Lazio, Lotito: “I tifosi non sanno aspettare. Sarri? Tutti utili e nessuno indispensabile”

SPORT MEDIASET – Claudio Lotito, presidente della Lazio, ha rilasciato alcune dichiarazioni e tra i vari temi trattati si è soffermato anche sull’assenza dei tifosi allo Stadio Olimpico in occasione del Derby della Capitale. Ecco le sue parole: “Sicuramente per un presidente non avere la presenza dei propri tifosi non è una cosa positiva, ma nel momento in cui ci sono delle posizioni strumentali, uno fa di necessità virtù. In qualche maniera bisogna cogliere gli aspetti positivi rispetto a quelli negativi. Qualcuno lo dimentica o lo dà per scontato, ma quando presi la società c’era una situazione drammatica, era fallita. Oggi invece l’abbiamo riportata in una condizione di massima tranquillità e soprattutto stiamo lavorando sulla prospettiva di renderla immortale attraverso la realizzazione dello stadio. Questo significa rendere la Lazio autonoma da qualunque persona, anche da me, per renderla competitiva”.

Poi continua: “Purtroppo i tifosi seguono interessi passionali, legati al momento, non hanno la capacità di aspettare e talvolta vogliono percorrere i tempi quando non ci sono le condizioni. Dal 30 novembre 2027 la Lazio acquisterà una forza economica importante perché avrà cessato di pagare tutti i debiti, ovvero 550 milioni, e avrà una cassa maggiore che potrà utilizzare per poter fare nuovi investimenti per renderla competitiva. Il calcio non è solo un problema di investimento, ma anche di idee e squadra. E tutti devono lavorare dalla stessa parte: lo staff tecnico, la società, i giocatori e anche i tifosi. Quando si crea uno scollamento diventa più complicato raggiungere gli obiettivi“.

Sarri?
L’abbiamo ingaggiato con un contratto triennale, e quindi ha ancora due anni, con l’idea che saremmo ripartiti da una squadra con una logica di ringiovanimento. Poi ho imparato che nella vita sono tutti utili e nessuno indispensabile, soprattutto i giocatori perché ce ne sono tanti nel mondo, se si vuole avere una società solida. Io sono ventidue anni che ancora resisto. Io sono convinto che alla lunga il lavoro e la voglia di rendere la società forte, autonoma e indipendente pagherà. Ed è fondamentale perché oggi molte squadre dipendono dagli investitori. Alla Lazio questo problema non c’è”.

Il futuro?
Ora siamo ottavi o quello che sia (noni, ndr.), credo ci siano le condizioni per ripartire con la logica di patrimonializzazione, anche perché sotto la presidenza abbiamo vinto sei trofei. Nel momento in cui si farà lo stadio, e abbiamo presentato tutta la documentazione per farlo, cambierà il DNA di questa società dal punto di vista dell’organizzazione, delle risorse e delle prospettive future. Poi abbiamo dimostrato di essere sempre abbastanza competitivi, visto che siamo sempre andati in Europa. Ora non ci siamo qualificati per il secondo anno di fila, ma quest’anno siamo arrivati in finale di Coppa Italia. L’avessimo vinta saremmo tornati in Europa. Il calcio sapete com’è, una traversa, un palo… E poi questa per la Lazio è stata una stagione assurda, in ventidue anni non ho mai visto niente di simile, con una miriade di infortuni di varia natura e mille episodi che hanno condizionato in modo significativo i risultati. Spero di aver messo alle spalle quest’annata e di ripartire con entusiasmo e con la volontà di poter fare molto meglio”.

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Roma-Lazio: la moviola dei quotidiani. Maresca sufficiente, controlla la partita ma si perde il rosso su Maldini

Buona la prestazione di Maresca nel derby, l’unico errore evidente è quello del mancato cartellino di Maldini su Hermoso (più rosso che giallo) ma lì, forse la colpa è più del VAR Di Bello. Per il resto una gara ben controllata, lascia correre all’inizio, poi interviene di più man mano che si svolge la partita


LA GAZZETTA DELLO SPORT – VOTO 6.5 Giusto annullare il gol di Dia al 29′ p.t. È in fuorigioco la punta della Lazio già in partenza sul cross di Taylor. Qualche dubbio per un tocco di mani in area di Cristante su girata di Noslin. Il Var fa proseguire. Tutto regolare nelle azioni dei gol. Nel finale, espulsi Rovella e Wesley che si spintonano.
Rischia Maldini: intervento duro su Hermoso.


