La telenovela legata al nuovo Stadio della Roma a Pietralata continua. A pochi giorni dalla consegna del progetto definitivo, attesa entro Natale (22 o 23 dicembre le date più probabili), i Comitati del ‘no’ hanno presentato alla Procura della Repubblica una denuncia per i reati di “Falso ideologico in atto pubblico”, “Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente” e “Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche”. Ecco il comunicato ufficiale: “Facendo seguito ai diversi accessi agli atti promossi ed ai riscontri ricevuti, viste le molteplici incongruenze nella determina del 13/05/2025 con cui il Dipartimento Tutela Ambientale – Direzione Gestione Territoriale e Ambientale del Verde ha incaricato il Dott. Agr. MAURO UNIFORMI per il “Servizio di consulenza specialistica per la valutazione agronomica e certificazione delle aree boscate nell’area di proprietà di Roma Capitale contraddistinta con foglio 601 ed elaborazione del Piano di Gestione Operativo del verde del Parco Regionale urbano di Monte Mario e del Pineto”, abbiamo depositato una denuncia alla procura della Repubblica rappresentando quali ipotesi di reato il “Falso ideologico in atto pubblico”, la “Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente” e la “Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche”.
Rimaniamo in attesa dei procedimenti di rito e ribadiamo la nostra completa fiducia nella magistratura e nelle forze dell’ordine”.
Sarà Simone Sozza l’arbitro dell’attesissimo big match tra Juventus e Roma, valido per la sedicesima giornata di Serie A e in programma sabato alle ore 20:45. Per il fischietto della sezione di Seregno si tratta del secondo incrocio stagionale con i giallorossi e l’ultimo incontro è il Derby della Capitale del 21 settembre vinto per 0-1 grazie alla rete di Lorenzo Pellegrini.
I capitolini sono la squadra più arbitrata in carriera dal classe ’87 e il bilancio recita 8 vittorie, 3 pareggi e 4 sconfitte in 15 precedenti. Tra queste partite c’è anche uno Juventus-Roma risalente al 30 dicembre 2023: i bianconeri vinsero 1-0 e la firma fu di Adrien Rabiot.
Nonostante i risultati positivi, il rapporto tra la squadra giallorossa e Sozza è caratterizzato da alcuni episodi controversi e l’ultimo avvenne durante Atalanta-Roma della scorsa stagione, quando Claudio Ranieri andò su tutte le furie in seguito all’intervento del VAR per un contatto in area di rigore tra Mario Pasalic e Manu Koné: “Ci hanno sempre detto che il VAR interviene solo se c’è un evidente errore, ma qui si vede Pasalic sbagliare l’intervento e toccare il ginocchio del mio giocatore. L’arbitro aveva fischiato il penalty e doveva rimanere tale! Sul rigore possiamo discutere, ma spiegateci per giustizia sportiva perché il VAR è intervenuto. Sozza non mi ha dato spiegazioni, non ero degno di riceverle…”.
Un mese fa anche José Mourinho tornò all’attacco e lo fece al termine di una partita di Champions League tra Benfica e Bayer Leverkusen, arbitrata proprio da Sozza: “È un arbitro che purtroppo conosco bene. So che non nutre molto affetto per me e nemmeno io ne ho per lui, ma non credo che abbiamo perso per colpa sua. È raro comunque vedere un arbitro dare un cartellino giallo al portiere nel primo tempo… Il Leverkusen è stato antisportivo e quando una squadra si comporta così la colpa è di una sola persona: l’arbitro“.
Sono otto, invece, i precedenti con la Juventus e il bilancio recita 3 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte. Le ultime due partite dei bianconeri dirette da Sozza sono state contro l’Atalanta: il 9 marzo 2025 la Dea di Gian Piero Gasperini vinse 0-4 in casa della Vecchia Signora, mentre quest’anno la squadra di Ivan Juric fermò gli uomini di Ivan Tudor sull’1-1 all’Allianz Stadium.
