Totti: “I Friedkin hanno già scelto il nuovo allenatore, per vincere serve un top. Allegri o Conte alla Roma? Per me hanno firmato con altri club…”

Nel corso di un evento di padel a Roma Francesco Totti è intervenuto ai microfoni dell’emittente televisiva. Le sue dichiarazioni:

Che finale di Champions ti aspetti tra Inter e Psg?
“Sicuramente una grande finale. Disputare una finale di Champions League è da brividi, paurosa e commovente. Si affrontano due grandi squadre. Siamo contenti ci sia una squadra italiana e, senza nulla da togliere a Luis Enrique, noi italiani tifiamo una squadra italiana, come è giusto e doveroso che sia”.

Ti aspettavi che Luis Enrique facesse questa carriera?
“Oltre ad essere una grande persona, è un grande allenatore. È normale che quando cambi città e cultura non è semplice a primo impatto. Ha avuto un po’ di problemi a Roma, poi ovunque è andato ha fatto abbastanza bene. A Parigi ha trovato la sua stabilità e la sua serenità e con la grande squadra a disposizione ha dimostrato di poter vincere la Champions”.

Ranieri? Lo hai chiamato già nel 2019 in panchina. 
“Bisogna solo ringraziarlo. È un grande tifoso della Roma, ha fatto un percorso straordinario e commovente, nessuno si sarebbe mai aspettato una Roma diversa da inizio stagione. È riuscito a rimetterla in corsa, arrivando fino all’ultima giornata e sperando nella Champions. Quando facevo il dirigente parlavano di 2-3 nomi e con Fienga abbiamo parlato e scelto Ranieri, era l’unico che poteva dire di sì. Lo abbiamo chiamato, prima del Porto c’erano problemi con Di Francesco e lo abbiamo chiamato dopo la partita, ha detto sì senza ma e senza se. Va solo ringraziato”.

Quanto ha inciso Conte nello scudetto?
“Stiamo parlando di uno dei più grandi allenatori italiani e mondiali in circolazione. Quando hai un personaggio di questa voglia, questo carisma e questa determinazione, hai molta più possibilità di vincere un campionato. Vincendo quest’anno penso che lo abbia meritato, domani ci sarà l’atto finale e sarà quello definitivo, come tutti sapevamo”.

Da dirigente avevi chiamato Ranieri, se fossi oggi dirigente della Roma chi chiameresti?
“Un nome importante per una piazza importante. Non sappiamo le dinamiche interne, loro sanno quale allenatore potranno chiamare se non lo hanno già fatto. Speriamo che sia un grande personaggio con carisma e con grande voglia di riportare la Roma il più alto possibile. Quella è la speranza di noi romanisti. Da dirigente non posso parlare perché non lo sono. Sicuramente non è un nome normale”.

Alla Roma potrebbero prenderti in considerazione come dirigente…
“Nel calcio serve anche fortuna, no? Sicuramente ci sarà gente più competente di me giustamente”.

Ma se fossi dirigente prenderesti Conte o Allegri?
“Per me sono due allenatori che hanno firmato per altre squadre, quindi nessuno dei due. È un mio pensiero. Non so se sarà straniero o italiano, anche perché sono finiti gli allenatori… Dipende dall’organizzazione, dove vogliono arrivare e cosa vogliono fare il prossimo anno. Ho sempre detto quando facevo il dirigente: non bisogna prendere in giro i tifosi, bisogna essere realisti e dire la verità. La gente vuole questo, se la gente sa la verità è tutto più semplice”. 

(Sky Sport)


Successivamente Francesco Totti ha rilasciato ulteriori dichiarazioni.

Che idea ti sei fatto sul nuovo allenatore?
“Saranno più di 3 mesi che sento gli stessi nomi. Non lo so, aspettiamo la società e valuteremo se ne sarà valsa la pena o meno”.

