La serenità che traspare da Trigoria non trova grandi riscontri a Nyon. L’UEFA monitora infatti con attenzione lo sforamento al settlement agreement che la Roma già prevede se non riuscirà a vendere almeno un paio di big nelle ultime 24 ore. l’accordo per rientrare nei paletti del fair play finanziario consente una perdita aggregata massima nei tre anni di 60 milioni. I bilanci degli ultimi due anni (2024 e 2025) hanno evidenziato un miglioramento della situazione: dagli 81,4 milioni di passivo del 2023/24 la Roma è infatti passata ai 53,8 del 2024/25, con una riduzione di 28. Il monte stipendi, nel frattempo, è crollato nel tempo da 189 a 141 milioni. Rielaborati con i criteri UEFA, che toglie dal conteggio una serie di costi considerati virtuosi come le imposte pagate o gli investimenti in infrastrutture, vivaio e femminile, il totale delle perdite dovrebbe già attestarsi a quota 60. Praticamente la Roma è già al limite triennale e non ha ancora considerato le perdite contingenti, che continueranno a essere alte anche perché i ricavi della Champions non sono ancora entrati. Ecco perché ha bisogno di plusvalenze. In queste ore Friedkin avrebbe scartato l’ipotesi di rinviare di un anno la scadenza. La proprietà, un po’ come i tifosi, intende uscire definitivamente da uno schema che ha condizionato in modo pesante la costruzione della rosa. Così, senza cessioni top, bisognerà trattare con l’UEFA. Visti i buoni uffici di Friedkin, che ha un ruolo di rilievo nell’EFC (l’associazione dei club europei), la proprietà conta di cavarsela con una multa salata superiore ai 10 milioni, facendo pesare il percorso virtuoso anche senza raggiungere l’obiettivo immediato. Ma l’UEFA non vuole creare un precedente: le regole del fair play rappresentano una cassaforte per il mantenimento della confederazione, ma sono pure l’architrave che ha provato a reggere un sistema perennemente esposto ai debiti. I rischio di fare figli e figliastri non sarebbe perdonato dagli altri club sotto osservazione.
(corsport)