ROMA-PORTO 3-2: uno stratosferico Dybala e Pisilli sfatano il tabù Dragoes e mandano i giallorossi agli ottavi contro Athletic Bilbao o Lazio (FOTO e VIDEO)

Dopo l’1-1 dell’andata all’Estadio Do Dragao la Roma strapazza 3-2 il Porto allo Stadio Olimpico nel match di ritorno e conquista l’accesso agli ottavi di finale grazie alle reti di Dybala (doppietta) e Pisilli. La prima grande occasione della partita capita sulla testa di Pellegrini su cross di Celik, ma la palla termina sopra la traversa. Successivamente i portoghesi spaventano la retroguardia giallorossa, ma El Shaarawy salva tutto con un grande ripiegamento difensivo. La Roma si riaffaccia in avanti con Shomurodov, il quale prova a rendersi pericoloso con alcuni colpi di testa senza però impegnare particolarmente Diogo Costa. L’equilibrio si spezza al minuto 27: Svilar serve Paredes, il centrocampista scivola e la palla arriva dopo un paio di rimpalli a Omorodion, il quale si inventa un super gol in rovesciata e porta in vantaggio gli ospiti. I giallorossi non si abbattono e reagiscono furiosamente trovando subito la rete del pareggio: triangolo Shomurodov-Dybala, la Joya si presenta davanti a Diogo Costa e lo trafigge con un tocco di esterno. Paulo è scatenato e si ripete dopo quattro minuti: scambio con Koné e conclusione secca di mancino sul primo palo che buca il portiere avversario. La Roma non si ferma e sfiora il clamoroso tris: Diogo Costa si supera sul colpo di testa di Mancini, poi la palla arriva a Ndicka ma la sua doppia conclusione viene salvata incredibilmente sulla linea da Otavio. Termina così il primo tempo sul 2-1 per la Roma. Inizia la ripresa e al 51’ il Porto resta in 10: Paredes provoca Eustaquio, il calciatore dei portoghesi reagisce e colpisce l’argentino con un pugno. Il VAR richiama l’arbitro al monitor e lo espelle. Con la superiorità numerica la Roma inizia a spingere e va più volte vicina al tris con Shomurodov: la prima volta sciupa un’enorme occasione da due passi calciando alto, mentre dopo buca Diogo Costa ma il gol viene annullato per fuorigioco. A sorpresa il Porto si riaffaccia in avanti e va a centimetri dal clamoroso pareggio: Omorodion vince un rimpallo con Ndicka e si invola verso la porta di Svilar, l’attaccante spagnolo calcia e colpisce il palo. La Roma torna a premere ed è sempre Dybala l’uomo più pericolo, ma le sue conclusioni vengono respinte in extremis dalla difesa. All’83’ i giallorossi chiudono la partita: Angelino crossa per Pisilli, il quale viene lasciato completamente solo dal Porto e segna il tris che chiude la partita in spaccata. Inutile l’autogol di Rensch al 96′, il quale nel tentativo di anticipare l’attaccante infila il pallone nella sua porta. Grazie a questo successo la Roma spezza la maledizione Dragoes (3 eliminazioni su 3 prima di oggi) e strappa il pass per gli ottavi di finale, dove affronterà una tra Athletic Bilbao e Lazio. Domani alle ore 13 gli uomini di Ranieri scopriranno il proprio avversario.

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IL TABELLINO

ROMA: Svilar; Celik (94′ Abdulhamid), Mancini, Ndicka; El Shaarawy (86′ Rensch), Koné, Paredes, Angeliño; Dybala (86′ Baldanzi), Pellegrini (77′ Pisilli); Shomurodov (77′ Soulé).
A disp.: De Marzi, Gollini, Hummels, Nelsson, Sangaré.
All.: Ranieri.

PORTO: Diogo Costa; Djalò, Nehuen Perez, Otavio (65′ R. Mora); João Mario, Eustaquio, Varela (82′ Perez), F. Moura (82′ Gomes); Pepe (56′ Borges), Samu, Vieira (82′ Namaso).
A disp.: Claudio Ramos, Samuel Portugal, Marcano, Zaidu, André Franco, Gul, Ze Pedro.
All.: Anselmi.

Arbitro: Letexier. Assistenti: Mugnier-Rahmouni. IV Uomo: Vernice. Var: Delajod. Avar: Millot.

Marcatori: 27′ Omorodion, 35′ e 39′ Dybala, 83′ Pisilli, 96′ aut. Rensch.

