Francia: Koné convocato per i quarti di finale di Nations League contro la Croazia (FOTO)

Dopo la 29esima giornata di Serie A, che vedrà la Roma sfidare il Cagliari all’Olimpico domenica alle ore 16:00, il campionato si fermerà per far spazio alla sosta per le nazionali. Il commissario tecnico della Francia, Didier Deschamps, ha annunciato la lista dei calciatori convocati per i prossimi impegni e nell’elenco figura il centrocampista giallorosso Manu Koné. Les Bleus affronteranno la Croazia nella doppia sfida valida per i quarti di finale di Nations League e in programma il 20 e il 23 marzo.

Athletic Club-Roma, cambia il colore della divisa dei giallorossi: niente maglia da trasferta, squadra in campo con il kit blu

Oggi alle ore 18:45 va in scena al San Mames la partita tra Athletic Club e Roma, valida per il ritorno degli ottavi di finale di Europa League. A poche ore dal calcio d’inizio c’è stato un cambiamento per quanto riguarda le divise da gioco: i giallorossi infatti non indosseranno la consueta maglia bianca da trasferta, ma scenderanno in campo con il kit blu. La scelta è dettata da motivi cromatici: i capitolini non possono indossare la maglia rossa o bianca poiché i colori della maglia della squadra basca sono proprio il rosso e il bianco, motivo per cui saranno costretti a giocare con la divisa blu per evitare confusione.

ATHLETIC CLUB-ROMA: dove vederla in tv, le probabili formazioni e le quote

Oggi alle ore 18:45 va in scena al San Mames la partita tra Athletic Club e Roma, valida per il ritorno degli ottavi di finale di Europa League. Si parte dal 2-1 dell’andata in favore dei giallorossi firmato da Angelino ed Eldor Shomurodov.

Mister Ranieri è intenzionato a schierare la migliore formazione e dovrà fare i conti con l’assenza di Celik: davanti a Svilar ci sarà il trio composto da Mancini-Hummels-Ndicka, mentre sulle fasce spazio a Rensch e Angelino. A centrocampo pronti Cristante-Paredes-Koné e davanti Dybala-Shomurodov (preferito a Dovbyk).

DOVE VEDERE ATHLETIC CLUB-ROMA IN TV E IN STREAMING

Athletic Club-Roma sarà trasmessa in esclusiva su Sky e sarà visibile sui canali Sky Sport Uno e Sky Sport 252. La partita potrà essere vista in streaming anche su Sky Go e NOW.

LE PROBABILI FORMAZIONI

ATHLETIC CLUB: Agirrezabala; de Marcos, Paredes, Nunez, Berchiche; Ruiz de Galarreta, Jauregizar; Inaki Williams, Unai Gomez, Nico Williams; Sannadi.

ROMA: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; Rensch, Cristante, Paredes, Koné, Angelino; Dybala, Shomurodov.

LE QUOTE

ATHLETIC CLUB-ROMA 1 X 2
EUROBET 1.85 3.45 4.10
SISAL 1.90 3.60 4.00
PLANETWIN365 1.85 3.55 4.25
SNAI 1.87 3.50 4.10

LR24

X, l’Athletic Club suona la carica in vista della Roma: “L’abbiamo già fatto in passato, andiamo a rimontare!”. Poi il messaggio di fair play: “Che vinca il migliore” (FOTO e VIDEO)

Oggi alle ore 18:45 va in scena al San Mames la partita tra Athletic Club e Roma, valida per il ritorno degli ottavi di finale di Europa League. Si parte dal 2-1 dell’andata in favore dei giallorossi firmato da Angelino ed Eldor Shomurodov. Ci sarà un’atmosfera rovente allo stadio e l’account ufficiale della società basca continua a suonare la carica su X in vista dell’attesissima partita: “L’abbiamo già fatto in passato. Andiamo a rimontare al San Mames!”.

 

Successivamente ha condiviso un messaggio di fair play: “Che vinca il migliore”.

