Celik torna in gruppo già oggi

Allarme rientrato, niente rischio di chiudere in anticipo la stagione:
Celik ci sarà contro la Fiorentina. Gli esami strumentali ai quali si è sottoposto non hanno evidenziato lesioni muscolari. Il laterale turco era uscito nell’intervallo della partita contro il Bologna a causa di un fastidio al flessore che però non è così grave.
Gasperini, dunque, potrà contare su di lui già in giornata, quando la squadra tornerà a sostenere una seduta a Trigoria. Il recupero lampo del turco rappresenta una notizia positiva in vista del rush finale, considerando che sulla corsia destra rappresenta la prima scelta. […]

(corsport)

Mourinho: “Roma è stato il posto più bello della mia carriera. Nessuno deve toccare i tifosi giallorossi”

Vincente, carismatico, empatico, e diritto nella storia della Roma. José Mourinho ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano in cui ha toccato diversi temi e non è mancato un pensiero al suo passato romanista. Il tecnico portoghese ha speso nuovamente parole al miele per la Roma, confermando un amore che nei fatti si è interrotto a gennaio 2024 ma che in realtà non si è mai interrotto.

È cambiato anche il calcio in questi anni…
«È vero: il calcio è un micromondo di questa realtà. Ma, come ho detto, io riesco a divertirmi ancora: mi piace allenare e far migliorare i giocatori, vivere le partite. Questa è la parte migliore, questo è il mondo che difendo: nonostante gli anni passino, non riesco ancora a immaginarmi senza» […]

Parliamo del calcio italiano. Siamo di nuovo nella bufera…
«In realtà io credo che il calcio italiano non sia diverso dagli altri, solo che qui ciclicamente si riesce a investigare e fare pulizia».

Però siamo di nuovo fuori dai Mondiali.
«Quella è un’altra cosa. Qualcuno mi ha chiesto se allenerei la vostra Nazionale: la mia risposta è che non avete bisogno di un tecnico straniero. Avete Allegri, Conte e ne potrei citare altri 5 o 6, non è questo il punto».

E quindi come si fa?
«Vi faccio l’esempio del Portogallo: molte persone si chiedono perché un Paese di 10 milioni di abitanti riesca ad andare ai Mondiali e ad avere tanti giocatori così bravi che finiscono nelle migliori squadre dei campionati in Europa. La risposta è: venite a vedere come vengono organizzati i tornei giovanili, quali sono le condizioni dentro quelle squadre. Basta questo per capire. E, magari, copiare».

Domenica l’Inter potrebbe vincere lo scudetto.
«Mi fa piacere per Chivu, anche se quando lo allenavo non avrei mai pensato che potesse fare l’allenatore. Era un ragazzo per bene e tranquillo, un bravissimo giocatore, però non sembrava un predestinato. È stato intelligente:
ha studiato, ha fatto la gavetta nelle giovanili, ha imparato nel modo giusto. Non è nato allenatore per generazione spontanea».

Mentre in altri casi…
«Confermo: molti oggi vanno in panchina perché sanno vendersi bene. Avere un buon Pr vale più di essere davvero capaci». […]

Perché a Roma è così difficile vincere? «Non so: per me Roma è stato il posto più bello della mia carriera. Non ho mai sentito un ambiente così incredibile intorno a una squadra di calcio, l’Olimpico
sempre pieno, quello che la gente sente per i giocatori. Il livello di esigenza è alto? Non è un dramma, perché poi quando abbiamo vinto la Conference la festa è sta-
ta pazzesca: nemmeno nei trionfi che ho avuto in Champions ho visto delle scene così. Ma la mia Roma è finita».

Perché?
«Non voglio dire altro. Anzi, una cosa: nessuno se la prenda con i tifosi romanisti dicendo che è colpa loro se non si vince. I tifosi giallorossi sono quelli che aiutano la squadra, nessuno li deve toccare».