Ammoniti: Otavio (P), Dybala (R), Perez (P), Anselmi (P), Paredes (R), Perez (P), Gomes (P). Espulsi: Eustaquio (P).

Note: presenti allo Stadio Olimpico 55.286 spettatori.


LA CRONACA DELLA PARTITA

 


PREPARTITA

18.25 – I dettagli del warm-up dei giallorossi:

18.08 – Roma in campo per il riscaldamento.

17.45 – La Roma comunica le scelte di Ranieri:

17.33 – Ufficiali le formazioni rese note dall’Uefa. Roma in campo così: Svilar; Celik, Mancini, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes, Angeliño; Dybala, Pellegrini; Shomurodov.

17.07 – Come riferisce il giornalista de ‘Il Tempo’ Filippo Biafora, Dovbyk non giocherà titolare poiché ha accusato un problema all’adduttore nella rifinitura di ieri.

ROMA-PORTO: dove vederla in tv, le probabili formazioni e le quote

Oggi alle ore 18:45 la Roma affronta il Porto allo Stadio Olimpico nella partita valida per il ritorno dei playoff di Europa League. Si riparte dall’1-1 dell’andata (gol di Celik e F. Moura) e la vincente di questa sfida incontrerà agli ottavi una tra Athletic Bilbao e Lazio.

Dopo il pesante turnover effettuato contro il Parma, mister Ranieri è pronto ad affidarsi nuovamente ai titolarissimi: Svilar in porta, Mancini-Hummels-Ndicka in difesa, El Shaarawy (al posto dello squalificato Saelemaekers) Angelino sulle fasce, la coppia Paredes-Koné a centrocampo e sulla trequarti il duo Dybala-Pellegrini alle spalle di Dovbyk.

DOVE VEDERE ROMA-PORTO IN TV E IN STREAMING

Roma-Porto sarà trasmessa in esclusiva su Sky e sarà visibile sui canali Sky Sport Uno e Sky Sport 252. La partita potrà essere vista in streaming anche su Sky Go e NOW.

LE PROBABILI FORMAZIONI

ROMA: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes, Angelino; Dybala, Pellegrini; Dovbyk.

PORTO: Diogo Costa; Pedro, Perez, Djalò; Joao Mario, R. Moura, Varela, Eustaquio, F. Mora; Pepe, Omorodion.

LE QUOTE

ROMA-PORTO 1 X 2
EUROBET 1.75 3.40 4.80
SISAL 1.75 3.50 5.00
PLANETWIN365 1.70 3.55 5.00
SNAI 1.75 3.45 4.75

LR24

Rizzitelli: “Alla Roma serve un bomber, mi aspettavo di più da Dovbyk. Pellegrini? Lo vedo spento, spero si riprenda. Dopo Ranieri vorrei Ancelotti”

IL ROMANISTA (I. SAVELLI) – Ruggiero Rizzitelli, ex calciatore della Roma, ha rilasciato un’intervista al quotidiano a tinte giallorosse e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla sua avventura nel club capitolino, su Lorenzo Pellegrini e Artem Dovbyk e sul futuro allenatore. Ecco le sue parole.

Tutti dicono che il calcio è cambiato…
«Assolutamente, è cambiato tutto. Ai miei tempi il presidente era tifoso, era presente, era il padre, era la persona che aveva le chiavi di Trigoria e metteva a posto, spegneva la luce. Ho detto tutto in poche parole, non credo si debba aggiungere altro. Quando vedi un presidente che ti spegne la luce, è come quando papà ti sgrida perché stai consumando inutilmente. Tutte cose oggi impensabili». […]

Il tuo primo anno con la Roma di Radice al Flaminio e un’alchimia speciale con i tifosi.
«Viola aveva fatto con Ottavio Bianchi ma il Napoli non gli ha dato il nulla osta, così è arrivato il mitico Gigi Radice ed è stato amore a prima vista. Lui, il pubblico, la squadra, i tifosi, la società. E poi il catino del Flaminio che diventò quello che aspettiamo da anni, lo stadio della Roma. Senza pista, con la gente che era veramente attaccata e ci trascinava, non si sentivano solo le urla ma anche i respiri, i nostri e quelli della gente sugli spalti. Ci siamo esaltati uno con l’altro, Radice è diventato un super tifoso, fu una stagione bellissima. Bellissima».