Arrivato in estate dal Flamengo per 25 milioni di euro più 5 di bonus al termine di una trattativa infinita, Wesley si sta prendendo la Roma e in 13 partite di campionato ha messo a referto 3 reti (di cui due decisivi negli scontri diretti con Bologna e Como). Gian Piero Gasperini lo seguiva dai tempi dell’Atalanta e ha spinto fortemente per averlo nel club giallorosso ma, come rivelato dall’edizione odierna del quotidiano, sulle tracce del terzino brasiliano c’era anche la Juventus. Damien Comolli, Chief Executive Officer della Vecchia Signora, fece un blitz a Miami durante il Mondiale per Club per osservare da vicino il calciatore durante la gara tra Flamengo e Bayern Monaco. Le impressioni furono positive, ma la richiesta economica della società brasiliana spaventò i bianconeri.
Sarà Simone Sozza l’arbitro dell’attesissimo big match tra Juventus e Roma, valido per la sedicesima giornata di Serie A e in programma sabato alle ore 20:45. Il direttore di gara sarà coadiuvato dagli assistenti Baccini e Perrotti, mentre il IV Uomo sarà Sacchi. Al VAR ci sarà Ghersini, Mazzoleni sarà l’AVAR.
Tema Paulo Dybala. Torna d’attualità il futuro della Joya in giallorosso, essendo in scadenza il prossimo giugno e l’interesse del Boca Juniors per l’argentino. Di seguito gli aggiornamenti:
18.25 – Secondo il giornalista argentino Gaston Edul, il Boca ha avviato i contatti per portare Dybala in Argentina. È probabile che l’avventura della Joya con la Roma finisca a naturale scadenza del contratto a giugno ma una sua eventuale partenza già a gennaio dipenderà dai colloqui che avrà con la Roma. Poi il Boca sarà pronto ad offrirgli un contratto, ma il giocatore per ora non ha deciso il suo futuro.
Boca empezó el contacto por Paulo Dybala. Está encaminado hacia que no va a seguir en Roma post junio (finalización de contrato). Para salir en enero depende de la charla que Dybala logre directamente Roma. Boca está dispuesto a ofrecerle un contrato cuando eso se resuelva.… pic.twitter.com/9fWYjqWk6I
11.56 – Il futuro di Paulo Dybala è ancora da decifrare e il contratto in scadenza il 30 giugno alimenta le voci su un possibile addio. Come rivelato da Fabrizio Romano, il Boca Juniors sogna da tempo la Joya ma ad oggi il calciatore non sta prendendo in considerazione l’idea di lasciare il club capitolino già a gennaio. L’argentino vuole parlare con la società nei prossimi mesi, dato che al momento i discorsi per il rinnovo non sono decollati. Dybala mantiene comunque la sua posizione: come filtra anche da fonti vicine al giocatore, l’obiettivo è restare alla Roma fino al termine della stagione e valutare il futuro soltanto in vista dell’estate.
LAROMA24.IT (Emanuele Polzella) – Gian Piero Gasperini vuole rinforzare il reparto offensivo durante la sessione invernale di calciomercato e tra le sue richieste c’è anche un nuovo esterno d’attacco. Come svelato nella rassegna stampa odierna, l’ultima idea arriva dagli Stati Uniti e si tratta di Marco Pasalic dell’Orlando City: il nome del venticinquenne è stato proposto al direttore sportivo Frederic Massara e il club giallorosso lo sta valutando.
La carriera
Nato il 14 settembre 2000 a Karlsruhe (Germania) da genitori croati fuggiti dalla guerra in Jugoslavia, Marco Pasalic inizia a muovere i primi passi nel mondo del calcio in diverse società locali: “Per mio padre era importante che non restassi a casa tutto il giorno davanti alla televisione. Dato che uno dei miei fratelli aveva un’impresa edile, l’ho aiutato – il suo racconto in un’intervista al sito ufficiale della MLS -. Ogni mattina alle 8 io, mio fratello e due operai ci riunivamo. Dopo sei o sette mesi ho iniziato ad abituarmi, bisognava portare il pane a casa. Trascinavo e mescolavo il cemento al mattino, dipingevo i muri e applicavo l’intonaco e nel pomeriggio andavo ad allenarmi. Quando non facevo bene il mio lavoro mi davano un pugno sul naso. Dopo questa parentesi non ho mai più avuto a che fare con l’edilizia, ma se adesso fossi in Germania e mio fratello avesse bisogno di una mano lo aiuterei”.
