Roma-Dea, passa tutto da qui

Senza il mancino più talentuoso che abbia frequentato la Serie A negli ultimi dieci anni – ovviamente il lungodegente Dybala, assenza pesantissima per le soluzioni offensive della Roma -, la qualità della partita sarà tenuta comunque alta da altri due “sinistri”: Matias Soulé e Charles De Ketelaere.

In particolare, la strategia offensiva dell’Atalanta ruoterà moltissimo dagli estri del belga, segnalato in crescita di inventiva nelle ultime settimane dopo lo stop forzato tra febbraio e marzo. […] La sua zona di competenza è sempre la stessa, quella di centrodestra sul fronte d’attacco della Dea. E un’area nella quale Gasp dovrebbe sistemare Mario Hermoso: c’è ancora un dubbio, perché in settimana lo spagnolo è stato gestito a causa della pubalgia, ma la scelta dovrebbe ricadere su di lui (Ghilardi è l’alternativa).

Della batteria arretrata giallorossa, Hermoso è probabilmente quello meglio ha interiorizzato il verbo gasperiniano, almeno in termini di attitudine difensiva, peraltro già educata con il Cholo all’Atletico Madrid lo spagnolo va “forte” sull’avversario, accorcia con aggressività, anche molto lontano dalla porta di Svilar.

È un tipo di attenzione che De Ketelaere tende a soffrire, ma è anche vero che per due anni CDK è stato svezzato con la stessa medicina sui prati di Zingonia, dunque dovrebbe aver sviluppato una certa immunità. […]

(gasport)

I Friedkin a Houston collegati in diretta. E mandano Shipley…

Non solo Roma e dintorni. La conferenza stampa di Gian Piero Gasperini è stata vista in diretta anche dall’altra parte del mondo. A Houston, in Texas, dove la famiglia Friedkin in questi giorni di burrasca ha preferito restare in silenzio dando fiducia al tecnico e sperando in una ormai impossibile riconciliazione con Claudio Ranieri. Dan e Ryan non sono rimasti indifferenti, ma non sono ancora intervenuti anche se c’era l’intenzione di sbarcare a Roma per risolvere la questione tra mercoledì e giovedì. Gli slot a Ciampino erano prenotati, ma poi sono stati annullati.

Alla fine, infatti, la proprietà ha cambiato idea e ha deciso di inviare a Trigoria Ed Shipley, l’uomo di fiducia della famiglia americana. L’amico di vecchia data del presidente, che ormai da tempo gestisce i momenti delicati in casa Roma, ha adesso il compito di tentare di prolungare la tregua armata ascoltando le parti in causa e cercando una mediazione, almeno fino al termine della stagione. […]

In questi giorni il presidente giallorosso ha sentito il tecnico in più di un’occasione al telefono ribadendo la piena fiducia nel suo lavoro ma senza aprire all’allontanamento di Ranieri, la persona di fiducia scelta la scorsa estate per guidare la Roma. Questo a Gasperini non basta e nelle prossime ore, dopo la delicata sfida con l’Atalanta, si aspetta un segnale più chiaro dai Friedkin.

(gasport)

De Rossi sul caos: «Non ha senso soffiare sul fumo»

«Di tutto c’è bisogno tranne che io mi metta in mezzo». Sul caos di questa settimana in casa Roma è intervenuto anche Daniele De Rossi che ha vissuto una situazione simile a quella di Gasp. […]

«Di tutto ha bisogno la Roma tranne che io mi unisca ai commenti e soffi sul fumo», ha detto Daniele prima della gara con il Pisa. «Spero che le cose vadano sempre meglio perché se le cose vanno bene a Roma sono contento», ha concluso il tecnico del Genoa.

(gasport)

C’è la Dea, Gasp piange

Ci ha provato fino alla fine, cercando di trattenere le lacrime per poi andare avanti. Mascella serrata, sguardo fisso e occhi spalancati, proprio come quando cerchi di resistere e a quegli occhi li chiedi di non cedere alle lacrime che li stanno per riem-pire. Ma Gasp non ce l’ha fatta, troppo forte l’emozione ricordando il suo rapporto personale con Antonio Percassi, «l’uomo a cui ero più legato all’interno dell’Atalanta». E con le lacrime c’è stata poi la fuga, il pugno sul tavolo e il successivo calcio alla porta che collega la sala conferenze di Trigoria con il corridoio dei media giallorossi. […]

Del resto, che ieri Gasp fosse ancora scosso lo si è capito subito, appena si è seduto sulla sedia delle conferenze. «C’è stata questa intervista di Ranieri che ha creato tutta questa situazione. Per me è stata un’autentica sorpresa, una cosa inaspettata, perché tra me e lui non c’era mai stato un tono diverso, uno screzio. E in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione, di questi toni. Da quel momento, però, mi sono preoccupato prima di tutto di non rispondere, poi di non recare alcun danno alla squadra, al pubblico». […]