Riprenderesti Mourinho? L’allenatore è stato avvistato a Roma…
“Non dipende da me, sempre detto che è un grande allenatore e che ha vinto tutto. José è uno dei migliori al mondo. Stare a Roma però non significa per forza andare a Trigoria”.

Qualcuno non sarebbe felice dell’eventuale arrivo di Gasperini alla Roma…
“Non posso giudicare, non so quali siano le prospettive della Società. Sono però sicuro che abbiano già fatto il nuovo allenatore, non ho dubbi”.

La corsa Champions?
“La possibilità c’è ma dipende purtroppo dalla Juventus. Sarà molto difficile conquistare un posto in Champions League”.

Cosa ha fatto Ranieri quest’anno?
“Ha fatto grande la Roma, con una rincorsa stratosferica e un cammino da scudetto. Gli va detto grazie per sempre perché ha messo la faccia davanti a tutto e tutti”.

Hai mai sperato in un tuo ritorno alla Roma con lui?
“No. Ranieri ha il suo lavoro e io il mio. Sono due strade diverse, se un giorno dovesse capitare qualcosa ne parleremo insieme”.

Come sarebbe finita questa annata senza Ranieri?
“Difficile dirlo. Ranieri ha fatto un grande percorso e ora c’è l’ultima possibilità per tornare in Champions. Speriamo”.

Che tipo di allenatore serve alla Roma? Modello Ranieri o un allenatore giovane rischierebbe di essere massacrato dalla piazza?
“Dipende dalle prospettive che ha la società. Se vuoi vincere devi pensare a un grande allenatore, se vuoi semplicemente tornare in Champions si può prendere un buon tecnico…”.

Quale sarebbe per te il buon allenatore?
“Io ho le mie idee però non le dico”.

Perché?
“Perché non faccio parte della Roma”.

Diccene uno…
“Può darsi che a me piaccia e a te no…”.

Allegri piace a tutti…
“Allegri è un top, stiamo parlando di un’altra categoria. Per vincere serve sempre il top sia in campo sia in panchina”.

Che segnale è il fatto che la società non lo stia indicando?
“Penso che loro abbiano già deciso e fatto tutto. Il campionato è finito, motivo per cui entro una settimana diranno il verdetto”.

HUMMELS: “Se Juric non fosse stato esonerato, sarei andato via la settimana successiva. Voglio chiudere con la Roma in Champions”

Nel corso del documentario “Hummels – La Finale” in cui Mats Hummels ripercorre la sua carriera e il suo ultimo anno da giocatore professionista alla Roma, il difensore ha raccontato anche dei retroscena. Ecco le sue dichiarazioni.

La città è stata uno dei motivi per cui hai scelto di venire alla Roma?
«Sì, anche. Volevo vivere in una città dove si stesse bene. E inoltre volevo conoscere un’altra cultura, dato che non avevo mai vissuto fuori dalla Germania. Volevo provare qualcosa di diverso». […]

Davvero avevi pensato di lasciare la Roma?
«Se Juric non fosse stato esonerato, probabilmente sarei andato via la settimana successiva. Preferisco giocare male che non giocare affatto. Essere ridotto all’insignificanza è stato davvero brutto, questo mi ha buttato giù. Me ne sarei dovuto andare, altrimenti a un certo punto sarei esploso».

Hai avuto paura che la tua carriera stesse andando in un’altra direzione?
«Sì. Se non fosse arrivato un altro allenatore sarei dovuto andare via, altrimenti sarei esploso. Ho cercato di gestire quella situazione in modo professionale, non dicendo nulla pubblicamente. Ma dentro di me stavo scoppiando, tanto che feci brutte partite anche quando giocai qualche minuto. Dovevo accettarlo, ma allo stesso tempo pensavo: ‘Non me lo meritavo’. Mi ha infastidito quando in conferenza stampa disse: ‘Non guardo il curriculum o ciò che un calciatore ha vinto’. Io pensavo: ‘Non stiamo ottenendo risultati, come ti viene in mente di non provare almeno a farmi giocare?’. Avrei capito la sua decisione in caso di risultati positivi, ma non era così. Io continuavo a pensare dentro me stesso: ‘Sai che so difendere e so come funziona il calcio. Dammi almeno una possibilità…’. Alla fine me l’ha data, una volta sola».

