Bel gesto di Adriano Galliani nei confronti di Claudio Ranieri. Alla cerimonia del Golden Boy il dirigente del Monza ha fermato la propria intervista per omaggiare l’allenatore giallorosso con un lungo applauso.
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Bel gesto di Adriano Galliani nei confronti di Claudio Ranieri. Alla cerimonia del Golden Boy il dirigente del Monza ha fermato la propria intervista per omaggiare l’allenatore giallorosso con un lungo applauso.
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“Qui c’è il più grande allenatore italiano, a cui voglio fare un grande applauso. Claudio Ranieri è il più bravo di tutti, dopo 50 anni posso dire quello che penso”. Così Adriano Galliani parlando sul palco del Teatro Cucinelli di Solomeo, in provincia di Perugia, in occasione del lancio dei 100 giocatori candidati per il Golden Boy, il riconoscimento assegnato da Tuttosport che premia il miglior calciatore Under 21 che gioca in Europa. Subito dopo è partita la standing ovation da parte di tutto il pubblico presente in sala nei confronti del tecnico della Roma, alla sua ultima stagione in panchina, che è salito sul palco.
C’è anche Claudio Ranieri, che con Torino-Roma ha chiuso la sua carriera da allenatore e sarà senior advisor del club giallorosso, a Solomeo in occasione del Global Lunch dei 100 migliori giovani giocatori in lizza per l’European Golden Boy. Ranieri ha incontrato e abbracciato Gianluigi Buffon, come pubblicato in un video dal profilo Instagram di Gianluca Di Marzio.
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Claudio Ranieri è anche intervenuto durante l’evento: ”Sognavo di fare il calciatore. Se sono andato oltre? Non pensavo di fare l’allenatore. Avevo detto non vengo a fare il corso poi alla fine sono andato anche io e mi sono detto: vediamo se capisco di calcio, se ho dele idee, se so parlare ai giocatori, alla stampa, poi è venuta fuori Cagliari che è stata la spinta per il grande calcio. Ho fatto una carriera con alti e bassi, ma c’è stata la forza della famiglia, di mia moglie che sono 50 anni che mi sopporta, è stata la cosa bella assaporare anche l’amaro che c’è nel calcio e avere la determinazione nel lottare”. ”Al Watford succedeva l’inverso di Leicester, tutto sempre la negativo, poi è tornato il Cagliari, siamo tornati in Serie B, ci siamo salvati, ed ho detto posso smettere, e giuro di aver detto ‘smetto’, poi molti dirigenti mi hanno chiamato e dentro di me ho detto, se devo tornare solo a Cagliari o con la Roma e pregavo che non mi chiamassero. Quando cambiarono De Rossi con Juric ho pensato, è passata, sto tranquillo e invece mi hanno richiamato, ma questa volta è vero, smetto, passo dall’altra parte, vediamo se sarò capace, c’è tanto da imparare e da fare, io ho tanta voglia di fare”, ha aggiunto Ranieri. ”La cosa più facile è entrare in sintonia con i calciatori, dove sono riuscito è andata bene, non do’ mai colpe a nessuno se non a me stesso per cercare di migliorare”.
In attesa dell’annuncio dell’allenatore e del lancio della campagna abbonamenti per la prossima stagione, la Roma comunica le cifre registrare allo Stadio Olimpico in questa stagione ringraziando anche i tifosi giallorossi:
Avete soffiato alle spalle delle nostre squadre e ci avete regalato notti leggendarie. Come quella contro l’Athletic Club, che ha fatto la Storia del tifo e soprattutto ha spiegato al mondo del calcio perché la Roma e i romanisti siano davvero qualcosa che nun se pò spiegà.
E per tutto quello che ci avete donato tra cuore e voce, la Società ha organizzato anche quest’anno un “Fan Day”. Un giorno per dirvi “grazie”, attraverso una serie di iniziative che hanno messo al centro te. Te, che la Roma… Mai sola mai.
Le cifre dell’amore
La rappresentazione plastica di questo amore infinito sono le cifre delle presenze all’Olimpico: sono state 1.606.119, tra tutte le competizioni. Lo zoccolo duro sono stati gli oltre 40 mila abbonati. È stato occupato il 94% dei posti, che sale al 99% se consideriamo solo i settori venduti ai romanisti. Il 40% dei nostri tifosi è under 25, il 16% è addirittura under 16.
Non solo. Questa stagione ha fatto segnare un nuovo primato assoluto, con 68.145 spettatori il giorno di Roma-Milan: siamo arrivati a 70 sold out nelle ultime quattro stagioni.
Finché vedrai questo amore, la Roma non sarà mai sola.
