Calciomercato Roma: alla corsa per Lucca si aggiungono anche Napoli ed Inter

Dopo averlo puntato durante il calciomercato invernale, la Roma continua a monitorare Lorenzo Lucca per il prossimo anno. L’attaccante dell’Udinese, fin qui autore di 12 gol in 31 presenze, è il profilo individuato da Florent Ghisolfi per fare da vice Artem Dovbyk. Secondo quanto riportato da Sky Sport, sulle tracce del classe 2000 ci sarebbero anche Napoli ed Inter. Antonio Conte vorrebbe Lucca per affiancarlo a Romelu Lukaku, mentre, Simone Inzaghi starebbe cercando un’altra punta da aggiungere alla collaudata coppia LautaroThuram.

(sport.sky.it)

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Pisilli: il centrocampista diventa il primo football ambassador italiano di Skechers

Niccolò Pisilli sarà il primo football ambassador italiano del brand americano Skechers. Il centrocampista, che quest’anno ha segnato due gol contro Venezia e Lecce, ha scelto le Skechers Football SKX_01 – 1.5 ELITE, una scarpa leggera con ammortizzazione reattiva e tecnologia PSC (Precise Strike Control) per avere un controllo preciso del pallone.

Pisilli, classe 2004, che lo scorso 10 ottobre ha esordito in Nazionale contro il Belgio, si aggiunge al roster di ambassador capitanato da Harry Kane, attaccante del Bayern Monaco. Oltre al capitano dell’Inghilterra, il brand americano è legato anche a giocatori del calibro di Mohammed Kudus (West Ham Utd), Oleksandr Zinchenko (Arsenal), Anthony Elanga (Nottingham Forest) ed Isco (Real Betis).

 

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Nicolini (Shakhtar): “Dovbyk esploderà, pochi come lui in Europa”

Carlo Nicolini, preparatore dello Shakhtar di cui poi è diventato dirigente, ha parlato all’emittente radiofonica di Dovbyk usando parole di grande elogio: “Artem è un grande calciatore, lo ha fatto vedere in Ucraina, poi in Spagna e ora in Italia ha comunque segnato 15 gol. Credo che le critiche che gli rivolge parte dell’ambiente romano siano dovute a due dinamiche: in primis perché forse è stato pagato troppo e quel prezzo pesa sulle aspettative di tutti; poi la Roma ha avuto delle vicissitudini tecniche quest’anno con diversi allenatori cambiati e una squadra che ha iniziato a funzionare nella seconda parte di questa stagione. Questo ha inciso sul suo rendimento”.

Continua Nicolini: “Da aggiungere a questo la dinamica famigliare incide tantissimo: credetemi per me che conosco l’Ucraina, quel paese, quella gente lì, pesa nel cuore di questi ragazzi avere la famiglia lì e svegliarsi ogni giorno sperando che nessuno dei propri cari sia morto”.

Non ha dubbi Nicolini sul potenziale di Dovbyk: “Artem secondo me esploderà, punte come lui ce ne sono poche in Europa. Ha cambiato tre paesi in tre anni, quando l’ho visto qui col Dnipro faceva reparto da solo e a sportellate con tutti, non credo si sia rammollito tutto insieme. Ha un’indole diversa da quella che forse a tratti ha mostrato a Roma. E’ un momento che passerà, dategli fiducia e vedrete”.

(Retesport)

X, la Roma ricorda Mazzone: “Esempio di lealtà e passione”

Carlo Mazzone avrebbe compiuto oggi 88 anni. Scomparso nell’estate del 2023, l’ex allenatore della Roma tra il 1993 e il 1996, è stato ricordato con un post sui social dal club giallorosso. “Una figura iconica del nostro calcio, un pezzo di storia della Roma, un esempio di lealtà e passione”, questo il messaggio della Roma dedicato a Mazzone.

