Totti-Blasi, quando finisce un amore: il divorzio con i conti alla mano

Era cominciato il 19 giugno del 2005, nella Basilica di Santa Maria in Aracoeli, con una cerimonia trasformata in evento nazionale, tra televisioni collegate in diretta e migliaia di tifosi assiepati in piazza del Campidoglio.

Ventuno anni dopo, la storia matrimoniale tra Francesco Totti e Ilary Blasi si avvia alla conclusione in un’aula del tribunale civile di Roma, lontano dai clamori festosi di allora ma ancora sotto l’attenzione di fotografi, cronisti e curiosi. I due si sono presentati ieri alla prima udienza di divorzio. Un passaggio decisivo, destinato ad aprire l’ultima fase giudiziaria della separazione più osservata degli ultimi anni. «Non è stato ancora firmato nulla», spiegano i legali al termine dell’udienza, durata circa due ore. Toccherà ora al giudice ratificare gli accordi. Per il divorzio è questione di giorni, un mese e mezzo al massimo. Giusto il tempo che il giudice registri la volontà espressa ieri dai due. Poi il bollo e le firme. E i due saranno nuovamente liberi di sposare altre persone. La fine del matrimonio era stata ufficializzata nel 2022. […]

Sullo sfondo, il capitolo simbolico della disputa: quello dei Rolex scomparsi e delle borse griffate, entrati nel lessico della cronaca mondana e giudiziaria. La separazione ha avuto anche risvolti delicati: le discussioni sull’affidamento dei figli, sulle spese familiari e sull’assegno di mantenimento. Una cifra tra i dieci e i dodicimila euro mensili. […]

(La Repubblica)

35 anni fa l’addio al calcio di Bruno Conti: il ricordo della Roma

Esattamente 35 anni fa, il 23 maggio 1991, Bruno Conti lasciò la Roma e diede l’addio al calcio giocato. La leggenda giallorossa salutò i tifosi in una partita speciale organizzata allo Stadio Olimpico e il club capitolino ha voluto ricordare proprio quella giornata.

“Una partita assente dagli almanacchi statistici, ma nel cuore di tanta gente romanista. È il 23 maggio 1991, l’addio al calcio di Bruno Conti.

Il “granfinale”, è il nome dell’evento organizzato all’Olimpico dal dirigente romanista Gilberto Viti per celebrare il campione d’Italia e campione del Mondo “Marazico”. Ed è scritto anche sui biglietti e le locandine, graficati dal grande Piero Gratton (il papà del lupetto sulle maglie). La festa è in calendario il giorno dopo la finale di ritorno di Coppa UEFA, Roma-Inter, vinta dai nerazzurri. Ma, nonostante questo, nonostante tutto, lo Stadio si riempie di nuovo, in ogni ordine di posto. […]

Lo stadio è esaurito. Ed è romanista per la totalità. Non ci sono ospiti. Passerà alla storia come una delle serate con più tifosi di sempre sugli spalti con più di 80mila presenze. Migliaia di bandierine celebrative a contribuire ad una scenografia epica e suggestiva. “Un Bruno Conti, c’è solo un Bruno Conti”, è la colonna sonora perpetua. Doverosa una rappresentanza della tifoseria a bordo campo a omaggiare il campione. “Bruno Conti è uno di noi, è un tifoso”, la voce di uno dei tanti. […]

La delegazione della Curva Sud regala una targa celebrativa a Bruno: “Stare insieme a te è stata una partita, ci vorrebbe un amico per poterti dimenticare”, citando un passaggio della canzone di Antonello Venditti, “Ci vorrebbe un amico”.

Da un lato – quello romanista – c’è la Roma campione d’Italia del 1983 con la maglia acetata della stagione 1990-91. L’unica differenza è lo scudetto che campeggia sul petto, conquistato otto anni prima. C’è tanta Roma. C’è il capitano Di Bartolomei, ci sono Falcao, Iorio, Maldera, Righetti, Superchi, Nela e via scorrendo.

Tutti i ragazzi di Liedholm, che ovviamente siede in panchina. Dall’altro lato del campo la squadra è una selezione mista di sudamericani con maggioranza brasiliana (sono presenti anche gli uruguayani del Cagliari Enzo Francescoli e Daniel Fonseca). Gli allenatori sono due e d’eccezione. Uno è il ct campione del mondo del 1982, Enzo Bearzot. L’altro è Roberto “Pato” Moure, giornalista brasiliano, “fratello di latte” di Falcao e maggior conoscitore dei suoi connazionali. Arbitro? Carlo Longhi di Roma.

