As Roma Podcast, Soulè: “Volevo venire qui fin da quando ero alla Juve”. Balbo: “Vincere in giallorosso è unico” (VIDEO)

AS ROMA PODCAST – Abel Balbo e Matias Soulé si sono raccontati nel podcast giallorosso. Nel video, rilasciato direttamente dai canali della Roma, i due si raccontano. Ecco le loro parole.

Come state? Com’è andato l’allenamento?
Soulé: “Tutto bene. Un po’ stanco, ma…”.

Abel, non giochi più a calcio ma mi dicevi prima che giochi a padel.
Balbo: “Sì, perché ormai ho raggiunto una certa età. Meno possibilità di farmi male!”.

Molti argentini giocano a padel, vero?
Balbo: “Il padel è enorme in Argentina. È iniziato già negli anni ’90, molto prima che in Italia”.

Venite da due zone diverse dell’Argentina. Mati, sei nato a Mar del Plata, quindi sul mare. Abel, tu vieni più dall’interno.
Balbo: “Dalle Pampas! Da Empalme Villa Constitución, un paese molto piccolo di 6.000 abitanti”.

Siete molto lontani tra voi. Mar del Plata dista circa 700-800 chilometri. Quanto dista da Buenos Aires?
Soulé: “250”.
Balbo: “Dal mio paese sono 500. È molto più bello dove è nato lui, soprattutto d’estate”.

Mar del Plata è una località turistica, giusto?
Soulé: “Sì, d’estate è piena di gente. Vanno lì per il mare oppure lungo la costa verso Buenos Aires”.

È importante avere un forte legame con le proprie radici e voi argentini avete un legame molto forte con la vostra terra.
Balbo: “Sì, è fortissimo. Lo vedi anche nei giocatori: tutti gli argentini, passati, presenti e futuri, hanno un legame profondo con la Nazionale. Giocare per la Nazionale è qualcosa di speciale e unico. Non c’è niente di simile. È un onore. Non c’è onore più grande per un calciatore che indossare la maglia dell’Argentina, soprattutto se hai la fortuna di giocare un Mondiale”.

Ne parleremo più avanti. Quanto spesso torni in Argentina?
Balbo: “Ogni volta che posso, quando ho una vacanza torno lì. L’Italia è molto simile all’Argentina, ma quando sei nato lì è diverso. Con la famiglia e gli altri legami che hai lì è un’altra cosa. Quando posso, torno sempre”.

Hai anche un legame molto forte con Roma. Dopo aver firmato, praticamente non sei più andato via.
Balbo: “No, non sono più andato via. Dipende molto da come ti trovi in un posto e da come vanno le cose. È importante anche questo. Se fai bene… Io ho sempre avuto un grande rapporto, a partire dal presidente, che era come un padre. Il presidente Sensi mi fece venire a prendere a casa. Ho sempre avuto un rapporto straordinario con i tifosi e questa città è sempre stata casa mia. Per questo sono rimasto a vivere qui”.

Roma è casa tua adesso, Mati, da un anno. In Italia hai visto Torino, Frosinone… ma non c’è niente come Roma!
Soulé: “Ne parlavamo prima. Roma è molto diversa. Come ho detto, è molto simile all’Argentina. Qui hai tutto. Il rapporto tra la Roma e gli argentini… forse è diverso rispetto ad altre nazionalità. Poi c’è anche il clima. Credo sia una delle città migliori del mondo”.

Parliamo delle vostre radici calcistiche. Abel, sei cresciuto nel settore giovanile del Newell’s Old Boys, a Rosario. In questa foto eri giovanissimo.
Balbo: “Sì, avevo 20 anni. Ero molto giovane”.