Poi continua il suo racconto: “Non sono cresciuto in una zona ricca di Karlsruhe. Siamo in sei in famiglia e avevamo un appartamento di tre stanze. La strada e il calcio erano la libertà di cui avevo bisogno. Molti dei ragazzi con cui sono cresciuto sono finiti in giri criminali. A causa del calcio non avevo tempo per nient’altro e agli operai con cui lavoravo dicevo che un giorno avrei giocato per la nazionale croata. Fin da bambino il mio obiettivo era guadagnare soldi attraverso il calcio in modo che la mia famiglia potesse godersi una vita senza preoccupazioni. La strada mi ha plasmato ed è così che ho imparato ad affermarmi su un campo di calcio”.
In seguito alla chiamata dell’Hoffenheim (“Facevo il raccattapalle durante le partite della prima squadra, ma purtroppo l’esperienza in questo club non è andata nel migliore dei modi”), nel 2016 torna a casa e gioca nell’Under 17 del Karlsruhe. Tre anni più tardi accetta l’offerta della squadra B dello Stoccarda, dove in due stagioni mette a referto 14 reti e 12 passaggi vincenti in 52 presenze. Il salto di qualità arriva nell’annata 2020/21, quando si afferma nella Regionalliga Südwest (quarta serie tedesca): in 35 partite segna 8 gol e fornisce 12 assist. Le ottime prestazioni con la maglia dello Stoccarda attirano l’interesse del Bayern Monaco, ma alla fine l’affare non si concretizza: “Sono stato in prova al Bayern Monaco per alcuni giorni ed è stato entusiasmante. Avevo avuto diverse conversazioni positive soprattutto con Holger Seitz (all’epoca allenatore del Bayern Monaco II, ndr) e mi disse che avrebbe contato su di me. Quello che non sapevo, perché ero troppo ingenuo, è che il mio agente pretendeva molto denaro nella trattativa con il Bayern Monaco. Quella è stata la prima volta che ho capito che il calcio ha anche molti lati oscuri e che ci sono tante persone sbagliate che lavorano in questo settore”.
Successivamente è il turno del Borussia Dortmund, che lo acquista e lo inserisce nella seconda squadra. L’avventura di Pasalic nel BVB non va nel verso giusto ed è caratterizzata da alcuni infortuni importanti (out da settembre 2021 a gennaio 2022 per una lesione parziale dei legamenti sindesmotici della caviglia e da fine marzo 2022 ad agosto 2022 per un problema alla spalla): “Per la mia testa è stato davvero difficile, ti senti triste e un po’ depresso. Fai riabilitazione ogni giorno, sei lontano dalla famiglia e dagli amici e non puoi fare nulla per distrarti. Alcuni non riescono a riprendersi da questi infortuni, ma io volevo riuscirci”. Nonostante le difficoltà riesce comunque a debuttare con i “grandi”: l’esordio è datato 17 agosto 2021 e Marco entra a 12 minuti dal termine della finale della Supercoppa di Germania persa per 3-1 contro il Bayern Monaco. L’altra presenza in prima squadra è nel match contro il Wolfsburg (8 novembre 2022) e anche in questo caso colleziona appena 10 minuti.
