Ritiro estivo: Pellegrini lunedì non ci sarà, si attende il rinnovo

Lorenzo Pellegrini sarà assente nel primo giorno di ritiro a Trigoria, fissato per il prossimo lunedì.

Secondo quanto riferito da Radio Manà Manà Sport, il centrocampista giallorosso non prenderà subito parte al raduno che darà il via alla stagione sportiva 2026/27. La mancata presenza del centrocampista è dovuta alla situazione legata al rinnovo contrattuale, non ancora formalmente concluso, e all’infortunio patito nel finale dello scorso campionato, non ancora smaltito del tutto.

Nonostante l’assenza programmata per il primo giorno di lavoro a disposizione di Gian Piero Gasperini, le trattative per il prolungamento non sembrano destare preoccupazioni: le indiscrezioni di oggi confermano infatti che i contatti per i contratti di Pellegrini e Zeki Celik si trovano ormai ai dettagli finali.

(Manà Manà Sport)

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D’Amico: la prossima settimana prevista la conferenza stampa del ds

Dalla prossima settimana si comincia a fare sul serio. Oltre al raduno a Trigoria fissato per lunedì, come riporta Filippo Biafora nel corso del collegamento con l’emittente radiofonica è prevista anche la conferenza stampa del neo ds Tony D’Amico. Sarà l’occasione per presentarsi ai tifosi giallorossi e fare il punto su rinnovi e mercato.

(Manà Manà Sport)

Calciomercato Roma, passi avanti per Tresoldi: l’attaccante vuole i giallorossi e aspetta le mosse del club. Ha già parlato con Pisilli

La Roma ha individuato in Nicolò Tresoldi il vice-Malen. Come scrivo il sito del quotidiano, il giocatore del CLub Brugge ha già dato il suo gradimento e ne ha parlato anche con Niccolò Pisilli: i due si sono conosciuti quando si sono affrontati con l’Under 19 nel 2022 e sono rimasti in contatto. Attesa una accelerata della trattativa dalla prossima settimana.

(gazzetta.it)

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Come aggiunto da Alfredo Pedullà su X, Tresoldi ha molto mercato ma per ora aspetta le prime mosse della Roma. L’attaccante piace molto al club giallorosso che, come svelato qualche giorno fa, potrebbe affondare il colpo a prescindere da un’eventuale cessione di Dovbyk. 

Calciomercato Roma, Martinelli proposto anche alla Juventus: l’ostacolo è lo stipendio da 11 milioni di sterline

Dopo aver abbandonato la pista Mason Greenwood, ormai in procinto di firmare con il Fenerbahce, la Roma è ancora alla ricerca di un nuovo esterno da regalare a Gian Piero Gasperini. Oltre ai nomi di Garnacho Godts, la novità in casa giallorossa è Gabriel Martinelli, brasiliano con passaporto italiano in forza all’Arsenal. Il classe 2001, come riportato da Teleradiostereo, è stato proposto tramite alcuni intermediari ma non solo al club di Trigoria. Anche la Juve, infatti, negli scorsi giorni aveva fatto un sondaggio per il 25enne ma pur volendo dovrebbe prima cedere per poter affondare il colpo. La Roma potrebbe provarci sebbene il grande ostacolo è rappresentato dallo stipendio di Martinelli, che a Londra guadagna ben 11 milioni di sterline. 

(teleradiostereo.it)

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Roma, boom abbonamenti: già staccate 18.000 tessere

Il mercato va a rilento, mentre l’entusiasmo dei tifosi non si frena. Nei primi tre giorni di campagna abbonamenti sono state già staccate 18.000 tessere (il 20% in più rispetto ai rinnovi degli anni scorsi). Il 67% dei romanisti ha scelto Curve e Distinti, il 27% ha optato per la Tribuna Tevere, mentre il restante 6% ha preferito la Monte Mario. L’obiettivo è raggiungere di nuovo quota 40.000. Ormai una formalità.