Matias invece è cresciuto nel settore giovanile del Vélez, vicino a Buenos Aires. Com’è crescere come calciatore in Argentina fin da bambini, come nelle vostre foto? Abel?
Balbo: “Erano tempi diversi. Sono sicuro che lui non abbia vissuto le stesse cose che ho vissuto io. Per fortuna sua! Lui è stato fortunato perché il Vélez ha un settore giovanile eccellente. Io ero in un club dove si lavorava molto bene con i giovani, soprattutto in quel periodo. È stato fondamentale per la mia crescita, non solo come calciatore ma anche come uomo. Giocavamo nella Liga Rosarina e a volte si sentivano spari. Quando l’arbitro fischiava contro la squadra di casa, sparavano in aria. Dovevi uscire in fretta, senza nemmeno andare in bagno. A volte dicevamo all’arbitro: ‘Fischia per l’altra squadra o non usciamo più da qui!’”.

Spero che le cose siano cambiate nel corso degli anni…
Balbo: “Forse sono peggiorate…”.

Mati, tu vivevi nel convitto, giusto?
Soulé: “Sì, nel convitto. Essendo di Mar del Plata, quando ero al Vélez, a Buenos Aires, ho vissuto nel convitto per quattro anni. Come diceva lui, cresci come calciatore ma soprattutto come uomo. Sono andato via di casa a 11 anni, da solo, senza la mia famiglia, fino a quando mi sono trasferito in Italia a 16 anni. Lì è cambiato tutto. Ero uno dei più giovani. C’erano ragazzi due anni più grandi di me che non riuscivano a stare lontani dai genitori. Io non so se fossi più determinato o cosa fosse, ma ero più giovane e sono rimasto. Alcuni ragazzi più grandi di me sono tornati a casa. Non era una cosa durissima, ma è stato un sacrificio, non solo per me ma anche per la mia famiglia, andare via così presto”.

Balbo: “Non c’è dubbio che queste esperienze ti aiutino a crescere. Devi superare certi ostacoli per arrivare. Il talento da solo non basta, perché di talenti ce ne sono tanti. Servono carattere, volontà, desiderio di farcela e fame. Devi capire che è un’opportunità che ti cambia la vita. Quando vivi in convitto da piccolo devi lottare per sopravvivere, perché niente ti viene regalato. Ti forma come uomo”.

Abel, sei arrivato alla Roma nell’estate del 1993, a 27 anni. Mati invece è arrivato a 21. In momenti diversi delle vostre carriere. Perché la Roma è stata o è così speciale nel vostro percorso?
Balbo: “È stata speciale perché alla Roma la mia carriera è esplosa davvero. Volevo giocare in una grande squadra italiana e negli anni ’90 il campionato italiano era il massimo. I migliori del mondo giocavano lì. Era difficile trasferirsi per via delle restrizioni sugli extracomunitari. Io volevo arrivare in una grande squadra e la Roma era perfetta. Ero felicissimo quando ho firmato. Avevo già quattro stagioni all’Udinese in Serie A e avevo giocato il Mondiale. Ero più maturo. Però devo dire che Mati mi piace molto: ha grande personalità. A 21 anni giocare all’Olimpico, chiedere sempre la palla, rischiare, saltare l’uomo e riprovarci anche dopo un errore… questo dice tanto. Gli errori sono permessi quando sei giovane, conta come reagisci. E lui continua sempre”.

Mati, perché la Roma è così importante per te?
Soulé: “Quando ero alla Juventus volevo venire qui. È stata una scelta fantastica. Come dice Abel, è un grande club e una grande squadra. Speriamo di regalare tante gioie ai tifosi”.

Abel, com’era la Roma che hai vissuto tu?
Balbo: “Ogni stagione era diversa. La prima fu di ricostruzione: la Roma era quasi fallita. Dovevamo ricostruire dalle fondamenta. Non avevamo grandi ambizioni e non giocavamo le coppe. Nell’ultimo periodo invece abbiamo vinto lo Scudetto, con una squadra piena di campioni. Periodi molto diversi, ma sempre con la stessa passione. Ho vissuto momenti durissimi e momenti di festa incredibili. Vincere lo Scudetto con la Roma è qualcosa di unico. Spero che un giorno anche Mati possa provarlo”.

La passione dei tifosi della Roma è unica. Che ricordi hai del tuo rapporto con loro?
Balbo: “Ti racconto questo: avevo lasciato l’Udinese per andare in vacanza in Argentina, a fine stagione, tra giugno e luglio. Non avevo ancora firmato con la Roma. Nel mio piccolo paese mi chiamò un tifoso della Roma per dirmi di andare lì. In quel momento ho capito che tipo di club fosse. I tifosi della Roma sono come quelli argentini. Sono simili. Un po’ pazzi, si può dire, ma incredibilmente appassionati. La passione è quasi la stessa”.