Ultima cosa: qual è il futuro di José Mourinho? Qualcuno ha scritto il Real Madrid, oppure davvero un giorno la Juventus?
«No, il mio prossimo traguardo è portare il Benfica in Champions. Abbiamo fatto un tragitto straordinario, siamo l’unica squadra che in Europa non ha perso una partita, se vinciamo le prossime 3 partite giocheremo nella coppa più grande d’Europa. Questa è l’unica cosa che sta nella mia testa».

(Il Giornale)


Successivamente José Mourinho è intervenuto a margine della presentazione dello spot di Prima Assicurazione e tra i vari temi trattati ha parlato anche della Nazionale e del caos arbitri. Ecco le sue dichiarazioni.

Crisi del calcio Italiano?
“È triste. Quando non vi siete qualificati ero con Rui Costa e non ci volevamo credere: ‘Com’è possibile che la nostra Italia non ce l’abbia fatta?’, ci chiedevamo. Però è reale, è successo”.

Ct straniero?
“Non sono d’accordo: non penso che serva un allenatore straniero. L’Italia ha allenatori con il carisma, la qualità, l’esperienza… Non puoi avere Carletto (Ancelotti, ndr), ma puoi avere Max (Allegri, ndr), Antonio (Conte, Ndr) e ce ne sarebbero sicuramente anche altri… Però ci sono delle cose che si devono ripensare. Vedo per esempio un Paese come il Portogallo con 10 milioni di abitanti: le competizioni per i giovani, le condizioni di lavoro… ci sono differenze incredibili. Poi si vede la qualità dei giocatori Portoghesi che escono ogni settimana con il ct in difficoltà nel scegliere quali giocatori escludere. L’Italia deve pensare molto alla base. Penso che Malagò sia un nome forte: porterebbe tanta esperienza e mi piacerebbe tanto vederlo nel ruolo di presidente della Figc. Lui capirebbe sicuramente la necessità di cambiare la struttura di base. L’Italia è fortissima in tanti sport olimpici. Io andrei con la combo M&M: Malagò e Max”.

Caos arbitri?
“Mi sono fatto un’idea ma a me non piace fare colpevoli prima che la giustizia si esprima. In Portogallo si dice che non c’è il fumo senza il fuoco, però… speriamo. Io ho fatto battaglie più contro il sistema che contro gli arbitri”.

Futuro da ct?
“Non è ancora il momento. Ci penso, ma poi penso anche alla mia vita senza calcio di club: senza allenare tutti i giorni, vincere perdere e pareggiare tre volte a settimana. Essere felice, triste, frustrato, voler migliorare… non riesco a immaginare la mia vita senza queste cose. Non è ancora arrivato il momento per una nazionale”. 

(Sport Mediaset)

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Alajbegovic: la decisione in un mese

La Roma accelera, spinge, prova lo strappo. E stavolta il segnale arriva direttamente
dall’alto: Dan Friedkin ha acceso il semaforo verde per l’operazione Alajbegovic, il talento bosniaco che sta infiammando mezza Serie A e che entro la fine di maggio scioglierà definitivamente le riserve sul proprio futuro. A Trigoria il messaggio è chiaro: anticipare tutti, piazzare subito un colpo pesante da consegnare al prossimo bilancio e soprattutto all’ambiente giallorosso. Un’operazione strategica, tecnica e simbolica. Perché dietro il nome di Kerim Alajbegovic c’è molto più di un semplice investimento: c’è l’idea della nuova Roma. Milan, Napoli e Inter osservano, studiano, aspettano. La Roma invece si muove. E lo fa con decisione, convinta di avere un vantaggio che nessun’altra concorrente può realmente garantire: un posto da titolare immediato. Una prospettiva che pesa eccome per un ragazzo di diciotto anni che vuole gioca-re, crescere, diventare protagonista.