CORRIERE DELLO SPORT – VOTO 6 Si perde un rosso chiaro, Maresca, che pure non aveva demeritato fino a quel momento: nell’occasione, colpevole anche Di Bello (forse più colpevole). Per il resto ha tenuto una partita difficile, con due rossi (corretti) e 5 gialli con 32 falli fischiati. Entrata con la gamba [destra] tesa, piede a martello e punto di impatto alto (sulla tibia sotto il ginocchio] di Maldini su Hermoso: sicuramente non nulla (come ha fatto Maresca), rosso più che giallo, Di Bello muto. Male. Wesley e Rovella fuori controllo: mani addosso alte, rossore entrambi, corretta e doverosa la doppia espulsione. Celik cade in area, contatto con Rovella che allarga la gamba destra, poco per dare rigore. Isaksen già in area, è lui che aggancia, con la sinistra, la sinistra di Mancini. Nuno Tavares-Wesley, spalla contro spalla, mentre su Dybala il fallo è fuori area. E’ buono il gol di Mancini, nonostante qualche protesta da parte della Lazio: Mancini salta pulito su Cancellieri che finisce a terra, così come è di gioco il contatto che subisce lo stesso Mancini da parte di Gila che gli salta dietro. Annullato un gol a Dia, che però era partito in fuorigioco netto al momento del cross di Taylor: fra lui e Hermoso [che il SAOT ha individuato come penultimo difendente) si sono almeno due metri, l’assistente numero uno aspetta la fine dell’azione prima di alzare.
VAR: Di Bello 5
Eppure la finale di Sinner era prevista per le 17, cos’altro c’era da guardare invece del fallo di Maldini su Hermoso?


IL TEMPO Prestazione molto buona per Fabio Maresca, preciso nelle decisioni e in costante controllo, anche e soprattutto quando sale la tensione. Inizialmente l’arbitro campano opta per una soglia prudente, fischiando molto. In maniera intelligente prova a gestire dal punto di vista disciplinare alcuni falli, tenendo i cartellini nel taschino: grazia Taylor che trattiene El Aynaoui, richiama Rovella e lo stesso El Aynaoui. Giusto poi il giallo per l’ex Ajax, che fa fallo su Dybala e, dopo averla scampata in precedenza, non protesta. La Lazio sul finale di tempo chiede un mani di Cristante su una rovesciata di Noslin, ma prima c’è un tocco col fianco e il braccio è attaccato: giusto lasciar correre. Subito dopo l’1-0 sale la tensione, si accende un parapiglia di cui fanno le spese Cancellieri ed Hermoso, ammoniti. Nella ripresa, giusto il fallo a favore della Roma per l’impatto Noslin-Rensch, ma è corretto anche non ammonire. Non c’è nulla in area sul contatto Rovella-Celik: un leggero sbilanciamento aereo, ma il turco non subisce alcun fallo. Regolare lo spalla a spalla in area tra Tavares e Wesley; il portoghese poi sarà correttamente
ammonito per un fallo al limite dell’area su Dybala. Al 70′
scatta una rissa; Maresca è reattivo e prova a separare Wesley e Rovella, che comunque vanno sopra le righe e quindi giustamente vengono espulsi. Non è punibile il contatto Mancini-Isaksen nell’area giallorossa. Il danese si conquisterà poi un giallo, giusto, a carico di El Shaarawy


IL ROMANISTA – VOTO 5 Non benissimo Maresca nel derby. Parte bene e tiene la gara ma non la regge fino alla fine, perdendosi in alcune interpretazioni disciplinari. All’8′ Taylor trattiene vistosamente El Aynaoui a centrocampo, ma Maresca lo grazia dal cartellino. Che arriva al 22′ per olandese all’ennesimo fallo su Dybala (il direttore di gara permette parecchio ai difensori laziali sull’argentino). Al 29′ Dia segna dopo un batti e ribatti ma partendo in fuorigioco di un centinaio di metri. L’illusione è per pochi. Verso la fine del primo tempo, al 42, iniziano le scaramucce. E bagarre dopo un’incursione in area di Rovella parata da svilar in uscita per ur bisticcio Dia-Mancini al limite dell’area. Maresca sceglie un’ammonizione per parte: Cancellieri e Hermoso rimediano il giallo. Nella ripresa sale ancora un po’ la pressione. Al 19′ Nuno Tavares stende Dybala sul vertice destro dell’area e rimedia il giallo. Cinque minuti dopo altro capannello al limite dell’area della Roma: Rovella e Wesley si beccano, Svilar finisce addirittura a terra, con il laziale che esagera. Maresca plateale: espulsione per tutte e due, ma quella del brasiliano è inspiegabile.
A 5′ dal 90′ El Shaarawy viene ammonito per un (presunto) fallo su un Isaksen, del resto sempre pronto a crollare come morto al minimo tocco. Poi l’altro episodio su cui Maresca non si dimostra all’altezza (e nemmeno il Var Di Bello, che andrà al Mondiale…): Maldini entra con i tacchetti e lascia i segni a Hermoso: sarebbe da arancione tendente al rosso, ma viene graziato.

