Alajbegovic, la Roma accelera

Un’Ala in più per Gasp. E che Ala. La Roma cerca l’affondo, cerca la sorpresa, cerca quel colpo ad effetto che possa chiudere le tensioni interne e mettere d’accordo tutti. Un nome, un predestinato: Kerim Alajbegovic. Metti un pranzo sotto al sole primaverile di Roma tra Miralem Pjanic e Semin Alajbegovic, il papà del diciottenne. Poi una passeggiata tra le meraviglie della Città Eterna. (…) È una scenografia perfetta per un affare che può cambiare il futuro. Pjanic conosce Roma a memoria, la respira. Accanto a lui un ospite speciale, il padre e agente del talento bosniaco che ha stregato mezza Serie A con le sue giocate contro l’Italia. Un tour, sì. Ma soprattutto un impegno di mercato. Il diesse Massara ha affondato il colpo. Incontro diretto, faccia a faccia, per portare avanti un’operazione che la Roma vuole trasformare in priorità. Perché su Alajbegovic c’è la volontà chiara di anticipare la concorrenza di Napoli e Milan. La mediazione di Pjanic non è nata ieri. I primi contatti risalgono a fine marzo. Far vedere Trigoria, raccontare il progetto Friedkin, spiegare perché la Roma oggi è un laboratorio di crescita, con Gasperini pronto a trasformare il talento in rendimento. Un racconto concrto, non promesse vuote. Anche perché sul tavolo ci sono numeri chiari. l’ingaggio non spaventa: base sotto il milione di euro, con una crescita progressiva tra bonus e parte fissa. (…) Il nodo vero è il cartellino. Kerim Alajbegovic gioca nel Salisburgo ma è stato riacquistato dal Bayern Leverkusen per otto milioni. (…) Con una valutazione che oscilla tra i 25 e i 30 milioni. Una cifra importante, che accende l’interesse di club in tutta Europa. Per questo il padre sta continuando il suo giro: Inghilterra, Spagna, Italia. La Roma è stata la prima a muoversi in Serie A, ma non sarà l’unica: Napoli e Milano (sponda rossonera) potrebbero essere le città del nuovo giro “turistico” di Semin e Pjanic. Eppure qualcosa si è acceso nella Capitale. (…) Un’ala pura, ambidestra, elettrica. Rapido, feroce nell’uno contro uno, con un istinto naturale per l’area di rigore. Dodici gol e quattro assist alla prima stagione tra i grandi, a soli diciotto anni. Gasperini lo ha osservato, studiato, apprezzato. (…) La Roma cerca proprio questo. Giovani, ambizione, futuro. E in mezzo a una passeggiata romana, tra storia e bellezza, può essere nato qualcosa di molto più grande: un’idea concreta, un progetto, forse un colpo. Alajbegovic è un diamante ancora da levigare, ma già abbastanza brillante per far sognare.

(corsport)

Si cerca un’ala: è sprint per Alajbegovic

Si chiama Kerim Alajbegovic, ma in Italia da qualche settimana non ha (purtroppo) bisogno di presentazioni. Uno dei giustizieri degli azzurri nei play off, infatti, è diventato uno dei primi obiettivi per la Roma del futuro. E l’ala sinistra, 18 anni e già con il record digiocatore bosniaco più giovane ad aver esordito in nazionale, ha due sponsor d’eccezione come Miralem Pjanic ed Edin Dzeko. Proprio l’ex centrocampista giallorosso ha pranzato in un ristorante della capitale con Semin Alajbegovic, papà-agente del calciatore. (…) Una visita non casuale che punta ad avvicinare la Roma ed Alajbegovic e a superare la concorrenza di Milan e Napoli. Pjanic, infatti, sta studiando da procuratore e farà da intermediario tra Massara e l’entourage del baby prodigio della Bosnia che ha ricevuto pure il consiglio di Dzeko in nazionale: “Alla Roma puoi fare il grande salto“. Prima però c’è da convincere il Bayer Leverkusen. (…) L’obiettivo è ottenerne 20 dalla cessione. Nel mirino di Massara però c’è anche Victor Munoz dell’Osasuna già nel giro della nazionale spagnola. L’ala sinistra 22enne, cresciuta nelle giovanili del Barcellona e sbocciata nel Real Madrid B, ha una clausola da 40 milioni e in caso di attivazione la metà della somma finirebbe proprio nelle casse dei Blancos. Dopo essere stato pagato appena 5 milioni la scorsa estate, però. Munoz può partire anche per una cifra inferiore.