L’anno dopo avete provato a convincere Viola a tenere Radice?
«No, perché c’era già un contratto in essere con Bianchi. Ma siccome si era creata questa simbiosi incredibile tra allenatore, giocatori e staff, eravamo tutti amici nel senso profondo del termine, Radice nonostante avesse tantissime richieste, non firmava con nessuno perché era della Roma e voleva restare a Roma. Mi ricordo che d’estate mi chiamò Cazzaniga, il suo secondo, per chiedermi di aiutarlo a convincere Gigi ad accettare il fatto che la Roma aveva un nuovo allenatore. Capisci che pazzia per la Roma avesse travolto Radice? Accettò un’altra squadra solo dopo la presentazione di Bianchi, pensa com’era quel calcio, quanta passione aveva dentro».

Il gol nel derby arriva nella stagione 91-92, pareggi quello di Riedle. Te lo ricordi naturalmente.
«Madonna se me lo ricordo… Ormai ero diventato tifoso della Roma quindi non mi sembrava più di essere un calciatore, ma uno della curva sud. Sappiamo tutti che quando perdi un derby il giorno dopo stai rinchiuso in casa, non vai nemmeno a lavorare. Vedevo che l’orologio andava avanti, i minuti passavano. Ti giuro, dentro al campo mi sono detto: “Domani tutta quella gente non va in giro a farsi deridere”. Poi è arrivata questa palla a campanile di Tommasino Haessler e ho saltato più di Bergodi che mi dava 20 centimetri: è stato il gol di un tifoso che libera gli altri tifosi e permette loro di riprendere la vita normale. Noi eravamo così, se perdevi il derby non si usciva di casa».

Hai vissuto lo stadio intero che fischiava Mihajlovic, ora sta accadendo una cosa simile a Pellegrini.
«Fa parte del calcio e in questi casi solo il giocatore puoi venirne fuori. Anche io ho affrontato momenti critici nei quali la gente contestava, ti può essere d’aiuto lo spogliatoio, un abbraccio di un compagno, ma se ne esce da soli e quello che decide è il campo. La gente ti valuta per quello che dimostri in partita».

Secondo te il suo ciclo è finito?
«Non lo so, sembrerebbe di sì, però nel calcio basta veramente poco per cambiare tutto. Mi auguro che Pellegrini romano, capitano della Roma, tifoso della Roma, faccia vedere che ha voglia di rimanere, di ribaltare la situazione facendo quello che fino ad ora, purtroppo, non ha fatto. Io lo vedo spento nelle movenze, nella faccia, nello sguardo, sembra quasi si sia rassegnato e non è una bella cosa».

Hai raccontato tante volte dei problemi con Mazzone ma prima di andare via lo hai aiutato parecchio.
«Ecco, come ti dicevo in poche partite può cambiare tutto. Io ero fuori rosa poi a un certo punto Sensi ci chiama entrambi e ci dice: “Non esiste Rizzitelli, non esiste Mazzone, c’è solo la Roma, poi a fine anno ognuno per la sua strada”. Non aspettavo altro e in quattro, cinque partite ho fatto tre o quattro gol e abbiamo sfiorato la qualificazione alla coppa Uefa. Ecco cosa può succedere improvvisamente non solo in un campionato, ma nella vita personale. Poi Mazzone è rimasto e io sono andato via, anche se in realtà abbiamo litigato solo una volta. Lui era sicuro che noi “senatori” decidessimo tutto, facessimo la formazione. Poteva entrare nello spogliatoio, guardare con i suoi occhi e poi giudicare; invece, ha scelto di andare a priori dietro al sentito dire e sai bene che a Roma ne girano di tutti i tipi».

Vai al Torino e diventi l’uomo derby.
«Avessi segnato a Roma tutti quei gol ero al posto del Papa, però il Toro mi ha dato tanto. Mia moglie mi diceva che ero un pazzo, che non potevo lasciare la Roma per come mi era entrata dentro, ma non c’erano le condizioni per rimanere. Sapevo che non avrei provato le stesse emozioni, ma quando ho capito con quale passione i tifosi seguissero la squadra, ho ritrovato voglia e stimoli». […]