Un amore che anche quest’anno potrete presto rinnovare…
(asroma.com)
Dopo il caos accaduto durante Roma-Fiorentina Primavera che coinvolge Nicolò Zaniolo, i conseguenti comunicati della Roma e l’intervista del calciatore tesserato della Fiorentina, spunta una prima immagine di Zaniolo presente al Viola Park la sera della gara. Nella nota pubblicata dal club giallorosso, in cui vengono ricostruiti i fatti post partita, viene riportato che “Zaniolo appariva visibilmente alterato”.
(Foto: Instagram Calciatori Per Sbaglio)
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A novembre finiranno a processo 8 tifosi della Roma, di età compresa tra i 22 e i 28 anni, per insulti social verso Lorenzo Casini, presidente della Lega di Serie A ai tempi di Udinese-Roma, sospesa per il malore di Ndicka nella passata stagione.
Da quell’episodio, sulle pagine social di Casini arrivarono insulti e minacce da parte di tifosi che ora saranno chiamati a processo.
(romatoday.it)
CRONACHE DI SPOGLIATOIO – Tommaso Baldanzi ha rilasciato un’intervista in cui ha raccontato la stagione della Roma, partendo dall’arrivo di Claudio Ranieri: «Non so che pillola abbia usato per noi, ma ha toccato i tasti giusti. Ha riportato serenità e gioco: è stata una figura importantissima per noi, per dove eravamo e per come stavamo. Non credo ci sia stata proprio una chiave e forse proprio quella è la cosa bella. Sapevamo di doverci svegliare. Ci dicevamo: ‘Dobbiamo vincere più partite possibili per salvare la stagione’, non avevamo un obiettivo in particolare. E poi siamo arrivati a giocarci la Champions. Prima c’era tanta tristezza e rabbia. In questo spogliatoio ci sono calciatori veramente forti. Se non arrivano i risultati, già inconsciamente sei arrabbiato, figurati quando sei consapevole della tua forza. Ci siamo parlati più volte, era giusto farlo. Dovevamo dare una svolta. Ci siamo riusciti, non so se più per merito del mister, degli allenamenti o del duro lavoro. La cosa più bella è che abbiamo sempre provato ad uscirne da gruppo. Ranieri mi ha dato tante opportunità, ho sempre sentito la sua fiducia: anche non partendo titolare, ho giocato grandi spezzoni di gara, utili per la squadra e per mostrare le mie qualità».
Sul rapporto con De Rossi: «Mi è dispiaciuto molto per l’esonero di De Rossi. È stato lui a portarmi qui, mi ha fatto capire subito quanto mi volesse. Ha dato l’opportunità a un ragazzo di passare da Empoli a una grande squadra come la Roma. Lavoravamo tanto insieme, sentivo quanto credesse in me. Si era speso molto per portarmi alla Roma. E poi era stata la prima persona che avevo conosciuto qui. Venendo da un posto piccolo come Empoli, il primo giorno in cui sono entrato a Trigoria, ho detto: ‘Oddio, 400 persone. Lavorano tutte qua?’. Mi è servito un attimo, mi sono sentito spaesato. E lui c’è stato per me».
Sul rapporto con Paulo Dybala: «È una persona d’oro, davvero, oltre che il più forte con cui abbia giocato. Vorrei anche vedere…! In passato avevo detto che, paragonato a Dybala, in una scala da 1 a 10 io non c’ero proprio: ora forse qualche passo avanti l’ho fatto, siamo a due forse! Fare l’esordio entrando al suo posto è stato magico: avevo già giocato all’Olimpico contro la Roma, ma quando quella gente è dalla tua parte fa ancora più impressione. A settembre ho segnato il mio primo gol in giallorosso contro l’Udinese: volevo esplodere tutta la mia gioia sotto la curva, ma il momento era un po’ particolare. Ho pensato: ‘Forse è meglio di no’. Però gol e assist sono stati il mio punto debole quest’anno: ho fatto belle prestazioni, ma a livello personale avrei voluto fare di più».
Sul vivaio dell’Empoli: «Noi ci scherziamo, ma il vivaio di Empoli è come un forno: ogni anno escono ragazzi fortissimi. Anche lì, non so quale sia la pillola giusta, ma il lavoro che fanno con il settore giovanile è incredibile. Ci sono persone, anche anziane, che curano tutto in maniera maniacale e il presidente Corsi è fantastico per questi aspetti. Empoli è una piazza perfetta per un giovane: ti danno la possibilità di crescere, di sbagliare. Altrove sarebbe molto più difficile emergere e alla lunga potrebbe penalizzarti. È stato un onore crescere in quel vivaio: mi hanno insegnato a stare al mondo. Sono stati 13 anni di pura gioia. Alcuni sono stati come dei secondi padri per me, li ringrazierò per sempre».