Come positiva deve essere la prestazione stasera, soprattutto dopo la sconfitta del Como di ieri. Con una vittoria la Roma può infatti superare la squadra di Fabregas e dare la caccia alla Juve. […]

Gasp spera di poter avere a disposizione Pisilli (distorsione alla caviglia) e Wesley (lesione al bicipite femorale), ma la decisione finale arriverà solo oggi. Pisilli ieri ha provato, ma la caviglia fa ancora male. […]

Poi, ovviamente, il discorso si è spostato anche sul futuro. Gasp ha risposto anche stizzito: «Parlo solo della partita, queste sono domande che non fanno bene alla Roma». Certo, poi, il traguardo della Champions può anche influire, in un senso o nell’altro: «Ma questo va chiesto alla società, che però non mi ha mai chiesto questo traguardo. Sono io e la squadra che abbiamo alzato l’asticella, perché siamo tutti convinti che sia un obiettivo ancora raggiungibile». A patto, però, di superare stasera l’Atalanta. La sua Atalanta e quella di Percassi papà, l’uomo per cui ieri Gasperini si è lasciato andare. Emozionandosi

(gasport)

Lacrime capitali

Li aspettavano questa sera all’Olimpico, come fosse il Colosseo, dopo una settimana di fuoco. Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini. Ne resterà uno solo.

Ieri Gasp si è tolto l’elmo, come Massimo Decimo Meridio, ma non per minacciare guerra: per piangere. È caduta la maschera dell’allenatore duro che fa vomitare i giocatori di fatica, che si picchia col Papu, l'”antipatico”, come l’ha etichettato Ranieri, e si è mostrato com’è: un uomo che vive di cuore, in pressing sull’attimo. Aveva pianto per i morti di Bergamo, per Ilicic sollevato con un abbraccio perché pesava come una piuma… Ieri stava parlando di Antonio Percassi e la voce si è rotta. È scappato. Forse ha ripensato alla notte di Dublino, quando, in piedi sul tavolo, cantavano insieme e roteavano i tovaglioli. L’epilogo di una favola splendida.

È venuto alla Roma per scriverne un’altra. Alla Juve, dov’è nato, sarebbe stato più facile, ma l’idea di emozionare l’Urbe, di aggiungere bellezza alla Sistina gli ha gonfiato il cuore. […]

Si può amare Roma senza essere nati a Testaccio. Ora tocca alla proprietà scegliere.

Dall’Inter se ne andò con un herpes al labbro grosso come una noce, logorato dal fuoco amico. Non vuole fare la stessa fine. Le lacrime sono anche spia di tensione. I Friedkin devono scegliere. Altrimenti Gasp farà come ieri: prenderà la porta e, se la troverà chiusa, la sfonderà.

(gasport)

Vigili all’Olimpico. Accordo con la Roma

IL TEMPO (M. ZANCHI) – Undicimila euro a partita, tutto compreso. Questa è la cifra che la Roma dovrà sborsare per pagare i servizi di viabilità della polizia locale intorno allo stadio Olimpico nel giorni delle partite, in base allo schema di convenzione tra Roma Capitale e il club giallorosso approvato dalla giunta Gualtieri giovedì scorso. Una delibera che di fatto chiude, almeno con la Roma, una querelle durata anni e finita decine di volte nelle aule giudiziarie, con esiti spesso contrastanti, dopo che nel 2019 è stato approvato il regolamento comunale che prevede a carico degli organizzatori di eventi, anche sportivi, il pagamento delle prestazioni dei vigili urbani.

A un certo punto, secondo quanto si legge nella delibera, di fronte alle «richieste di pagamento inoltrate da Roma Capitale» sarebbe stata la società a chiedere al Comune «di avvalersi della facoltà di stipulare apposita convenzione per la regolamentazione delle spese per le prestazioni del personale della polizia locale». Così, dopo alcuni incontri con i giallorossi, il Campidoglio «ha ridefinito, riducendolo, il perimetro territoriale sul quale svolgere le attività di fluidificazione del traffico veicolare» in occasione delle partite all’Olimpico, «riducendo altresì il numero delle unità di personale necessarie, giungendo così a stabilire un corrispettivo forfettizzato a carico dell’As Roma Spa per ogni singolo incontro» sia di Serie A e Coppa ltalia che di competizioni internazionali.