NBA: Friedkin Group in corsa per l’acquisizione dei Boston Celtics

Il Friedkin Group vuole espandere il proprio business e sembra intenzionato a investire nel mondo del basket. Come riportato dal portale, il gruppo dei proprietari della Roma è tra le società interessate all’acquisizione delle quote dei Boston Celtics, una delle principali squadre dell’NBA. In corsa ci sono anche il proprietario di minoranza dei Philadelphia Phillies Stan Middleman, il socio dirigente del Symphony Technology Group William Chisholm e l’attuale investitore dei Celtics Steve Pagliuca. Il marchio Boston Celtics ha un valore di circa 5.66 miliardi di dollari e sarà ceduto per una cifra record, la più alta nella storia dell’NBA. I proprietari hanno annunciato l’intenzione di vendere lo scorso luglio e verso la fine di questa settimana è previsto l’arrivo di nuove offerte. Al momento il Friedkin Group non ha commentato la vicenda.

(sportico.com)

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Cragnotti: “La mia Lazio non avrebbe avuto paura del derby in una finale europea” (VIDEO)

NOI BIANCOCELESTI – Sergio Cragnotti, ex presidente della Lazio, ha rilasciato un’intervista al portale a tinte biancoceleste e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla possibilità di vedere il Derby della Capitale in finale di Europa League. Ecco le sue dichiarazioni: “Non credo la mia Lazio avrebbe avuto paura di una finale contro la Roma in Europa. Evidentemente si parla di altri tempi, anche se qualche derby l’abbiamo perso anche con quella grande squadra. Il derby è una partita a sé, contano tanti valori, si dà tutto e poi il risultato lo dà il campo”.

Femminile, Greggi operata alla spalla sinistra. La centrocampista: “Ora impegno, pazienza e soprattutto lavoro” (COMUNICATO e FOTO)

Nella giornata odierna Giada Greggi, centrocampista della Roma Femminile, è stata operata alla spalla sinistra presso la Klinik Gut di St. Moritz per la ricostruzione del tendine del sovraspinoso, acromionplastica e tenodesi del capo lungo del bicipite. Come annunciato dalla società giallorossa tramite un comunicato, l’intervento si è concluso con successo e ora la calciatrice inizierà il percorso riabilitativo. Ecco la nota: “Nella giornata odierna Giada Greggi è stata sottoposta ad un intervento chirurgico di ricostruzione del tendine del sovraspinoso, acromionplastica e tenodesi del capo lungo del bicipite della spalla sinistra. L’intervento, effettuato dal Prof. Georg Ahlbäumer presso la Klinik Gut di St. Moritz, si è concluso con successo. Nei prossimi giorni la calciatrice inizierà la fase riabilitativa. Forza Giada”.

(asroma.com)

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“Da oggi inizia il mio recupero! Grazie per i vostri messaggi e il vostro sostegno che mi motivano a tornare il più presto possibile – il messaggio di Giada Greggi su Instagram -. Ora impegno, pazienza e soprattutto tanto lavoro. Ci vediamo presto sul campo”.

 

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Arriva la risposta dell’account ufficiale della Roma su X: “Daje, Giada“.

Bruno Conti: “Alla Roma non ho mai detto di no. Ranieri ha l’entusiasmo di un ragazzino, sa cosa significa essere romanisti”

CORSPORT – Nel giorno del suo settantesimo compleanno la storica bandiera della Roma Bruno Conti ha rilasciato una lunga intervista sull’edizione odierna del quotidiano sportivo, ripercorrendo la propria carriera e analizzando la situazione attuale della squadra giallorossa, attesa dal difficile impegno di Europa League contro l’Athletic. Queste le sue parole.

Bruno Conti, come ci si sente a settanta anni?
“Mi sento in formissima, mi sento giovane, pieno di voglia di cose da fare. Sto bene fisicamente. Sto superando una situazione delicata, sta andando tutto alla grande, quel male brutto è passato, l’ho messo alle spalle. E’ tutto sotto controllo, gli ultimi test sono andati benissimo”.

Quanto è stata importante la famiglia in questo periodo?
“La famiglia è la mia vita, ho una famiglia piena di valori, gli stessi che mi hanno trasmesso i miei genitori. Mio padre e mia madre mi hanno insegnato il rispetto per gli altri, l’umiltà, il sacrificio e io li ho trasferiti ai miei figli, i miei nipoti. Non andranno mai dispersi”.

