VIDEO – Totti ripercorre tutte le maglie indossate in carriera: “Quella dello Scudetto la più importante. Onorato di aver indossato una sola maglia”

Francesco Totti è stato nuovamente ospite di un video di ebay live in cui ha ripercorso la sua gloriosa carriera attraverso tutte le maglie indossate nel corso degli anni. Si parte dalla tenera età, ai tempi della Lodigiani: “Questa è la prima maglia che ho indossato quando ero piccolo con la Lodigiani, avevo 9 anni. In realtà la prima maglia è stata con la Fortitudo, questa è stata la prima con un club importante”.

Poi, l’esordio tra i grandi con la Roma: “Una è la maglia del settore giovanile della Roma e l’altra quella dell’esordio a Brescia nel 1993 con cui ho realizzato il mio sogno. Sono due maglie che ho sempre sognato”. Si prosegue con una maglia che per Totti ha avuto un grandissimo significato per la sua carriera: “Questa è una maglia fondamentale per me, quella del torneo Città di Roma. Da lì è partito tutto, una settimana prima mi ero messo d’accordo con la Sampdoria. Se non ci fosse stato quel torneo sicuramente sarebbe andata in modo diverso”. E poi, la maglia più importante, quella dello Scudetto: “Questa è sicuramente la maglia più significativa, più bella. È quella che viene dopo lo scudetto della Lazio, e scucire lo scudetto ai cugini è stata una massima soddisfazione, come se avessimo vinto tre campionati consecutivi”. Il video prosegue con un altro cimelio storico, la maglia della Nazionale del Mondiale 2006: “Questa è la maglia che tutti i bambini vorrebbero indossare. Ho avuto la fortuna di indossarla per tanti anni, ma soprattutto di vincere un Mondiale. È emozionante vederla perché è piena di ricordi”. E infine, la maglia dell’addio al calcio: “Racchiude un po’ tutto. La mia fortuna, la mia passione, la mia vittoria, i 25 anni di carriera, di amore e di capitano. Sono onorato e gratificato di aver indossato un’unica maglia, quella che ho sempre tifato e che tiferò sempre”.

LIVE – Nuovo ds, ufficiale la separazione tra D’Amico e l’Atalanta: accordo raggiunto con la Roma (COMUNICATO)

La Roma si appresta a definire il proprio organigramma societario con la nomina del nuovo direttore sportivo in vista della prossima stagione. Il profilo individuato dalla proprietà è quello di Tony D’Amico. Di seguito, tutti gli aggiornamenti sulla vicenda.

LIVE

16:14 – A confermare la chiusura dell’operazione è anche Filippo Biafora de Il Tempo. Con la pubblicazione della nota ufficiale da parte dell’AtalantaD’Amico è ora pronto a iniziare la sua avventura alla Roma, che lo ha scelto ufficialmente come nuovo direttore sportivo. Gli accordi tra il dirigente e la società giallorossa sono già stati trovati sulla base di un progetto a lungo termine.


16: 08 – La separazione è stata formalizzata poco fa con la pubblicazione del comunicato ufficiale da parte della società bergamasca, che sancisce lo svincolo definitivo del direttore sportivo. Questo il testo integrale della nota:

“GRAZIE TONY D’AMICO!
CLUB E DIRETTORE SI SALUTANO CON RECIPROCA GRATITUDINE
Dopo quattro intense stagioni vissute insieme, le strade di Atalanta Bergamasca Calcio e del Direttore Sportivo Tony D’Amico si dividono, professionalmente.
La famiglia Percassi e quella Pagliuca, ma anche tutta Atalanta BC, ringraziano sentitamente il Direttore Tony D’Amico e gli augurano il meglio per il futuro”.

(atalanta.it)

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14:43 – Nuovi dettagli sull’operazione giungono da Filippo Biafora, intervenuto a Radio Manà Manà Sport, il quale ha confermato che D’Amico è la figura individuata dalla proprietà dei Friedkin per la direzione sportiva. L’accordo tra le parti dovrebbe basarsi su un contratto triennale o quadriennale, con un ingaggio stimato attorno al milione e mezzo di euro a stagione. Il dirigente è in procinto di sbrigare le ultime formalità per congedarsi dall’Atalanta, con Gasperini che si è detto molto soddisfatto della scelta compiuta dalla società.


13:53 – Come aggiunto dalla giornalista Eleonora Trotta con un post su X, D’Amico si sta muovendo in prima persona per accelerare il suo passaggio alla Roma e potrebbe rinunciare a una parte del suo stipendio da 1,1 milione di euro a stagione.


12:58 – Arrivano delle conferme sull’ormai imminente arrivo di Tony D’Amico alla Roma. L’Atalanta ha scelto di avviare il suo nuovo progetto con Giuntoli come direttore sportivo e D’Amico è pronto a definire l’accordo con la Roma.

(leggo.it)

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11:33 – Tony D’Amico si appresta a diventare il nuovo direttore sportivo della Roma. Il dirigente, quindi, è pronto a ritrovare Gian Piero Gasperini e a sostituire Frederic Massara.