Serie A, anticipi e posticipi 38a giornata: Hellas Verona-Roma domenica 24 maggio alle 20:45

La Lega Serie A ha reso noto il programma della 38esima e ultima giornata di campionato, che andrà in scena tra il 22 e il 24 maggio. La Roma sarà impegnata in casa dell’Hellas Verona e, in caso di vittoria, sarebbe certa di partecipare alla prossima edizione della Champions League: la partita si giocherà domenica 24 maggio alle ore 20:45 allo Stadio Bentegodi di Verona e sarà visibile in esclusiva su DAZN. Anche le altre squadre impegnate nella corsa per la massima competizione europea scenderanno in campo in questo orario.

38ª giornata

Venerdì 22 maggio – 20:45

  • Fiorentina – Atalanta

Sabato 23 maggio – 18:00

  • Bologna – Inter

Sabato 23 maggio – 20:45

  • Lazio – Pisa

Domenica 24 maggio – 15:00

  • Parma – Sassuolo

Domenica 24 maggio – 18:00

  • Napoli – Udinese

Domenica 24 maggio – 20:45

  • Cremonese – Como
  • ⁠Lecce – Genoa
  • ⁠Milan – Cagliari
  • ⁠Torino – Juventus
  • Verona – Roma

(legaseriea.it)

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IL PUNTO DEL LUNEDÌ – SORRENTINO: “La Roma prende il quarto posto in un finale in cui nessuno è andato veloce come lei” – D’UBALDO: “Malen ha dato tanto, ma i difensori hanno fatto il resto”

La Roma vince il derby 2-0 e aggancia il quarto posto, grazie ad un Gasperini che ci ha sempre creduto, seguito dalla sua squadra, che ormai ha sempre più le sue sembianze, come sottolinea anche Andrea Sorrentino su Il Messaggero: “In questo finale di campionato in cui nessuno è andato veloce come la Roma, mentre Allegri e Spalletti perdevano le briglie di Milan e Juventus. I giallorossi hanno vinto il derby con la personalità più che col gioco, con i nervi più che con la qualità, in una partita strana, dai bioritmi ingarbugliati per via del fischio d’inizio a mezzodì, con un Malen improvvisamente normalizzato e contro una Lazio più debole ma che non ammetteva di esserlo”. E allora fiducia a Gasperini, che da quando ha preso in mano la Roma l’ha trascinata in uno sprint più che positivo (cinque vittorie ed un pareggio nelle ultime sei). Complimenti anche alla difesa e, soprattutto a Mancini che, più di tutti, incarna questo credo, e, in assenza di Pellegrini, incarna il vero romanismo. Guido D’Ubaldo, infatti, sulle colonne de Il Corriere dello Sport scrive: “Ieri la Roma ha superato la Lazio, vincendo il secondo derby stagionale grazie alla doppietta di Gianluca Mancini, che adesso è secondo solo a Panucci tra i difensori più prolifici della storia della Roma. Due gol di testa, la sua specialità, è salito così a quota cinque in stagione. (…) Se è vero che Malen da gennaio ha dato un grandissimo contributo con tredici reti che portano la sua firma, i difensori soprattutto nelle ultime gare hanno fatto il resto. Nelle ultime sei giornate la Roma ha realizzato quindici gol con solo tre al passivo. Del bottino all’attivo quasi la metà è arrivato dai difensori, sette, se consideriamo anche Wesley”.


Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.


A. VOCALELLI – LA GAZZETTA DELLO SPORT
Non è ancora fatta – e sarebbe imperdonabile pensare a una passeggiata a Verona – ma la vittoria nel derby ha lanciato la Roma verso la Champions. (…) Tagliare il traguardo sarebbe una soddisfazione immensa per loro, una gioia per un pubblico fantastico, una dimensione quasi sconosciuta per molti giocatori e un’altra perla nella carriera di Gasperini. Con un dato, oggettivo, che sta lì a dimostrare la bontà del suo lavoro: se riuscisse a chiudere il cerchio, sarebbe l’unico allenatore insieme a Conte – nel vorticoso giro delle panchine – ad aver centrato la Champions negli ultimi due anni. (…) Di sicuro il suo lavoro alla Roma, è racchiuso nella regolarità che ha avuto in campionato, tra assenze prolungate e momenti ad alta tensione: 36 punti nel girone d’andata, 34 nel ritorno. Con undici sconfitte, di cui si è tanto parlato, bilanciate da 22 vittorie nelle altre 26 partite: perché il suo è un calcio aggressivo, a volte rischioso ma che parte da un presupposto: meglio provarci, sempre, che accontentarsi. (…) Non è fatta, come dicevamo, ma la zona Champions non è più un sogno, ma una realtà mai così vicina negli ultimi sette anni. Il pensiero fisso, la bellissima ossessione, di un allenatore che nel 2018-2019 portò il giovanissimo Gianluca Mancini a stabilire il suo record personale di gol in serie A. La sua doppietta di ieri, la prima in carriera, era forse scritta nel destino.