Uno dei momenti più attesi dai tifosi è il derby. Avete segnato entrambi nel derby. Mati, partiamo dal tuo gol della scorsa stagione.
Soulé: “Eravamo sotto nel punteggio, quindi è stato ancora più incredibile. È stato il mio primo gol all’Olimpico. Giocavamo in trasferta, ma i nostri tifosi erano lì. Non immaginavo un’emozione così. Non sapevo nemmeno se fosse entrata. Quando ha colpito la traversa ho pensato che non fosse gol. Poi ho visto il segnale dell’arbitro e ho iniziato a esultare”.

Un gol sotto la Curva Sud.
Soulé: “Sì”.

Come il tuo, Abel, nel derby del 1994/95, finito 3-0.
Balbo: “Sì, era l’1-0. Un grande cross, ho fatto un bel movimento e ho messo la testa. Il difensore alzò la gamba e io infilai la testa lo stesso. Finì che andai in ospedale due volte dopo aver perso conoscenza. Due partite, due colpi in faccia. Ma da centravanti sai che può succedere. Fa parte del mestiere. Segnare sotto la Curva Sud in un derby è la sensazione più bella che puoi provare. Quel giorno tornai a casa e non riuscivo neanche a entrare: c’erano regali ovunque, torte, champagne. È stata una giornata indimenticabile”.

Siete anche molto bravi sulle punizioni.
Balbo: “Per segnare su punizione serve grandissima qualità. È difficilissimo quando sei vicino all’area e devi scavalcare la barriera. Serve un tocco che hanno in pochi. I grandi giocatori ce l’hanno”.

Le tue erano più potenti.
Balbo: “Sì, questa era a Reggio Emilia, Reggiana-Roma. Punizione indiretta, destro potente, il portiere rimase fermo. Una bella punizione”.
Soulé: “Diversa dalle mie, sì. Era da oltre 30 metri. Non è un gol normale”.

Su Fonseca.
Balbo: “Fonseca. Il mio compagno ideale d’attacco. Mancino, fortissimo nell’uno contro uno, grande visione, tecnica straordinaria. Faceva assist e gol. Mi ricorda molto lui”.

Hai giocato con Paulo Dybala. Com’è?
Soulé: “Incredibile. Lo conoscevo già prima di arrivare qui, ma qui siamo diventati più amici. Siamo sempre insieme. In campo sappiamo tutti cosa può fare, ma fuori dal campo è una persona straordinaria. È questo che conta di più nella vita. È grande dentro e fuori dal campo”.

Tu invece hai giocato con Batistuta.
Balbo: “Ci conosciamo da quando eravamo bambini al Newell’s. Abbiamo giocato insieme in Nazionale, due Mondiali, alla Fiorentina, alla Roma. Mi ingannò con il Parma: mi disse di andare al Parma e che sarebbe andato anche lui. Io andai, lui no. Sto ancora aspettando! Vincere lo Scudetto e la Supercoppa a Roma è qualcosa di unico. Ti emozioni per due o tre vittorie di fila, immagina vincere uno Scudetto. È indimenticabile. Spero che anche Mati possa provarlo”.

La Nazionale argentina. Mati, sei stato convocato nel 2021 da Scaloni ma non hai ancora esordito.
Balbo: “È qualcosa di speciale, indimenticabile. Il nostro rapporto con la maglia è diverso, è difficile da spiegare. Solo un argentino può capirlo. Sono esperienze meravigliose. Avrà la sua occasione perché ha talento. Troverà il suo spazio in Argentina”.

Pensi al Mondiale?
Soulé: “Sì, mi piacerebbe tantissimo giocarlo. Per noi argentini rappresentare la Nazionale è qualcosa di magico. Non ho ancora esordito con la maggiore, ma ho già giocato alcune partite e sono state esperienze speciali. Non riesco nemmeno a immaginare cosa significhi debuttare con la prima squadra”.