Come riportato dalla testata, dopo giorni di confronto il club bergamasco guidato dalla famiglia Percassi ha dato il via libera per lasciare andare via il dirigente. I nerazzurri ripartiranno da Cristiano Giuntoli.

La Roma, quindi, ora è pronta a formalizzare l’accordo con D’Amico e rendere ufficiale il suo arrivo nella Capitale in modo tale da lavorare fin da subito insieme a Gian Piero Gasperini per la prossima stagione.

(ilromanista.eu)

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Genoa, Diego Lopez: “Su Baldanzi abbiamo le idee chiare. Con la sua qualità cambia la squadra”

Tommaso Baldanzi, trasferitosi in prestito al Genoa nell’ultima sessione invernale di calciomercato, con molta probabilità continuerà la sua esperienza in Liguria. Il classe 2003 ha lasciato la Capitale con la formula del prestito con diritto di riscatto fissato a 10 milioni. L’allenatore del Grifone, Daniele De Rossi, ha voluto fortemente il suo acquisto dopo averlo avuto anche nella sua esperienza alla Roma. Baldanzi in questi mesi è stato fermato da qualche problema fisico, ma quando è sceso in campo ha certamente convinto il club. In un’intervista rilasciata al quotidiano, lo chief of football del club, Diego Lopez, ha parlato anche della situazione legata al trequartista.

[…] Baldanzi sarà riscattato? «Abbiamo le idee molto chiare su Baldanzi, è uno che cambia la squadra con la sua qualità, la sua visione. E in più ha dimostrato dna da Genoa, dote imprescindibile per i giocatori che vogliamo: lotta sulle seconde palle, pressa, ha tecnica, è già entrato nel cuore dei tifosi allo stadio e nel nostro». […]

(Il Secolo XIX)

Tommasi: “Gasperini ha avuto coraggio. Dybala? Con la Champions serve una rosa lunga e di qualità”

Domenica è stata una giornata speciale per Damiano Tommasi, che ha visto confrontarsi il Verona, squadra della città di cui è sindaco, e la Roma, club con cui ha vissuto le migliori stagioni della carriera da calciatore. In un’intervista al quotidiano, Tommasi ha parlato della stagione giallorossa facendo un bilancio anche sul primo anno di Gasperini. Ecco alcune sue dichiarazioni.

La Roma, invece, torna in Champions dopo 7 anni «Troppi, anche perché negli ultimi anni ha lavorato bene, costruendo un progetto sportivo. È stato il risultato di un tecnico come Gasp che per ahsre efficacia ha bisogno di entrare nella testa dei giocatori, di avere empatia con la piazza. L’obiettivo poi si può centrare o mancare per un punto, ma il fatto di essere in corsa fino alla fine è sintomo della bontà di quanto fatto». […]

A inizio stagione pensava che Gasp potesse far così bene? «Ero convinto che potesse far bene, ma il fatto era un altro: capire se il suo modo di lavorare avrebbe fatto breccia nella piazza. Se l’operazione non fosse riuscita si poteva fallire. È stato bravo».

Qual è stato il suo valore aggiunto in questa cavalcata?
«È riuscito a motivare i senatori o gente in scadenza come Pellegrini e Dybala. E poi ha avuto coraggio a non snaturare la sua idea di gioco, tenendo la barra dritta anche quando i risultati non erano buoni. Tante volte quest’anno si è detto: “Questa è la Roma di Gasp” o “È una squadra che deve ancora formarsi”. È normale, il primo anno si va a sprazzi, ma lui non ha mai cambiato». […]

Gasp negli ultimi tempi ha chiesto spesso una maggiore presenza dei Friedkin. Per lei che a Roma aveva un presidente-padrone come Franco Sensi quanto conta davvero la presenza della proprietà?
«Rispetto a quei tempi è cambiato il mondo, ora c’è un altro modello gestionale, i club sono asset di aziende, di holding internazionali. Tutto diverso rispetto al passato, quando i presidenti erano presenti anche in maniera invadente sulle scelte degli allenatori. Mi viene in mente Berlusconi che commentava le scelte degli allenatori, anche perché sportivamente competente. Se Gasp ha chiesto così ci sarà un motivo, ma so che a Roma quella dei Friedkin è una presenza considerata».

Punterebbe ancora su Dybala?
«Se sta bene, Dybala è Dybala, su questo non ci sono dubbi. Il problema è capire però se può stare sempre bene. Ma ha dimostrato di tenerci, mi sembra che si vada verso il rinnovo. Con la Champions la rosa deve avere numeri e una lunghezza diversa, gente di qualità e che abbia il mood giusto. E Dybala ce l’ha, esattamente come El Shaarawy e Pellegrini. Prima di rinunciare a giocatori così c’è da pensarci su».

