Malgrado tutto, oltre 50 mila per Roma-Bologna. Ostacoli in trasferta

IL ROMANISTA (G. FASAN) – La prossima partita casalinga della Roma sarà in Europa. Tredici giorni ancora prima di poter rivedere la squadra dal vivo per i tifosi giallorossi residenti nella Capitale e provincia, dopo il divieto di viaggiare loro imposto dal Ministero dell’Interno fino a fine stagione. Europa o Italia non conta, la legge sul territorio nazionale non conosce competizione.

Sarà anche per questo che e tanta l’attesa per la sfida di ritorno degli ottavi di finale di Europa League che mette di fronte la squadra di Gasperini e il Bologna di Italiano, nel derby tricolore: ad oggi sono stati superati abbondantemente i 50 mila spettatori e si andrà ovviamente a riempimento e, con tutta probabilità, a un sold out da qui al 19.

Certo non manca lo scoramento per non poter seguire la squadra anche al Dall’Ara nella gara di andata di giovedì prossimo. Li, almeno, ci saranno i romanisti “fuori sede” […].

La speranza di tornare “liberi cittadini” per i romani arriva dall’Appello al Consiglio di Stato, fissato, come Roma-Bologna, per il 19 marzo. Si punta alla revoca di un provvedimento che anche il Tar in prima istanza ha giudicato non del tutto corretto, riaprendo ai residenti in regione purché non nella Capitale. Se arriverà un semaforo verde, la Roma recupererà i suoi tifosi fuori casa contro Inter, Bologna (campionato), Parma e Verona.

Roma questione di ritmo

Più che un ruolino di marcia, si tratta di un ritmo intenso, potente e puntuale. Per tenere il passo non c’è altra strada che mettersi a contare. La Roma da inizio campionato macina punti contro le medio-piccole, almeno quelle che la classifica considera tali non tenendo conto di blasone, storia e forza delle rose. Non avere pietà delle potenziali “vittime” è stata fin qui la forza del branco famelico di Gasp. Imporsi sulle squadre che avevano un disperato bisogno di punti è diventato necessario alla luce delle difficoltà – parzialmente risolte nel girone di ritorno – contro le grandi.

L’andamento forte della Roma fa davvero impressione se approfondito tramite la lente dei numeri: su 39 punti a disposizione contro le formazioni che si trovano nella parte destra della graduatoria, quindi dall’11° posto in giù, i giallorossi ne hanno portati a casa 33, frutto di 11 vittorie. […]

Contro il Genoa di De Rossi, attuale 15ª forza del torneo, c’è la prospettiva di mantenere questo trend per presentarsi al prossimo scontro diretto, Como-Roma di domenica 15 marzo, nella peggiore delle ipotesi con lo stesso distacco dalle inseguitrici, quindi tre lunghezze in più della formazione di Fabregas e quattro di vantaggio sulla Juve di Spalletti.

Se è vero che la qualificazione in Champions si costruisce soprattutto contro le squadre più deboli, la Roma può certamente inseguire il proprio obiettivo ottimisticamente visto lo score di 2,36 punti a gara con queste avversarie. La media scende in picchiata a 1,28 considerando invece le 14 partite disputate contro le compagini che attualmente si trovano in top 10. […]

In attesa di migliorare questa statistica, è importante non perdere le certezze fin qui accumulate.

(corsport)

Ferraris pieno. Martin spinge sulla sinistra

Cercasi un’impresa per continuare una serie positiva: infatti il Genoa ha guadagnato quattro punti nelle ultime due sfide al Ferraris contro la Roma in campionato: vittoria per 4-1 il 28 settembre 2023 e pareggio per 1-1 il 15 settembre 2024, nell’ultima partita di De Rossi da allenatore della Roma. […]

Si punterà ancora una volta sull’effetto Ferraris che si dovrebbe presentare col tutto esaurito: attesi oltre 32mila spettatori. Si ragiona sul modulo vista l’assenza di Baldanzi: cresce la candidatura di Martin come esterno di centrocampo sulla fascia sinistra. A quel punto l’ipotesi più concreta sarebbe quella di adottare il 3-5-2 con Ellertsson spostato sulla linea mediana al fianco di Frendrup e Malinovskyi.