Meno vigili, quindi, e dislocati su un’area più ristretta rispetto a quanto avviene oggi. Questo potrebbe spiegare il motivo per cui il corrispettivo pattuito è “solo” di 11 mila euro, considerato che, ad esempio, per Roma-Udinese del 26 novembre 2023 il Comune risulta aver chiesto alla società 26.584,03 euro. Tornando alla convenzione, che per il Campidoglio verrà firmata dal comandante della polizia locale, Mario De Sclavis, la durata è di dieci anni (entro i quali dovrebbe essere pronto anche il nuovo stadio di Pietralata, non citato nella convenzione) e prevede il pagamento in dieci giorni dal ricevimento del documento contabile. Facendo un rapido calcolo, in base al numero di partite disputate in casa dalla Roma (tra 19 e 25-30, a seconda dell’andamento della stagione) il «tesoretto» finale potrebbe aggirarsi tra i 200 mila e i 330 mila euro l’anno, senza più il rischio di contenziosi. Archiviata la pratica giallorossa, chissà se in vista c’è una soluzione simile anche per i biancocelesti.

Gasperini-Ranieri, la ferita è aperta. «Le sue parole? Inattese e aggressive»

IL TEMPO (F. BIAFORA) – Un cocktail di emozioni contrastanti al culmine della settimana più complicata da quando lo scorso giugno ha deciso di accettare il corteggiamento della Roma e dei Friedkin. Con delle lacrime a chiudere il sipario. Gian Piero Gasperini si è presentato nella sala stampa di Trigoria dopo giorni di riunioni e di tensioni, scegliendo di affrontare subito l’argomento Ranieri, senza nascondere la testa sotto la sabbia: «C’è stata questa intervista che ha creato tutta questa situazione. È stata veramente una sorpresa incredibile perché non c’è stato mai, dico mai, un tono diverso tra me e Ranieri. È stata veramente inaspettata, in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione o questi toni aggressivi da parte sua. Non ho voluto rispondere, creare danni o difficoltà alla squadra e rispettando il pubblico».

Lo scontro fratricida con il senior advisor non ha però intaccato il lavoro settimanale fatto con il gruppo in vista della partita con l’Atalanta, una ancora e sfida che deciderà se la Roma potrà ancora credere nel dicosrso Champions League, sfruttando pure il ko del Como per agganciare momentaneamente la Juventus al quarto posto: «Zero alibi per tutti, è una partita importantissima, abbiamo cercato di spostare la concentrazione esclusivamente sul piano tecnico».

Nonostante la richiesta di parlare soltanto della gara fatta nell’incipit iniziale, è pure lo stesso allenatore a spostare il piano del discorso sulle difficoltà vissute quest’anno, con un parallelo tra quanto accaduto in questi mesi nella Capitale e quanto invece vissuto nei suoi lunghi anni a Bergamo: «Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e sono contento di questa scelta. Se riesci a fare bene a Roma hai una gratificazione importantissima. In nerazzurro è stata una storia lunga, sono stato otto anni al Genoa, nove all’Atalanta vuol dire che forse non sono proprio una persona così brutta e che forse si può lavorare con me tanti anni. Ho – ha proseguito sull’obiettivo Champions – sempre pensato che era un qualcosa di possibile. Lo penso ancora oggi. Con un po’ di idee in più – la stoccata sul mercato – avremmo avuto ancora più chance. È una partita decisiva se la perdi, ma se la vinci ti permette di alzare veramente le chance di Champions».

E ancora: «A Roma c’è tutto, soprattutto nella squadra e anche nell’ambiente esterno, per poter far bene». Nessuna parola sulla società giallorossa, mentre al contrario per quella bergamasca arrivano parole al miele: «A Bergamo ho potuto fare bene perché il contesto intorno a me era molto compatto. Il lavoro della società è stato straordinario, ha creato un clima ideale, soprattutto ha avuto la capacità di costruire una squadra forte nel tempo. C’è stato sempre un nucleo fortissimo, non solo di ragazzini e di giovani. Non è stato solo merito mio, molto lo ha avuto una società capacissima a operare in sintonia con l’allenatore».

Poi il colpo di scena finale, che sorprende tutti: «Ad un certo punto questa sintonia è venuta meno, un po’ perché è cambiata la proprietà, un po’ perché non c’era più Antonio Percassi al quale ero sicuramente più legato..». La voce si rompe, l’emozione prende il sopravvento e Gasperini lascia la sala stampa, sbattendo anche la porta in lacrime. Il momento è stato certamente complicato, la tensione e il ricordo dell’Atalanta e di Percassi hanno avuto il sopravvento all’improvviso. Ma nessuna resa agli eventi: Gasp vuole andare avanti con convinzione, portando in alto il progetto Roma.

Ranieri, il retroscena dietro le dichiarazioni di Roma-Pisa

Emergono retroscena significativi in casa Roma sul ruolo di Claudio Ranieri e sulle dinamiche interne al club. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del quotidiano, le recenti dichiarazioni del tecnico nel match Roma-Pisa, non sarebbero casuali, ma, al contrario, una mossa ben pensata per ridurre la sempre maggiore centralità di Gasperini nell’ambiente Roma. Da qui la scelta di esporsi pubblicamente, con l’obiettivo di spingere la proprietà a prendere una posizione chiara. In questo scenario, Dan Friedkin verrebbe così chiamato a una decisione definitiva che potrebbe ridefinire gli equilibri del club nel breve periodo. Una vera e propria partita a poker, dove ogni mossa può risultare decisiva per il futuro della Roma.

