Serie A, Lecce-Udinese 0-1: Lucca segna il rigore dopo la lite con i compagni. E Runjaic lo sostituisce (VIDEO)

La 26esima giornata di campionato si apre con la vittoria dell’Udinese contro il Lecce: al Via del Mare termina 1-0 per i bianconeri. Al 32′ Lorenzo Lucca si rende protagonista di un episodio clamoroso: l’arbitro concede calcio di rigore e l’attaccante prende il pallone per battere il penalty tra le discussioni con i compagni e soprattutto con Thauvin, che avrebbe dovuto tirare il rigore. Lucca, ammonito anche dal direttore di gara, segna dal dischetto e non viene abbracciato dai compagni dopo il vantaggio dei bianconeri. A seguire, al 36′, il tecnico bianconero Runjaic lo sostituisce mandando in campo Iker Bravo.

Con questo successo l’Udinese raggiunge quota 36 punti, mentre il Lecce resta a 25.

Instagram: i Friedkin celebrano l’All Associates Day. E spuntano le maglie di Dybala e Pellegrini (FOTO)

Il Friedkin Group ha celebrato nei giorni scorsi l’All Associates Day, evento dedicato ai dipendenti. E durante la festa i dipendenti hanno indossato le maglie della Roma e dell’Everton, tra le quali spiccano quelle di Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini. “La scorsa settimana abbiamo celebrato All Associates Day, in onore degli incredibili compagni di squadra che rendono la famiglia Friedkin quello che è! Dai traguardi raggiunti in maglie personalizzate alle amichevoli rivalità – tifosi dell’Everton da una parte e romanisti dall’altra – siamo orgogliosi della passione e dell’unità tra i nostri team globali”, si legge nel post condiviso su Instagram.

 

 

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Instagram, Roma agli ottavi di Europa League e il sorriso di Hummels: “Mood” (FOTO)

Battuto il Porto 3-2 all’Olimpico dopo l’1-1 al do Dragão, la Roma accede agli ottavi di finale di Europa League dove affronterà l’Athletic. Mats Hummels, in panchina sia nella sfida d’andata sia di ritorno con il Porto, sorride per il passaggio del turno condividendo su Instagram uno scatto che lo ritrae sorridente nel corso dell’allenamento odierno a Trigoria: “Mood”.

Inter, Ausilio: “A gennaio qualcosa dalla Roma per Frattesi. Dopo la stagione faremo le valutazioni, ma lo vorrei qui per tanto tempo” (VIDEO)

SPORTMEDIASET – In esclusiva ai microfoni del canale sportivo il ds dell’Inter, Piero Ausilio, ha rilasciato un’intervista in cui ha parlato anche di Davide Frattesi, accostato nuovamente alla Roma nel mercato invernale scorso.“Frattesi ha un contratto ancora lungo, so benissimo che nella sua testa e per la qualità che ha sia giusta l’aspettativa di giocare di più. A gennaio sapevamo di qualche interesse di qualche squadra, in particolare che da Roma ci sia stato qualcosa verso il ragazzo, ma dopo esserci confrontati gli abbiamo fatto capire che nell’Inter ci potesse essere un presente importante e soprattutto un futuro – le parole del direttore sportivo nerazzurro -. Giocare nell’Inter vuol dire giocare per vincere uno scudetto, per essere competitivi in Champions League, c’è ancora la Coppa Italia. Sono convinto che farà bene nell’Inter e in Nazionle. Finita la stagione, a giugno, ci metteremo serenamente a fare valutazioni ma voglio ancora pensare a Frattesi all’Inter per tanto tempo”.

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Serie A, anticipi e posticipi dalla 27esima alla 29esima giornata: Como e Empoli alle 18, Cagliari alle 15

La Lega Serie A ha reso noti date e orari per i match dalla 27esima alla 29esima giornata. La Roma di Claudio Ranieri giocherà domenica 2 marzo alle 18:00 contro il Como allo Stadio Olimpico, contro l’Empoli in trasferta domenica 9 marzo alle 18:00 e infine domenica 16 marzo alle 15:00 in casa contro il Cagliari.

(legaseriea.it)

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Europa League, gli orari degli ottavi con l’Athletic Bilbao: andata alle 21:00, ritorno alle 18:45 (FOTO)

L’urna di Nyon ha decretato che agli ottavi di Europa League, la sfida sarà tra Roma ed Athletic Bilbao. L’andata del match contro i baschi si disputerà all’Olimpico, mentre, il ritorno al San Mames. La prima gara è fissata alle 21:00, la seconda alle 18:45.

