EL AYNAOUI: “Una serata incredibile. Ho dato tutto per aiutare la squadra. Il nostro segreto? Rimanere compatti in ogni momento”

RETE SPORT – Neil El Aynaoui è intervenuto ai microfoni dell’emittente telefonica dopo la qualificazione in Champions League ottenuta ieri sera sul campo del Verona. Il numero 8 è subentrato nella ripresa, giocando una partita di grande qualità.

Hai capito che è successo ieri? Da quanti anni mancasse qui a Roma la Champions?
“Ieri sera è stata una serata incredibile per noi, per tutti i tifosi, abbiamo festeggiato anche dopo la partita all’aeroporto abbiamo trovato un ambiente incredibile, penso che è questo il livello dove la Roma deve stare”

Qual è il segreto di questa Roma?
“Il nostro segreto è stato sempre quello di pensare sempre da squadra, di rimanere compatti, in ogni momento, dal primo all’ultimo giorno”

Come è stata la tua stagione?
“Quest’anno per me è stato molto buono in alcuni momenti, meno in altri momenti. L’obiettivo era quello di andare in Champions, volevo fortemente questo dall’inizio della mia esperienza qui, ho dato tutto me stesso per aiutare la squadra”

Quali sono state le difficoltà maggiori se ne hai trovate nel sistema di Gasperini?
“Sicuramente un tipo di calcio differente da quello che ho conosciuto prima, è un calcio dispendioso a livello fisico, serve enorme concentrazione, ma una volta entrati nel mood del mister diventa molto difficile per gli avversari affrontarci”

Si è parlato tanto anche del tuo futuro, di interessamenti di grandissimi club, tanti tifosi della Roma vedono in te un punto di partenza per la Roma del futuro, vuoi rassicurarli sulla tua permanenza?
“Certamente, sono molto contento qui a Roma, ancor più per questo finale di stagione, sto molto bene qui a Roma”

Gasperini ha sempre parlato della tua serietà e del tuo impegno. Com’è il tuo rapporto con l’allenatore?
“Molto buono, sono molto fortunato ad essere qui a Roma, la relazione col mister è ottima”

Hai chiamato papà e gli hai detto che stai diventando più importante di lui nello sport?
“No devo lavorare ancora molto”

SVILAR: “Gasperini ha inciso tantissimo. La Roma merita di stare in Champions, raggiungerla così è stato da brividi”

TELE RADIO STEREO – Mile Svilar è intervenuto ai microfoni dell’emittente radiofonica durante la trasmissione “Te la do io Tokyo“. Il portiere giallorosso è stato decisivo anche ieri sera, nella vittoria di Verona che ha consentito alla Roma di tornare in Champions League.

Grande festa ieri sera “Sì, certo, meritata”

Quello che ti chiedono tutti ora è un grande forza Roma e se ci rivediamo l’anno prossimo “Sì certo, ci rivediamo in Champions”

Che emozione è andare in Champions? “Sono emozionatissimo, poi di farlo qui a Roma dopo 7-8 anni… normalmente un club come la Roma deve stare sempre in Champions. Poi raggiungerla così, in questo modo, è stata una cosa da brividi, bellissimo”.

Vedendo sempre 70mila persone allo stadio, uno poi si chiede perché non andavamo in Champions “Sì, da quando sono arrivato è sempre stato così, in Europa League, anche in Conference, dove non c’ero ma che vedevo in Tv. La Roma merita di stare dove sta oggi”.

Hai mantenuto concentrazione e continuità anche nei momenti difficili della stagione “In una stagione così lunga ci sono sempre momenti complicati, però il mister è stato bravissimo a gestirci anche nei periodi meno buoni. Tutti hanno messo un pezzettino per arrivare al nostro obiettivo e siamo stati bravi a fare questa cosa”.

Quanto ha inciso Gasperini in questa qualificazione? “Tantissimo. Anche nei momenti meno buoni, magari tre o quattro settimane fa, lui continuava a ripeterci che ce l’avremmo fatta, che saremmo andati in Champions. Ci ha fatto credere sempre in questo obiettivo e poi ci abbiamo creduto tutti insieme”.

Cosa vuoi dire ai tifosi della Roma? “Li voglio ringraziare, gli voglio bene e sono veramente strafelice per loro, perché lo meritano davvero”.

Un messaggio finale? “Forza Roma, forza Roma sempre”.

