Sampdoria, Mancini sarà il direttore tecnico. Evani allenatore con Lombardo nello staff

La Sampdoria, terzultima in Serie B, fa sul serio per Roberto Mancini. Il presidente blucerchiato Manfredi ha intensificato i contatti con l’ex ct azzurro che ha iniziato concretamente a pensare di tornare per aiutare la sua Samp.  Con il passare dei giorni questa è diventata qualcosa in più, fino ad arrivare a oggi.

(sport.sky.it)

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Arrivano aggiornamento da Gianluca Di Marzio. Mancini infatti, non sarà il prossimo allenatore della Sampdoria: l’ex CT dell’Italia ha deciso di declinare la proposta del club.


La trattativa non sembra essere del tutto conclusa. Lo stesso Di Marzio rivela un nuovo scenario: la Sampdoria sarebbe comunque fiduciosa di poter inserire Mancini nell’area tecnica del club. L’obiettivo sarebbe quello di creare una coppia con Beppe Iachini, che a quel punto diventerebbe l’allenatore della squadra, mentre Mancini assumerebbe un ruolo dirigenziale o di supervisione tecnica.

Il nuovo assetto della Sampdoria pare ora definito: Roberto Mancini sarà il direttore tecnico, con Evani come allenatore, suo assistente anche in Nazionale, e Lombardo, altro storico collaboratore dell’ex ct, nel ruolo di vice.

(Sky Sport)

Ten Hag in visita a Trigoria: lo scatto con Rensch (FOTO)

Dopo aver assistito a Roma-Juventus, Erik ten Hag ha fatto visita anche a Trigoria. Il tecnico ha avuto modo di visitare il centro sportivo come avvenuto anche con altri tecnici negli ultimi anni: non ci sarebbe dunque alcun interessamento reciproco per un futuro insieme, solo una normale visita. Non poteva mancare lo scatto con Rensch, suo ex giocatore ai tempi dell’Ajax. Con loro Mo Salem, agente che cura gli interessi dei due olandesi,

Totti sbarca a Mosca: sarà ospite dell’International RB Award (FOTO E VIDEO)

Comincia l’avventura russa di Francesco Totti. Come scrive il sito del quotidiano, nella mattinata l’ex capitano giallorossi è arrivato a Mosca, dove sarà ospite dell’International RB Award. La capitale russa è tappezzata da settimane da manifesti sull’arrivo in città dell’ “imperatore” pronto a sbarcare “nella terza Roma”. Il numero 10 dovrebbe percepire un emolumento a sei cifre. Numeri alti per il classe ’76 che alle ore 15.30 è atteso da un evento di lusso, organizzato dal sito di scommesse di cui è testimonial.

(ilmessaggero.it)

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Ufficiale: Juric non è più l’allenatore del Southampton

Un anno horribilis per Ivan Juric, che dopo la nefasta parentesi alla Roma, ha vissuto una stagione ancor più complicata sulla panchina del Southampton, culminata con la retrocessione del club a 7 giornate dalla fine e con soli 10 punti in classifica. Come riporta l’emittente satellitare inglese, il tecnico croato avrebbe già lasciato i Saints rassegnando le dimissione.


Ora è arrivata anche l’ufficialità da parte del Southampton. Come fa sapere il club, è stata raggiunta un’intesa per l’addio dell’allenatore croato. Questo il comunicato: “Possiamo confermare che oggi abbiamo raggiunto un accordo con il nostro allenatore, Ivan Jurić, per porre fine al suo periodo nel club. Ivan è arrivato al Southampton in un momento difficile e ha avuto il compito di cercare di migliorare una squadra in una situazione difficile. Purtroppo, non abbiamo visto le prestazioni progredire come speravamo, ma vorremmo ringraziare Ivan e il suo staff per la loro onestà e il duro lavoro”

(southamptonfc.com)

Delvecchio compie 52 anni. Gli auguri della Roma: “Buon compleanno Supermarco” (VIDEO)

A pochi giorni dal derby contro la Lazio, compie gli anni un ex giallorosso che proprio nella stracittadina si esaltava. Spegne oggi le 52 candeline, infatti, Marco Delvecchio. E la Roma gli ha fatto gli auguri sui social con un video delle sue migliore giocate con scritto: “Buon compleanno a Supermarco Delvecchio, che oggi compie 52 anni”

