Candela: “Già si vede il lavoro di Gasperini alla Roma. Intrigato da Ferguson, mi aspetto tanto da lui” (VIDEO)

GASPORT – Vincent Candela, leggenda della Roma, ha rilasciato un’intervista al quotidiano a margine della partita organizzata a Reggio Calabria da Operazione Nostalgia e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla Roma di Gian Piero Gasperini. Ecco le sue parole.

Un giudizio sulla prima Roma di Gasperini?
“Spettacolare. Contro il Bologna, che è una squadra che partecipa da due anni alle coppe europee, ha fatto una grande partita. Si vede già il lavoro di Gasperini sotto l’aspetto fisico e anche nei movimenti in campo. Non avevo dubbi, Gasperini è una persona seria che capisce di calcio. Parla il campo, sono contento per le vittorie. Sul mercato qualcosa in più poteva arrivare, ma sono rimasti Dybala, Koné, Svilar, Ndicka e Mancini. Sono arrivati anche giocatori importanti”.

Da chi ti aspetti una grande stagione?
“Dobbiamo mettere la Roma davanti ai singoli, questo è lo spirito di Gasperini. Bisogna ascoltare l’allenatore, il presidente che ha speso tantissimo e Massara che è un grande ds. Sarà una grande stagione, Gasperini sa tirare fuori il meglio dai giocatori e crescere i giovani. Farà dare ancora di più anche a giocatori come Koné e Dybala”.

Cos’è Roma per te?
“Vivo qui da 20 anni e le mie quattro figlie sono nate a Trastevere. Roma è la mia vita”.

Quando potrà ritornare lo Scudetto a Roma?
“Spero il prima possibile, la città, la società e i tifosi lo meritano. Lo stadio è sempre pieno da 5/6 anni, quindi sarebbe giusto, ma ci vuole un po’ di tempo. Ora ci sono le fondamenta per creare una buona sinergia”.

L’obiettivo stagionale?
“Arrivare in Champions. Abbiamo le capacità e i giocatori per arrivarci”.

Quale nuovo acquisto ti intriga di più?
“Ferguson. Si tratta di un calciatore giovane ma già si è visto, gioca per la squadra, protegge bene il pallone, è bravo tecnicamente, dribbla, tira… Non è facile il primo anno, ma ha risposto subito bene da titolare. Mi aspetto tanto da lui”.

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Operazione Nostalgia, Totti con Perrotta e Pizarro: il gol fa impazzire il Granillo (VIDEO)

A Reggio Calabria si svolge “Operazione Nostalgia”, il raduno dedicato alle vecchie glorie del calcio italiano. Tra i protagonisti più attesi c’è Francesco TottiAl suo ingresso in campo una vera e propria ovazione da parte del popolo reggino presente sugli spalti dello stadio Granillo. Poi la leggende della Roma ha incantato i presenti con giocate di qualità.

L’ex capitano giallorosso ha fatto impazzire i tifosi presenti in particolare in un’azione spettacolare costruita con due suoi ex compagni di squadra: David Pizzarro e Simone Perrotta. Controllo raffinato dell’ex 10 sul passaggio del “Pec” e lancio preciso, con Perrotta bravo a superare Sebastian Frey e a depositare in rete. Nella loro squadra anche Aldair, Zago, Vincent Candela e Max Tonetto.

 

 

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Ghilardi alla scoperta della cucina romana: il difensore a cena in un ristorante della Capitale (FOTO)

Gian Piero Gasperini ha concesso alla squadra tre giorni di riposo prima di tornare ad allenarsi al ‘Fulvio Bernardini’ di Trigoria nella giornata di martedì e Daniele Ghilardi ha deciso di restare nella Capitale. Il difensore giallorosso sta iniziando a conoscere la cucina romana e ieri sera ha cenato nel noto ristorante “La Villetta dal 1940”, locale in cui andò anche Gasp il 27 agosto.