(corsport)

Gestione Soulé: fa terapie e punta il Como

Terapie, riposo, massaggi ed esercizi in palestra. Da circa tre settimane Matias Soulé si è messo al lavoro per cercare di combattere una volta per tutte – senza la distrazione del pallone, da sempre il suo migliore amico – la maledetta pubalgia. […]

Dopo lo spezzone di Napoli, il 15 febbraio, i medici gli hanno però consigliato di allontanarsi dal gruppo, che ovviamente procede con sedute fatte di tattica, tecnica e intensità. Mati si è dovuto affidare alle cure del fisioterapisti del club e del suo osteopata personale. […]

D’ora in avanti, con il ritorno del triplo impegno settimanale, il bisogno di Soulé tornerà a farsi sentire. Il plano di recupero prevede il ritorno in gruppo lunedi per puntare con decisione verso Como, dove il 15 marzo la Roma giocherà l’ennesimo scontro ad alta quota.

(corsport)

DDR, l’avversario che non ti aspetti

L’ultima volta, che a pensarci bene è stata la prima in assoluto da avversario, De Rossi l’ha vissuta male. Nascosto fino al fischio d’inizio dentro gli spogliatoi, emozionatissimo, pochi sorrisi, sguardo vitreo, giusto un abbraccio con tanto di bacio allo storico fotografo di vicende romaniste Gino Mancini a bordo campo e un altro paio a Gasperini e Dybala poco prima del via. Poi, dopo 14 minuti con il gol di Soulé la partita si è messa subito in salita. Dopo 19 e il raddoppio di Koné è apparsa indirizzata. Dopo 31, quando in rete è andato anche Ferguson, archiviata. Tre gol subiti in mezz’ora, un altro annullato: una Caporetto.

Per Daniele, il tempo di bere nervosamente dalla bottiglietta, masticare amaro e riconsolarsi a fine partita con l’abbraccio della sua gente. Che conoscendolo – e come ha confermato in seguito pubblicamente – avrebbe voluto godersi in modo diverso. Perché c’è un Daniele tifoso, quello che avrebbe voluto due vite per dedicarle entrambe alla Roma, e poi c’è il professionista: maniacale, attento ai dettagli, uno che se sposa una causa la porta fino in fondo. E il Genoa, dopo l’esperienza vissuta al Boca Juniors, in quel filo sottile che lega la città di Genova al quartiere di Buenos Aires La Boca, non poteva che essere il posto ideale per ripartire. […]

Anche se Daniele, in questi giorni, ha giustamente altri pensieri. Il Genoa deve salvarsi e nella sua ottica la Roma in Champions può attendere. Almeno una partita, quella di domenica, per poi tornare a tifarla da lontano. Eventualmente, però non chiamatelo sgarbo: quello l’ha ricevuto Daniele un paio di anni fa, anche se ora lo splendido percorso intrapreso da Gasperini lo ha reso per molti, ma non per lui, meno amaro.

(Il Messaggero)

La romanizzazione di un torinese. Gioco, gol e zero alibi, Gasp s’è preso la città. «Mi piace rischiare»

Gasperini “caput mundi” o “Gasperini-Capitale”, come Roma: fate voi. Nel confronto sempre aperto tra un allenatore e la città dove allena, molto dei rapporti con piazza e tifosi si gioca sull’immedesimazione, quel saper incarnare il sentimento di un popolo che per Gian Piero è stato il primo successo personale. Gli sono bastati sei mesi (rivoluzionari) per diventare “romano“. E c’è riuscito, tirando su fin dall’inizio l’asticella ora arrivata ad altezza Champions, perché la realtà giallorossa l’ha “sprovincializzata” senza più certi retaggi e abitudini del passato. Come? Col suo modo di parlare chiaro, il gioco velocissimo e la filosofia vincente che lo accompagna da sempre e che ieri ha riproposto davanti ad una platea di studenti dell’Università La Cattolica.

Il primo passo che ha reso simpatico ai “bar” giallorossi quel condottiero sleale chiamato Gasp (dopo anni di diffidenza della piazza nei suoi confronti) è stata la scelta di preferire la Roma alla Juve. Come dire: non conta il numero degli scudetti, conta la squadra giallorossa, la squadra della Capitale, e «io vado lì». […]

«Perché ho scelto di venire alla Roma – ha detto ieri, professore per un giorno durante l’evento “Il Coraggio di Sbagliare” –? Perché mi dicevano che Roma era una piazza difficile e io voglio le cose difficili. Se fai bene qui hai una gratificazione più alta. Il livello di rischio è il più alto, per questo ho deciso di venire qui anziché accettare altre squadre. Questo mi ha mosso a scegliere la Roma. Si vive di sfide e quando uscirà da questa sfida saprò di aver dato il massimo. Questo vale più di tutto».