WESLEY: “Siamo sempre stati consapevoli della nostra forza. Ci meritiamo la Champions League”

MANA MANA SPORT – Uno dei protagonisti assoluti di questa stagione romanista. Sulla qualificazione in Champions League della Roma c’è anche e soprattutto la firma di Wesley. Il laterale brasiliano è intervenuto nel corso della trasmissione radiofonica, esprimendo tutta la sua felicità per la serata di ieri. Il brasiliano ha parlato dell’affetto dei tifosi: “L’ho percepito subito, sono arrivato alle 6 di mattina e c’era già gente ad aspettarmi. Ogni volta che entro in contatto con i tifosi sono sempre più felice“.

Un impatto devastante quello del numero 43 sulla Roma e sul campionato italiano. Per praticamene tutta la stagione Wesley ha giocato sulla fascia sinistra, quella non di sua competenza essendo destro: “Speravo di adattarmi, ma non pensavo così presto. All’inizio a sinistra ero un po’ strano, poi ho detto al mister che pur di giocare avrei giocato in qualsiasi ruolo“.

Il gol contro il Bologna all’esordio: “Sapevo che avrei segnato alla prima contro il Bologna, come lo sapevo anche altre volte. Sono molto felice”. E su come ha vissuto queste ultime settimane la squadra: “Siamo sempre stati consapevoli della nostra forza. Il nostro segreto è il lavoro. Siamo felici di aver raggiunto la Champions League, l’abbiamo meritata“.

Spazio anche per una battuta sulla sua passione per la cucina italiana: “Non avevo mai sperimentato la cucina italiana, ma me ne sono innamorato”. Wesley è atteso dal Mondiale con il Brasile ed è già pronto a raggiungere il ritiro: “Sono pronto per la nazionale tra poco prendo l’aereo”.

EL SHAARAWY: “Ho dato tutto per questa maglia e il pubblico l’ha capito” (VIDEO)

Si chiude un altro capitolo del lungo rapporto tra Stephan El Shaarawy e la Roma. L’esterno giallorosso ha annunciato quello che sarà il suo addio al club al termine della stagione, mettendo fine a un percorso fatto di ritorni, gol pesanti e un legame mai davvero spezzato con i colori romanisti. In un’intervista dal sapore inevitabilmente emozionante, uscita sui canali di Dazn, il classe 1992 ha parlato del rapporto speciale con la squadra, la società e la città, che porterà sempre nel suo cuore e nei suoi ricordi

A Verona una gara difficile che può valere molto, come la state preparando?
Una partita fondamentale, la più importante della stagione, perché siamo arrivati a giocarci la qualificazione in Champions, che manca da otto anni. Adesso poi dipende tutto da noi, con una vittoria saremmo sicuri della qualificazione. La stiamo preparando con tanto entusiasmo, anche grazie alla vittoria nel derby“.

Vincere un derby aiuta a prepararla meglio?
Sicuramente, oltre la vittoria del derby in sé, è anche importante per la fiducia e la classifica. Arriviamo a questa partita pronti, consapevoli di essere preparati, ci meritiamo la qualificazione per tutto quello che abbiamo fatto quest’anno”.

Ad un certo punto sembrava che il quarto posto fosse irraggiungibile, qual è stato il segreto per rimanere a galla?
Questo è il campionato italiano, è una competizione difficile, da una domenica all’altra possono cambiare tante cose, le nostre avversarie hanno perso punti e noi l’abbiamo sfruttato. Adesso ci manca l’ultimo passo per rendere questa stagione memorabile”.

Abbiamo visto, dopo il derby, l’affetto della gente nei tuoi confronti. Cos’è per te la Roma? Cosa dà la Roma ad un calciatore che la vive per tanti anni?
Come ho già detto la Roma mi ha dato tantissimo, sia la società, la squadra, ma anche la città in generale. Sono cresciuto molto qui, è una piazza che ti accoglie, che ti dà subito tanto amore e tanto affetto, cosa che ho ritrovato quando sono tornato nel 2021. Sentire tutto questo affetto è stato una grande emozione, quella con la Roma è stata una bellissima storia…“.

