Totti: “Ranieri speciale, entra in punta di piedi e va via da re. Nuovo allenatore? Mi piace De Zerbi, ma spero Ancelotti. Frattesi alla Roma sarebbe un sogno” (VIDEO)

BETSSON SPORT – Francesco Totti ha rilasciato un’intervista alla piattaforma di cui è brand ambassador e tra i vari temi trattati ha ripercorso alcuni momenti della sua carriera. Ecco le sue dichiarazioni.

Cosa hai provato quando sei tornato a casa dopo la tua ultima partita con la Roma?
“Quella era una giornata particolare. Noi giocatori vorremo che non arrivasse mai. Purtroppo però c’è un inizio e una fine. L’ho vissuta tranquillamente ma allo stesso tempo ero molto emozionato e contento di vivere una giornata dedicata interamente a me.
Non è mai finita quella serata, è difficile da descrivere”.

Come è stato il prepartita della finale del Mondiale?
“È il sogno di tutti i ragazzi. Le possibilità sono pochissime e quando ci sei cerchi di entrare in quel contesto. L’abbiamo vissuta come tutte le altre serate, non pensando che fosse la finale del Mondiale. Nessun ha dormito la sera prima, io e Gattuso abbiamo giocato a carte fino alle 6 di mattina. L’adrenalina era tanta, era un contesto troppo grande però è indimenticabile”.

Cosa hai pensato durante il rigore contro l’Australia?
“Quando l’arbitro ha fischiato, c’è stato un momento in cui tutti i giocatori si sono allargati. In quel momento ho trovato una prateria e mentre camminavo fino al dischetto, pensavo di poter fare il cucchiaio ma ero titubante. Dopo il rigore sapevo che la partita sarebbe finita perciò era troppo complicato. Me la sentivo, ma non ero troppo convinto. Il portiere era enorme, come van der Sar. Alla fine ho calciato forte ed è andata bene”.

Hai detto no al Real Madrid: hai mai parlato con Florentino Perez?
“No, ne sono rimasto fuori. C’era la società che parlava con lui visto che era in ottimi rapporti con Sensi. Lui non voleva vendermi, avrebbe fatto qualsiasi cosa per tenermi. Nella sua gestione non avrebbe mai accettato una mia cessione. Mi reputava il suo figlio maschio”.

Milan e Inter hanno provato a prenderti?
“Milan e Inter spingevano più di tutte. Dopo la prima riunione con il presidente però gettavano la spugna”.

Chi è stato Vito Scala per te?
“Non esiste un aggettivo per descriverlo. Per me è stato un padre, un fratello, un amico, tutto. Mi ha gestito in campo e fuori, mi è stato sempre vicino nei momenti difficili. Sono poche le persone che ti vogliono bene e lui l’ha sempre dimostrato. Anche ora abbiamo un grandissimo rapporto, sono cose che ti porti fino alla fine. Siamo cresciuti insieme a San Giovanni, poi nel settore giovanile della Roma e infine in prima squadra. Dio ha voluto che facessimo tutto questo percorso insieme. Dentro la Roma Vito è una risorsa, una forza della natura”.

Che tipo di futuro vedi per De Rossi?
“Il rapporto che ho con lui extra campo è bellissimo. Gli auguro il meglio per la sua nuova avventura che sappiamo non essere semplice. Lo vedo voglioso e determinato. Ho visto che ha buoni margini di miglioramento. Parla bene l’inglese, è un comunicatore. Penso che possa avere un grande futuro da allenatore”.

C’è un allenatore che ti piacerebbe vedere nella Roma in futuro? Vi sentite?
“Spero che un giorno possa venire Ancelotti, che è sempre stato tifoso. Penso sia arrivato il momento giusto. Non ci sentiamo, ma l’ho visto tempo fa quando sono andato a trovare alcuni giocatori a Madrid. Un discorso è sentirlo al telefono, dal vivo invece riesci a dirti altre cose”.

