Dal grazie dei tifosi al freddo addio. Progetti e liti: i 10 mesi di Sir Claudio

Un anno fa, proprio di questi tempi, Claudio Ranieri ufficializzava il suo futuro: “Sarò senior advisor e non so neppure bene cosa voglia dire”. Dentro quelle parole c’era già tutto, un ruolo che non era un ruolo: gli hanno cucito addosso l’abito da dirigente senza dargli la taglia giusta. Da ieri della Roma resterà solo un tifoso. Niente più consigliere della proprietà, di Dan e Ryan Friedkin che a Roma poco vivono e quindi di qualcuno dovevano pur fidarsi. E allora ecco l’idea Claudio, in carica ufficialmente dallo scorso primo luglio. Lui che aveva appena chiuso un campionato prendendo la Roma dalle macerie lasciate da Ivan Juric e portato la Roma a 20 minuti dal quarto posto in classifica, quella qualificazione Champions mai centrata dalla proprietà. Tanto che i Friedkin avevano pure insistito, convocandolo e riconvocandolo più volte: “Dai Claudio, resta sulla panchina”. E lui: “No grazie, scendo qui”. L’omaggio della Curva Sud, nel giorno dell’ultima partita all’Olimpico da allenatore, era stato da brividi. Un quadro, più che una scenografia.
Una carezza a chi ha dedicato cinque vite alla Roma: la prima da giocatore, l’esordio in Serie A il 4 novembre 1973, lui nato a San Saba, un segno del destino. Le tre successive, tutte da allenatore, e poi eccolo da senior advisor. Forse a convincerlo, all’epoca, sarà stata la definizione in inglese: con Claudio funziona così, l’Inghilterra sarà sempre nel suo cuore, proprio li col Leicester ha scritto da tecnico una delle pagine più incredibile del calcio moderno, vincendo la Premier League. Tutti felici, apparentemente. Pensa un po: quando nel giugno scorso la FIGC decide di mandar via Luciano Spalletti pensa proprio a Ranieri per la Nazionale, tra il terrore dei tifosi romanisti che infatti esultano quando Claudio dice no all’azzurro. E resta. Resta senior advisor. E sceglie Gasperini come allenatore, incontrandolo personalmente a Firenze dopo un corteggiamento durato mesi. Sembra amore. Si rivela un amore tossico. Presto vuol dire poche settimane. Le prime frizioni già l’estate scorsa, quando Gasperini comincia a lamentare la sua presenza di Ranieri nella quotidianità di squadra. Eccolo qui, il primo malinteso, misunderstanding con l’inglese di Claudio: è un senior advisor, non è un dirigente. I due si allontanano via via sempre di più. Il mercato portato avanti dal direttore sportivo Massara non soddisfa il tecnico. Che non vede di buon occhio i tanti personaggi che ruotano dentro e attorno allo staff tecnico e che sono di riferimento di Ranieri. Gli scontri più duri, poi, intorno alla gestione medica dei calciatori: anche qui, staff di fiducia di Ranieri e non visto di buon occhio dall’allenatore. A inizio febbraio il senior advisor interviene pubblicamente con un’intervista a difesa di Gasperini, ma i due troveranno il modo di dividersi persino sul rientro di Totti in società. Siamo alla guerra fredda. Fino alla bomba del pre Roma-Pisa, con Ranieri che parla di Gasperini come quarta scelta e di fatto pone un aut aut ai Friedkin. È la mossa che irrita la proprietà, che pure prova a ricucire. Ma non si può. Da oggi Trigoria sarà di Gasperini. E Claudio, forse, si godrà finalmente la sua Rosanna, ottima cuoca, nella casa ai Parioli.

(corsera)