(gasport)

Ranieri non molla: niente dimissioni. E Friedkin lo vuole alla Roma

I conti si faranno solo alla fine, probabilmente dopo quel Verona-Roma del 24 maggio che sancirà la fine ufficiale della stagione giallorossa. Anche se poi, di fatto, le scelte verranno fatte prima, sia nella mente della proprietà sia dei due contendenti. Di certo però c’è una cosa, che se da una parte Gian Piero Gasperini vuole andare avanti nel suo progetto-Roma (a patto, però, che i Friedkin lo seguano su tutta una serie di cose), dall’altra Claudio Ranieri ha tutta la voglia e il desiderio di dare ancora il suo contributo alla causa giallorossa. Il senior
advisor dei Friedkin, infatti, ha incassato la rinnovata fiducia da parte della proprietà, con Dan e Ryan che anche nei colloqui avuti con lo stesso Gasperini hanno ribadito la centralità della figura dell’ex allenatore giallorosso. Insomma, un concetto molto simile ad un “Ranieri non si tocca” o giù di lì. (…) Il tecnico, infatti, tra le richieste esposte alla presidenza romanista ha messo anche quella di non avere più rapporti di lavoro diretti con lo stesso Ranieri. Ranieri (…) dopo le due famose interviste rilasciate poco prima di Roma-Pisa è stato investito anche da molte critiche, (…) con quell’ipotesi delle dimissioni che – in realtà – non ha mai preso davvero piede nella sua testa. Né prima né tantomeno ora. Ranieri prima del Pisa sa di aver parlato cercando di fare il bene della Roma, per difendere un gruppo di giocatori (e di lavoro) e una squadra nel suo complesso. (…) Se avesse davvero creato un problema alla Roma esprimendo concetti non “condivisi” è evidente come
i Friedkin avrebbero già preso una decisione, in tal senso. (…) Ed allora è chiaro come da qui alla fine del campionato resteranno in vita entrambi i contendenti: da una parte Ranieri e dall’altra Gasperini. Ci sarà una “convivenza” forzata, anche se poi è assai complicato che la convivenza diventi tregua o armistizio. Che poi è quello in cui invece sperano i Friedkin. Il sogno della proprietà giallorossa è infatti proprio questo. (…) Fattispecie francamente difficile (se non impossibile) per mille motivi, ad iniziare oramai dall’acclarata incompatibilità su tanti temi: dalla diversa visione con cui approcciarsi alle risorse umane ed ai gruppi di lavoro alla gestione delle dinamiche interne di Trigoria. Del resto, anche Ranieri ha un contratto per un altro anno (fino al 30 giugno 2027) e la grande voglia di dimostrare di essere all’altezza della situazione anche come dirigente, dopo aver fatto meraviglie in panchina (…)

(gasport)

CASANO: “La scelta più realistica è mandare via Gasperini” – TORRI: “Non credo che la proprietà abbia intenzione di consegnarsi all’allenatore”

Dopo il pareggio di sabato contro l’Atalanta, nell’etere romano si analizza il futuro giallorosso. “La scelta più realistica è mandare via Gasperini perché lui non è d’accordo con il progetto. Ranieri non è pazzo, forse servirebbe qualcuno con meno pretese e che creda nel progetto proposto dalla Roma”, il pensiero di Francesco Oddo Casano. Così invece Piero Torri: “Le richieste di Gasperini? Probabile che siano state queste, ma non credo che la proprietà abbia intenzione di consegnarsi all’allenatore”

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Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto”, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.

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Ranieri-Gasperini? La cosa più logica da fare è riappacificare le parti e trovare un compromesso (ROBERTO PRUZZORadio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

La tensione tra Ranieri e Gasperini? Le guerre si interrompono con il dialogo e anche in questo caso deve succedere per il bene comune. L’unica soluzione è riappacificare due persone che sono capaci di fare il loro mestiere (FERNANDO ORSIRadio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

La scelta più realistica è mandare via Gasperini perché lui non è d’accordo con il progetto. Ranieri non è pazzo, forse servirebbe qualcuno con meno pretese e che creda nel progetto proposto dalla Roma (FRANCESCO ODDO CASANO, Retesport, 104.2)

Ranieri e Massara hanno sbagliato alcune scelte di mercato, ma chi deve avere potere in una società? La Roma non ha un direttore generale e il Senior Advisor fa le veci dei Friedkin. Qui non si tratta di scelte, ma di ruoli che vanno rispettati (TIZIANO MORONI, Retesport, 104.2)

La Roma è uscita dalla Coppa Italia con il Torino e in Europa League è stata eliminata dal Bologna. Inoltre, soffermandoci sui calciatori acquistati, ha aggiunto soltanto Wesley e Malen. Forse è messa peggio dell’anno scorso… (FABIO PETRUZZI, Retesport, 104.2)

La corsa Champions è finita sabato… (GABRIELE CONFLITTI, Radio Manà Màna, 90.9)

