Sarri: “Ho ricevuto diverse offerte, ma non mi hanno fatto vacillare. Il campionato italiano è casa mia”

CORSERA – L’ex tecnico della Lazio Maurizio Sarri, accostato in più occasioni anche alla panchina giallorossa, ha rilasciato una lunga intervista per il quotidiano dove ha parlato anche di alcune offerte ricevute in queste ultime settimane. Queste le sue parole.

Quasi un anno dalle dimissioni dalla Lazio. Come è stato senza calcio?
“Difficile a causa di problemi personali: qualcuno si è risolto, altri no. Ho perso mia mamma e uno zio a cui ero legatissimo. Mia moglie è stata in terapia intensiva e anche io ho avuto un infortunio. Dopo la sofferenza ci siamo ripresi”.

Ha ricevuto offerte?
“Più di una e da continenti diversi, anche una ricchissima dall’Arabia. Nessuna proposta mi ha fatto scattare quel clic interiore per rimettermi in gioco”.

Cosa serve per procurarle entusiasmo?
“Un grande progetto. Ho lavorato in squadre importanti negli ultimi 10 anni, ora spero di ricevere la chiamata giusta, così da far accendere la scintilla. Sennò sto fermo”.

È vero che ha rifiutato un contratto di 6 mesi al Milan che poi ha scelto Conceiçao?
“Non rispondo, le dico solo che in generale ho ricevuto proposte formulate in maniera tale da non farmi vacillare”.

Potesse scegliere, dove si sentirebbe a suo agio?
“Nel campionato italiano, che è casa mia e il torneo più adatto alle mie caratteristiche. Poi in Premier dove si respira un clima unico”.

Cosa le è mancato di più?
“L’adrenalina. Poi il campo, la preparazione quotidiana della partita, il vissuto del gruppo. Mi piace tutto del calcio, tranne una cosa”.

Quale?
“Il mercato: sembra la soluzione per risolvere ogni problema. Non si parla mai invece di come sviluppare il talento”.

Ha visto molto calcio in tv?
“Sulle piattaforme specializzate. Ma un conto è vedere le partite, un divertimento di 90’. Un altro è studiarle, un lavoro di tre ore”.

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Si dice che a lei serva tempo per inculcare i suoi principi di gioco. Un pregiudizio?
“Luogo comune: sono arrivato al Chelsea a fine luglio, a settembre abbiamo ottenuto risultati straordinari. Mi hanno dato del lamentoso quando ho sollevato il problema dei calendari, ora tutti protestano: certamente con tante gare ravvicinate un gioco più rozzo si assimila prima”.

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Il rapporto con i big data?
“Sono uno dei primi ad aver usato le statistiche ma gli algoritmi devono essere un parametro, non l’unico”.

Il calciatore più forte che ha avuto?
“Sono legato a un ragazzo, sensibile e delicato, che avrebbe potuto avere una carriera strepitosa, Riccardo Saponara”.

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FOTO – I cantanti Ultimo e Olly a cena insieme… con le maglie di Roma e Sampdoria

Dopo la vittoria del Festival di Sanremo, Olly si è ritrovato a cena con Ultimo e altri amici in un ristorante di Milano. Sui social sono comparse varie immagini che ritraggono i due cantanti a tavola mentre mostrano le maglie della Roma e della Sampdoria, nello specifico di Quagliarella. Ultimo, infatti, è tifoso romanista mentre Olly tifa per la Samp.

Totti: “La chiusura dei cinema è il peggiore degli autogol”

“Da bambino a Porta Metronia non mi faceva sognare solo il calcio, ma anche andare al cinema. Nel quartiere ce n’erano tanti, a San Giovanni il Royal, il Paris, il Maestoso a li amavo tantissimo. Non capisco come si possa pensare di trasformare i cinema abbandonati di Roma in altri centri commerciali e supermercati” è l’intervento di Francesco Totti sul tema della riconversione delle sale alla fondazione Piccolo America. “Ho sentito parlare Carlo Verdone ed Enrico Vanzina dei “Terzi luoghi” ora io non conosco quegli spazi in Francia, ma nelle loro parole ho rivisto la libertà e leggerezza che provavo stando con i miei amici nei muretti sotto casa e nei campetti da calcio in cui sono cresciuto. Abbiamo bisogno di luoghi per lo sport, la cultura, asili nido e scuole, non di altri centri commerciali. Quante risate quando in ritiro con la squadra all’hotel Cicerone e Carletto Mazzone ci portava al Cinema Adriano il pomeriggio. Dobbiamo far risorgere questa città e non distruggerla. Ricordare in momenti da adolescenti e ragazzi passati al cinema è una tradizione e un valore che dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni. Le emozioni ed i ricordi non hanno un prezzo fanno parte della nostra vita”, conclude Totti definendo la chiusura “il peggiore degli autogol”.