 

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Wesley e l’amore per la Roma anche nel “GTA brasiliano”: nel videogioco spuntano i personaggi con le maglie giallorosse e il suo ’43’ (FOTO)

L’amore di Wesley nei confronti della Roma sbarca anche nei videogiochi. Il terzino destro è un grande appassionato del gioco “171” (il GTA brasiliano) e condivide tale passione con i suoi amici, i quali hanno deciso di aggiungere al videogame un pizzico di giallorosso. I loro personaggi infatti vestono tutti la maglia della Roma con il numero 43 sulla schiena, ovvero quello scelto da Wesley per la sua avventura nella Capitale.

Boniek: “Ziolkowski parte come vice Mancini, ma avrà modo di giocare. Per caratteristiche ricorda Huijsen” (VIDEO)

MECZYKI.PL – Zbigniew Boniek, ex centravanti della Roma, ha rilasciato alcune dichiarazioni al portale polacco e tra i vari temi trattati si è soffermato su Jan Ziolkowski, nuovo acquisto della Roma. Ecco le sue parole

Il trasferimento di Jan Ziółkowski alla Roma?
“Gli italiani amano i giovani calciatori che sono un punto interrogativo. Lo stesso Gasperini ha dichiarato di credere nell’intuito del direttore sportivo Frederic Massara, artefice del trasferimento. Penso che Jan inizierà come sostituto di Mancini, ma la Roma dovrà affrontare tre competizioni quindi avrà sicuramente modo di giocare. Ha solo 20 anni, credo che tra una stagione e mezzo sarà già un giocatore ancora più forte. I giornalisti mi hanno chiamato e mi hanno chiesto a chi paragonerei Ziółkowski e io ho risposto con un po’ di audacia a Dean Huijsen. Per statura, modo di giocare e movenze ricorda un po’ il nuovo difensore del Real Madrid, che in precedenza ha giocato anche nella Roma”.

 

Casella (ex ds Pro Vercelli): “Paratici ha movimenti da giocatore di Serie A, somiglia a Inzaghi”

TELE RADIO STEREO – Alex Casella, ex direttore sportivo della Pro Vercelli, ha rilasciato un’intervista all’emittente radiofonica e si è soffermato su Lorenzo Paratici. L’attaccante classe 2008 della Roma ha realizzato una tripletta nel test contro il Roma City e fu proprio Casella a portarlo alla Pro Vercelli nel 2022 prima del trasferimento alla Sampdoria. Ecco le sue parole.

Come ha scoperto Lorenzo Paratici?
Lo avevo preso che era nel settore giovanile dilettantistico, amatoriale, dopo essere uscito dal percorso Juve perché non lo reputavano pronto. Mentalmente Lorenzo vedeva un calcio che gli altri non vedevano, è un ragazzo precoce di cervello. Fisicamente magari era un po’ in ritardo, ma cerebralmente era avanti. Aveva movimenti da giocatore di Serie A, che difficilmente vedi in quelle categorie. Lo sta dimostrando negli anni. A Vercelli era un po’ indietro ma con le sue qualità e con la voglia di dimostrare di poter avere un suo percorso, a prescindere dal cognome che porta, è riuscito a fare la differenza e a fare benissimo e questo lo ha portato ad arrivare alla Sampdoria. Dentro la testa è un giocatore velocissimo, riesce a essere sempre nel posto giusto al momento giusto”.

Quali sono le sue qualità principali? E i difetti?
La qualità migliore è che sicuramente dove cade la palla in area lui è già lì. I tre gol che ha fatto con la Roma lasciano il tempo che trovano, ma l’anno scorso in Primavera 1 da sotto età e in una squadra che era retrocessa dopo il girone d’andata ha fatto 7 gol e nessuno banale. Riesce a leggere prima dove la palla arriva e quando va a concludere ha il fiuto del gol da attaccante vero. Con i dovuti rapporti, somiglia a Inzaghi. Ha delle letture che sono da giocatore vero e quando conclude calcia bene e vede la porta. Difetti? Quando lo avuto io, tre anni fa, era ancora nella formazione adolescenziale. Ora non è un giocatore completo e fisicamente non è arrivato, quindi ha grandi margini. E’ comunque difficile trovare in un ragazzo con un cognome così importante quella voglia e quell’aggressività lì. A Vercelli, per esempio, faceva un’ora e mezzo di treno per arrivare, l’allenamento era alle 16 e tornava a casa alle 21. E l’anno prima faceva i regionali. Avere quello spirito di sacrificio e quella voglia di dimostrare è una dote che gli sta consentendo di emergere e magari di ritagliargli un ruolo importante nel futuro prossimo“.