(Il Messaggero)

Roma, riparte la caccia all’esterno. Moreira e Godts in cima alla lista

Quaranta milioni di euro. È la soglia fissata dallo Strasburgo per cominciare a parlare di Diego Moreira, il nome attorno al quale la Roma sta provando a ridisegnare il proprio mercato offensivo. A meno, fanno sapere dalla Francia, non ci si siede neppure. Una posizione che a Trigoria conoscono bene: è la stessa rigidità con cui i giallorossi valutano Manu Koné, per il quale il Manchester United potrebbe arrivare a mettere sul tavolo 50 milioni dopo che è saltato l’affare Ederson con l’Atalanta. […]

Nell’ultima stagione Moreira ha giocato da quinto a destra e a sinistra, ma anche da attaccante esterno sul lato opposto al piede forte, con la possibilità di rientrare verso il centro. Rapidità, uno contro uno e duttilità: il tipo di caratteristiche che Gasperini considera indispensabili per ricostruire il reparto. […]

Moreira è la pista più calda, non l’unica. D’Amico continua a seguire Mika Godts, reduce con l’Ajax da una stagione da 17 gol e 15 assist, numeri che hanno allargato rapidamente la concorrenza. Resta vivo il sogno di Antonio Nusa del Lipsia, protagonista ai mondiali con la maglia della Norvegia. Più complessa la situazione di Alejandro Garnacho, in uscita dal Chelsea e ancora monitorato dalla Roma.

(Repubblica)

Avanti tutta su Garnacho e Moreira

IL ROMANISTA (Di Carlo) – Archiviata la pista che portava a Mason Greenwood, colpo senza dubbio affascinante ma ritenuto decisamente troppo oneroso per la rigidità dei conti giallorossi, il direttore tecnico Tony D’Amico non si è fatto trovare impreparato. La strategia di lavorare da tempo su più tavoli paralleli, come abbiamo da giorni raccontato, sta pagando e ora i fari sono tutti puntati su un nuovo, importante obiettivo per le corsie esterne: Alejandro Garnacho.

Il talento classe 2004, esterno spagnolo naturalizzato argentino, è in uscita dal Chelsea, fuori dai piani di Xabi Alonso. La Roma sta studiando una formula ingegnosa per convincere i Blues a farlo partire: un prestito, anche oneroso, con un diritto di riscatto che si trasforma in obbligo al raggiungimento di determinate presenze e traguardi individuali del giocatore. Questo per inserire tale cifra (l’operazione complessiva si aggira sui 35-40 milioni di euro) a partire dal 1 luglio 2027, salvaguardando così il budgeet impegnato nell’attuale sessione. Il giocatore ha aperto alla destinazione, stimolato dalla presenza dell’amico Dybala: ora si entra nel vivo nella trattativa.

Ma sull’agenda giallorossa c’è un altro profilo di altissimo livello legato a doppio filo ai londinesi. Si tratta di Diego Moreira, esterno belga di proprietà dello Strasburgo. Il classe 2004 è attualmente impegnato nei Mondiali con la sua selezione guidata da una vecchia conoscenza romanista come Rudi Garcia. L’affare Moreira è parzialmente collegato a quello di Garnacho: Chelsea e Strasburgo fanno infatti parte della medesima multiproprietà, la BlueÇo. La valutazione del belga è considerata molto alta, attorno ai 40-50 milioni di euro, ma D’Amico punta ad abbassare sensibilmente le richieste economiche, preparando la prima offerta da presentare. […]

Avellino, anche Lulli per Nesta

L’Avellino ha inaugurato ufficialmente la propria campagna acquisti estiva con i primi tre innesti destinati a rinforzare la rosa in vista della nuova stagione. Il club biancoverde ha definito gli arrivi di Tommaso Martinelli (20), Riccardo Moruzzi (21) e Giacomo Faticanti (21), tre giovani profili sui quali la dirigenza ha deciso di investire per garantire qualità, prospettiva e maggiore profondità all’organico che sarà affidato ad Alessandro Nesta. […]

Restano in dirittura d’arrivo altri due rinforzi under destinati ad abbassare ulteriormente l’età media della rosa. Il primo è Luca Di Maggio (21), centrocampista dell’Inter: l’operazione dovrebbe chiudersi a titolo definitivo per una cifra vicina ai 500mila euro. l’altro nome è quello di Emanuele Lulli (18), terzino destro della Roma, pronto ad approdare in biancoverde con la formula del prestito.