Qualcuno paragona Malen a Batistuta, non come giocatore ma per l’impatto che ha avuto sulla squadra. Lei che l’argentino l’ha vissuto è d’accordo?
«Malen ha colto un’occasione di carriera unica, è stato molto bravo. Il gol di Verona, dopo aver sbagliato un rigore pesantissimo, la dice lunga sulla sua fame, che hanno pochi attaccanti al mondo. Quello spirito ce l’aveva pure Batistuta, ma il suo effetto è stato diverso: Gabriel in quel momento era uno dei migliori del mondo e non doveva riscattarsi. E ci ha regalato il Sogno». […]

(gasport)

Calciomercato Roma: Freuler potrebbe seguire Italiano al Napoli

Il contratto di Remo Freuler scadrà il prossimo 30 giugno. Il centrocampista svizzero con molta probabilità terminerà la sua avventura al Bologna. Nei mesi scorsi si è registrato un interesse della Roma per Freuler, considerando l’ottimo rapporto tra il calciatore e Gian Piero Gasperini maturato nell’esperienza condivisa all’Atalanta. Freuler è un fedelissimo di Gasperini, ma il centrocampista in vista della prossima stagione potrebbe seguire il tecnico con cui ha lavorato nelle ultime due stagioni al Bologna, ovvero Vincenzo Italiano.

L’allenatore ex Fiorentina è il primo nome per sostituire Antonio Conte sulla panchina del Napoli e come riferito dal portale Freuler potrebbe seguirlo andando a firmare un contratto di un anno con il club partenopeo.

(calciomercato.it)

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VIDEO – Malen tuttofare a Trastevere: spinge a mano l’Ape con cui è stato annunciato il suo acquisto

Nella giornata di ieri Donyell Malen è diventato ufficialmente giallorosso. Il club ha scelto di annunciare l’acquisto a titolo definitivo con un simpatico e originale video in cui l’olandese arriva nei vicoli di Trastevere a bordo di un Ape Piaggio prima di bere un caffè in un’osteria romana.

Su Instagram, l’autore del video Ricardo Rolando, ha pubblicato anche un dietro le quinte in cui è lo stesso Malen a spingere a mano il veicolo per spostarlo tra i vicoli di Trastevere.

Calciomercato Roma: il Tottenham di De Zerbi pensa a Dybala

Paulo Dybala aspetta di capire il suo futuro. Il rinnovo di contratto dell’argentino con i giallorossi sembra vicino, con le parti che stanno cercando di definire l’accordo per prolungare l’esperienza giallorossa del numero 21 per un altro anno. La fumata bianca, però, non è ancora arrivata e le ultime eccellenti prestazioni del campione del mondo argentino non sono passate inosservate anche all’estero.

Come riportato dal quotidiano, infatti, in Inghilterra si parla di un interessamento del Tottenham guidato da Roberto De Zerbi per Paulo Dybala. La priorità di Dybala resta chiaramente la Roma e l’accordo è vicino, ma anche all’estero monitorano la situazione dell’argentino.

(gasport)

Calciomercato Roma, Gasperini chiama Greenwood: contatti con il Marsiglia, che chiede quasi 50 milioni

Gian Piero Gasperini attende rinforzi importanti in attacco. Il tecnico avrebbe individuato in Mason Greenwood il nome giusto per il ruolo di esterno di sinistra. L’inglese si è reso protagonista di un’ottima stagione con la maglia del Marsiglia e il club francese chiede una cifra molto alta per lasciarlo andare. Con la qualificazione in Champions ottenuta dai giallorossi anche lo stesso calciatore sembra più propenso a un suo arrivo nella Capitale.

Come riporta l’edizione odierna del quotidiano, nella giornata di ieri Gasperini ha fatto ritorno a Torino per iniziare le sue vacanze e si è mosso in prima persona per Greenwood ottenendo una prima apertura da parte dell’attaccante.

(Leggo)


Secondo quanto riferito da Eleonora Trotta, Mason Greenwood è un obiettivo assoluto della società giallorossa. I contatti con il Marsiglia sono costanti, forti degli ottimi rapporti consolidati in passato (come nel caso della trattativa per Robinio Vaz). Il club francese ha però chiarito che la valutazione del calciatore inglese non potrà scendere di molto sotto i 50 milioni di euro, poiché una percentuale compresa tra il 40% e il 50% sulla futura rivendita spetta al Manchester United. Nel frattempo, il tecnico Gian Piero Gasperini, sempre più centrale nelle decisioni societarie, ha chiamato direttamente Greenwood per sondare la disponibilità del giocatore a trasferirsi nella Capitale.

IL PUNTO DEL LUNEDÌ – ZAZZARONI: “La Roma ha trovato la forza grazie al rientro di Dybala” – CONDÒ: “Il terzo posto è un grande risultato firmato Gasperini”

La Roma torna in Champions League a distanza di 7 anni. Gian Piero Gasperini mette la firma su un traguardo incredibile, dopo una lunga cavalcata che negli ultimi mesi ha visto i giallorossi rincorrere le concorrenti. ” La Roma ha evidenziato i propri limiti anche nelle ultime due uscite, quelle decisive, ma ha trovato la forza per prendersi ciò che voleva anche grazie al rientro di Dybala” scrive Ivan Zazzaroni su le colonne de Il Corriere dello Sport. Paolo Condò su Il Corriere della Sera evidenzia il lavoro di Gasperini: “La Roma chiude al terzo posto, che è un grande risultato firmato Gasperini, perché a Verona esegue il suo compito: vince con una fatica visibilmente figlia della tensione di avere il traguardo a un passo”.


Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.


F. CAPELLO – LA GAZZETTA DELLO SPORT La notizia dell’ultima giornata è sicuramente l’esclusione dalla prossima Champions League di Milan e Juventus. Entrambe vittime di un doppio suicidio. I bianconeri avevano fatto il patatrac contro la Fiorentina in casa una settimana fa, i rossoneri li hanno «copiati» ieri sera a San Siro contro il Cagliari. Ho visto una squadra, quella di Allegri, senza forza, senza volontà, senza idee. Come, del resto, è stato per gran parte del girone di ritorno. E va aggiunto che, contro il Cagliari, sono pure stati fortunati che sia finita soltanto 1-2. I milanisti guardavano gli avversari giocare: è mai possibile una cosa simile a certi livelli e, per giunta, in una partita che è una finale?
Fisicamente la squadra è spenta, ma almeno ci potevano mettere l’anima, potevano combattere: Invece nessuna azione di pressing, nessuna aggressione, niente di niente. Alla fine, mi viene da usare un solo aggettivo per descrivere la serata rossonera: triste. Ne aggiungo un altro: umiliante. Sì, perché deve essere stato umiliante per i tifosi, che hanno seguito la squadra con passione per una stagione intera, assistere a uno spettacolo del genere. Non è possibile vedere un Milan in queste condizioni: tutta la squadra mi è sembrata passiva. Ripeto: il risultato e la prestazione sono stati scioccanti. Che fare, adesso? Una bella riunione per capire che cosa vuole fare e dove vuole andare. Tutto il girone di ritorno dei rossoneri non è stato bello e questo è un aspetto che va analizzato. Rivoluzione? Sì, ma a patto che alla base ci siano delle idee, perché altrimenti è inutile fare le rivoluzioni. Si deve innanzitutto capire dove mettere le mani, e non sarà un lavoro semplice.
Aggiungo una sola cosa: da quando sono andati via dalla società Maldini e Massara si è visto poco Milan. E credo di essermi spiegato. La mancata qualificazione della Juve è figlia dell’imperdonabile sconfitta contro la Fiorentina, su questo non c’è alcun dubbio. Ma anche in questo caso si dovrà riflettere e fare chiarezza per costruire il futuro. Direi che pure a Torino serve una bella riunione, perché i soldi sono stati spesi e i risultati non si sono visti. Applaudo Gasperini, perché so quanto è complicato avere successo in un ambiente come quello della Roma: meraviglioso sotto certi aspetti, ma sicuramente snervante. Si è guadagnato la Champions League e lo ha fatto anche (se non soprattutto) grazie a un centravanti come Malen, che mi piace tantissimo. Lui ha segnato gol fondamentali, è un attaccante rapido che non sta mai fermo e si muove molto bene senza palla. Con lui là davanti tutta la squadra ha cominciato a giocare in un certo modo e i risultati si sono visti. E poi c’è Il Como, che non definirei una sorpresa. Per me è la conferma di quello che ha fatto vedere nell’arco del campionato. Quando ha battuto la Juventus io avevo detto che, secondo me, chiunque avesse ambizioni di entrare in zona Champions, avrebbe dovuto fare i conti con la squadra di Fabregas. […]


I. ZAZZARONI – CORRIERE DELLO SPORT Il Milan è fuori. Incredibilmente fuori. La Juve è fuori. Inevitabilmente fuori. La Roma è dentro. Miracolosamente dentro. Ma soprattutto è in Champions per la prima volta nella storia il Como che da due anni sta mostrando come si fa calcio a chi non sembra avere intenzione di prendere appunti. In sintesi: servono una proprietà con le risorse abbondanti ma nessuna intenzione di scialare; un presidente con le idee chiare e una comunicazione originale e diretta; un allenatore sempre centrale; un direttore sportivo che ne condivida le idee e porti i giocatori con le caratteristiche adatte al calcio della guida tecnica. Il prodotto finale? Nessun contrasto interno, qualche eccesso di Fabregas ma solo in partita e gioco e gol e punti, tanti punti.
Con il Como in Champions non ci siamo fatti mancare proprio nullm All’ultima giornata abbiamo ritrovato anche gli scontri prima del derby di Torino, un ferito in codice rosso e i tifosi della Juve che hanno chiesto di non giocare, la partita ritardata di un’ora, la contemporaneità saltata e insomma abbiamo fatto bingo. Senza ritirare la vincita però: non era prevista, siamo abbonati alle sconfitte orai.
Ricorderemo la stagione 2025/26 come quella della nostra esclusione da tutto –
Mondiale, la terza di fila, coppe europee, delle polemiche col tennis, dell’inchiesta sugli arbitri, dell’AIA decapitata, del commissariamento invocato da più parti.
Ottimi ricordi conserverà l’Inter che sè vista riconoscere tutti i meriti possibili anche da Antonio Conte. E ricorderà l’impresa di Gasperini il tifoso romanista: con una squadra decisamente imperfetta, costruita male e corretta con T’arrivo a gennaio di Malen, è riuscito a garantire otto partite nobili e milioni a un club che sotto la gestione Friedkin non le aveva mai frequentate. La Roma ha evidenziato i propri limiti anche nelle ultime due uscite, quelle decisive, ma ha trovato la forza per prendersi ciò che voleva anche grazie al rientro di Dybala, decisivo in entrambe le occasioni e prossimo al rinnovo. […]


