Montella: “A Roma avremmo potuto vincere altri due scudetti. Celik? Perfetto per qualsiasi allenatore” (VIDEO)

VIVA EL FUTBOL – Vincenzo Montella, ex calciatore e allenatore della Roma e attuale commissario tecnico della Turchia, è stato invitato come ospite al programma di Lele Adani, Antonio Cassano e Nicola Ventola. Tra i vari temi trattati l’“Aeroplanino” ha raccontato numerosi aneddoti legati alla sua avventura in giallorosso e ha parlato anche della crescita di Zeki Celik.

L’arrivo di Cassano alla Roma?
«Arrivò dopo che avevamo vinto lo scudetto. Dopo il ritiro, quando tornammo a Trigoria, avevo la camera singola e un dirigente, Tonino Tempestilli, venne da me e disse: “Guarda, Vincenzo, per favore, non lo vuole nessuno. Lo puoi prendere tu?”. Ma ero abituato a stare da solo e alla fine mi feci convincere. Guardava sport fino alle tre, quattro: NBA, football, qualsiasi cosa ad alto volume. Ovviamente non dormivo. Io avevo la mia camera tutta allestita: il mio materasso, i miei cuscini, il mio stereo, il mio televisore… Alla fine non ce la feci più: gli lasciai la mia camera e me ne andai a dormire nella camera dei ragazzini della Primavera».

Lo scherzo al medico della Roma?
«Una notte facemmo uno scherzo al dottore: io finsi la febbre e lo chiamarono d’urgenza. Arrivò in camera in mutande, noi (io a Cassano, ndr) aprimmo il balcone e lo chiudemmo fuori. Faceva freddo. Capello passò nel corridoio, sentì rumori, entrò e trovò il dottore sul balcone in mutande. Lo cacciò via furioso. Dopo due giorni siamo andati noi a spiegare che era uno scherzo e lo “salvammo”».

Le mancate vittorie?
«Secondo me potevamo vincere altri due scudetti. Avevamo una squadra incredibile e gli altri erano in transizione. Potevamo vincere ancora perché eravamo più forti, nel 2002 perdemmo per pochi punti. Avevamo un attacco incredibile, c’era anche Balbo nel 2001».

L’ultimo rinnovo di contratto?
«Ero in scadenza, stavamo andando male ma ero capocannoniere. Io e Totti firmammo, Cassano si sentiva un fenomeno e tirava la corda. Io firmai perché volevo rimanere, poi mi seguì Totti. Cassano andava a trattare dal presidente Sensi indossando solo le mutande, nella migliore delle ipotesi».

Celik?
«Perfetto per qualsiasi allenatore: professionale, affidabile, fa il suo compito ovunque giochi. In uno spogliatoio serve sempre».

Spalletti: “Vissuto anni bellissimi con Totti, tra di noi qualche punto di vista differente. Juventus? Qualsiasi allenatore vorrebbe allenarla”

SKY SPORT – Luciano Spalletti, ospite a un evento di Amaro Montenegro, ha rilasciato un’intervista ai microfoni dell’emittente televisiva e si è soffermato sul suo rapporto con Francesco Totti, con il quale ha girato lo spot. L’ex allenatore della Roma ha parlato anche delle voci riguardanti un possibile approdo sulla panchina della Juventus.

Amicizia ritrovata con Totti?
“Si sta benissimo al suo fianco. Fra di noi c’è stato qualche punto di vista differente e qualche scelta azzardata, ma abbiamo passato insieme degli anni bellissimi e un pezzo di vita professionale e umana. Eravamo veramente coinvolti e dentro un gruppo fantastico. Ora Amaro Montenegro ci ha messo lo zampino con questo spot, siamo tutti e due molto felici. Lo trovo rilassato, era veramente lui”.

Quanta voglia ha di tornare in panchina?
“Ho l’ambizione di rimettere a posto ciò che mi è successo ultimamente. Si aspetta con serenità ciò che passa davanti”.