E anche Massara è vicino ai saluti: casting per il nuovo ds. Giuntoli in pole

Regna il caos a Trigoria e Ranieri potrebbe essere solamente il primo pezzo di un puzzle pronto a rompersi. Gasperini giorni fa aveva chiesto di non voler più lavorare sia con Claudio che con Massara. Il primo è andato via, ora in bilico c’è il secondo. Il suo futuro sembra già scritto e sullo sfondo c’è il nome di Giuntoli che continua ad aleggiare. L’ex ds di Juventus e Napoli accetterebbe volentieri ed ha una gran voglia di rimettersi in pista, ma ad oggi contatti reali con la proprietà non ce ne sono stati. C’è però un gran rapporto con Gasperini e un apprezzamento da parte dei Eriedkin. I proprietari americani lo stimano da diverso tempo per il lavoro fatto a Napoli insieme a Spalletti ma soprattutto per aver sistemato i conti del club bianconero. Un profilo ideale, almeno sulla carta. Ma occhio alla concorrenza. Su di lui c’è il Marsiglia che ha già avviati i primi contatti e soprattutto dei club di Premier League tra cui il Tottenham. La squadra di Londra rischia la retrocessione in Serie B inglese e rispetto a qualche anno ha meno appeal ma più soldi da mettere sul piatto rispetto alla Roma. Che il rapporto tra Massara e Gasperini non sia mai stato dei migliori è un po’ il segreto di Pulcinella. Il primo attacco pubblico del tecnico è arrivato subito dopo la prima amichevole: “Siamo in ritardo sul mercato”, non un grande inizio. Poi a peggiorare le cose gli affari Rios e Sancho saltati. Erano state le due richieste insieme a Wesley, alla fine sono arrivati Bailey ed El Aynaoui che si sta trasformando in un oggetto misterioso. A gennaio le cose non migliorano, anzi. Lo scontro più acceso tra i due è quello post Atalanta-Roma poiché il tecnico si aspettava nel giro di pochi giorni Raspadori e Zirkzee, poi è arrivato Malen. Una boccata d’ossigeno, ma secondo l’allenatore una botta di fortuna e i complimenti erano stati solamente per Ryan Eriedkin. Una frattura insanabile anche tra di loro.
Il ruolo di direttore sportivo a Trigoria non sembra trovare pace. Pinto aveva lasciato a febbraio 2024, poi l’arrivo di Ghisolfi fino al burrascoso addio di giugno. Una cosa è certa: anche quest’anno la Roma è già in ritardo con la programmazione del futuro.

(Il Messaggero)

Gasp resta a Trigoria: ora può comandare

Ne è rimasto soltanto uno. Ranieri saluta, Gasperini resta. E lo fa mai così saldo al potere. Perché le dimissioni di Claudio, somigliano molto a quelle rilasciate un anno e mezzo fa da Lina Souloukou. Indotte più che spontanee. Ha vinto Gian Piero, ha vinto la soluzione più semplice, la più scontata, quella più economica. Ha vinto la volontà popolare, probabilmente ha perso la Roma. E non è la classica frase fatta buttata li per fare effetto. Perché oggi va via non un semplice consigliere dei Friedkin ma una sorta di direttore generale occulto e la dirigenza giallorossa, già scarna di per sé, in attesa di un eventuale sostituto è depauperata ancor di più. Ranieri non è il primo e l’impressione è che a salutare non sarà nemmeno l’ultimo. Prima di lui, a livello dirigenziale, la già menzionata Souloukou, Fienga, Calvo, Berardi, il direttore degli affari esterni Scalera, il responsabile del vivaio Vergine, l’ex figura di raccordo Morgan De Sanctis, vari direttori commerciali, Zubiria, Garcia, il direttore marketing van de Doel, il team manager Gombar, l’avvocato Vitali, i direttori sportivi Petrachi, Pinto, Ghisolfi con Massara che sicuramente non vive ore tranquille. Una lista di nomi lunghissima e molto varia a livello di ruoli e compiti che a fine anno si arricchirà dell’icona Bruno Conti e alla quale si aggiunge persino il compianto Maurizio Costanzo, messo sotto contratto dalla Roma come consulente esterno della comunicazione. È rimasto Gasp. Allenatore sublime ma uomo spigoloso. Una scelta che ora deve avere un seguito. Perché sostituire Ranieri con un altro consigliere o direttore generale per poi continuare nella policy aziendale che vuole la valorizzazione dei giovani alla Vaz, fa sì che bisognerà mettersi comodamente seduti e aspettare soltanto il prossimo dissidio. Nel momento in cui si sceglie Gian Piero, il tecnico deve diventare l’uomo forte a Trigoria. Perché oltre a Ranieri, è presumibile che ora saltino anche Massara e lo staff medico più metà dello staff tecnico che faceva capo a Claudio. E quindi, Gasp deve diventare una sorta di manager all’inglese che non solo orienta ma che decide come utilizzare il budget di mercato. È questo lo step successivo che i Friedkin devono fare. Oppure Ryan deve snaturarsi e diventare un presidente presente in loco. Sempre. Non una settimana sì e tre mesi no. […]

(Il Messaggero)