Corsa Champions? La vittoria della Juventus a Bergamo è stata decisiva e ha sparecchiato tutto. I bianconeri dovrebbero perdere due partite e la Roma vincerle tutte, in questo momento è impensabile (MARCO VALERIO ROSSOMANDO, Radio Manà Màna, 90.9)

Le richieste di Gasperini? Probabile che siano state queste, ma non credo che la proprietà abbia intenzione di consegnarsi all’allenatore (PIERO TORRI, Radio Manà Màna, 90.9)

Gasperini non ha fatto così tanto in carriera per poter ottenere tutto ciò che vuole, ma se la società dovesse accettare potrebbe anche andare bene. Poi però occhio ai risultati… (RICCARDO ANGELINI, Radio Manà Màna, 90.9)

Roma-Atalanta classica partita del “vorrei ma non posso” (DANIELE CECCHETTI, Radio Manà Màna, 90.9)

La Roma è diventata Malen-dipendente: i giallorossi sono troppo prevedibili e sembrano avere solo quello sbocco (MATTEO DE SANTIS, Radio Manà Màna, 90.9)

La Roma non ne ha più, mi sembra che alla squadra manchi proprio la benzina (MARCO JURIC, Radio Manà Màna, 90.9)

Roma-Atalanta è stata una delle migliori partite stagionali dei giallorossi (RICCARDO TREVISANI, Radio Manà Màna, 90.9)

Primavera, insipido 0-0 nel derby. E Przyborek non brilla

Finisce zero a zero il derby Primavera: la Lazio rimane con sette punti di vantaggio sulla zona playout, la Roma invece resta dentro i playoff. Poche le emozioni al Fersini davanti agli occhi del presidente Claudio Lotito e di diversi uomini che sabato pomeriggio hanno sbancato il Maradona di Napoli: c’erano, tra i circa mille spettatori, Cancellieri, Furlanetto, Ratkov, Pellegrini, Dele-Bashiru, Isaksen, Noslin, Motta e Cataldi, rimasti al centro sportivo dopo il defaticante in programma in mattinata. L’unica notizia da sottolineare è il debutto con la maglia della Lazio di Przyborek, messo a disposizione del tecnico Punzi, e schierato come attaccante nel 3-5-2 utilizzato dalla sua squadra. Non è stata una partita da ricordare per il 2007 arrivato a gennaio e per il quale il club biancoceleste ha investito circa 6 milioni di euro. (…) Insomma, ancora molto acerbo per il calcio italiano. (…) La partita di Adrian è durata 70′ senza nessuno scossone. Gli serve tempo per crescere. Ha ancora un altro mese per farlo e cercare di accorciare i tempi di adattamento.

(Il Messaggero)

Primavera, Derby senza reti al Fersini

IL TEMPO – Domina la noia al «Fersini»: Lazio-Roma finisce 0-0 ed è un pareggio che non fa comodo a nessuno. La Roma resta quarta e oggi il Parma può allungare la distanza dal secondo posto. La Lazio si fa sorpassare dal Verona e scivola tredicesima. Sotto il sole di Formello tanto caldo e poco calcio, unica occasione il legno colpito dai biancocelesti con Canali dopo la deviazione del portiere giallorosso De Marzi. Per la Roma continua il periodo a digiuno di vittorie che dura ormai da sette partite, era il successo sul Milan del primo marzo. Soddisfatto a metà il tecnico giallorosso Guidi che nel post ha commentato la gara evidenziando la mancanza di cinismo dei suoi: «È un difetto su cui lavoriamo da inizio stagione. Quando abbiamo preso il controllo, abbiamo spinto tanto: siamo mancati nella giocata, negli uno contro uno, nelle combinazioni, tutto negli ultimi trenta metri. Sono situazioni in cui facciamo più fatica dall’inizio della stagione». Sabato prossimo alle 11 la Roma tornerà a giocare al Tre con la Juventus (diretta Sportitalia). In casa Lazio gli occhi erano puntati sull’esordio in biancoceleste di Adrian Przyborek, ma la prestazione del polacco non si è fatta notare: tanti errori e mai veramente in partita, si vede che ha bisogno di ambientarsi al calcio italiano. I ragazzi di Punzi restano a sette lunghezze sopra la zona playout a quattro giornata dalla fine. La prossima sarà sul campo del Frosinone penultimo in classifica. L’incontro andrà in scena sempre sabato alle 11 e per i capitolini sarà fondamentale per iniziare chiudere il discorso salvezza (diretta Sportitalia).