Cosa hai ricevuto te, nello specifico, dai tifosi della Roma?
Ho ricevuto tantissimo affetto, è una piazza con cui hai un legame, e piano piano questo legame si è rinforzato nel corso degli anni. Io ho sempre cercato di dare tutto per questa maglia, e penso che questo il pubblico l’abbia capito e me l’abbia riconosciuto, e questo mi basta, rimarrà sempre nei miei ricordi“.

Il Como è stata una sorpresa per te? Tra le prime sei ci sta qualche squadra che non ti aspettavi, qualcuna che ti ha sorpreso più delle altre?
Il Como ha fatto una grandissima stagione, arrivando a giocarsi fino all’ultima giornata la Champions. L’inter ha dimostrato di essere la più forte, mentre la lotta per l’Europa che conta è stata molto combattuta ed equilibrata, con tante squadre che si giocano molto all’ultimo“.

KONÈ: “Sappiamo dove siamo e dove stiamo andando. Voglio giocare la Champions ed entrare nella storia della Roma” (VIDEO)

Il centrocampista della Roma Manù Konè si è raccontanto in una lunga intervista al canale della Lega Serie A. Queste le sue parole: “Sono nato a Parigi. I mieri genitori sono ivoriani. Ho iniziato a giocae a calcio perchè già mio padre le praticava anche se non era professionista. Anche i miei amici lo praticavano quindi per me era la logica conseguenza. Quando sei piccolo giochi nei piccoli quartieri e cresci con questo, questo mi ha forgiato. Ora sono un professionista ed ho lavorato per questo, e per me è tutta la mia vita”

Sul calcio italiano…

“Il calcio italiano si guardava molto. Mio fratello maggiore alla playstation sceglieva sempre squadre italiane. Tutti guardavano l’Italia e la Serie A”

Sul gruppo..

“Sappiamo dove siamo e soprattutto dove si sta andando con lo stesso obiettivo comune, perchè siamo una squadra. In campo siamo 11 ma ci sono anche gli altri, lo staff, gli allenatori, i fisioterapisti, i preparatori. Penso che sia questo a fare una squadre ed è questo che fa la Roma”

Konè mostra la palestra di Trigoria…

“È qui che ci alleniamo tutti i giorni. Qui di solito facciamo il riscaldamento con i preparatori. C’è tutto il necessario per essere in forma e farsi trovare pronti la domenica per vincere le partite”

Sul modo di vivere le partite…

“Ogni partita è come una finale. La domenica c’è più atmosfera, c’è più stress. Devi vincere la partita. Ci sono più cose che la rendono divertente, sia per noi che per il pubblico. Ci piace che ci sia tanta gente, regalare emozioni ai tifosi. Con le vittorie è ancora meglio”

Sull’adattamento in Italia…

“Penso di essermi adattato bene, per me era un paese nuovo. In città sono tutti appassionati di calcio, e questo mi piace. È un po’ come in Francia. L’Italia è un paese che ama anche gli “stranieri”, ti fa sentire a tuo agio. Mi piacciono le persone anche al di fuori del campo. Passeggiare a Roma è come sfogliare un libro di storia”

Su Roma…

“Quando si parla di Roma, si parla di Colosseo, Vaticano, di tante cose. Oggi siamo a Garbatella, un quartiere importante per i romani. Sono contento di rappresentare questo e di venire qui. È simile, ma allo stesso tempo diverso, da dove abitavo da piccolo. C’erano più edifici, qui invece si vede più storia, le case antiche. Ma mi ricorda anche la mia gioventù, quando giocavamo per strada. Credo sia proprio questo a rendere bello questo posto”

Sulla famiglia…

“La mia famiglia viene a trovarmi ogni tanto. Mio padre a volte viene, anche mio fratello. Mio padre mi chiama dopo ogni partita, mi parla della partita. A volte non gli rispondo perchè sennò mi parla per 30 minuti. È molto attento ai piccoli dettagli. Mia madre a volte guarda le partite e mi dice che in campo non mi riconosce. Sul campo sei un po’ pazzo, capita di litigare. Il campo e la vita fuori sono due cose diverse. In campo vuoi vincere ma in fondo sono una persona timida. Quando ero piccolo ero nel mio angolo, anche a scuola. Quando sei un po’ più popolare la gente ti guarda diversamente, hai più fiducia e quindi sei più aperto. Qualche tempo fa ne parlavo con mia sorella,mi chiedeva che vita avessi fatto se non fossi diventato un calciatore. Penso che avrei lavorato in ospedale con mia madre. Sarei stata una persona semplice”

Sul valore dello sport…

“Lo sport può unire molte culture senza parlare la stessa lingua. Puoi prendere un francese, un giapponese, un italiano, un africano e si capiranno tutti senza necessariamente comunicare. Penso sia questo che permette di riunire anche altre culture, altre persone”

Sul derby?