A livello personale che cosa ha provato dopo i tre gol nell’amichevole?
Per noi direttori sportivi vedere un ragazzo che hai accompagnato nel percorso di crescita fare qualcosa di importante è motivo d’orgoglio e soddisfazione. Era un’amichevole e lascia il tempo che trova in quanto tale, il percorso quotidiano è quello importante. L’anno scorso ero alla Spal e, se non fosse fallita, avevo detto al padre Fabio che avrei fatto la scommessa di portarlo in Serie C per fargli fare il titolare. Fisicamente magari paga qualcosa, ma ha quel qualcosa che gli altri non hanno”.

Come si gestisce l’ondata improvvisa di articoli e attenzioni da parte di un ragazzo neanche 17enne?
Lui ha una fortuna rispetto agli altri ragazzi: ha vissuto in una famiglia con i riflettori sempre puntati addosso. L’attenzione verso di lui c’è da bambino, questa cosa rischia di essere penalizzante ma crescendo così ti fortifica e diventa qualcosa con cui convivi e cresci. Essere figlio di Fabio Paratici e vivere a Torino, giocare alla Juve, non era semplice. Quando cresci così è diverso, sicuramente, ma ti permette di gestire meglio situazioni del genere perché ci hai già lavorato negli anni”.

Ha avuto modo di parlare con Lorenzo?
No, dopo l’amichevole no. Ricordo che mi scrisse l’anno scorso dopo la convocazione in Nazionale per ringraziarmi del percorso che aveva fatto, è un ragazzo fantastico e umilissimo. Si merita il meglio e quello che sta avendo. Se è tifoso della Juventus? Purtroppo nel calcio oggi, tolti De Rossi e Totti, alla fine si è nel mondo del lavoro e si deve dare sempre il 100%. Si perde il fatto di tifare per una squadra o un’altra”.

 

E’ inverosimile pensare che Paratici da qui a fine stagione possa esordire in Serie A?
Nel calcio mai dire mai, i percorsi sono da costruire. Gasperini è un allenatore coraggioso e magari a volte usa queste cose per tirare un po’ per le orecchie ai giocatori più esperti, ma serve un giocatore integro e forte. Se riesce a reggere i ritmi di lavoro di Gasp avrà grande possibilità di esordire, secondo me. All’Atalanta lo ha fatto con tantissimi e sicuramente con la Roma proverà a seguire lo stesso tipo di discorso. Chi regge quel tipo di lavoro, alla fine, viene premiato. Lorenzo è stato sempre abituato ad avere i fari puntati, avere avuto a che fare con campioni fin da bambino lo ha magari abituato a vederli come persone normali e non come marziani. Sicuramente sa che chi arriva a quei livelli là ci arriva solo per doti tecniche o qualità, ma soprattutto grazie al tantissimo lavoro e alla professionalità”.

Fienga: “Alla Roma grande pressione, ma i tifosi ancora mi ringraziano. Il mancato rinnovo di De Rossi? 7000 romanisti vennero sotto il mio ufficio per ammazzarmi” (VIDEO)

THRIVING MINDS – Guido Fienga, ex amministratore delegato della Roma, ha rilasciato un’intervista al podcast di Alberto Zandi e tra i vari temi trattati è tornato a parlare della sua avventura nel club capitolino. Ecco le sue dichiarazioni: “Quando sono stato il CEO della Roma ho capito che nella vita puoi anche trovare il nuovo vaccino per curare il cancro, le persone saranno felici e qualcuno ti inizierà a conoscere, ma quando stai vicino a gente come Totti e Ronaldo tutti ti conosceranno, ti cercheranno e ti vorranno. Quindi se non sei super equilibrato rischi di perdere il controllo di te stesso e diventi vanitoso e pieno di ego”.