Friedkin al bivio, pace o rimpasto

Da una parte, c’è la società, che meno di un anno fa ha pescato (e scelto) Gasperini da una lista allargata, con all’interno pure chi, prematuramente, ha detto no grazie; dall’altra, c’è lo stesso tecnico di Grugliasco, che ha accettato e sottoscritto il progetto di riforma romanista e poi in corsa si è sentito di accelerare i tempi, avendo buone sensazione che il traguardo si potesse raggiungere prima, e per molto tempo ha avuto ragione. Da un’altra parte ancora, c’è Ranieri, che di questo club è solo un consulente e, come tale, ha stilato la lista di quei nomi, tra cui proprio Gasp, avallando per primo la decisione di Dan, consigliandolo pure nella scelta di Massara come ds e dello staff sanitario. Nel tempo le cose sono cambiate e di pari passo si sono modificati i comportamenti, i rapporti interni: quel triumvirato, che piaceva a tutti, ora si è sciolto. (…) L’allenatore, calatosi in questa realtà ha cominciato a tirare subito una linea su ciò che non era di suo gradimento («bisogna migliorare dentro Trigoria, l’ambiente esterno è meraviglioso»), tra questi i due rappresentati del club, Massara, professione ds, e Ranieri, senior advisor. Non gli va bene- come noto – nemmeno lo staff medico, qualche calciatore, ritenuto inadeguato, e infine pure alcuni collaboratori tecnici, presenti prima del suo avvento. Questo, il riassunto molto stringato di questi lunghi nove mesi. Il vaso si è rotto, ed è difficile ricomporlo, (…) ma come mai non la società non l’ha ancora fatto? Domanda legittima. Proviamo a rispondere. 1) Non lo ha fatto perché significherebbe (…) ammettere un fallimento, di aver scelto le persone sbagliate. 2) Perché Ranieri viene considerato uno di casa, Fredkin senior lo stima e non dimentica ciò che ha fatto per la Roma e sa che, con le dichiarazioni pre Roma-Pisa, ha provato a difendere il lavoro del club, quindi anche il suo. 3) Perché Gasperini, nonostante certe sue spigolature caratteriali, è il miglior allenatore possibile per questo club e in questo momento in cui c’è da ricostruire e creare patrimonio economico attraverso i giocatori, cioè agli investimenti fatti su giovani da valorizzare e vendere. L’uomo della proprietà presente a Trigoria, sta cercando di mediare. (…) Insomma, per tirare le somme: è più facile rinunciare a Ranieri (e Massara) o a Gasperini? Le condizioni poste dall’allenatore sono difficili da mettere in atto. Gasp chiede pieni poteri, vuole essere il primo riferimento a Trigoria e questo, forse, non lo riterranno possibile e in questo caso sarebbe lo stesso tecnico a salutare. Assecondare Gasp, per il club, significa rifondare, mentre rinunciando a lui no, non totalmente. Ranieri è chiuso nel suo silenzio e aspetta; Gasp ha parlato con il club, resterà solo a quelle condizioni e in caso di addio il suo ingaggio non peserebbe nemmeno sul bilancio, visto che una squadra la troverebbe facilmente. Friedkin deve decidere senza sentirsi con le spalle al muro: complicato. (…) Dan è perfettamente consapevole che giugno sarebbe un mese nero con o senza Gasp. Alla fine si andrà su ciò che viene considerato – almeno in teoria – il male minore.

(Messaggero)

Nel calcio non basta spendere. Fair play finanziario e sostenibilità: perché il modello Como è fragile