E poi c’è la carta Pjanic, tutt’altro che marginale. Miralem si è mosso in prima persona, lavorando da intermediario silenzioso ma influente. Una settimana fa era nella Capitale insieme al padre del giocatore: visita a Trigoria, incontri, colloqui, sguardi lunghi sul futuro. Un summit importante, quasi esplorativo, ma che ha lasciato sensazioni molto positive dentro la Roma. Si è parlato del progetto Eriedkin, della continuità tecnica, del ruolo centrale che il club immagina per Alajbegovic. E soprattutto di Gasperini. Già, perché uno dei punti che più intriga il talento bosniaco è proprio la prospettiva di lavorare con un allenatore capace di trasformare giovani di talento in giocatori veri, completi, devastanti. […]

L’attaccante, oggi al Salisburgo, è stato riacquistato dal Bayer Leverkusen per otto milioni. Ma il suo destino sembra già scritto e lontano dalla Germania: servono tra i 25 e i 30 milioni per convincere il club a lasciarlo partire. […]

(corsport)

Gosens e Parisi recuperano: ok per la Roma

Ripartono gli allenamenti in casa Fiorentina. La squadra di Paolo Vanoli ha avuto a disposizione due giorni di riposo dopo il pareggio casalingo contro il Sassuolo, e oggi tornerà a lavorare al Viola Park. […] Robin Gosens va verso il recupero: il terzino tedesco, uscito anzitempo a Lecce per un infortunio alla coscia, conta di essere a disposizione per la gara di lunedì contro la Roma.

Stesso discorso per Fabiano Parisi, il cui edema osseo al piede destro è in fase di miglioramento. Da monitorare Luis Balbo, che ha dovuto alzare bandiera bianca all’Artemio Franchi per via di un acciacco fisico. Moise Kean prosegue il suo piano di contenimento del dolore alla tibia, mentre Niccolò Fortini è ancora alle prese con una sindrome retto- adduttoria. […]

(corsport)

Roma, arrivano i Friedkin

A Trigoria soffia un vento nuovo. Forte, deciso, quasi rivoluzionario. La Roma
cambia pelle, cambia gerarchie, cambia voce. È finita l’era di Claudio Ranieri, sta per chiudersi anche quella di Frederic Massara, mentre al centro del progetto giallorosso si prende la scena Gian Piero Gasperini, sempre più uomo-cardine della nuova Roma targata Friedkin. Dan e Ryan sono pronti a tornare nella Capitale con un’agenda pesantissima e un obiettivo chiarissimo: ricostruire il club attorno al proprio allenatore. Non un semplice tecnico, ma il punto di riferimento assoluto della prossima stagione. Una scelta forte, netta, che racconta quanto la proprietà creda in Gasp e nella sua idea di calcio, di gestione e perfino di struttura societaria. Nel fine settimana il presidente e il vicepresidente sbarcheranno a Roma. Ryan, negli ultimi mesi, è stato il volto più presente della famiglia americana, ma il ritorno di Dan dopo sei mesi assume i contorni di un passaggio cruciale. Insomma, è il momento delle decisioni. Quelle vere.

L’incontro con Gasperini è attesissimo. Finora fiducia e strategie erano passate attraverso call e contatti continui, ma adesso arriva il momento di guardarsi negli occhi. E il tecnico, nel frattempo ha già vinto la sua prima partita politica interna con Ranieri. Una separazione durissima, certificata da un comunicato tutt’altro che morbido e approvato direttamente dalla proprietà. Perché dentro quel messaggio non c’era soltanto l’addio a Sir Claudio, ma soprattutto la consacrazione di Gasp come uomo del futuro. Un’investitura pubblica, chiara, senza possibilità di interpretazione. Adesso arriva la fase operativa. Trigoria si trasforma in una sala di comando dove programmare tutto: ritiro, amichevoli, mercato, struttura dirigenziale. E proprio qui si apre il nodo più delicato, quello del direttore sportivo. […]