E ancora il soprannome che gli aveva dato Buscé, ‘il piccolo Buddah’, fino alle vittorie e ad Asllani: «A Empoli mi chiamavano ‘il Piccolo Buddha’. Era un soprannome che mi aveva dato mister Buscé in Primavera. Non sono mai riuscito a darmi una spiegazione. Me lo continuo a chiedere anch’io. In realtà, un motivo c’è, ma non l’ho mai capito. Con il mister ho avuto sempre un rapporto bellissimo, ci sentiamo ancora molto spesso. Insieme abbiamo vinto due Scudetti: il primo con l’U16. Ricordo ancora un suo discorso: ‘Tommy, devi credere di più in te e nei tuoi mezzi perché sei veramente forte’. Da lì, sono esploso, quelle parole mi hanno aiutato molto. E poi anche con la Primavera dove ho fatto in finale una doppietta all’Atalanta: si è chiuso un ciclo. Era un gruppo bellissimo, molto unito. Ci divertivamo davvero tanto. Nessuno avrebbe mai scommesso un euro su di noi, è stata una cavalcata stupenda. È stato bello finire in quel modo, prima che ognuno prendesse la sua strada. A Empoli condividevo la stanza con Asllani: abbiamo un bellissimo rapporto, ci sentiamo spesso, ma ancora non gli ho scritto per la finale di Champions. Non volevo rompergli. Gli voglio davvero bene, ma aveva un grande difetto: non sentiva le sveglie. Le fissava un’ora e mezza prima, così un giorno non ce l’ho fatta più e gli ho detto: ‘Fermati, fermati! Le metto io e ti chiamo’. Me lo ricordo ancora».
Quindi il gol a San Siro contro l’Inter e la scelta del 35 come numero di maglia: «Quando ho segnato a San Siro contro l’Inter non ci ho capito davvero più niente. Fare gol in uno stadio del genere è il sogno di ogni ragazzino. E poi non ha prezzo: quel gol ci ha fatto vincere la partita avvicinandoci al nostro obiettivo. La maglia numero 35? Ci sono molto legato adesso, ma all’inizio non c’era un vero e proprio motivo. Ero con i magazzinieri dell’Empoli, dovevamo sbrigarci e scegliere velocemente il numero perché dovevo andare in panchina. C’erano il 32, il 33 e il 35. Ero indeciso: ‘Non lo so, boh’. E uno di loro: ‘Dai, metto il 35’. L’anno dopo, quando ero in pianta stabile in prima squadra, gli ho detto: ‘Eh ormai avete deciso, mettete il 35’. C’era libero anche il 10, il mio numero preferito da bambino, ma ero sicuro: ‘No, abbiamo deciso il 35. Andiamo avanti con quello’. E quindi a Roma è venuto da sé prenderlo».
Dall’infanzia al tatuaggio per il nonno: «Sul braccio sinistro ho tatuato mio nonno e la scritta ‘You’ll never walk alone’. Non c’entra nulla il Liverpool, ma è una dedica a lui. Era l’unico un po’ appassionato di calcio. Mio padre ha giocato a basket, mia mamma non ci ha mai capito nulla. Ogni giorno mi portava a giocare, poi purtroppo se n’è andato. Ho dei ricordi incredibili con lui, per questo ho deciso di tatuarmelo. Ero un bambino difficile da gestire, un po’ agitato. Non mi piaceva la scuola. Ma non avevo neanche un idolo, un modello da emulare: sognavo semplicemente di riuscire a giocare a calcio. Non avrei mai immaginato di arrivare in una squadra del genere. Al massimo speravo di fare qualche presenza in Serie A. So di aver raggiunto un obiettivo molto difficile, che in tanti sognano. Ma non ‘ce l’ho fatta’ ancora».
Si passa al rapporto con Edoardo Bove: «Io ed Edoardo siamo amici anche fuori dal campo. Mi ha aiutato tantissimo dal primo istante in cui ho messo piede a Roma. Ha pensato a tutto lui. Mi diceva: ‘Ti serve uno per trovare casa? Chiama qui. Oppure vuoi un ristorante? Vai qui, fidati’. Io venivo da un paesino piccolo, con due ristoranti. Figuriamoci».