A Bologna torna Wesley: staffetta Elsha-Dybala

Domani riparte la rincorsa al quarto posto. Le vicende extra campo da diverse settimane hanno per certi versi superato l’importanza delle partite, un teatrino mediatico come lo ha chiamato Gasperini che non ha fatto piacere quasi a nessuno. A Bologna la Roma va a caccia della vittoria in trasferta che manca da oltre tre mesi per tenere vive le speranze Champions e per provare a staccare il Como. Anche perché in caso di vittoria di Coppa Italia della Lazio il sesto posto significherebbe preliminari di Conference League. Tornerà dal primo minuto Wesley sulla sinistra, all’andata fu suo il gol decisivo. Anche Rensch è a disposizione ma va verso la panchina, mentre sulla destra spazio a Celik. Torna tra i convocati dopo novanta giorni anche Dybala. La sua presenza dal primo minuto, però, rimane in dubbio: aperto il ballottaggio con El Shaarawy per completare il tridente con Soulé e Malen. In mezzo al campo pronta la coppia PisilliCristante, esclusione per El Aynaoui dopo la deludente prova con l’Atalanta. Dietro il terzetto difensivo titolare composto da Mancini, Ndicka e Hermoso. In porta il solito Svilar. Fuori dai convocati Koné che tornerà contro la Fiorentina, out anche Pellegrini, Ferguson e Dovbyk. L’emergenza rimane, ma fa meno paura rispetto alle scorse settimane.

(Il Messaggero)

È il momento di Totti: la stima dei Friedkin e di Gasp. Il mito è pronto a tornare a casa

Le porte chiuse di Trigoria, “blindate” per ordine dei Friedkin dopo gli ultimi scontri verbali in piazza non hanno protetto Claudio Ranieri e ora potrebbero aprirsi presto per Francesco Totti, l’erede designato dell’ormai ex tecnico e senior advisor giallorosso. All’ex capitano non servirà nemmeno bussare, perché a tenergli “socchiuso” il portone d’ingresso del centro sportivo in queste settimane in qualche modo è stato lo stesso Gian Piero Gasperini. […] E allora il tempo s’incaricherà di stabilire con quale mansione dai contorni definiti la Roma vorrà coinvolgere a stretto giro per il futuro l’uomo simbolo dello scudetto del 2001, oltre che campione del mondo nel 2006. Di sicuro, la vita 3.0 di Totti in giallorosso potrebbe cominciare più ragionevolmente da ambassador e testimonial per il centenario e lo stadio di Pietralata. Un ruolo che consentirebbe all’ex numero dieci di conciliare del resto gli altri impegni pubblicitari del momento come uomo immagine per altri brand. In seguito, strada facendo, gli eventuali ruoli più operativi dietro alla scrivania, da aspirante “senior advisor” alla Ranieri, nei quali Totti potrebbe indubbiamente costituire per Gasp una sponda calcistica ideale e di sicuro affidamento lungo il sentiero del progetto tecnico dell’allenatore, individuando i giovani e in assoluto gli elementi con le caratteristiche giuste per il mister di Grugliasco. Nell’attesa di capire di più sulle strategie, Totti ha comunque scelto un profilo basso in seguito all’affiorare delle tensioni interne alla società, sfociate con lo scontro verbale nel giorno del match col Pisa all’Olimpico del 10 aprile. Dopo il patto “firmato” con il tecnico a tavola e ancor prima la generica promessa dei Friedkin di un contratto pluriennale, Francesco non ha avuto più contatti diretti con la proprietà texana e all’Olimpico non si è neppure visto di recente. Questione di opportunità. Eppure nel corso delle settimane la fumata bianca è sembrata a più riprese imminente. Anche Ranieri aprì a questa possibilità concreta e le dichiarazioni dello stesso Totti sembravano a un certo punto convergere in un’unica direzione. I due, d’altronde, avevano già fatto il bene della Roma nel 2010 quando sfiorarono lo scudetto dopo la rimonta sull’Inter di José Mourinho e nel 2019 proprio quando il primo Totti dirigente consigliò il medesimo Ranieri a James Pallotta per sostituire il tecnico Di Francesco. E ora che lo scenario è mutato e i tempi sono diventati davvero maturi, Totti si prepara al gran ritorno, firmato già il “patto” con Gasp. Chi lo conosce bene lo descrive in questi giorni in attesa di conoscere di persona i Friedkin.