L’esperienza al Borussia Dortmund si chiude dopo due anni complicati (solo 6 gol in 35 partite con la squadra B) e in seguito alla scadenza del contratto il classe 2000 riparte dalla Croazia, paese natale dei genitori. La scelta ricade sul Rijeka e qui torna a giocare con continuità, esordendo anche nella fase preliminare di Conference League (3 reti e un assist in 6 partite nella stagione 2023/24) ed Europa League (annata 2024/25): “Per me è stato positivo fare un’esperienza al Borussia Dortmund, ma è stata condizionata dagli infortuni. Quando sono andato in Croazia tutti mi criticavano: ‘Cosa vai a fare lì? Non ti conviene, è un passo indietro…’. Ma il Rijeka è stato come un sogno che si è avverato. Ho avuto un ottimo inizio, ho segnato molti gol nelle prime partite e ho giocato anche in Conference League. Sono grato di essere cresciuto in Germania e di aver ricevuto una determinata istruzione, ma nel mio cuore sono croato al 100%. Amo il mio Paese e ringrazio di essere croato”.
Nella prima parte della scorsa stagione mette a referto 4 gol e 4 assist in 19 partite e contribuisce alla vittoria finale del campionato (il secondo nella storia del Rijeka), ma lascia l’opera a metà perché a febbraio accetta la proposta dell’Orlando City e si trasferisce negli Stati Uniti: “È lo step successivo della mia carriera. Per me era meglio venire qui piuttosto che rimanere in Croazia. È un onore quando un club ti vuole davvero e anch’io volevo venire qui, motivo per cui non ci ho messo molto a decidere”.
In MLS Pasalic si presenta con una doppietta contro il Philadelphia Union e sin da subito diventa un perno dello scacchiere tattico di Oscar Pareja: “Siamo rimasti sorpresi dalla rapidità con cui si è adattato alla squadra. Ammiro molto quei giocatori che arrivano in un Paese che non conoscono e si integrano immediatamente con tutti. Ha fatto un ottimo lavoro sotto questo aspetto”. Negli USA si esalta e in 41 presenze colleziona 15 reti e 6 passaggi vincenti da ala destra.
Il campionato statunitense è terminato e l’Orlando City è fermo da ottobre, ma le sue ultime partite risalgono a novembre e le ha giocate con la Croazia. Il debutto in nazionale maggiore avviene il 18 novembre 2023 (“È stata la sensazione più bella della mia vita. Era il mio sogno fin da bambino dopo tanti anni difficili tra infortuni e gente che diceva che non ce l’avrei fatta, ma io sapevo che ci sarei riuscito. Non riesco a descrivere quanto ami la Croazia, per me è casa e amore puro”) e viene convocato dal commissario tecnico Zlatko Dalic anche per EURO2024 (zero presenze), ma entra stabilmente nelle rotazioni soltanto a partire da giugno 2025: “Mi sono trasferito al Rijeka e tre mesi dopo ero già nel giro della nazionale. Nessun giocatore del campionato croato ci era mai riuscito, sono stato il primo ad arrivarci così velocemente. Nonostante avessi giocato nel Borussia Dortmund, il trasferimento in Croazia mi ha aperto le porte al debutto in nazionale. È questione di pazienza e di rimanere sempre positivi”.
Le caratteristiche tecnico-tattiche
Alto 177 centimetri, Marco Pasalic è un attaccante esterno di piede mancino e viene utilizzato principalmente sulla fascia destra per tagliare all’interno del campo e calciare verso la porta avversaria: la sua giocata tipica, infatti, è partire da destra, accentrarsi e tirare con il sinistro dall’interno dell’area di rigore. Nel corso della carriera è stato schierato anche dall’altro lato, ma ama giocare a piede invertito. Nell’Orlando City Pasalic agisce sulla fascia destra e con l’allenatore Oscar Pareja ha ricoperto il ruolo di ala nel 4-3-3 e di esterno di centrocampo con compiti offensivi nel 4-4-2.
Inoltre sembra avere una buona capacità di recupero dal punto di vista fisico, dato che gli unici infortuni importanti risalgono al 2022 e negli ultimi anni non ha avuto particolari problemi. Dotato di buona velocità e grande tiro dal limite dell’area, è un calciatore molto tecnico, abile nel dribbling e nelle progressioni.