Come fa una piccola squadra di calcio di provincia a passare in pochi anni dalla serie C alla A e a lottare addirittura per un posto in Champions League? La risposta può sembrare semplice se il club incrocia la strada di un proprietario ricchissimo, disposto a investire centinaia di milioni. È quello che è accaduto al Como con l’arrivo sul lago dei fratelli indonesiani Robert e Michael
Hartono, titolari secondo Forbes di un patrimonio di 38,5 miliardi di dollari. Il maggiore, Michael, è morto a 86 anni il 19 marzo a Singapore, ma la famiglia indonesiana ha confermato l’impegno. Sono i più ricchi proprietari di una squadra di calcio in Italia, davanti allo statunitense Dan Friedkin dell’As Roma, patrimonio stimato 11,4 miliardi. (…) I fratelli Hartono hanno comprato il Como sette anni fa, era il 4 aprile 2019 quando hanno chiuso l’accordo con il milanese Massimo Nicastro. L’avrebbero pagato 220mila dollari. La squadra era in serie D e alla fine di quel campionato è risalita in C. Due anni dopo è arrivata in B, altre tre stagioni e l’approdo in A, dopo 21 anni. Nello scorso campionato i lariani hanno chiuso al decimo posto. Oggi sono quinti insieme alla Roma e lottano per entrare nelle competizioni europee. Ma a quale prezzo. Da quando hanno comprato il Como, (…) gli Hartono hanno speso 390 milioni nel club e nelle attività correlate, senza alcun guadagno. Anzi, le perdite sono esplose, il peggior risultato tra i bilanci della serie A al 30 giugno 2025.
Nella prima stagione in Ala “Como 1907 Srl” ha dichiarato una perdita netta di 105 milioni, più che raddoppiata rispetto ai 47,7 milioni dell’esercizio precedente, in B. I ricavi operativi, depurati da plusvalenze del calciomercato, sono pari a 48 milioni. I costi totali ammontano a 156 milioni, di cui 86 milioni per gli stipendi e 26 milioni per gli ammortamenti. Solo nove club in serie A hanno speso di più per la rosa.
Da pochi giorni il Como ha pubblicato un “Prospetto
Pro-forma di consolidamento al 30 giugno 2025 per ottemperare a quanto richiesto dal Manuale delle licenze Uefa (…) e dalle Noif”, le norme della Figc. (…) Il gruppo Como ha una perdita consolidata di 132 milioni (-49,5 milioni nel 2024), più alta dei -105 milioni dichiarati dal bilancio separato della Como 1907Srl. I ricavi operativi ammontano a 55 milioni, i costi totali a 190 milioni, di cui 94 milioni per il personale. Il patrimonio netto consolidato è positivo, per 53,68 milioni, “considerando il capitale sociale e i versamenti effettuati dal socio nel corso dell’esercizio”. Durante l’esercizio, il socio ha versato nelle casse del gruppo 133,55 milioni per copertura perdite e 33,23 milioni a titolo di riserva straordinaria. E dopo il 30 giugno 2025 il socio ha versato ulteriori 79,26 milioni. Grazie a questo sostegno il Como non ha debiti finanziari, ma ci sono altri debiti, soprattutto 87,8 milioni verso società di calcio per l’acquisto di giocatori. In un’analisi sul club, Football Benchmark (FB) osserva: “Questa traiettoria ascendente è stata sostenuta da un supporto finanziario costante e da una chiara strategia di reclutamento incentrata sull’acquisizione e lo sviluppo di giovani giocatori, con investimenti crescenti man mano che il club si avvicinava alla massima serie e poi vi si affermava. Il modello prevede anche il coinvolgimento di figure di spicco del mondo del calcio, con gli azionisti di minoranza Thierry Henry e Cesc Fabregas, quest’ultimo anche allenatore (…)“.
Con perdite negli ultimi sei esercizi per 191 milioni, il modello Como, dice FB, “rimane dipendente dal supporto della proprietà“. Però il valore di mercato stimato della rosa è aumentato a 330 milioni, “notevolmente superiore al costo di acquisizione, ponendo le basi per una potenziale valorizzazione futura“. Considerando una formazione titolare, FB calcola che “l’attuale formazione ha un costo di acquisizione stimato di 91 milioni di euro e un valore di mercato di 215 milioni a febbraio 2026“. Il maggior incremento riguarda Nicolás Paz (+68 milioni), valutato 74 milioni. Restano due interrogativi. Il primo riguarda la sostenibilità nel lungo periodo. Il secondo riguarda l’immediato: ci si chiede se i conti del Como siano compatibili con i paletti del Financial fair play della Uefa. Nyon richiede che le perdite di un triennio non superino i 60 milioni. Si calcolano solo i bilanci degli anni in cui una squadra si qualifica per le coppe europee, e che il costo della squadra, cioè stipendi, ammortamenti e commissioni ai procuratori non superino il 70% dei ricavi. La Uefa esclude alcuni costi e consente, in caso di infrazioni non gravissime, di fare una transazione con una multa. Abbiamo chiesto al Como come pensa di rispettare i vincoli Uefa, non sono arrivate risposte.

(Il Fatto Quotidiano)

Roma-Atalanta: la moviola dei quotidiani. Marcenaro sufficiente

Una gara da sufficienza per l’arbitro Marcenaro in Roma-Atalanta. Poca sicurezza, qualche errore, ma nessun episodio dubbio


GAZZETTA DELLO SPORT – VOTO 6

AI 3′, El Ayanoui su Ederson: il rischio-giallo c’era. Al 5′ manca un angolo alla Roma (2° assistente distratto). Al 12″, ok la rete di Krstovic: il pallone viene veicolato da De Roon che in precedenza, in opposizione a Hermoso, tocca la palla col braccio ma in maniera non punibile per vicinanza e casualità. Al 14° Kolasinac era da giallo su Soulé: sfiora palla ma poi lo travolge. Al 20′ st, giallo a Ederson su Malen: ok. Al 30°, giusto il giallo per Pisilli su Zalewski: mancano due parametri per il rosso.