(gasport)

E adesso Pellegrini può rinnovare

Pieni poteri a Gasperini e ora anche i senatori vedono un futuro più roseo. In questi giorni di tensioni e contatti fitti con i Friedkin, infatti, è emersa la volontà del tecnico di confermare parte del blocco storico della Roma spesso elogiato anche pubblicamente. Il primo nome in lista d’attesa è quello di Lorenzo Pellegrini, in scadenza di contratto a giugno e che in settimana si era schierato apertamente al fianco di Gasp. L’ex capitano è disposto a ridursi fortemente l’ingaggio pur di restare a Roma e in questi ultimi mesi ha convinto il tecnico sia da un punto di vista fisico che caratteriale. I contatti per il rinnovo, quindi, potrebbero riprendere a breve e portare alla fumata bianca. Discorso simile per Cristante e Mancini che hanno il contratto in scadenza nel 2027. Per entrambi si era già raggiunto l’accordo per il prolungamento del rapporto per altre tre stagioni, ma i recenti risultati negativi della squadra avevano convinto la proprietà a rinviare i discorsi a giugno. Piccolo spiraglio, infine, anche per Paulo Dybala. L’argentino dovrebbe dimezzarsi lo stipendio e avrebbe la spinta di Adidas in vista della stagione del centenario del club. Molto dipenderà dal finale di stagione, ma nel frattempo le offerte del Boca Juniors e di un club turco sono state messe in stand by dalla Joya che preferirebbe restare in Italia. Saluterà certamente, invece, Stephan El Shaarawy che non ha legato particolarmente con Gian Piero Gasperini mentre Celik continua a chiedere una cifra considerata esagerata dai Friedkin.

(gasport)

Svolta alla Roma: la scelta del club premia il tecnico

Adesso è finita davvero. Nonostante le rassicurazioni dei giorni scorsi, la voglia di andare avanti insieme e la certezza di avere una “guida fidata” su cui poter contare, come messo nero su bianco nel comunicato del 7 giugno scorso. Niente, tutto finito, tutto evaporato nell’arco di appena dieci mesi. Tanto, infatti, è durata l’avventura di Claudio Ranieri come senior advisor dei Friedkin, con la proprietà giallorossa che ieri ha deciso di interrompere il rapporto con il proprio consulente personale. Un
rapporto nato all’inizio della scorsa estate, appunto, subito dopo la fine della sua terza avventura in giallorosso da allenatore. Ma, soprattutto, un rapporto che doveva traghettare la Roma nella nuova era, quella del centenario. La giornata di ieri è stata una giornata lunga a Trigoria e non solo. Lo stesso Ranieri, infatti, nel corso della mattinata ha preso parte al premio Città di Roma. Parlando da dirigente giallorosso, come del resto aveva fatto prima di Roma-Pisa il 10 aprile scorso. E invece ieri, compatibilmente con il fuso orario americano, è arrivato il terremoto nel corso delle prime ore del pomeriggio, dopo che la situazione era precipitata nella notte italiana tra mercoledì e giovedì. Ranieri è stato quindi convocato a Trigoria e messo al corrente della decisone della proprietà. Claudio, tra l’altro, non è uomo di rimanere a dispetto dei santi, ha un orgoglio, una storia e una dignità personale da non sporcare. E infatti ieri poi si è parlato anche di questo, di come non “graffiare” l’immagine di Sir Claudio a livello pubblico. Si sono messi al lavoro gli avvocati, i Friedkin si sono affidati a Ed Shipley e per tante ore si è quindi atteso un comunicato ufficiale che poi non è arrivato. Si parlerà di scelta consensuale, anche se di fatto è stata unilaterale. Sul campo degli imputati Ranieri è finito dopo le interviste del pre-Pisa, quando ha detto: “Facile parlare solo di Wesley e Malen, ma tutti gli acquisti sono stati condivisi con l’allenatore”, per rispondere alle critiche del giorno prima di Gasp. […] Con Ranieri molto probabilmente andrà via anche Frederic Massara, il direttore sportivo della Roma, un altro che con Gasperini non è mai andato d’accordo. Massara ha tenuto finora con la certezza di avere almeno Ranieri al suo fianco. Adesso lo scenario è diverso e, nonostante un contratto fino al 2028, il suo destino sembra segnato. A Gasp piacerebbe lavorare con Giuntoli, che però punta ad andare all’estero. E allora i possibili sostituiti possono essere D’Amico e Sogliano, due che con il tecnico giallorosso hanno già lavorato. Ds a parte, bisognerà poi mettere le mani anche sullo staff medico e gran parte di quello tecnico. tutti uomini che facevano capo a Ranieri. E che il dirigente molto probabilmente ha difeso fino alla fine. Insomma, a Trigoria l’ennesima rivoluzione in vista.