Sappiamo dei contatti con la Juventus: ci sarà un incontro con Comolli in giornata?
“Dico qualcosa in favore di Tudor, è una persona seria e un uomo vero con valori. In campo e in panchina mi ha sempre dato l’impressione di una persona di sostanza e che va dritto al cuore, sei costretto a trovarti bene con lui. Sarà fortunato quello che lo sostituirà, mi dispiace per Tudor. Chi arriverà troverà una squadra allenata e che saprà fare bene per i tifosi”.

La Juventus può lottare per lo scudetto?
“Oggi sono la persona meno indicata per parlare di Juventus, siamo qui per un’altra funzione…”.


Successivamente Luciano Spalletti ha rilasciato alcune dichiarazioni durante l’evento: “Avevo timore che Francesco con la sua creatività tirasse fuori delle battute e ci rimanessi impelagato. Ma noi tutti i giorni giravamo spot a Trigoria, era un divertirsi e un prendersi in giro. Abbiamo passato troppi momenti profondi insieme e non possono essere dimenticati per una sostituzione o una scelta fatta in una partita. Lui poi è sempre stato abbastanza corretto nell’avere un dialogo di spogliatoio. Per tutti avevamo litigato, ma sotto sotto c’era la volontà di restare vicini. E adesso può darsi che questa cosa possa andare avanti anche in futuro. Nulla potrà mettere in discussione il nostro ritrovato rapporto”.

Poi ha commentato le voci sulla Juventus: “La Juve è un grande club e ha una grande storia. Tutti l’allenerebbero volentieri e potrebbe essere la fortuna di ciascun allenatore. Io fino a questo momento qui non ho avuto contatti in Italia e sono aperto a parlare con chiunque, perché devo rimettere a posto quello che mi è successo in Nazionale”.

Inter, dramma Martinez: il portiere investe e uccide un anziano in carrozzina

Il secondo portiere dell’Inter Josep Martinez ha investito in auto uccidendo una persona in carrozzina elettrica a Fenegrò, nei pressi di Appiano Gentile, non lontano dal centro d’allenamento dove si stava recando il calciatore. La vittima, un anziano di 81 anni. L’impatto è stato violentissimo. […] Nonostante i tentativi dei sanitari di rianimarlo, per l’anziano non c’è stato nulla da fare: è deceduto sul posto.

Secondo una prima ricostruzione ancora al vaglio dei carabinieri, l’uomo in carrozzina potrebbe avere cambiato improvvisamente direzione tagliando la strada al veicolo condotto dal calciatore. Per questo, non si esclude l’ipotesi del malore. […]

(milano.repubblica.it)

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AS Roma Podcast: il club lancia le rubriche “Preview” e “Review” (COMUNICATO)

Il podcast ufficiale della Roma si arricchisce con due nuove rubriche settimanali e si tratta di “Preview” e “Review”: la prima andrà in onda a ridosso del weekend e presenterà gli impegni della squadra, mentre la seconda aprirà la settimana e si farà il punto sulle gare appena giocate. Ecco la nota: ““Preview” e “Review” sono le due nuove rubriche di approfondimento sulle partite della Prima Squadra Maschile, di quella Femminile e del Settore Giovanile.

Il Podcast ufficiale dell’AS Roma si arricchisce di due nuove rubriche talk, pensate per presentare e commentare ogni partita giocata dalle formazioni giallorosse.

“Preview” è il podcast che, a ridosso del weekend, permetterà ai tifosi di sapere tutto sugli impegni in calendario offrendo un giro d’orizzonte sugli avversari che la Roma si appresta ad affrontare, anche con il contributo di ex giocatori ed inviati.

“Review” aprirà invece la settimana per offrire agli ascoltatori un commento ai risultati, riascoltare gli highlights e approfondire le statistiche dei match disputati nei giorni precedenti.

In ogni puntata, non mancheranno aggiornamenti e commenti sulla Prima Squadra femminile e sulle formazioni del Settore Giovanile. I due talk, che si aggiungono ai prepartita live, agli approfondimenti storici e alle interviste esclusive a giocatori, legend e tifosi VIP, si possono ascoltare su asroma.com e sulle principali piattaforme dedicate ai podcast: SpreakerSpotify e Apple Podcast“.