Non hai ancora smesso di scoprire talenti, fa parte del tuo Dna.
“Superato il momento di difficoltà ho ripreso a lavorare con più entusiasmo di prima. Ho la fortuna di avere vicino persone incredibili, che da anni mi segnalano i ragazzini più promettenti e poi io vado a valutarli. Il calcio di oggi è cambiato e dobbiamo far capire cosa significa far parte della Roma. Vedere l’entusiasmo di questi giovani è una grande soddisfazione”.

Sono tanti i giovani cresciuti con te che sono arrivati in prima squadra.
“Pisilli era arrivato quando aveva nove anni, prima avevo preso Bove, Zalewski, Pellegrini. Vederli crescere e poi vederli giocare in prima squadra è una gratificazione per il mio lavoro. Per me è motivo di orgoglio lavorare per una società che ha sempre puntato nel settore giovanile, la Roma è la squadra che ha lanciato più giovani in Serie A”.

Lo scorso anno quando Mourinho ti chiese di sostituirlo in panchina hai sofferto come quando giocavi.
“José venne a trovarmi nel mio ufficio chiedendomi questa cosa. Aveva avuto quattro giornate di squalifica e in quel momento serviva una figura di spessore per stare vicino alla squadra. Io continuavo a fare terapia, non potevo viaggiare in aereo, quando giocammo a Verona raggiunsi la squadra in treno. Per me fu una grande soddisfazione, quella di essere stato coinvolto da un personaggio incredibile. Non potevo dire di no, alla Roma non ho mai detto di no, neppure quando sono tornato in panchina per salvarla dalla Serie B”.

Anche per quel ruolo di rappresentanza non dormivi la notte…
“Non ho mai dormito la notte prima delle partite, neanche in quelle occasioni. Io vivo ogni situazione da tifoso. Posso capire la soddisfazione di Claudio Ranieri, romanista come me. Mi è tornato in mente quando è andato via Spalletti e per sostituirlo da casa di Rosella Sensi lo chiamai e sfiorammo lo scudetto. Claudio sa cosa significa essere romanisti. Cosa significa quando sali sul pullman per andare allo stadio. Alla Roma da calciatori non ci siamo incrociati, da avversari sì, quando era al Catanzaro. Da allenatore dove è andato ha fatto bene”.

Te lo aspettavi questo suo ritorno trionfale?
“Ha l’entusiasmo di un ragazzino, è un pischello nella testa, è bello vedere come gestisce la squadra, le situazioni delicate. Ho toccato con mano il suo modo di lavorare. I giocatori gli vanno dietro, quando ti parla ti guarda in faccia, non ti prende in giro, questi ragazzi stanno dando di tutto e di più per Ranieri, si butterebbero nel fuoco per lui”.

Stasera la Roma gioca a Bilbao, il passaggio del turno sarebbe un bel regalo di compleanno…
“Voglio essere ottimista, la Roma ce la farà. Sappiamo che ambiente troveremo, Claudio lo sa meglio di tutti, lui la preparerà con la massima attenzione. Da tifoso romanista mi auguro che vada avanti. Anche nella gestione ha dimostrato di lavorare in vista di questo grande appuntamento, cambiando nove giocatori ad Empoli rispetto alla partita di andata contro gli spagnoli. Non posso pensare che non andiamo avanti, sarà una partita tosta, bisogna aiutarsi e dare tutto in campo”.

Che compleanno sarà rispetto al passato?
“Un bel compleanno, il regalo più grande può arrivare dalla Roma, per il momento che sta attraversando il mio amico Claudio”.

La tua carriera di calciatore si è chiusa in modo malinconico. Pochi minuti contro il Bordeaux in Coppa Uefa prima della partita di addio.
“Avrei potuto divertirmi ancora, ero sempre il primo in allenamento, stavo bene fisicamente, non andavo in campo sentendomi Bruno Conti, ma con l’umiltà di un ragazzino. Il rimpianto è solo questo. Avrei potuto chiudere da qualche altra parte, ma io che sono cresciuto nella Roma non potevo vestire un’altra maglia. Ci fu un piccolo battibecco con Bianchi, ma da mesi avevo già deciso di chiudere, avevo già organizzato con Gilberto Viti la partita di addio”.