(gasport)

La scelta dei Friedkin, Ranieri in uscita dalla Roma: Gasp, pieni poteri a Trigoria

LEGGO (F. BALZANI) – Un fulmine, di certo non a ciel sereno ma che ha comunque squarciato il cielo di Roma. I Friedkin, infatti, hanno scelto Gasperini per la Roma del futuro e hanno deciso di separarsi da Claudio Ranieri che quindi saluta come senior advisor dopo soli dieci mesi dalla nomina. Troppo forte l’attrito con Gasp, troppo difficile arrivare a una pace tra due tra i personaggi più esperti della Serie A. Le parole di Ranieri prima di Roma-Pisa sono state uno scossone e da giorni si attendeva un intervento sulla questione. Lo stesso Gasperini voleva una risposta chiara e si aspettava una decisione prima della sfida di domani col Bologna. Ieri la presidenza giallorossa ha avuto un lungo colloquio con Ranieri e stamattina tramite un comunicato, annuncerà che Sir Claudio saluterà la Roma e lascerà quindi campo libero a Gasperini. La formula potrebbe essere quella della rescissione consensuale visto il rapporto di stima tra Friedkin e il dirigente, ma poco cambia. Di fatto Ranieri da oggi non sarà più il senior advisor. Una scelta forte presa su quello che era stato il garante del progetto tecnico appena iniziato e su un totem del romanismo che negli ultimi giorni era stato messo in discussione per la prima volta nella sua vita dalla tifoseria. La separazione con Gasp era inevitabile. La proprietà americana vuole puntare sul tecnico di Grugliasco per il futuro e si affiderà a lui per la ristrutturazione del comparto dirigenziale. Perché dopo Ranieri dovrebbe salutare anche il direttore sportivo Massara. La figura del tecnico quindi si rafforza e potrebbe portare all’arrivo di uno tra Giuntoli e D’Amico e al ritorno di fiamma per Totti. E Ranieri? Il futuro prossimo potrebbe portarlo finalmente in Nazionale nel ruolo di direttore tecnico. Presto per dirlo, ma non difficile da immaginare. Sir Claudio ieri mattina era comparso a sorpresa sul palco del Salone d’Onore del Coni.

Mondiali, l’intelligenza artificiale governerà campo e spettatori

La Coppa del Mondo di calcio edizione 2026 non sarà semplicemente il torneo più grande mai organizzato – 48 le squadre al via e 104 le partite in programma tra Stati Uniti, Canada e Messico – ma il primo evento sportivo globale progettato come sistema digitale in grado di integrare dati sensibili, generare insight e supportare decisioni. Un salto tecnologico, in cui l’intelligenza artificiale non gioca più da layer aggiuntivo ma in veste di sistema operativo che piloterà processi e orchestrerà le azioni dei vari protagonisti del torneo, da chi scenderà in campo (calciatori, arbitri, staff tecnici, media) all’esercito di tifosi che seguirà la Fifa World Cup sugli spalti e online. A far funzionare tutto c’è un’infrastruttura fisica ed è in gran parte firmata da Lenovo, che della manifestazione è Official Technology Partner e fornirà i server edge localizzati negli stadi, sistemi di elaborazione centralizzati, dispositivi e applicazioni software che gestiranno le attività in campo e la fan experience. […]

Il suo compito? Analizzare centinaia di milioni di dati e oltre 2mila metriche calcistiche per restituire in pochi secondi (a tecnici e giocatori) insight che fino a oggi richiedevano interi team di analisti: (molti club calcistici di prima fascia già utilizzano strumenti simili) quanto il fatto che tutte le nazionali in gara avranno accesso in tutta sicurezza (grazie ad avanzati sistemi di crittografia Ssl) allo stesso livello di intelligence, indipendentemente dalle risorse disponibili. Allenatori e relativi assistenti, insomma, potranno interrogare il sistema in linguaggio naturale, simulare scenari tattici e visualizzare dinamiche di gioco attraverso clip video e modelli tridimensionali, aprendo a una fase della gestione operativa della partita, in cui intuizione e calcolo convivranno in modo sempre più stretto.
Parallelamente, l’integrazione tra computer vision, sensorie Ai generativa ridefinisce anche l’arbitraggio: avatar digitali 3D dei singoli giocatori, costruiti su scansioni delle delle loro dimensioni fisiche, permetteranno infatti di rappresentare in modo più accurato e comprensibile situazioni complesse come il fuorigioco, portando in dote innovazione a livello comunicativo. La tecnologia renderà infatti ancora più comprensibile e trasparente agli occhi degli spettatori l’iter decisionale dei giudici di gara, che diventerà parte integrante dell’esperienza di visione. Le ricostruzioni dinamiche delle azioni di gioco, questo l’obiettivo di fondo, cambiano la percezione stessa del gioco, sia dal punto di vista arbitrale sia (soprattutto) da quello dello spettatore. Nella stessa direzione va la “Referee View”, la visuale prodotta da “bodycam” stabilizzate con AI indossata dall’arbitro. […]