Quando scegli i calciatori ci sono due strade differenti: nel primo caso li formi partendo dal settore giovanile, altrimenti li compri. Soffermandoci su quest’ultima possibilità, come funzionava alla Roma? Come li sceglievi?
“Questa è una delle principali abilità di un ds. Non è difficile sapere se un giocatore è bravo o meno tecnicamente, la cosa più importante è capire se quel calciatore può rendere all’interno di una squadra. Bisogna cercare di capire la sua capacità di ambientamento e la crescita all’interno di tale ambiente. Quando ho iniziato non avevo quasi esperienza, quindi il ds mi diceva: ‘Guido, fidati di me perché tu non capisci molto di calciatori ma questo è un crack!’. E poi dopo un anno vedevi che le cose non erano andate in quel modo. Così inizi a parlare con i giocatori e quando guardi la faccia capisci immediatamente se è brillante o intelligente. Dopo un paio di anni andavo da ogni direttore e dicevo: ‘Le regole sono cambiate. Se non capisco qualcosa non è perché non capisco di calcio, quindi fai in modo di farmi capire altrimenti non si fa niente. Inoltre prima di comprare un giocatore voglio farci un’ultima chiacchierata, come quando assumo un dipendente nel reparto marketing… Voglio capire che tipo di persona sia, voglio sapere informazioni su di lui e sulla sua famiglia. La vera differenza nel 99% dei calciatori la fa la testa. Ci sono soltanto due Messi e Ronaldo, gli altri possono essere tutti sostituiti. La differenza è nella testa e nel talento, loro sono unici mentre gli altri possono essere cambiati nonostante uno sia più forte o veloce. Non seguite quelli che dicono ‘Non si può giocare senza questo giocatore’. Si gioca in 11, se non hai un giocatore se ne prende un altro”.

Quale è la differenza nello stile di vita tra i grandi calciatori e quelli normali?
“Io divido i grandi calciatori in due categorie. Una riguarda il talento naturale e a questi calciatori Dio ha donato il talento. Io ne ho avuto uno di questi ed era Francesco Totti. Capisci che Totti è differente già da come tocca il pallone, la palla fa un movimento differente con lui. Colpisce la palla senza neanche guardare il campo e finisce esattamente sul piede dell’attaccante. Poi c’è Ronaldo, che ha talento oltre al duro lavoro. Chi è super talentuoso spesso è pigro perché sa che non deve lavorare molto per fare comunque la differenza, ma nel mezzo della carriera iniziano a capirlo. Totti ha finito a 40 anni, se parli con lui ancora crede di essere talmente forte da poter giocare in Serie A. Sto scherzando, è un mio amico (ride, ndr)”.

Come gestisci la gerarchia all’interno di un club? Di solito il CEO è il dipendente più pagato nelle aziende, ma nel calcio non è così…
“Quando inizia la stagione il CEO entra nello spogliatoio e non hai più di 5 minuti per parlare, perché i calciatori ti ascoltano e non rispondono. Ma tutti i campioni hanno questa caratteristica, ovvero ti scannerizzano e capiscono se sei il leader. Se non lo sei e loro lo capiscono non te lo dicono, ma iniziano a ignorarti e allontanarti. Se capiscono che sei il leader ti rispettano e hanno quasi paura di te. Gestisci un gruppo di uomini e loro devono rispettarti anche se non sei il più pagato. Un errore da non fare è mostrarti come un loro fan, non devi accontentarli per stare vicino a loro. Alcuni fanno questo errore e perdono il rispetto in un minuto. Non ho mai avuto problemi nella gestione dei calciatori, dato che non hanno mai dubitato sulla mia leadership. Ho sempre rispettato i calciatori e li ho anche coinvolti in molte decisioni. Durante il COVID ho fatto una business review con l’obiettivo di capire come gestire questa strana situazione per quanto riguarda l’allenamento. Alla fine la decisione è stata la mia, ma è stato divertente fare una riunione con giocatori top ed esperti come Dzeko, Kolarov, Mkhitaryan. Ho raccolto le loro idee e poi ho preso una decisione aggiornando loro sul piano eseguito. Questo è il mio stile. I calciatori sono contentissimi quando non vengono considerati soltanto come cavalli che devono correre, segnare, avere belle macchine e donne. Loro possono essere parte del progetto”.