Quanto è stato importante Liedholm nella tua carriera?
“Per me è stato tutto, quando venne alla Roma ero in prestito al Genoa. Fu una stagione balorda, rischiammo di retrocedere, non feci un grande campionato. Si diceva già che sarei andato ancora in prestito, mi voleva il Pescara. Invece Liedholm ha fatto di tutto per riportarmi a Roma e grazie a lui ho fatto la carriera che ho fatto. Mi ha insegnato tutto”.

Nel 2005 dopo l’esonero di Delneri tornasti in panchina per salvare la Roma dalla B.
“Quella squadra aveva grandi giocatori, ma incappò in una stagione maledetta. Quando la presi arrivarono diverse sconfitte una dietro l’altra, Totti era stato squalificato per quattro giornate. Ma ebbi grandi rapporti con tutti i giocatori. Ci salvò Cassano a Bergamo, ma altro che non dormire la notte…Mi sono venuti tanti tic, più di quelli che avevo solitamente. Non potrò dimenticare le lacrime di Rosella Sensi, ma quell’anno arrivammo anche a giocare la finale di Coppa Italia”.

Cassano non era facile da gestire…
“Aveva una stima nei miei confronti incredibile. Quando deve dire una cosa la dice a modo suo, a volte esagera. Una volta mi fece arrabbiare. Non voleva venire a San Pietro con tutta la squadra quando morì Papa Giovanni Paolo II. Lo convinsi anche quella volta”.

Dopo quella stagione incredibile hai portato Spalletti alla Roma.
“Anche con lui ho avuto un rapporto straordinario. Con l’Udinese in Coppa Italia ci fece una testa così. Alla Roma ha portato risultati, il bel gioco, quella squadra giocava un grande calcio. Lui sapeva che con me aveva una persona al suo fianco che gli risolveva i problemi. Ricordo quando Menez non voleva giocare e lo convinsi io e quando convinsi anche Pizarro. Ea rimasto a casa perché nella partita precedente era stato sostituito. Presi la macchina e andai a casa sua. Se non avessi avuto il rapporto che avevo neanche mi avrebbe aperto la porta. Riuscii a portarlo a Trigoria”.

Maradona ti voleva al Napoli.
“Ogni volta che giocavamo contro negli spogliatoi prima di scendere in campo mi sussurrava nell’orecchio di andare da lui. El Pibe mi invitò al suo matrimonio in Argentina, eravamo come fratelli, ma non potevo lasciare la Roma”.

Il calcio come riscatto sociale.
“Mio padre si spaccava la schiena al lavoro per farci mangiare. Eravamo sette fratelli, siamo cresciuti in mezzo alla strada. A mio padre all’inizio non gliene fregava niente del calcio, era mia madre che insisteva per darmi questa opportunità. Quando mio padre tornava a casa la sera mi diceva: “Ma vai a lavorare, il pallone mica ti dà da mangiare”. All’inizio è stata dura, le bocciature, anche con l’Anzio non andò bene. Quando mi prese la Roma, erano tutti felici, quando ho esordito in Serie A a mio padre gli ho dato la gioia più bella, non potrò mai dimenticarlo”.

Cosa chiedi alla vita dopo i settanta anni?
“I tempi sono cambiati, mi auguro ci sia più rispetto, il calcio deve ritrovare serenità. Anche nei campionati dei bambini si pensa solo al risultato. Oggi si vuole tutto e subito. Mi auguro che si possa cambiare, che i ragazzi possano coltivare il loro sogno divertendosi, senza mollare mai. Io ho affrontato i problemi veri, ho imparato che dalla vita bisogna prendere quello che viene”.

 

 

Post Match – Cosa cambia con Dovbyk o Shomurodov?

LR24 (MIRKO BUSSI) – Uno era rimasto per caso in estate, l’altro è arrivato come principale colpo di mercato considerando l’investimento. Uno, per anni, è stato elevato a paradigma di operazioni di mercato sbagliate, l’altro valeva come rappresentazione plastica delle ambizioni estive. Per mesi, uno indiscusso titolare e l’altro eventuale arma di riserva. Oggi, a poche ore dal punto più atteso, almeno per il momento, della stagione della Roma, il conto alla rovescia è accompagnato da un dubbio: Dovbyk o Shomurodov?