Se fossi un presidente, prenderesti Mourinho?
“Sempre, per quello che è il mio pensiero. È un nome che sta in cima ai miei desideri. Per vincere servono grandi personaggi e lui ha fatto la storia del calcio. Mi piacerebbe molto lavorarci, è uno vero e che non ha peli sulla lingua. Mi faceva piacere giocarci contro, l’ho sempre rispettato come allenatore e uomo. Le persone che hanno avuto la fortuna di essere stati allenati da lui mi hanno confermato il mio pensiero. Ti fa stare bene e ti difende”.

Da tifoso, c’è un allenatore giovane che ti piacerebbe vedere a Roma?
“Se dovessi scegliere un allenatore giovane punterei su De Zerbi. Ha grandi doti e visioni di come impostare la squadra. Lui è un ragazzo eccezionale, ci mette l’anima. Se dovessero prendere un’altra strada mi piacerebbe lui”.

Cosa ha Ranieri di speciale?
“È speciale come persona. Entra in punta di piedi e va via da re. È il campo che decide e lo cercano sempre tante squadre. Aveva smesso, poi la Roma visti i problemi che stava avendo ha deciso di richiamare il personaggio più importante. Lui ha sempre detto sì alla Roma, non può dire ‘no’ a una città e una squadra che ha sempre amato. È una figura troppo vera, leale e importante sia per i tifosi sia per la società e soprattutto per la squadra, che è rinata”.

Leao?
“Potrebbe diventare un grande giocatore ma deve cambiare il modo di ragionare.
Non lo conosco personalmente ma da fuori, se fossi tifoso del Milan, non mi farebbe impazzire l’atteggiamento. In quella società devi fare uno scatto diverso. Per imporsi con la squadra, i tifosi, l’allenatore, l’atteggiamento deve essere diverso”.

Un giocatore che ti piacerebbe vedere a Roma?
“Non mi viene un nome specifico. Punterei su un giovane come Nico Paz. Mi piace, è estroso e cattivo allo stesso tempo. Il Real ha fatto la scelta migliore, ritornerà a Madrid e diventerà tra i migliori al mondo”.

Com’è stata la parentesi da procuratore?
“Tuttora ho l’agenzia ma non ho il tesserino da procuratore, lavoro con 3/4 persone. Cerco di trovare talenti, non mi piace andare in giro a prendere quelli che hanno già una storia. Cerco ragazzi giovani per farli crescere nel migliore dei modi spiegandogli veramente com’è il calcio. Il problema in questo momento non sono i ragazzi ma le famiglie. Anche per chi ha talento, il problema è interfacciarsi con i genitori. Tutti credono che il proprio figlio sia il migliore”.

Avevi preso Retegui: com’è stato?
“L’ho seguito veramente dall’inizio, è stato il primo giocatore che ho preso in procura. Nessuno tra presidenti e dirigenti mi ha creduto. Mi dicevano che non faceva gol, fortunatamente ci avevo visto lungo…”.

Cosa si prova nel vederlo capocannoniere oggi?
“Sono molto contento. È un ragazzo eccezionale, umile e con i piedi per terra. Ha una famiglia top, sono contento per lui perché se lo merita. È un lavoratore e pensa solamente al calcio. Ha ancora margini di miglioramento”.

Frattesi vale l’investimento che si pensava potesse fare su di lui la Roma?
“Stiamo parlando di uno dei giovani più forti in circolazione a centrocampo. Lui è tifoso della Roma, spero che su di lui possano fare un grande investimento in futuro. Riportarlo a casa sarebbe un sogno per lui e per i tifosi, è uno dei più forti. Ogni volta che entra fa il suo, con la voglia e la testa giusta. Si tratta di un professionista serio”.

Cosa pensi del mercato arabo?
“Si tratta di un altro calcio e un altro popolo. Hanno la fortuna di poter fare ciò che vogliono. Non esistono più bandiere, chi ha la possibilità di poter andare a guadagnare queste cifre assurde lo rispetto. Lì una squadra vale l’altra, quindi si va dopo ci sono più soldi. Penso che prima o poi finirà questa cosa, hanno risorse illimitate ma prima o poi metteranno un punto”.