Di Bartolomei e Falcao con la maglia della Roma per l’ultimissima volta nella loro vita. Almeno sul terreno di gioco dell’Olimpico. Pure per questo la serata dell’addio di Conti fu magica. Numero 10 per “Ago”, 5 per Paulo Roberto. […]

Due fotogrammi restano della serata, tra i tanti. Il primo, l’abbraccio nel sottopassaggio di Agostino a Bruno, stringendolo da dietro, mentre lo stesso Conti saltella nervoso per l’attesa prima dell’inizio dell’evento.

Il secondo, la corsa verso la Sud di Bruno e Paulo ad omaggiare il settore. Tanta tanta Roma in una notte sola. Una notte magica davvero, altro che quelle di un anno prima. Magica come solo la Roma sa essere”.

(asroma.com)

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Lotta Champions serrata: come sfruttare i bonus senza deposito per puntare sulla Roma 

La lotta per il quarto posto in Serie A entra nella fase decisiva e la Roma si gioca gran parte del proprio destino nell’ultima giornata, in un turno che promette emozioni fino all’ultimo minuto. Con la classifica ancora apertissima, i giallorossi affrontano il rush finale con la massima concentrazione, mentre la sfida a distanza con Milan e Juventus rende ogni dettaglio potenzialmente decisivo. In un clima di tensione e adrenalina, adattarsi velocemente a quanto accade in campo diventa un fattore chiave non solo per i giocatori, ma anche per i tifosi che vogliono puntare sulla propria squadra del cuore. Oggi farlo è più facile che mai utilizzando i bonus immediati senza deposito con spid. Si tratta di un metodo di registrazione che riduce praticamente a zero i tempi d’iscrizione e offre incentivi per effettuare giocate dall’esito molto incerto. Perché con i continui ribaltoni di classifica che ci sono stati nelle ultime settimane, le sorprese potrebbero non essere finite.

Come la Roma sta affrontando le ultime gare dal punto di vista tattico

La Roma, dal punto di vista tattico, sta affrontando questo rush finale con un atteggiamento molto aggressivo e orientato alla ricerca del risultato anche nei minuti conclusivi. La clamorosa vittoria contro il Parma arrivata in pieno recupero e la vittoria nel derby grazie alla doppietta di Mancini hanno dimostrato quanto la squadra abbia creduto fino in fondo al sogno Champions e quanto il gruppo sia disposto a spingersi oltre i propri limiti pur di conquistare questo traguardo: tutto dipende dalla forza dei giocatori di rimanere uniti e conquistare 3 punti importantissimi. In questo scenario, alcuni uomini chiave stanno facendo la differenza: da una parte l’esperienza e la qualità di Paulo Dybala, autore di una grandissima partita al derby, dall’altra la freddezza di Malen, rimasto a secco nella partita più sentita dai tifosi ma pronto ad aumentare il bottino di gol all’ultima contro la seconda peggiore difesa del campionato. La sensazione è che la Roma abbia trovato nuove certezze offensive proprio nel momento più complicato della stagione. Tuttavia, quest’ultima partita continua ad essere accompagnata da una pressione enorme, perché il margine di errore ormai è praticamente nullo.

Il calendario dell’ultima giornata


L’Inter campione d’Italia chiuderà il campionato in trasferta a Bologna oggi alle ore 18.00 mentre il Napoli, ormai certo della qualificazione, domenica alle 18.00 in casa contro l’Udinese. Roma, Milan, Juventus e Como giocheranno in contemporanea domenica alle 20.45 e terranno inchiodati migliaia di tifosi in una lotta Champions che non era così aperta e avvincente da anni fino all’ultima giornata. La possibilità di conquistare il quarto posto dipende unicamente dalla Roma che deve trovare la vittoria, e il calendario aiuta la squadra capitolina. La trasferta di Verona, rappresenta una partita decisamente alla portata per Malen e compagni, ma un eventuale pareggio e vittoria di una tra Juventus e Como potrebbe beffare la Roma sul più bello, visto anche gli incroci sfavorevoli avversarie. Proprio per questo motivo, la vittoria è categorica: ogni altro possibile scenario non dovrebbe essere nemmeno considerato. La Juventus e il Como chiuderanno entrambe giocando un derby tutt’altro con semplice: il Torino non ha più nulla da chiedere al campionato, ma la partita contro la Juventus è sentitissima da tifosi e ambiente e tre punti contro la Juventus potrebbe regalare l’ultima gioia in un campionato complicato. Il Como invece se la vedrà con la Cremonese, che è in piena lotta salvezza. Il Milan invece in casa contro il Cagliari è chiamata, come la Roma, a conquistare i tre punti, in un stadio che si preannuncia incandescente nonostante tutte le difficoltà e contestazioni delle ultime settimane. Insomma, un ultima giornata da non perdere.