“La mia mentalità? Punto sempre a impegnarmi al massimo, in Germania tutti crescono con questa ambizione – le sue parole ai canali ufficiali dell’Orlando City -. Lavoro duramente ogni giorno, sono un grande lavoratore. So che nessuno ti regala nulla, dipende tutto da te e per avere successo devi lavorare sodo”. Poi svela: “Zlatan Ibrahimovic è il mio modello, da bambino lo sognavo spesso: mi si avvicinava e parlavamo, ma poi mi svegliavo”, racconta in un’intervista a Telegrafi.
Nell’ultima sessione invernale di calciomercato era seguito con grande attenzione dall’Hellas Verona, ma il Rijeka chiese 5 milioni di euro e alla fine si trasferì all’Orlando City (contratto fino al 31 dicembre 2027 con opzione di rinnovo per un ulteriore anno). Ora la Roma sta valutando il suo profilo e sulle sue tracce c’è anche il Borussia Mönchengladbach. Piccola curiosità: nonostante abbia lo stesso cognome, non c’è alcun grado di parentela con il calciatore dell’Atalanta Mario Pasalic, anche lui croato e nato in Germania.
LR24 (MIRKO BUSSI) – Quando il Como riprende le scalette che portano via dall’Olimpico ha il volto stravolto, i capelli dissestati e la frustrazione che traspira da maglie ormai praticamente inutilizzabili. La squadra di Gasperini l’ha tirata per la giacca e costretta a sporcarsi il vestito d’alta moda che abitualmente indossa dentro la partita. Alla fine i dati diranno che mai, in questa stagione, il Como aveva avuto una percentuale d’errore così alta nei passaggi: 23%, praticamente uno su cinque. Di solito, la squadra di Fabregas viaggia con una media dell’85% di passaggi completati, lunedì è arrivata appena al 77%. Merito della pressione della Roma che sembrava mettere sottofondi musicali ansiolitici appena il Como intraprendeva una delle sue tipiche costruzioni.
#RomaComo/#PostMatch 2/4 L'utilizzo di artifizi soliti (giocata al 3° tramite portiere) o più fantasiosi, come la sovrapposizione qui sotto (foto 1-2), non garantiva comunque al Como di progredire nel campo. La veemenza con cui la Roma riusciva ad accorciare era soffocante. pic.twitter.com/7ky1kxZWWz
Lo scontro filosofico tra Fabregas e Gasperini portava, spesso, il pallone tra i piedi di Butez, terzo giocatore del Como con più palloni toccati (55). L’uomo in più necessario a dare la prima nota allo spartito del tecnico spagnolo mentre il collega romanista, nel post partita, ne definirà l’utilizzo ripetuto come “abbastanza stucchevole”. Dipende da che punto guardi il mondo. E il calcio.
Agli artifizi più classici, come la giocata tramite terzo uomo sul giocatore liberato dall’uscita in pressione dell’attaccante romanista su Butez, più spesso Ferguson, Fabregas ha aggiunto soluzioni più fantasiose come un rinvio dal fondo (4′ del primo tempo) in cui Smolcic, spostato centralmente, sovrapponeva su Ramon alla sua destra. Tutto questo, però, portava il Como al massimo con un possesso giocabile a 70 metri dalla porta romanista. Poi, che fossero giocate dirette in profondità o sulla sagoma di qualche giocatore offensivo, tutto o quasi veniva inghiottito dalla pressione della Roma.
Come al 25′, quando Nico Paz si abbassa a ricevere esternamente quasi all’altezza della propria area di rigore senza per questo guadagnare respiro dalla marcatura di Hermoso. Trascinato fino all’angolo, il Como veniva accerchiato finché, ormai smunto, non riconsegnava il pallone a Cristante in zona offensiva. Immediato il passaggio in area di rigore dove i 6 romanisti presenti provocheranno prima il tentativo di Soulé, respinto da Valle, e poi il successivo di Wesley finito alto.