La tua storia alla Roma è irripetibile?
“Credo sia quasi impossibile ripetere il mio percorso. Ho vestito un’unica maglia nonostante i tanti alti e bassi, non è semplice gestire tutto. Difficile trovare giocatori che vogliano restare in un club per così tanti anni”.

Con chi ti sarebbe piaciuto giocare?
“L’unico rimpianto è non aver giocato con Ronaldo ‘Il Fenomeno’. Per me era il più forte di tutto, più di Messi e Cristiano Ronaldo. Nel periodo tra Barcellona e Inter, levato Maradona che è il calcio, c’è R9”.

Il calciatore più sottovalutato con cui hai giocato?
“Pizarro aveva qualcosa in più rispetto a tanti altri. Lo reputavano un buon giocatore, ma chi sa di calcio vedeva quanto spostava”.

Un calciatore che in allenamento era un fenomeno e poi in partita non dimostrava il suo valore?
“Ce ne sono stati tanti a Roma. Dal lunedì al sabato erano fortissimi, poi quando sali le scalette dell’Olimpico… Non voglio fare nomi, in una recente intervista li ho fatti e ho scatenato il putiferio”.

C’è stata davvero la possibilità di tornare a giocare?
“Sì, c’è stata qualche chiamata da una squadra di Serie A e l’avevo presa in considerazione. Poi ci ho ragionato e da una parte mi avrebbe fatto piacere giocare a calcio, perché il mio sogno non l’ho interrotto io, ma dall’altra parte ho detto ‘Basta, diventi patetico. Hai 47/48 anni…’. Sono cresciuto con la Roma e morirò con la Roma”.

Come è stato per te?
“Scherzando ho incontrato delle persone che mi hanno detto ‘Dai, vieni a darci una mano’. E da lì è nato tutto, anche se poi non si è fatto niente”.

Modric? Cosa vi siete detti quando vi siete incontrati?
“Ci siamo fatti i complimenti a vicenda, per me è uno dei più forti al mondo. Ha un talento e una classe diversa, inoltre mentalmente è più pronto di tanti altri giocatori”.

Sarebbe ancora possibile dire di ‘no’ a questo Real Madrid?
“Io continuerei a dire di no, sono un pazzo con i sentimenti e nessuno me li toglierà. Ciò che provo per questa maglia e questi colori è diverso da tutto il resto, nessuno potrà mai sapere ciò che ho provato. Altri giocatori non ci penserebbero…”.

La Premier League vinta dal Leicester è la più grande impresa calcistica di sempre?
“Sì. Ranieri con il Leicester ha fatto delle cose impossibili, non era mai successo in Premier League. Ma quando venne a Roma stava riuscendo a fare quasi la stessa cosa nell’anno del triplete dell’Inter, aveva recuperato quasi 16 punti ai nerazzurri. Li avevamo sorpassati a 3 giornate dalla fine, poi abbiamo perso contro la Sampdoria… Sarebbe stata un’impresa ancora più grande di quella con il Leicester, recuperare 16 punti a quell’Inter non era facile ma ci siamo persi sul più bello”.

Chi voteresti per il Pallone d’Oro?
“Ancora non ho capito i criteri: lo vince il più forte di tutti o chi vince più trofei? Salah fa 50 gol all’anno, quando non vince la Champions vince la Premier”.

Il miglior giocatore italiano oggi?
“Facciamola come ultima che così ci penso un attimo (ride, ndr). Mi metti in difficoltà, non saprei. Diciamo Donnarumma, è quello che spicca un po’ di più. Ma non è una bella risposta…”.

L’allenatore migliore oggi?
“Guardiola, Ancelotti e Mourinho. Questi tre sono davanti a tutti”.

Il miglior allenatore italiano?
“Conte. Ti fa lavorare tantissimo, ma ti trasmette voglia e stimoli. Mi sarebbe piaciuto vederlo a Roma. Quando feci il dirigente lo contattammo e mancò veramente pochissimo per portarlo alla Roma…”.

Cosa è mancato?
“L’ultimo passaggio. Io e Fienga ci abbiamo provato personalmente”.