Puoi descrivere Mourinho con tre parole?
“Super intelligente, abile nel suo lavoro e la terza parola non posso dirla… (ride, ndr). In privato è divertentissimo. È una bella sfida essere il CEO di Mourinho, ma non lo sono stato per molto. In una delle prime partite abbiamo ricevuto quattro espulsioni, è stato un bel benvenuto dello stile di Mourinho. Ho una bel rapporto con lui, probabilmente perché non ho lavorato molto con lui come CEO. L’ho soltanto portato alla Roma e lavorato per un po’ di mesi insieme, ma ci sentiamo molto”.

Un episodio curioso con Mourinho protagonista?
“Quando decisi di lasciare la Roma è venuto da me e disse: ‘Guido, ci sono soltanto due maschi alpha in questo club e ora uno se ne sta andando…’. E io gli risposi: ‘Buon per te (ride, ndr)’. Questo è il motivo per cui ho mantenuto un buon rapporto con lui. Per un CEO lavorare con un allenatore che è in continuo contrasto con il mondo arbitrale e della Lega è come essere un pompiere in California. Ma Mourinho è molto intelligente e bravo. Ho molte cose da dire ma non posso per la reputazione di entrambi (ride, ndr)”.

Il calcio rappresenta molti aspetti della vita e per molti è come una religione. Ti ringrazio per ciò che hai fatto per questo sport e lo faccio anche a nome di quei tifosi ringraziano maggiormente i calciatori o gli allenatori…
“Non credo che i tifosi non mi ringrazino. All’inizio della mia carriera da CEO dalla Roma, dopo due settimane decisi di confermare la decisione, che era già stata presa, di non rinnovare il contratto di De Rossi. Dopo due giorni c’erano 7000 persone sotto il mio ufficio che volevano ammazzarmi. Sono stato sotto scorta per 4 mesi e questo è stato il mio inizio da CEO della Roma. Ti lascio immaginare l’accoglienza nei miei confronti. Ma poi ho continuato a gestire il club con piena trasparenza, spiegando ai tifosi che i nostri ruoli sono diversi: tutti vogliono raggiungere il successo, ma loro devono fare i tifosi e io devo fare il CEO. Poi è arrivato il COVID e abbiamo rischiato di avere gravi problemi economici, ma ho continuato a fare il mio lavoro trovando nuovi acquirenti. Sono stati due/tre anni di grande pressione, ma ho solo fatto il lavoro come so fare. Quando è terminato il mio mandato uno dei miei assistenti mi ha chiamato e mi ha detto che c’era una delegazione della Curva Sud, ovvero i capi delle 7000 persone che volevano ammazzarmi (ride, ndr), che voleva darmi un regalo. Mi è stato dato uno stemma della Roma con una nota in cui mi ringraziavano e mi chiedevano scusa. Scrissero che probabilmente non erano d’accordo con me su alcune decisioni, ma che avevano capito ciò che avevo fatto e mi rispettavano. Quando vado a Roma e la gente mi riconosce mi stringono le mani, non è una cosa così comune. Se fai bene il tuo lavoro la gente lo capisce”.

In quegli anni alla Roma ti ricordi la cosa più importante che è successa a tuo figlio?
“Sì. Ha sofferto il fatto che suo padre fosse super esposto dal punto di vista mediatico, quindi quando a scuola si parlava della Roma e di me lui controbatteva. Inoltre nei weekend non potevo stare con lui perché dovevo stare con la squadra. Il risultato di tutto ciò è che a lui non piace il calcio. Immagina una casa in cui puoi incontrare Totti, Mourinho, Ronaldo ma per tuo figlio sono dei semplici ospiti”.