G. D’UBALDO – IL CORRIERE DELLO SPORT
Da otto anni la Roma non era padrona del suo destino per entrare in Champions. L’ultima volta che si qualificò fu nel 2018, con Di Francesco in panchina. (…) Nel finale di questo incertissimo campionato la Roma ha dato un’accelerazione determinante: cinque vittorie e un pareggio nelle ultime sei partite. Una rincorsa coronata con la vittoria nel derby: da sei gare i giallorossi non perdono la stracittadina, Gasperini ha centrato la doppietta tra andata e ritorno, l’ultimo a riuscirci era stato
Ranieri. La Roma ha fatto sedici punti che le hanno permesso di scavalcare la Juventus, di restare appaiata al Milan al terzo posto e tenere a distanza il Como. Un rendimento impressionante, una cavalcata cominciata la sera dello strappo di Ranieri con Gasperini, poco prima del calcio d’inizio della partita contro il Pisa. Fondamentale è stato il contributo dei difensori goleador.
Ieri la Roma ha superato la Lazio, vincendo il secondo derby stagionale grazie alla doppietta di Gianluca Mancini, che adesso è secondo solo a Panucci tra i difensori più prolifici della storia della Roma. Due gol di testa, la sua specialità, è salito così a quota cinque in stagione. (…) Se è vero che Malen da gennaio ha dato un grandissimo contributo con tredici reti che portano la sua firma, i difensori soprattutto nelle ultime gare hanno fatto il resto. Nelle ultime sei giornate la Roma ha realizzato quindici gol con solo tre al passivo. Del bottino all’attivo quasi la metà è arrivato dai difensori, sette, se consideriamo anche Wesley. Dei cinquantasei gol realizzati ben diciassette sono del reparto arretrato. (…) Per Svilar è stata la cinquantesima partita conclusa con la porta inviolata, la diciassettesima in questo campionato. La Roma ha subito gli stessi gol di Inter e Juventus, solo il Como ha fatto meglio. Adesso basta l’ultimo sforzo a Verona per tornare in Champions.


M. FERRETTI – CORRIERE DELLO SPORT
Mancano novanta minuti e spiccioli alla fine del campionato, è la Roma, vincendo il derby, è tornata ad essere padrona del proprio destino nella corsa per arrivare tra le prime quattro della Serie A. (…) Se tutto fosse finito ieri, Gian Piero Gasperini, quarto, avrebbe già centrato un obiettivo ignorato sistematicamente dalla società ma presente fin dalla scorsa estate nella testa sua e in quelle dei suoi calciatori. E di questo gli va dato atto in maniera chiara e indiscutibile. Perché GPG non si è mai nascosto, ha sempre messo in piazza la propria ambizione (convinzione?) facendo talvolta la figura del mestierante poco sincero. (…) Invece non bluffava, ci credeva davvero e lo ricordava ai suoi giocatori, che non l’hanno mai preso per pazzo. Ma che, al contrario, gli hanno creduto e lo hanno seguito. (…) C’è stato un (lungo) momento in cui nella Roma regnava il caos più totale eppure Gasp non ha mai perso la bussola. Ha continuato a lavorare come se intorno a lui fossero tutte rose e fiori (e dirigenti amici). (…) Sarà anche vero (lo è, ovviamente) che il campionato dal punto di vista tecnico non è stato il massimo, e che la Roma ha perso 11 partite, ma non si può dimenticare che (finora…) ne ha vinte il doppio, 22. E meglio della Roma hanno fatto soltanto le prime due della classe, Inter e Napoli. (…) La proprietà della Roma deve fidarsi di lui.
Che non significa dare in mano all’uomo di Grugliasco tutto e tutti: no, significa semplicemente ascoltarlo e dar corpo ai suoi suggerimenti. La squadra è migliorabile in ogni ruolo: per un salto di qualità importante, sarà necessario non sbagliare le mosse sul mercato. E non soltanto in tema di acquisti. Il gruppo oggi a disposizione di GPG non sarà (non lo è…) il migliore del campionato ma non è neppure tutto da buttare via. (…) Dan & Ryan, la palla passa alla vostra famiglia…