La lista dei candidati è ancora aperta. Manna, D’Amico e Sogliano: nomi forti, profili diversi, tutti sotto osservazione della proprietà e dei consiglieri. L’identikit però è già chiarissimo e dovrà rispecchiare le ambizioni del tecnico e le volontà della proprietà sui giovani da valorizzare. E Massara? Probabilmente con grande professionalità continuerà a lavorare fino all’arrivo del sostituto, mantenendo operatività totale in una fase delicatissima. Perché il settlement agreement con l’Uefa incombe come una lama sospesa sopra Trigoria e porterà quasi inevitabilmente alla cessione di almeno uno dei pezzi pregiati della rosa. tema plusvalenze resta centrale e dovrà essere chiuso entro il 30 giugno, ma nei summit tra Gasp e i Friedkin si parlerà inevitabilmente anche di budget e investimenti. La proprietà, come già accaduto in questi sei anni, è pronta a mettere altro denaro sul tavolo oltre ai ricavi delle cessioni. L’obiettivo è chiaro: costruire una Roma sempre più modellata sulle idee del suo allenatore. Ma non finisce qui. Perché nelle riunioni entreranno anche i dossier più pesanti del futuro romanista: lo stadio, il centenario, il possibile ritorno di Totti e, chissà, l’inserimento di nuove figure dirigenziali. […]

(corsport)

Koné pronto al rientro. Dybala apre al Boca

IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Quattro partite da giocare, forse le ultime con la Roma, e un futuro ancora da definire. Per Dybala, intanto, il richiamo dell’Argentina si fa sentire, con il pressing di Paredes che non accenna a diminuire. «Ricevo messaggi da Leo, da sua moglie che ha un ottimo rapporto con Oriana. Ci sentiamo sempre con loro – ha affermato la Joya nell’intervista con il giornalista Pollo Alvarez – Pochi giorni fa è uscita una mia foto con la maglia del Boca e l’hanno mandata sul gruppo chiedendo se fosse vera o se fosse stata creata con l’IA. Sarebbe fantastico, ma ora gioco per la Roma e devo difendere questa maglia». L’obiettivo, adesso, è andare al Mondiale: «Devo ritrovare il mio ritmo e dimostrare a Scaloni che sono in forma nel mio club, che sono all’altezza di quello che vuole».

Intanto oggi la squadra torna ad allenarsi a Trigoria in vista del match con la Fiorentina di lunedì. Previsto il rientro in gruppo di Koné, fermo dallo scorso 19 marzo.

Champions e futuro: il piano di Gasperini

IL TEMPO (L. PES) – Roma su due fronti. Da una parte un finale di campionato da tenere vivo fino all’ultima partita, dall’altra un futuro ancora tutto da decifrare a poche settimane dalla chiusura della stagione. Al centro resta Gasperini, uscito indenne dalla lotta intestina con Ranieri e, soprattutto, protagonista assoluto della ricostruzione 5 dopo un primo anno abbastanza turbolento. La speranza di strappare un posto nella prossima Champions e la voglia di pianificazione dovranno necessariamente procedere di pari passo in queste settimane delicate che accompagneranno la Roma al termine del campionato. Gasp è stato chiaro con I squadra: nessun rimpianto. Ancora quattro partite, tra cui il derby della penultima, da giocare al massimo cercando di vincerle tutte, e poi sperare. Di certo la missione non è facile con la Juve che dovrebbe sbagliare due gare su quattro e il Como (con una differenza reti di dodici gol superiore a quella dei giallorossi) che comunque proverà a fare filotto.

Nel frattempo però c’è una nuova stagione da pianificare e il piemontese, su questo aspetto, batte da parecchio tempo tra un mercato da disegnare insieme e un direttore sportivo da scegliere. Dopo l’addio di Ranieri a Trigoria è rimasto Massara, ds in carica ma col quale l’addio è soltanto rimandato. A quando, però, è ancora tutto da vedere. Non è da escludere, infatti, che l’ex Milan e Rennes possa rimanere operativo fino al 30 giugno operando le cessioni utili al Fair Play Finanziario, lasciando poi campo libero al nuovo dirigente che, come sempre, sarà scelto dalla pro-prietà. Anche se il parere dell’allenatore sarà preso in considerazione per la decisione finale. L’identikit è chiara, e con i nomi di Giuntoli e Paratici in calo restano due candidati più avanti degli altri: Manna e D’Amico. Il ds del Napoli ha un contratto blindat, fino al 2029 e un ottimo rapporto col presidente De Laurentiis che rendono complicata una partenza a fine stagione. Anche se il club azzurro, anche in base a quello che farà Conte, potrebbe rimescolare le carte anche dietro le scrivanie. Blindato anche il profilo di D’Amico che con Gasperini ha lavorato per tre stagioni a Bergamo e col quale, al netto di numerose discussioni di mercato, la stima è rimasta intatta. Ci sarebbe da convincere l’Atalanta che un anno dopo l’addio a Gasperini, sempre direzione Roma, dovrebbe accettare anche la separazione col ds che ha contribuito alla vittoria dell’Europa League. Riflessioni in corso con candidature a sorpresa che non sono da escludere. L’ultima parola, come detto, spetta alla proprietà che nelle prossime settimane incontrerà Gasperini, oltre che per la questione ds, anche per tutto il resto del piano per il futuro, col possibile arrivo di Ryan Friedkin nella Capitale. Dai rinnovi al mercato passando per il ritiro estivo.