(asroma.com)

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Juventus: ufficiale l’esonero di Tudor. Per il futuro Spalletti, Palladino o Mancini. C’è anche l’ipotesi De Rossi

La sconfitta contro la Lazio è stata fatale per Igor Tudor. Come scrive Gianluca Di Marzio, infatti, il tecnico croato non sarà più l’allenatore della Juventus. A questo punto si attende soltanto l’ufficialità da parte del club bianconero e la scelta del nuovo allenatore: si valuta anche una soluzione interna.

(gianlucadimarzio.com)

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Seppur l’esonero non è ancora cosa fatta i bookmaker “scommettono” già sull’eventuale sostituto: su Planetwin365 è lotta a due tra Luciano Spalletti, favorito a 2,50 su Roberto Mancini secondo in quota a 2,75. Chiude il podio virtuale l’ex giocatore bianconero Raffaele Palladino, a 4,50, mentre Thiago Motta, ancora sotto contratto con la Juve, si gioca a 8. Più lontane, ma non così remote, le opzioni Zinedine Zidane e Alessandro Del Piero: il ritorno da tecnico di entrambi paga 15 volte la posta.

(AgiPro)


COme riporta il giornalista Matteo Moretto, la scelta dell’esonero è stata già comunicata ad Igor Tudor.


Tramite una nota sul sito ufficiale, la Juventus ha comunicato l’esonero di Tudor: “Juventus FC comunica di aver sollevato in data odierna Igor Tudor dall’incarico di allenatore della Prima Squadra maschile e con lui il suo staff composto da Ivan Javorcic, Tomislav Rogic e Riccardo Ragnacci. La Società comunica inoltre di aver affidato momentaneamente la guida della Prima Squadra Maschile a Massimo Brambilla che mercoledì sera siederà sulla panchina in occasione del match Juventus-Udinese. Il Club ringrazia Igor Tudor e tutto il suo staff per la professionalità e la dedizione dimostrate in questi mesi e augura loro il meglio per il futuro professionale.”

(juventus.com)


Come scrive il giornalista Lorenzo Canicchio, la prima scelta per il dopo Tudor è quella che porta a Luciano Spalletti. In corsa anche Raffaele Palladino. La suggestione, però, è rappresentata da Daniele De Rossi, anche lui in lizza.

Pastorella: “I Friedkin hanno evitato alla Roma di andare in tribunale. Mourinho? Dopo Budapest non ha avuto supporto societario”

DOPPIO PASSO PODCAST – Francesco Pastorella, ex direttore del dipartimento Sustainability e Community Relations della Roma, ha rilasciato una lunga intervista tornando anche sul suo periodo in giallorosso. Le sue parole:

Su Pellegrini…

“Lorenzo ha giocato spesso da infortunato ma non ha avuto un buon supporto comunicativo. La verità andava detta non da lui. Mourinho gli diceva ‘devi giocare perché Aouar ha una virgola e si sente male’.” Lui mi diceva: “lo gioco stirato e faccio figure di merda”. Se stava infortunato è perché forzava quando doveva riposarsi, eppure se vedete i chilometri percorsi, era uno di quelli che correva di più. Secondo voi lui si diverte a non giocare, a perdere la Nazionale e la Roma. Lui è romanista come noi e viene insultato sistematicamente, non so perché. Se dovessimo perderlo sarebbe un peccato. Io dietro le due punte lo vedo benissimo. Questa è una piazza che ha criticato Torti Conti Di Bartolomei e Prezzo e in generale tutti i romani”.

Su Mourinho…

‘Mourinho è un capo supremo ma anche una persona molto sensibile. Ha un cuore, poi deve fare il capo e il cattivo. Ma lui dentro è romano: spavaldo, orgoglioso, ambizioso. La Roma non ha mai visto due finali europee di fila, da persona passionale ha percepito cosa significa la Roma per loro e ha preso delle responsabilità. Dopo Budapest non doveva rimanere, è rimasto per senso di responsabilità. Perché è finita? Non so le motivazioni, ma dopo Budapest i rapporti si erano incrinati. A Roma finiscono situazioni anche se ci sono gli ingredienti per andare avanti, la parte sportiva era completamente distaccata da quella commerciale. Non c’era un supporto societario, lui doveva fare tutto e non solo l’allenatore. Questo gli pesava, non doveva fare il presidente qui.”