CORRIERE DELLO SPORT – VOTO 6

Partita senza grandi squilli, ma pure senza errori clamoroso, per Marcenaro, non sempre “sul pezzo”. Un esempio, le perdite di tempo dell’Atalanta, non gestite nel migliore dei modi. diversigli episodi, le scelte del campo sono state avallate dalla coppia a Lissone Guida-Sozza.
Ha protestato la Roma sulla rete di krstovic, il check non tanto sulla posizione (assolutamente regolare, ce lo tiene abbondantemente N’Dicka) quanto sull’APP: De Roon ruba il pallone ad Hermoso, il tocco di braccio è totalmente fortuito, arriva da un rimpallo fra i due giocatori, giusto
considerarla non punibile. Nessuna infrazione anche sulla rete di Hermoso: sono in gioco Çelik e Rensch. L’Atalanta chiede il rosso per Pisilli, che ferma Zalewski (due tocchetti che sbilanciano l’ex giallorosso), ma non c’è chiara occasione da gol: l’azione sta andando verso il fallo laterale, c’è molta distanza dalla linea di porta, c’è possibilità per qualche difendente di recuperare. Marcenaro la chiude con 18 falli fischiatie tre cartellini gialli. Rischia molto Djimsiti, graziato dall’ammonizione per un fallo su Malen, e poi ammonito su Robinio Vaz.
Ha rischiato il giallo Kolasinac, quando interviene in maniera imprudente su Soulé, e Mancini su Zalewski.


MESSAGGERO – VOTO 6

Non è il massimo della sicurezza eppure riesce a condurre una gara per almeno un’ora senza sventolare nemmeno un cartellino. Qualche errore ma resta sufficiente


IL TEMPO

Marcenaro porta a casa una partita non semplice all’Olimpico: dal punto di vista disciplinare sono giuste tutte le ammonizioni, anche se manca un giallo per Kolasinac. Ma andiamo con ordine. Il primo episodio clou della partita arriva in occasione del gol di Krstovic, quando Cristante si lamenta per un tocco di braccio di
De Roon nel recupero del pallone. Secondo arbitro e VAR
l’intervento non è falloso e non c’è immediatezza prima della rete dell’ex attaccante del Lecce. Marcenaro vede bene anche in occasione del giallo per Pisilli per il fallo su Zalewski nel secondo tempo, nonostante gli uomini di Palladino chiedessero il rosso per il centrocampista della Roma. Come spiegato dallo stesso arbitro, infatti, il pallone rimbalzava a una grande distanza dalla porta di Svilar, oltre alla direzione dell’azione verso il fallo laterale. Non ci sono i para-metri, quindi, per parlare di una chiara azione da gol. Pochi minuti dopo il gol di Krstovic, Marcenaro sbaglia a non ammonire Kolasinac per un intervento in ritardo su Soulé: il bosniaco non tocca mai il pallone, finendo per travolgere l’argentino.
Qualche protesta a inizio secondo tempo per un possibi-e giallo per Mancini in occasione di un contatto con Zalewski: secondo Marcenaro non ci sono gli estremi per parlare di una promettente azione da gol. Decisione giusta: è troppo poco per un cartellino. Inevitabile il
cartellino giallo per Djimsiti nel finale, con il difensore dell’Atalanta che interrompe una promettente
azione da gol di Vaz. Tutto regolare in occasione del gol del pareggio di Mario Hermoso, che si libera regolarmente della marcatura di De Ketelaere. Dal punto di vista tecnico, l’unico errore evidente della serata di Matteo Marcenaro è la punizione concessa alla Roma per un contatto tra Scalvini e Rensch nel primo tempo.


IL ROMANISTA – VOTO 6

Buoni ritmi e gara viva fin dalla prima frazione e Marcenaro la segue con attenzione. Qualche fallo e qualche decisione di lasciar correre “frettolosi”, ma complessivamente non ci sono episodi dubbi durante i 90′.
Niente fallo di mano, come richiesto da Cristante, sul tocco di De Roon (facilitato da Hermoso) per l’assist a Krstovic al 12′ per il vantaggio dell’Atalanta. Giusta la distribuzione dei gialli. A Marcenaro ne sfugge uno per Kolasinac che stende Soulé nel primo tempo. Corretta sanzione al 19′ della ripresa per Ederson su Malen, a 15′ dalla fine per Pisilli su Zalewksi e per Djimsiti su Vaz nel recupero.