Tra i calciatori di oggi, chi pensi possa diventare un grande allenatore?
“Quando giocavamo noi nessuno diceva di voler diventare un allenatore, alla fine lo sono diventati tutti. Non so cosa ti scatta a fine carriera, anche se a me non è scattata. Non è facile essere da solo contro 30 giocatori. Io non riuscirei a gestirli, sono rosicone e permaloso. So cosa dicevano i giocatori che non giocavano all’allenatore”.

Chi è il favorito per il Mondiale del 2026? Come vedi l’Italia?
“Il Mondiale è sempre a parte. Spero che l’Italia possa arrivare tra le prime 4”.

La vedi in miglioramento?
“Sì. Spalletti ha cambiato alcune cose all’interno e credo che la squadra abbia recepito. Avere un grande allenatore e con nuovi stimoli può portare a un grande Mondiale”.

L’Inter può arrivare lontano?
“Sì. Ha un grande organico e l’allenatore sta facendo belle cose”.

Potrebbe andare in finale contro il Real Madrid…
“Spero. Rivedere un’italiana in finale è sempre gratificante”.

Cristiano Ronaldo o Messi: chi ti ha colpito di più?
“Entrambi. Sono totalmente diversi, me li prenderei entrambi. Io mi metterei dietro e loro due davanti. Sono di un’altra categoria, vincono le partite da soli. Facevano 70 gol a stagione”.

A quale ex compagno faresti tirare il rigore che ti salverebbe la vita?
“A De Rossi, lui è rigorista e ho piena fiducia in lui. Oppure Montella, anche se aveva l’ansia quando guardava il portiere”.

Scontri al derby: arriva il primo arresto in flagranza. Il conteggio dei feriti tra le forze dell’ordine arriva a 24

Se il derby di andata non aveva provocato troppi problemi, quello di ieri sera ha scatenato il putiferio. I tifosi della Lazio e quelli della Roma hanno alimentato una guerriglia che ha costretto le forze dell’ordine ad intervenire. Come riportato dall’agenzia di informazione, poco fa è stato effettuato il primo arresto in flagranza differita con l’accusa di resistenza e violenza aggravata a pubblico ufficiale. Ma, potrebbe non essere finita qui. Sono infatti in corso valutazioni per concorso in lesioni gravi a pubblico ufficiale e danneggiamenti ai beni dello Stato. Inoltre, si stanno visionando anche le telecamere per poter identificare altri soggetti che hanno preso parte ai disordini di ieri. Anche l’intervento delle forze dell’ordine non è stato indolore, poiché, il conteggio degli agenti feriti è ora salito a 24.

(ansa.it)

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Totti: “Una volta c’era più lealtà verso i club, ora c’è più business. È difficile trovare un nuovo Totti”

Francesco Totti si racconta e parla del suo rapporto con la Russia, tra le altre cose, soffermandosi anche sul rapporto con Miralem Pjanic, suo ex compagno in giallorosso, e di altri temi. Ecco le sue parole:

Può nominare un calciatore russo in cui vede delle somiglianze con lei?
Nel corso dei miei 25 anni di carriera, ho avuto l’opportunità di giocare con un ragazzo come Dmitry Alenichev. Come giocatore, in qualche modo mi assomiglia. È una persona eccezionale e in una certa misura mi rivedo in lui“.

In Russia, il portiere Igor Akinfeev ha trascorso tutta la sua carriera in un solo club. L’ha incrociato in campo quando ha giocato con la Roma contro il CSKA in Champions League. Come lo ricorda?
Non lo ricordo benissimo, ma ho alcuni ricordi di lui. È un portiere molto forte, ben preparato. Posso solo fargli i miei complimenti, perché rimanere in una squadra per così tanto tempo significa che il club è molto importante per lui“.

Ha menzionato Dmitry Alenichev. Mi viene subito in mente la foto di lei che lo porta in braccio. Si ricorda quel momento?
Mi ricordo quella foto. Era dopo un gol segnato. Lui ha tirato in porta, il portiere ha respinto la palla e io ho segnato sulla ribattuta. Abbiamo festeggiato il gol insieme. Alenichev non era pesante, quindi l’ho sollevato“.