Balbo: “Hai tempo. Sei giovane, hai 21 anni. Io ho esordito a 24, al Mondiale. Ne ho giocati tre. Hai tutto il tempo del mondo”.

WESLEY: “Roma è bellissima, c’è tutto quello di cui ho bisogno. Cafu è il mio idolo, voglio avvicinarmi a lui”

IDEALISTA.IT – Wesley Franca è il protagonista del terzo episodio della terza stagione della rubrica ‘A casa dei campioni’, realizzata dal sito dedicato al mondo dell’immobiliare. Ecco le dichiarazioni del centrocampista sulla sua avventura alla Roma.

Sei alla tua prima stagione a Roma. Qual è stata la tua prima impressione della città e del tifo romanista?

“L’impatto è stato bellissimo: prima volta a Roma e prima esperienza fuori dal Brasile.Gioco per una squadra che ha un pubblico incredibile, una passione ed un calore che per noi brasiliani sono fondamentali”.

C’è un quartiere o un monumento di Roma che ti ha colpito particolarmente e dove ti piace trascorrere il tempo libero quando non sei a Trigoria?

“Il primo monumento che ho visto è stato il Colosseo, mentre il quartiere dove vivo, Casal Palocco, è un luogo dove mi trovo molto bene. C’ è tanto verde e spazi giusti anche per la famiglia, con la quale passo il mio tempo libero.Quando non mi alleno, mi piace anche restare a casa a giocare con gli amici e ai videogiochi.”

Si dice che un tuo amico ed ex romanista, Gerson, ti abbia parlato bene di Roma durante la trattativa per il tuo trasferimento: cosa ti raccontò?

“Con Gerson siamo amici da anni e abbiamo un grande rapporto. Mi disse che Roma è davvero una piazza fantastica e giusta per fare calcio. E aveva ragione!”

Ciò che trasmetti quando sei in campo è elettricità e creatività. Nella vita quotidiana preferisci uno stile semplice e ordinato o ami circondarti di stimoli e creatività, anche in casa?

“Devo ammettere che mi piace fare una vita tranquilla e godermi casa con la mia famiglia. Mi piace stare in compagnia, però allo stesso tempo adoro stare tranquillo per ricaricare le batterie dai tanti impegni che abbiamo. Per questo la mia abitazione deve avere tutti i comfort, compreso uno spazio per allenarmi. Sono contento così”.

Nella scelta della casa dove vivere, ha avuto un peso la vicinanza al centro sportivo e l’opportunità di avere nei dintorni anche i tuoi compagni di squadra?

“La ricerca del luogo dove andare a vivere è stata guidata dalla necessità di stabilirmi in un quartiere tranquillo, che piacesse a me e alla mia famiglia. Non a caso molti miei compagni hanno fatto la mia stessa scelta”.

La Roma ha una grande tradizione di laterali brasiliani e il tuo impatto nel calcio italiano ha spinto molti tifosi a paragonarti a Cafu e Maicon. Ti rivedi in loro? Chi è il tuo modello in assoluto?

“È difficile fare paragoni, perché parliamo di due giocatori importanti e fortissimi. Io sto lavorando per migliorare sempre di più e cercare di avvicinarmi al mio idolo, che è Cafu”.

Molti calciatori, anche tuoi connazionali, scelgono di restare legati a Roma anche dopo la carriera e qui comprano la casa dove vivere per buona parte dell’anno. Ti vedi come un potenziale investitore nel mercato immobiliare romano in futuro?

“Sicuramente sto pensando di acquistare una casa. È un’idea che ho in mente e spero presto di avere le idee più chiare a questo proposito. In futuro non escludo di poter investire nel mercato immobiliare, anche in Brasile”.