(Il Tempo)

Fuori da tutto, i club come l’Italia: l’Europa è un flop, niente semifinali

Mai come in questa Champions le semifinali sono le specchio della realtà, del nuovo ordine europeo.
Psg-Bayern e Atletico-Arsenal. Una francese, una tedesca, una spagnola e un’inglese. Le prime di Ligue 1, Bundesliga e Premier: manca soltanto chi comanda in
Liga perché il Barcellona ha perso il derby con Simeone. I quattro campionati top, tra i quali non c’è più l’Italia. Poi è vero che la Premier è combattuta, in Spagna è una lotta a due, e in Germania e Francia esistono dittature di ferro, mentre da noi nessuno riesce più a vincere due scudetti di fila, ma i padroni dell’Europa sono ormai altri, il nostro è un equilibrio dei poveri. (…) Se la Champions è la misura del potere, dal 2010, dall’Inter del triplete di Mou, siamo fuori dalla stanza del comando. Sedici anni:
era successo soltanto tra il 1969 (Milan) e il 1985 (Juve), ma la Serie A era ormai diventata la più bella del mondo. In questi ultimi sedici anni, invece, soltanto quattro finali – due Juve poi due Inter – tutte perse. In Europa League, ex Coppa Uefa, un successo tra il 1999 (Parma) e il 2026, quello dell’Atalanta due anni fa, più altre due finali ko con Inter e Roma. Un bilancio deprimente al quale aggiungere una Conference, quella della Roma nel 2022, e due finali perse dalla Fiorentina. (…) Bayern-Real, polemiche comprese, restituisce la bellezza un po’ primordiale e bestiale del calcio, la ricerca ossessiva della verticalizzazione e del gol, le difese “indifese” e prese d’infilata. Calcio imperfetto, forse, lontano dai modelli di troppe lavagne tattiche stipate di “attacchi agli spazi” e di “braccetti”, dallo 0-0 risultato perfetto, ma voi per quale partita comprereste un (già carissimo) biglietto? (…) Non ne possiamo più di questa palla che circola in orizzontale tra i difensori. Ma siamo sicuri che il campionato italiano abbia la percentuale più alta di passaggi riusciti: nessuno è rischioso. (…) E non è più il caso di stupirsi. In quattro delle ultime sei Champions ci siamo fermati agli ottavi. Nei dieci anni precedenti, escluse le due finali della Juve, soltanto la semifinale della Roma nel 2018. Peggio ancora se analizziamo gli ultimi trent’anni: dalla Champions della Juve nel ‘96, il Milan ne ha vinte due (2003 e 2007) e l’Inter una (2010). Tre Champions in trent’anni, più tre Europa League, una Coppa Coppe e una Conference. A pensarci bene, niente. Forse è stata una lenta discesa nell’inferno e ce ne siamo accorti solo ora che siamo all’ultimo girone dantesco. O quasi…

(gasport)

Oltre ogni querelle, romanisti presenti

Sostenere la Roma, prima di tutto e al di là di ogni querelle o risultato. (…) Siamo in un momento chiave per la stagione della Roma, șia per quanto riguarda le situazioni societarie sia per il rush finale di campionato che potrebbe regalare una straordinaria qualificazione in Champions ma anche un risultato del tutto più deludente e al di sotto dello standard degli ultimi anni. Sul campo, la gara contro l’Atalanta può essere un primo sparti acque quanto meno per allontanare il rischio niente Europa, mentre a livello di società persiste quel “caos calmo” scatenato dalle parole di Ranieri nel pre Roma-Pisa è destinato, in un modo o nell’altro, a dare una definizione diversa al progetto tecnico. Al netto di tutto questo o anzi, forse anche per tutto questo, i romanisti sono pronti a rispondere “presente” per l’ennesima volta in questa stagione, con oltre 60.000 tagliandi staccati per la sfida contro i bergamaschi. Con una Roma che dovrà trovare delle risorse fisiche in una rosa fortemente limitata dagli infortuni e quelle mentali. (…) Proprio col Pisa si è passato largamente il milione di presenti stagionali nelle sfide casalinghe, con una media di 62.574 a gara. I numeri cantano. (…) Sarà interessante vedere la reazione del pubblico alla diatriba Ranieri-Gasperini, ma durante la partita non ci sarà da sorprendersi di fronte all’ennesima serata di spinta. Quella oltre la retorica, quella romanista.

(Il Romanista)