L’ultima gara con l’Empoli, in cui hanno partecipato entrambi, ha sottolineato cosa cambia nella Roma con la presenza dell’uno o dell’altro.

Shomurodov e Dovbyk hanno dna calcistici differenti e questo produce interazioni diverse nell’organismo di squadra. L’uzbeko prende aria lontano dalla porta, l’ucraino vive invece per l’area di rigore. Lo si nota chiaramente dal numero di tocchi ogni 90 minuti: quasi il doppio per Shomurodov, 42,8 a partita, rispetto a Dovbyk, 24,4, comunque aumentati rispetto alle abitudini che aveva al Girona.

A Shomurodov, come si è visto più volte nel primo tempo di Empoli, piace abbassarsi e mettersi in linea con chi gli si muove sotto, come Soulé e Pellegrini domenica scorsa. Questo facilita le possibili combinazioni, il suo variare la posizione complica le interpretazioni difensive dei suoi marcatori, dilatandone le distanze e, di conseguenza, offrendo golose opportunità di inserimento. Ne hanno approfittato in più occasioni Pellegrini e Koné.

Dovbyk è invece un riferimento più fisso, impegna e fissa centralmente i propri avversari, svuotando quei canali intermedi che nel tempo sono stati codificati come “mezzi spazi”, l’area identificabile tra le proiezioni delle linee dei vertici dell’area di rigore e dell’area piccola. Da quello di centro-destra, ad esempio, riceve Baldanzi nel finale di Empoli-Roma e a quel punto Dovbyk può fare quello che preferisce: attaccare la profondità, ancor più se su taglio.

Quella tendenza di Shomurodov a svuotare il centro, domenica scorsa, ha permesso di ricevere palloni centrali in rifinitura anche a Soulé, come nelle prime due foto qui sotto. E allungare pericolosamente le distanze tra i centrali difensivi di D’Aversa, tanto che Koné, in una delle migliori combinazioni della partita, legge e divora quel varco con un inserimento che lo porterà di fronte a Silvestri.

Dovbyk, al contrario, vuole guadagnarsi il contatto con la porta il prima possibile, rendendosi disponibile a giocate da pivot che permettano l’accesso a zone di rifinitura o di finalizzazione dal limite dell’area solo quando ha esaurito le possibilità di smarcamenti utili per minacciare il portiere avversario. Inevitabilmente, in porzioni così avanzate di campo, gli spazi d’inserimento sono ridotti e la qualità necessaria per accedervi ha un prezzo più elevato. Il margine d’errore su una profondità di 3 metri è, intuitivamente, ridotto rispetto a quello ammesso per un passaggio decisivo con 15 metri di disponibilità in cui far cadere il pallone.

La fluidità che sa raggiungere la Roma nelle combinazioni offensive quando ha Shomurodov come riferimento offensivo viene tradotta nel numero più alto di SCA (opportunità di tiro) prodotte dal numero 14 (3,32 ogni 90′) rispetto a quelle di Dovbyk (1,82  a partita). Shomurodov calcia anche più di Dovbyk, in realtà di tutta la rosa giallorossa, con 3,74 conclusioni a partita contro le 2,23, di media, del collega ex Girona.

Se il classe 1995 sa fare da corista negli sviluppi offensivi, il quasi 28enne offre opportunità di sintesi come quella che gli regalerà la migliore occasione ad Empoli. Un rinvio lungo 50 metri da Svilar, il duello aereo vinto che svela il 2v2 da cui Baldanzi lo spedirà verso la profondità. Dovbyk, infatti, calcia meno ma con maggior precisione tanto da spedire in porta il 42,9% dei tiri mentre il tasso di Shomurodov è fermo al 35,1%. In più, se Shomurodov ha in dote quasi il doppio dei passaggi chiave (1,52 contro 0,86) per quell’abilità a mettersi in rima coi compagni e il triplo dei contrasti offensivi (0,33 a 0,11 sempre x90), la capacità di convertire tiri in gol di Dovbyk rimane superiore.

Resta, allora, solo da indovinare il tema della serata e scegliere il vestito più adatto.