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Ranieri: “I Friedkin vogliono arrivare in Champions e poi vincere lo Scudetto. Gasperini non dice una virgola fuori posto, è un uomo di grande visione”

Parole al miele di Claudio Ranieri nei confronti di Gian Piero Gasperini. Il senior advisor giallorosso ha parlato ai microfoni di Sky Sport e ha commentato il coinvolgimento dei Friedkin e anche il progetto del tecnico giallorosso. Le sue parole: “Il coinvolgimento dei Friedkin? Mi sembra che il campo e il nuovo stadio lo dica da sé. Hanno preso un allenatore per 3 anni e hanno chiesto di arrivare in Champions League, starci e poi vincere lo Scudetto. Questo è il loro modus operandi. Non si può pretendere subito, stiamo crescendo e costruendo. A fine anno vedremo. Io parlo di crescita di numero di giocatori che il nostro tecnico reputa nucleo. Io so che lui vuole portare il nucleo a 15-16. Il nostro obiettivo è portare il prima possibile questi giocatori, avrei voluto farlo subito, ma non sempre si può. Siamo tutti uniti. Quando Gian Piero parla, non dice una virgola fuori posto. Sono d’accordo con lui. Quando la società mi chiede cosa ne penso, io gli dico che sono d’accordo. Perché è un uomo di grande visione. Dobbiamo avere il tempo per arrivare alla sua visione e ce lo daranno i campionati che faremo“.

Ranieri sui rinnovi di Dybala e Pellegrini: “Bisogna abbassare il monte stipendi. Se ci si viene incontro bene, altrimenti ci si saluta”

Claudio Ranieri, senior advisor del club, ha fatto il punto sui rinnovi di Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini. L’ex tecnico giallorosso ha commentato così ai microfoni di Sky Sport: “Per la sopravvivenza del club bisogna abbassare il monte stipendi. Altrimenti non ce la facciamo con questo financial fair play, non è che non voglia la società. Deve esserci un punto d’incontro, o di divisione. In base a quello che hanno fatto sul campo, in base a quello che ci dirà l’allenatore, alle richieste e alle offerta della società, se c’è un incontro bene. Altrimenti ci si saluta“.

Ranieri su Gasperini: “Martellerebbe anche Dio se venisse qui come ds. Massara fa anche la società. Io sto nel mezzo”

Nel corso dell’intervista rilasciata a Sky Sport, il senior advisor Claudio Ranieri ha parlato del carattere del tecnico giallorosso, Gian Piero Gasperini, e del rapporto con Massara, ds del club. Le sue parole:

Dalle tensioni esce energia creativa o possono in qualche modo minare la serenità?
Credo che nel nostro ambiente, allenatore-società, non credo. Sono due caratteri differenti: a Gian Piero piace stare lì a martellare. Se venisse qui Dio come ds, farebbe lo stesso. Lui arriva la mattina, batte i pugni e ti pungola. Massara è una persona molto riflessiva e calma, incassa bene e fa il suo lavoro. Non dobbiamo dimenticarcelo, Massara fa anche la società: sente allenatore e società. Io sto nel mezzo“.

RANIERI: “Gasperini martellerebbe anche Dio. Sono d’accordo con lui ma ci vuole tempo per costruire. Sorpreso dal mercato in entrata. Totti? Friedkin pensano a ritorno”

SKY SPORT – Claudio Ranieri, Senior Advisor dei Friedkin, ha rilasciato un’intervista all’emittente televisiva e tra i vari temi trattati si è soffermato sul possibile ritorno di Francesco Totti in società, sui rinnovi di Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini, sul mercato di gennaio, sui paletti imposti dalla UEFA, sui rapporti interni alla società e sugli obiettivi stagionali.

“Non stiamo chiedendo di andare in Champions League, anche se è la voglia di tutti. Con la proprietà si è parlato di 3 anni, dove l’allenatore ha chiesto 15/16 giocatori e giovani da far roteare intorno. E questo è quello che cerchiamo di fare. Certo, siamo la Roma, ma stiamo cercando di costruire. Siamo molto contenti, di come gioca la squadra e di quello che sta facendo Gasperini“.

Ha scelto Gasperini…

Abbiamo scelto. C’è stata una lista di nomi e io ho detto la mia. Poi la proprietà ha parlato con gli allenatori e hanno scelto Gian Piero“.