#RomaComo/#PostMatch 4/4 Non solo transizioni corte però: il gol è frutto di una costruzione tipica della Roma. Cristante s'abbassa con il terzo di difesa che invade, sviluppo sul lato debole, ingresso esterno nell'area invasa da 6 romanisti, compreso, naturalmente, Mancini. pic.twitter.com/5EUQrLIANF
Il corso della partita sembrava sempre più sfilettare le consapevolezze del Como e ingrossava le riserve energetiche della Roma, sempre più reattiva ed efficace nelle pressioni e, non casualmente, lucida nella gestione successiva del pallone. Il “flow” che poteva cavalcare la squadra di Gasperini la portava a mostrarsi fluida e sincronizzata negli smarcamenti in possesso. Tant’è che la partita, seppur piena di transizioni pericolose in seguito a riconquiste medio-alte dei giallorossi, viene decisa da una costruzione pregevole. Con la tipica composizione romanista che apparecchia gran parte dei giocatori all’esterno della struttura di pressione avversaria, il mediano di parte, in quel caso Cristante, abbassato in costruzione e Mancini già vestito da invasore, la Roma riusciva ad aprirsi il lato debole grazie alla sterzata interna di Soulé. Da lì, lo sviluppo inseriva altre caratteristiche abituali del manuale di Gasperini: ingresso esterno tramite cross e invasione con 6 giocatori, compreso Mancini naturalmente, nell’area di rigore avversaria. Quando la tipica musica ansiolitica cominciava a salire dagli altoparlanti, Wesley scoccava il diagonale perfetto nella scena madre del film e sembrava quasi di sentire Gasperini girarsi verso Fabregas con voce inquietante: “Vuoi giocare con me?”.
IDEALISTA.IT – Bryan Cristante è il protagonista del secondo episodio della terza stagione della rubrica ‘A casa dei campioni’, realizzata dal sito dedicato al mondo dell’immobiliare. Ecco le dichiarazioni del centrocampista sulla sua avventura alla Roma.
Sei a Roma dal 2018 e ormai qui sei di casa: ci dici quali sono i pregi e i difetti di questa città? “Sette anni sono un pezzo di vita, diventeranno otto a fine stagione. A livello professionale non mi ero mai fermato tanto in un posto. La città è bellissima, non la scopro io. Ha tantissimi posti da scoprire, anche se la vivi da molto tempo. Difetti? diciamo il traffico”.
Quali sono le zone che ti piacciono di più e i luoghi che preferisci frequentare? “Devo dire che non esco tantissimo, quando non sono al campo, resto a casa in famiglia e mi piace godermi un po’ di tranquillità. Senza dubbio mi piace il centro di Roma, la zona del Colosseo, i luoghi storici, dove davvero capisci la grandezza della città”.
In queste stagioni in giallorosso, quali sono i momenti più belli che hai vissuto? “La vittoria della Conference League, con l’abbraccio della città intera, praticamente tutta riversata sulle strade. In generale, è sempre bello giocare in casa con lo Stadio Olimpico sempre pieno. È un fenomeno che si è evoluto negli anni, le prime due stagioni qui non era così. Poi, da dopo il Covid, ogni partita è stato un crescendo”.
Quest’anno hai dato il benvenuto a un allenatore che è stato molto importante per te ai tempi dell’Atalanta, che effetto fa averlo a Roma? Lo hai trovato cambiato in qualcosa? “No, anzi, è sempre il solito mister Gasperini. Carico, voglioso di fare bene e di trasmettere le sue idee alla squadra. Ci è già riuscito dopo i primi mesi di lavoro. E in campo si vede”.
Nello spogliatoio chi sono i compagni più simpatici e chi i più “rompiscatole”? “Siamo davvero un bel gruppo, non è una frase fatta. Come in ogni ambiente lavorativo, convivono diverse personalità. Noi che siamo qui da più anni, come il sottoscritto, oltre a Lorenzo Pellegrini, Gianluca Mancini, Stephan El Shaarawy, cerchiamo di far capire ai più giovani dove si trovano e la responsabilità che comporta indossare questa maglia”.