L’esperienza nel suo complesso, questa la visione di Lenovo e Fifa, si eleva allo status di interattiva e data-driven con tifosi e appassionati che saranno accompagnati e guidati a comprendere i meccanismi tecnici della partita. C’è il rischio che tale arricchimento informativo pregiudichi l’intensità emotiva della visione di un match calcistico? «L’avatar foto realistico e la referee view stabilizzata-risponde in proposito Rizzo- migliorano la chiarezza e l’accuratezza dell’indicazione fornita all’arbitro e al pubblico e non costituiscono una sovrastruttura più complessa, proprio perché l’informazione diventa più leggibile. L’evoluzione punta a democratizzare l’accesso all’intelligenza calcistica e non a sostituire il giudizio umano, la tecnologia deve aumentare trasparenza e comprensione senza togliere l’imprevedibilità e l’emozione che rendono lo sport tale». La trasformazione che porta in dote la World Cup 2026 si materializza anche lontano dal terreno verde, rispondendo all’esigenza di gestire le centinaia di migliaia di spettatori attesi negli stadi ei miliardi collegati da remoto. Ed è quello che promette di fare l’Intelligent Command Center, una piattaforma che aggregherà informazioni in tempo reale da stadi, broadcaster, sistemi di trasporto e di sicurezza per generare analisi e suggerimenti operativi a ciclo continuo, facilitare gli spostamenti tra le diverse città e adattare servizi alle condizioni effettive. Al suo fianco, entreranno in gioco i “digitaltwin” delle varie sedi, e quindi repliche virtuali di stadi e aree circostanti che consentiranno di monitorare flussi di pubblico e prevenire criticità in modo proattivo.

(Il Sole 24 Ore)

Orso ancora titolare con la Roma. Per Sohm un finale “sotto esame”

Orsolini titolare. E dato l’infortunio di Bernardeschi, che ne avrà per 2-3 settimane e non ci saranno più gare internazionali nel mezzo, lo sarà in pianta stabile nelle prossime settimane. A partire alla gara con la Roma di sabato pomeriggio, si capirà se l’assenza di concorrenza e la continuità forzata contribuiranno a ritrovare l’Orso perduto, che ha comunque ritrovato il gol con il Lecce: comunque vada, sarà indicazione preziosa per il Bologna e per il diretto interessato in chiave futura, considerato che il numero 7 non ha dato fin qui nuove aperture per il rinnovo del contratto in scadenza al 2027, che il Bologna attende. Questa la prima certezza di formazione, ma non l’unica. Perché neppure ieri Dallinga è tornato in gruppo: difficile lo faccia per potersi giocare una maglia con la Roma, morale l’attacco sarà sempre e ancora sulle spalle di Castro. A chiudere il tridente probabilmente Rowe. […]

Cambiaghi potrebbe essere l’esterno subentrante in caso di necessità. Con lui Dominguez, tornato in gruppo e a disposizione: morale, nonostante l’assenza di Bernardeschi, Italiano avrà comunque 4 esterni, il reparto in cui ha effettuato il maggior numero di sostituzioni da inizio stagione e questo finale profuma di esame per l’argentino Dominguez. In mediana, è sotto esame pure Sohm, che potrebbe avere una maglia da titolare con Freuler e uno tra Ferguson e Pobega. In difesa, i rossoblù potrebbero ripartire da Joao Mario, Heggem, Lucumi e Miranda.
Zortea pare destinato a una maglia da titolare a destra in questo finale di stagione, con Joao Mario destinato al rientro alla Juve per fine prestito.
Da capire, invece, se tra i pali sarà confermato Ravaglia o troverà di nuovo spazio Pessina: non è da escludere una nuova chance per il giovanissimo nazionale Under 19, in vista di un’estate che avrà al capitolo portieri un tema caldo.

(Il Resto del Carlino)