Siete rimasti in contatto?
Non siamo in contatto, ma quando sono venuto in Russia ci siamo incontrati“.

Quando l’allenatore dello Spartak Dejan Stankovic ha saputo che lei sarebbe venuto in Russia, ha voluto incontrarla. Cosa vi unisce così tanto?
Ci unisce la passione per il calcio, quelle partite in cui ci siamo affrontati. E, naturalmente, una grande amicizia e rispetto reciproco. Se ci sarà l’opportunità di incontrarci, lo farò con piacere“.

Cosa gli chiederebbe?
Sicuramente gli chiederei cosa ha fatto negli ultimi anni. Non ci vediamo da molto tempo“.

Forse segue la sua carriera da allenatore, vede delle prospettive in lui?
No. Francamente, non l’ho seguita. Ma sapevo che allena in Russia. Quindi, se dovesse capitare, parleremo“.

Miralem Pjanic, che lei conosce bene, gioca nel CSKA. L’ha sorpresa che abbia deciso di trasferirsi in un club russo alla fine della sua carriera?
Ho un ottimo rapporto con Miralem sia dentro che fuori dal campo. Ci sentiamo spesso, so che vive qui a Mosca. Ha fatto questa scelta importante, credo, per concludere la sua carriera in questa città. È felice di quello che ha fatto e di quello che sta facendo“.

Il portiere dell’Italia Gianluigi Donnarumma e il portiere della Russia Matvey Safonov sono diventati campioni di Francia lo scorso fine settimana con il PSG. Cosa pensa della loro competizione per un posto da titolare nel club francese?
Per me, come italiano, è normale tifare per Donnarumma. Inoltre, lo conosco, l’ho incontrato spesso in campo, quindi so che gioca ad altissimo livello. La decisione su chi giocherà di più e chi di meno sarà presa da Luis Enrique“.

Abbiamo già parlato di calciatori russi. Si ricorda qualcun altro che ha incrociato? Ad esempio, Valeri Karpin e Alexander Mostovoy, che hanno giocato in Spagna. Li conosce, li ricorda come calciatori?
Mostovoy è un grande nome, conosciuto in tutto il mondo. Era un grande giocatore. Non so se farà l’allenatore, ma sono sicuro che sta facendo grandi cose“.

Lui vuole diventare allenatore.
Ho sempre detto che allenatore e giocatore sono due cose completamente diverse. Se ha questo desiderio, spero che prima o poi tutto si realizzi“.

Lei è stato corteggiato da grandi club. Forse alcune squadre russe la stavano osservando, ha avuto contatti?
Ci sono state diverse offerte da vari club in Europa. Per quanto ricordo, non ci sono stati contatti con club russi“.

Perché pensa che ci siano sempre meno calciatori pronti a giocare per un solo club per tutta la carriera?
Perché i tempi sono cambiati. Una volta c’era più lealtà verso i colori del club, c’erano più calciatori di questo tipo. Ora c’è più business, più opportunità di andare a giocare altrove e guadagnare soldi“.

Vede un “nuovo Totti” tra gli attuali giocatori italiani in Italia?
No… Perché non ce ne sono. È difficile trovarne“.

Chi sono i suoi principali favoriti in Champions League e nella lotta per il Pallone d’Oro oggi?
Spero di vedere la finale Inter-Real. Non so chi vincerà il Pallone d’Oro. Molto dipenderà da chi vincerà la Champions League“.

È giusto che Rodri abbia vinto il Pallone d’Oro invece di Vinicius?
Sono due giocatori completamente diversi. Due grandi campioni, dovresti chiedere a France Football perché hanno scelto Rodri“.