Sul rapporto De Rossi-Souloukou

“Lina è una professionista, l’ho conosciuta bene e la supportavo a livello relazionale. Lei faceva quello che gli veniva detto di fare e provava a portare i risultati richiesti, poi come li portava era farina del suo sacco. Non credo sia il diavolo anche se ci sono stati degli errori. Da persona esterna e non romanista ha fatto quello che pensava fosse giusto con De Rossi. Voi pensate che Daniele l’ha cacciata la Souloukou da sola?Non esiste prendere una decisione così importante senza il placet della società. Noi siamo romani e italiani e mischiamo la parte sentimentale nelle decisioni. Gli americani non lo fanno. I Friedkin hanno raddoppiato il patrimonio annuo e vogliamo insegnar loro come fare business? Le loro decisioni esulano dalle emozioni Per loro era la decisione giusta io poi non lo avrei mai cacciato anche perché hanno ripiegato su Juric”

Sui Friedkin…

‘Ho dovuto combattere per alcune decisioni come regalare il biglietto per la finale a chi aveva assistito alla figuraccia di Bodo. Per me erano decisioni scontate da tifoso. Quella era un’idea di Cagnucci, ho fatto un casino per far sì che diventasse realtà. Ma non sto parlando dei Friedkin, loro ci hanno evitato di andare in tribunale dopo la presidenza Pallotta. È la cosa migliore che ci potesse capitare. Parlo di persone che non erano di Roma e non avevano quella mentalità. Le esigenze del tifoso per loro venivano dopo, ragionavano a livello commerciale. Per me è anche assurdo fermare la campagna abbonamenti dopo 35 mila tessere”.

Aston Villa-Manchester City 1-0: giornata amara per Sancho. Entra al 29′ ed esce al 74′

Non decolla l’esperienza di Jadon Sancho con l’Aston Villa. Oggi l’obiettivo estivo di mercato della Roma è stato protagonista in negativo nel match di Premier League fra Aston Villa e Manchester City. I padroni di casa hanno vinto 1-0: al 29′ Buendia è stato costretto al cambio per un infortunio e al suo posto è entrato Sancho. L’inglese, però, non ha brillato e per questo è stato sostituito al 74′, nonostante l’ingresso in campo attorno alla mezz’ora di gioco.

Greco: “Luis Enrique un visionario, a Roma trattato come un incapace”

FANPAGE.IT – Leandro Greco, ex centrocampista della Roma, ha rilasciato un’intervista al portale e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla sua avventura nella Capitale. Ecco le sue dichiarazioni.

Tornare sulla panchina della Roma cos’è, un semplice obiettivo o solo un sogno?
“Ho appena cominciato a fare l’allenatore, mi sembra prematuro fare questo tipo di discorsi. Non è per sviare la domanda, tutti conoscono il mio attaccamento alla Roma, ma direi che per il momento sono messi molto bene…”.

Ecco, appunto: lei è stato giocatore di Gasperini nella stagione 2014/2015 al Genoa: che effetto le fa vederlo sulla panchina giallorossa e si aspettava, da lui, una carriera così importante?
“Sì, me lo sarei aspettato. Perché si vedeva subito che aveva concetti di gioco all’avanguardia e una grandissima determinazione. Perché il Gasperini che vedo oggi sulla panchina della Roma è esattamente lo stesso che ho vissuto io, solo che adesso ha raggiunto quella autorevolezza per cui, quando dice o fa qualcosa di ‘tosto’, non viene più guardato come un marziano, come magari succedeva qualche anno fa”.

Tornando all’attualità: ha fiducia nella sua Roma quest’anno?
“Grandissima fiducia, perché in quell’ambiente serviva proprio uno come Gasperini, che non si fa condizionare da un clima molto caldo e spesso umorale e che non ha paura di entrare ‘a gamba tesa’, se serve. Lui va sempre dritto per la sua strada, non lo scalfisce nulla. Mi aspetto che il mister ribalti tutto e sono convinto che farà benissimo”.