G. D’UBALDO – CORRIERE DELLO SPORT Grazie Stephan El Shaarawy. Grazie per il gol che riporta la Roma in Champions dopo sette anni, grazie per dieci anni in giallorosso da grande professionista. Quella di Verona è stata la sua ultima partita in giallorosso, ventitrè minuti, compreso il recupero, durante il quale ha realizzato il gol che ha messo al sicuro la vittoria della Roma. Ha scritto l’ultima pagina di un romanzo ricco di emozioni, ha messo la firma con un finale da grande protagonista.
Aveva già salutato la Roma nei giorni scorsi, adesso resterà per sempre nei cuori dei tifosi. Non è stata una partita facile, la Roma ha sofferto per battere Il Verona già retrocesso, come aveva previsto Gasperini. Fino all’ultimo atto ci ha messo la sua impronta, con i cambi decisivi nel secondo tempo, compreso quello di El Shaarawy. Dybala è stato immenso con i due assist decisivi, ha trasmesso ai compagni la forza di crederci, anche quando le certezze cominciavano a sfumare. C’è voluta anche una prodezza di Svilar nel primo tempo, quando il risultato era ancora sullo 0-0. Dopo il gol di Malen, nei minuti di recupero è arrivata la prodezza liberatoria del Faraone. Il suo unico gol in campionato, dopo quello al Midttiylland in Europa League, nel lontano 27 novembre scorso. Stephan si è sempre fatto trovare pronto, con 28 partite all’attivo, solo 9 partendo dall’inizio. Era arrivato con Spalletti nel gennaio 2016 e dopo una breve parentesi in Cina il richiamo è stato forte, si è allenato da solo, aspettando il ritorno alla Roma con entusiasmo. Ha dato sempre qualcosa agli allenatori che ha avuto, ha dato soprattutto la sua professionalità, senza mai lamentarsi pur perdendo gradualmente il posto da titolare. A.33 anni può dire di aver fatto una grande carriera, forse meno importante rispetto agli inizi folgoranti nel Milan. La Roma lo ha ringraziato, lo ha salutato con commozione, lo stesso è stato per i tifosi, che ieri gli hanno fatto trovare uno striscione al Bentegodi al suo passo d’addio. Ha fatto bene Gasperini a crederci, anche quando vacillavano anche i tifosi più ottimisti. Hanno sempre riempito l’Olimpico, hanno sostenuto la squadra fino alla fine, hanno creduto in Gasperini. […]

A. SORRENTINO – IL MESSAGGERO La traversata nel deserto è finita, date da bere agli assetati, nunc est bi-bendum, fate festa. Dopo sette anni che sono sembrati una piaga biblica, la Roma torna in Champions League. Un lungo sospiro di sollievo e di orgoglio ritrovato percorre e percuote la Capitale, al termine di una serata da emozioni feroci, il cuore in gola e in altalena, coi gravi fatti di Torino a fare da cornice al tutto. Ma è andata. Nella notte storica in cui vanno in Paradiso la Roma, terza assoluta, e il Como, mentre rotolano in Europa Leaguei maggiorenti di Juve e Milan, decide al solito un gol di Malen, uomo del destino se ce n’è mai stato uno, poi chiude la rete altamente simbolica di El
Shaarawy: perché andrà via, e perché è l’unico superstite della rosa che nel 2017-2018 ottenne l’ultima qualificazione in Champions. Era ora. La Roma di Friedkin, di Gasperini e dei suoi ragazzi rientra nell’aristocrazia d’Europa: con i giallorossi torna in alto tutta la città ed è giusto così, è il suo ruolo naturale, è dove dovrebbe essere sempre Roma, cioè al top, del resto ormai la rinascita economica, culturale e civile dell’Urbe è palpabile, era logico che prima o poi anche il calcio desse il suo contributo. La Roma ribadisce la centralità della Capitale e dirlo sembra una tautologia, un sottolineare l’evidenza, ma in questi anni, almeno nel pallone, non lo era stato. E come nella tradizione millenaria di Roma, grande madre che accoglie tutte le culture e le civiltà traendone forza, anche il calcio torna in Champions grazie a formidabili spinte da tutto il mondo, storie umane e professionali diversissime e di grandi contaminazioni. Dalla proprietà americana, un po’ texana un po’ californiana, che raggiunge finalmente l’obiettivo dopo aver canto errato e sbagliato; dal tecnico, un piemontese d’ingegno e di carattere irsuto che aveva vissuto la maggior parte delle sue esperienze al Nord ma risciacquando i panni sul Tevere ha trovato una nuova giovinezza, e anche nuovi nemici; dall’uomo della Provvidenza Malen, giramondo come tanti olandesi e anche per questo uomo per tutte le stagioni; dal portiere Svilar, decisivo con le sue parate anche ieri, un po’ belga e un po’ serbo ma cresciuto calcisticamente in Portogallo; a Gianluca Mancini, un toscano che fu adottato da Bergamo ma ormai romanissimo ed emblema del romanismo. E tutti gli altri, gli argentini Dybala (risorto come Lazzaro) e Soulé, il francese
Koné, il brasiliano Wesley e il nocciolo italiano. […]



