Dall’entusiasmo al gelo: storia di un rapporto che non è mai decollato

Mercato, infortuni, scelte. E poi atteggiamenti e filosofie diverse. Insomma, il rapporto tra Gasperini e Ranieri non è mai decollato. Anzi, nonostante di screzi veri e propri non ce ne sia traccia («Le sue parole mi hanno sorpreso, perché tra noi non ci sono mai stati questi toni», ha detto Gasp alla vigilia della sfida con l’Atalanta, riferendosi alle frasi del senior advisor prima di Roma-Pisa), l’entusiasmo iniziale si è trasformato presto in freddezza e poi in gelo. (…) A Gasp non andava giù la scarsa presenza e il poco supporto di Ranieri e perché al senior advisor non sono mai piaciuti certi suoi comportamenti. Iniziando proprio dalle “lamentele” del tecnico sul mercato e le tante incomprensioni con il direttore sportivo Ricky Massara, con le stesso Ranieri a fare spesso da mediatore: prima nella trattativa saltata per Rios (e la scelta di El Aynaoui), poi nella caccia al trequartista sinistro e nella telenovela Sancho (proprio mentre Massara stava per chiudere Rowe, con lo stesso Ranierí che nei giorni scorsi ha detto: «Su Sancho abbiamo perso solo tempo») e infine nella scelta di Ferguson. E poi l’altro punto di scontro: il progetto. La Roma voleva puntare sui giovani, esattamente come Gasperini. Almeno all’inizio, visto che in Inghilterra il tecnico disse: «Il club ha deciso di cambiare strategia rispetto al passato e l’idea di provare a vincere a Roma facendo crescere i ragazzi è la sfida che mi ha convinto ad accettare». Poi, però, Gasp ha voluto alzare l’asticella strada facendo. (…) Nel frattempo, però, è arrivato anche il mercato invernale e i toni e i confronti sono diventati sempre più duri, in particolare sulle trattative legate a Zirkzee e Raspadori, ma anche sullo sbarco finale di Vaz e Venturino. A lenire le ferite – in parte – è arrivato invece Malen. «Mettetevi d’accordo: volete una Roma Under 23 o la Charnpions?», ha chiesto Gasp a Udine, dopo la sconfitta. La domanda era ai giornalisti, ma in realtà riferita alla società. (…) La dirigenza è sempre stata poco convinta di alcune letture tattiche del tecnico, oltre che pensierosa sui tanti infortuni muscolari (anche se Gasp ha sempre sottolineato come non fossero poi così tanti). Il tecnico, invece, si è sorpreso del silenzio del club su alcuni presunti torti arbitrali (come nelle sconfitte contro Genoa e Como), irrigidendosi per le scelte dello staff medico, che secondo lui ha frenato troppo sul recupero di alcuni giocatori (Koné e Wesley), gestendo male i casi Dybala, Ferguson e Dovbyk. Fino al botta e risposta del pre e post Roma-Pisa. Il vero punto di non ritorno.

(gasport)