P. CONDÒ – IL CORRIERE DELLA SERA
Ha sentenziato Scott McTominay, colpendo di giustezza a Pisa e liberando presto il Napoli dall’ansia. Ha urlato
Gianluca Mancini, autore di due gol brutali nel derby. Ha risposto Christopher Nkunku, guadagnando e trasformando il rigore del sollievo milanista. Ha esultato Alberto Moreno, decisivo per tenere in quota il Como. Ma nel mezzo di questo concerto, amplificato dalla contemporaneità delle partite, il suono più rumoroso è stato il silenzio tombale della Juventus. (…) La Juve, che era entrata in campo da terza in classifica, si ritrova addirittura sesta, dipendente non da uno ma da almeno due colpi di scena nell’ultima pagina del libro, perché il Como in stagione l’ha battuta due volte e il primo dei non eletti è diventato lui. (…) Si parla di pressione che il Napoli non ha subito, di occasioni da cogliere come ha fatto un Milan col fiatone, del calore con cui la Roma ha reagito al buon avvio della Lazio, della resistenza opposta dal Como nel finale al gran ritorno del Parma. Quell’arte di arrangiarsi anche con poco che la Juve proprio non possiede… (…)


T. CARMELLINI – IL TEMPO
La Roma ride, la Lazio piange. E non tanto per il secondo successo stagionale in una stracittadina, quanto per un bilancio che tra novanta minuti sarà definitivo e non lascerà spazio ad alibi di nessun tipo. E cosi il cielo della capitale si tinge a tinte forti tra sorrisi goderecci, polemiche e pianti con l’aggiunta dei soliti sfottò da post derby. Una stracittadina che alla faccia dei soliti noti che hanno provato di tutto per boicottarla, posticiparla, sminuirla, è filata liscia come l’olio senza problemi né incidenti tra le tifoserie: solo qualche scaramuccia tipica da derby in campo con Maresca costretto a tirar tuori due rossi per calmare gli animi. Da una parte il tifoso della Roma che gode come un matto perché le chance, al momento veramente concrete, di vedere la propria squadra in Champions il prossimo anno sono diventate reali proprio grazie alla Lazio. I «cugini» prima hanno azzoppato la Juventus diretta concorrente per il quarto posto e ieri sorpassata dai giallorossi, togliendole quattro dei sei punti in palio negli scontri diretti. E poi hanno ceduto il passo all Olimpico bissando la sconfitta della gara d’andata. Ora novanta minuti per continuare a sognare, ma stavolta con il coltello dalla parte del manico. La Roma è padrona del suo destino. A Gasperini serve un successo domenica prossima a Verona per portare i giallorossi in Champions dopo sette anni: ultimo match giocato il 6 marzo del 2019. Un sogno che si può avverare ma per il quale serve massima attenzione: domenica sarà vietato sbagliare… Juventus docet. Dall’altra parte del Tevere il tifoso biancoceleste che di questa stagione non ne può davvero più. Al netto delle due finali (una giocata e persa, l’altra da disputare in Supercoppa sempre contro (Inter), resta l’amarezza per esser rimasti fuori dall’Europa e non aver mai potuto credere in qualcosa. Ma soprattutto pesa uno strappo con la proprietà che ha «costretto» la tifoseria a disertare l’Olimpico per tutta la stagione. Una polemica prima innescata dalla tifoseria organızzata, ma poi presa in carico da tutti gli amanti della Lazio che di vedere un club gestito in questo modo non ne volevano sapere. E qualcosa vorrà pur dire…
Il problema è una trattativa inesistente tra un presidente-padrone che non vuole aprire ai tifosi e un popolo ormai stufo di sentirsi trattare da «cliente». Cosi il diktat lotitiano «la Lazio è mia e la gestisco io» sta continuando a far danni a una squadra che ha bisogno invece del suo pubblico e di un progetto credibile alle spalle. Per una volta il patron biancoceleste dovrebbe provare a fare un passo indietro e, se non a vendere il club, almeno trovare una direzione o un presidente di facciata che gestisca la società e i rapporti con una piazza mai così scontenta. E un escamotage che in più di una realtà è stato adottato e, al momento, sembra l’unica via di uscita tra un proprietà che non vuole lasciare e una tifoseria ormai disamorata. Anche ieri, ennesima polemica perché dopo una sconfitta in quel modo il popolo biancoceleste non ha gradito il Lotito sorridente inquadrato in tu nella tribuna autorità del Foro Italico alla finale degli Internazionali stravinta da Sinner. Un appuntamento da non mancare per chi fa dei rapporti istituzionali uno dei suoi punti al forza: fosse lo stesso con i tifosi avrebbe molti meno problemi a gestire la «sua» Lazio su tutti i fronti. Non è casuale infine l’ennesimo strappo con Sarri: il tecnico toscano ha chiesto un incontro chiarificatore a fine stagione, perché non ha nessuna intenzione di andare avanti così. E il «non mi stanno a sentire» sparato ieri davanti ai microfoni dopo la partita non fa che confermare quando appena detto su Lotito.