Come analizzare le quote delle ultime partite

Naturalmente, chi decide di puntare sulle ultime partite della Roma dovrebbe evitare di limitarsi alle classiche scommesse 1X2. I mercati alternativi possono offrire opportunità molto più interessanti, specialmente in partite tese e combattute come quelle decisive per la corsa Champions. L’asian handicap, ad esempio, permette di gestire meglio il rischio in gare equilibrate, mentre le quote sui marcatori nei minuti finali possono risultare particolarmente intriganti considerando la capacità recente della Roma di trovare gol pesantissimi nei recuperi. Anche le scommesse live rappresentano una soluzione interessante per chi segue costantemente l’andamento delle partite e vuole reagire in tempo reale agli sviluppi del match. In questo senso, sfruttare un bonus senza deposito può diventare un modo intelligente per testare strategie più avanzate senza intaccare il proprio budget iniziale, mantenendo comunque alta l’attenzione su uno dei finali di stagione più emozionanti degli ultimi anni.

Roma: le imprese in Champions League

Ce ne sono alcune che i tifosi giallorossi porteranno sempre con sé, indipendentemente da tutto quello che è venuto dopo. Vittorie contro il Real Madrid al Bernabeu, rimonte impossibili, notti europee che sembravano scritte male e invece si sono concluse nel migliore dei modi. Prima di guardare avanti, vale la pena tornare indietro e ricordare quando la Roma ha saputo stupire davvero.

Il Real Madrid, le debacle e quelle notti che nessuno si aspettava

Le Merengues restano la squadra più titolata nella storia della Champions League, con dieci Coppe dalle grandi orecchie in bacheca. Il pronostico, quasi ogni volta che la Roma le ha incontrate, era a senso unico. E i maligni — quelli che ricordano le umiliazioni contro Manchester United, Bayern Monaco e Barcellona — non hanno tutti i torti a essere scettici.

Ma la Roma, in Champions League, ha anche saputo emozionare con imprese che definire capolavori calcistici europei non è esagerato. Eccole, in ordine cronologico.

Roma-Dundee United 3-0, 25 aprile 1984

Questa è la madre di tutte le rimonte giallorosse in Europa. La Roma di Liedholm aveva perso 2-0 in Scozia e doveva vincere con tre gol di scarto per accedere alla finale. Roba da far tremare le gambe anche ai più temerari.

Invece no. Già nel primo tempo Roberto Pruzzo, il Bomber, firma una doppietta e rimette tutto in equilibrio. Nella ripresa ci pensa Di Bartolomei dal dischetto a completare l’opera. La Roma vola in finale contro il Liverpool, nella sua unica partecipazione alla Coppa dei Campioni. Finirà male, ai rigori, ma quella semifinale resta ancora oggi il punto più alto mai raggiunto dal club nella competizione.

Roma-Barcellona 3-0, 26 febbraio 2002

La Roma campione d’Italia. Lo scudetto sul petto, il secondo girone di Champions, e all’Olimpico arriva il Barcellona. Primo tempo a reti bianche, niente di che. Poi nella ripresa succede qualcosa di straordinario.

Emerson, Montella e Tommasi affondano i blaugrana in una serata che il pubblico romanista non ha mai dimenticato. Roma-Barcellona 3-0 è rimasta nell’immaginario collettivo anche se quella vittoria non è bastata per andare ai quarti. Forse proprio per questo ha quel sapore malinconico che la rende ancora più bella da ricordare.