Già, e i tifosi l’hanno capito. E se c’è una vittoria di cui Gasp va fiero oltre il quarto posto attuale, quella è la certezza di aver creato una squadra che vuole giocarsela sempre e di avere il sostegno a prescindere dei tifosi in curva. Che in lui stanno rivedendo il gioco propositivo e mai passivo di Zeman o del primo Spalletti. […]

E, infine, Gasp il rivoluzionario romanizzato ha concluso rispondendo alle domande sull’alto rendimento dei suoi giocatori, cui chiede sempre il massimo: «Perchè i calciatori con me fanno bene? Forse prima di andare al Genoa, all’Atalanta o alla Roma non avevano trovato delle squadre che li aiutassero o li facessero sentire importanti. Essere nella Roma oggi deve essere qualcosa che ti dà grande coraggio, non possiamo permetterci di avere timore. Una cosa è fondamentale: io nelle mie squadre chiedo sempre di eliminare la cultura degli alibi. Sì, a volte piove, fa caldo o l’arbitro sbaglia. Ma poi cancelli tutto, togli gli alibi e riparti da te stesso». Così parlò “Gasp-Capitale“, l’uomo che in sei mesi si è preso Roma. Ovazione in aula.

(gasport)

«Stravedo per Gasperini e Svilar»

Gigi Buffon entra a “II Messaggero” da via del Tritone e trova l’atrio pieno delle nostre prime pagine storiche. […]

«Se ci fai caso, nelle foto post vittoria, non ci sono mai». Come non c e, giustamente, in quella che racconta lo scudetto della Roma. Ma un legame c’è. «Ricordo il giorno di Roma-Parma, ero in campo. Che delirio», Per poi ricordare quanto fosse stato vicino ai colori giallorossi proprio in quel periodo. «Si, potevo venire. Mi chiamavano tutte le radio, parlavo con chiunque. Mi sarei trovato bene».

Oggi la Roma la guarda da osservatore distaccato. «Stravedo per Gasperini. Non pensavo potesse portare la squadra a quel livello e in cosi poco tempo. Contro la Juve, al di là del risultato finale, ha fatto una partita da squadra ambiziosa, da Champions. Svilar? Per continuità è trai migliori, livello alto come Maignan». E conclude: «Un portiere può far diventare una squadra vincente o la può far diventare perdente».

(Il Messaggero)

«Roma la mia sfida più difficile»

IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Il legame tra Gasperini e Roma è sempre più indissolubile. La mattina a Trigoria, il pomeriggio all’Università Cattolica del Sacro Cuore per partecipare a un incontro con gli studenti della facoltà di Medicina. «Il Coraggio di Sbagliare» è stato il tema centrale dell’evento, in cui il piemontese ha dimostrato di essere un maestro di vita, non solo di calcio.

Accolto dal boato e dagli applausi scroscianti degli studenti, Gasp si è soffermato sulla convivenza con l’errore: «Per noi fare errori è la normalità, ma un errore diventa qualcosa di positivo». Riprendendo, poi, un concetto che ripete ai suoi giocatori dopo una sconfitta: «Io dico sempre “Noi non perdiamo mai, o vinciamo o impariamo”. Dalle sconfitte si impara molto di più che dalle vittorie. Se con la Juve fosse finita 3-2, saremmo stati più felici (ride, ndr), ma non avremmo visto gli errori commessi». Una mentalità vincente, secondo Gasperini, si costruisce «eliminando la cultura degli alibi».

E, poi, l’insegnamento più importante: «Nello sport non c’è fallimento, non c’è sconfitta, si perde solo quando si molla. Esistono gli errori da cui bisogna ripartire. Si parla di fallimento quando l’atteggiamento è sbagliato». Prima dei saluti, Gasp ha ricordato perché ha scelto la Roma: «Volevo mettermi in gioco nella piazza indicata da tutti come la più difficile. È una sfida, vengo qui per fare bene. Il livello di rischio è maggiore, ma se fai bene a Roma la gratificazione è più alta».

«Scricchiola» il ginocchio Dybala e il club hanno deciso: Oggi l’argentino si opera. Fine della Joya

IL TEMPO – (L. PES) – Speranza. Quella che ha illuminato i cuori dei tifosi della Roma in quel luglio 2022 quando nella Capitale era sbarcato uno dei giocatori più forti degli ultimi dieci anni in Italia e non solo. Meraviglia. Quella che tante volte, soprattutto nelle prime due stagioni, Dybala ha generato negli occhi di compagni, allenatori e appassionati di calcio. Pazienza. Tanta.