E contro la Fiorentina sei stato protagonista di un autogol…
«Dal punto di vista mentale non ero pronto per giocare. Quando sono entrato in campo ho avuto una sensazione davvero strana. Al secondo colpo di testa mi feci autogol e lì mi sono detto: ‘Forse non è destino’».

E il giorno dopo sei volato a Parigi per la cerimonia del Pallone d’Oro…
«È stato davvero strano. Mi sentivo un po’ fuori luogo, era surreale considerando la situazione che stavo vivendo alla Roma».

L’arrivo di Ranieri?
«C’era tanta pressione e mi dicevo: ‘Se non rendo nemmeno con il terzo tecnico allora ho fallito’. La gente avrebbe potuto pensare che fossi io il problema». […]

Quanto sono importanti gli allenatori? 
«Sono la cosa più importante in assoluto nel calcio. Non conta quanto sia forte una squadra, dato che se l’allenatore non è quello giusto i calciatori renderanno al di sotto del loro potenziale. […] Immagina se avessi avuto uno come Juric a vent’anni, ovvero un allenatore che non si adatta affatto al mio stile di gioco e che non punta su di me. La mia carriera avrebbe potuto prendere una piega completamente diversa». […]

L’errore contro l’Athletic Club?
«Mi ha fatto davvero male. Il fatto di aver tolto a me, alla squadra e ai tifosi la possibilità di vincere un altro titolo internazionale mi ha ferito particolarmente. Il pensiero che potesse essere l’ultima partita della mia carriera in una competizione europea mi ha accompagnato per tutto il giorno prima della gara e già prima dell’inizio della sfida mi sentivo bloccato. Credo di non essermi mai sentito così male in campo in tutta la mia vita, sentivo le gambe pesantissime e non avevo lucidità. E proprio da lì è nato l’errore. Inizialmente volevo fare un lancio lungo, ma poi ho pensato: ‘In questo momento non ho assolutamente la lucidità per farlo. Meglio mantenere il possesso’. Volevo passarla a Mancini, ma poi ho pensato che fosse troppo rischioso perché c’era l’attaccante avversario. E all’improvviso il pallone è andato via, non me ne sono nemmeno accorto. Mi ha dato fastidio il fatto di non essere riuscito a concentrarmi mentalmente, tutta la mia giornata era stata condizionata da quel pensiero: ‘Forse oggi è l’ultima partita internazionale della mia carriera’».

La tua carriera sta giungendo al termine…
«Sì, questa è la mia ultima stagione. Potremmo ancora puntare alla qualificazione in Champions League ed è proprio quello che voglio. Voglio che la squadra ci arrivi e non importa se io sarò in campo oppure no. È semplicemente il mio desiderio: voglio che i ragazzi con cui ho vissuto quest’anno giochino in Champions l’anno prossimo. So di aver dato anch’io il mio contributo. Sarebbe bello avere la sensazione che il tempo passato insieme sia servito a qualcosa di importante».

Hai già deciso che lascerai il calcio?
«Al 100% non si può mai escludere nulla, ma è estremamente improbabile. Se volessi continuare a giocare dovrei ricominciare a farlo a luglio e non ho assolutamente voglia. In più dovrei sacrificare nuovamente la vita privata e soprattutto vedere poco mio figlio. Lui mi aveva detto di giocare per un altro anno e se mi avesse detto di smettere, l’avrei fatto. Avrei bisogno di qualcosa che mi appassioni così tanto da essere disposto a fare di nuovo questi sacrifici. L’unico club per cui lo farei, nella mia sfera emotiva, è il Borussia Dortmund. Non credo che succederà, ma se il Borussia dovesse chiamarmi inizierei a pensarci. Concludere la mia carriera da giocatore del BVB sarebbe un altro pensiero che mi frulla per la testa».