Real Madrid-Roma 0-1, 30 ottobre 2002

Un anno dopo, stesso scenario europeo ma risultato opposto nella direzione: la Roma di Capello sbarca al Bernabeu e vince. Il match-winner? Francesco Totti, servito da Montella al 27′. Non è la prima volta che Totti segna in quello stadio — l’aveva già fatto un anno prima — ma questa volta il gol vale tre punti in Champions League contro il Real Madrid in casa loro.

Difficile chiedere di più a un singolo gol.

Valencia-Roma 0-3, 26 febbraio 2003

A distanza di pochi mesi, la Roma di Capello replica con un’altra impresa da trasferta. Il Valencia di Rafa Benitez, campione di Spagna in carica, ospita i giallorossi al Mestalla. La partita è già chiusa nei primi 36 minuti: doppietta di Totti e sigillo di Emerson. Valencia-Roma 0-3 è forse la prestazione europea più dominante della Roma in quegli anni, ma è rimasta un po’ nell’ombra rispetto ad altre notti più celebrate.

Lione-Roma 0-2, 6 marzo 2007: la prima volta ai quarti di Champions

Arriviamo alla Roma di Spalletti, quella che giocava un calcio bello da vedere e che in Europa stava diventando una realtà credibile. Dopo lo 0-0 dell’andata all’Olimpico, la Roma vola allo Stade de Gerland dove ad aspettarla c’è il Lione probabilmente più forte della storia, una squadra abituata a dominare la Ligue 1 e a fare paura in Europa.

Invece la Roma chiude il primo tempo già sul 2-0, con gol di Totti e Mancini. Il risultato non cambia. E per la prima volta nella sua storia in Champions League — da quando la Coppa dei Campioni ha assunto il formato attuale — la Roma accede ai quarti di finale. Una tappa storica, spesso sottovalutata.

Real Madrid-Roma 1-2, 5 marzo 2008

Un anno esatto dopo Lione, Spalletti porta la Roma di nuovo al Bernabeu. E di nuovo la Roma vince. Taddei apre al 72′, Raul pareggia quasi subito, ma al 93′ Vucinic fa esplodere il settore ospiti. Real Madrid-Roma 1-2, un risultato che fa il paio con il 2-1 dell’andata all’Olimpico: doppia vittoria contro i blancos, secondo anno consecutivo ai quarti di Champions.

Vucinic, peraltro, era uno di quei giocatori che o spariva dalla partita o la decideva. Quella sera decise lui.

Roma-Chelsea 3-1, 4 novembre 2008

Stagione storta, quella 2008/09. La Roma chiuderà sesta in campionato, Spalletti lascerà a fine anno in circostanze poco felici. Ma in Champions League c’è una serata che vale da sola tutta la stagione.

Il Chelsea di Scolari viene all’Olimpico e viene travolto. Apre Panucci al 34′, poi nella ripresa Vucinic — ancora lui — firma una doppietta e manda i Blues quasi fuori dalla partita. Terry accorcia le distanze, ma è troppo poco. Roma-Chelsea 3-1 permette ai giallorossi di chiudere il girone al primo posto per la prima volta nella storia: un record che in molti hanno dimenticato troppo in fretta.

Roma-Bayern Monaco 3-2, 23 novembre 2010: la rimonta che vale una stagione

Qui siamo in territori di pura epica romanista. I giallorossi di Ranieri devono vincere per restare in corsa nella competizione, ma il primo tempo è un disastro: Bayern Monaco avanti 2-0 grazie a una doppietta di Mario Gomez, tutto sembra già chiuso.

Nella ripresa, con la Roma che attacca verso la Curva Sud, succede qualcosa di difficile da spiegare razionalmente. Borriello accorcia, De Rossi pareggia all’82’, Totti segna il rigore dell’84’. Roma-Bayern Monaco 3-2, una rimonta che ancora oggi fa venire i brividi a chi c’era.

Il paradosso è che quella fu una stagione deludente: Ranieri si dimise a febbraio, Montella non riuscì a raddrizzare la barca, e il sesto posto finale fu una mezza delusione. Ma quella notte contro il Bayern resta lì, intatta, come una delle vette più alte di un club che sa ancora emozionare quando meno te lo aspetti.

Se vuoi approfondire le analisi e i pronostici Champions League, puoi consultare una guida aggiornata con le previsioni sulle prossime partite della competizione.

Domande Frequenti

Qual è la miglior prestazione della Roma nella storia della Champions League?