“È stato perfetto, una sensazione incredibile. L’esultanza con la bandierina? Mi ero già preparato in caso di vittoria ma è una cosa che faccio da molto tempo, già in Germania. Ma nel derby è ancora più importante. Non lo faccio per irritare l’avversario, lo faccio per me e per i tifosi, lo ribadisco”

Sul primo contratto firmato…

“È stata una sensazione gioiosa perchè ho fatto tanta strada. Io e la mia famiglia eravamo felici, un momento che non ho mai dimenticato. Spero che a livello umano mi ricordino come una persona allegra, molto tranquillo, che ama accogliere le persone e che è un ottimo compagno. Per quanto riguarda il calcio, è importante qualificarci in Champions e disputarla. Se ne avremo l’opportunità di farlo so che si ricorderanno di me ed entrerò un pò nella storia, so che è passato molto tempo dall’ultima volta”

CRISTANTE: “Dobbiamo vincere il derby, meritiamo la Champions. Gasperini? Siamo stati bravi a non mollare mai le sue idee” (VIDEO)

LEGA SERIE A – In vista dell’attesissimo Derby della Capitale, valido per la trentasettesima giornata di Serie A e in programma domenica alle ore 12 allo Stadio Olimpico, Bryan Cristante ha rilasciato un’intervista al canale YouTube della Lega Serie A. Ecco le parole del centrocampista giallorosso: “Abbiamo fatto un grandissimo percorso quest’anno. Siamo lì e abbiamo a portata di mano la Champions League, ma non dipende solo da noi. Dobbiamo vincere, abbiamo questo obiettivo fortissimo. Sappiamo che abbiamo una sola strada e, oltre all’importanza del derby, c’è l’importanza dei 3 punti che per noi contano moltissimo”.

Cosa significa il derby?
Il derby è sempre il derby. Lo stato di forma non conta. Come è importante per i nostri tifosi, lo è anche per i loro. Entrambe le squadre metteranno qualcosa in più, è una partita a sé. Sappiamo che dobbiamo vincere e faremo di tutto per farcela. Tutta la città si agita, si attivano tutti e nell’aria si sente che la settimana è diversa. Percepisci che la città sta aspettando qualcosa di importante, conosco l’importanza di questo match per i nostri tifosi. Più si avvicina il giorno della gara e più l’adrenalina sale. Se metti troppo cuore non hai la lucidità per poter vincere, bisogna rimanere equilibrati mettendo però qualcosa in più. Serve un mix di tutto per portare a casa questa partita”.

Malen?
Forte, dentro l’area è devastante. Ha rapidità nel controllo, nel calciare ed è freddo sotto porta. Per noi è un’arma in più, ce lo teniamo bello stretto e speriamo continui così in queste due partite. Il derby si sente talmente tanto che si arriva sempre pronti, si percepisce nell’aria”.

Gasperini?
Siamo stati bravi a seguire il mister anche nei momenti di difficoltà, siamo sempre rimasti in scia al mister e fatto ciò che ci chiedeva. Con il passare del tempo abbiamo appreso sempre di più i suoi schemi. La nostra bravura è stata non mollare mai le idee del mister”.

La Champions League?
La Champions è un nostro obiettivo, abbiamo fatto un grande campionato e sarebbe brutto buttarlo via alla fine. Non dipende solo da noi, ce la metteremo tutta per tornare in Champions. Ce la meritiamo, sarebbe importante. Speriamo di farci questo regalo di fine anno”.

MANCINI: “Siamo concentrati su noi stessi. Derby domenica o lunedì? Sappiamo solo che sarà una partita importante”

SKY SPORT – La Roma continua a inseguire un posto nella prossima Champions League e, in attesa del penultimo decisivo appuntamento stagionale, da Trigoria filtra massima concentrazione. A confermarlo è Gianluca Mancini, intervenuto ai microfoni dell’emittente televisiva a margine della presentazione sul film di Aldair, chiamato a commentare la corsa europea dei giallorossi.