(uefa.com)

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La Roma ritrova l’Athletic Club di Valverde e dei fratelli Williams: difesa solida, ripartenze e il fortino San Mames

LAROMA24.IT (Emanuele Polzella) – Sarà l’Athletic Club l’avversario della Roma agli ottavi di finale di Europa League. La partita di andata si giocherà allo Stadio Olimpico il 6 marzo alle ore 21, mentre il ritorno andrà in scena una settimana dopo al San Mames alle 18:45. Nonostante i giallorossi abbiano evitato il temibile Derby della Capitale contro la Lazio, sarà un doppio confronto molto delicato: “Questa sfida è una delle più affascinanti per chi fa questo mestiere – le parole di Claudio Ranieri -. Andare nel loro stadio, con quella storia e quel senso di appartenenza, non è mai facile. L’Athletic è una squadra molto forte”.

Le due compagini si conoscono molto bene, dato che si sono già affrontate proprio in questa stagione in occasione della prima giornata della ‘fase campionato’ di Europa League: il match, giocatosi il 26 settembre 2024 all’Olimpico, si è concluso con il risultato di 1-1 e alla rete realizzata da Artem Dovbyk rispose Aitor Paredes. L’altro precedente risale all’amichevole disputata nell’estate del 2019 e terminata 2-2 con i gol di Aleksandar Kolarov e Lorenzo Pellegrini.

La stagione dell’Athletic Bilbao: -6 dalla vetta in Liga, secondo in Europa League e il deludente cammino nelle coppe nazionali

L’Athletic Club di Ernesto Valverde sta vivendo una stagione davvero positiva, caratterizzata da molti alti e pochissimi bassi. I baschi si trovano infatti al quarto posto in classifica in Liga con 45 punti in 24 partite e sono soltanto a -5 dall’Atletico Madrid terzo e a -6 dall’accoppiata in vetta composta da Real Madrid e Barcellona. Da sottolineare il dato delle sole tre sconfitte e l’ultima risale al 6 ottobre (2-1 contro il Girona). Per trovare un ko al San Mames bisogna tornare addirittura al 31 agosto (0-1 contro l’Atleti). Inoltre in campionato i biancorossi hanno il quinto miglior attacco (37 reti) e la terza difesa (appena 21 gol subiti).

In Europa League il rendimento della squadra spagnola è ancora più elevato: secondo posto in classifica con 19 punti (gli stessi della Lazio capolista e sette in più rispetto alla Roma) e quattro successi in altrettante partite in casa (unica a riuscirci in tutta la competizione). Nelle otto gare della ‘fase campionato’ ha battuto AZ Alkmaar (2-0), Slavia Praga (1-0), Ludogorets (1-2), Elfsborg (3-0), Fenerbahce (0-2) e Viktoria Plzen (3-1), pareggiato con la Roma (1-1) e perso contro il Besiktas (4-1). Grazie allo splendido percorso europeo gli uomini di Valverde hanno strappato il pass per gli ottavi evitando i playoff e ottenendo nel sorteggio la posizione di testa di serie.

Deludente, invece, il percorso dell’Athletic nelle coppe nazionali: eliminato agli ottavi dall’Osasuna in Coppa del Re e sconfitto in semifinale di Supercoppa di Spagna dal Barcellona.

L’identità basca, l’incubo Roma per Valverde e le stelle in rosa: tutto ciò che c’è da sapere sull’Athletic Club

L’Athletic Club è una società unica al mondo poiché si comporta come se fosse una nazionale. Il fortissimo sentimento di appartenenza che caratterizza i Paesi Baschi si riflette anche nella costruzione della squadra, che avviene seguendo una regola ben precisa: si possono tesserare soltanto giocatori nati nella regione o stranieri cresciuti rigorosamente nel settore giovanile del club.

