Irish clan

LR24 (AUGUSTO CIARDI) – Proviamo ad affidarci al nostro modo più classico, e sicuramente meno infallibile, di valutare i calciatori avendo a disposizione quasi quattro mesi di stagione per produrre i giudizi. Quali sono gli elementi maggiormente dentro il “sistema Gasperini”? Di contro, quanti sono in ritardo o in palese difficoltà?

Inutile perdere tempo con Svilar, lui dimostrava di essere il più forte anche con Juric. In difesa, Mancini era già un suo uomo ed è tornato a esserlo, chiaro che se gli si chiede recuperi a mille all’ora su avversari che scappano a campo aperto, si diventa ingenerosi. Ma nell’applicazione sull’uno contro uno e nel mettersi a disposizione in fase offensiva, ha impiegato trenta secondi per entrare nell’ottica del suo ritrovato tecnico. Bene anche Ndicka, sia da mezzo sinistro di difesa sia da centrale. Gasperini sta riabilitando Hermoso, che del pacchetto arretrato è il più scafato. Stanno entrando a regime Ziolkowski e Ghilardi. Dopo due mesi di palestra, al netto di errori di fisiologica crescita all’interno del nuovo modulo, fanno pensare che le intuizioni estive di direttore sportivo e allenatore, per il loro ingaggio, siano felici. Diamogli tempo.

Quel tempo che è servito a Celik per trovare finalmente un allenatore che fungesse da autore per renderlo personaggio. Sembra un calciatore di Gasperini da almeno cinque anni. Wesley non poteva non essere gasperiniano. Espressa richiesta dell’allenatore, ha raddrizzato la bocca di chi dopo le prime uscite affermava che non valesse i soldi spesi. Rensch è la classica alternativa sulle corsie esterne che si applica ma che davanti ha concorrenti più forti. Su Angelino non ci resta che aspettare anche se sarà difficile togliere il posto a Wesley, cosa che non può fare Tsimikas, che nelle gerarchie oggi alle spalle ha soltanto Angelino che però non gioca da due mesi.

Per Cristante vale il discorso di Mancini. Ha soltanto riattaccato la spina, ritrovando quegli automatismi che lo portano a essere l’incursore utile per aumentare il fatturato offensivo. Koné è forte con chiunque, sarebbe stato titolare in questi ultimi anni anche nell’Atalanta. Mentre El Aynaoui sta scalando posizioni in classifica. Peccato per la Coppa d’Africa, perché dopo un doveroso apprendistato, oggi ha capito tutto ciò che gli chiede Gasperini, e lo dimostra partita dopo partita. Pisilli attualmente è un oggetto misterioso. Il talento c’è e lo mostra in Under 21, perché con la Roma a parte una manciata di minuti a Cremona, non si vedeva dal derby, quando si andava ancora in spiaggia. Di norma è una mezzala da centrocampo a tre, ma siccome con Gasperini si gioca a due, è stato aperto il dibattito per mesi: lo considera centrale o mezzapunta? Quando hanno chiesto a Gasperini perché Pisilli non gioca mai, ha risposto che davanti ha gente che sta facendo bene, indicando Cristante, Koné ed El Aynaoui. Quindi al momento lo considera mediano. Che potrà avere spazio con la partenza del marocchino a dicembre. Ma la Roma a prescindere ha bisogno di un altro centrocampista. E Pisilli non essere così centrale nel progetto Gasperini, potrebbe diventare pedina di scambio a gennaio.

Le presenze in campo di Pellegrini dimostrano che con Gasperini, se ci si applica, chiunque può avere la sua opportunità. Rientrerà anche nel giro dei mediani in concomitanza della Coppa d’Africa? Soulé sta provando in questi schemi a consacrarsi. El Shaarawy, a piccole dosi da calciatore intelligente, è entrato presto nella lunghezza d’onda indicata dall’allenatore. Baldanzi, che a fine agosto era praticamente del Verona, viene utilizzato in emergenza e si applica, pure se continua a non fare né gol né assist.