Bove: “Futuro? Il mio obiettivo è tornare a giocare. Non è escluso che possa togliere il defibrillatore. De Rossi? Mi ha messaggiato”

Edoardo Bove torna a parlare del malore che lo ha colpito sul campo dell’Artemio Franchi durante il match tra Fiorentina ed Inter. L’ex centrocampista della Roma si è confidato alla rivista statunitense Vanity Fair, raccontando il delicato momento della sua vita e spendendo anche qualche parola sul suo futuro.

Che ricordi ha di quel primo dicembre, di quel diciassettesimo minuto?
“Ricordo davvero poco, che ero in campo e che a un certo punto ha cominciato a girarmi la testa come quando ti alzi troppo velocemente dal letto, ho avvertito una sensazione di spossatezza… e basta. Non ricordo di essere caduto. Mi sono risvegliato in ospedale, toccandomi le gambe perché pensavo mi fosse successo qualcosa al ginocchio, un incidente. Per me, all’inizio, non è stato difficile come per i miei cari: io non capivo nemmeno la gravità della situazione, pensavo di essere semplicemente svenuto. Loro invece sapevano di avere corso il rischio perdere un figlio, un amico, o di potermi rivedere in condizioni… brutte”.

E ricorda qualche sensazione dei minuti in cui ha perso coscienza?
“No, il nulla. Mi hanno raccontato, però, che quando ero in ambulanza ho fatto un po’ di casino: gridavo, mi dimenavo, dicevo cose a caso. Ho urlato “Fiorentina” fortissimo. Mi hanno dovuto legare”.

Ha rivisto le immagini di quando si è sentito male?
“Subito, su Instagram. Preferisco prenderle di petto le situazioni, reagire immediatamente: se non posso farci niente, mi dico “andiamo avanti, vediamo cosa posso fare subito per stare meglio”. Capire le cause di quello che mi è successo è stato il passo successivo”.

Che cosa ha pensato?
“Sincero? ‘Ammazza che figura di… davanti al mondo intero. Ma non potevi scegliere un altro momento?!’. Era la partita delle 18, quella per il primo posto in classifica, la stavano guardando tutti. Detesto farmi vedere vulnerabile. Subito dopo, però, ho capito di essere stato molto, molto fortunato. Ho rischiato tanto, devo essere grato alla vita perché tutto è successo in un campo di calcio, col soccorso a portata di mano: in 13 minuti ero in ospedale. Non so come sarebbe andata, se fosse successo in un’altra circostanza. Dopo aver metabolizzato, mi sono sentito la persona più felice del mondo”.

Ha capito da solo che sarebbe potuto morire?
“No, me l’hanno detto”.

E qual è stata la sua reazione?
“Inizialmente mi hanno prospettato una situazione persino più grave di quanto realmente fosse. Ma lì per lì ero semplicemente contento di essere vivo. Era destino che andasse così, che mi salvassi. Non c’è altra spiegazione”.

Si è chiesto «perché proprio a me»?
“Certo. E anche ‘perché proprio nel momento migliore della mia carriera?'”.

Che cosa si è risposto?
“Mi reputo una persona buona, che rispetta sempre tutti, non ho fatto male a nessuno. A quelle domande non ci sarà mai una risposta”.

Ha passato 12 giorni in ospedale.
“Stavo bene, ero tranquillo. Ma vedevo la preoccupazione e la sofferenza negli occhi delle persone che mi vogliono bene. Sono un personaggio pubblico, sono abituato all’attenzione mediatica, anche alle notizie prive di ogni fondamento. Loro no. Hanno scritto qualsiasi cosa: che non sarei più potuto tornare a giocare, che mi sarei operato un certo tal giorno… Mia nonna mi ha chiesto: ‘Ma come, ti operi domani e non mi dici niente?'”.

Le ha fatto male?
“Sì, certi titoli, la ricerca dello scoop a tutti i costi. A un certo punto ho smesso di leggere i giornali”.

Come è andata, quando è uscito dall’ospedale?
“All’inizio ho saputo reagire con forza. Ma poi è arrivata anche la tristezza: mi sono buttato giù, non volevo vedere nessuno, non volevo fare niente. Non avevo voglia”.