(Corsport)

Cristante: «Io sono sempre sul pezzo»

SPORTWEEK – Chi ha detto che romani de Roma si nasce? Per info, citofonare (ammesso si abbia l’indirizzo di casa) a Bryan Cristante, 31 anni, gli ultimi otto nella Capitale a correre su e giù per il campo con la maglia giallorossa. Nato in Friuli, cresciuto a Milano, della Città Eterna il centrocampista della Roma ha assorbito usi e costumi. E qualche espressione tipica. «Confesso: mortacci tua è diventato un intercalare. Mi esce in tante occasioni, non posso farci niente. Ormai vado in automatico».

Trecentosessantaquattro presenze nella Roma: quali sono le tre che salgono sul podio?
«Oddio, le tre che vanno sul podio… Le due finali di Coppa sicuramente, la prima di Conference che abbiamo vinto sul Feyenoord ma anche l’altra, dell’Europa League, persa ai rigori contro il Siviglia. Poi, senza andare troppo indietro nel tempo, ti dico l’ultima giornata di questo campionato a Verona in cui ci siamo garantiti il ritorno in Champions, una manifestazione che mancava a tutti – società, giocatori e tifosi – da troppo tempo».

Otto anni a Roma pesano il doppio rispetto allo stesso periodo in un club e in una città diversi?

«Ma no… Roma è una città di cui ti innamori subito, già al primo giorno. Arrivi e, dove ti giri ti giri, rimani folgorato dalla sua bellezza. Lo stadio, poi, ti dà qualcosa in più: la carica dei tifosi romanisti non la scopro io, l’inno sulle note della canzone di Venditti è da pelle d’oca. Di sicuro, questa è una città che richiede tanto e che non è sempre facile. Tutto quello che ti dà – calore, entusiasmo e passione – quando le cose vanno bene si trasforma in pressione, in un’urgenza che diventa stress e non è semplice da gestire se non arrivano i risultati. È il rovescio della medaglia».

E come se ne esce?

«Devi saper mantenere l’equilibrio. A Roma si passa troppo velocemente dall’esaltazione alla depressione, un giorno sei un campione e quello dopo uno scarsone… È così che si compromette una intera stagione. Quest’anno, che avessimo vinto oppure perso, siamo stati bravi a resettare appena finita la partita, concentrandoci subito sulla successiva».

Per strada passeggi tranquillamente oppure sei preso d’assalto dai tifosi? «Ormai conosco orari, zone, cose, ho imparato come funziona. So come muovermi, ecco. Girare per Trastevere mi rimane però un po’ più complicato…».

A Testaccio, quartiere a forte impronta romanista, sei stato o no?
«Ci sono stato in incognito. Roma l’ho girata tutta. Nei primi anni giravo un po’ di più, per esplorare. Adesso ho i miei posti del cuore, non giro più la città da turista, se così si può dire, ma da residente. Da romano, dài».

E allora, quali sono questi posti del cuore?
«Ho abitato tanti anni a Monteverde Vecchio, vicino a Villa Pamphili. Frequentavo le vie, i ristorantini della zona. Ci sono rimasto affezionato e mi piace ancora andare lì a cena. È una zona che per me ha qualcosa di magico e farci due passi la sera è il momento più bello. Se invece decido di andare in centro città, devo pensare bene a quale zona scegliere».

Il monumento che, tra i tantissimi a cielo aperto, ti lascia ancora a bocca aperta?
«Il Colosseo. La sua imponenza mi colpisce ogni volta».

E come ci si adatta alla romanità, alle battute, alla goliardia dei romani?

«Devi starci, stare al gioco, farla diventare un po’ parte di te perché sennò diventa difficile».

E adesso senti di esserci riuscito?

«Sì. Non ho la cadenza romanesca, ma le battute in dialetto, anche qualche insulto, mi escono. Del resto, quando ono arrivato, ho avuto buoni maestri: Daniele De Rossi, Alessandro Florenzi, Lorenzo Pellegrini…».

Ti hanno messo in mezzo?

«Ma no, in mezzo no. Però, avendoli vicini di posto a tavola fin dal primo giorno di ritiro, capisci subito come è il loro modo di fare. Quello dei romani, intendo».

In cosa senti di essere diventato romano e a cosa invece non riuscirai mai ad abituarti? Per esempio, ai rigatoni con la pajata?