Il difensore romanista, senza sbilanciarsi su incastri e calendario, ha risposto così: “Come ho detto tante volte, però, pensiamo a noi stessi. Sappiamo che mancano due partite, domenica o lunedì, non sappiamo ancora, ma ci sarà una partita importante, e la successiva sarà uguale. Quindi facciamo la corsa su noi stessi, sapendo che dobbiamo sbagliare poco e allenarci forte come stiamo facendo, per arrivare alle partite come stiamo facendo“.

Il numero 23 si è espresso anche su Aldair: “Me l’hanno raccontato, io ero molto piccolo, però l’ho visto nei video e me l’hanno raccontato per scoprire cos’era, ed era veramente un’eccellenza del difensore, un fenomeno, un grande. Però l’ho conosciuto anche come persona ed è davvero una grande persona. È bello essere qui stasera per lui

MANCINI: “Cristante e Pellegrini i vicini ideali, sono legatissimi alla Roma. In ogni via della città si respira la storia”

IDEALISTA.IT- Non solo leader in campo, ma anche uomo profondamente legato alla città e ai valori dello spogliatoio. Nel quarto episodio delle interviste in collaborazione con il noto sito dedicato al mondo dell’immobiliare, Gianluca Mancini ha raccontato il suo rapporto con Roma anche fuori dal rettangolo verde, partendo proprio dalla sua casa:

In ogni casa c’è un angolo speciale, qual è il tuo? Preferisci uno spazio all’aperto o magari una sala cinema o dedicata ai videogiochi?
A me piace ogni stanza della mia casa, anche la cucina… Dipende dai momenti della giornata. Ma sicuramente un angolo dedicato alla Roma e ai miei successi da calciatore non manca“.

Vivi la Capitale ormai da diversi anni. C’è un quartiere o una zona di Roma che ti ha colpito particolarmente, dove ti senti davvero “a casa”?
Mi piace girare molto per il centro e scoprire ogni volta qualcosa di diverso. In ogni via di Roma si respira la storia“.

Sei uno dei capitani della squadra. Chi è il “vicino di casa” ideale tra i tuoi compagni? E chi, invece, farebbe troppo chiasso?
Penso che Bryan e Lorenzo possano essere i vicini ideali per qualsiasi persona. Sono persone perbene, oltre che legatissimi alla Roma. Il compagno che farebbe troppo chiasso da vicino? Ci sono già io, basto e avanzo (ride, ndr)”.

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RANIERI: “Via per una scelta unilaterale della Roma. Ringrazio il popolo giallorosso per l’immenso affetto tributato nel corso degli anni”

ANSA – Claudio Ranieri parla per la prima volta dopo l‘addio alla Roma e il comunicato ufficiale uscito nel corso della mattinata odierna. Ecco le sue dichiarazioni all’agenzia di stampa: «L’interruzione del rapporto di Senior Advisor è dipesa da una determinazione unilaterale della società per dovere di trasparenza, chiarezza del proprio agire, fedeltà alla verità dei fatti e amore per la maglia che rappresenta la seconda pelle. Ringrazio la famiglia Friedkin, la squadra, i dipendenti e l’intero popolo giallorosso per l’immenso affetto tributato nel corso degli anni, sempre integralmente ricambiato. Forza Roma sempre».

Nardin: “Questa maglia è una seconda pelle, sogno l’Olimpico. Allenarmi con De Rossi è stato incredibile” (VIDEO)

Federico Nardin è il nuovo volto di Dreaming Roma, la rubrica dedicata ai talenti del settore giovanile giallorosso. Difensore centrale classe 2007, Nardin rappresenta l’essenza del vivaio di Trigoria: dieci anni di militanza, dai primi calci nell’Under 10 fino alla consacrazione con la Primavera e la Nazionale. Durante l’intervista, il giovane talento ha sottolineato il suo profondo legame con la maglia, definendola una “seconda pelle” e ammettendo che giocare per la Roma comporta una responsabilità speciale che solo un vero tifoso può sentire.

Sei nato nel 2007, ma fisicamente e per la tua storia qui sembri un veterano. Diresti di aver bruciato le tappe a Trigoria? Sei qui da dieci anni, giusto?
“Sì, il mio primo anno è stato nell’Under 10. Non credo di aver bruciato le tappe, ho fatto tutti i passaggi necessari. Sono arrivato a quest’anno, che potrebbe essere l’ultimo o il penultimo con l’Under 20. Il mio sogno è arrivare fino alla prima squadra.”