IL PUNTO DELLA DOMENICA – FERRETTI: “Quarto posto più lontano, è già tempo di programmare il futuro” – CARMELLINI: “Il confronto tra le sostituziuoni spiega molte cose…”

La Roma esce dall’Olimpico tra i fischi (non dovuti sicuramente alla prestazione), ma con più di qualche segnale di incoraggiamento per il rush finale. La Champions ora dipende anche dagli altri, e anche l’Europa League non è per nulla scontata, “Con cinque giornate ancora da giocare, la Roma dopo il match contro l’Atalanta si trova nella condizione di dover salutare la corsa verso il quarto posto. Olimpico deluso. Molto. E’ già tempo di programmare il futuro. Già, ma chi ci penserà?” scrive Mimmo Ferretti sulle colonne del Corriere dello Sport. Tiziano Carmellini de Il Tempo si è concentrato, invece sulla poca profiondità di rosa dei giallorossi “Ma non basta e i cambi finali dimostrano tutti i limiti di questo gruppo: esce Soulé si spegne la luce. Le sostituzioni fatte da Gasperini, rispetto a quelle dell’Atalanta spiegano molte cose…


Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.


F. LICARI – GAZZETTA DELLO SPORT
(…) Virtualmente sono in sei a lottare per Champions: in realtà Milan, Juve, Como e Roma si contendono gli ultimi due posti. E oggi Allegri e Spalletti possono giocarsi qualcosa che somiglia tantissimo a un match-point.
Il Milan è quello che ha più da perdere. (…) Tutt’altro umore per la Juve rilanciata dai successi con Genoa e Atalanta e dalla discontinuità delle avversarie.
C’è il Bologna che non può non pagare le fatiche dell’Europa League e, forse, le ripercussioni psicologiche dello 0-4. Dovrebbe mancare Yildiz ma da Boga e Conceiçao ci sono le premesse per arrivare a quota 63 e scavare un fossato quasi impraticabile per Como e Roma che inseguono a 58. Perdere cinque punti in cinque giornate sarebbe altrettanto inspiegabile, con un calendario non impossibile e il vantaggio negli scontri diretti con la Roma (che di fatto è a -6 dai bianconeri). Inoltre, da quando c’è Spalletti, la Juve ha fatto gli stessi punti del Milan e del Napoli. (…) Il Como andava a mille: il pari con l’Udinese e i due ko con Inter e Sassuolo sono stati un ribaltone. (…) Non sarà facile per la Roma recuperare il distacco. Prima di Malen era quarta. Pur con i dieci gol dell’olandese ha perso equilibri e due posizioni in classifica, tanto che viene da chiedersi cosa sarebbe stato senza l’olandese. (…) Se Italiano sovvertisse il pronostico con la Juve, infatti, salirebbe a tre punti dall’Atalanta e potrebbe ancora sperare in una Conference fino a ieri inverosimile, rendendo la sfida con Gasp tutto tranne che un’amichevole. Non è di gran lunga il campionato più bello del mondo, ma la Champions è un minicampionato appassionante.


M. FERRETTI – CORRIERE DELLO SPORT
Dopo una settimana abbondante di chiacchiere (poche), indiscrezioni (parecchie), (…) c’era un’enorme curiosità, ad esempio, per veriticare quale sarebbe stata la reazione della gente, della tifoseria romanista a una settimana abbondante di distanza dal duro scontro verbale tra Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini. Curiosità per capire da che parte si sarebbe schierato il cuore della Roma, vittima (sì, vittima) di una vicenda per certi versi assurda oltre che assolutamente inutile, anzi dannosa per squadra e società. (…) Una cosa è sicura né Ranieri né Gasperini hanno voglia di venirsi incontro. (…) La mente torna indietro con impressionante facilita nel ricordare come ciclicamente nella Roma dei Fredkin si creino rivalità tra questo e quello, tra tecnico e ds oppure tra allenatore e ad. Evidentemente c’è qualcosa che non quadra nella gestione del club. (…) Olimpico gremito, voglia di accompagnare con il consueto amore la squadra verso un obiettivo (illusione?) chiamato Champions League. Gasp in panchina; Ranieri in tribuna, inquadrato dalle telecamere della tv (mai sui maxischermi dello stadio, però…). Il popolo è sovrano, si sa. E il popolo romanista ha emesso un verdetto di affetto chiaro, convinto nei confronti di Gasperini, osannato al momento della lettura delle formazioni. E Ranieri? Come detto, mai apparso sui maxischermi dello stadio. Impossibile, perciò, fare un paragone. (…) Alla vigilia il tecnico romanista si era premurato di evitare, in merito, troppi discorsi per non fornire eventuali alibi ai suoi giocatori. Mossa giusta, sulla carta. E nella realtà? Pareggio. Con cinque giornate ancora da giocare, la Roma dopo il match contro l’Atalanta si trova nella condizione di dover salutare la corsa verso il quarto posto. Olimpico deluso. Molto. E’ già tempo di programmare il futuro. Già, ma chi ci penserà?