E veniamo alle note più dolenti. Dovbyk, ora ai box, doveva partire in estate, ma il problema è che la dirigenza della Roma per sostituirlo aveva puntato l’unico attaccante più in difficoltà di lui in Serie A, Gimenez del Milan. L’ucraino non ingrana, e iniziamo ad arrenderci. Arrivato tra mille mille aspettative, sembra quel prodotto di grido che ordini, viene consegnato ma risulta subito fallato e ogni tentativo di manutenzione più che migliorarlo ti toglie le speranze che possa ripagare l’investimento. Bailey sembra Paperino, manco è arrivato e si è fatto male, torna dopo due mesi e a parte un paio di lampi, e un nuovo infortunio, dà la sensazione per caratteristiche di essere un anarchico che l’allenatore prova a inquadrare. Nel calcio l’anarchico può servire, sia chiaro, anche nelle squadre più inclini al regime. Ma al momento anche per problemi di condizione atletica Bailey sembra purtroppo uno capitato in campo per caso. Ferguson è arrivato tra mille speranze e poche certezze. L’involuzione degli ultimi mesi, non contando il tempo perso in infermeria, preoccupa. O forse ci si era troppo illusi dopo un paio di partite, con Bologna e Pisa, incoraggianti. La speranza è che Roma-Napoli per lui sia il fondo da cui risalire. Perché non vorremmo con lui tornare a cavalcare vecchi teoremi anni novanta, sui calciatori britannici e irlandesi che non si adattano agli schemi e alla vita del calcio italiano.

In the box – @augustociardi75

Calciomercato Roma, dalla Turchia: i giallorossi ripensano a En-Nesyri. Anche il Milan interessato

La Roma è a caccia di un centravanti in vista della sessione invernale di calciomercato e tra i tanti nomi osservati dai giallorossi c’è anche un ritorno di fiamma. Come riportato dal portale turco, nella lista dei desideri del direttore sportivo Frederic Massara c’è anche Youssef En-Nesyri del Fenerbahce, già accostato al club capitolino prima dell’arrivo di Artem Dovbyk. Sulle tracce dell’attaccante marocchino, quindi extra-comunitario e non tesserabile a gennaio visti gli arrivi di Wesley ed El Aynaoui, non c’è solo la Roma, bensì piace anche al Milan.

(fanatik.com.tr)

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Calciomercato Roma: torna di moda il nome di Boga. Sullo sfondo Chiesa, ma il giocatore vuole restare al Liverpool

La Roma è alla ricerca di un’ala sinistra di piede destro in vista della sessione invernale di calciomercato e il direttore sportivo Frederic Massara sta valutando diverse soluzioni. Come riportato dall’edizione odierna del quotidiano, il dirigente giallorosso sta seguendo con grande attenzione la situazione di Jeremie Boga, in uscita dal Nizza dopo la folle contestazione e la violenza subita da alcuni tifosi. Inoltre sullo sfondo c’è anche la pista Federico Chiesa, ma il giocatore sembra intenzionato a restare al Liverpool.

(Il Romanista)

MANCINI: “La vittoria della Conference tra i momenti più importanti della mia vita. Vedere tutti quei tifosi a Roma mi ha riempito d’orgoglio”

VIVO AZZURRO TV – Gianluca Mancini ha rilasciato una lunga intervista ai canali ufficiali della Nazionale e ha ripercorso tutta la sua carriera, soffermandosi sia sull’avventura alla Roma sia sull’esperienza con l’Italia. Ecco le sue parole: “La cosa di cui vado più orgoglioso nella mia vita è sicuramente aver creato una famiglia con le mie bimbe e mia moglie, questo mi riempie di gioia ogni giorno. Svegliarmi e avere loro al mio fianco… Un altro è aver indossato la maglia dell’Italia, è il sogno di ogni bambino. Sono stato fortunato sotto questo aspetto”.

Gianluca bambino?
“Nasce nella campagna di Montopoli, la terra dei tartufi. Un anno sono stato anche ambasciatore della festa. Il tartufo fa parte delle nostre zone e quando torno lo mangio spesso. Stavo in una casa intorno alla terra di mele e pere di mia nonna e sono cresciuto lì con mio cugino e tutti gli amici. Giocavamo sempre a calcio. Mio nonno aveva costruito un campetto da calcio intorno alla sua terra. Era il nostro piccolo centro sportivo. C’erano il calcio, la scuola e tanti sogni che si sono poi realizzati”.