A. SORRENTINO – IL MESSSAGGERO 

Alla fine del derby l’Olimpico giallorosso, che ieri era tutto l’Olimpico, gorgheggiava “Tanto pe’ cantà”, il brano della spensieratezza e del trovare la felicità nelle piccole cose, magari solo con un velo di malinconia. (…) E in mezzo a questo tripudio di romanità, a saltare sotto la Sud sperando che ner petto me ce naschi ‘n fiore chiamato
Champions, c’era Gian Piero Gasperini da Grugliasco, l’uomo del nord che ieri sembrava romano e trasteverino; del resto come affermava Bibì-Claudio Gora
nel Sorpasso «a Roma dopo tre giorni si diventa tutti romani» (ma lo diceva col dispetto del milanese imbruttito). Anche Gasp è diventato ben presto un romano ma rimanendo se stesso, e infatti siamo qui a elevare un epinicio anticipato al tecnico che ha portato la Roma dove nessuno negli ultimi anni, nemmeno Mourinho: a 90 dalla fine è padrona del suo destino e se vincerà a Verona (ma potrebbe non essere nemmeno necessario) tornerà in Champions dopo 7 anni. (…) In questo finale di campionato in cui nessuno è andato veloce come la Roma, mentre Allegri e Spalletti perdevano le briglie di Milan e Juventus. I giallorossi hanno vinto il derby con la personalità più che col gioco, con i nervi più che con la qualità, in una partita strana, dai bioritmi
ingarbugliati per via del fischio d’inizio a mezzodì, con un Malen improvvisamente normalizzato e contro una
Lazio più debole ma che non ammetteva di esserlo. (…) La Lazio, che ieri ha giocato la partita zero del suo anno zero e con la curva deserta, una cosa turpe in un derby, alla fine di una stagione di totale espiazione, beccando due gol uguali per colpa della famigerata difesa a zona sui calci piazzati. Sta per finire un’annata orrida, inutile almeno quanto gli appunti che Sarri verga febbrilmente in panchina da mesi, da anni, e più scrive più la squadra affonda. Dove va questa Lazio? Mistero. Qualcuno lo spieghi, perché l’unica cosa chiarissima è che la gente non ne può davvero più.

La Roma prepara la maglia per il Centenario: maniche lunghe e stemma “ASR”. Uscita prevista nella tarda primavera del 2027 (FOTO)

La Roma è al lavoro per realizzare la maglia speciale in vista del Centenario e il kit sarà un richiamo al passato, tanto che sarà a maniche lunghe. Come rivelato dal portale specializzato, il colore principale sarà il rosso scuro e sul petto avrà il trifoglio dell’Adidas e l’iconico stemma “ASR“. L’uscita della maglia è attesa nella tarda primavera del 2027.

(foto sito Footy Headlines)

(footyheadlines.com)

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X, la Roma ricorda Arcadio Venturi nel giorno del suo compleanno: “Eterno Capitano” (FOTO)

La Roma ricorda il leggendario Arcadio Venturi, storico centrocampista giallorosso e membro della Hall of Fame del club, nel giorno del suo compleanno. Nato il 18 maggio 1929, l’ex capitano giocò nove anni nella squadra capitolina e per quattro stagioni portò anche la fascia al braccio. “Il 18 maggio 1929 nasceva Arcadio Venturi. 290 presenze e 18 gol, Eterno Capitano. ‘𝐿𝑎 𝑅𝑜𝑚𝑎 𝑛𝑜𝑛 𝑙’ℎ𝑜 𝑚𝑎𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑐𝑢𝑠𝑠𝑎, 𝑙’ℎ𝑜 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝑎𝑚𝑎𝑡𝑎'”, il ricordo della Roma su X.

Mourinho torna al Real Madrid: pronto un contratto di due anni. Manca solo la firma

Tutto fatto per il ritorno di José Mourinho sulla panchina del Real Madrid. Il tecnico portoghese lascerà il Benfica, e farà ritorno a Madrid dopo la sua esperienza dal 2010 al 2013 con i Blancos. Come riportato da Fabrizio Romano, per l’ex Roma è pronto un contratto di due anni e a breve ci saranno le firme sui documenti per ufficializzare l’ingaggio. Mourinho volerà a Madrid dopo la partita del Real contro l’Athletic Bilbao.

Stadio della Roma: ancora in corso le verifiche sull’area e relativi vincoli. Il TAR boccia un altro ricorso dei Comitati del ‘No’ sul taglio degli alberi

Gli scavi per il nuovo stadio della Roma a Pietralata vengono rimandati. Lo snodo principale riguarda il TAR, che come riferito su X da Alessio Di Francesco, deve trovare l’applicazione dell’articolo 34 inerente alla procedura amministrativa che rende inammissibile la doglianza. Questo perché sono ancora in corso le verifiche sull’area in questione e i relativi vincoli a cui deve sottostare la Roma.