Siamo abituati a giocatori che vengono da tutta Italia, ma tu sei il tipico tifoso della Roma che realizza un sogno. Dove è iniziata questa passione? In famiglia?
“Questa passione viene da mio papà. È sempre stato romanista. Mi ha portato allo stadio per la prima volta quando avevo tre anni. E fuori da Trigoria per la prima volta… ora sembra strano perché è normale passare per quei cancelli, ma prima ero un tifoso che aspettava i giocatori fuori per un autografo.

A molti di noi è capitato di aspettare fuori, magari saltando scuola. Se sei un vero tifoso, non diventa mai normale al 100% stare qui dentro.
“Esatto. Allenarsi con De Rossi l’anno scorso è stato incredibile. Non è mai stata routine per me. Era un sogno scendere in campo con lui, pensando alla foto che ho con lui qui fuori di quando avevo tre anni.”

Passare da avere la foto con il tuo eroe a tre anni ad averlo come allenatore deve essere travolgente.
“Sì, non è facile all’inizio. Forse non te ne rendi conto subito, provi emozioni completamente nuove. Come hai detto, è stato travolgente. Lo chiamavo mister, ma per me era sempre DDR. Mister DDR.”

Facciamo un passo indietro. Sei nato a Latina. Dove hai iniziato a giocare?
“Ho iniziato al San Michele. Giocavo con i più grandi perché a tre anni c’erano solo bambini più grandi. All’inizio mio papà non era convinto. Al primo allenamento c’era un campo di terra e io facevo i castelli di sabbia. Mi disse: “Forse non fa per te”. Ma poi ho imparato le regole. Sono passato alla Pro Latina e abbiamo fatto un torneo qui a Trigoria.”

E lì ti hanno notato.
“Sì, mi hanno contattato per un provino all’Acquacetosa. Sbagliarono a dirmi il giorno e feci il provino con i 2006. Chi mi ha detto che la Roma mi aveva scelto? Mio papà. Era un momento difficile per lui perché si era appena rotto il crociato, ma mi diede la notizia. All’inizio era preoccupato per i viaggi avanti e indietro, ma fortunatamente dopo due anni mi sono spostato qui a Trigoria. Mio nonno è stato fondamentale: vive a San Giovanni e mi ospitava per portarmi agli allenamenti dopo scuola. È unico, abbiamo un rapporto speciale.”

Tuo nonno è romanista?
“No, tifa Inter. Un doppio sacrificio! Ma gli piace la Roma, per il bene che vuole a suo nipote.”

Ti ricordi il tuo primo giorno a Trigoria?
“Ricordo il primo torneo qui da visitatore. Ho un video di quando ero piccolo, non ci credevo. Saltavo ovunque, correvo per tutto il campo. I miei genitori mi hanno sempre detto di divertirmi: “Se un giorno decidi che non è quello che vuoi, smetti”. Ma mi è sempre piaciuto. Sono sempre stato calmo in allenamento e in partita, mi divertivo e basta.”

Come si passa da essere un grande tifoso a essere un professionista al 100%?
“Da bambino vivi il sogno senza renderti conto di dove sei. Ora che sto entrando nel calcio dei grandi, il sogno diventa realtà. Ti alleni con la prima squadra, con giocatori che prima tifavi in TV o allo stadio. Lì devi crescere e restare calmo. Se non sei calmo, non vivi l’esperienza nel modo giusto. A volte la vivi un po’ da tifoso e ti lasci trasportare, senti una responsabilità extra. Questa maglia è speciale, non sarà mai come giocare per un altro club.”

La tua passione ti ha mai portato a commettere errori?
“Purtroppo sì. Quest’anno, nel derby. È sempre una partita difficile per noi romanisti, specialmente a livello emotivo. A fine partita non sono riuscito a contenere le emozioni dopo la sconfitta. Ho fatto qualcosa che non mi sarei aspettato da me stesso. È quello che intendo per restare calmi: devi capire dove sei e dare il contributo in campo senza andare oltre. Ho sbagliato e mi dispiace, ma si cresce e si impara dagli errori.”

Seck ha detto che tu sei il giocatore a cui guarda per capire cosa significhi giocare per la Roma. Senti questa responsabilità?
“Non sento la responsabilità di spiegare, ma credo che lo si veda dal comportamento. Lui vive in casa con me e quando gioca la Roma vede cosa significa per me. Penso che basti questo.”