C. CONDÒ – CORRIERE DELLA SERA Dopo l’estenuante braccio di ferro su data e orario del derby di Roma della scorsa settimana, il campionato si è concluso ieri in modo ancor più livido e faticoso con un altro derby, quello di Torino, posticipato di un’ora su pressione dei tifosi preoccupati per le condizioni di un uomo ferito negli incidenti del prepartita. Era tutta la settimana che le minacce di scontri fra ultrà montavano, e al di là della deplorevole assurdità della cosa se negli anni passati i derby non venivano programmati nei turni finali del campionato un motivo evidentemente c’era. Detto che il primo augurio è che l’uomo colpito si rimetta al più presto, il famoso precedente di Lazio-Roma 2004 — sospesa e rimandata per una serie di voci rivelatesi poi infondate — aveva almeno avuto l’effetto di riconsegnare in esclusiva all’autorità di pubblica sicurezza il potere di fermare o meno le partite. Ieri questo potere è andato smarrito in un’ora di trattative che l’assenza di notizie amte ha reso surreali. Quando paragoniamo il mostro calcio zoppicante alla bellezza della Premier League, la prima obiezione è che quelli sono ricchissimi mentre i bilanci dei nostri club fanno acqua da tutte le parti. Beh, non è soltanto questo. […] La Roma chiude al terzo posto, che è un grande risultato firmato Gasperini, perché a Verona esegue il suo compito: vince con una fatica visibilmente figlia della tensione di avere il traguardo a un passo, e deve aspettare il recupero perché El Shaarawy saluti la compagnia giallorossa con il gol della tranquillità. Ma ieri contavano solo i tre punti, e dunque cha seau. Il quarto posto del Como è in assoluto l’impresa dell’anno a livello europeo, certamente favorita dal suicidio di Juventus e Milan ma più che meritata per la qualità del gioco di Fabregas. Stiamo parlando della squadra che ha chiuso con il secondo attacco e la migliore difesa. Non ci sono obiezioni, non ci sono discussioni. Molte, invece, quelle che da oggi esploderanno nella sala comandi del Milan, un club allo sbando e una squadra che nell’ultimo e decisivo quarto di stagione è stata un sacco vuoto. Di idee di gioco, di energie fisiche e mentali, di prospettive tecniche. La colpa di Allegri è di essersi illuso di poter gestire come da sua regola, mentre questa era una stagione in cui si doveva costruire.


A. DI CARO – CORRIERE DELLA SERA Questa qualificazione, con un clamoroso terzo posto, è stata fortemente inseguita e alla fine meritata. Quando fu ingaggiato il tecnico dello straordinario ciclo dell’Atalanta la scorsa estate veniva considerata un miraggio o un miracolo. In fin dei conti era stato preso uno dei migliori allenatori in circolazione proprio per avviare un ciclo vincente. Ma per come si è sviluppata la stagione deve senz’altro essere definita una grandissima impresa. E non solo per l’insperata rimonta finale ma peri tanti problemi, dissidi, scontri, equivoci vissuti tutta la stagione. Dal mercato di giugno lento, farraginoso e alla fine inadeguato per le esigenze – soprattutto offensive – dell’allenatore. Poi i tanti infortuni con diagnosi a volte sbagliate e lunghissimi tempi di recupero che hanno fatto nascere dubbi sullo staff medico.
Quindi il mercato di gennaio che ha visto sfumare più di un obiettivo e poi è stato salvato, grazie al tecnico, dall’intuizione Malen, l’altro uomo copertina della qualificazione in Champions. Infine la clamorosa uscita di Ranieri prima di Roma-Pisa che ha chiarito a tutti come a Trigoria ci fossero da tempo fazioni, idee e strategie diverse da quelle dell’allenatore. La lontananza della proprietà – non una novità dell’era Friedkin – ha reso ancora più complessa la gestione. Proprio l’uscita inaspettata e inaccettabile di Ranieri ha portato però a fare chiarezza sposare un progetto tecnico, modificare future strategie. Cosi è ripartita la Roma e ha cominciato a volare. Al tecnico va dato il merito di aver resistito, di averci sempre creduto, di essersi preso la Roma sulle spalle e aver lavorato, lavorato, Lavorato. Sin dal primo giorno è venuto a Roma con l’obiettivo feroce di vincere, senza mai cercare alibi, rinunciando all’idea di un anno a disposizione «per prendere le misure».
Spesso durante la stagione ha temuto che si potesse rivelare un anno perso nella costruzione di un gruppo vincente a causa di scelte di mercato e contratti in scadenza. Oggi sappiamo che non è stato così: il solco è stato tracciato e su quello ora bisogna gettare i semi che producano prossimi successi. Da oggi la Roma può guardare a un futuro calcisticamente affascinante, anche in chiave scudetto: ma non bisogna perdere altro tempo. Ora che è certa la partecipazione nell’anno del centenario alla Champions League va capita quale cifra (parliamo di plusvalenze) il club dovrà realizzare dalle cessioni per rientrare nei paletti Uefa. E quale budget si avrà a disposizione per il prossimo mercato. […]