Leggete le ultime righe ad alta voce

LR24 (AUGUSTO CIARDI) – Per l’ennesima volta c’è qualcuno che indica la strada. Tutto sta nel seguirla e non perdere la bussola. Stavolta è toccato a Ranieri. In passato ci sono riusciti Mourinho, Spalletti, Capello, senza scomodare Liedholm. La Roma storicamente ha bisogno di un capobranco, che sia laureato in carisma e leadership o sia riconosciuto come genio della tattica. Qualcuno a cui aggrapparsi, che abbia carta bianca al netto del budget a disposizione per il mercato. Le scelte a metà, o peggio ancora le scelte naïf, pagano forse a breve termine, ma alla lunga rischiano persino di farti perdere tempo, perché alla fine sei costretto a richiamare il Ranieri di turno.

Ranieri, appunto. Dopo sette vittorie consecutive, al termine di un trimestre a ritmo scudetto, alla vigilia della partita con la Juventus suonavano le campane a lutto. “Ora arrivano le partite impossibili, finiremo ottavi”. Che poi ottava la Roma può arrivare, ma il piagnisteo è sempre più urticante. La piazza che un tempo era accusata di entusiasmo ingiustificato, oggi prova a distinguere nella disciplina del pianto preventivo. Quel modo un po’ piacione di votarsi al mai ‘na gioia. Roba da meme. Roba da social, da mass media attraverso i quali caratterizzarsi. Ranieri, dicevamo. La Roma ha interrotto la serie di vittorie consecutive ma non è uscita con le ossa rotte dal match con la Juventus. Anzi. È viva. Evviva. Ha persino guadagnato un punto sulla terza. E se il Bologna perdesse col Napoli lo avrebbe guadagnato pure sulla quarta. C’è di peggio. Ha saputo reagire. Per niente scontato fino all’arrivo di Ranieri. In tanti erano convnti dopo il gol di Locatelli che fosse tutto finito. Ci ha pensato Ranieri, a cui Shomurodov dovrebbe pagare la provvigione e la pigione. Se soggiorna a Trigoria e diventa persino protagonista, lo deve a lui. Leader carismatico. Come i predecessori menzionati. Ciò che serve alla Roma. Un allenatore capobranco per carisma, oppure un leader assoluto della tattica a cui votarsi con convinzione devota.

Quell’allenatore non sarà Ranieri, nonostante continuino a chiederglielo. Fra i tecnici nominati per la successione, leader sono stati Capello e Mourinho. Ottavio Bianchi, bresciano di stanza a Bergamo, era troppo integralista nei rapporti ma ci siamo come categoria, perché due finali nella stessa stagione, una vinta l’altra persa con macchie arbitrali, non è roba di tutti i giorni. Nella categoria guru della tattica a cui consegnare le chiavi della carriera citiamo Spalletti, e nella sua prima era romanista anche Zeman. Poi? Buone ma fugaci esperienze, non del tutto convinte e neanche troppo convincenti. Oggi i leader sono Allegri, che da un paio di mesi avrebbe almeno la curiosità di conoscere il parere di Friedkin. E poi Conte e Ancelotti, due suggestioni più grandi delle news sul loro possibile arrivo. Poi ci sono le soluzioni di mezzo. Mica così brutte. Perché Pioli non è uno sbarbato alle prime armi, vanta uno scudetto e piazzamenti in Champions League guidando un’outsider, ha allenato nelle metropoli. Ma, seppur bravo a prendersi lo spogliatoio, ha bisogno di pazienza, di incastri. C’è anche Sarri. Tattica e identità, ok, ma in fondo a una lunga carriera ci si domanda se gli sia sempre mancato un soldo per fare una lira.

Facciamo un test. Provate a leggere ad alta voce: “la Roma di Pioli!” Fatto? Ora cambiate cognome, leggendo sempre ad alta voce: ” la Roma di Sarri!”. Ok, un’ultima volta: “la Roma di Allegri!”. Che effetto vi fa? Notate le differenze?