Quella che da qualche mese a questa parte ruota attorno alla Joya tra lampi di genio e cadute continue. Ma il momento dell’addio, nel calcio, arriva sempre, inevitabile e talvolta doloroso. Tra le sliding doors della Joya quella che nell’estate del 2024 poteva portarlo in Arabia, salvo poi provare a incantare ancora l’Olimpico col suo mancino. Ma adesso sembra arrivata davvero l’ora di salutarsi, con un sorriso che sa di malinconia ma la consapevolezza che ormai non potrebbe andare altrimenti.

Dybala si è fermato ancora, per l’ennesima volta, proprio quando sembrava poter regalare l’ultimo sussulto della sua carriera romanista in questo finale di stagione.

Ancora una volta il ginocchio, quello che lo tiene fermo ormai da oltre un mese e che oggi lo porterà sotto i ferri, come un anno fa, quando i problemi riguardarono il tendine della coscia. Il dolore lo accompagna dalla gara contro il Milan dello scorso 25 gennaio, lo ha costretto a saltare cinque gare di campionato e ora, di certo, anche quella contro il Genoa del suo ex allenatore De Rossi, che proprio in quel 2024 forse aveva capito prima di altri che sarebbe stato meglio separarsi subito. E invece quella speranza che troppo spesso è diventata fastidiosa pazienza ha accompagnato ancora altre due stagioni tra Ranieri e Gasperini che quando lo hanno avuto a disposizione l’hanno sempre utilizzato ma, alla fine, l’hanno sempre rincorso. Così come quei tifosi appassionati che lo hanno accolto quattro anni fa e che adesso cominciano a vacillare nella loro fede. Troppe volte l’argentino si è fermato sul più bello.

Per questo quel rinnovo inseguito dall’inizio della stagione è ormai impensabile. La questione economica (stipendio da 8.3 netti percepito in questa stagione), chiaramente, ha un peso enorme nelle scelte e nelle strategie del club. Ma non c’è soltanto quello. C’è l’amara consapevolezza di un atleta che nonostante l’età ancora relativamente giovane è costretto a pagare il conto del suo corpo sempre meno clemente.

Un finale, quello con la Roma, che Paulo vorrebbe scrivere in campo, ginocchio permettendo. Gli esami svolti dopo l’infiammazione di fine gennaio hanno sempre dato esiti negativi ma il dolo-re, purtroppo, continua ad accompagnarlo. L’operazione di oggi, esclusa un mese e mezzo fa, infatti, non ha tempi certi di recupero. Bisognerà prima capire nel dettaglio come e dove intervenire con la speranza di poter tornare in campo prima della fine della stagione. Evitare un addio amaro, ora, diventa la missione del ventuno giallorosso che suo malgrado non potrà aiutare i giallorossi nel momento cruciale della stagione. Di «joya» purtroppo, ne resta poca.

Nessuna Joya. Dybala è senza pace: stop in allenamento

LEGGO (F. BALZANI) – Un calvario infinito e forse la parola fine alle speranze per il rinnovo. Paulo Dybala ieri si è fermato di nuovo. Lo stop è arrivato durante l’allenamento in gruppo che doveva certificare il ritorno a pieno regime dell’argentino.

Ma dopo qualche minuto Paulo ha sentito di nuovo dolore al ginocchio sinistro, ha alzato la mano e ha chiesto di interrompere la seduta. Una doccia gelata sulle speranze di Gasp e di tutti i tifosi in vista della sfida col Genoa di domenica e del doppio impegno col Bologna in Europa League. In queste ore si capirà se quello di Dybala è stato solo un gesto di precauzione o qualcosa di più serio. L’ipotesi di una operazione al ginocchio, paventata qualche settimana fa, era stata bocciata dall’attaccante che però si ritrova di nuovo alle prese con un’infiammazione che non gli permette di effettuare i cambi di direzione.

A meno di sorprese quindi Dybala, diventato papà da pochi giorni, resterà a guardare da casa anche la sfida all’ex De Rossi. Un nuovo stop che ha fatto perdere la pazienza anche ai sostenitori più sfegatati della Joya. Su social e radio il coro è stato unanime: «Grazie di tutto, ma è il momento di dirsi addio».

Diminuiscono infatti le possibilità di rinnovo del contratto in scadenza a giugno. Con molta probabilità le strade della Roma e di Dybala si separeranno in estate (il Boca è pronto all’assalto). Con quella di domenica sarebbero ben 15 le gare saltate dall’argentino in questa stagione tra coppe e campionato. Decisamente troppe.

Gasperini resta così con l’emergenza in attacco e il possibile avanzamento di Pisilli al fianco di Pellegrini per supportare Malen. Anche Soulé, infatti, combatte con la pubalgia e spera di recuperare in vista del Bologna giovedì prossimo.