Il risultato più lontano raggiunto dalla Roma nella Champions League — intesa nella sua formula moderna — è la semifinale della stagione 2017/18, dove i giallorossi furono eliminati dal Liverpool. In precedenza, nell’unica partecipazione alla Coppa dei Campioni nel 1983/84, la Roma arrivò in finale, perdendo contro il Liverpool ai calci di rigore.

Quante volte la Roma ha vinto al Bernabeu in Champions League?

La Roma ha espugnato il Bernabeu almeno due volte nelle competizioni europee: nel 2002 con il gol di Totti e nel 2008 con il gol di Vucinic al 93′. In entrambe le occasioni si trattava di partite di Champions League.

Da quando la Roma non partecipa alla Champions League?

L’ultima partecipazione della Roma alla Champions League è stata nella stagione 2018/19, quando i giallorossi furono eliminati agli ottavi di finale dal Porto. Nelle stagioni successive il club ha disputato l’Europa League e la Conference League, competizione che ha vinto nel 2021/22.

Serie A, Fiorentina-Atalanta finisce 1-1 nell’anticipo dell’ultima giornata

La Fiorentina e l’Atalanta hanno pareggiato 1-1 nell’anticipo della trentottesima e ultima giornata del campionato di Serie A. I padroni di casa si sono portati in vantaggio al 39′ grazie alla rete realizzata da Roberto Piccoli. Nella ripresa, all’82’, la formazione bergamasca ha trovato il gol del pareggio a causa di un’autorete del difensore viola Pietro Comuzzo.

Con questo risultato, la Fiorentina sale al quattordicesimo posto in classifica con 42 punti, in attesa delle partite di Genoa e Cagliari. L’Atalanta chiude invece il proprio campionato in settima posizione a quota 59 punti.

Bologna, Italiano: “La qualificazione contro la Roma rimarrà nella storia”

Il cammino europeo della Roma in questa stagione si è interrotto per il secondo anno consecutivo agli ottavi di finale di Europa League. Un obiettivo sicuramente mancato dagli uomini di Gasperini che sono stati eliminati dall’altra italiana presente nella competizione, ovvero il Bologna. Nella conferenza stampa alla vigilia dell’ultimo match stagionale contro l’Inter, il tecnico dei felsinei Vincenzo Italiano è tornato sulla qualificazione ottenuta contro i giallorossi con il pirotecnico 3-4 maturato allo stadio Olimpico dopo l’1-1 del Dall’Ara: “Battere una squadra come la Roma agli ottavi è stato qualcosa di complicato e quella partita è stata bellissima, rimarrà nella storia“.

Giannini e l’aneddoto su Totti: “Ero l’unico con la camera singola, ma alla prima convocazione dormì con me. Non sapevo chi fosse. Gli ho insegnato a giocare a carte” (VIDEO)

Giuseppe Giannini, in un’intervista rilasciata a Gazzetta Regionale, ha parlato del primo incontro con Totti, che arrivato giovanissimo in prima squadra vedeva proprio in lui il suo grande idolo. L’ex centrocampista ha raccontato un curioso aneddoto: “All’inizio non sapevo che fossi il suo idolo. Lui venne aggregato in prima squadra in una trasferta all’ultimo momento. Io ero l’unico calciatore con la camera singola perché dormo poco, poi ero il capitano. A un certo punto arriva Fernando Fabbri e mi dice: ‘C’è un problema, il mister ha convocato un ragazzo ma l’albergo è pieno e non abbiamo posto. Tu hai due letti. Oltretutto sei il suo idolo’. Io gli risposi che non c’era problema, ma non sapevo nemmeno chi era. Da lì è iniziato questo rapporto con lui. è venuto in camera, mi guardava ma non parlava. Poi siamo entrati in confidenza”.

Un altro aneddoto riguarda le carte: “Lui giocava a carte, a entrambi piaceva giocare. Gli davo qualche indicazione”. Giannini ha raccontato anche un episodio legato al diciottesimo compleanno di Totti: “Esordivo a Malta in nazionale, tornavo la sera dalla trasferta. Dall’aeroporto sono andato direttamente al suo compleanno con la divisa della nazionale”.