Gasp è l’allenatore che più di ogni altri ti ha fatto venir la voglia di allenare?
“Ne ho avuti tanti bravi, da Spalletti a Ranieri, passando per Gasperini, ma il tecnico che mi ha veramente cambiato da calciatore, e ha cominciato a farmi ragionare da allenatore, è Luis Enrique. È semplicemente un visionario, talmente avanti nei concetti, nel suo modo di gestire il gruppo e svolgere il suo ruolo, che a Roma purtroppo non è stato capito. Anzi, a volte è stato trattato proprio da incapace, quando invece era semplicemente avanti anni luce. Credo che sia stata un’opportunità persa per tutti. Quanto ha fatto nel proseguo della sua carriera, lo dimostra, ma già a quei tempi aveva metodologie uniche e, probabilmente, se l’avessimo trattato diversamente, avremmo assistito a qualcosa di storico”.

Tornando alla tua “carriera” da tifoso: qual è il ricordo più bello?
“Sicuramente la vittoria dello Scudetto, anche se quel giorno non ero sugli spalti…”.

Ma, come, uno della Curva Sud che si perde la partita della storia della Roma?
“Ho detto che non ero sugli spalti, non che non ci fossi… (ride, ndr). Ero in campo a fare il raccattapalle, proprio sotto la Sud, e ricordo l’emozione al momento dell’invasione di campo. Eravamo tutti convinti che fosse finita e stavamo già festeggiando, poi ci hanno richiamato per gli ultimi minuti ed è stato strano contenere l’emozione ancora per un po’. È stato comunque un momento indimenticabile”.

Quali altri momenti di questo tipo hai vissuto, invece, da calciatore?
“Tanti, a partire dall’esordio in Champions League a Basilea, dove per altro ho anche segnato. Quell’anno (stagione 2010/2011, ndr) ero destinato ad andare ancora in prestito, ma ho fatto un ottimo pre-campionato e Ranieri un giorno mi ha preso da parte: ‘Non ti posso garantire nulla, ma tu continua così e poi vediamo cosa si può fare’. Alla fine, alcune opportunità di mercato non si sono concretizzate e sono rimasto a Roma. Per un paio di mesi non ho visto il campo, poi a Basilea dovevo andare in tribuna e, all’ultimo momento, mi chiamano per andare in panchina perché non c’erano più centrocampisti. Alla fine, entro e segno, da lì è cambiato tutto…”.

Pochi giorni dopo (7 novembre 2010), hai giocato quasi tutto il derby, per altro vincendolo in “trasferta” (0-2)…
“Un’emozione forte, devo dire, perché fino a qualche giorno prima non stavo attraversando un momento particolarmente positivo e in pochissimo tempo mi è cambiata la vita. Esordio in Champions League e derby vinto, giocando più di un tempo. Al 39’ Menez si è infortunato e, vista la buona prestazione di Basilea, Ranieri mi ha dato fiducia. Io viaggiavo veramente a un metro da terra, mi riusciva tutto e infatti anche in quella partita ho fatto un’ottima figura. E, poi, abbiamo anche vinto, quindi non potevo chiedere di meglio”.

Come si fa a spiegare a chi non è di Roma, cos’è il derby?
“Semplice, non si può. A volte non si riesce a spiegare nemmeno a quelli di Roma, figurati agli altri (ride, ndr). È uno stress, soprattutto per i calciatori romani, perché si è troppo coinvolti. Hai perennemente genitori, parenti, amici, tifosi che ti ricordano che si deve vincere, come se ce ne fosse bisogno. Dunque, quando finisce, è quasi una liberazione. A volte, vincerlo è prima di tutto un sollievo e solo dopo ti godi il momento (sorride, ndr)”.