Passioni?
“Ne ho avute diverse. Da piccolo mi piaceva tanto il basket. Mio padre mi svegliava per vedere le partite. Ma principalmente era sempre il calcio, da solo o con i miei amici. Lo prendevo in maniera leggera, è uno sport ed è divertimento. Quando sono passato dalla Serie B alla Serie A ho capito che il calcio era diventato un lavoro”.

L’inizio della tua carriera?
“A sette anni ho iniziato a giocare nella squadra del paese. L’osservatore era un amico di famiglia e spesso provava a convincere la mia famiglia, ma i miei genitori non volevano perché ero troppo piccolo. Alla festa del paese, mentre camminavamo, incontrammo l’osservatore e disse ai miei genitori: ‘Se domenica non lo portate, lo vengo a prendere io a casa’. Iniziai a pressare i miei genitori e così mi portarono a giocare a calcio. Mio padre mi ha sempre fatto vivere il calcio in maniera serena, felice. Dopo un allenamento nei “Pulcini” della Fiorentina disse a mio padre di voler smettere e di voler tornare nella squadra del paese e lui accettò. Poi cambiai idea, ma papà non mi ha mai messo pressioni. Lo prendevo come un gioco e con tanta spensieratezza, magari questa cosa mi ha fatto arrivare nel calcio dei grandi”.

I momenti più belli della tua vita?
“I momenti più importanti della mia vita sono stati la nascita delle mie bimbe, il matrimonio, l’esordio in Serie A e quello in Nazionale. E poi la vittoria della Conference League: vedere tutte quelle persone a Roma mi ha riempito veramente d’orgoglio”.

Materazzi?
“La passione per Materazzi nasce principalmente nel Mondiale del 2006. Io nasco da una famiglia di interisti, avevo dieci anni e lui fu protagonista assoluto. Vedendolo giocare l’ho sempre apprezzato per la personalità, la grinta, per il fatto che nel bene e nel male ci metteva sempre la faccia. A Perugia poi ho avuto la possibilità di conoscerlo tramite un massaggiatore, da lì è nata la nostra amicizia”.

Cosa rappresenta la Nazionale per te?
“La Nazionale ha rappresentato sempre tanto. Le estati le passavo con gli amici al bar o a casa a vedere le partite dell’Italia, mi mettevo la mano sul petto e cantavo l’inno. Quando oggi entro in campo con la Nazionale la prima cosa che mi viene mente sono quegli inni cantati con gli amici”.

Il rapporto con Gattuso?
“Il mio rapporto con il mister è bello, puro, vero. Sin dalla prima telefonata c’è stato uno scambio di parole bello e vero. È una persona che ha saputo creare in poco tempo quello che va creato all’interno di una squadra”.

In conferenza stampa ti ha paragonato a Cafu…
“È stata una battuta che mi ha fatto piacere, certo che accostarmi a un mostro sacro come Cafu è un qualcosa di molto lontano…”.

I playoff per il Mondiale?
“La voglia di andare ai Mondiali è tanta, è la cosa più grande che vogliamo. Siamo concentrati su quello che dobbiamo fare, bisogna prepararci al meglio e arrivarci con una consapevolezza forte. Si tratta di un grande obiettivo personale e di squadra”.

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“Tieni in gioco la vita”: l’AS Roma presenta i risultati del progetto all’evento dell’ACI “Liberi di guidare” (COMUNICATO e FOTO)

Nella giornata di ieri una delegazione della Roma, composta da Maurizio Lombardo (Chief Football Operating Officer) e da alcuni calciatori e calciatrici delle giovanili giallorosse, ha presentato nel corso dell’evento dell’ACI “Liberi di guidare” i risultati del progetto di guida in sicurezza “Tieni in gioco la vita”. Ecco il comunicato ufficiale: “Il Club è stato invitato a presentare i primi risultati del progetto di guida in sicurezza rivolto agli studenti liceali della Capitale, realizzato con Automobile Club Roma, Ready2Go, Toyota e KINTO.