Ranieri-Roma: il divorzio

Tra i due litiganti, Ranieri e Gasperini, ha vinto Gian Piero. Ci stanno pensando gli avvocati, manca solo il comunicato che renderà ufficiale la separazione. La sua storia con la Roma è lunga, qui abbiamo visto tanti Ranieri. Ha vissuto una vita (breve) da calciatore, tre da allenatore e una (brevissima) da dirigente. (…) Finisce con pochi baci e abbracci, ma tanta amarezza, specie da parte di Claudio, che da dieci mesi comanda le operazioni a Trigoria, anche se non da dietro una scrivania. Cinque addii diversi, alcuni scontati (agli inizi degli anni ’70 prima da giovanotto alla corte di Liedholm e poi a cercare fortuna a Catanzaro), altri più traumatici (l’esonero del 2011 dopo aver sfiorato lo scudetto l’anno prima, con una cavalcata straordinaria conclusasi con la sconfitta in casa contro la Sampdoria dopo un derby vinto in rimonta, escludendo insieme Totti e De Rossi) e altri ancora inevitabili (come quello del 2019, la sua presenza in panchina è stata di pochi mesi: una gestione tecnica anonima e un rapporto con Franco Baldini mai decollato) e l’ultima è di ieri pomeriggio, dopo essere passato per eroe da allenatore e da prezioso consigliere. (…) Dimissionario o dimissionato conta poco, sono formalismi: Ranieri non fa più parte della Roma. Si è fatto da parte, perché costretto. Il comunicato non avrà toni traumatici. Ranieri è sempre stato individuato come il salvatore della patria, soprattutto l’ultima volta, quando i Friedkin gli hanno prima affidato la squadra dopo gli esoneri di De Rossi e Juric e poi i loro affari calcistici e le cose di Trigoria, promuovendolo come consulente senior del patron in persona, Dan Freidkin. Poi, al suo posto, è arrivato Gasperini, scelto anche dallo stesso Claudio ed è finita che il figlio ha mangiato il padre, che il dipendente (l’allenatore) ha fatto saltare il consulente esterno. (…) A Gasp non andava bene nulla di ciò che aveva fatto Ranieri, dalla scelta del ds, fino a quella del responsabile sanitario e di alcuni collaboratori tecnici. Ranieri, fino a due giorni fa, era convinto di avere ancora in mano la situazione, che aveva fatto tutto per difendere la società e il suo operato (compresa l’intervista della sera di Roma-Pisa). leri mattina si è fatto vedere, a sorpresa (non era nella lista dei premiati) al Coni per la consegna di un riconoscimento dedicato alla Città di Roma, che lui, appunto, in varie fasi della sua carriera, ha sempre rappresentato. “Ci aspettiamo il meglio. I ragazzi stanno dando tutto, quindi forza Roma sempre comunque vada. E tutti uniti per un unico scopo“, questo aveva detto, forse ignaro di ciò che sarebbe accaduto di li a poco. La scelta di Gasp era la più scontata, apparentemente indolore: si può fare a meno di un consulente (e magari di un ds) e meno di uno così quotato, anche se scomodo, come Gasp, specie andando incontro a una stagione storica, quella del centenario della Roma. Il comunicato del club era in divenire, Ranieri infatti ha dovuto rinunciare (e magari ha solo rimandato) anche all’intervista promessa al Tgl: non poteva esprimere alcun pensiero prima delle comunicazioni e lo avrebbe fatto volentieri. (…) Claudio rinuncia a un contratto con il club che sarebbe scaduto nel 2027, avrà la sua parte, figlia di un divorzio consensuale: per la Roma aveva anche detto no alla Nazionale, quando lo scorso giugno era stato allontanato
Spalletti (poi chiamato Gattuso) e Gravina era a caccia di un uomo forte, che mettesse tutti d’accordo e capace di radunare il meglio degli azzurri e portarli alla conquista della qualificazione al Mondiale in America. Le porte della Figc si riapriranno, forse, Claudio senza calcio fatica a stare, (…) specie se dovesse diventare presidente Giovanni Malagò, che ha sempre apprezzato il lavoro di Sir Claudio e le sue conoscenze calcistiche. Roma andrà avanti senza Ranieri e i Friedkin sperano di aver fatto la scelta giusta, non solo quella più facile.

(Il Messaggero)