 

Roma orfana di Dybala ma i numeri la consolano

Il giorno dopo la conferma dell’infortunio (lesione al semitendinoso della coscia sinistra) che terrà fuori Paulo Dybala per almeno un mese, ci sono molte domande che rimbalzano nella testa dei tifosi: perché, visto che a Bilbao era sceso in campo dopo essersi sottoposto ad un’infiltrazione, non si è deciso di lasciarlo a casa per un match sulla carta più semplice e alla vigilia della partenza per la Nazionale? Chi lo ha deciso? E perché Ranieri, che dopo il gol di Dovbyk ha avuto la prontezza di far sedere di nuovo in panchina Shomurodov, che era già pronto a bordocampo ad entrare insieme all’argentino, non ha deciso di rimandare in panchina lo stesso Dybala? L’unica certezza, oggi, è che Paulo salterà le due gare più importanti di questo segmento della stagione: il 6 aprile all’Olimpico contro la Juve e il derby (13). Lo stop, però, potrebbe essere ancora più lungo e per questo non è escluso che Dybala, che si è reso immediatamente conto della gravità dell’infortunio, nei prossimi giorni possa sottoporsi a nuovi controlli per capire se c’è una strada per accorciare i tempi di recupero. (…) Paradossalmente la frase “c’è una Roma con Dybala e una senza” ripetuta da Mourinho e confermata da De Rossi e Ranieri, in questa stagione non trova il conforto dei numeri: con l’argentino in campo la Roma ha ottenuto 57 punti in 36 partite in tutte le competizioni, con una media di 1.5 punti: 11 vittorie, 6 pareggi e 7 sconfitte in Serie A (media 1.6); 5/3/3 in Europa League e una sconfitta (contro il Milan) in Coppa Italia. Senza l’argentino, i punti sono 14 in 7 gare, con una media di 2 a partita: 3 vittorie, un pareggio e una sconfitta in campionato; un pari in Europa League (Union Saint-Gilloise) e una vittoria in Coppa Italia con la Samp. Se la Roma manterrà questa media la Champions non è un sogno.

(corsera)

Assalto Champions. La Roma cerca il vice di Dybala

Pellegrini o Soulé, a chi toccherà dei due? L’eredità è pesante ed è quella di Paulo Dybala, l’uomo di maggior qualità della Roma, quello a cui i giallorossi dovranno rinunciare da qui ad almeno metà aprile (ma forse anche più in là). Lecce, Juventus e Lazio sono le partite che l’argentino salterà sicuramente, la speranza è di riaverlo per la gara contro il Verona, del 19 aprile. Ma anche quella è a rischio e forse pure quella in casa dell’Inter, del 27. Perché rinfortunio è delicato (lesione al tendine semitendinoso della coscia sinistra), bisognerà andarci cauti. E Paulo, subito dopo, dovrà anche ritrovare forma e ritmo partita. (…) Bisognerà sostituirlo e i giocatori che possono farlo nel modo migliore sono sostanzialmente due: Lorenzo Pellegrini e Matias Soulé, quelli con il maggior estro e fantasia. Almeno sulla carta, toccherebbe proprio a Pellegrini adesso prendere le redini della Roma, considerando che per qualità tecnica è il giocatore più forte della Roma, subito dopo Dybala. E le cose migliori negli ultimi anni Pellegrini le ha fatte proprio quando non c’era la Joya. Mancano nove partite e per lui possono essere tutte finali. (…) Adesso può riprendersi lo scettro e cercare di regalare alla Roma quei gol e quegli assist di cui ha bisogno Ranieri per dare il definitivo assalto alla Champions League, traguardo anche solo impensabile fino a novembre scorso. Ranieri in Pellegrini ci crede, perché sa quello che può dare. (…) L’altra scelta è quella di dare fiducia totale a Matias Soulé, che la scorsa estate era stato preso proprio per raccogliere da subito l’eredità di Dybala, destinato nei piani della società ad andare a giocare altrove. Soulé ci ha messo un po’ per ingranare, ma adesso sembra un giocatore diverso rispetto a quello di inizio stagione, seppur ancora lontano dagli standard attesi ed a cui può arrivare. (…) Ma Soulé deve imparare anche a non intestardirsi, in tal senso, soprattutto poi quando le cose non girano. Ed a modulare le giocate, lui che è abituato a mettere i piedi sulla riga della fascia destra ed a provare sempre le solite due giocate: o a rientrare o ad andar via sulla fascia, in verticale. Le qualità per variare ce le ha, adesso si tratta solo di metterle in mostra davvero. E poi ci sono anche le altre soluzioni, ad iniziare da Tommaso Baldanzi. Che però non sembra avere nei piedi i gol e gli assist di cui ha bisogno ora la Roma per sopperire all’assenza di Dybala. (…)

(gasport)