Di te spesso si dice “è il giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere”. E, in effetti, hai giocato sempre con tutti i mister che hai avuto. Qual è il tuo segreto? “Nessuno in particolare (ride, ndr). Mi metto a disposizione degli allenatori, cerco di fare il mio lavoro sempre al meglio, con le mie caratteristiche”.
Se un tifoso volesse venire per la prima volta allo stadio e ti chiedesse cosa non dovrebbe perdersi della partita, da veterano dello spogliatoio cosa gli consiglieresti? “Beh, senza dubbio il momento dell’inno Roma Roma, pochi minuti prima del calcio d’inizio. È una delle cose più emozionanti che si vedono in assoluto in uno stadio di calcio”.
La Roma celebra Marco Delvecchio e lo fa a esattamente 30 anni di distanza dal suo primo gol con la maglia giallorossa. Il 17 novembre 1995 il leggendario attaccante fu l’assoluto protagonista di una sfida in casa del Napoli: al 66′ entrò in campo con il risultato di 0-1 per la Roma grazie al gol di Thern e dopo quattro minuti dal suo ingresso realizzò la rete del raddoppio con uno splendido mancino al volo. La gioia di Super Marco durò poco a causa dell’espulsione rimediata all’80’, ma la Roma riuscì comunque a vincere 0-2. “30 anni fa la nostra 𝒍𝒆𝒈𝒆𝒏𝒅 Delvecchio segnava contro il Napoli il suo primo gol con la Roma – il ricordo della Roma su X -. SuperMarco”.
3️⃣0️⃣ anni fa la nostra 𝒍𝒆𝒈𝒆𝒏𝒅 Delvecchio segnava contro il Napoli il suo primo gol con la Roma 🚩
IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – «Il 99,99 % dei calciatori non si sarebbero fermati, solo chi è estremamente onesto lo avrebbe fatto». Quindi secondo Fabregas i giocatori della Roma non sono stati onesti (o lo sei o non lo sei). La ritengo un’offesa fatta col bisturi, nascosta dietro un avverbio furbo. (…) Contro questo tiki taka dialettico preferisco le spallate all’ipocrisia di Mancini. Sicuramente preferisco Rensch ad Addai che non ha subito alcun fallo e che è rimasto per terra speranzoso di fermare così l’azione pericolosa della Roma. Forse solo lo 0,01 % degli allenatori avrebbe detto a fine partita che è stato estremamente onesto non fermarsi. In un mondo di Alexis Saelemaekers io sto con Gianluca Mancini. (…) La Roma di Gasperini è una Roma romanista, ecco il suo segreto. Una Roma che fa la Roma. Testaccina, un aggettivo che da sempre – almeno dal 3 novembre 1929 – esprime un nostro stato mentale, una categoria dell’anima. Gaspo Testaccio. La cosa bella di questa Roma sono tante cose belle: Rensch che recupera chiunque e toglie persino l’angolo al Como; Wesley che corre e poi corre e poi corre, un Gervinho mezzo biondo sulla fascia che quando segna fa la Dybala mask; Dybala che non gioca, che sui giornali legge che per lui è tutto finito e che invece quando segna la Roma è il primo che entra in campo ad abbracciare i suoi compagni; Koné che sarebbe tutto nel caso scoprisse che nel calcio non è vietato tirare in porta, Cristante che non so più quante partite ha fatto, Soulè che da funambolo è diventato operaio; Pellegrini che è capitano nei comportamenti e li stringe veramente i denti, Hermoso che per me capitano lo è stato a Cagliari e che col Como è stato tipo il migliore. Celik che pure se non c’era si avvertiva la sua presenza e, questo, è uno dei più grossi risultati di un allenatore che fa giocare i suoi ragazzi solo con un criterio: il lavoro. (…)