T. CARMELLINI – IL TEMPO 1 gol di El Sha(che lascerà la Roma a fine stagione) realizzato all’overtime è la ciliegina su una torta preparata con pazienza da Gasperini un cuoco capace di riportare la Roma alla tavola delle grandi: in Champions dopo sette anni di astinenza. E non è un caso forse se l’esperienza dei Friedkin iniziò proprio qui al Bentegodi nell’agosto del 2020: la fatal Verona…
Inizia cosi, ufficialmente oggi, l’era Gasperini. L’uomo sceso dal nord per ridar lustro alla storia giallorossa: primo anno di lavoro e subito in Champions a conferma di quanto di buono si era pronosticato prima del suo arrivo a Roma. Gioco, divertimento e una voglia di andare oltre che in questo gruppo non si vedevano da anni: insomma la tanto attesa svolta. E per come si era messa la stagione a un certo punto, pare un vero e proprio miracolo. La Roma di Gasp era partita bene, poi una volta agganciato il secondo posto in classifica è incappata in un mese di marzo da dimenticare che l’aveva messa, a quattro giornate dalla fine, quasi fuori dalla zona Europa: sicuramente esclusa dalla Champions. Ma le sue squadre non mollano mai e i miracoli in questo sport sono dietro l’angolo: scivolone dei bianconeri e sorpasso decisivo per lo sprint finale e la possibilità di arrivare a Verona potendo decidere il proprio destino. E la Roma stavolta, pur non senza sofferenza nell’ultima della stagione contro una squadra già retrocessa e rimasta poi in dieci uomini e dovendo ringraziare ancora una volta Svilar ma soprattutto la qualità infinita di un Dybala tornato stellare, ha fatto la cosa giusta. Ha vinto la partita che doveva vincere e giocherà la prossima Champions League, oltre all’Inter campione e al Napo-insieme al Como sorpresa (nemmeno tanto) della stagione. C’è un punto di svolta dell’anno giallorosso, preciso: quello dopo lo strappo con Ranieri (al quale il popolo romanista sarà sempre grato per il passato) ma che con l’attuale tecnico proprio non collimava. Chiara da subito la loro incompatibilità, strette di mano e abbracci di facciata, ma poi sempre all’antitesi sulle decisioni che contano: sui giocatori, come su tecnici e dirigenti… a partire proprio dal direttore sportivo. Ma alla fine i nodi sono venuti al pettine e i Friedkin si sono trovati di fronte a una scelta drastica: o l’uno o l’altro e hanno puntato, ovviamente, sull’allenatore in carica. Giusto così e ora palla passa a lui per la costruzione della nuova Roma. Quella del futuro, che giocherà la prossima Champions League. E un enorme passo avanti, ma per la proprietà americana solo un punto di partenza aspettando tutto il resto: vincere qualcosa e lo stadio di proprietà. La sfida è appena iniziata e ora viene il bello.