Dà diversi spunti interessanti… come decifra l’ultima analisi dopo l’Udinese?
Ha detto quello che sappiamo dall’inizio. La voglia è quella di andare il più alto possibile, però sappiamo che stiamo costruendo. Se vi ricordate, ho detto che avremmo apssato due mercati di difficoltà. Sono sincero, non pensavo di poter vedere tutti questi arrivi nel mercato estivo e invernale. Gian Piero è molto bravo: voleva Malen e Zaragoza e sono arrivati. Robinio Vaz è stato un arrivo voluto da noi tutti. Tutte le squadre in Europa stanno acquistando giocatori giovani, non a 20 come noi, che come spesa annua viene molto meno di tanti altri, ma a 60 milioni. Non si può competere con Chelsea, Liverpool, PSG. Stiamo cercando anche di centrare questi ragazzi“.

Dalle tensioni esce energia creativa o possono in qualche modo minare la serenità?
Credo che nel nostro ambiente, allenatore-società, non credo. Sono due caratteri differenti: a Gian Piero piace stare lì a martellare. Se venisse qui Dio come ds, farebbe lo stesso. Lui arriva la mattina, batte i pugni e ti pungola. Massara è una persona molto riflessiva e calma, incassa bene e fa il suo lavoro. Non dobbiamo dimenticarcelo, Massara fa anche la società: sente allenatore e società. Io sto nel mezzo“.

Cosa pensa di Malen e Zaragoza?
Due giocatori… Malen di grossissima esperienza, nazionale olandese. Zaragoza è un altro calciatore che ci mancava, come Malen. Malen sa giocare da faro, si sa smarcare benissimo e tirare in porta. Sa farsi vedere anche nelle situazioni più difficili, come contro l’Udinese, in cui si è comunque creato occasioni. Zaragoza dovrà capire il gioco di Gasperini, finora ha sempre fatto l’ala ed è stato largo. Ma è bravo nell’uno contro uno, è uno che rompe la marcatura“.

Sui rinnovi? Pellegrini e Dybala?
Per la sopravvivenza del club bisogna abbassare il monte stipendi. Altrimenti non ce la facciamo, non è che non voglia la società. Deve essere un punto d’incontro. IN base a quanto visto sul campo, in base alle richieste e quello che vuole l’allenatore ci saranno degli incontri. Se c’è un incontro con quello che offre la società, bene. Altrimenti ci si saluta“.

Quanto sono coinvolti i Friedkin nel futuro?
Mi sembra che il campo e il nuovo stadio lo dica da sé. Hanno preso un allenatore per 3 anni e hanno chiesto di arrivare in Champions League, starci, e poi vincere lo Scudetto. Questo è il loro modus operandi. Non si può pretendere subito, stiamo crescendo e costruendo. A fine anno vedremo. Io parlo di crescita di numero di giocatori che il nostro tecnico reputa nucleo. Io so che lui vuole portare il nucleo a 15-16. Il nostro obiettivo è portare il prima possibile questi giocatori, avrei voluto farlo subito, ma non sempre si può. Siamo tutti uniti. Quando Gian Piero parla, non dice una virgola fuori posto. Sono d’accordo con lui. Quando la società mi chiede cosa ne penso, io gli dico che sono d’accordo. Perché è un uomo di grande visione. Dobbiamo avere il tempo per arrivare alla sua visione e ce lo daranno i campionati che faremo“.

Totti può tornare alla Roma?
Ci stanno pensando. E mi auguro che Francesco possa essere davvero utile alla Roma. Perché Francesco è una parte della Roma“.

Pellegrini protagonista dell’iniziativa ‘Scuola Attiva’: “Ho vinto una coppa che ne vale mille. Il gol più bello? La punizione al derby” (VIDEO)

Questa mattina Lorenzo Pellegrini è stato il protagonista della splendida iniziativa ‘Scuola Attiva’ organizzata da Sport e Salute in collaborazione con Adidas e il centrocampista della Roma si è recato all’Istituto Comprensivo Matteo Ricci della scuola primaria ‘Fiume Giallo’. Il numero 7 ha sostituito Gianluca Mancini, il quale nella giornata di ieri è stato operato per la frattura delle ossa nasali rimediata contro l’Udinese, e i bambini lo hanno intervistato facendogli alcune domande.