La congiura di Roma, via Ranieri e Massara: comanda Gasperini

Nella buona si è recitato, nella cattiva sorte è esploso tutto. Le false promesse d’amore non hanno retto i tempi supplementari. Ranieri via, e dopo di lui il diluvio. Via Massara, il ds, via i medici, via gli addetti al recupero infortuni, a cascata via mezzo staff. Giuntoli che si scalda a bordocampo: sempre più solido il rapporto con l’altra parte del mondo Roma, quella di Gasperini. Altro giro, altra rivoluzione, altra rottura, un solo uomo al comando: era una sfida, l’allenatore non ha vinto, ha trionfato, la Roma è sua. Tutto il resto è passato. Non è stata una rottura consensuale tra la Roma e Ranieri, niente diamoci la mano è stato un piacere, restiamo amici. L’ex tecnico ex dirigente ex “alla Roma non dirò mai no, non la lascio” costretto a mollare, non sarà più il consulente della famiglia Friedkin. Lo aveva deciso già, a 74 anni era stanco di lamentele, parolacce, tensioni, ma non lo ha fatto sua spunte e a cuor leggero. Gli è stato detto: accettiamo le dimissioni. Risposta: quali? Quindi, parlia-
mone. La rottura era insanabile, uno dei due doveva mollare. Lo ha fatto Ranieri. (…) Tutti i giorni a Trigoria doveva sentirsi dire: Gasp ha detto a quel giocatore che non è all’altezza, un altro calciatore è uscito da Trigoria piangendo, oggi ha detto parolacce, ieri ha dato del lei a quel dirigente che non gli piace, ieri non lo ha fatto salire sul pullman, lo chiama davanti a tutti con un soprannome ignobile. Insostenibile per uno come Ranieri, furbo, scaltro, ma autorevole. Aveva già deciso di trattare con i proprietari, pensava a una estate in tv da commentatore, a un futuro senza stress e senza un allenatore che si lamenta di tutto, dal mercato all’unghia incarnita dell’ultimo primavera. (…) Adesso potrebbe essere coinvolto nel rilancio della Nazionale. Sa di aver sbagliato tempi e modi, sapeva che i Friedkin, riservati e discreti, non avrebbero gradito. E infatti non l’hanno fatto. Dalla loro avevano una scelta da fare: dopo gli esoneri dolorosi di Mourinho e De Rossi non volevano spezzare un altro progetto. Zero titoli ok, non zero progetti. E dalla sua Gasp non ha capito perché si è trovato troppo solo a settembre, lui che aveva preso casa dall’altra parte di Roma rispetto a Trigoria, per stare vicino a Ranieri e far stare vicine le persone della loro famiglia. (…)

(La Repubblica)

Sir Claudio, De Rossi e Totti: troppo romanisti per Trigoria

I Friedkin non cacciano soltanto allenatori, dirigenti o consulenti. A ormai da anni, sembrano avere un problema più profondo: il rapporto con le figure che dentro li Roma rappresentano qualcosa di più di un ruolo. Le bandiere, i simboli, gli uomini che per storia o per impatto emotivo diventano un pezzo di romanismo. E alla fine, quasi sempre, vengono accompagnati alla porta dai proprietari americani. Troppo grande il nome, ingombrante l’aura e il sentimento che riescono a spostare, per farne il cardine della Roma made in Usa. L’ultimo capitolo di questa lunga storia di dissapori con il romanismo porta il nome di Claudio Ranieri. (…) E successo anche con Daniele De Rossi, l’uomo che più di chiunque altro incarnava l’idea di continuità tra campo, panchina e appartenenza. Preso per far dimenticare in fretta l’addio fragoroso di José Mourinho, esposto come il futuro della Roma, caricato di significati che andavano oltre il mestiere di allenatore, De Rossi è stato cacciato dopo nove mesi. Un rapporto consumato in fretta, come se quel peso simbolico fosse utile all’inizio ma scomodo da gestire sul lungo periodo. Ancora più rumoroso è il vuoto lasciato attorno a Francesco Totti. Il simbolo per eccellenza, la bandiera più importante della storia della Roma. Mai davvero considerato come un valore aggiunto da riaccogliere a Trigoria. Snobbato per anni e riapparso solo negli ultimi mesi come uomo di rappresentanza per il centenario. Alla stregua della mascotte Romolo. E poi c’è Mourinho, che non nasce bandiera romanista ma in meno di due anni era riuscito a diventare un idolo, capace di legarsi alla pancia della città come pochi altri. (…) Quando però il simbolo cresce, si allarga, diventa autonomo e rischia perfino di contendere centralità alla proprietà, allora scatta la rottura. De Rossi, Totti, Mourinho. Ranieri forse è l’eccezione. I Friedkin non gli hanno perdonato quell’uscita pubblica prima di Roma-Pisa. A maggio la curva sud lo definiva “un grande romanista”.

(La Repubblica)