Ti penti di qualcosa?
“Questo è il prezzo da pagare per il calcio, è una vita pazza. Io non stavo cercando questo ruolo, ero uno degli azionisti ma gli altri di Boston avevano dei problemi e mi chiesero di prendermi cura della Roma per 3 mesi per riorganizzare e poi vendere la società. Questi 3 mesi divennero però 3 anni tra il COVID e tutto il resto. Ho sottovalutato il peso delle cose, ma poi ho svolto il mio lavoro. Ora mio figlio ha 18 anni e io ho fatto il massimo per non farlo sentire come ‘il figlio di Fienga’. Sono andato via da Roma esattamente per questo. Capisco che sarebbe stata una posizione troppo strana quella di essere il figlio del CEO della Roma, un club che è più di una religione”.

As Roma, aumenta il monte ingaggi: +22,3% rispetto alla scorsa stagione

Aumenta il monte ingaggi della Roma. Secondo uno studio di Calcio e Finanza, infatti, il club di Dan Friedkin pagherà circa 60,9 milioni di euro per gli stipendi netti della rosa, pari a circa 107,5 milioni di euro lordi, con un incremento pari a circa 19,6 milioni di euro (+22,3%) rispetto alla scorsa stagione. Il calciatore più pagato della rosa resta Paulo Dybala, con un ingaggio da 6,5 milioni di euro netti. Seguono Evan Ndicka a 4 milioni e un gruppo di calciatori a 3,5 milioni netti tra cui Hermoso, Pellegrini, Dovbyk, Bailey e Svilar.

(calcioefinanza.it)

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Ziolkowski, parla l’ex compagno Tobiasz: “È un giocatore forte mentalmente, credo che riuscirà ad imporsi in Serie A”

Jan Ziolkowski è stato l’ultimo colpo, insieme a Tsimikas, del calciomercato estivo della Roma. Per assicurarselo, i giallorossi hanno dovuto sborsare ben 6,5 milioni di euro al Legia Varsavia. A commentare l’addio del classe 2005 al quotidiano polacco, è stato il suo ex compagno Kacper Tobiasz, portiere ventiduenne capitano della Polonia Under 21. Ecco le sue parole.

“Jan Ziolkowski ci ha salutato. Ha detto che domani sarebbe partito per sostenere le visite mediche con la Roma. Lo abbiamo sostenuto, abbracciato e gli abbiamo augurato buona fortuna. Riuscirà ad imporsi in Serie A? Certo che sì”.

“Ha un carattere così forte che non credo che non sarebbe in grado di gestire questo trasferimento. Forse dovrebbe mangiare un po’ di più per diventare più forte, ma, nonostante ciò, considerando il suo aspetto, è un giocatore molto forte, soprattutto dal punto di vista mentale. E questa è la cosa più importante”.

(sportowefakty.wp.pl)

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Sassuolo, Volpato: “Da piccolo ero innamorato di Dybala. Cerco di imitare campioni come lui, ma ho tanta strada da fare”

RADIO TV SERIE A – Cristian Volpato, ex esterno della Roma e ora in forza al Sassuolo, ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali della Lega e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla sua ammirazione nei confronti di Paulo Dybala. Ecco le sue parole.

Provi i tiri a giro insieme a Berardi anche in allenamento?
“Sì. Guardo lui, Dybala e tutti questi campioni. Provo a imitarli, ma ho tanta strada da fare”.

Chi guardavi da piccolo con maggiore attenzione?
“Io guardavo tanto il Milan perché a quei tempi c’era Ronaldinho, ma ero innamorato anche di Dybala alla Juventus”.

Quali margini pensi di avere e quanto pensi di essere cresciuto?
“Sono totalmente diverso da quando ho fatto il mio esordio con la Roma, ma anche da quando sono arrivato al Sassuolo. Sono passati due anni, mi sento un giocatore e un uomo diverso”.