Al comando della squadra c’è Ernesto Valverde, leggenda dell’Athletic con 176 partite da calciatore e 430 da allenatore nei suoi tre mandati (2003-2005, 2013-2017 e dal 2022 ad oggi). Il tecnico nato a Viandar de la Vera conosce molto bene la Roma, ma i giallorossi rappresentano il suo incubo: fu proprio lui infatti l’allenatore del Barcellona in occasione della storica rimonta dei capitolini nei quarti di finale di Champions League 2017/18, quando le reti di Edin Dzeko, Daniele De Rossi e Konstantinos Manolas ribaltarono il 4-1 del Camp Nou con un clamoroso 3-0 allo Stadio Olimpico. 

Parlando della rosa, invece, figurano nomi di alto livello a partire dal portiere Unai Simon fino ad arrivare a Nico Williams, eroi assoluti della vittoria di EURO2024 con la Spagna. Alla spedizione partecipò anche Daniel Vivian, ma scese in campo per appena 122 minuti. Sulla trequarti spicca la grandissima qualità di Oihan Sancet, il quale ha rifiutato tutte le proposte dei top club per firmare un rinnovo praticamente a vita con l’Athletic fino al 30 giugno 2032. Abilissimo negli inserimenti all’interno dell’area di rigore, ha già messo a referto ben 13 gol in stagione ed è il capocannoniere della squadra nonostante non sia un attaccante. Gli esterni offensivi sono i due fratelli Nico e Inaki Williams: il primo è il talento più brillante e segnò nella finale dell’Europeo contro l’Inghilterra (anche se nell’annata attuale non sta particolarmente brillando), mentre il secondo è nel club basco da sempre ed è a quota 455 presenze con questa maglia. Entrambi sono rapidissimi e puntano molto su dribbling e soprattutto accelerazioni, fattori a cui la Roma dovrà prestare particolare attenzione. Inoltre nella batteria delle ali c’è anche una vecchia conoscenza del calcio italiano e si tratta di Alex Berenguer, ex calciatore del Torino. La punta è Gorka Guruzeta, il quale impegnerà i centrali giallorossi nel gioco aereo a causa del suo fisico imponente (è alto 188 centimetri). L’attaccante viene usato come boa per far salire la squadra e favorire gli inserimenti degli esterni, motivo per cui non ha numeri offensivi da goleador (solo 6 gol in 33 partite).

L’Athletic ha quindi una rosa ricca di talento e formata da un mix di giovani davvero  interessanti (Unai Gomez, Mikel Jauregizar e Benat Prados) e leader più esperti (i trentacinquenni Oscar De Marcos e Yuri Berchiche). Per quanto riguarda lo stile di gioco, i punti di forza dell’inconfondibile 4-2-3-1 di Valverde sono le ripartenze supersoniche in contropiede (un aspetto su cui la Roma soffre tantissimo), l’intensità, i cross per il gigante Guruzeta o per l’inserimento di Sancet e anche una grande solidità difensiva.

La Roma sarà quindi attesa da un doppio confronto durissimo e giocare la sfida di ritorno al San Mames, stadio in cui si disputerà la finale dell’Europa League (può ospitare oltre 50.000 spettatori), sarà sicuramente uno stimolo in più per l’Athletic Club: “La possibilità di giocare la finale nel proprio stadio darà loro una motivazione extra – il commento di Florent Ghisolfi. Ma noi siamo la Roma, un Club con un’identità altrettanto forte, una storia europea importante e un gruppo che sa affrontare le sfide con personalità e ambizione. Siamo pronti a giocarcela con determinazione e il desiderio di portare la Roma il più lontano possibile in questa competizione”.

Bove: “Futuro? Il mio obiettivo è tornare a giocare. Non è escluso che possa togliere il defibrillatore. De Rossi? Mi ha messaggiato”

Edoardo Bove torna a parlare del malore che lo ha colpito sul campo dell’Artemio Franchi durante il match tra Fiorentina ed Inter. L’ex centrocampista della Roma si è confidato alla rivista statunitense Vanity Fair, raccontando il delicato momento della sua vita e spendendo anche qualche parola sul suo futuro.

Che ricordi ha di quel primo dicembre, di quel diciassettesimo minuto?
“Ricordo davvero poco, che ero in campo e che a un certo punto ha cominciato a girarmi la testa come quando ti alzi troppo velocemente dal letto, ho avvertito una sensazione di spossatezza… e basta. Non ricordo di essere caduto. Mi sono risvegliato in ospedale, toccandomi le gambe perché pensavo mi fosse successo qualcosa al ginocchio, un incidente. Per me, all’inizio, non è stato difficile come per i miei cari: io non capivo nemmeno la gravità della situazione, pensavo di essere semplicemente svenuto. Loro invece sapevano di avere corso il rischio perdere un figlio, un amico, o di potermi rivedere in condizioni… brutte”.

