti a venti squadre: il minimo intatti sono i 21 segnati da Del Piero nel 2007/08. E per trovarne meno bisogna risalire alle due stagioni tra il 1989 e il 1991 con i 19 di Van Basten e Vialli. (…) Malen potrebbe anche vincere il titolo di capocannoniere. Sarebbe un unicum che un giocatore acquistato a gennaio si prenda lo scettro del gol. L’olandese della Roma è salito a quota 10 con la prima e unica tripletta di questa asfittica serie
A
. (…) Tra Lautaro e Malen ci sono, a quota 11, Douvikas e Nico Paz del Como. (…) Ma i problemi offensivi, stringendo l’inquadratura, sono sistemici e trasversali. Li ha l’Inter senza il suo capitano e con un Pio Esposito in fisiologica flessione. Li ha la Juventus, aggrappata a uno Yildiz alle prese con le infiltrazioni al ginocchio, con Vlahovic e Milik fermi dopo essere stati forzatamente gettati nella mischia per disperazione vista la scarsa fiducia in David e Openda. Li ha il Napoli, con Hojlund abbandonato dai capricci di Lukaku e tradito dalla discontinuità di chi gli sta dietro. E ancora: la Roma vive il deserto alle spalle di Malen; il Milan deve affrontare la rottura ambientale con Leao, il crollo verticale di Pulisic e il contributo fantasma di Fullkrug e di Nkunku impiegato a singhiozzo e in ruoli diversi ogni volta. L’Atalanta non ha mai avuto a disposizione uno Scamacca in condizioni dignitose, e persino il Como ha dovuto rimediare alla profonda delusione chiamata Morata. Sommato tutto questo alla pochezza delle proposte tattiche, ed ecco che ci dirigiamo verso la classifica marcatori più misera di sempre.

(Libero)

Speranza Pisilli

Eppur si gioca. Tra uno screzio e una video-call, Roma-Atalanta è dietro l’angolo e a Trigoria inizia un’altra attesa. Quella che accompagna tutte le vigilie, soprattutto quelle delle partite più importanti (contro la Dea è praticamente una finale per l’Europa, prima che poi le successive cinque gare stabiliscano quale coppa sarà), che va ad aggiungersi all’altra attesa, meno leggera e più carica d’apprensione (o speranza, dipende dai punti di vista), aspettando una decisione definitiva da parte di Dan Friedkin. La frattura interna, tra Gasperini e Ranieri, manifestata dal Sir una settimana fa nell’immediato prepartita di Roma-Pisa, non è sanabile, (…) e nelle ultime ore sembra che la linea interventista stia prendendo piede anche oltreoceano. Eppur si gioca. E quindi, come in ogni vigilia che si rispetti, oggi Gian Piero Gasperini si presenterà in conferenza stampa, alle 13.30. (…) Gasp, però, nel frattempo è chiamato a concentrarsi sul campo, dove le difficoltà non mancano. Per il valore dell’avversario, ovviamente, con un’Atalanta in forma al netto della sconfitta di misura rimediata contro la Juventus, ma non solo. A complicare le cose, come da qualche mese a questa parte, c’è un’infermeria che non vuole saperne di svuotarsi. Rispetto a Roma-Pisa, Gian Piero recupera Mancini e nessun altro, anzi perde Pellegrini e, probabilmente, Pisilli. Niccolò, che lunedì ha subito una forte distorsione alla caviglia (escluse lesioni o il coinvolgimento di legamenti dagli esami strumentali), sta meglio ma la sua presenza tra i convocati è ancora in forte dubbio. (…) Chi, invece, e costretto a dare fortait e Wesley. Il brasiliano (…) non ha ricevuto ancora l’ok dallo staff medico per tornare in gruppo. Il recupero del laterale, quindi, è da rimandare all’inizio della prossima settimana. Sempre in quei giorni si riaffaccerà in gruppo Dybala, (…) stesso obiettivo per Koné. Pellegrini, infine, migliora e punta la gara di Parma per essere al meglio poi nel derby. Dietro tornerà la difesa titolare: Mancini, Ndicka e Hermoso davanti a Svilar. A sinistra Rensch, con Celik a destra. In mediana El Aynaoui e Cristante, mentre in attacco, con Pisilli probabilmente out, El Shaarawy è favorito su Venturino per completare il tridente con Soulé e Malen. Contiamoci. Questi siamo, con poche alternative dalla panchina. Eppur si gioca.

(Il Romanista)