Vivi da solo da due anni. Cosa è cambiato?
“Tutto. Il livello di responsabilità, il modo in cui vivi. Devi svegliarti da solo perché mamma non c’è più, devi cucinare. Vivo con un compagno di squadra, abbiamo la stessa routine e ci aiutiamo molto. Siamo entrambi maturi e parliamo di tutto.”

Hai un gran fisico e una personalità esuberante. Ti senti un leader?
“Sì, mi piace guidare i compagni dentro e fuori dal campo. Mi piace essere un punto di riferimento, ma è nella mia natura, non perché voglia dire agli altri cosa fare. Il mio punto debole è l’aspetto emotivo, la gestione della rabbia in campo. Ci ho lavorato con gli psicologi del club e quest’anno sono migliorato molto. Mi sento più consapevole.”

Sei sempre stato un difensore?
“Sì, anche se a volte ho fatto il centrocampista. Ho tecnica, ma il primo lavoro di un difensore è non far segnare. Ho giocato a tre, a quattro e ultimamente anche come terzino. Mi sto abituando, ma mi sono sempre visto in una difesa a tre, indifferentemente a destra o a sinistra. Saper giocare su entrambi i lati è fondamentale.”

I “Fantastici Quattro” della difesa Primavera: tu, Terlizzi, Mirra e Seck. Come andate d’accordo?
“Andiamo d’accordo fantasticamente. Siamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda, non c’è invidia, solo sana competizione. Ci divertiamo insieme.”

In cosa devi migliorare come calciatore?
“All’inizio dell’anno ho lavorato molto sul piede sinistro. È essenziale nel calcio moderno saper usare entrambi i piedi. Se penso al mio percorso, una persona cara è il coach Marco Scisciola. Mi vengono i brividi a pensarci. Ci ha cambiati come giocatori, ha cambiato il nostro modo di vedere il calcio nel passaggio da bambini a ragazzi. Ogni allenamento con lui era divertimento puro.”

Hai vinto due scudetti nel settore giovanile. Vincere da romanista è un trionfo doppio?
“Vincere è sempre fantastico e ti fa venire voglia di farlo ancora. L’anno scorso non abbiamo vinto e ci è mancato qualcosa. Mi piacerebbe vincere il terzo scudetto per coronare questo viaggio. La semifinale dell’anno scorso ci ha lasciato l’amaro in bocca, vogliamo finire questa stagione diversamente.”

Hai vinto anche l’Europeo Under 17 con l’Italia nel 2024. Cosa si prova?
“Vincere con la maglia azzurra è unico. Giocare per l’Italia è un orgoglio immenso. Ho vinto sia con la Roma che con l’Italia, le mie due squadre preferite. Emozioni indescrivibili. Vincere con l’Italia ti dà una vetrina internazionale, ma vincere è sempre meraviglioso.”

Il tuo idolo calcistico?
“Francesco Totti. È la base per ogni tifoso della Roma.”

Molti ti paragonano a Calafiori per il percorso e le caratteristiche. Ti ci rivedi?
“Me lo hanno detto in molti. Mi piacerebbe fare anche solo una parte di quello che ha fatto lui, ma io seguo il mio percorso e il mio sogno.”

Hai rinnovato il contratto a gennaio, diventando professionista. Senti più pressione?
“È un contratto che mi dà molta fiducia, ma senti di dover dimostrare ancora di più. Devi far vedere che quando farai il salto tra i grandi potrai dare il tuo contributo senza farti travolgere. Vivo giorno per giorno, ma la mia ambizione è vincere trofei con la Roma e con l’Italia.”

Cosa significa per te indossare questa maglia dopo dieci anni?
“Responsabilità e orgoglio. Per noi romanisti è una seconda pelle.”

Hai mai visualizzato il debutto all’Olimpico?
“Molte volte. L’ho sognato. Se dovessi dedicarlo a qualcuno, lo dedicherei a mio nonno per il ruolo fondamentale che ha avuto nella mia vita e nella mia carriera.”

Hai mai pensato a una carriera lontano da Roma?
“Ora che il tempo con la Primavera finisce, il pensiero attraversa la mente, ma è una prospettiva difficile. Inconcepibile per me. Il sogno è restare sempre alla Roma.”