G. UBALDO – CORRIERE DELLO SPORT
La reazione della Roma non è bastata per sfruttare l’ultima occasione di vincere uno scontro diretto. Il pareggio contro l’Atalanta, che ha una filosofia di gioco molto simile e aveva sconfitto i giallorossi all’andata, consente di raggiungere il Como al quinto posto, ma offre oggi alla Juventus la possibilità di guadagnare altro vantaggio nella corsa per entrare in Champions. In caso di vittoria contro il Bologna i bianconeri arriveranno a cinque punti di vantaggio a 450 minuti dal termine del campionato. (…) Non è bastato il supporto del pubblico per conquistare i tre punti. E non è bastata neppure la reazione della squadra. I tifosi hanno sostenuto la Roma per tutta la partita, ma alla fine sono arrivati i fischi per la delusione. (…) La Roma ha dovuto subito rincorrere, un errore sulla pressione dell’Atalanta è costato caro, dopo 12 minuti Krstovic non ha perdonato le amnesie di Hermoso. Gasperini, furibondo in panchina per il gol incassato, ha chiesto ai suoi giocatori di alzare il ritmo, la Roma non ha sbandato, ha rischiato ancora in qualche occasione nell’uno contro uno a campo aperto, ma ha aggredito l’Atalanta, pur senza tanti rifornimenti per Malen, assillato dalla marcatura rigida dei difensori bergamaschi. Il centravanti olandese ha avuto una grandissima occasione nel cuore del primo tempo, ma è sembrato troppo isolato, tanto che alla fine Gasperini gli ha affiancato prima Venturino e poi Robinio Vaz. Malen ha tentato quattro volte la conclusione, per tre il pallone è finito nello specchio della porta. Ma più di lui è stato pericoloso Hermoso. Ha firmato il pareggio proprio alla fine del primo tempo ed è andato vicinissimo al secondo gol anche nella ripresa, quando ha colpito anche una traversa. Troppo poco per piegare l’Atalanta che è rimasta sempre in partita, pur concedendo diverse occasioni ai giallorossi. La Roma anche ieri ha pagato le assenze, ma può registrare la crescita di Soulé ed El Shaarawy come sempre ha fatto la sua parte. Ma questa squadra sembra avvertire la fatica in un finale di stagione che può riservare ancora qualche colpo di scena, non c’è stata la velocità della manovra. Per crescere nella prossima stagione ci vuole chiarezza e un organico più competitivo.
Questo i Friedkin devono saperlo.


T. CARMELLINI – IL TEMPO
Ora Gasperini ha un motivo «vero» per piangere. Perché il pareggio dell’Olimpico contro la «sua» Atalanta, per la classifica della Roma equivale praticamente a una sconfitta. Una cosa era provare a restare agganciata alla Juventus approfittando anche del passo falso del Como, un’altra è condividere con il Como il quinto posto e avere di fatto due squadre con le quali giocarsi l’unico posto buono rimasto: considerando che la Juve oggi può andare a +5. Anche il più ottimista dei tifosi sa quanto sia complicato centrare una qualificazione che solo la matematica lascia aperta. Peccato perché per come si era messa la serata i giallorossi avrebbero potuto vincerla. Ma il calcio è così, Hermoso prima complice del disastro che ha spalancato la strada a gol di Krstovic, poi realizza il gol del pareggio e colpisce una traversa. Ma non basta e i cambi finali dimostrano tutti i limiti di questo gruppo: esce Soulé si spegne la luce. Le sostituzioni fatte da Gasperini, rispetto a quelle dell’Atalanta spiegano molte cose… altro che difficile dire quanto abbiano pesato le tensioni della settimana all’interno del fortino di Trigoria, ma se qualcuno pensava, ma se qualcuno pensava che potesse innescare un effetto «trampolino» si sbagliava eccome. Anche quest’anno la Roma molto probabilmente finirà con un pugno di mosche in mano e bisognerà iniziare a pensare al futuro. E stavolta farlo come si deve: scegliere uomini e obiettivi. Nel pomeriggio la Lazio aveva asfaltato il Napoli che qualcuno avrebbe voluto candidare alla corsa scudetto… macché! Al netto della giornata «no» della squadra di Conte, Sarri & Co. hanno fatto le prove generali per la partita della stagione: quella che mercoledì li vedrà a giocarsi a Bergamo la semifinale di ritorno di Coppa Italia. L’andata all Olimpico fini 2-2 quindi tutto in gioco. Il segnale è positivo ma, vista l’Atalanta di ieri sera, la Lazio dovrà giocare la partita perfetta per accedere all’ultimo atto e continuare a sognare. L’Europa può arrivare anche da qui.