Tre edizioni, circa 400 studenti liceali coinvolti provenienti da 9 istituti superiori di 8 municipi di Roma, 15 ore di formazione teorica in aula, più di 7 ore di test su strada e un fondo dedicato per poter consentire la prosecuzione del progetto nelle scuole, dedicato alla memoria della giovane vittima della strada e tifoso romanista Francesco Valdiserri. È questo il primo bilancio del progetto “Tieni in gioco la vita”, inaugurato dall’AS Roma ad Aprile 2024 con la collaborazione di Automobile Club Roma, Ready2Go, Toyota e KINTO per contribuire a promuovere uno stile di guida responsabile tra i giovani.

I risultati dell’iniziativa sono stati presentati a Roma il 3 dicembre in occasione dell’evento “Liberi di Guidare”, organizzato dall’ACI in concomitanza con la Giornata Internazionale delle Persone con Disabilità.

All’evento ha partecipato una delegazione dell’AS Roma composta dal Chief Football Operating Officer Maurizio Lombardo e dai calciatori delle giovanili giallorosse Nicolò Troiani, Gianmarco Tumminelli, Carolina Leopardi e Alice Reali, che hanno partecipato ai corsi con i propri compagni nei mesi scorsi.

Presente anche il giornalista Luca Valdiserri, che ha contribuito allo sviluppo del progetto portando la sua testimonianza di padre di una vittima della strada ed attivista delle campagne dedicate alla sicurezza stradale.

L’AS Roma, che ha avviato il progetto in adesione alla policy “Tutela dei minori e dei giovani” della propria Strategia di Sostenibilità, ha voluto ribadire il proprio impegno per contribuire a diminuire il drammatico bilancio di vittime di incidenti stradali che avvengono ogni anno sulle strade della Capitale (oltre 16.000 casi). Un fenomeno che è diretta conseguenza di fonti di distrazione come l’uso del telefonino al volante, di disattenzione derivante da stati di alterazione e di scarso rispetto delle norme del codice della strada per ignoranza o superficialità nello stile di guida. Elementi spesso fatali che si possono eliminare o mitigare con una costante opera di sensibilizzazione”.

(asroma.com)

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Il Pisa vuole Baldanzi per rinforzare la trequarti

Alla finestra c’è anche il Pisa. A gennaio i nerazzurri toscani vogliono rafforzarsi soprattutto dalla cintola in sù con almeno due elementi: si un centravanti, ma anche, e forse soprattutto, una truquartista in grado di agire anche da seconda punta. Uno come Baldanzi, insomma. (…) I toscani si sono messi alla finestra in attesa di capire l’evoluzione del mercato della Roma. (…) Il Pisa qualche carta da giocare ce l’ha: intanto la Roma vuol far crescere il suo talento facendolo giocare e i nerazzurri sono fra i club che possono garantire il minutaggio maggiore. Gli osservatori stanno seguendo da tempo Tourè e Angori. Non per l’immmediato. Non servono ai giallorossi nella corsa scudetto e il Pisa non è troppo disponibile a lasciarli partire a gennaio. Ma a giugno una discussione potrebbe essere anche intavolata.

(corsport)

Addio Venturi, scoprì Bergomi e Del Piero

Ha lanciato Alex Del Piero e Beppe Bergomi, è stato uno dei capitani storici della Roma e fu il primo azzurro a vestire la maglia della Nazionale pur giocando in Serie B. Al mondo del calcio Arcadio Venturi ha dato tanto, forse più di quel che ha ricevuto. Un campione di un’epoca lontana ma anche un grande scopritore di talenti. Arcadia martedì ha salutato tutti a 96 anni, nella sua Vignola dove da anni era soprannominato “il romano”. Perché da quella città aveva preso anche l’accento e perché quando parlava della Capitale gli si illuminavano gli occhi. Venturi, infatti, ha vestito per 9 stagioni la maglia giallorossa, collezionando 290 presenze (101 da capitano) e 18 gol tra 111948 e 111957. Compreso l’anno in cui la Roma scese in B e in cui Arcadia conquistò la maglia della Nazionale, un fatto inedito ai tempi. (…) Nell’Inter, infatti, ricoprì per 23 anni diversi ruoli tra cui quello di talent scout. Tra i gioielli scoperti spicca Beppe Bergomi, legato a Venturi anche per averlo avuto come allenatore in seconda per 5 anni quando sulla panchina nerazzurra c’era Trapattoni. (…) Nei suoi tre anni alla Juve l’ex centrocampista ebbe il tempo di scoprire e segnalare un certo Del Piero. L’illuminazione avvenne il 126 ottobre 1991, durante una partita Primavera tra Inter e Padova. «Ha un fisico non eccezionale, ma diventerà un fenomeno», disse Venturi. Non si sbagliava.

