LR24 (AUGUSTO CIARDI) – Tre o meglio ancora quattro innesti per rafforzare una squadra che ha chiuso al terzo posto la scorsa stagione. Gasperini si conferma il più lucido, dentro e fuori Trigoria, nell’analizzare le cose di Roma. Questa linea l’aveva già tracciata in primavera, quando dentro Trigoria c’erano dirigenti e paradirigenti che davano di matto e si sfregavano le mani pensando che dopo un mese il tecnico se ne sarebbe andato, e fuori Trigoria commentatori e tifosi spolveravano vecchi slogan piagnoni tipo “mai ‘na gioia” e “banda del sesto posto”. Non basta. Dopo la prima conferenza stampa, Gasperini viene bollato: “è rassegnato, non ha più voglia di combattere, è diventato aziendalista, l’importante per lui era che se ne andasse quel brav’uomo elegante e gentile di Massara e ora si fa andare bene tutto”. Insomma: se i fatti non corrispondono ai miei pensieri, i fatti sono una recita. Questo il modo distorto di trarre le conclusioni. Non va più bene neanche Gasperini. Perché non ha ribaltato la scrivania, non si è dimesso, non ha sbraitato, non ha picchiato il capo della comunicazione seduto accanto a lui. Pensare che abbia ricevuto rassicurazioni, e che magari aspetta che questa settimana la Roma batta due colpi, non significa dare credito non al club, ma al tecnico, il più lucido, dentro e fuori Trigoria, nell’analizzare le cose di Roma. Perché è lui che ci mette la faccia, perché ha uno storico più vincente di qualsiasi tesserato presente dentro Trigoria, perché sa come si arriva ai vertici del calcio italiano e internazionale, nonostante ci sia ancora chi si chiede se sia un grande allenatore. D’altronde ha vinto soltanto l’Europa League con l’Atalanta, che vuoi che sia. Roma spesso è così, indolente fino a risultare fastidiosa. Non irriverente, irrispettosa. D’Amico, uno dei migliori direttori sportivi in Italia, viene considerato “l’amichetto suo”, perché molti usano un metro di paragone tipico di chi trasuda rancore: Gasperini non si arrabbia più perché l’unico obiettivo era fare fuori l’arbiter elegantiarum Massara, Frederick Massara detto Bon Ton, il dirigente perbene che non farebbe mai una scorrettezza a qualcuno. Teorie bislacche figlie di rancore. Gasperini, il più lucido dentro e fuori Trigoria nell’analizzare le cose di Roma, rimarrà il più lucido anche se fra una settimana le sue parole si facessero di fuoco, perché nessuno, dentro e fuori Trigoria, ha il polso della situazione più di lui. Lui le cose le dice in faccia e anche pubblicamente, non le manda a dire spifferandole ai vassalli. Perché non fa le guerre per interessi personali ai dirigenti, semplicemente vuole dirigenti che non remino contro e che condividano le strategie, senza mettere se stessi davanti al bene comune. Gasperini non è lo zerbino dei Friedkin, anzi è l’unico allenatore che ha rischiato l’osso del collo dicendo “o io o loro” nel momento più delicato e complicato della stagione. Merce rara nel mondo del lavoro, pieno di sedicenti rivoluzionari non aziendalisti che si battono il petto autoproclamandosi scomodi e battaglieri ma poi quando incrociano nei corridoi il “padrone”, invece di cantargliele in faccia, gli fanno le feste e scodinzolano come i chihuahua. Troppo difficile da capire per chi comunica luoghi comuni che trasudano rancore.
IN THE BOX – @augustociardi75