I. CUCCI – GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO Invocato l’aiuto di Eupalla anche questo campionato é finito. Non senza emozioni, come insegna l’antica regola di giocare tutti insieme. E adesso, tutta d’un fiato, la no-
tizia: la Roma con Malen e Dybala insieme e con un gol di El Shaarawy conquista l’adorato posto in Champions insieme allo spettacoloso Como di Fabregas che annienta la Cremonese con un poker. Il Milan e la Juve finiscono in Europa League. La Juve sfortunata protagonista dell’ultima puntata. Mancavano giusto gli incidenti di Torino per chiudere il campionato più confuso di sempre. Giorni e giorni a discutere come evitare eventuali incidenti per il derby di Roma, ecco improvvisamente una falla nella sicurezza a T-rino. All’inizio pe esce ferita la Juve – soprattutto per quel tifoso portato in ospedale in codice rosso la cui partita ha rischiato di non essere giocata. Spalti vuoti per violenza e paura. Poi al 23′ – mentre gli altri giocavano la fase bollente dei cinquanta – un gol di Vlahovic, come una dolce vendetta del serbo perseguitato da tre allenatori, ha riaperto le braccia alla felicità. E adesso spazio alla giostra delle panchine. Conte e Spalletti su tutti. Cerchiamo di evitare il Conte Azzurro. Finirebbe come Spallettone. Finito? No, personalissimi complimenti al Lecce di Sticchi Damiani, Pantaleo Corvino, Eusebio Di Francesco e Lamek Banda. Ma questa è un’altra (bella) storia. […] Al 56′ la Roma passa a Verona e suonan le campane. Al 56′ batosta per il Milan, segna Rodriguez, 1 a 2 per il Cagliari. A Milano suonan le sirene. «Era un presagio dolce e lusinghiero Il Piave mormorò: “Non passa lo straniero”. Ho l’età per avere nostalgie scolastiche, quando ancora non era sicuro “il Canto degli Italiani” e ogni tanto fra i banchi o in gita ci si esibiva nella “Canzone del Piave.” Naturalmente non immaginavo che un giorno ne avrei usato due versetti per una patriottarda battaglia calcistica ma in queste ore è risuonata una volta di più la richiesta disperata: la grande sfida per due posti nella futura Cham-pions (Inter e Napoli già promossi) visto che nessuna squadra italiana è arrivata fino in fondo nel Continente, Europa League, Conference League e derivate comprese. […]

PISILLI: “Ci abbiamo creduto tutto l’anno. Gasperini? Ha portato le sue idee, noi siamo stati bravi a seguirlo” (VIDEO)

Questa mattina al Circolo Canottieri Aniene ci sarà premiazione per i Premi USSI Roma, ovvero i riconoscimenti della stampa sportiva della Capitale. La cerimonia vedrà la consegna del prestigioso “Premio Arancio” a due giovani talenti delle squadre della città: il romanista Niccolò Pisilli e il portiere della Lazio Motta.

Il centrocampista giallorosso, poco prima della premiazione ha parlato della qualificazione in Champions League ottenuta ieri sera: “Tornare in Champions dopo tanti anni è una grande emozione. Ci abbiamo lavorato tutto l’anno e siamo molto contenti. Ci abbiamo creduto tutto l’anno e siamo stati molto costanti in buone posizioni, non c’è mai stato un distacco notevole di punti dalla quarta, quindi ci abbiamo creduto sempre. Gasperini? È stato molto importante, ha portato le sue idee, la sua personalità e noi siamo stati bravi a seguirlo. Soprattutto nella seconda parte di stagione siamo riusciti a mettere in campo le sue idee al meglio, abbiamo capito meglio i concetti e abbiamo espresso un buon calcio per tante partite”. Pisilli fa anche un bilancio personale, con Gasperini determinante per la sua crescita: “La sua storia parla da sola. Ha fatto migliorare tantissimi giovani, l’ho sempre seguito in tutti gli allenamenti e allenamento dopo allenamento sono cresciuto e sono riuscito a ritagliarmi lo spazio”.

Il centrocampista giallorosso è intervenuto anche ai microfoni di RADIO ROMANISTA. Ecco le sue parole.

A gennaio sembrava possibile una tua partenza, poi hai avuto un percorso di crescita simile per certi versi a quello avuto dalla squadra. Come hai vissuto tutto ciò? “La prima parte di stagione è stata un po’ più complicata dal punto di vista personale, però ho sempre cercato di lavorare in allenamento su ciò che mi chiedeva il mister, cercando di migliorare le cose su cui ero indietro. Poi da fine dicembre/inizio gennaio, ho iniziato a trovare più spazio, si sono create opportunità, io sono stato bravo a coglierle e alla fine è stata presa la scelta di rimanere e penso che alla fine sia andata bene, perché il finale di campionato è stato molto positivo per tutti”.

Qual è stata la gara che vi ha fatto credere veramente a questo obiettivo? “Noi ci abbiamo sempre creduto, come dicevi tu siamo stati 23 giornate tra le prime quattro, vuol dire che siamo stati molto costanti, tolto quel piccolo periodo dopo la Juve e il doppio scontro col Bologna. Abbiamo perso qualche punto di troppo contro Genoa e Como, ma ci abbiamo sempre creduto perché la classifica alla fine era molto corta. Anche se avevamo perso qualche partita eravamo lì, attaccati alle altre, ed era importante arrivare al rush finale potendoci giocare tutto, perché poi i campionati e i piazzamenti si decidono alla fine”.

Hai capito in questa stagione che puoi essere più forte di quello che sei? “Sicuramente ho ancora dei margini di miglioramento per completarmi come giocatore, ma penso sia normale, per l’età e perché non si smette mai di migliorare, anche a 30 anni un giocatore può crescere. Spero che continuando a lavorare e dando il massimo in allenamento raggiungerò quel livello che si intravede in alcune circostanze, spero di essere più costante ad alti livelli”.