(bookmaker-ratings.ru)

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Lazio, Lotito: “Derby? Mai fatto pronostici. Ci deve essere umiltà e conoscenza per raggiungere l’obiettivo”

PODCAST “UN CAFFÈ DA VANNI” – Claudio Lotito, presidente della Lazio, è intervenuto come ospite nel podcast e ha trattato numerose tematiche legate al calcio tra cui il Derby della Capitale in programma questa sera. Ecco le sue parole: “Non facciamo pronostici. Mai fatti. Ritengo che siano fuori luogo, sono troppo i fattori imponderabili che determinano il risultato. Io penso che alla base di tutto ci debba essere l’umiltà, la conoscenza dei mezzi e delle cose permettono di arrivare all’obiettivo tramite l’umiltà”.

Lo Scudetto?
“Voi pensate che lo scudetto sia un fatto matematico, oggi si pensa che più spendi e più vinci ma è una fesseria. Basta prendere ad esempio i Cosmos che era una squadra piena di campioni ma non ha mai vinto nulla. Quindi il tema è investire in modo oculato e in modo scientifico per raggiungere degli obiettivi. Io nel calcio ho preso la Salernitana in eccellenza e l’ho portata in Serie A, l’unico caso nel calcio italiano. In eccellenza pagai un contributo per farla ripescare in Serie D e ho vinto il campionato, sono andato in C2 ho vinto il campionato, sono andato in C1 ho vinto la Coppa Italia e il campionato, sono andato in Serie B e poi sono andato in A. La Lazio l’ho risanata e oggi ha 300 milioni di euro di patrimonio immobiliare ed è la società più patrimonializzata che c’è sul mercato. Io sto lavorando affinché lo scudetto non diventi un fenomeno sporadico ma diventi un sistema all’interno della Lazio. Io ho proceduto nel risanamento, oggi sto nella fase della crescita, non a caso sto costruendo l’Academy”.

Il futuro della Serie A?
“Voglio svelarvi un aspetto. Berlusconi spiegò di essersi interessato alla Lazio per una questione di ordine pubblico. Ci furono una serie di situazioni molto delicate. Aveva di me una grande stima, ritenendomi in grado di risolvere i problemi. Il problema del futuro del calcio passa attraverso alcune regole che sono state disattese. Quando sono entrato in Lega calcio tutti parlavano di chi avrebbe fatto il presidente. All’epoca c’erano 42 presidente tra Serie A e B. In un quadro di questo genere ho visto che il problema non era chi fa il presidente, ma che producevamo 1 miliardo e 200 milioni di debiti. E come si risolvono? Salary cup, defiscalizzazione, incremento dei ricavi e gestione delle spese. Sulla base di questo sono riuscito a fare un risanamento. Nei primi tre anni pagavo due squadre: quella che giocava, che ho fatto io comprando nove giocatori in un giorno, e quella che avevo ritirato. In quel periodo andai anche in Champions e ottenni una Coppa Italia. Quando sono entrato in federazione insieme a Tavecchio, avevo la delega alle riforme e ne ho fatte alcune fondamentali. Tra queste la goal line technology perché sono un uomo pratico. Abbiamo anche proposto il Var e, grazie ai rapporti di Tavecchio con il presidente della Fifa, siamo stati i primi a sperimentarlo. Siamo passati da un’impresa romantica con il ‘padron coglion che metteva i soldon’ a un’impresa industriale dove devono quadrare i conti. Con la differenza che oggi parli di cifre importanti, oggi vincere la Champions vale 130/140 milioni. Per questo una svista costa tanto, la tecnologia è fondamentale”.

Candela: “Derby importantissimo per entrambe le squadre. Nuovo allenatore? Prenderei subito Conte…”

Vincent Candela, ex calciatore della Roma, ha rilasciato alcune dichiarazioni a margine del ‘derby di padel’ alla FIP Silver Mediolanum Padel Cup e tra i vari temi trattati ha parlato di Lazio-Roma e del nuovo allenatore dei giallorossi. Ecco il suo commento: “La Roma arriva da sette vittorie e dal pareggio con la Juventus, sta bene mentalmente anche se non c’è Dybala. La Lazio è due punti avanti, ha perso con il Bodo e ha speso energie preziose ma lo sappiamo, il derby è una partita a sé e la stanchezza non può condizionare. Questo è un match importantissimo per entrambe le squadre. Io di sicuro sarò allo stadio per tifare la mia Roma”.