Mi dai il podio dei tuoi tre compagni più forti?
«Al primo posto Totti. Ora, io l’ho visto ragazzino esordire al mio posto ma Francesco mi dava già l’impressione di essere un campione perché oltre alle qualità tecniche, aveva una personalità incredibile. A quell’epoca ai primavera che il giovedì facevano la partitella con la prima squadra correndo di qua e di là, i vari Oddi, Nela, Manfredonia, Collovati, davano delle randellate incredibili, uno ringhiava e l’altro li alzava. Li minacciavano e l’allenatore non diceva nulla perché c’era il nonnismo, come tra i militari. Beh, l’unico che se ne fregava, che faceva dribbling, giocate, tunnel su tunnel, era Totti. Più gli menavano, più continuava senza alcuna paura. Come dicono i napoletani aveva la cazzimma ed è arrivato dove sappiamo. Al secondo posto metto Rudi Voeller che è stato campione in tutti i sensi, non solo del mondo. Io che ero ragazzo correvo per lui, ma quando ero stanco con i crampi anche al cervello, lui mi guardava e mi diceva: “Ruggiero, adesso corro io per te, vai avanti”. Capisci? Invece che rivolgersi all’allenatore per dirgli di sostituirmi, mi faceva stare quei 5-6 minuti davanti per respirare. Un grandissimo, uno di quei giocatori che ti esaltano veramente. E poi metto il nostro Bruno Conti, ragazzi che fenomeno. Io che ero uscito di casa con le bandiere dell’Italia sull’auto scoperta dopo la finale di Spagna ’82, me lo sono trovato nello spogliatoio. Ti giuro, all’inizio gli davo del lei perché oh, Bruno Conti il campione del mondo è mio compagno di squadra. È una delle cose bellissime che mi porto dentro».

Che giocatore serve assolutamente alla Roma l’anno prossimo?
«Un bomber, perché da Dovbyk mi aspettavo molto più. All’inizio non aveva fatto neanche tanto male, ma ora mi sembra un pesce fuori dall’acqua: non partecipa, non si fa vedere, non dà profondità, non è cattivo. Shomurodov che ha molte meno qualità, lotta, combatte, quando entra ci mette l’anima, cose che non vedo in Dovbyk. Mi dispiace, ma lì davanti ci serve qualcuno che sia un leader e faccia venti gol, perché puoi giocare bene al calcio quanto ti pare, però se non la butti dentro non vai da nessuna parte».

Al nuovo allenatore ci hai pensato?
«Veramente no, ma intanto diciamo grazie a Ranieri perché si è preso questa patata bollente e ne sta venendo fuori alla grande, guarda che io ero veramente preoccupato per come stavano andando le cose. Poi se devo dire un nome tra quelli che sento circolare, dico Ancelotti che è un grande allenatore e conosce Roma. Ma attenzione, per fare una grande squadra servono grandi giocatori, altrimenti anche Ancelotti dopo tre mesi verrebbe contestato».

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Nuno Campos: “A Roma aspettative troppo alte. I tifosi vogliono sempre vincere nonostante i soli 3 Scudetti, è un po’ irrealistico…”

ZEROZERO.PT – Nuno Campos, ex vice allenatore di Paulo Fonseca ai tempi della Roma, ha rilasciato un’intervista al portale portoghese e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla sua avventura nella Capitale e sulla sfida di Europa League tra i giallorossi e il Porto. Ecco le sue parole.

L’avventura alla Roma?
“È un club con una tifoseria fervente e c’è pressione grande mediatica. I tifosi hanno fame di titoli poiché non vincono da molti anni. La gente pensa che la Roma debba essere sempre campione, anche se ha vinto solo tre Scudetti nella sua storia. Al momento è un po’ irrealistico… Tutti si aspettano il massimo dalla squadra, ma credo che in questo momento il massimo sia portare la squadra in Champions League. Ci sono radio, televisioni e media che parlano di Roma 24 ore su 24  e questo mette sotto pressione il processo decisionale del club. Spesso nei top club in Italia non c’è la pazienza necessaria per aspettare un determinato tipo di lavoro. Noi abbiamo avuto un po’ di tempo, ma la nostra rosa non era forte come altre. All’epoca il club stava per essere venduto, quindi non potevamo fare molti investimenti. C’è stato un cambio di presidente, la società è stata trasformata e anche il ds è andato via a metà stagione. Non c’era la possibilità di costruire una squadra così forte e, nonostante questo, stavamo lottando per il quarto posto. Non è stato facile mantenere la squadra al livello degli altri club. Il nostro stile di gioco ha affascinato la gente, tanto che Paulo Fonseca è andato poi al Milan. Il motto della Roma è vincere sempre, quindi ha scelto di cambiare allenatore e prendere José Mourinho, il cui curriculum parla da solo. Quello che è certo è che con Mourinho sono sorti gli stessi problemi avuti dalla maggior parte degli allenatori. La dimensione del club agli occhi di molti è quella di lottare per obiettivi importanti, ma la squadra non è a quel livello e la gente non capisce. L’allenatore migliora le cose ma non fa miracoli. Le aspettative troppo alte portano all’esonero degli allenatori, all’addio dei direttori sportivi e a volte anche dei presidenti. Nel calcio in generale c’è una pressione mediatica eccessiva legata ai risultati. Quando si cambia l’allenatore ci deve essere il tempo per trasferire le idee e la metodologia di allenamento. Con più tempo a disposizione, i risultati si vedono. Basta guardare l’Atalanta, il cui allenatore è lì da otto o nove anni e ha fatto un lavoro eccezionale perché non pensano ancora di poter competere con i più grandi club italiani. È una questione di aspettative. Nel calcio, con la passione che c’è, nessuno si rende conto che ci vuole tempo. La pressione di dover vincere a tutti i costi fa sì che a volte non si vinca nulla per anni”.