Decisione improrogabile. Primo passo verso il futuro

IL TEMPO (T. CARMELLINI) – Che tra i due ne potesse rimanere uno solo era già assodato da tempo. Lo strappo tra Ranieri e Gasperini era andato troppo oltre e la decisione da prendere ormai improrogabile. Ieri l’atteso quanto inevitabile epilogo di una vicenda che lascerà comunque strascichi all’interno del «fortino» di Trigoria e che ha già creato più di un danno collaterale: non ultimo probabilmente anche lo scollamento del gruppo nel momento più complicato della stagione. Dentro le «mura amiche» si respirava da tempo tensione alle stelle e così è skito fino all’ultima battuta. E anche sul comunicato che la società ha scritto per annunciare l’evento c’è stato un tira e molla interminabile: per-ché il testaccino ci teneva a dire la sua, a far capire al «suo» popolo il perché di questa decisione diciamo «consensuale». Anche se il termine esatto sarebbe «dimissionato». Di fatto la società giallorossa ha scelto, puntando tutto sull’allenatore e dando il benservito all’ex tecnìco che era stato ingaggiato per fare da «mediatore». Ma è difficile far convivere due personalità così diverse ma allo stesso tempo così simili: ognuno vuole andare per la sua strada e ognuno su tutte le cose vuole dire l’ultima parola. Quindi non c’è mediazione che tenga e il club, al netto del grande lavoro svolto in passato da Ranieri, ha fatto la scelta giusta rimanendo nel solco di quanto intrapreso proprio dal testaccino quando si spese in prima persona per far venire a Roma Gasperini. Perché se decidi di puntare su un tecnico così, poi gli devi dare carta bianca, devi assecondare tutte le sue scelte: la cosa, almeno a Bergamo, funzionò proprio così. Lì, attorno alla figura del tecnico piemontese, era stata costruita una struttura a sua immagine e somiglianza in grado di girare alla perfezione e in sintonia con il suo pensiero. Ed è per questo che l’attuale ds Massara, è probabilmente arrivato anche lui a fine corsa. Troppo legato a Ranieri, troppo «lontano» da Gasperini. Insomma l’attesa svolta è arrivata, la proprietà ha preso le sue decisioni e adesso per navigare verso il futuro dovrà essere brava a tener ferma la barra. Perché, soprattutto nel primo tratto di questo nuovo percorso, le insidie saranno molte e arriveranno da più parti. La Roma da parte sua intanto deve chiudere questa stagione in maniera dignitosa per non iniziare la prossima ancora una volta tra soliti rimpianti. Ranieri? Per lui un futuro in azzurro potrebbe essere un’ipotesi più che credibile (soprattutto con Malagò capo): della serie a pensare male si fa peccato ma…

Panatta: “Chi lo immaginava a luglio? Ma la frattura era insanabile”

Corriere della Sera (U. Trani) – “Davvero, ma quando è successo?”. Stupito, preso in contropiede. E l’ora di cena quando Adriano Panatta, giallorosso dichiarato e appassionato, risponde al telefono e incassa la notizia della giornata. Inattesa, ma subito commentata con la sintesi più efficace. “Allora hanno scelto Gasperini“, la sua rima reazione.

Si sta chiedendo perché sia finita così?
Fino ad un certo punto. Dopo le dichiarazioni di Ranieri, prima di Roma-Pisa, così forti, la situazione era precipitata. La frattura a quanto pare non era più sanabile. Io mi auguravo che con il passare dei giorni fosse possibile la riconciliazione“.

Che cosa può essere successo tra i due?
Non me lo so spiegare. A me dispiace dover prendere atto di questa separazione. Ma i rapporti ormai erano incrina-ti. Questo era chiaro. E i Friedkin sono stati costretti a fare una scelta. Non potevano andare avanti insieme“.

Eppure è stato Ranieri a contattare Gasperini, con-
vincendolo ad accettare la Roma. In meno di un anno, il ribaltone. Possibile?

Anch’io ho sempre sentito dire che Gasperini era stato scelto da Ranieri. Gli stessi media hanno sempre dato questa versione sull’ingaggio dell’allenatore. Evidentemente non era così. Ma questa uscita di scena, addirittura a stagione in corso, ha sorpreso un po’ tutti. Nessuno l’aveva messa in preventivo, anche se quell’intervista di due settimane fa in cui Ranieri si è esposto in quel modo ha fatto capire un po’ a tutti il clima dentro Trigoria“.


La piazza all’inizio era contenta di vedere i due lavorare insieme. Il suo pensiero, quando aveva saputo la novità, Ranieri dalla panchina alla scrivania e Gasperini nuovo allenatore della Roma?
La formula mi piaceva. Ranieri esperto, romano e romanista. Gasperini tecnico tra i migliori d’Europa e non solo in Italia. Mai avrei pensato che non sarebbero andati d’accordo. Se ci fossero riusciti, sarebbe stata la strada migliore. E invece la convivenza non ha funzionato“.