Credo sia normale, ma lei come se lo spiega?
“Sono un po’ ossessionato dal controllo, una delle mie più grandi paure è perdere quello della situazione. Non ho potuto controllare ciò che mi è successo, e quindi, sotto sotto, già ero arrabbiato per quello. E poi, in questo momento, mi sento completamente in balia degli eventi, impotente”.

Era arrabbiato con se stesso?
“Lo sono ancora, un po’. Mi viene da chiedere al mio cuore: ‘Ma che scherzetto mi hai fatto, ma ce n’era proprio bisogno?'”.

E che cosa le ha risposto il suo cuore?
“Sto ancora cercando la risposta, è un’analisi che sto facendo dentro di me. Dal punto di vista medico c’è certamente una causa scatenante, ma ancora la dobbiamo capire fino in fondo. Sto facendo dei controlli, e altri ne farò ancora. Su questo fronte sono positivo e tranquillo. Però…”.

Quanto è importante il calcio nella sua vita?
“È uno dei miei più grandi amori. C’è quello per la mia famiglia, quello per la mia fidanzata e quello per il calcio”.

Ora è completamente fermo: le manca?
“Tantissimo. Non solo quello della serie A, mi manca proprio giocare con gli amici. Non poter giocare è stato come perdere il mio amore più grande, posso spiegarglielo solo così. Adesso la sfida è provare a continuare a essere me stesso, sapendo però di avere perso una parte importante di me”.

Ha ancora paura?
“Mi fa paura non avere, per la prima volta nella mia vita, una routine. Non ho uno schema da seguire, posso fare quello che voglio. Prima, mi svegliavo la mattina e sapevo che il mio obiettivo era allenarmi. Ora faccio 200mila cose in più, anche più importanti, ma arrivo a sera e mi chiedo: ma che ho fatto oggi? Non sono appagato allo stesso modo”.

Non si starà rattristando?
“Ma no, zero. So che questo è un periodo, una condizione temporanea. Il mio obiettivo è tornare a giocare a giugno”.

E come farà?
“Eh. Ho ancora qualche visita da fare, i medici devono incrociare tutti i dati”.

E poi? Ora ha un defibrillatore sottocutaneo in grado di rilevare il battito cardiaco irregolare ed erogare uno shock salvavita per riportarne il ritmo alla normalità.
“Se si decide di mantenerlo, in Italia non potrò giocare: qui da noi la salute viene prima dell’individuo, e non sto dicendo che sia una regola sbagliata. Ma all’estero sì, praticamente ovunque. Gliel’ho detto, il calcio è troppo importante per me, non posso permettere a me stesso di mollare così. Io ci riprovo, senza ombra di dubbio. Vedrò anche come starò: se avrò paura, se non sarò tranquillo… allora cambierà tutto”.

Sta pensando di giocare all’estero?
“Per come stanno le cose adesso, sì. Però non escludo affatto di poter togliere il defibrillatore: i medici mi stanno dicendo che c’è questa possibilità”.

In che città non le dispiacerebbe trasferirsi?
“Mi è sempre piaciuta Londra. E poi il campionato inglese è molto competitivo”.

Daniele De Rossi l’ha messaggiata?
“Eh sì, certo! Mi sarei arrabbiato se non l’avesse fatto”.

E Totti?
“Lui no”.

José Mourinho, suo grande sostenitore, l’ha definita un «cane malato». Voleva essere un complimento?
“Sì, anche se uscito male. So che mi vuole bene”.

Ha anche detto: “Sembra un trentenne”.
“Anche quello era un complimento. Non parlava mica del mio aspetto fisico”.

Si sente più maturo rispetto ai suoi 22 anni?
“Sono sincero: no”.

Allora Mourinho sbagliava.
“Lui parlava di certi miei comportamenti un po’ noiosi, un po’ pedanti”.

Che cosa riesce a immaginare, oggi, per il suo futuro?
“È molto semplice, sono due gli scenari. Il primo: continuo a giocare a calcio. Il secondo: nel caso in cui non potessi più farlo, lotterei per per trovare un nuovo fuoco dentro di me, che mi possa rendere sereno. Quella è la cosa più importante. Il giorno in cui andando ad allenarmi non mi sentissi più felice, sarei il primo a dire ‘ciao a tutti'”.

Su quale di questi due scenari scommetterebbe?
“Ma non c’è dubbio, io giocherò a calcio”.