E pensare che, ad un certo punto, prima di vivere queste emozioni, hai rischiato anche di dover abbandonare il calcio…
“In realtà, ho rischiato proprio di abbandonare questo Mondo. Ero nella Primavera della Roma e sono stato ricoverato per un’infezione. Mi rivoltano come un calzino, poi la diagnosi: setticemia. Sono stato in ospedale per mesi, non camminavo più. In quel momento l’ho vissuta con l’incoscienza giovanile, il mio unico obiettivo era tornare a giocare, ma con il tempo ho realizzato quanto sia stato fortunato. Devo ringraziare i medici, anche quelli della Roma che non mi hanno mai abbandonato, poi la società, Conti e De Rossi senior che mi sono stati vicinissimi e mi hanno aiutato tanto a superare quel momento”. […]

A proposito di divinità: che effetto ti ha fatto, da tifoso giallorosso, giocare con l’idolo di tutti i romanisti?
“Ovviamente è stato strano ritrovarmi con Totti nello stesso spogliatoio, ma dopo i primi momenti di inevitabile soggezione, poi Francesco si è rivelato per quello che è, una persona semplice, che ti mette a tuo agio. Nonostante sia praticamente un idolo a Roma, non è certamente uno che vive sul piedistallo. Anzi, è un ragazzo molto alla mano, simpaticissimo, davvero un uomo-spogliatoio, un leader vero”.

A proposito di quello spogliatoio, come è stato dividerlo con Cassano e le sue “cassanate”?
“Diciamo che non ci siamo annoiati, anche perché quelle che sono uscite sono solo una parte di quelle che in quegli anni abbiamo vissuto da dentro. Antonio è un ragazzo simpaticissimo, ma devo dire che ammiro i mister dell’epoca, perché – con sincerità e tanta umiltà – oggi, da allenatore, se capitasse a me, non so se sarei in grado di gestire certe situazioni (sorride, ndr). Lo spogliatoio è un ambiente molto delicato e trovare un equilibrio non è affatto facile. Quando ci riesci, devi preservarlo in ogni modo”.

Qual è stato, invece, il giocatore più “fastidioso” incontrato nella tua carriera?
“Anche se era un mio compagno, devo dire che Pizarro era veramente insopportabile. Non dal punto di vista caratteriale perché anche lui era simpaticissimo e un uomo-spogliatoio, ma perché, quando lo andavi a pressare in partitella, cercando di togliergli la palla, cominciava a sterzare una-due, dieci volte, e tu non la vedevi mai. Un giocatore di un livello eccezionale, forse anche sottovalutato per la sua qualità e quella che riusciva a dare al gioco delle squadre in cui giocava. Che giocatore El Pek…”.

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Verdone: “Allenatore della Roma per un giorno? Non combinerei niente. Preferisco fare il sindaco per un giorno”

Al Festival del Cinema di Roma, dove ha presentato la quarta stagione della sua serie “Vita da Carlo”, l’attore e regista Carlo Verdone ha risposto a un cronista di Agi con la consueta ironia, senza nascondere la sua passione per la Roma. Una battuta che, tra le righe, nasconde anche una piccola analisi del momento della squadra.

Alla domanda se, in occasione del suo 75° compleanno, accetterebbe l’invito dei Friedkin a fare l’allenatore della Roma per un giorno, Verdone ha detto:
“Preferisco cento volte fare il sindaco per un giorno. Fare l’allenatore della Roma per un giorno non combinerei niente perché in un giorno che fai? Quelli sono lavori che dopo mesi e mesi… devi riconoscere a menadito tutte le caratteristiche dei giocatori e io non le conosco”.

L’attore ha poi aggiunto una battuta in riferimento all’attuale andamento della squadra: “Francamente, per come vanno le cose alla Roma in questo momento, me ne terrei francamente abbastanza lontano. Preferisco fare il sindaco per un giorno, almeno posso dare dei consigli a Gualtieri che li farà lui. Allenatore della Roma proprio no”.

(agi.it)

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Florenzi: “Rimpianto? Aver corso troppo per amore della Roma dopo l’infortunio”

RADIO DEEJAY – Alessandro Florenzi, ex calciatore della Roma, è intervenuto ai microfoni dell’emittente radiofonica e tra i vari temi trattati è tornato a parlare del doppio infortunio al legamento crociato anteriore rimediato tra ottobre 2016 e febbraio 2017. Ecco le sue parole: “Il mio rimpianto? Aver corso troppo per amore della Roma dopo l’infortunio”.