Contro il Milan è stata l’ultima partita in casa della tua carriera.
«Sì».

Che sensazione ti ha dato?
«Alla fine è stato strano, soprattutto perché non ho giocato neanche un minuto. Era una partita in cui un’occasione ci sarebbe anche potuta essere. Devo ammetterlo, fosse successo in una delle altre cinque gare precedenti non avrei detto nulla. Ma non aver giocato contro il Milan fa male considerando ciò che poteva significare per me questo momento. C’è stato un mix di emozioni tra il saluto con la famiglia e il fatto che abbiamo l’opportunità concreta di qualificarci alla prossima Champions League. Sto provando belle emozioni, ma anche un po’ di tristezza perché è finita. Sono deluso di non aver giocato nemmeno un minuto».

Qual è la tua sensazione riguardo all’esperienza a Roma?
«L’esperienza è stata molto interessante dal punto di vista personale. In campo avrei voluto fare il meglio possibile e vincere qualcosa. All’inizio è stata complicata, ma sono molto soddisfatto delle partite giocate in Serie A e in Europa League prima di Bilbao. La gara contro l’Athletic rovina un po’ la valutazione generale, non è stato un finale da sogno».

Mattia Furlani: “Ranieri ha dimostrato quanto vale con i fatti e con l’amore che ha dato e ricevuto”

“Ranieri ha dimostrato quanto vale con i fatti e con l’amore che ha dato e ricevuto”. Così il campione del mondo indoor e bronzo olimpico del salto in lungo, Mattia Furlani, a margine della presentazione della 45esima edizione del Golden Gala Pietro Mennea, tappa italiana della Wanda Diamond League, in programma venerdì 6 giugno allo Stadio Olimpico. ”Il prossimo allenatore della Roma? Mi auguro che sia un nome importante e che aiuti la squadra a raggiungere grandi traguardi”, ha concluso Furlani.

Stadio Roma: dal Comune intimata all’autodemolitore la restituzione dell’area entro fine maggio

Nuovo capitolo della vicenda Pietralata, area dove dovrebbe sorgere il nuovo Stadio della Roma. Secondo quanto riportato dal giornalista Alessio Di Francesco, dopo la sconfitta al TAR sulla revoca delle autorizzazioni il Comune ci riprova e intima all’autodemolitore presente la restituzione dell’area entro la fine di maggio. Nel caso in cui ci fosse mancato adempimento, ci sarebbero sgombero e risarcimento dei danni anche per i ritardi nella realizzazione dell’opera.

(Radio Roma Sound)

Marino: “So che Allegri è stato interpellato dalla Roma più di un mese fa: io lo prenderei”

TELE RADIO STEREO – Ai microfoni dell’emittente radiofonica è intervenuto Pierpaolo Marino, ex ds tra le altre di Atalanta, Napoli e Udinese, oltre a un passato nella Roma ai tempi di Dino Viola. Queste le sue parole:

L’allenatore della Roma è stato già preso?
“Secondo me no. Non ho informazioni dirette, ma se le avessi non le direi. La sensazione che ho, comunque, è che non ci sia ancora il nome. In questi casi si portano avanti dei casting e, quando i campionati sono in corso, magari si attende la chiusura della stagione anche per rispetto dei giocatori e del grande Ranieri che sta concludendo il suo lavoro”

Che cosa è cambiato nel modus operandi dei Friedkin, che avevano annunciato Mourinho a stagione ancora in corso?
“Credo che ora sia coinvolto anche Ranieri nella scelta, probabilmente lui stesso può aver chiesto di rinviare tutto a fine campionato. Anche perché la Roma si sta giocando ancora qualcosa d’importante e dare una notizia di questo rilievo a uno spogliatoio, che poi magari comincia a fare calcoli… Far arrivare un Klopp mentre la Roma si gioca questo risultato magari può far piacere a qualche giocatore, ma ad altri no. Se fossi il direttore della Roma non farei diffondere una notizia del genere a pochi giorni dalla fine del campionato”