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“C’è posta per te”: domani sera ospite Dybala (VIDEO)

Domani sera andrà in onda una nuova puntata di ‘C’è posta per te’, storico programma condotto da Maria De Filippi e trasmesso su Canale 5, e tra gli ospiti ci sarà anche un calciatore della Roma. Dopo Gianluca Mancini, Lorenzo Pellegrini e Bryan Cristante, ora è il turno di Paulo Dybala. L’argentino sarà presente in studio e, come testimoniato dal video pubblicato su Instagram, è stato accolto con grande entusiasmo dagli spettatori.

 

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Giornata Nazionale del Braille, incontro formativo con la Roma Blind Football (FOTO)

Proseguono le iniziative di sensibilizzazione da parte del club per promuovere la pratica del gioco del calcio in ogni contesto e in ogni condizione. In occasione della Giornata Nazionale del Braille del 21 febbraio, il programma “Let’s Play Together” ha fatto tappa presso il Centro Paralimpico di Via delle Tre Fontane per dar vita a un incontro formativo tra una rappresentanza di allieve della Scuola Calcio AS Roma e i giocatori non vedenti della Roma Blind Football, società dilettantistica che il Club sostiene da diversi anni.

Due sessioni di allenamento in cui le ragazze, accompagnate dalla mascotte Romina, si sono potute confrontare con le caratteristiche di questa disciplina che permette a chi non vede di poter sentire il pallone e provare le stesse emozioni di qualsiasi altro giocatore di football.

(asroma.com)

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Nuno Campos: “A Roma aspettative troppo alte. I tifosi vogliono sempre vincere nonostante i soli 3 Scudetti, è un po’ irrealistico…”

ZEROZERO.PT – Nuno Campos, ex vice allenatore di Paulo Fonseca ai tempi della Roma, ha rilasciato un’intervista al portale portoghese e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla sua avventura nella Capitale e sulla sfida di Europa League tra i giallorossi e il Porto. Ecco le sue parole.

L’avventura alla Roma?
“È un club con una tifoseria fervente e c’è pressione grande mediatica. I tifosi hanno fame di titoli poiché non vincono da molti anni. La gente pensa che la Roma debba essere sempre campione, anche se ha vinto solo tre Scudetti nella sua storia. Al momento è un po’ irrealistico… Tutti si aspettano il massimo dalla squadra, ma credo che in questo momento il massimo sia portare la squadra in Champions League. Ci sono radio, televisioni e media che parlano di Roma 24 ore su 24  e questo mette sotto pressione il processo decisionale del club. Spesso nei top club in Italia non c’è la pazienza necessaria per aspettare un determinato tipo di lavoro. Noi abbiamo avuto un po’ di tempo, ma la nostra rosa non era forte come altre. All’epoca il club stava per essere venduto, quindi non potevamo fare molti investimenti. C’è stato un cambio di presidente, la società è stata trasformata e anche il ds è andato via a metà stagione. Non c’era la possibilità di costruire una squadra così forte e, nonostante questo, stavamo lottando per il quarto posto. Non è stato facile mantenere la squadra al livello degli altri club. Il nostro stile di gioco ha affascinato la gente, tanto che Paulo Fonseca è andato poi al Milan. Il motto della Roma è vincere sempre, quindi ha scelto di cambiare allenatore e prendere José Mourinho, il cui curriculum parla da solo. Quello che è certo è che con Mourinho sono sorti gli stessi problemi avuti dalla maggior parte degli allenatori. La dimensione del club agli occhi di molti è quella di lottare per obiettivi importanti, ma la squadra non è a quel livello e la gente non capisce. L’allenatore migliora le cose ma non fa miracoli. Le aspettative troppo alte portano all’esonero degli allenatori, all’addio dei direttori sportivi e a volte anche dei presidenti. Nel calcio in generale c’è una pressione mediatica eccessiva legata ai risultati. Quando si cambia l’allenatore ci deve essere il tempo per trasferire le idee e la metodologia di allenamento. Con più tempo a disposizione, i risultati si vedono. Basta guardare l’Atalanta, il cui allenatore è lì da otto o nove anni e ha fatto un lavoro eccezionale perché non pensano ancora di poter competere con i più grandi club italiani. È una questione di aspettative. Nel calcio, con la passione che c’è, nessuno si rende conto che ci vuole tempo. La pressione di dover vincere a tutti i costi fa sì che a volte non si vinca nulla per anni”.