Un campo per Mazzone a Bravetta: l’impianto intitolato al Sor Magara

«Se parlasse il pallone mi direbbe: grazie». Non ha il dono della parola, ma quella sfera di cuoio che ipnotizza milioni di italiani trova comunque il modo, quando può, di esprimere la sua gratitudine a Carlo Mazzone. Un’occasione è proprio oggi, 19 marzo, giorno nel quale “er Sor Magara” avrebbe compiuto 88 anni, scelto per l’inaugurazione del campo di calcio di via dei Capasso a Bravetta che da oggi sarà ufficialmente il “Carlo Mazzone”. «Da anni rimpianto è un punto di riferimento per fami¬lie e ragazzi del territorio – spiega Elio Tomassetti, presidente del XII Municipio – Un anno fa c’era il r-schio che chiudesse ma in poco tempo siamo riusciti a fare un bando che ha visto l’assegnazione all’Alba Roma 1907 che l’ha ristrutturato, garantendo la continuità del servizio». Quindi la proposta di intitolarlo a Mazzone, l’indimenticato allenatore scomparso  il 19 agosto del 2023 e simbolo del calcio italiano (suo il record di panchine in serie A: 792), romano di Trastevere (vicolo del Moro) calcisticamente “nato” nella Roma della quale era tifoso e con la quale esordì da giocatore nel 1959. Alle 16,30 la cerimonia. Il Campidoglio sarà presente con il sindaco Roberto Gualtieri e il presidente del XII Municipio Tomassetti. Ci sarà la famiglia Mazzone (con la moglie Maria Pia, i figli Massimo e Sabrina, i nipoti Alessio, Iole e Vanessa e i pronipoti Cristian e Ales-sandro); per la Roma presenzie-ranno il ceo Maurizio Lombardo e le vecchie glorie Franco Peccelini, Sebino Nela, Massimo Cappioli e Fabio Petruzzi. (…)

(Il Messaggero)

Ultima chiamata

Ci risiamo. Per il terzo anno consecutivo, nel momento topico della stagione Dybala è stato costretto a fermarsi. Ed è un peccato, perché la continuità di prestazioni e rendimento che aveva trovato Paulo aveva contribuito alla folle rincorsa della Roma che ora, a 9 giornate dalla fine, è nel mischione delle sei squadre che si giocheranno l’ultimo posto in Champions. Un copione già visto: era accaduto con Mourinho (23 giorni di stop prima della finale di Budapest dove la Joya fu costretta a saltare 6 gare di campionato, giocando appena 15 minuti nelle semifinali tra andata e ritorno con il Bayer); si è ripetuto con De Rossi (tra marzo e metà maggio quasi un mese ai margini saltando 4 partite di campionato, tra cui lo spareggio Champions con l’Atalanta, e soprattutto il forfait nella semifinale di ritorno contro il Leverkusen quando rimase in panchina). (…) Nella speranza di riaverlo il prima possibile, la domanda su come Ranieri potrà sostituirlo vien da sé. E tutto lascia pensare
che il tecnico possa affidarsi di nuovo a Pellegrini. Lorenzo si è ristabilito dalla febbre che non gli ha permesso di giocare contro il Cagliari. La doppia esclusione con il Bilbao non gli è piaciuta ma ha capito ormai da tempo che rimuginare su quello che è stato non serve: deve pensare ad una partita alla volta, poi a fine stagione tirerà le somme insieme alla società. A Empoli, ad esempio, insieme a Koné, era stato il migliore in campo. Ed entrambi contro l’Athletic sono stati esclusi. Questo però è il suo momento. Perché il ko di Dybala gli riapre le porte per giocare nella posizione che predilige, quella che gli permise nel primo anno di Mourinho di essere premiato come il mi-glior calciatore della Conference League e vincere insieme ai compagni il trofeo a Tirana. (…) Lorenzo sia arrivato ad un bivio. Una sorta di ultima chiamata in giallorosso. Deve riprendersi la Roma nel momento più difficile, quello senza Dybala, e con alle porte un trittico da brividi che dopo Lecce, vedrà Juventus e Lazio. (…) Il contratto scade nel 2026 e a giugno per la prima volta in carriera potrebbe prendere in seria considerazione la possibilità di andare via, quello che non ha mai fatto nemmeno a gennaio nonostante avesse ricevuto almeno due proposte molto intriganti. Ad oggi, guardando all’estate, è più Inter che Napoli, visto che Inzaghi ha individuato proprio in Lorenzo il sostituto ideale del 36enne Mkhitaiyan. (…)

(Il Messaggero)