E ricorda qualche sensazione dei minuti in cui ha perso coscienza?
“No, il nulla. Mi hanno raccontato, però, che quando ero in ambulanza ho fatto un po’ di casino: gridavo, mi dimenavo, dicevo cose a caso. Ho urlato “Fiorentina” fortissimo. Mi hanno dovuto legare”.

Ha rivisto le immagini di quando si è sentito male?
“Subito, su Instagram. Preferisco prenderle di petto le situazioni, reagire immediatamente: se non posso farci niente, mi dico “andiamo avanti, vediamo cosa posso fare subito per stare meglio”. Capire le cause di quello che mi è successo è stato il passo successivo”.

Che cosa ha pensato?
“Sincero? ‘Ammazza che figura di… davanti al mondo intero. Ma non potevi scegliere un altro momento?!’. Era la partita delle 18, quella per il primo posto in classifica, la stavano guardando tutti. Detesto farmi vedere vulnerabile. Subito dopo, però, ho capito di essere stato molto, molto fortunato. Ho rischiato tanto, devo essere grato alla vita perché tutto è successo in un campo di calcio, col soccorso a portata di mano: in 13 minuti ero in ospedale. Non so come sarebbe andata, se fosse successo in un’altra circostanza. Dopo aver metabolizzato, mi sono sentito la persona più felice del mondo”.

Ha capito da solo che sarebbe potuto morire?
“No, me l’hanno detto”.

E qual è stata la sua reazione?
“Inizialmente mi hanno prospettato una situazione persino più grave di quanto realmente fosse. Ma lì per lì ero semplicemente contento di essere vivo. Era destino che andasse così, che mi salvassi. Non c’è altra spiegazione”.

Si è chiesto «perché proprio a me»?
“Certo. E anche ‘perché proprio nel momento migliore della mia carriera?'”.

Che cosa si è risposto?
“Mi reputo una persona buona, che rispetta sempre tutti, non ho fatto male a nessuno. A quelle domande non ci sarà mai una risposta”.

Ha passato 12 giorni in ospedale.
“Stavo bene, ero tranquillo. Ma vedevo la preoccupazione e la sofferenza negli occhi delle persone che mi vogliono bene. Sono un personaggio pubblico, sono abituato all’attenzione mediatica, anche alle notizie prive di ogni fondamento. Loro no. Hanno scritto qualsiasi cosa: che non sarei più potuto tornare a giocare, che mi sarei operato un certo tal giorno… Mia nonna mi ha chiesto: ‘Ma come, ti operi domani e non mi dici niente?'”.

Le ha fatto male?
“Sì, certi titoli, la ricerca dello scoop a tutti i costi. A un certo punto ho smesso di leggere i giornali”.

Come è andata, quando è uscito dall’ospedale?
“All’inizio ho saputo reagire con forza. Ma poi è arrivata anche la tristezza: mi sono buttato giù, non volevo vedere nessuno, non volevo fare niente. Non avevo voglia”.

Credo sia normale, ma lei come se lo spiega?
“Sono un po’ ossessionato dal controllo, una delle mie più grandi paure è perdere quello della situazione. Non ho potuto controllare ciò che mi è successo, e quindi, sotto sotto, già ero arrabbiato per quello. E poi, in questo momento, mi sento completamente in balia degli eventi, impotente”.

Era arrabbiato con se stesso?
“Lo sono ancora, un po’. Mi viene da chiedere al mio cuore: ‘Ma che scherzetto mi hai fatto, ma ce n’era proprio bisogno?'”.

E che cosa le ha risposto il suo cuore?
“Sto ancora cercando la risposta, è un’analisi che sto facendo dentro di me. Dal punto di vista medico c’è certamente una causa scatenante, ma ancora la dobbiamo capire fino in fondo. Sto facendo dei controlli, e altri ne farò ancora. Su questo fronte sono positivo e tranquillo. Però…”.

Quanto è importante il calcio nella sua vita?
“È uno dei miei più grandi amori. C’è quello per la mia famiglia, quello per la mia fidanzata e quello per il calcio”.