Ci ha creduto alla notizia di Klopp?
“Nel calcio attuale, con le proprietà straniere che sono arrivate in Italia, si può credere a tutto. Sono proprietà con mezzi illimitati e con una certa propensione a voler introdurre altre filosofie estere nel campionato italiano”

Come funzionano i casting nel calcio?
“Il problema è che voi immaginate un casting con un allenatore o un direttore sportivo che si incontrano e parlano, fanno un colloquio come quelli di lavoro in un’azienda tipica o da impiegato. Non è così, oggi gli allenatori hanno degli agenti quindi i casting si fanno per interposta persona. I dirigenti parlano con i rappresentanti degli allenatori, poi si fa una scrematura e con i 2-3 nominativi in dirittura d’arrivo avviene l’incontro, anche con la proprietà. Nessuno resta in attesa e nessuno si sente impegnato, né da una parte né dall’altra. So che Allegri è stato interpellato per la Roma, anche tempo fa. Secondo me è stato più di un mese fa. Anche a me piacerebbe il nome di Allegri per la mia ex squadra, come è la Roma. Come giocatore l’ho scoperto io, l’ho portato io in Serie A e siamo rimasti in grandi rapporti di stima e amicizia. Ma non è che se Allegri nel frattempo dovesse ricevere proposte, per dire, di Napoli o Milan si sente impegnato per il fatto di essere stato chiamato per un incontro. Penso che ognuno sia libero, nella realtà dei fatti”

Che legame ha con Roma?
“Dovetti andar via per vicissitudini politiche, è uno dei posti in cui sono rimasto meno in carriera ma mi dispiace. Con Viola sono stato benissimo, è stata una parentesi di un anno e mezzo che si è interrotta perché intervenne la politica. Volevano che andassi ad Avellino, promisero lo stadio a Viola ma poi non glielo hanno fatto fare ugualmente. La Roma aveva perso 3-1 in casa contro il Pescara, la sera mi telefonò Dino Viola: siccome era caduto il governo di De Mita, mi disse ‘Marino, ora ho perso lei e lo stadio’. Se non ci fosse stato l’intervento del capo del governo, che convinse Viola a rompere il mio contratto che era ancora di quattro anni, sarei rimasto e magari avremmo scritto altro. Se sono in pensione? No, mi farebbe piacere tornare ovviamente però… Avevo instaurato un buonissimo rapporto col pubblico, mi cantavano anche una canzone. Portai Bianchi come allenatore, lo avevo avuto al Napoli. L’ultimo mio acquisto fu Rizzitelli, arrivammo terzi alle spalle dell’allora irraggiungibile Napoli di Maradona. Il campionato lo vinse il Milan di Gullit e Van Basten. Perderemmo ogni speranza, quell’anno, con la sconfitta contro l’Inter”

Sulla panchina giallorossa hanno vinto allenatori poco simpatici: serve questo profilo alla Roma?
“Bianchi non era simpatico, ma era efficace. Ho avuto anche Spalletti quattro anni, se non fosse stato per le incomprensioni con Totti lui non sarebbe una persona antipatica. L’unica macchia è stato mettersi in quella posizione di contrasto con Totti, e questo a Roma non è sopportabile. Io sceglierei Allegri per la panchina, sa coniugare il calcio moderno con gli ingredienti per vincere il campionato italiano: vince più spesso la miglior difesa che il miglior attacco. Come il Napoli quest’anno. Fabregas mi convince come persona, ma non sono un amante delle sue modalità di gioco. Sono per la praticità di Allegri, di Spalletti. A Napoli quest’ultimo è riuscito a coniugare per la prima volta in carriera Scudetto e bel gioco, a Udine lo ho avuto quattro anni quindi lo conosco”