Chiusura sulla Nazionale e sugli Europei in arrivo: «EURO2025 Sarà un torneo difficile, dopo un’annata pesante e contro squadre molto preparate. Anche qui, siamo a fine ciclo: dal prossimo anno non ci saremo più. A patto che ovviamente non ci chiami la Nazionale maggiore: sono stato convocato dal CT Mancini per lo stage, è stato molto bello ed emozionante. Ci teniamo a far bene: abbiamo sempre disputato delle grandi amichevoli o ottime partite nella fase di qualificazione. Ora vogliamo arrivare il più lontano possibile, non dico altro. Con l’U20 siamo arrivati in finale nel Mondiale del 2023 contro l’Uruguay: vorrei cancellare quella partita dalla mia testa. È stato un peccato, perché eravamo un gruppo in cui nessuno credeva: con il campionato ancora in corso, molti non erano potuti venire. Eppure abbiamo fatto benissimo, ci divertivamo, eravamo molto uniti perché siamo cresciuti insieme. È mancata davvero solo la finale».
Continuano gli scavi archeologici della Roma nell’area di Pietralata, scelta come sito per la costruzione del nuovo stadio. Dopo le proteste dei comitati del ‘no’, dalla scorsa settimana sono iniziati i sondaggi nel terreno dell’area interessata dal progetto, con le immagini che ritraggono le ruspe al lavoro e la prima trincea realizzata all’interno della zona.
Esclusiva Radio Roma Sound, #StadiodellaRoma ecco le prime immagini degli scavi archeologici a #Pietralata: ruspa al lavoro e panoramica prima trincea realizzata in questa fase. pic.twitter.com/o0tvKWVS92
— ALESSIO DI FRANCESCO (@DiFrancescoAle) May 28, 2025
Massimo Ferrero è l’ospite dell’ultima puntata della quinta stagione di “Belve”, il programma di Rai2 condotto da Francesca Fagnani. L’ex presidente della Sampdoria si è lasciato andare a un’intervista-fiume, in cui ha ripercorso la sua vita.
Ferrero ha confessato di nuovo: “Il mio sogno era comprarmi la Roma”. Riguardo ai suoi sette anni alla guida della Sampdoria, Fagnani lo ha incalzato definendolo “uno dei presidenti più odiati dal popolo blucerchiato”. Ferrero ha replicato: “Non hanno mai accettato la mia romanità. So’ andato via e gli ho detto ‘me rimpiangerete’ e mo’ me rimpiangono pe’ davero. I tifosi non sono i padroni delle squadre”. Quando la conduttrice gli ha ricordato di aver definito “brutto” l’inno della Sampdoria, Ferrero ha rincarato la dose: “Beh, due p… Devi partire alla riscossa in campo, co’ quella noia ma come fai, vuoi mette quello della Roma?”. Ammettendo però: “Potevo essere più diplomatico”.
Sulla vicenda giudiziaria che lo ha visto arrestato nel 2021 e poi prosciolto, Ferrero ha dichiarato: “Hanno voluto fermarmi. Ero circondato de ladroni. Non ci credevo, mi è crollato il mondo. Ai miei figli ho detto che era tutto un film”.
In un altro momento, Fagnani ha ricordato a Ferrero l’episodio in cui disse a Moratti “caccia via quel filippino” riferendosi a Thohir, allora proprietario dell’Inter (che però è indonesiano), con Ferrero che ha giustificato la sua presunta vicinanza al popolo filippino con la battuta: “Perché ce l’avevo dentro casa un filippino”. Ferrero ha commentato anche la definizione che gli diede l’ex allenatore della Sampdoria Marco Giampaolo (“un rancoroso dio del Vecchio Testamento”): “Magari, se ero Dio non stavo qua. Questa frase l’ha letta da qualche parte perché quello mica ce l’ha tutta sta intelligenza!”.
L’intervista andrà in onda questa sera alle ore 21.20 su Rai2.
(agenziagiornalisticaopinione.it)
In occasione dell’EA7 World Legends Padel Tour, Francesco Totti ha parlato della prossima finale di Champions League tra l’Inter e il Psg allenato da Luis Enrique. Proprio sul rapporto con l’allenatore spagnolo, passato per Roma, Totti ha detto: “Gli faccio un grande in bocca al lupo. Non avevamo un grande rapporto all’inizio perché alcuni dirigenti si erano intromessi, purtroppo. Poi ci siamo conosciuti meglio e siamo andati alla grande. La sua avventura a Roma non è stata positiva ma ora sta andando bene”.
Sulla finale, ecco il pensiero di Totti: “È una partita 50 e 50. Si affrontano due grandi squadre. Da italiano spero che possa vincere l’Inter perché potrebbe riportare un trofeo in Italia così importante. Ci sono tanti campioni in queste squadre. Donnarumma è il portiere più forte al mondo. Dimostra sul campo quello che è attualmente. È l’arma in più del Psg. La qualità migliore di Inzaghi? Compatta il gruppo e li fa divertire”.