(gasport)

(gasport)

Florenzi: “L’addio alla Roma? Ci sono state tante incomprensioni ma non ho mai litigato con nessuno”

GASPORT – È vero che la vita è un viaggio, ci sono sempre posti in cui torni volentieri. Quelli di Alessandro Florenzi hanno più terra che prato dove far scorrere la palla, grida di bambini e palazzoni tutt’intorno. LÌ ha dato l’addio al calcio qualche mese fa con un video fatto col cuore, li ha cominciato la sua avventura. «I miei gestivano un campo sportivo ad Acilia, vicino a Roma. Quando uscivo da scuola andavo dietro ai container che facevano da spogliatoio, c’era uno spiazzetto sterrato dove passavo le mie giornate con un pallone, il triplice fischio me lo dava mia madre quando urlava che chiudevamo e dovevamo tornare a casa. Ero un bambino felice, ero piccoletto e tutti mi chiamavano Sandrino». (…)

Un bambino felice e di talento. La volevano sia Lazio che Roma.

«I miei mi fecero: scegli tu, il posto in cui ti senti più a tuo agio. E appena uscito da Trigoria dissi subito: “Voglio giocare qui” . Mica pensavo che ci avrei passato quasi tutta la carriera…».

Il suo nome compare in 1039 titoli della Gazzetta, il primo: «Florenzi, la Roma ha il nuovo Pizarro».

«Giocavo vertice basso del centrocampo a tre e a quei tempi “Pek” dettava legge, rubavo da lui movimenti e giocate. Un altro che adoravo era Fabregas. Poi di ruoli ne ho fatti tanti, ero la gioia dei fantacalcisti, mi compravano e vincevano».

(…)

Florenzi uomo dei gol belli. Segnò in rovesciata al Genoa, Totti disse: «Se ne faccio uno così, smetto».

«Francesco può dire tutto, ha segnato reti indimenticabili, da questo punto di vista non posso manco pensare di paragonarmi a lui».

(…)

Florenzi core de’ nonna.

«Nonna Aurora non era mai venuta allo stadio, il giorno prima della partita col Cagliari (21 settembre 2014, ndr) le dissi: ‘Se segno vengo su ad abbracciarti, non me ne frega niente’». La cosa che mi rimane ancora impressa è lo sguardo di De Rossi quando sono rientrato in campo e l’arbitro mi ammoniva. Si avvicinò e mi disse: “Hai fatto una cosa veramente incredibile. Ma se ora fai qualche cavolata e prendi un altro giallo, ti ammazzo davanti a tutti” . Mi si gelò il sangue, quando parlava Daniele parlava uno sconforto… Dopo la partita siamo scoppiati a ridere».

(…)

Nei suoi anni la Roma ha sempre sfiorato la vittoria senza mai coglierla. Come mai?

«Non lo considero un demerito nostro, con Garcia e Spalletti ci siamo arrivati a un passo, eravamo attrezzatissimi. Ma ce la giocavamo con una Juve che faceva 100 punti a campionato…».

Non si lasciò benissimo con l’ambiente Roma.

«Ci sono state tante incomprensioni, ma non ho mai replicato a tutte le cose dette su di me. Ho sempre voluto far parlare il campo portando rispetto alla maglia: l’ho sudata fino all’ultima goccia, e su questo nessuno potrà mai dire niente. Ci tengo a dire che non ho mai litigato con nessuno, e quando incontro i tifosi mi ricordano con affetto».

I cinque più forti con cui ha giocato?

«Tolti, Ibrahimovic, Neymar, Mbappé e Di Maria. Io sto in panchina e applaudo».