Ora è completamente fermo: le manca?
“Tantissimo. Non solo quello della serie A, mi manca proprio giocare con gli amici. Non poter giocare è stato come perdere il mio amore più grande, posso spiegarglielo solo così. Adesso la sfida è provare a continuare a essere me stesso, sapendo però di avere perso una parte importante di me”.

Ha ancora paura?
“Mi fa paura non avere, per la prima volta nella mia vita, una routine. Non ho uno schema da seguire, posso fare quello che voglio. Prima, mi svegliavo la mattina e sapevo che il mio obiettivo era allenarmi. Ora faccio 200mila cose in più, anche più importanti, ma arrivo a sera e mi chiedo: ma che ho fatto oggi? Non sono appagato allo stesso modo”.

Non si starà rattristando?
“Ma no, zero. So che questo è un periodo, una condizione temporanea. Il mio obiettivo è tornare a giocare a giugno”.

E come farà?
“Eh. Ho ancora qualche visita da fare, i medici devono incrociare tutti i dati”.

E poi? Ora ha un defibrillatore sottocutaneo in grado di rilevare il battito cardiaco irregolare ed erogare uno shock salvavita per riportarne il ritmo alla normalità.
“Se si decide di mantenerlo, in Italia non potrò giocare: qui da noi la salute viene prima dell’individuo, e non sto dicendo che sia una regola sbagliata. Ma all’estero sì, praticamente ovunque. Gliel’ho detto, il calcio è troppo importante per me, non posso permettere a me stesso di mollare così. Io ci riprovo, senza ombra di dubbio. Vedrò anche come starò: se avrò paura, se non sarò tranquillo… allora cambierà tutto”.

Sta pensando di giocare all’estero?
“Per come stanno le cose adesso, sì. Però non escludo affatto di poter togliere il defibrillatore: i medici mi stanno dicendo che c’è questa possibilità”.

In che città non le dispiacerebbe trasferirsi?
“Mi è sempre piaciuta Londra. E poi il campionato inglese è molto competitivo”.

Daniele De Rossi l’ha messaggiata?
“Eh sì, certo! Mi sarei arrabbiato se non l’avesse fatto”.

E Totti?
“Lui no”.

José Mourinho, suo grande sostenitore, l’ha definita un «cane malato». Voleva essere un complimento?
“Sì, anche se uscito male. So che mi vuole bene”.

Ha anche detto: “Sembra un trentenne”.
“Anche quello era un complimento. Non parlava mica del mio aspetto fisico”.

Si sente più maturo rispetto ai suoi 22 anni?
“Sono sincero: no”.

Allora Mourinho sbagliava.
“Lui parlava di certi miei comportamenti un po’ noiosi, un po’ pedanti”.

Che cosa riesce a immaginare, oggi, per il suo futuro?
“È molto semplice, sono due gli scenari. Il primo: continuo a giocare a calcio. Il secondo: nel caso in cui non potessi più farlo, lotterei per per trovare un nuovo fuoco dentro di me, che mi possa rendere sereno. Quella è la cosa più importante. Il giorno in cui andando ad allenarmi non mi sentissi più felice, sarei il primo a dire ‘ciao a tutti'”.

Su quale di questi due scenari scommetterebbe?
“Ma non c’è dubbio, io giocherò a calcio”.

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Roma-Monza: non ci sarà la conferenza stampa di Ranieri

Dopo la bella vittoria ottenuta contro il Porto ai playoff di Europa League, la Roma ricomincia a pensare al campionato. Nel posticipo del lunedì sera, allo stadio Olimpico arriva il fanalino di coda Monza fresco di cambio in panchina. Come di consueto quando ci sono le partite infrasettimanali, Claudio Ranieri non interverrà in conferenza stampa per presentare il match contro i brianzoli.

MATERA: “La Roma deve affrontare un cammino da Champions” – CAPUANO: “Spero che Ryan Friedkin abbia capito di dover mantenere le promesse”

All’interno delle trasmissioni delle emittenti radiofoniche della Capitale l’argomento principale è la vittoria della Roma per 3-2 contro il Porto, che è valsa la qualificazione agli ottavi di finale contro l’Atheltic Club. Protagonista della serata Paulo Dybala, autore di una splendida doppietta: “Oggi più che mai bisogna ricordare chi sosteneva che la Joya fosse un peso e che rubasse lo stipendio…”, la frecciatina di Mario Corsi. Giampiero Maini, invece, si sofferma su Eldor Shomurodov: “In questo momento l’uzbeko è più funzionale di Dovbyk”. “Se Ranieri avesse avuto la squadra in mano dall’inizio dell’anno, magari avrebbe fatto anche qualche punto in più”, dice Fernando Orsi.