Ranieri?
“Credo che quello che sta succedendo a Roma negli ultimi anni sia normale, perché conosco quella città. È quando qualcuno ha la decisione e il coraggio di andare dall’altra parte che diventa difficile. Ora la Roma ha un allenatore che ha vinto in diversi campionati e che ha un’esperienza fenomenale, ma che allo stesso tempo avrà bisogno di tempo. Ha anche fatto un favore alla società tornando dal ritiro, ma forse a fine stagione, se non si arriva al quarto posto, si cambierà di nuovo. Rinnovare il contratto potrebbe portare di nuovo al successo con il tempo”.

Roma-Porto?
“I tifosi della Roma danno più importanza alle partite di campionato rispetto a quelle europee. In ogni caso, credo che l’atmosfera sarà spettacolare, soprattutto in Curva Sud, che ti spinge a vincere le partite. Sono molto caldi e sostengono sempre la squadra. Conosco molti stadi al mondo, ma questo è uno dei più belli. L’Olimpico merita di essere visto e vissuto. Credo che il Porto farà una partita in cui metterà la Roma sotto pressione. Conosco bene l’allenatore ed è molto bravo, anche se avrà bisogno di tempo. Ha molta esperienza, nonostante la giovane età, e molta capacità di far giocare bene la squadra. È un allenatore a cui piace pressare alto e se la partita non dovesse girare nel verso giusto per la Roma, potrebbe essere una grande occasione per il Porto. La Roma ha giocato un’ottima partita contro il Milan di Sérgio Conceição ed è riuscita a contrastare la pressione nonostante il risultato. Sono due squadre che daranno spettacolo con allenatori molto bravi dal punto di vista tattico”.

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Besiktas, Immobile e l’incontro con Mourinho in Turchia: “Ci siamo salutati con rispetto”

RADIO SEI – Ciro Immobile, ex centravanti della Lazio e attualmente in forza al Besiktas, è intervenuto come ospite alla trasmissione dell’emittente radiofonica biancoceleste e tra i vari temi trattati si è soffermato sul suo rapporto con José Mourinho. Dopo aver lasciato la Capitale, i due si sono infatti incontrati nuovamente in Turchia in occasione della partita tra Besiktas e Fenerbahce. Ecco le sue parole.

Hai incrociato Mourinho? Vi siete parlati?
“Sì, abbiamo vinto contro il Fenerbahce. Ci siamo solo salutati con rispetto, nient’altro”. 

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AS Roma, anche la CFO Rabuano verso l’addio: atteso a Trigoria l’arrivo di Ana Dunkel del Friedkin Group

La Roma si prepara a un ulteriore cambio all’interno dell’organigramma societario. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del quotidiano, anche Anna Rabuano sarebbe vicina all’addio: la Chief Financial Officer paga il cappio del Fair Play Finanziario. Per capire al meglio quanto stia accadendo e valutare la situazione da vicino è atteso a Trigoria l’arrivo di Ana Dunkel, la quale ricopre la stessa posizione all’interno del Friedkin Group. La dirigente, che ha lavorato per ben 17 anni alla JP Morgan Chase & Co., fa già parte del board della Roma dall’agosto del 2020 e dell’Everton. Inoltre è tornato da qualche giorno anche Ed Shipley, amico e braccio destro di Dan Friedkin.