Il più matto?

«In senso buono Nainggolan, lui vale per cinque. Vive in maniera incredibile, sempre al massimo. Uno fuori dal campo può fare quello che vuole, l’importante poi è quello che fa dentro. E lui lo vedevi con quella grinta, quella ferocia, quella voglia di aiutare i compagni… Ecco, se devo andare in battaglia mi porto Radja».

(…)


Ferguson, Tsimikas e Bailey. Mese verità per i tre della Premier

«Giovani, forti e pimpanti», questo era il diktat per il mercato estivo che fino a questo momento è ancora sotto esame. E sotto la voce ‘rimandati’ ci sono i giocatori arrivati in prestito dalla Premier League: Tsimikas, Bailey e Ferguson. (…) Evan è stato il primo ad arrivare con la pesante etichetta di «nuovo Vieri» che De Zerbi gli aveva messo addosso. Le prime apparizioni – a dir la verità – avevano illuso. Subì-to titolare e un assist a Pisa alla seconda giornata oltre ai tre gol nelle amichevoli prestagionali. Col passare delle settimane i primi applausi si sono trasformati in fischi ed è stato scavalcato nelle gerarchie da Dovbyk prima e da Dybala e Baldanzi poi. (…) A metà agosto è arrivato Bailey. L’euforica a Ciampino è durata 24 ore: al primo allenamento si è fermato rimanendo ai box quasi due mesi. Poi a novembre un altro infor-tunio che lo ha fatto rimanere fuori per tre settimane. Risultato finale? Solamente sette presenze di cui una da titolare. Il tanto atteso colpo che doveva rinforzare il pacchetto offensivo è praticamente un fantasma. Non se la passa meglio Tsimikas, bocciato da Gasp dopo le prime partite e ora fuori dai radar. (…) I prossimi mesi saranno quelli della verità. Da Cagliari alla sosta di marzo non ci saranno più interruzioni, inizierà la Coppa Italia anche per la Roma e Gasperini avrà bisogno di tutti i componenti della rosa. Il futuro di Ferguson rimane in bilico e un suo possibile addio potrebbe agevolare l’arrivo di due attaccanti. (…) Il primo nome è sempre quello di Joshua Zirkzee. (…) L’altro è quello di Tel del Tottenham. Anche in questo caso non si registrano passi in avanti. Sul taccuino Yuri Alberto (Corinthians) e Franculino (Midtjylland). Il ri-torno di fiamma per Fabio Silva non convince l’allenatore che avrebbe voluto averlo ad agosto. (…)

(Il Messaggero)

Dybala ancora a rischio, il rinnovo si allontana

La settimana senza coppe doveva essere l’occasione per riportare Paulo Dybala al centro del progetto giallorosso e consegnarlo a Gasperini nella forma migliore. «Dobbiamo recuperare Dybala e Bailey», aveva detto l’allenatore dopo la sconfitta con il Napoli, indicando nell’assenza dei due esterni uno dei problemi dell’attacco romanista. Ma il piano è già saltato: da due giorni Dybala non si allena, bloccato da una forte sindrome influenzale che gli ha provocato febbre alta e dolori articolari. Anche oggi resta in dubbio la sua presenza in allenamento e, di conseguenza, la sua eventuale convocazione per la trasferta di Cagliari domenica alle 15. Non è escluso che possa rimettersi in extremis, ma le sensazioni non sono positive. (…) Capitolo contratto. L’argentino è entrato nell’ultimo anno e la società sta già ragionando sul futuro. Il valore tecnico di Dybala non si discute, ma la continuità — o l’assenza di continuità — inizia a pesare nelle valutazioni: investire su un rinnovo (che oggi costa 8,5 milioni più corposi bonus presenza) implica garantire centralità a un calciatore che è sempre meno in campo. La Roma conosce il potenziale di Dybala e sa che può cambiare volto alla stagione in un attimo. Ma questo inverno sta raccontando un’altra realtà: la squadra vola, mentre la Joya fatica a esserci. E quando il miglior giocatore diventa un lusso, ogni settimana che passa assume un peso diverso, in campo e nelle stanze dove si decide il futuro della rosa giallorossa.

(La Repubblica)