Adesso la proprietà Usa come crede che andrà avanti?
«Mi sembra scontato. I Friedkin devono mettere tutto in mano a Gasperini. A cominciare dal mercato, ascoltandolo al momento di fare acquisti e cessioni. La questione tecnica spetterà a lui. La direzione, insomma, è una. Se non andasse così, sarebbe un mistero. Un altro“.

Mou, De Rossi, Ranieri arrivi ed esoneri show: i blitz del silenzioso Dan

Il botto dopo il silenzio. Quando meno te l’aspetti. Effetto temporale. Chiamiamolo pure modus operandi. Ma dopo quasi sei stagioni da proprietari della Roma è l’effetto sorpresa a caratterizzare la gestione di Dan (presidente) e Ryan (vice) Friedkin. (…) Muti e improvvisamente decisionisti. Spiazzando e spazzando. I Friedkin si sono presi la Roma il 6 agosto del 2020. Poche ore dopo la Roma uscì, a Duisburg, dall’Europa League. L’inizio peggiore per la nuova era. Che ha la sua data simbolo nel 4 maggio del 2021. Sono passati quasi cinque anni. In mattinata il coup de théâtre di Dan: addio a Fonseca, allenatore che ha trovato a Trigoria quando si è insediato, e dentro Mourinho. (…) Da un portoghese all’altro. E che altro! Con la tifoseria giallorossa impazzita per lo sbarco dello Special One, tanto che si pensò che quel comunicato fosse una fake news. Il flash back ci sta tutto. Anche perché quella spallata fantastica dei Friedkin rimane a oggi la più bella per la piazza durante la loro avventura nella Capitale. Non paragonabile nemmeno agli acquisti eccellenti, Dybala (…) e Lukaku accompagnato personalmente da Dan, con il suo jet privato, a Ciampino. Doloroso è stato lo strappo, il 16 gennaio 2024, con Mou, totem della tifoseria giallorossa e non solo per le due finali consecutive, la Conference vinta a Tirana e l’Europa League persa a Budapest. L’esonero, più o meno annunciato, fu addolcito con l’incarico a De Rossi. (…) Contratto a tempo fino alla conclusione della stagione, poi il triennale a giugno, interrotto inaspettatamente dopo quattro giornate del nuovo torneo e il pareggio, 1 a 1 a Marassi, contro il Genoa. Sollevato il 18 settembre 2024 per indispettire la piazza e assumere Juric. Che durerà poco. Meno di due mesi. 10 novembre lasciò la panchina a Ranieri. A fine campionato il passaggio di consegne con Gasperini. E il ruolo di senior advisor per Claudio, solo in teoria – ora si può dire – garante di Gian Piero. I Friedkin si sono separati, magari con impatto più soft, oltre che dagli allenatori, anche da manager, direttori sportivi, consulenti e ceo. L’ultima a cadere al vertice del club, prima di Ranieri, è stata Souloukou. Voluta da Dan e scaricata dopo l’esonero di De Rossi. Altre figure apicali allontanate: Fienga, Berardi, Calvo, Scalera. Più Norys, Wandell, Zubiria e Garcia. I ds: Pinto e Ghisolfi. E De Sanctis. Pure Costanzo, consulente esterno della comunicazione.

(corsera)

La scelta netta che serviva per impostare il futuro

Dal 10 aprile, giorno di Roma-Pisa e delle dichiarazioni deflagranti di Ranieri in tv alla notte del 23. Due settimane. Tanto è durata la riflessione silenziosa di Dan Friedkin e di suo figlio Ryan prima di decidere chi tagliare dal futuro della Roma: se sir (o sor) Claudio, simbolo della storia giallorossa, solo dieci mesi fa promosso per due anni senior advisor e riferimento a Trigoria o Gian Piero Gasperini, il tecnico cui è stato affidato un progetto triennale. (…) Riavvolgere il nastro dei tanti momenti critici – comprese le scelte dello staff medico – significherebbe riempire due intere pagine. Ma i tifosi della Roma li conoscono ormai a memoria perché in queste settimane su giornali, siti e nelle radio si è parlato più di queste cose che di calcio giocato. (…) Nonostante Gasperini fosse stato rassicurato a più riprese dall’uomo di fiducia dei Friedkin, Ed Shipley, nulla appariva scontato e qualcosa di importante e di molto fastidioso per i Friedkin deve essersi aggiunto negli ultimi giorni per convincere Dan a uno strappo netto e senza ritorno. (…) Di certo quello che si chiedeva ai Friedkin è avvenuto: prendere una scelta, evitare che sia i protagonisti, sia i tifosi si logorassero tra versioni più o meno fantasiose mentre la costruzione della Roma del futuro veniva inevitabilmente rimandata. Ora, posto che ci sono ancora obiettivi in questo finale di stagione da inseguire, si può iniziare a pensare anche alla Roma che verrà. (…) Chi sarà il ds è invece più complicato da prevedere: tra Gasp e Massara il feeling non è mai sbocciato. Idee e velocità di esecuzione diverse circa i colpi da raggiungere. Massara era poi stata una scelta di Ranieri, lascerà?. (…) Non sarà facile, ma per cominciare era necessario fare chiarezza. È stata fatta.

