Tra i due litiganti, Ranieri e Gasperini, ha vinto Gian Piero. Ci stanno pensando gli avvocati, manca solo il comunicato che renderà ufficiale la separazione. La sua storia con la Roma è lunga, qui abbiamo visto tanti Ranieri. Ha vissuto una vita (breve) da calciatore, tre da allenatore e una (brevissima) da dirigente. (…) Finisce con pochi baci e abbracci, ma tanta amarezza, specie da parte di Claudio, che da dieci mesi comanda le operazioni a Trigoria, anche se non da dietro una scrivania. Cinque addii diversi, alcuni scontati (agli inizi degli anni ’70 prima da giovanotto alla corte di Liedholm e poi a cercare fortuna a Catanzaro), altri più traumatici (l’esonero del 2011 dopo aver sfiorato lo scudetto l’anno prima, con una cavalcata straordinaria conclusasi con la sconfitta in casa contro la Sampdoria dopo un derby vinto in rimonta, escludendo insieme Totti e De Rossi) e altri ancora inevitabili (come quello del 2019, la sua presenza in panchina è stata di pochi mesi: una gestione tecnica anonima e un rapporto con Franco Baldini mai decollato) e l’ultima è di ieri pomeriggio, dopo essere passato per eroe da allenatore e da prezioso consigliere. (…) Dimissionario o dimissionato conta poco, sono formalismi: Ranieri non fa più parte della Roma. Si è fatto da parte, perché costretto. Il comunicato non avrà toni traumatici. Ranieri è sempre stato individuato come il salvatore della patria, soprattutto l’ultima volta, quando i Friedkin gli hanno prima affidato la squadra dopo gli esoneri di De Rossi e Juric e poi i loro affari calcistici e le cose di Trigoria, promuovendolo come consulente senior del patron in persona, Dan Freidkin. Poi, al suo posto, è arrivato Gasperini, scelto anche dallo stesso Claudio ed è finita che il figlio ha mangiato il padre, che il dipendente (l’allenatore) ha fatto saltare il consulente esterno. (…) A Gasp non andava bene nulla di ciò che aveva fatto Ranieri, dalla scelta del ds, fino a quella del responsabile sanitario e di alcuni collaboratori tecnici. Ranieri, fino a due giorni fa, era convinto di avere ancora in mano la situazione, che aveva fatto tutto per difendere la società e il suo operato (compresa l’intervista della sera di Roma-Pisa). leri mattina si è fatto vedere, a sorpresa (non era nella lista dei premiati) al Coni per la consegna di un riconoscimento dedicato alla Città di Roma, che lui, appunto, in varie fasi della sua carriera, ha sempre rappresentato. “Ci aspettiamo il meglio. I ragazzi stanno dando tutto, quindi forza Roma sempre comunque vada. E tutti uniti per un unico scopo“, questo aveva detto, forse ignaro di ciò che sarebbe accaduto di li a poco. La scelta di Gasp era la più scontata, apparentemente indolore: si può fare a meno di un consulente (e magari di un ds) e meno di uno così quotato, anche se scomodo, come Gasp, specie andando incontro a una stagione storica, quella del centenario della Roma. Il comunicato del club era in divenire, Ranieri infatti ha dovuto rinunciare (e magari ha solo rimandato) anche all’intervista promessa al Tgl: non poteva esprimere alcun pensiero prima delle comunicazioni e lo avrebbe fatto volentieri. (…) Claudio rinuncia a un contratto con il club che sarebbe scaduto nel 2027, avrà la sua parte, figlia di un divorzio consensuale: per la Roma aveva anche detto no alla Nazionale, quando lo scorso giugno era stato allontanato
Spalletti (poi chiamato Gattuso) e Gravina era a caccia di un uomo forte, che mettesse tutti d’accordo e capace di radunare il meglio degli azzurri e portarli alla conquista della qualificazione al Mondiale in America. Le porte della Figc si riapriranno, forse, Claudio senza calcio fatica a stare, (…) specie se dovesse diventare presidente Giovanni Malagò, che ha sempre apprezzato il lavoro di Sir Claudio e le sue conoscenze calcistiche. Roma andrà avanti senza Ranieri e i Friedkin sperano di aver fatto la scelta giusta, non solo quella più facile.
(Il Messaggero)