Ranieri?
“Credo che quello che sta succedendo a Roma negli ultimi anni sia normale, perché conosco quella città. È quando qualcuno ha la decisione e il coraggio di andare dall’altra parte che diventa difficile. Ora la Roma ha un allenatore che ha vinto in diversi campionati e che ha un’esperienza fenomenale, ma che allo stesso tempo avrà bisogno di tempo. Ha anche fatto un favore alla società tornando dal ritiro, ma forse a fine stagione, se non si arriva al quarto posto, si cambierà di nuovo. Rinnovare il contratto potrebbe portare di nuovo al successo con il tempo”.

Roma-Porto?
“I tifosi della Roma danno più importanza alle partite di campionato rispetto a quelle europee. In ogni caso, credo che l’atmosfera sarà spettacolare, soprattutto in Curva Sud, che ti spinge a vincere le partite. Sono molto caldi e sostengono sempre la squadra. Conosco molti stadi al mondo, ma questo è uno dei più belli. L’Olimpico merita di essere visto e vissuto. Credo che il Porto farà una partita in cui metterà la Roma sotto pressione. Conosco bene l’allenatore ed è molto bravo, anche se avrà bisogno di tempo. Ha molta esperienza, nonostante la giovane età, e molta capacità di far giocare bene la squadra. È un allenatore a cui piace pressare alto e se la partita non dovesse girare nel verso giusto per la Roma, potrebbe essere una grande occasione per il Porto. La Roma ha giocato un’ottima partita contro il Milan di Sérgio Conceição ed è riuscita a contrastare la pressione nonostante il risultato. Sono due squadre che daranno spettacolo con allenatori molto bravi dal punto di vista tattico”.

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Besiktas, Immobile e l’incontro con Mourinho in Turchia: “Ci siamo salutati con rispetto”

RADIO SEI – Ciro Immobile, ex centravanti della Lazio e attualmente in forza al Besiktas, è intervenuto come ospite alla trasmissione dell’emittente radiofonica biancoceleste e tra i vari temi trattati si è soffermato sul suo rapporto con José Mourinho. Dopo aver lasciato la Capitale, i due si sono infatti incontrati nuovamente in Turchia in occasione della partita tra Besiktas e Fenerbahce. Ecco le sue parole.

Hai incrociato Mourinho? Vi siete parlati?
“Sì, abbiamo vinto contro il Fenerbahce. Ci siamo solo salutati con rispetto, nient’altro”. 

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Lutto per Mourinho: morto a 91 anni il maestro Manuel Sergio. Il tecnico: “Mio grande amico, mi mancherai molto” (FOTO)

Nella serata di mercoledì, è morto a Lisbona Manuel Sérgio. Aveva 91 anni ed era noto come ex docente della Facoltà di Scienze motorie di Lisbona e filosofo dello sport, autore di un libro seminale come “Filosofia del calcio“. Il suo lavoro didattico e teorico ha influenzato alcuni dei più famosi allenatori portoghesi, fra cui Jorge Jesus e José Mourinho, che al quotidiano sportivo A Bola ha dichiarato: “È stato l’insegnante più straordinario e, negli anni post-universitari, un amico e fonte inesauribile di motivazione e di affetto, sia nella gioia delle vittorie che nell’analisi delle sconfitte. Già ne sento la mancanza”. Tra il 1991 e il 1995, Manuel Sérgio è stato deputato per il Partito di solidarietà nazionale, di cui era il fondatore e primo presidente.

(ansa)


Non è tardato ad arrivare il post commovente di José Mourinho su Instagram. Queste le sue parole: “Prof Manuel Sergio, il filosofo, l’uomo, l’amico…. mio grande amico… domani dopo la partita non avrò più le tue parole felici o i tuoi commenti motivanti… Mi mancherai molto, mio Prof. Riposa in pace”.

 

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VIDEO – Mourinho non ha dubbi: “Ferguson o Guardiola? Ranieri”

José Mourinho non offre mai risposte scontate. Lo Special One ha risposto alle domande di Mikel nello show “Obi One” dell’ex calciatore e una di queste era sulla preferenza per Ferguson o Guardiola. La risposta dell’ex tecnico giallorosso: “Impossibile fare un paragone, impossibile paragonare le due generazioni, impossibile paragonare la potenzialità di fare cose, entrambi sono storici per la Premier League, ma io rispondo Ranieri. Vincere con il Leicester è una cosa unica. Vincere con lo Utd in quella generazione è una cosa unica, ma…vincere con il City è una cosa unica, ma…vincere con il Leicester non ha ma. Per me è il successo più incredibile che io abbia vissuto“.