«Mi viene davvero difficile rispondere. Dopo otto anni non so neanche più a cosa mi sono abituato e a cosa no. Dovrei tornare più spesso a casa mia, San Vito al Tagliamento, per capirlo. Ormai per me, qui, ogni cosa è diventata normale».

Ti sei fatto degli amici fuori dal calcio?
«Parecchi. Il barbiere, per esempio. Da quando sono arrivato è rimasto lo stesso».

E sono tutti romanisti o c’è qualche laziale?
«Tutti romanisti. Sia chiaro, io non avrei problemi ad avere un amico laziale, ma i miei amici sono tutti romanisti da stadio. Però sanno che, soprattutto dopo le partite, non amo parlare di calcio, hanno imparato a non farmi troppe domande».

Cosa significa essere capitano di una squadra come la Roma?

«Sembrerà scontato, ma è davvero un onore essere il capitano di una squadra che porta il nome di una città enorme, in tutti i sensi, come questa. Ho l’orgoglio, insieme a Pellegrini o a Mancini, di trasmettere ai più giovani il senso di appartenenza a questo club così visceralmente legato alla gente che lo sostiene».

E il derby?

«La prima frase che mi sono sentito rivolgere appena sbarcato a Roma è stata: “Mi raccomando il derby”. Ca-pisci subito che è una partita diversa dalle altre, che va oltre i tre punti».

Cosa ti ha dato Mourinho e cosa Gasperini?

«Non solo a me, ma a tutta la squadra, Mourinho ha dato concretezza. Ci ha trasmesso il suo carisma, inculcandoci il concetto di vittoria; il bisogno, direi, di vincere. Con lui abbiamo fatto due grandi stagioni, vincendo una Coppa e perdendone un’altra ai rigori. Mister Gasperini è forte, c’è poco da fare. Io che avevo già avuto la fortuna di averlo all’Atalanta, sapevo che bisogna solo andargli dietro perché è uno che ha fatto benissimo ovunque, e lo ha dimostrato pure al primo anno in una piazza esigente come questa».

Tra i due chi urla di più?

«Bella lotta. Diciamo che in campo Gasp si fa sentire e, soprattutto, capire. Che tu sia inglese o cinese, che sia arrivato da un giorno o da una settimana, stai tranquillo che capisci subito cosa vuole da te il mister».

Di’ la verità, in partita con Gasperini ci si diverte di più che con Mou.

«Sono due modi di fare calcio, ma noi ci siamo divertiti anche con Mou- rinho, perché quando vinci ogni tipo di calcio diventa bello. Certo, con Gasperini giochi un calcio offensivo, moderno, corri, attacchi, fai tanti gol, aggredisci e recuperi tanti palloni. È faticoso ma divertente».

Cosa ti rende così indispensabile per ogni tecnico che ti ha allenato?
«Io sono un lavoratore. Mi piace andare in campo, lavorare tutti i giorni, ed essere sempre sul pezzo, fare quello che mi chiede l’allenatore. Fin da ragazzo ho sempre dato tutto».

Meglio più avanti o venti metri indietro?
«Dipende dai momenti, dalla partita, dall’avversario. A volte mi dico: se sto davanti riesco a tirare, ma se sto dietro recupero più palloni. Anche qui è una questione di equilibrio. Io a 18 anni so- no andato in Portogallo e ho imparato subito che il mondo del calcio è bello, però è un bel mondo di matti, quindi ho capito in fretta come seguire una mia linea retta, ed è quella che mi ha portato fin qua».

Tu a 18 anni in Portogallo, Palestra a 21 in Inghilterra. Ha fatto bene a scegliere il Chelsea?

«Sì. Una volta era la Serie A il campionato più importante al mondo, ora invece è la Premier. Tutti vogliono andare lì e, una volta che riesci, hai un’immagine diversa e cresci affrontando i più forti. L’estero ti apre la testa, maturi prima e in maniera diversa, ti confronti con altre lingue e culture. Rischi di non giocare? Fai in tempo a tornare indietro. Ma, se perdi quel treno, potresti non prenderlo più. Oggi ci sono tanti nostri giovani all’estero: penso che, più ne mandiamo, più ne trarrà giovamento il nostro calcio, Nazionale compresa».