Come aggiunto dal giornalista Fernando Magliaro, il TAR ha bocciato e dichiarato inammissibile un altro ricorso dei ‘Comitati No Stadio’. La questione relativa al taglio degli alberi, quindi, è stata archiaviata ancora una volta.

Le due facce della Capitale

IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Orgoglio, passione, senso di appartenenza. Senza rinunciare alla classica dosc di sano sfottò da derby. È stata una domenica all’insegna dei festeggiamenti per la sponda giallorossa della Capitale, che nel giorno della stracittadina ha messo in scena il solito spettacolo di colori. Approfittando dell’assenza dei tifosi laziali, il popolo giallorosso ha dato vita ad una scenografia che ha coinvolto quasi tutto l’Olimpico. In Tribuna Tevere, a pochi istanti dal fischio d’inizio, è comparsa a caratteri cubitali la scritta «Romani sumus filii lupae capitolinae», ovvero «Siamo romani, figli della lupa capitolina».
Nel momento in cui è stata sventolata la bandiera dedicata ad Antonio De Falchi, invece, la Curva Sud si è riempita di lupi, accompagnati dalla scritta SPQR, mentre nei Distinti sono comparse due figure riferibili a Roma antica (uno è un bucinator, un trombettiere dell’esercito romano). Sullo sfondo un incessante sventolio di bandiere gialle, rosse e bianche. Immancabili, poi, i messaggi di scherno rivolti ai rivali di sempre.

Già fuori dallo stadio, quando è stato esposto lo striscione «Colpi de testa da fa ‘ncanta…Marusic, la porta è quella de la’!» legato all’autogol dell’esterno montenegrino nella finale di Coppa Italia persa contro l’Inter mercoledì scorso. Ma anche durante la fase di riscaldamento per ricordare a Nuno Tavares l’errore nel derby d’andata, con la palla recuperata da Rensch che ha avviato l’azione del gol di Pellegri-ni, e quello in finale di Coppa Italia, quando a rubare palla fu Dumfries: «Nuno su mille…non ce la fa!». Non è stato risparmiato neanche il tecnico biancoceleste Maurizio Sarri, che aveva promesso di non presentarsi allo stadio qualora la partita si fosse giocata domenica all’ora di pranzo: «Sarri uomo vero: alle 12:30 vengono loro, tu alle 12». In una Curva Nord vuota, ha campeggiato per novanta minuti la scritta «Dignità e rispetto valgono più di un derby». Immediata la risposta della Curva Sud: «Ma vale meno di una finale».
Il riferimento è alla presenza del popolo laziale all’Olimpico in occasione dell’ultimo atto della Coppa Italia. Erano poco più di mille i tifosi biancocelesti sugli spalti in occasione del derby. Un numero esiguo che il cuore pulsante del tifo giallorosso ha voluto sottolineare: «Complimenti! Oggi siete più numerosi del solito!», «Oggi sì che tutta Roma è qui per te!». Un messaggio, poi, anche per il presidente della Lazio: «Lotito liberali dal Malen». Novanta minuti intensi, in cui i 50.000 ti si giallorossi non hanno fatto mancare il loro sostegno alla squadra. Cori, ovazioni e, ovviamente, boati in occasione delle due reti realizzate da Mancini. Il triplice fischio ha sancito l’inizio della testa. La squadra si è riunita al centro del campo, prima del giro per ringraziare tutto l’Olimpico. Tra i più celebrati Mancini, eroe di giornata, Dybala ed El Shaarawy, alla sua ultima partita davanti al popolo giallorosso. L’ultima immagine della giornata sono i saltelli di Gasperini sotto la Curva Sud.

I VOTI DEGLI ALTRI – Mancini “incanta l’Olimpico”, Wesley “non in giornata”. Dybala “joya che diventa estasi”, Gasperini “futuro nelle proprie mani”