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Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto“, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.

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Nel complesso, Ranieri sta facendo bene con quello che ha a disposizione. Se avesse avuto la squadra in mano dall’inizio dell’anno, magari avrebbe fatto anche qualche punto in più (FERNANDO ORSI, Radio Radio 104.5. Mattino – Sport e News)

Dybala è il sogno e un sogno non si vende (PIERO TORRI, Manà Manà Sport Roma, 90.9)

In questo momento Shomurodov è più funzionale di Dovbyk. Non dico che sarebbe andata diversamente la partita con l’ucraino ma forse Dybala non avrebbe giocato in questo modo… (GIAMPIERO MAINI, Manà Manà Sport Roma, 90.9)

Su questi livelli fisici, onestamente, Dybala non lo vedevo da 7-8 anni (MARCO VALERIO ROSSOMANDOManà Manà Sport Roma, 90.9)

Cominciamo a far sentire male qualcuno, soprattutto gli anti-mourinhani. Oggi più che mai bisogna ricordare chi sosteneva che Dybala fosse un peso e che rubasse lo stipendio. L’ho sentito dire da alcuni ‘tifosi’ e giornalisti, e la realtà, come sempre, li sta smentendo. Va anche sottolineato che Dybala è rimasto a Roma a dispetto dei santi, e i santi in questo caso sono stati i vari Friedkin, De Rossi, Ghisolfi e Souloukou che lo volevano mandare via a tutti i costi (MARIO CORSI, Tele Radio Stereo, 92.7, Te la do io Tokyo)


Per arrivare in finale di Europa League la Roma deve affrontare un cammino da Champions (DANIELE MATERARadio Radio, 104.5, Radio Radio lo Sport)

Dybala è il giocatore più forte del campionato (ALESSANDRO VOCALELLIRadio Radio, 104.5, Radio Radio lo Sport)

La Roma deve fare un cammino mostruoso per arrivare in finale di Europa League: la strada è sbarrata, non vedo come questa squadra possa arrivare in fondo. Shomurodov? Lega meglio con Dybala rispetto a Dovbyk (ROBERTO MAIDARadio Radio, 104.5, Radio Radio lo Sport)

La Roma se la può giocare contro l’Athletic. Questo Porto era il più scarso degli ultimi 30 anni (ENRICO CAMELIORadio Radio, 104.5, Radio Radio lo Sport)

La Roma avrebbe dovuto fare di più contro il Porto in 10 (ILARIO DI GIOVAMBATTISTARadio Radio, 104.5, Radio Radio lo Sport)

Dybala era, è e sarà sempre il calcio. Giocare 2 derby in una settimana sarebbe stato umanamente insostenibile: la Roma può superare il turno contro il Bilbao. I giallorossi, per arriva in finale, dovranno cancellare alcuni bug (NICK TERRIACA, Retesport, 104.2)

C’è una Roma con Dybala e poi? E poi è meglio non pensarci. Un genio assoluto, un fenomeno pazzesco, immenso a trascinare i suoi compagni di squadra a questo ottavo di finale. E pensare che qualche teschio disabitato non lo voleva più (MAX LEGGERI, Retesport, 104.2)

Dybala, protagonista assoluto della partita con due autentiche perle e leader indiscusso della propria squadra, ha trascinato la Roma agli ottavi di finale dell’Europa League. Incredibile ma vero: fino a poco tempo fa una parte della tifoseria giallorossa sosteneva che la Joya era il problema della Roma e andava cacciato a calci nel sedere per fare spazio a Soulé (LUIGI ESPOSITO, Retesport, 104.2)

Ryan Friekdin, presente allo stadio, spero abbia capito che le promesse di fare una grande Roma devono essere mantenute (CLAUDIO CAPUANO, Retesport, 104.2)

Preferivo incontrare la Lazio: il Bilbao è tra le favorite dell’Europa League. Ieri la Roma ha fatto una grande partita: Angelino ancora una volta è stato strepitoso (MAURIZIO COPPOLA, Retesport, 104.2)