Milan, Abraham rimane se taglia l’ingaggio

Si preannunciano settimane di grande lavoro per il nuovo direttore sportivo, che verrà presto scelto dal Milan. (…)  Se per Kyle Walker e Joao Felix il destino sembra già scritto, per altri due elementi le ultime 9 giornate di campionato e il doppio derby di Coppa Italia possono fungere da ago della bilancia sul futuro. Sono tra color che sono sospesi Tammy Abraham e Riccardo Sottil. (…) Abraham, che spesso ha lasciato il segno in questa stagione, ma il cui ingaggio (5 milioni annui) appare fuori target. L’attaccante ha altri due anni di contratto con la Roma, ma non rientra nei piani giallorossi. Tradotto: per restare a Milano dovrebbe ridursi gli emolumenti spalmandoli su un possibile quadriennale. Al momento però il Milan è poco propenso a fare uno scambio con Saelemaekers come proposto dalla Roma. Occhio quindi a un possibile ritorno in Premier.

(tuttosport)

Santon: «Io, bambino per sempre nel nome di Mou. Alla fine odiavo il calcio ma ora sono libero»

Il “bambino” dell’Inter, il prodigio 17enne che in una notte di Champions 2009 fermò Cristiano in maglia United, ha avuto un’infanzia troppo breve. Davide Santon è l’esempio di ciò che poteva essere e non è stato. Azzoppato da infortuni e rimpianti, ha smesso a 31 anni nel 2022: poteva diventare tempesta, è stato soltanto un lampo.

“Il bambino è bravo”: le tornano mai in mente le parole di Mou dopo aver fermato CR7?

«E una frase speciale, come chi l’ha pronunciata. Il soprannome mi è rimasto appeso per la vita: ero davvero un bambino felice in mezzo a tanti giganti. Mou non voleva essere teatrale, come faceva a volte, ma sincero: pensava solo a trasmettere fiducia per il futuro che avevo davanti».

ll futuro, però, non è stato all’altezza: non è che quella benedizione sia arrivata presto?

«No, non era presto, ma forse io ero ingenuo e non pronto a livello mentale. Quando sei li a 17 anni, non sai quanto sia difficile gestire le aspettative della gente: se stai sotto l’asticella, vieni preso di mira. Dopo il primo anno avevo rac-colto tutto, dallo scudetto alla Nazionale, poi mi ruppi il ginocchio: le conseguenze dell’infortunio mi hanno accompagnato fino all’ultimo giorno. Non è stato gestito bene dal punto di vista medico: io, sbagliando, ho seguito le pressioni per tornare il prima possibile. Ma il mio fisico non sarebbe mai stato più come prima…».

(…)

Ha ancora un supporto psicologico?

«È stato decisivo nei primi 6-7 mesi dopo aver smes-soal Roma: ero depresso, senza meta. Pensavo solo alla mia fine triste, diversa da quella che avrei voluto, eppure ero così stanco… Il calcio era diventato solo sofferenza più che gioia, però nello stesso tempo ero pieno di “se”: se avessi fatto quello, se non mi fossi fatto male, se, se… Ma se il rimpianto ti assale, serve aiuto».

Il calcio le piace ancora?

«Per i primi mesi dopo il ritiro non ho visto mezza partita: lo odiavo, ma oggi sono in pace con me stesso. Potevo essere ancora lì, è vero, ma le partite sono belle anche in tv. Ad esempio, che meraviglia vedere il mio Newcastle vincere un titolo dopo 56 anni. Lì, in Inghilterra, ho avuto le 3 stagioni più continue e felici, a parte gli ultimi mesi in cui ero fuori per il terzo intervento nello stesso ginocchio. Non me ne sarei andato mai, ma come facevo a dire di no alla chiamata di Mancini nel 2015? Significava tornare a casa, non da bambino ma da uomo. Volevo  la possibilità di una rivincita, ma il fisico non me l’ha concesso»

(…)

A fine carriera a Roma ha ritrovato lo stesso Mou di prima?

«All’Inter girava tutto attorno a lui, alla Roma era un po’ meno dittatore. Si era quasi addolcito. Ma Mou è unico in ogni epoca: ha sempre detto in faccia tutto, pochi lo fanno e ti illudono. Ho apprezzato la franchezza anche quando sono finito fuori rosa a Roma e l’unica strada era smettere: avevo iniziato con lui, dovevo finire con lui»

(…)