Setti (ex presidente Verona): “D’Amico dovrà stare attento alla romanità. Lui ama il campo, non vuole apparire e con Gasperini lavorerà in armonia.

TELE RADIO STEREO – Maurizio Setti, ex presidente dell’Hellas Verona, intervenuto ai microfoni dell’emittente radiofonica ha parlato di Tony D’Amico, che si appresta a diventare nelle prossime ore il nuovo direttore sportivo della Roma. Ecco le sue parole.

E’ stato il primo a scommettere su D’Amico, quando era direttore dell’area scouting: come mai? “Sono sempre stato un uomo di scelte coraggiose, anche al Mantova ho fatto una cosa del genere. Quel giorno avevo in testa un direttore sportivo di categoria, non farò il nome ma oggi è da tanti anni in una squadra del nord. Se non fosse venuto, avrei fatto un ragionamento con Tony. Non ci sono stati i presupposti per andare avanti con quell’operazione e ho scelto Tony, che mi ha detto che ci sarebbe stato ma mi avrebbe voluto di fianco. Da lì abbiamo iniziato un percorso, anni bellissimi con risultati e plusvalenze. Poi un giorno mi ha chiamato Luca Percassi e abbiamo lavorato per farlo andare all’Atalanta, nonostante avesse un contratto. In caso di offerte del genere è meglio sedersi al tavolo e trovare un accordo che faccia contente le persone, questo dovrebbe essere il ruolo dei proprietari”.

Che persona è Tony D’Amico? “Sono vent’anni che faccio calcio e sto continuando a farlo ad Abu Dhabi. La caratteristica di D’Amico è stata essere perennemente dietro le quinte, ma sempre in campo. Il difetto peggiore è che fuma 50 sigarette al giorno… come Sabatini. La caratteristica di Tony è capire chi ha di fronte. La sua scelta da parte della Roma è dettata sicuramente anche dalla serenità di Gasperini, all’Atalanta D’Amico ha fatto da filtro tra proprietà e campo e lo ha fatto molto bene. Anche a Trigoria lavoreranno con molta armonia e ci sarà serenità. D’Amico ha qualità, non gli piace apparire né vuole essere sui giornali o fare interviste: ama il campo e per questo lo amavo anche io. Non ha influenze particolari. L’unico spettro a cui dovrà stare attento è la romanità, è difficilissimo fare calcio a Roma perché ci sono influenze positive o negative che siano. Se mettessero la Roma a Milano vincerebbe 30 scudetti di fila”.

Al Verona c’era lei da padre-padrone, all’Atalanta anche c’era una società molto presente e attiva: a Roma la proprietà non c’è. D’Amico ha le caratteristiche giuste per non perdersi in questi meandri? “D’Amico ha 10 anni di esperienza sulle spalle, da un punto di vista del campo e della scelta dei giocatori sicuramente non ha problemi. Alla Roma mancano non dico presidenti come me ma persone che si svegliano la mattina e ammazzerebbero per raggiungere i risultati. Il problema della Roma è che managerialmente ci sono sempre state troppe persone, senza un comandante quotidiano sul campo che potesse far seguire la linea sposata con la proprietà. Sicuramente anche D’Amico avrà bisogno di appoggiarsi a qualcuno e penso e spero che la proprietà ci abbia pensato”.

Le proprietà distanti sono un limite anche per le squadre? “Dal punto di vista del proprietario è un limite. Ma se c’è una figura intermedia con pieno potere, come Galliani per Berlusconi, poi i risultati arrivano. C’è il rischio di non riuscire a dare stabilità e continuità, la proprietà deve sempre fare delle scelte. Ci vuole bravura, ma per arrivare a un certo livello ci vogliono anche i soldi”.

Pensa davvero che la Roma possa giocarsi lo scudetto l’anno prossimo? “Milan e Juventus sono in una buca tremenda, Napoli e Inter sono più piazzate. Tanto dipenderà dal mercato. Gasperini chiederà solo attaccanti, se potesse giocherebbe senza difensori. Se mettono dei tasselli giusti ai posti giusti, alla Malen, e su questo D’Amico è bravo, la Roma può diventare la concorrente scomoda. Poi ci sono sempre delle componenti strane…. Sarei contento se un mio pupillo raggiungesse un risultato del genere con una società come quella capitolina”.