A che cosa serve l’algoritmo?
“Sono partito nel ’77 con l’Avellino, ero il più giovane dirigente di Serie A. Ho avuto la fortuna di vivere tutte le trasformazioni del calcio e del mio mestiere, non mi sento legato a un’immagine del passato. Ma penso di avere quel bagaglio di esperienza che mi fa fare un surrogato di quella che è stata la figura del direttore sportivo negli anni. A Udine ho contribuito a un cambiamento che è stato quello di cominciare a fare un mercato globalizzato, con i parametri a zero esteri e con lo scouting dopo la legge Bosman. Da lì è partito il fenomeno Udinese, alla fine degli anni ’90. Quando ero all’Atalanta, dove sono rimasto fino al 2015, avevo già parlato al mio scouting degli algoritmi. Non sono un metodo di scelta dei calciatori, assolutamente, ma sono un ottimo supporto per definire la scrematura finale dei giocatori da prendere. E’ un parametro che posso aggiungere alla fine, un supporto, in base al tipo di calcio che vado a cercare”

La Roma va in Champions League?
“Faccio un tifo sfegatato, il mio non è un pronostico ma un augurio”

Attacco rimandato

IL TEMPO (L. PES) – Il peso del gol, l’importanza delle giocate e la fantasia che può accendere un intero reparto. L’attacco della Roma viaggia a corrente alternate tra reti decisive e lunghi periodi di magra, tra classe e genio e inconsistenza offensiva. Da Dovbyk a Dybala passando per Shomurodov, Soulé ed El Shaarawy. Ranieri ha fatto un lavoro importante su tutti i suoi calciatori, valorizzando al meglio tutti. […] Gli investimenti importanti sono arrivati proprio per gli attaccanti, ma, mentre Soulé è esploso, l’ucraino ancora non convince a pieno. Pochi gol nei match importanti e una partecipazione offensiva non sempre incisiva. Difficile, però, trovare attaccanti che al primo anno in Italia sfiorano quota 20 gol stagionali e spesso da tre punti. […] Discorso diverso per Dybala. L’argentino negli ultimi mesi è di fatto un uomo in più nello staff di Ranieri dopo il brutto infortunio rimediato contro il Cagliari. Appuntamento in ritiro con le incognite di una pausa che dovrà portare la Joya ad un lungo ed importante processo di riatletizzazione. Nessun contatto, però, tra club e calciatore per provare a prolungare il contratto, altro tema da valutare in estate. Poi ci sono Shomurodov, El Shaarawy, riserve dal destino diverso. L’uzbeko sembrava ad un passo dall’addio ma poi Ranieri lo ha alternato a Dovbyk cogliendo discreti risultati. Il Faraone, invece, ha giocato meno ma anche per lui la clausola di rinnovo dovrebbe portarlo a giocare un altro anno in giallorosso. Nel frattempo prosegue anche la pianificazione a Trigoria con riunioni della dirigenza (martedì summit tra Ryan Friedkin, Eric Williamson e Florent Ghisolfi). Tra i giovani che lasceranno la Primavera, invece, Levak è nel mirino dell’Inter che si sta avvicinando al centrocampista.

Ligue 1: Matic convocato dalla Commissione disciplinare per aver coperto il logo anti-omofobia

Nemanja Matic, ex centrocampista della Roma attualmente in forza al Lione, è stato convocato dalla Commissione disciplinare della Lega Calcio Professionistica francese (LFP) per il prossimo 4 giugno. La convocazione fa seguito al gesto del giocatore serbo, che durante l’ultima giornata di Ligue 1 contro l’Angers ha coperto con del nastro adesivo bianco il logo della campagna contro l’omofobia presente sulla manica della sua maglia.

Insieme a Matic, sono stati convocati anche Ahmed Hassan del Le Havre, autore di un gesto analogo, e Jonathan Gradit del Lens, quest’ultimo per aver proferito un insulto a carattere omofobo rientrando negli spogliatoi. La giornata di campionato dedicata alla lotta contro l’omofobia aveva già visto il giocatore del Nantes, Mostafa Mohamed, rifiutarsi di scendere in campo per il terzo anno consecutivo, una decisione per la quale è stato sanzionato dal suo club.