La Roma, in un Olimpico tutto giallorosso, dopo un primo tempo più equilibrato, in cui, probabilmente, ha sentito le pressioni del derby e del quarto posto (agganciato grazie alla sconfitta della Juventus contro la Fiorentina), vince 2-0 contro la Lazio, creando anche i presupposti per aumentare ulteriormente il vantaggio, senza però riuscirci. Decisiva la doppietta di uno straordinario Mancini (8.35), insuperabile in difesa e glaciale di testa, da romanista vero, in assenza di Pellegrini, si carica la Roma sulle spalle e la porta in Champions: “Due colpi di testa che incantano lo Stadio Olimpico: i difensori della Lazio sembrano dei lillipuziani al suo cospetto. Si prende la copertina con una doppietta da urlo, ma la sua prestazione è ottima anche dal punto di vista difensivo: annulla Dia quando si sposta al centro e salva su Cancellieri” (Il Tempo). Chi invece ha un po’ deluso è Wesley (5.21), confuso e ingenuo nel rimediare un rosso inutile nella rissa con Rovella, salterà il Verona: “Trascorre la prima mezz’ora tra errori, stop sbagliati e corse a vuoto. Che non sia giornata lo conferma nella ripresa: sul 2-0 e partita in assoluto controllo, si fa coinvolgere in una rissa inutile con Rovella che gli costa il rosso e gli farà saltare l’ultima gara a Verona“. (Il Messaggero). Dopo un primo tempo in sordina ha illuminato l’Olimpico con le sue giocate, Dybala (7.14) ha dimostrato perché Gasp lo vuole rinnovare, alle giuste condizioni, per il prossimo anno: “Interpretazione magistrale: con la sfida arcigna, dà battaglia; se ha palla fra i piedi, li fa ricorrere alle cattive; quando calcia da corner pennella l’assist del visibilio. Che si acuisce quando passa accanto a quegli altri esultando: Joya che diventa estasi. Tutto il resto è noia” (Il Romanista). Chi ci ha sempre creduto e alla fine ha portato la sua squadra in zona Champions ad una giornata dalla fine, mister Gasperini (7.57), bravo anche a riequilibrare la sua squadra dopo l’espulsione: “È il secondo allenatore della Roma negli ultimi 50 anni a vincere di fila i suoi primi due derby. È il primo a vincerlo portando la Roma in zona Champions a una giornata dalla fine. È la Roma di Gasp, è una squadra che pende dalle labbra del proprio tecnico che tra le tante difficoltà ha portato i suoi ragazzi ad avere destino e futuro nelle proprie mani”. (Il Corriere dello Sport)

MEDIA VOTI DELLE PAGELLE DEI QUOTIDIANI (La Gazzetta dello Sport, Il Messaggero, Il Corriere dello Sport, Il Tempo, Il Romanista, Corriere della Sera, Repubblica)

Svilar 6.21
Mancini 8.35
Ndicka 5.92
Hermoso 6.71
Celik 6.35
Pisilli 6.28
El Aynaoui 6.85
Wesley 5.21
Cristante 6.85
Dybala 7.14
Malen 6.42

Rensch 6.35
El Shaarawy 6.14
Ziolkowski 6.25
Soulé 6.50
Dovbyk 6.50

Gasperini 7.57


LA GAZZETTA DELLO SPORT

Svilar 6
Mancini 8
Ndicka 6
Hermoso 6.5
Celik 6
Pisilli 6
El Aynaoui 6.5
Wesley 5
Cristante 7
Dybala 7
Malen 6

Rensch 6
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé S.V.
Dovbyk S.V.

Gasperini 7.5


IL MESSAGGERO

Svilar 6
Mancini 8
Ndicka 6.5
Hermoso 6.5
Celik 6
Pisilli 6
El Aynaoui 6.5
Wesley 5
Cristante 7
Dybala 7
Malen 6

Rensch 6
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé S.V.
Dovbyk S.V.

Gasperini 8


CORRIERE DELLO SPORT

Svilar 6
Mancini 8
Ndicka 5.5
Hermoso 6.5
Celik 6.5
Pisilli 6
El Aynaoui 7
Wesley 4.5
Cristante 7
Dybala 7
Malen 6.5

Rensch 6.5
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé 6
Dovbyk S.V.

Gasperini 7


IL TEMPO

Svilar 6.5
Mancini 9
Ndicka 5.5
Hermoso 7
Celik 6.5
Pisilli 6
El Aynaoui 7
Wesley 5.5
Cristante 6.5
Dybala 7
Malen 6.5

Rensch 6.5
El Shaarawy 6
Ziolkowski 6
Soulé S.V.
Dovbyk S.V.

Gasperini 7


IL ROMANISTA

Svilar 7
Mancini 9
Ndicka 6.5
Hermoso 8
Celik 7.5
Pisilli 7
El Aynaoui 7.5
Wesley 6.5
Cristante 7.5
Dybala 8
Malen 7.5

Rensch 7
El Shaarawy 7
Ziolkowski 6.5
Soulé 7
Dovbyk 6.5

Gasperini 9


LA REPUBBLICA

Svilar 6
Mancini 8
Ndicka 5.5
Hermoso 6
Celik 6
Pisilli 7
El Aynaoui 6.5
Wesley 5
Cristante 6.5
Dybala 7
Malen 6.5

Rensch 6
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé S.V.
Dovbyk S.V

Gasperini 7


CORRIERE DELLA SERA

Svilar 6
Mancini 8.5
Ndicka 6
Hermoso 6.5
Celik 6
Pisilli 6
El Aynaoui 7
Wesley 5
Cristante 6.5
Dybala 7
Malen 6

Rensch 6.5
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé S.V.
Dovbyk S.V.

Gasperini 7.5