In the box – @augustociardi75

Pellegrini di nuovo ko, l’Odissea continua

Fino a venerdì si sentiva benissimo e sperava di giocare titolare. Poi l’incidente, un altro della disgraziata catena di sventure, nella partitella di allenamento: un contrasto duro ancorché involontario, un colpo fortissimo al polpaccio. E il prezzo dell’intensità del lavoro che viene richiesta ai calciatori contemporanei: Lorenzo Pellegrini ieri mattina non è riuscito ad allenarsi a causa del dolore. Ranieri lo ha convocato lo stesso, sperando di portarlo almeno in panchina. Ma è da escludere che possa cominciare la partita contro la Juventus, alla quale teneva tantissimo per tanti motivi. Il capitano della Roma sarà quindi di nuovo Gianluca Mancini. (…) A questo punto dovrà aspettare il derby, altro evento che da capitano sente parecchio, ricordando la sorpresa dell’andata: quando nessuno si sarebbe aspettato di vederlo uscire dalle scalette dell’Olimpico con la fascia sul braccio, ha orientato la sfida a favore della Roma con un gol da fuoriclasse. Certo, la ruota della fortuna dovrà girare prima o poi. In questo campionato, per un motivo o per un altro, Pellegrini ha giocato soltanto 17 volte dal primo minuto. E per 6 volte è rimasto in panchina senza entrare. (…) Pellegrini è molto dispiaciuto per il nuovo inconveniente. Ma conosce abbastanza bene il calcio da capire che gli basterà poco per ribaltare la situazione: a prescindere da Roma-Juve, restano sette partite per recuperare la centralità tecnica perduta. La prima, contro la Lazio, arriva proprio nel momento giusto. Non rimandabile.

Di Bartolomei e Re Cecconi: idoli oscurati dal degrado

Oggi pomeriggio alle 18 la Lazio sfida l’Atalanta a Bergamo, mentre in serata la Roma se la vedrà all’Olimpico contro la Juventus. Partite cruciali per la corsa a un posto Champions. Ma da doma-ni comincerà la “settimana santa” che porta al derby di domenica sera. (…) E allora diventano intollerabili anche “piccoli” guasti. Succede che passeggiando in un’area verde della città, risvegliata dai colori caldi della primavera, alzando gli occhi al cielo lo sguardo si posi su quello che deve essere un tributo a due grandi campioni e che invece diventa simbolo di degrado. A Villa Lais, quartiere Tuscolano, due viali sono dedicati alla memoria di Agostino Di Bartolomei e Luciano Re Cecconi, rispettivamente il capitano dello scudetto della Roma 1983 e il biondo centrocampista della Lazio tricolo-re nel ’74. Ragazzi che il destino tra-vestito da colpo di pistola ha strappato alla vita tropo presto, ma che sono rimasti per sempre nella me-moria della città. Le targhe toponomastiche, però, sono diventate illeg-gibili per intemperie e smog. (…)

(Il Messaggero)

A spallate col cielo

IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – Fai 4 punti nelle prossime due partite, ma vinci quella con la Juve». Ora, io me li prendo 4 punti (ma va?), però la cosa scandalosa è che accetterei pure la ripartizione. Chiedo scusa a tutti quelli che mi conoscono e che sicuramente deludo (ma infatti, prima vinciamo questa poi vedemo), ma per me che Roma-Juve dopo il cosiddetto derby (a parte gli Anni 80, solo perché gli altri non c’erano) è stata sempre la “seconda” partita da cercare quando escono i calendari, stavolta è la prima. E non solo perché si gioca, adesso, stasera. Ora. Eccola. Forza Roma segna per noi… Cantate. Questa partita è veramente un toc toc alle porte del paradiso e fino a un paio di mesi fa non solo stavamo all’inferno, ma (…) Se vinci superi la Juve che quando tu, cioè noi, stavamo all’inferno, cioè, anzi, eravamo atei, stava giocando una partita per vincere lo Scudetto. Altro che metaverso e stupido mondo al contrario. Vincere, Roma mia, restituirebbe almeno una carezza al cuore dei tuoi romanisti che quest’anno – ma in fondo quando no? – è stato più che messo alla prova, bocciato e rimandato a settembre già mesi fa. Almeno una carezza di tutte quelle che ti sei presa in faccia la sera con l’Athletic Bilbao dallo sventolio di quelle bandiere così intenso, immenso, raro, persino “strano” che a fissarlo sembrava fatto all’intelligenza artificiale. Invece era cuore. (…)