Serie A: Svilar miglior portiere della stagione

La Serie A, attraverso i suoi canali social, ha svelato gli MVP della stagione divisi per ruolo. Per il secondo anno di fila, il premio come miglior portiere va a Mile Svilar, tra i protagonisti della squadra di Gasperini soprattutto nella prima parte. Palestra votato come miglior difensore, Nico Paz miglior centrocampista, mentre Lautaro vince la palma di migliore attaccante.

KONÈ: “Sappiamo dove siamo e dove stiamo andando. Voglio giocare la Champions ed entrare nella storia della Roma” (VIDEO)

Il centrocampista della Roma Manù Konè si è raccontanto in una lunga intervista al canale della Lega Serie A. Queste le sue parole: “Sono nato a Parigi. I mieri genitori sono ivoriani. Ho iniziato a giocae a calcio perchè già mio padre le praticava anche se non era professionista. Anche i miei amici lo praticavano quindi per me era la logica conseguenza. Quando sei piccolo giochi nei piccoli quartieri e cresci con questo, questo mi ha forgiato. Ora sono un professionista ed ho lavorato per questo, e per me è tutta la mia vita”

Sul calcio italiano…

“Il calcio italiano si guardava molto. Mio fratello maggiore alla playstation sceglieva sempre squadre italiane. Tutti guardavano l’Italia e la Serie A”

Sul gruppo..

“Sappiamo dove siamo e soprattutto dove si sta andando con lo stesso obiettivo comune, perchè siamo una squadra. In campo siamo 11 ma ci sono anche gli altri, lo staff, gli allenatori, i fisioterapisti, i preparatori. Penso che sia questo a fare una squadre ed è questo che fa la Roma”

Konè mostra la palestra di Trigoria…

“È qui che ci alleniamo tutti i giorni. Qui di solito facciamo il riscaldamento con i preparatori. C’è tutto il necessario per essere in forma e farsi trovare pronti la domenica per vincere le partite”

Sul modo di vivere le partite…

“Ogni partita è come una finale. La domenica c’è più atmosfera, c’è più stress. Devi vincere la partita. Ci sono più cose che la rendono divertente, sia per noi che per il pubblico. Ci piace che ci sia tanta gente, regalare emozioni ai tifosi. Con le vittorie è ancora meglio”

Sull’adattamento in Italia…

“Penso di essermi adattato bene, per me era un paese nuovo. In città sono tutti appassionati di calcio, e questo mi piace. È un po’ come in Francia. L’Italia è un paese che ama anche gli “stranieri”, ti fa sentire a tuo agio. Mi piacciono le persone anche al di fuori del campo. Passeggiare a Roma è come sfogliare un libro di storia”

Su Roma…

“Quando si parla di Roma, si parla di Colosseo, Vaticano, di tante cose. Oggi siamo a Garbatella, un quartiere importante per i romani. Sono contento di rappresentare questo e di venire qui. È simile, ma allo stesso tempo diverso, da dove abitavo da piccolo. C’erano più edifici, qui invece si vede più storia, le case antiche. Ma mi ricorda anche la mia gioventù, quando giocavamo per strada. Credo sia proprio questo a rendere bello questo posto”

Sulla famiglia…

“La mia famiglia viene a trovarmi ogni tanto. Mio padre a volte viene, anche mio fratello. Mio padre mi chiama dopo ogni partita, mi parla della partita. A volte non gli rispondo perchè sennò mi parla per 30 minuti. È molto attento ai piccoli dettagli. Mia madre a volte guarda le partite e mi dice che in campo non mi riconosce. Sul campo sei un po’ pazzo, capita di litigare. Il campo e la vita fuori sono due cose diverse. In campo vuoi vincere ma in fondo sono una persona timida. Quando ero piccolo ero nel mio angolo, anche a scuola. Quando sei un po’ più popolare la gente ti guarda diversamente, hai più fiducia e quindi sei più aperto. Qualche tempo fa ne parlavo con mia sorella,mi chiedeva che vita avessi fatto se non fossi diventato un calciatore. Penso che avrei lavorato in ospedale con mia madre. Sarei stata una persona semplice”

Sul valore dello sport…

“Lo sport può unire molte culture senza parlare la stessa lingua. Puoi prendere un francese, un giapponese, un italiano, un africano e si capiranno tutti senza necessariamente comunicare. Penso sia questo che permette di riunire anche altre culture, altre persone”

Sul derby?