Il gol più bello?
“La punizione nel derby vinto 3-0”.

Cosa sogni per il futuro?
“Ho tre bambini, più piccoli di voi e il mio sogno è che stiano bene”.

Quante coppe hai vinto?
“Ne ho vinta una che per me vale come mille”.

ZARAGOZA: “Non ci ho pensato un secondo a venire qui. Ho già giocato all’Olimpico contro la Lazio, ma non è paragonabile al tifo della Roma” (VIDEO)

Dopo l’ufficialità della giornata di ieri, Bryan Zaragoza ha rilasciato la prima intervista da calciatore giallorosso. Le sue parole:

Prime impressioni da calciatore della Roma?

“Grazie per il benvenuto. Sono contento di stare qui, non vedo l’ora di iniziare”

Quando è nata la possibilità di venire a Roma e qual’è stata la tua reazione?

“È sussesso tutto all’improvviso. Da un giorno all’altro mi hanno detto che c’era questa opportunità, non ci ho pensato un secondo, ho detto che volevo venire alla Roma. Voglio ringraziare il club, la proprietà, Massara, Gasperini e tutti quanti. Voglio ringraziarli per questa opportunità”

Che aspettative hai?

“Ho un’aspettativa grande, voglio essere importante per il club e vincere dei titoli. Spero di giocare in Champions il prossimo anno”

Quanta voglia hai di iniziare a lavorare con Gasperini?

“Gasperini lo conosco, l’anno scorso mi piaceva molto come giocava l’Atalanta. Non vedo l’ora di iniziare e vedere quello che mi può dare per crescere sempre di più”

Ami il dribbling e fare assist, giochi con istinto e passione…

“Mi è sempre piaciuto il dribbling, il calcio di strada. è una delle mie qualità”

Cosa ti ha detto Dybala?

“L’ho incontrato, la verità è che Paulo è un grande giocatore, sono contento di dividere lo spogliatoio con lui”

Perchè il numero 97?

“In Spagna e Germania non potevo indossare numeri superiori al 25, quindi mi piaceva l’idea di indossare un numero più grande. Mi piaceva il 97 e con la mia famiglia abbiamo deciso che era il numero che volevamo scegliere”

Quali sono le differenze tra Liga, Bundesliga e Serie A?

“Ho giocato già in Liga e Bundesliga, non pensvo di venire in Serie A. Non vedo l’ora di conoscere il campionato e di giocare contro grandi squadre e grandi giocatori. Credo sia un campionato difficile, ma darò tutto per cercare di vincere.”

Hai 3 presenze con la nazionale spagnola, il mondiale è un obiettivo?

“Si lo scorso anno ho avuto abbastanza spazio in nazionale nonostante gli infortuni. Quest’anno ancora non ho avuto l’opportunità ma credo che arriverà presto, è uno dei miei obiettivi”

Come immagini il debutto all’Olimpico? Hai già giocato in questo stadio…

“Credo che non ci sia nulla da dire. Ho già giocato contro la Lazio ma non è la stessa cosa, non c’è nulla di paragonabile. Voglio vedere l’Olimpico pieno di tifosi della Roma”

Sei già stato a Roma? Quanto ti affascina la città?

“Non conosco bene la città, non ci sono mai stato. Tutto il mondo ne parla come una meraviglia, vengo con tanta voglia di conoscere tutto e restare qui il più a lungo possibile”

Cosa vuoi dire ai tifosi?

“Arrivo con molta speranza, darò tutto per questa maglia. Forza Roma e Daje Roma”

GASPERINI: “Mi hanno sempre detto che a Roma non si può fare calcio, ma non sono d’accordo. In città c’è una percentuale molto romanista e un po’ laziale…”

Compleanno al Circolo Canottieri Aniene per Gian Piero Gasperini. Il tecnico giallorosso, che oggi compie 68 anni, è stato ospite alla presentazione del libro di Giancarlo Dotto su Diego Maradona. Il tecnico ha risposto a qualche domanda:

Ho avuto la fortuna di giocare negli anni 80 in Serie A e nel campionato italiano c’erano i giocatori più forti al livello mondiale come Matthaus e Maradona. Da bambino seguivo la Juventus e il mio idolo era Sivori. Era il calciatore che tutti cercavamo di imitare. È difficile dire chi è il giocatore più forte in assoluto, prima si vedevamo di meno. C’erano le figurine e molta ideologia sul giocatore e lo enfatizzavi al limite. Adesso li puoi vedere in qualunque situazione. I bambini adesso li conoscono tutti attraverso la Play Station, non hanno più un solo idolo“.