Il tuo derby più bello da calciatore?
“Quello che mi sono goduto di più è stato il 5-1 del 2002, che era un Lazio-Roma. Dopo mezz’ora eravamo 4-0 per noi, quindi nel secondo tempo ho vissuto in pieno lo spettacolo. Non dico che sia stato il più facile, ma di certo non ci aspettavamo quel risultato”.

Il nuovo allenatore della Roma?
“Se fosse sul mercato prenderei subito Antonio Conte… Lui è un grande professionista, è vincente e fa crescere i giovani. Al momento è l’allenatore più forte in Italia. Si parla di Gasperini e Allegri che pure mi piacciono. Ranieri? Sta facendo molto bene, ha scelto di fermarsi anche se non si sa mai. Mi piacerebbe una sorpresa da parte sua, ma non credo succederà. L’importante è prendere subito il nuovo allenatore in modo da iniziare a costruire la squadra per la prossima stagione. Anche se questa non è finita ed è ancora aperta sia la qualificazione in Europa League che quella per la Champions, che sarebbe straordinaria”.

Scommesse illegali, l’AIA sospende l’ex arbitro Pietro Marinoni

L’Associazione Italiana Arbitri (AIA) ha ufficialmente disposto la sospensione cautelare del proprio associato Pietro Marinoni. La decisione arriva in seguito alle notizie emerse dall’inchiesta della Procura di Milano su un presunto giro di scommesse su piattaforme illegali, che vede indagato lo stesso Marinoni insieme ad altre quattro persone e coinvolge diversi calciatori di Serie A.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Marinoni, ex arbitro della sezione di Lodi e compaesano di Sandro Tonali, avrebbe avuto un ruolo chiave nell’organizzazione. Sfruttando le sue conoscenze nel mondo del calcio, è accusato di aver portato i clienti (i giocatori) sulle piattaforme illegali gestite dal gruppo, di aver aiutato i bookmaker e di essersi occupato del ritiro del denaro contante dai giocatori per saldare i debiti di gioco.
La sospensione da parte dell’AIA è una conseguenza diretta del coinvolgimento di Marinoni nell’indagine penale.

Ancelotti: “Sul futuro non devo rispondere io. Ho un altro anno”

Nella conferenza stampa alla vigilia della trasferta contro l’Alavés, l’allenatore del Real Madrid, Carlo Ancelotti, è tornato a parlare del suo futuro.
Interrogato nuovamente sulla sua permanenza sulla panchina dei Blancos al termine di questa stagione, Ancelotti ha dichiarato: “Il mio futuro è una domanda a cui non devo rispondere io. Il mio contratto è chiaro, ho ancora un anno e dopo la stagione parleremo. Il club mi aiuta sempre”.

Rino Gaetano, la sorella Anna: “Era romanista fracico, andava all’Olimpico con Renato Zero”

CORRIERE DELLA SERA – Un ricordo inedito che farà piacere ai tifosi giallorossi. In un’intervista rilasciata al quotidiano, Anna Gaetano, sorella del cantautore Rino, ha parlato della fede calcistica del fratello.

Anna Gaetano ha ricordato le amicizie di Rino, menzionando in particolare Renato Zero: Erano tanto amici, davvero. Andavano sempre insieme allo stadio Olimpico a vedere le partite della Roma, pure con Little Tony“. La sorella del cantautore ha voluto fugare ogni dubbio: Perché Rino era romanista fracico. Qualcuno dice che era laziale, però non è vero“. Una testimonianza diretta che conferma l’amore di Rino Gaetano per i colori giallorossi.

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FOTO – Dybala regala la maglia della Roma ad Alcaraz a Montecarlo

Sigillo giallorosso a un incontro speciale nel Principato di Monaco. Dopo le foto insieme, Paulo Dybala ha consegnato personalmente una maglia dell’AS Roma al campione di tennis Carlos Alcaraz.

L’incontro è avvenuto a Montecarlo, a margine del Masters 1000 di tennis. Alcaraz, come noto, è un grande tifoso della Roma e ha ricevuto con gioia il regalo da parte della “Joya” argentina.