Secondo quanto riportato, in questi casi l’organo disciplinare della LFP tende a privilegiare una funzione educativa, richiedendo ai giocatori di partecipare ad azioni di sensibilizzazione. In caso di rifiuto, scattano le squalifiche. Un precedente significativo è quello di Mohamed Camara, ex Monaco (trasferitosi poi in Qatar): la scorsa stagione, dopo essersi rifiutato di partecipare ad attività di sensibilizzazione per un gesto simile a quello di Matic, fu sospeso per quattro giornate, nonostante rischiasse fino a dieci turni di stop. Ora si attende di capire quale sarà la linea difensiva di Nemanja Matic e le conseguenti decisioni della commissione disciplinare francese.

(lequipe.fr)

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Comitato Pro Stadio della Roma, la nota: “Affrontiamo i dubbi con i fatti”

Si muove il comitato “Pro Stadio della Roma“. Sulla propria pagina Facebook, il comitato ha pubblicato una serie di punti che confutano tutte le teorie che vedrebbero il nuovo impianto giallorosso a Pietralata come un problema e non come una risorsa. Ecco il comunicato:

Stadio della Roma a Pietralata: affrontiamo i dubbi con i fatti davvero 1,5 ettari di bosco possono fermare Roma? Secondo i comitati del NO il progetto dovrebbe essere fermato perché coinvolge un’area boscata di meno di 1,5 ettari. Ma è importante chiarire bene di cosa si parla:

• Si tratta di un’area chiusa, degradata e inaccessibile, utilizzata da anni per attività di demolizione auto da pochi abitanti 

• Gli alberi presenti sono di scarso valore naturalistico – lo dice anche l’agronomo incaricato dagli stessi comitati contrari al progetto

• lo stesso agronomo del comune afferma (come anche documentato sulla regione Lazio) che si può procedere alla trasformazione del bosco e alla compensazione

E allora cosa prevede davvero il progetto della AS Roma?

– Un parco pubblico aperto e fruibile da tutti, grande oltre 10 volte l’area esistente
– La piantumazione di oltre 6.000 nuovi alberi
– Una riqualificazione urbana attesa da anni per tutto il quadrante

Quindi, come possiamo ben vedere, nessuna area verde verrebbe “tolta al pubblico”, quanto invece verrebbe restituito un parco agli abitanti di Pietralata, che per molti anni sono stati letteralmente tenuti all’oscuro di questo paradiso terrestre. Paradiso terrestre che solo ora, con l’avvento dello stadio, sta venendo pubblicizzato da chi lo abitava da decenni come “spazio verde per tutti”, ma che prima di questa faccenda era stato tenuto nascosto e per nulla promosso all’interno del quartiere.

Tutelare il verde è fondamentale, ma lo è anche trasformare spazi abbandonati in luoghi accessibili, curati e vivi. Guardiamo al futuro con responsabilità e visione“.

FOTO – Ranieri ha ricevuto a Trigoria il premio “Carlo Mazzone”

Altro bel riconoscimento per mister Ranieri dopo il tributo post-partita di domenica sera. Il tecnico giallorosso ha ricevuto il premio “Carlo Mazzone” a Trigoria. Ecco la nota del club:

Nella giornata di mercoledì 21 maggio, al “Fulvio Bernardini” di Trigoria, Claudio Ranieri ha ricevuto il premio “Carlo Mazzone”. La famiglia del compianto allenatore è stata ospite presso il centro sportivo nella mattinata, consegnando direttamente all’attuale tecnico giallorosso il riconoscimento per la carriera. Mazzone ha rappresentato un pezzo di storia di questo Club, allenando la sua Roma tra il 1993 e il 1996, totalizzando 121 panchine. Fu anche calciatore romanista nella stagione 1958-59, collezionando due presenze“.

(asroma.com)

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