In cosa la Roma le sembra diversa da tutte le altre squadre che ha allenato?
Il calcio è straordinario. Qui c’è una grandissima passione ma è anche vero che in tutti i posti c’è una passione incredibile, anche a Bergamo e a Genova. A Roma le dimensioni sono diverse, una città molto grande con una percentuale un po’ laziale e molto romanista. C’è un’identificazione nella città ed è difficile da trovare da altre parti. Se vai a Milano posso essere anche in un’altra grande metropoli. È un attaccamento diverso. A me hanno sempre detto ‘attento che a Roma non si può fare calcio’, ma non sono d’accordo. Abbiamo vissuto dei momenti positivi, non so quando andrà peggio e forse diventerà difficile. Ci sono tante radio, se vai sul taxi si parla di Roma ma credo sia una forza. Se le cose vanno bene è una grande spinta“.

Lei vuole vivere la città.
L’ho sempre fatto, ho sempre cercato di non vivere ai margini. Ero abituato ad una città più piccola ma non volevo vivere fuori. È splendida. Ho da fare un tragitto lungo verso volentieri, quando passo per Via dei Serpenti vedo il Colosseo e inizio già bene la giornata“.

VENTURINO: “Un’emozione essere qui, Roma è una piazza importante. De Rossi mi ha detto che posso solo imparare” (VIDEO)

Lorenzo Venturino è un nuovo giocatore della Roma. L’esterno viene dal Genoa e ha scelto la maglia numero 20. Il nuovo arrivato ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali del club, la prima da giallorosso. Le sue parole:

Com’è successo tutto?
Per me è un’emozione essere qui, Roma è una piazza importante, con uno stadio bellissimo e una grande storia. Posso solo imparare e migliorare

Hai fatto tutte le trafile nel Genoa. Paura e speranze di questa prima volta lontano da Genova?
Situazione nuova, devo viverla al meglio godendomi questi momenti. Non sono più un ragazzino, può essere solo una bella esperienza“.

Ti descrivi?
Sono un giocatore rapido, abile negli spazi stretti e le mie caratteristiche migliori sono dribbling e rapidità e tiro. Devo migliorare sicuramente sotto il punto di vista difensivo e nell’essere più concreto nelle parti finali del campo“.

La Roma era nel tuo destino. Le hai segnato un gol in finale Under 18 e hai esordito in Serie A all’Olimpico. Che effetto ti fa?
Sono una serie di coincidenze. Negli ultimi due anni sono capitati questi eventi, io credo nella coincidenza“.

Non puoi non aver parlato con De Rossi della Roma.
Ieri sera ci siamo visti, prima di andare via. Mi ha augurato un grosso in bocca al lupo, mi ha detto di vivermi al meglio questa esperienza e non posso che migliorare e crescere con questi compagni e il mister“.

Hai un idolo?
Messi, fin da quando ero bambino“.

Che effetto ti fa vivere a Roma?
Rispetto a Genova è una città diversa, però mi adatterò subito, non vedo l’ora di viverci, andrò a visitare i monumenti. Il Colosseo sarà il primo“.

Entri in uno spogliatoio con grandi campioni. Chi userai per fare un po’ da collante?
Sicuramente non posso che imparare, in questo spogliatoio ci sono grandi campioni e devo cercare ogni giorno di prendere più da loro. Per entrare nel gruppo potrei usare Pisilli, che conosco dall’U21 della nazionale e sarà facile fare amicizia con tutti gli altri”.

Un messaggio per i tifosi?
Non vedo l’ora di incontrare i tifosi allo stadio, di poter giocare con questa maglia e forza Roma“.