Il tecnico punta sulla conferma dei reader italiani (Mancini, Cristante e pellegrini, senza pera preclusioni totali su eventuali par-tenze) e ha già indicato nel reparto offensivo e nella corsia di sinistra le urgenze della prossima campagna acquisti.
Ma prima ci saranno da decidere le cessioni per uscire dal settlement agreement, vitali per la costruzione della Roma che verrà. Il tempo scorre, non resta che cominciare.

Paulo pensa al Boca: “Sarebbe bello giocare con Paredes”

Quattro partite dividono la Roma dal traguardo finale e il mese di maggio potrebbe essere l’ultimo per Dybala nella Capitale. La clessidra sta per esaurirsi, il contratto scadrà il 30 giugno e contatti per il rinnovo non cene sono stati. A Bologna si è rivisto in campo nell’ultimo quarto d’ora dopo tre mesi e ha voglia di riportare la Roma in Champions e magari riuscire a strappare la convocazione per il Mondiale:
«Tutti vorremmo giocare con la nazionale argentina, ma non sarà facile. Devo ritrovare ritmo e continuità di minuti. Il mio obiettivo è essere al Mondiale, ma passa tutto dal mio club», ha dichiarato in un’intervista a Lo del Pollo’. Paulo ha poi strizzato l’occhio al Boca Juniors: «Oggi gioco per la Roma e difendo questa maglia, ma nel calcio non si sa mai cosa può accadere. Sarebbe bellissimo ritrovare
Paredes. Ci sentiamo sempre da quando è andato via. Qualche giorno fa è uscita una mia foto con la maglia del Boca, l’ha mandata nel gruppo Whatsapp chiedendo se fosse intelligenza artificiale. Ci siamo fatti una grossa risata».

Non c’è solo Leandro a spingere per il ritorno in Argentina, anche la moglie di Dybala vorrebbe tornare a Buenos Aires causa lavoro. La pista che porta al Boca Juniors, però, è ancora fredda e sul tavolo ci sono anche delle offerte da parte di club turchi e americani. Delgado, direttore sportivo degli Xeneizes, ha smentito nei giorni scorsi contatti col giocatore. A fine stagione prenderà la sua decisione, ma la sensazione è che le strade si divideranno. […]

(Il Messaggero)

Gasp ha fretta

Non c’è tempo da perdere. Gasperini ne è consapevole ma ha le mani legate. Perché se sul campo la linea è tracciata – vincere le quattro partite che rimangono e sperare in due passi falsi della Juve – fuori è tutto fermo. L’addio di Ranieri e la sfiducia pubblica a Massara (che continua comunque a lavorare: ieri era l’unico presente a Trigoria) ha paradossalmente bloccato ancora di più l’operatività del club con il tecnico che non sa con chi rapportarsi. L’uomo di fiducia dei Friedkin non è presente mentre Dan e Ryan sono dall’altra parte dell’oceano. Per questo motivo l’allenatore ha chiesto alla proprietà di avere un nuovo colloquio. Se lo aspetta già in settimana, forse già in giornata, consapevole che ogni giorno perso rischia di minare la programmazione della prossima stagione. Del resto le questioni in ballo sono diverse. Dalle più banali (la scelta del ritiro dopo che è stata scartata la tournée in Australia: ad oggi l’unica intesa vicina a chiudersi è per un’amichevole in Germania durante l’estate) a quelle più stringenti legate alla nomina di un direttore sportivo al mercato in uscita e a quello in entrata, ai rinnovi e ai riscatti, senza dimenticare la scelta del nuovo staff medico e il completamento dell’attuale staff tecnico. […]