“È stato perfetto, una sensazione incredibile. L’esultanza con la bandierina? Mi ero già preparato in caso di vittoria ma è una cosa che faccio da molto tempo, già in Germania. Ma nel derby è ancora più importante. Non lo faccio per irritare l’avversario, lo faccio per me e per i tifosi, lo ribadisco”

Sul primo contratto firmato…

“È stata una sensazione gioiosa perchè ho fatto tanta strada. Io e la mia famiglia eravamo felici, un momento che non ho mai dimenticato. Spero che a livello umano mi ricordino come una persona allegra, molto tranquillo, che ama accogliere le persone e che è un ottimo compagno. Per quanto riguarda il calcio, è importante qualificarci in Champions e disputarla. Se ne avremo l’opportunità di farlo so che si ricorderanno di me ed entrerò un pò nella storia, so che è passato molto tempo dall’ultima volta”

Vaz: che fare?

LR24.IT (A. CIARDI) – Tra un pensiero alla partita di domenica e mille altri sul futuro, c’è un nodo da sciogliere che necessita molta attenzione. Perché la Roma lo scorso gennaio si è esposta economicamente pagando assai il cartellino di Robinio Vaz. Già all’epoca sui media si aprirono tavoli di discussione. L’allenatore cercava disperatamente un attaccante pronto (sarebbe arrivato pochi giorni dopo grazie all’intervento del vice presidente perché fino a quel momento la dirigenza aveva fatto passare invano il tempo puntando e non centrando gli obiettivi Zirkzee e Raspadori, e avendo raggiunto l’accordo per Fullkrug, una follia stoppata da Gasperini, per fortuna), e chiedeva senza risposta esterni d’attacco (gli avrebbero presero Zaragoza…), e a metà mese sbarcò un giovane di belle speranze, evidentemente acerbo.

Erano i giorni di Arena che faceva gol in Coppa Italia proprio davanti agli occhi del suo nuovo giovane compagno di reparto, che aveva fatto in tempo a guardare Roma-Torino dalla tribuna dello stadio. Robinio Vaz. Operazione da oltre venti milioni di euro. Il talento si intravede, il lavoro per renderlo pronto sembra ancora lungo. Che fare? Prestarlo? Opzione delicata. Perche la Roma non è il Real Madrid che prenota e poi strapaga Endrick per poi mandarlo a giocare altrove dopo una manciata di mesi. La Roma costretta a fare i calcoli con il pallottoliere, se investe più di venti milioni per un cartellino, si presuppone che lo stia facendo per un calciatore pronto o a un millimetro dai blocchi di partenza. Tenere in rosa Vaz per un anno intero di palestra e di apparizioni al momento giusto? Sarebbe una buona idea, ma che comporta qualche rischio. Malen è un’ira di dio ma per un’intera stagione non può essere soltanto lui la punta in rosa. Serve almeno un altro centravanti. Magari mediamente esperto. A quel punto per Vaz rimarrebbero le briciole. Un anno nella palestra di Gasperini per lui equivarrebbe a un master. Ma erano queste le intenzioni del club? Pagare assai uno sbarbato di belle speranze anche a scapito del rafforzamento della squadra in ruoli chiave nel momento chiave della stagione? Massara non ci ha pensato più di tanto. Ha risposto sì e si è fatto dare l’ok dalla società per chiudere l’operazione Vaz. Assumendosi una bella responsabilità. Lascerà alla Roma l’incombenza di selezionare con cura la scelta da fare per il ragazzo e per il club, perché Vaz è un asset pagato a caro prezzo e la Roma sia finanziariamente sia tecnicamente non può disperderlo, svalutarlo, sminuirlo. A gennaio molti pensarono che fosse un atto di incoscienza acquistarlo. Mentre l’esercito della salvezza dei dirigenti della Roma in quelle settimane lo paragonava ai migliori attaccanti del pianeta Terra, e narrava blitz di Massara per soffiarlo al Barcellona, al PSG, al Bayern, al Brasile e all’NBA. Le solite storielle romane. Nel mondo reale, e non in quello delle chiacchiere faziose, c’è da capire in fretta come gestire il suo futuro, perché il talento di Vaz è reale, al netto del tifo pro o contro i dirigenti. Mentre non c’è niente di più malinconico dei pareri condizionati dai sentimenti, di amore o di odio, per i dirigenti calcistici.

In the box – @augustociardi75