(corsera)

La Roma divorzia da Claudio Ranieri

Roma per tutti da sempre Claudio è er fettina, soprannome dovuto a papà Mario, storico macellaio. La fettina e un taglio sottile di carne, si sa. Ma qui di sottile poco c’è stato, il taglio è netto e pure doloroso. Ranieri non è più il senior advisor della famiglia Friedkin. (…) La sua prima mossa, la scelta di Gian Piero Gasperini come suo successore, e stata quella che ora lo porta al divorzio. La convivenza tra i due non era più possibile, nonostante i tentativi della proprietà di ricucire. (…) L’ufficialità, attesa per ore (e con relativo giallo per una intervista alla Rai dello stesso dirigente), arriverà solo oggi. Ranieri lascia sul tavolo un contratto da 1,5 milioni di euro fino al 2027. Soprattutto, il suo addio mette in una posizione di grande forza Gasperini, che sarà il riferimento della Roma che verrà. Di fatto, con l’intervento pubblico prima della partita con il Pisa del 10 aprile, Ranieri aveva posto un aut aut ai Friedkin. E da quel bivio è uscito perdente. Tecnicamente si tratta di dimissioni, in realtà è una separazione amara. “Se mi continuerà a piacere questo ruolo, io sarò qui – disse —. Se non sarò interpellato me ne andrò, non faccio il garante di nessuno“. (…) Gasp e Ranieri si sono scontrati su ogni tema, dal mercato alla presenza a Trigoria, dallo staff medico ai fisioterapisti fino alla comunicazione, probabilmente anche sulle previsioni meteo ma qui non ci sono certezze. Il crollo della Roma in campionato — nel girone di ritorno gli stessi punti di Lazio e Fiorentina, 22 — ha aggiunto benzina sul fuoco. Nell’incendio rischia di restare coinvolto il ds Ricky Massara, legato a Ranieri: con il club ha un contratto fino al 2028 ma è probabile un suo addio, con Cristiano Giuntoli candidato numero uno per la successione. Della Roma Ranieri è stato giocatore prima, allenatore poi, infine dirigente. Ieri mattina, nel Salone d’Onore del Coni, aveva detto: “Restiamo tutti uniti per un unico scopo“. (…) Chissà, magari dalla Figc arriva una nuova chiamata per un ruolo di direttore tecnico.

(corsera)

Friedkin, la Roma dei colpi di scena

Da Mourinho a De Rossi, il ritorno di Ranieri, fino al suo addio: la gestione Friedkin continua a sorprendere Trigoria tra decisioni improvvise, ribaltoni e cambi di rotta. L’addio dell’ex allenatore romanista rappresenta soltanto l’ultima tappa di una Roma spesso costruita più sugli strappi che sulla continuità, dove il silenzio della proprietà finisce quasi sempre per anticipare una nuova rivoluzione. Negli ultimi anni il club giallorosso ha vissuto una sequenza di esoneri, ritorni inattesi, colpi spettacolari (come quelli di Mourinho e gli arrivi di Dybala e Lukaku) e dirigenti salutati senza preavviso, con una struttura societaria spesso ridisegnata in corsa. La scelta fatta dai Friedkin potrà essere giudicata giusta o sbagliata soltanto col tempo, ma probabilmente era diventata necessaria, in un rapporto, quello tra il senior advisor e l’allenatore, che sembrava diventato insanabile (ed ora occhio a Massara). Adesso però serve altro, più continuità, meno colpi di testa, figure pèiù chiare e soprattutto maggiore fiducia nelle scelte.

(corsera)