La scelta non è semplice. Con Giuntoli e Paratici ad oggi in calo, il preferito è D’Amico, legato però ancora un anno all’Atalanta. Si è spesso parlato di divergenze con Gasperini: in realtà tra i due al di là di normali discussioni lavorative il rapporto è sempre stato abbastanza buono. La scelta di Bellanova al posto di Wesley, che fece tanto discutere all’epoca, fu più una decisione societaria che del dirigente. Ed è proprio questo il punto: l’Atalanta non intende liberarlo già di per sé, figuriamoci poi per favorire il tecnico giallorosso. Diverso il discorso di Manna: il rapporto con Conte non è mai decollato e la permanenza del ds (che ha un contratto fino al 2029) potrebbe andare di pari passo con quella dell’ex ct. Sullo sfondo resta Sogliano, il più semplice da prendere. C’è poi il mercato. Che come ogni anno si dividerà in due. La prima parte, quella relativa alle uscite per soddisfare le plusvalenze, entro il 30 di giugno. E in quest’ottica a Trigoria stanno provando a capire se ci sia la possibilità, grazie a tagli nei costi già previsti e l’ingresso del main sponsor, di rientrare nella cosiddetta quota di permissività della Uefa, una sorta di tolleranza guardando al comportamento e agli sforzi effettuati dal club, che permetterebbe di abbassare la soglia di 80 milioni, a fronte del pagamento di una multa. Dal primo luglio scatterebbe poi la seconda, quella delle entrate. […]

E le idee in tal senso sono chiare: rinnovare Hermoso (il club può esercitare una clausola unilaterale entro il 30 giugno), Pellegrini, Mancini e Cristante, rimpiazzare il partente oi partenti per il FPF, trovare il terzino sinistro titolare (Angeliño partirà) e poi – con le mani più libere per essere usciti dal Settlement Agreement – investire sul reparto offensivo. Due esterni offensivi a sinistra e almeno uno a destra, se Soulé resterà. Altrimenti se per Matias dovesse arrivare un’offerta dalla Premier (piace ad
Aston Villa e Bournemouth), utilizzando anche i soldi incassati dall’argentino, due e due. Non mancano i nomi: Nusa è il sogno, Summerville (soprattutto se il West Ham dovesse retrocedere), Sauer e Munoz sono tra le piste più praticabili. Ad oggi il vice Malen non è la priorità. […]

(Il Messaggero)

Super tridente, è l’ora. Wesley alza il ritmo

La destinazione Europa è già tra le mappe del navigatore, ma per imboccare la strada giusta (ed evitare la Conference League) serve non sbagliare le ultime quattro uscite. La prima porta alla sfida di lunedì contro la Fiorentina all’Olimpico, penultimo impegno casalingo della stagione. Nel pomeriggio, la squadra si ritroverà a Trigoria per preparare la sfida dopo i due giorni di permesso concessi da Gasperini. […]

Gasp avrà quasi tutta la rosa a disposizione fatta eccezione per Pellegrini e Dovbyk che dovrebbero tornare la prossima settimana. Sarà pronto già nelle prossime ore, invece, Koné che si rivedrà in gruppo dopo un mese e mezzo ai box a causa di una lesione alla coscia. Il francese punta a rientrare tra i convocati e alla staffetta con Pisilli. In attacco, a distanza di quasi 100 giorni, dovrebbe rivedersi il tridente formato da Soulè, Dybala e Malen mentre a sinistra, a sgasare, ci penserà ancora Wesley. Il vero talismano di Gasperini come testimoniano l numeri: con il brasiliano in campo la media è 1,89 punti a partita, quando è assente si scende a 1,43. Ma a variare sono soprattutto le grandi occasioni create: 2,33 a gara contro 0.86 senza Wesley. […]

(gasport)