(La Repubblica)

ROMA-PORTO: le probabili formazioni dei quotidiani. Tornano Hummels, Pellegrini e Angelino dal 1′, El Shaarawy sostituirà Saelemaekers

Alle 18:45, la Roma di Claudio Ranieri sfiderà il Porto nel ritorno dei playoff di Europa League. Si riparte dall’1-1 dell’andata e i giallorossi davanti ai propri tifosi non possono sbagliare. Per l’occasione, il tecnico ha scelto i migliori. In difesa torna Mats Hummels, dopo un paio di partite di pausa, e sarà affiancato dagli instancabili Mancini e Ndicka. Per sostituire lo squalificato Saelemaekers il ballottaggio è aperto tra Celik, Rensch ed El Shaarawy, con quest’ultimo in vantaggio. In mezzo al campo gli intoccabili Koné e Paredes, mentre a sinistra torna Angelino. Davanti insieme a Dybala e Dovbyk, dovrebbe giocare Lorenzo Pellegrini. Ma, non è esclusa la presenza di Pisilli.

LE PROBABILI FORMAZIONI DEI PRINCIPALI QUOTIDIANI

CORRIERE DELLO SPORT: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes, Angelino; Dybala, Pellegrini; Dovbyk.

GAZZETTA DELLO SPORT: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes; Angelino; Dybala, Pellegrini; Dovbyk.

IL MESSAGGERO: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes, Angelino; Dybala, Pellegrini.

IL TEMPO: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes, Angelino; Dybala, Pellegrini, Dovbyk.

IL ROMANISTA: Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; El Shaarawy, Koné, Paredes, Angelino; Dybala, Pellegrini, Dovbyk.

Non parlate di vessillo

IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – Non v’azzardate a parlare di vessillo solo perché abbiamo a che fare col Porto. È un sedicesimo di finale di Europa League, non uno Scudetto a cui mancavano 3 partite e 41 anni. Questa notte è la stessa con l’Eintracht, solo molto più difficile, ma in palio c’è lo stesso dovere di andare avanti in una coppa che i romanisti sentono “loro”. […] Oggi c’è Roma-Porto. Noi siamo un po’ il loro Feyenoord o loro per noi il nostro Liverpool: ci hanno eliminato tre volte su tre e almeno due volte eravamo più forti noi. Hanno stufato, so pure antipatici, hanno i colori e le amicizie sbagliate. È l’ora di mandarli a casa. […] Da ieri sappiamo che i giocatori lavorano con il sorriso e che si sento una famiglia: bene, ne prendiamo atto e sorridiamo anche noi, ma pure quando eravate tristi dovevate giocare a pallone. Nessun porto, siamo in mare aperto, con la bussola di Ranieri per superare scogli e onde da superare per arrivare dall’altra parte che si chiama Bilbao. […]

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Torna Hummels, El Shaarawy sulla destra

IL TEMPO (M. CIRULLI) – Hummels pronto a riprendersi la difesa, Celik insidia El Shaarawy. A poche ore dal calcio d’inizio della sfida con il Porto, Ranieri deve ancora sciogliere gli ultimi dubbi di formazione, a partire dal reparto arretrato, dove Hummels potrebbe ritrovare una maglia da titolare. Nonostante il tedesco abbia riposato nelle ultime tre partite, il tecnico giallorosso potrebbe confermare il terzetto difensivo visto una settimana fa a Oporto, schierando Celik sul centro-destra. Il turco rappresenta un’opzione anche per la fascia destra, dove mancherà Saelemaekers, squalificato. In quella zona di campo potrebbe agire El Shaarawy, ma attenzione alla sorpresa Soulé. Ballottaggi aperti anche a centrocampo, dove Pellegrini e Pisilli si contendono una maglia da titolare. In attacco, dopo aver riposato in Serie A, torneranno Dybala e Dovbyk.

Notte da Roma

IL TEMPO (L. PES) – Tornano le notti europee dell’Olimpico che negli ultimi anni hanno fatto sognare i tifosi della Roma. Una gara da dentro o fuori che i giallorossi si giocano davanti al proprio pubblico senza rimonte o imprese. Contro il Porto si riparte dall’esatta parità del Do Dragao. […] La gente della Roma è pronta a sostenere la squadra per novanta minuti e oltre se servirà. Nessuna chiamata alle armi da parte di Ranieri. Solito approccio soft e tanta concentrazione in vista di una serata cruciale. […] Tutti a disposizione, Hummels compreso, e tutti utilizzabili nel ruolo di esterno destro. […] Sarà la Roma dei migliori col rientro di Dybala e del tedesco e la fiducia a Dovbyk. Nessun calcolo rispetto agli eventuali ottavi in tema squalifiche. L’obiettivo resta uno solo: qualificarsi e festeggiare con i tifosi.